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	<title>CEI &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>IMPUDENZE</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 10:38:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni &#8220;Le cifre dell&#8217;evasione fiscale sono impressionanti&#8221;, dichiara Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ai microfoni di Radio anch&#8217;io. Così continuando: &#8220;Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>&#8220;Le cifre dell&#8217;evasione fiscale sono impressionanti&#8221;, dichiara Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ai microfoni di Radio anch&#8217;io. Così continuando: &#8220;Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte”. “Se questo dovere fosse assolto”, conclude il cardinale, &#8220;le cose in Italia sarebbero risolte&#8221;.<br />
Come non condividere? Peccato che a fronte vi siano i mastodontici privilegi dovuti ai meccanismi perversi dell’otto per mille codificati da Giulio Tremonti ai suoi bei dì, nonché il regime di totale impunità e assenza di controlli in cui opera lo Ior &#8211; Istituto Opere di Religione, la banca centrale vaticana -, e l’abbuono dell’Ici sul patrimonio immobiliare della Chiesa cattolica &#8211; persino su residenze e attività estranee al culto &#8211; stimato al 40 per cento del totale nella città di Roma e al 25 per cento nell’intera penisola. Ma si rifletta anche su più sottili e repellenti ingiustizie quali le forniture gratuite di acqua, luce e gas al Vaticano, o gli stipendi agli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di stato.  La stima complessiva è di oltre 4 miliardi annui di sole esenzioni fiscali.<br />
In questo momento di gravissima crisi economica, in cui persino le banche e le grandi industrie sono in difficoltà, l’unica vera ricca lobby rimasta in Italia è  proprio la Chiesa cattolica. Che per non essere tacciata di impudenza dovrebbe smettere di parlare, e incominciare a pagare qualcosa, prescindendo dalle richieste dei nostri pavidi governanti. Perché a Bagnasco evidentemente sfugge che i privilegi e le esenzioni fiscali di cui gode la Chiesa cattolica in Italia sono la versione autorizzata &#8211; e per ciò stesso ancor più repellente &#8211; dell’evasione fiscale a cui si riferisce nell’intervista a Radio anch’io.</p>
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		<title>VESCOVI BUGIARDI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 11:43:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Dario Accolla Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Dario Accolla<br />
Non usa mezzi termini Avvenire, organo di stampa di una delle organizzazioni religiose più integraliste presenti in Italia, la CEI: «Un gesto politico, una scelta strumentale per scatenare l’ennesimo, sterile scontro». Che un giornale, in linea con i dettami di una chiesa profondamente omofoba, sia critico verso l’unione pubblica di due donne lesbiche – Paola Concia e Ricarda Trautman – è cosa che non stupisce affatto. Non si capisce, tuttavia, l’ipocrisia di chi scrive: “Una scelta aderente ai peggiori modelli mediatici e commerciali che, da parte di una donna di sinistra, alternativa e controcorrente francamente delude un po’”. Evidentemente il buon gusto di una coppia di donne che coronano un sogno d’amore finisce, secondo Avvenire, laddove comincia il rosso di un paio di scarpette di Prada. Ma c’è di più. Si aggiunge pure la menzogna quando si è costretti a leggere: “È davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?”. <span id="more-39789"></span>E ancora: “Non varrebbe almeno la pena di ricordare che, anche sul piano del diritto naturale, complementarietà e fertile progettualità sono condizioni irrinunciabili per parlare di un rapporto d’amore sancito sul piano pubblico?”. Avvenire, in modo subdolo, lascia dunque intendere che l’unione di Paola Concia è lesiva della legge italiana. Quando basta aver fatto le elementari per poter verificare da soli che nell’articolo 29 della nostra Costituzione non si parla del sesso dei coniugi. Ancora, la cosiddetta “fertile progettualità” sarebbe una delle componenti del matrimonio. Lo Stato non disciplina affatto quest’aspetto: l’istituto del matrimonio tutela situazioni patrimoniali e diritti dei coniugi. Infatti sono numerosissime le coppie che non possono o decidono di non avere figli. Solo qualora nascano dei figli, subentrano i diritti di questa categoria. Così il giornale dei vescovi, non sapendo come contenere la propria bile, parla di fatto intimo, salvo poi operare una condanna pubblica su quello stesso atto. Questo rende ai nostri occhi quel giornale e i suoi mandanti profondamente ipocriti. Per sostenere un’omofobia giuridicamente travestita, i vescovi &#8211; infatti &#8211; mentono.<br />
