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	<title>César Vallejo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il primo giorno di scuola di Vallejo (Paco Yunque)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2017 05:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[César Vallejo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura latinoamericana]]></category>
		<category><![CDATA[Lo Studiolo Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Marfè]]></category>
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					<description><![CDATA[di César Vallejo (traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi) . . . Paco Yunque guardò il maestro che scriveva sulla lavagna. Chi era il maestro? Perché era così serio e metteva tanta paura? Yunque continuava a guardarlo. Il maestro non assomigliava a suo padre o al signor Grieve. Assomigliava più agli altri signori, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-69561" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover-768x1199.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover-656x1024.jpg 656w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/08/Vallejo_Cover.jpg 1711w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a>di <strong>César Vallejo</strong> (traduzione di <strong>Marino Magliani</strong> e <strong>Riccardo Ferrazzi</strong>)</p>
<p>. . .</p>
<p>Paco Yunque guardò il maestro che scriveva sulla lavagna. Chi era il maestro? Perché era così serio e metteva tanta paura? Yunque continuava a guardarlo. Il maestro non assomigliava a suo padre o al signor Grieve. Assomigliava più agli altri signori, che venivano in casa a parlare col padrone e avevano la collottola piegata e il naso come un bargiglio di tacchino. E le sue scarpe, quando il maestro camminava molto, facevano riss-riss-riss-riss. Yunque cominciò a stare in pensiero. A che ora sarebbe tornato a casa? Uscendo dalla scuola Humberto l’avrebbe picchiato. E la mamma di Paco Yunque gli avrebbe detto: “No, piccolo, non picchiare Paquito, non fare il cattivo&#8230;” Non gli avrebbe detto nient’altro. E Paco, con la gamba tutta rossa per la pedata di Humberto, si sarebbe messo a piangere. Perché a Humberto nessuno lo toccava. Il padrone e la padrona volevanotroppo bene a Humberto, e Paco ci stava male perché Humberto lo picchiava sempre. Tutti, tutti, ma proprio tutti avevano paura di Humberto e dei suoi genitori. Tutti, tutti, tutti. Anche il maestro. La cuoca e sua figlia. La mamma di Paco. Venanzio col suo grembiule. La Maria che lavava gli orinali e proprio ieri ne aveva rotto uno in tre grossi pezzi. Il padrone avrebbe picchiato anche il papà di Paco Yunque? Che brutta cosa avere a che fare col padrone e con Humberto. A Paco Yunque veniva da piangere. E il maestro, quando avrebbe smesso di scrivere sulla lavagna?<br />
“Bene!” disse il maestro terminando di scrivere. “Ecco l’esercizio. Ora prendete i vostri quaderni e copiate ciò che è scritto sulla lavagna. Dovete copiarlo esattamente uguale.”<br />
“Sui nostri quaderni?” domandò timidamente Paco Yunque.<br />
“Sì, sui vostri quaderni” gli rispose il maestro. “Sai scrivere almeno un po’?”<br />
“Sissignore. In campagna me l’ha insegnato mio papà.”<br />
“Molto bene. Allora, tutti a copiare.”<br />
I ragazzi presero i quaderni e si misero a copiare l’esercizio che il maestro aveva scritto sulla lavagna.<br />
“Non fate le cose in fretta” disse il maestro. “Bisogna scrivere piano piano, per non  fare errori.”<br />
. . .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: il brano è tratto dalla traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi del racconto di César Vallejo &#8220;Paco Yunque&#8221;, con illustrazioni di Federica Orsini, pubblicato da &#8220;Lo Studiolo&#8221; di Sanremo (2017). Il frammento che segue fa parte all&#8217;introduzione di Luigi Marfè:</em></p>
<p>. . .</p>
<p>Con questo racconto, <em>Paco Yunque </em>(1931), lo scrittore peruviano César Vallejo (1892-1938), tra i più noti poeti del Novecento, narratore avanguardista, autore tra l’altro dei <em>Poemas Humanos </em>(1939) e del romanzo sperimentale <em>El Tungsteno </em>(1931), recentemente tradotto in italiano, si accosta a questa tradizione letteraria, creando uno spazio narrativo perfetto e originale, divenuto subito un modello generativo per altri scrittori d’area iberoamericana. C’è un brano delle <em>Historias de cronopios y de famas</em> (1962) in cui Julio Cortázar immagina delle strampalate “istruzioni per piangere”: chissà che tra i manuali di istruzioni di quell’inventore di istruzioni non si possa annoverare anche questo racconto di Vallejo.<br />
<em>Paco Yunque </em>narra la cronaca di una sconfitta annunciata. Il personaggio che dà il nome al racconto è un bambino di umile estrazione sociale, che non sa come sottrarsi alle angherie e ai tormenti di un compagno di classe, Humberto Grieve, il figlio dei signori da cui sua madre lavora come donna di servizio. Vittima infelice, Paco è troppo introverso e spaventato per sfuggire al proprio destino: non risponde mai, non reagisce mai, non si rivolta mai. Il suo unico modo di ribellarsi è in un pianto silenzioso, ostinato, che ricorda sommessamente, nel suo inestinguibile grigiore, l’“I would prefer not to”  del <em>Bartleby </em>(1853) di Herman Melville.</p>
