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	<title>caso Marrazzo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Brenda, R.I.P.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Alle battute ho pensato. Appena ho saputo della tua morte, Brenda, della tua morte crudele, della tua fine meschina, ho pensato con vergogna alle mille e mille battute fatte su di te in queste settimane. Al darsi di gomito sull&#8217;autobus, agli ammiccamenti al bar, all&#8217;invasione truce delle email ironiche, alla grevità sguaiata, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/021.JPG"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/021.JPG" alt="MARRAZZO" title="MARRAZZO" width="283" height="279" class="alignleft size-full wp-image-26635" /></a> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Alle battute ho pensato. Appena ho saputo della tua morte, Brenda, della tua morte crudele, della tua fine meschina, ho pensato con vergogna alle mille e mille battute fatte su di te in queste settimane. Al darsi di gomito sull&#8217;autobus, agli ammiccamenti al bar, all&#8217;invasione truce delle email ironiche, alla grevità sguaiata, al sarcasmo feroce. Un personaggio farsesco, stilizzato, banalizzato, capro ideale delle nostre ansie benpensanti. Non sei mai stata una persona, Brenda, solo un pupazzo dove infilare gli aghi della nostra macumba autoassolutoria. E mi vergogno, oggi, a pensarci. Alle trivialità, ai sottintesi, alla satira becera. Disonesti. Perché la tua morte è una morte nuda. È la morte che trionfa, che fa schifo. È la morte della solitudine assoluta. Si muore soli, lo abbiamo sempre saputo, ma morire scippati pure della propria dignità è disumano. E oggi sei il centro dell&#8217;attenzione morbosa dei nostri sguardi al sicuro, nel chiuso delle nostre case climatizzate. Tu, vaso di coccio, paghi la tua sconfitta sul tuo corpo diverso. Diverso. Perché fuori dalla norma, fuori dalle regole, corpo fantastico, mostruoso, meraviglioso. Esistevi, autentica, proprio nel tuo prostituirti. Perché eri senza scampo qui, in questo tardo impero allo sfacelo, in questo regno bizantino, non potevi essere quello che volevi fuori dal ghetto dove il nostro ciglioso sguardo sessita, misogino, omofobo, transfobico, ti ha cacciata. <span id="more-26628"></span><br />
E subito, bugiardi, abbiamo raccontato che eri stanca, che volevi farla finita. Ma sapevamo che la catena degli inganni, che la maglia sfilacciata, non reggeva. Non si abbandona la vita così. Nuda, col tuo sesso incomprensibile e vero esposto al fango della nostra falsa pietà.<br />
Viene facile oggi costruire la trama del dolore. Finzionare la tua vita, la tua morte. Facile e perciò ancora più ignobile. Ché l&#8217;abitudine a narrare le esistenze ormai ci impone di trovare sempre i legami, gli intrecci, i nodi nel pettine. Sembra già fatta, la storia, già pronta la trama. La politica che gioca sporco nelle stanze da letto del potere, i  ricattatori nei secoli fedeli, la morte del protettore cocainomane, il tuo computer immerso nell&#8217;acqua per distruggere le prove, i filmati compromettenti, da tracciare, inseguire, occultare, come in un thriller, i nomi, i nomi che non posso essere resi noti, nomi che pesano, che farebbero tremare il Palazzo, la tua morte proprio oggi, nel <em>Transgender day of remembrance</em>&#8230; Quanti bagneranno il biscotto nella melma di questo intreccio, quanti, colmi di pietà pelosa, gonfieranno il petto come pavoni, come tacchini allevati in batteria? Non lo sto, forse, anche adesso, facendo io?<br />
Perché della tua morte non ce ne frega niente, ecco la verità. Ci interessa la trama oscura, la narrazione, la <em>fiction</em>. Lo spettacolo, che deve continuare. Abbiamo bisogno di queste favole dell&#8217;orrore, prima di addormentarci, per placare le nostre vite normali. Normalizzate, banali, ovvie. E tu, eri fuori dalla norma, eri il mistero.<br />
Non è morta una persona, un petto che respirava la stessa aria che respiriamo noi, un universo di speranze, di errori, di sogni, di umori, non è morto un mondo, non s&#8217;è spento, intossicato, un cuore pulsante. No, non ci interessa. È avvenuta una svolta repentina nella sceneggiatura, questo percepiamo, non la morte schifosa e sola, disperata e ignobile. Meschina. Non ci interessano le tue speranze infrante. Sei sotto il nostro sguardo indagatore perché ti sei trovata in un gioco più grande di te. Siamo morbosi, ne vogliamo ancora di storie così. Sesso, potere, politica, denaro. Piccolo borghesi, no, neppure, massa informe di utenti senza futuro, adolescenti in un eterno presente, schiacciati dalle narrazioni che ci piovono dall&#8217;alto, sudditi di un mondo iperuraneo, che gioca con le nostre anime, le disumanizza.<br />
Perché Brenda tu sei morta tante altre volte. Sei morta stuprata da tuo marito, sei morta annegata nel mare di Sicilia, sei morta abusata da tuo padre, sei morta caduta da un ponteggio in un cantiere, sei morta picchiata a sangue in una caserma, sei morta suicida in un carcere. Ma lì eri solo un numero, eri statistica, non ti meritavi alcun riflettore, nessun necrologio. La tua fine tragica ci interessa non per te, che non sei nulla &#8211; sei una perversione dei nostri desideri reconditi, sei puro sesso, sei una bambola di gomma,  di te non vogliamo sapere niente -, la tua morte ci interessa perché sei un vaso di coccio tra i vasi di ferro, sei l&#8217;anomalia fragile, il giocattolo rotto in un mondo di impuniti, sei la vittima designata, il capro espiatorio, sei la nostra indignazione a portata di mano, sei il lavacro della nostra falsa coscienza.<br />
Non è morta una persona, per noi. È solo accaduto un colpo di scena, chissà quanti, e quali, saranno gli altri, ci prepariamo giudiziosi a non perdere nessuna puntata della <em>fiction </em>a venire. Le parole degli esperti, dei criminologi, dei giallisti, la commozione delle veline, i ricordi dei tronisti, le analisi puntute degli opinionisti.<br />
La vita che si fa letteratura, la realtà che si adegua alla fantasia, così ci giustifichiamo, ma sappiamo che anche questa è una bugia. Perché la vita non è coerente. Ci consoliamo a scriverla, a raccontarcela, sentiamo il bisogno di trovarci un senso, un fine, una fine. La soluzione del mistero, il colpevole catturato, la giustizia che trionfa. Ma la vita è scombinata, caotica, noiosa, illogica. Ed è vera. Come eri vera tu. Un&#8217;anima con le valigie, pronta alla fuga, soffocata nel tuo letto, intossicata nel buio della notte &#8211; ora la tua notte infinita-, uccisa da un assassino nel caos squallido dei dieci metri quadrati del tuo appartamento, il tuo mondo domestico sbriciolato, come la tua esistenza.<br />
Non so nulla di te. Non so se eri simpatica, cinica, calcolatrice, pura. So che per me eri innocente, come lo sono tutte le vittime del mondo. So che sono vivo, e mi sento colpevole.</p>
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