NATURALMENTE SI STA PARLANDO DI UN ISTITUTO DENOMINATO MATRIMONIO CIVILE IN UNO STATO LAICO. COL QUALE RITI RELIGIOSI E CREDENZE MISTERICHE NON HANNO NULLA A CHE FARE.</p>
<blockquote>
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		<title>LA LOBBY VATICANA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 18:38:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’articolo 13 del trattato di Amsterdam, sempre disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
L’anomalia italiana è ormai luogo comune in Europa: chi ne frequenti le istituzioni sa bene quali sguardi e parole di accorata sympathy i rappresentanti italiani siano costretti a subire da parte dei colleghi: “… ma voi, in Italia…” è diventato un leitmotiv per chi si occupa di diritti civili e non solo. E non si capisce nemmeno più se l’interlocutore stia pensando a Berlusconi per arrivare a Ratzinger, o stia pensando a Ratzinger per arrivare a Berlusconi: per l’appunto Italy, Vatican State, come intitola il suo ultimo libro Michele Martelli (Fazi editore).<span id="more-37213"></span><br />
Quali fondamentali elementi apporta il Vaticano all’anomalia italiana? Anzitutto un elemento storico: perché è vero che con la presa di Roma nel 1870 l’Italia cancellò dall’Europa una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici. Il governo italiano &#8211; che quel giorno avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica – diede però subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni economiche e legislative al Vaticano culminata in anni recenti nel vergognoso imbroglio dell’8 per mille. Occorre comunque distinguere alcune fasi: fino al 1929 &#8211; se non altro &#8211; i matrimoni dovettero, tutti e comunque, essere celebrati in comune. Poi chi voleva celebrava anche i propri riti religiosi. (Già questo, oggi, sarebbe un bel passo avanti sulla via dei Pacs). Coi patti lateranensi il fascismo per autolegittimarsi riportò in gioco i clericali (obbligo, per esempio, di crocifisso come “arredo” in ogni aula scolastica e di tribunale). Ancor più fece la Realpolitik togliattiana nel 1947 con l’art. 7 della Costituzione, che inglobò i patti lateranensi. Va tuttavia ricordato che – fino agli anni Cinquanta &#8211; il 70% dei cittadini italiani si recava compattamente a messa la domenica: oggi tale percentuale si è ridotta al 20%. Ma i nostri attuali politicanti si comportano legislativamente come se le percentuali fossero ancora quelle degli anni Cinquanta.<br />
Una svolta parve giungere nel 1984, con la cancellazione del cattolicesimo come religione di stato. Ma tale raggiungimento fu pagato con la mela avvelenata dell’8 per mille. In sintesi, quindi, se il XX settembre portò a naturale conclusione il Risorgimento, aprì anche le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane.  Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo recuperarono di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani. Simbolicamente quest’anno il comune di Roma e il governo italiano hanno delegato al Segretario di Stato vaticano cardinale Bertone la commemorazione dell’anniversario, inviando la Digos a Porta Pia a identificare e poi disperdere i laici che intendevano semplicemente rendere la propria testimonianza.<br />
Impostata in questo modo la riflessione, non è difficile inquadrare numerosi episodi della recente cronaca politica italiana all’interno dello schema prima definito di “ricerca di autolegittimazione”. Dal micro al macro: ricordo per esempio l’espressione assorta di Francesco Rutelli con gli occhiali &#8211; biro in mano e quadernetto di appunti – mentre fantascientificamente smontava i quesiti relativi al  referendum abrogativo sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali. E abbiamo tutti in mente quel notturno consiglio dei ministri da cui fuoriuscì il monstrum che avrebbe condannato a morte-in-vita sine die Eluana Englaro. Ma si pensi anche ai provvedimenti in favore della scuola privata (in grande maggioranza cattolica); al sistematico boicottaggio di ogni proposta legislativa nel campo dei diritti civili; alla progressiva sostituzione del welfare (a misura di singolo cittadino) con modelli vetero-familisti: una costruzione normativa spacciata per “naturale” e invece mirata a perpetuare violenza e oppressione sui soggetti ritenuti non-conformi, in primis sugli omosessuali.<br />