<p>. . .</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scaffali nascosti (4) &#8211; Edizioni Gorée</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:56:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[alberto manzi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[César Vallejo]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Monticiano]]></category>
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					<description><![CDATA[«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it). di Andrea Gentile A 37 chilometri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p>di <strong>Andrea Gentile</strong></p>
<p>A 37 chilometri da Siena c&#8217;è Monticiano, 1400 abitanti, 650 famiglie, patria del «Palio dei ciuchi».<br />
A Monticiano c&#8217;è una minuscola frazione, Iesa, patria della tranquillità.<br />
A Iesa c&#8217;è la <a href="http://www.edizionigoree.it/" target="_blank">casa editrice Gorée</a>, libri da altri mondi. Gorée, come l&#8217;isola dell&#8217;Atlantico dove venivano raccolti i neri razziati in Africa, ma anche come, in Senegal, «Essere libero» e «Essere onesto».<br />
La Gorée sorge nel 2005 dalle ceneri della Equitare. Tutto nasce, come nelle fiabe, dal classico manoscritto nel cassetto. Da diversi anni Riccardo Bassani ha in mano un romanzo scritto da Alberto Manzi, il famoso maestro conduttore di <em>Non è mai troppo tardi</em>. «Il romanzo chiedeva di essere pubblicato – ci dice Bassani – ma ovviamente non era possibile pensare di inserirlo nel catalogo di una casa editrice così specialistica come Equitare, né era pensabile pubblicarlo senza che fosse sostenuto da un nuovo progetto editoriale coerente».<span id="more-26708"></span> Così prende la luce <em>E venne il sabato</em>, che racconta della popolazione di Pura, città amazzone, sfruttata da una multinazionale nordamericana. E così prende la luce la casa editrice Gorée. Con, soprattutto, due obiettivi: affrontare tematiche sociali, legate al tema dei diritti, attraverso la forma romanzo, e offrire ai lettori la possibilità di addentrarsi in mondi letterari lontani come l&#8217;Africa e l&#8217;America latina. È così che entrano in catalogo autori come Tsitsi Dangarembga, scrittrice zimbabwese, che in <em>La nuova me</em> (2007) affronta il tema dell&#8217;anoressia, Biyi Bandele, nigeriano passato con il secondo libro alla Bompiani, e  l&#8217;argentino Héctor Tizòn, autore di tre libri Gorée.<br />
Per una casa editrice con questa impronta così diventa quasi doveroso pubblicare <em>La storia di Miriam Makeba </em>(2009) firmata dalla stessa Mama Africa e da Nomsa Mwamuka, e presentata anche da Roberto Saviano nel suo speciale di <em>Che tempo che fa</em>; così come è fisiologico pubblicare <em>Volti e colori del Darfur</em> (2009) di Antonella Napoli, reportage fotografico realizzato ad Al Fasher. Entrambi buoni successi, intorno alle 1500 copie vendute.<br />
Tra le nove collane (forse troppe) spiccano la «Diritti e rovesci», che include anche <em>La ballata di Dante </em>(2007) del peruviano Eduardo Gonzàles Viaña, dove il vedovo Dante va insieme al suo asino Virgilio alla ricerca della rapita Emma, e «Voci della terra», dove vengono pubblicati testi latinoamericani scritti in lingue indigene.<br />
C&#8217;è poi «Ingrandimenti» dove le tematiche sociali vengono proposte ai bambini, la «Biblioteca», con una sorta di Meridiano di Alberto Manzi, e «Poesie per l&#8217;uomo» che contiene a oggi solo l&#8217;<em>Opera poetica completa</em> di César Vallejo, a cura di Roberto Paoli e Antonio Melis.<br />
Vero punto di forza della Gorée sembra essere la grafica, curata da Maurizio Ceccato. Con disegni a mo&#8217; di acquerelli, colori accesi, richiami alla terra di provenienza dell&#8217;autore, le copertine attirano l&#8217;attenzione senza essere prepotenti, come sostenute da un senso di leggerezza. «Ceccato – ci dice Bassani – è subito riuscito a entrare pienamente nello spirito della casa editrice. È riuscito immediatamente a comunicare i contenuti dei nostri libri attraverso una grafica che consideriamo molto originale e capace di richiamare l’attenzione del lettore. Crediamo che quando i nostri libri in libreria sono in vista, difficilmente non vengano notati e presi in mano».<br />
Nella tranquillità di Monticiano circa un anno fa la Gorèe diventa cooperativa sociale, con quattro soci. Con distribuzione Pde, ma con – a detta di Bassani – qualche problema nella promozione, la casa editrice porterà in libreria prossimamente tra gli altri <em>Caffè diverso</em> a cura di Giuliana Della Valle e David Mitrani, uno sguardo sulla poesia orale nella repubblica dominicana, con un dvd che ritrae manifestazioni di poesia orale e <em>La ricetta del dottor Wooreddy per sopportare la fine del mondo </em>di Mudrooroo, uno dei più importanti scrittori australiani contemporanei, con una bellissima copertina.<br />
Gorée: esplorare nuovi mondi, con nuovi libri. Raccontare dal microscopico mondo di Iesa, frazione di Monticiano, il mondo intero.</p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a </strong><em><strong>Patria 1978-2008</strong></em><strong> (il Saggiatore, 2009). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
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