Va ricordato che la lobby vaticana è sempre stata sessuofobica, perché traumatizzare le persone sul sesso è un modo molto efficace per tenerle legate, innescando il collaudato meccanismo peccato-confessione-assoluzione. Ma oggi che &#8211; con la sessuofobia, proprio non si va più da nessuna parte – la lobby si è specializzata in omofobia: un vero e proprio nervo scoperto per un’organizzazione sostanzialmente omosessuale, dominata da persone che nella loro formazione hanno incamerato quintalate di omofobia interiorizzata.<br />
La ricerca di autolegittimazione presso il Vaticano da parte dei politicanti italiani ha la sua radice nella convinzione che senza l’appoggio (o almeno l’acquiescente neutralità: quella che venne meno al secondo governo Prodi quando fu presentato il disegno di legge sui Dico) di quella potente lobby, in Italia un governo non possa essere varato o comunque non possa durare. I privilegi così acquisiti portano sempre maggiore potere alla lobby stessa; e come il potere della lobby cresce, aumenta nei rutelli (intesi come categoria) il bisogno di autolegittimarsi.<br />
Non si deve però pensare soltanto ai mastodontici privilegi dovuti ai meccanismi dell’otto per mille, o al regime di totale impunità e assenza di controlli in cui opera lo Ior &#8211; Istituto Opere di Religione, la banca centrale vaticana -, o all’abbuono dell’Ici sull’intero patrimonio immobiliare della lobby, stimato al 40 per cento del totale nella città di Roma e al 25 per cento nell’intera penisola. Si rifletta anche su più sottili e repellenti ingiustizie quali le forniture gratuite di acqua, luce e gas al Vaticano, o gli stipendi agli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di stato.<br />
Ovvio che oggi occorrerebbe un grande atto di coraggio resistenziale e risorgimentale: nel nome della Repubblica Romana del ‘49 personalmente io sogno un leader giovane, sinceramente laico, in grado di impostare un serio programma di abolizione dei privilegi. Un leader capace di ricordare sempre che &#8211; quando si afferma che il Vaticano fa il suo mestiere difendendo la sua concezione della vita personale e sociale &#8211; questo diritto deve valere – con pari opportunità &#8211; anche per le altre confessioni e religioni, nonché per gli agnostici e gli atei. E che a nessuna lobby deve essere riconosciuta dall’ordinamento giuridico una posizione di privilegio che neghi agli altri di poter vivere secondo i propri valori e le proprie convinzioni. Un leader capace soprattutto di tenere presente che la funzione pubblica &#8211; esercitata in piena libertà da lobby religiose, ideologiche e morali – pertiene solo all’ambito della società civile: qui le varie lobby e associazioni possono &#8211; attraverso un dialogo alla pari &#8211; cercare di convincere i cittadini sulla bontà delle loro proposte. Ma così come non è ammissibile che un partito politico, per quanto maggioritario, possa imporre le proprie preferenze in materia di cure terminali o di scelte affettive e sessuali, negando ai cittadini diritti costituzionalmente sanciti, allo stesso modo questo principio deve valere per una lobby che non ha avuto dagli elettori alcun mandato di governo.<br />
Invece, nell’ultimo decennio, si è formato in Italia un nuovo &#8220;partito vaticano&#8221; guidato dalla ricchissima (per i proventi dell’8 per mille) Cei, alacremente seguito da gruppi trasversali aggressivi e arroganti di politicanti e giornalisti teocon, teodem, atei devoti, postsecolari, islamofobi, che – sulle linee tracciate dall’autore del discorso di Ratisbona &#8211; spregiando le conquiste scientifiche e soprattutto il metodo della scienza (della prova e della verifica) estendono la loro avversione dall’Illuminismo al Relativismo, influenzando le frange più vulnerabili persino delle giovani generazioni.<br />
Grazie al Vaticano e alla complicità di tali politicanti e giornalisti &#8211; pronti a svendere i princìpi del nostro essere “nazione” e del nostro essere “democrazia”,  conquistati col sangue del Risorgimento e della Resistenza &#8211; l’Italia è oggi diventata un bizzarro laboratorio politico, osservato con cinico interesse dalle più oscene destre dell’Occidente: un laboratorio dove si ricerca come soffocare diritti civili e libertà di pensiero, di stampa e di ricerca, parlando sempre e solo al ventre dei ceti culturalmente più sprovveduti senza provare il minimo senso di vergogna.<br />
Questo immondo connubio tra lobby vaticana e politicanti senza scrupoli &#8211; rafforzando l’anomalia italiana &#8211; soffoca e conculca basilari principi (in primis quelli di stato costituzionale di diritto e di laicità dello stato), trascinando nel fango il rispetto dei diritti umani, la libertà di coscienza e ovviamente la libera ricerca.<br />
Cito due soli episodi altamente emblematici. L’invocazione al quorum nel 2005 da parte del cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Cei, per boicottare il referendum su fecondazione assistita e cellule staminali. Andò a votare il 25% dei cittadini e oltre il 90% di costoro si dichiarò favorevole alla abrogazione di norme che – di fatto – tengono l’Italia al di fuori del consesso delle nazioni civili. Per il resto della popolazione fu evidente la saldatura tra clericalismo, menefreghismo e ignoranza. Il cardinale Ruini, il giorno dopo, raggiante, invece parlò di “maturità del popolo italiano” per il mancato raggiungimento del quorum. L’allora capo dei vescovi avvalorò poi il proprio atteggiamento antiscientifico affermando: “Il popolo italiano ama la vita e diffida di una scienza che pretende di manipolarla”. Così concludendo: “Il cattolicesimo popolare italiano ha dato ottima testimonianza di sé. Il mondo cattolico è stato quanto mai compatto, dimostrando di comprendere fino in fondo le ragioni per le quali bisognava seguire una certa linea. Questo risultato è l&#8217;espressione &#8211; pubblicamente più significativa e più rilevante &#8211; del Progetto culturale della Chiesa italiana”. Dopo cinque anni, un primo bilancio dell’iniziativa di Ruini&amp;co parla di oltre cinquantamila coppie italiane (dunque centomila persone) costrette ad emigrare per poter procreare, pagando mediamente ottomila euro in Spagna, seimila in Grecia, ventimila in Russia e cinquemila in Ucraina.<br />
Oppure irridetela, la ricerca. Come è avvenuto nel 2009 presso la sede del Cnr &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma. Quando, contro la volontà del suo presidente (un vero ricercatore), il vicepresidente Roberto de Mattei organizzò un convegno sul creazionismo dal titolo “Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi”, invitando i più inverosimili ciarlatani in circolazione con i denari dei contribuenti italiani. (E’ disponibile il volume degli Atti). Designato alla carica di vicepresidente del Cnr nel 2004 dal presidente  del Consiglio Berlusconi su proposta dell’allora ministro dell’istruzione Moratti,  de Mattei non fu rimosso dall’incarico nei due anni del governo Prodi (evidentemente piace anche ai cattolici adulti). De Mattei &#8211; che recentemente ha dichiarato: “Adamo ed Eva sono  personaggi storici e sono i progenitori dell&#8217;umanità” &#8211; è professore associato di Storia del Cristianesimo in una università privata, direttore del mensile  fondamentalista “Radici cristiane” e dirigente di “Alleanza Cattolica”.<br />
Distruggete le centrali elettriche e avrete il buio subito; distruggete scuola laica e ricerca, e il buio totale delle coscienze e delle intelligenze lo avrete dopo qualche anno.<br />
In effetti, in mancanza o quasi di valori civili condivisi, il Vaticano in Italia opera come una specie di banca dei valori assoluti, senza la quale gli italiani, per quel poco che gliene importa, probabilmente si sentirebbero più soli.  L’etica vaticana è predeterminata, assoluta, rivelata, autoritaria. Dunque è deresponsabilizzante.  Per questo piace tanto a un popolo arretrato e superstizioso, cattolico, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano.<br />
Esistono società meritocratiche (in genere quelle anglosassoni), società socialdemocratiche (con lo stato in funzione di nume tutelare dalla culla alla tomba: in genere quelle nord-europee) e società familistiche come quella italiana, per la quale il primato dei valori è nell’ambito famigliare.  E il Vaticano – questo stato nello stato – presidia tale primato con assoluta determinazione, gestendo praticamente in toto il variegato e redditizio mondo della solidarietà e dell’assistenza sociale.  Nei passaggi fondamentali, nei momenti di inizio e fine vita, il Vaticano incombe: negli ospedali e nelle scuole, negli ospizi e negli asili. In cambio chiede solo proselitismo, potere e denaro.  E lo stato italiano glieli concede, a palate, in quantità industriale.</p>
<p>Articolo pubblicato su Alfabeta2, numero 3, novembre 2010</p>
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		<title>LETTERA A BAGNASCO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 08:57:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di PAOLO FARINELLA Egregio sig. Cardinale, viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di PAOLO FARINELLA</p>
<p>Egregio sig. Cardinale,<br />
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città. </p>
<p>Ho letto la sua prolusione alla 59ma Assemblea Generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati  in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.<span id="more-18850"></span></p>
<p>Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come  un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.</p>
<p>Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.</p>
<p>Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse  un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.</p>
<p>I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.</p>
<p>Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che taciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica?</p>
<p>Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l&#8217;imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.</p>
<p>Io e, mi creda,  molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio  che – è il caso di dirlo –  è un silenzio d’oro?  Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».</p>
<p>Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo &#8230; si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti&#8230; A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupafemmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupafemmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).</p>
<p>Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga;  non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).</p>
<p>Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50%  di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.</p>
<p>Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche  il tema proposto per il prossimo decennio e  si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.</p>
<p>Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.<br />
 In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.<br />
Paolo Farinella, prete<br />
Da Il Tafano</p>
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		<title>Teocrazia imperfetta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 10:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carrera]]></category>
		<category><![CDATA[CEI]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Leopardi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Carrera Un mio collega che segue le cose italiane mi ha chiesto di spiegargli che cosa significa per l’Italia la controversia intorno a Eluana Englaro (che in America ha fatto capolino anche su CNN). Senza pensarci, istintivamente, gli ho detto che per capire l’Italia di oggi deve pensare all’America coloniale, prima della dichiarazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Carrera</strong></p>
<p>Un mio collega che segue le cose italiane mi ha chiesto di spiegargli che cosa significa per l’Italia la controversia intorno a Eluana Englaro (che in America ha fatto capolino anche su CNN). Senza pensarci, istintivamente, gli ho detto che per capire l’Italia di oggi deve pensare all’America coloniale, prima della dichiarazione d’indipendenza. Finché è durata la Prima Repubblica, la Democrazia Cristiana aveva un’importante funzione di mediazione tra il Vaticano e l’Italia. Venuta meno la DC, la mediazione è saltata, e gli italiani si sono trovati esposti alla lotta che da allora, a Roma come nel resto d’Italia, si svolge tra due stati per il controllo dello stesso territorio. Il risultato è una situazione coloniale e una teocrazia imperfetta.</p>
<p>In una nota dello “Zibaldone” datata 1 dicembre 1825, Leopardi osserva che i romani e in generale gli italiani, per via del gran numero di papi non italiani che hanno avuto, sono l’unico popolo che non trova strano il fatto di essere comandato da un capo di stato straniero. Tale situazione di “pacifica e non cruenta schiavitù, e quasi conquista” (parole testuali) non solo è data per scontata, è anche obliata. Molti italiani non sanno affatto di vivere in una colonia e non in uno stato sovrano, che le curie vescovili agiscono sul loro territorio come agenzie coloniali, e che lo stato non è retto da governanti ma da governatori.<span id="more-14588"></span></p>
<p>Alcuni di questi governatori hanno mantenuto un certo grado di autonomia e infatti sono stati rimossi. Altri, come quello attualmente in carica, si vogliono distinguere per zelo e fanno di tutto per guadagnare crediti agli occhi del loro sovrano.</p>
<p>Che cosa vuole un potere coloniale? Riscuotere le tasse (l’otto per mille, pagato in anticipo dallo stato italiano, prima ancora di averlo incassato) e tener buoni i nativi. Non interviene a gestire la cosa pubblica. A tale scopo ha bisogno di una classe di colonizzatori collocati nei governi locali, nell’istruzione e nei media, e che avrebbero tutto da perdere se la popolazione locale alzasse la cresta e volesse prendere decisioni autonome. Non disponendo di un esercito, la potenza coloniale dalla quale l’Italia dipende fa di più e di meglio: sostenendo di essere l’unica istituzione in grado di interpretare il diritto naturale (ma se è naturale come può avere un solo interprete?) sottrae al popolo la possibilità di gestirsi come soggetto morale. Agli occhi di questo potere coloniale, la popolazione è fatta di indigeni senza autonomia decisionale e che devono essere guidati, premiati o castigati a seconda dei casi.</p>
<p>Vivo in America da ventun anni. Quando torno nel paese in cui sono nato, ogni volta che varco le porte di un’istituzione connessa alla gerarchia religiosa capisco di trovarmi di fronte all’unica classe dirigente che esista oggi in Italia. Sono svegli, colti, informati. Viaggiano, imparano, e hanno un’idea molto chiara dello scopo che perseguono. Tra loro vi sono serie differenze d’opinione, naturalmente, perché la Chiesa è una grande istituzione, tanto vasta al suo interno da poter essere reazionaria su alcuni punti e progressista su altri, nonché dotata, su alcune specifiche questioni, di maggiore buon senso dei governanti laici. Voglio solo far notare che questa classe dirigente, la sola attiva in Italia, non lavora per l’Italia ma per un altro stato, che i suoi rappresentanti sono agenti di una potenza straniera operante su un suolo colonizzato e che i funzionari indigeni, se in un momento di crisi devono scegliere tra la potenza coloniale e la colonia, sanno benissimo che la loro lealtà deve andare alla prima.</p>
<p>Le conseguenze di questa teocrazia imperfetta sono molteplici. Da un lato, la potenza coloniale costituita dal Vaticano, dalla CEI, dalla Compagnia delle Opere (stavo per dire la Compagnia delle Indie, ma del resto i gesuiti nel Settecento chiamavano le isole “le Indie d’Italia”) raccoglie tutti i benefici; dall’altro non si assume responsabilità spicciole. Non deve costruire ferrovie, risolvere crisi economiche o ripulire i cantieri dall’amianto. Questo è compito dei funzionari indigeni. Se falliscono, la colpa è interamente loro. La potenza coloniale aborrisce i dettagli, glielo impedisce la sua stessa superiorità morale. Molti studiosi della modernità, stranieri e non, osservano spesso che gli italiani non hanno ben chiaro che cosa sia la responsabilità individuale, e nemmeno di che natura sia il vincolo che lega il cittadino alla legge. Ma nessuno può crescere come soggetto morale e giuridico se ogni giorno constata che nemmeno i governanti da lui eletti sono padroni in casa propria, e che l’ultima autorità non risiede mai presso di loro, bensì presso i rappresentanti di uno stato straniero che lui non ha eletto e non avrebbe potere di eleggere.</p>
<p>La situazione di teocrazia imperfetta toglie agli italiani la dignità di decidere e quindi anche di sbagliare, affrontando da adulti le conseguenze delle proprie decisioni. Agli occhi della gerarchia coloniale gli italiani sono dei Renzo Tramaglino, tanto bravi e un poco sciocchi, e se non interviene Fra’ Cristoforo a dirgli che cosa devono fare non ne combinano una giusta.</p>
<p>Finché il popolo italiano non si renderà conto di essere colonizzato non avrà nessuna speranza di diventare adulto. E nulla cambierà finché non verrà sottoscritta una Dichiarazione d’Indipendenza del Popolo Italiano. Che potrebbe cominciare ispirandosi a quella stesa da Thomas Jefferson: “Quando nel corso degli eventi umani diventa necessario per un popolo dissolvere i legami politici che l’hanno legato a un altro e assumere, tra le potenze della terra, lo statuto separato e uguale al quale le leggi della natura e divine gli danno diritto…”. Gli italiani potranno allora ascoltare quello che i loro funzionari ex-coloniali hanno da dire, e potranno loro rispondere: “Grazie, terremo conto del vostro parere, ma siamo indipendenti, siamo un’altra nazione”.</p>
<p>È difficile per due nazioni condividere lo stesso territorio, ma una nazione è formata dai suoi cittadini e dalle sue leggi, non dai suoi chilometri quadrati. E siccome la strada verso questa indipendenza sarà lunga e faticosa, intanto è bene che la Dichiarazione d’Indipendenza venga sottoscritta interiormente, cittadino per cittadino, che si faccia ricorso ad essa ogni volta che si tratta di prendere decisioni difficili, e che in ogni momento della giornata venga sempre tenuta in mente, stampata a caratteri d’oro, costi quello che costi.</p>
<p>*</p>
<p><small>[Articolo già apparso su <a href="http://www.zibaldoni.it/wsc/default.asp?PagePart=page&#038;StrIdPaginatorMenu=26&#038;StrIdPaginatorSezioni=204&#038;StrIdPaginatorNomeSezione=ALESSANDRO+CARRERA%2F+Teocrazia">Zibaldoni e altre meraviglie</a>.]</small></p>
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