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	<title>Charles Burns &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Quello che vampiri, lupi mannari e mutanti non dicono &#8211; Prima di scomparire, di Xabi Molia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 08:30:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Carlo Mazza Galanti Distopie, utopie, ucronie, qualunque sia il taglio, tonale e formale, che si voglia dare alle diverse interpretazioni immaginarie della storia umana, quello della fantapolitica è forse il genere più “perturbante” oggi a disposizione degli scrittori, quello meglio capace di riprodurre la fertile e angosciosa convivenza di famigliarità e straniamento che Freud [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Carlo Mazza Galanti</strong></p>
<figure id="attachment_44707" aria-describedby="caption-attachment-44707" style="width: 960px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=44707" rel="attachment wp-att-44707"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-44707" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1.jpg" alt="" width="960" height="679" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1.jpg 960w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-96x67.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-38x26.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-303x215.jpg 303w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-128x90.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/xabi_molia-fotografato-da-Nolwenn-Brod1-100x70.jpg 100w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><figcaption id="caption-attachment-44707" class="wp-caption-text">Xabi Molia fotografato da Nolwenn Brod</figcaption></figure>
<p>Distopie, utopie, ucronie, qualunque sia il taglio, tonale e formale, che si voglia dare alle diverse interpretazioni immaginarie della storia umana, quello della fantapolitica è forse il genere più “perturbante” oggi a disposizione degli scrittori, quello meglio capace di riprodurre la fertile e angosciosa convivenza di famigliarità e straniamento che Freud riconosceva nella grande letteratura fantastica dell&#8217;ottocento. Come se soltanto la trasposizione del presente sul binario di una cronologia parallela potesse liberarci dal peso soffocante di un realtà riprodotta e moltiplicata in maniera esponenziale, dal sovraccarico d&#8221;informazione, dall&#8217;esposizione continua al resoconto dell&#8217;attualità. Non riusciamo più a volare in mondi arcani, perderci in labirinti metafisici, dialogare con creature oltremondane: ma manipolare leggermente il calendario è uno stratagemma sufficiente a mescolare le carte di questa bruta fattualità per farne emergere ideologie, contraddizioni, punti ciechi.</p>
<p>Certo, ci vuole molto talento per immaginarsi una Roma senza papa o un mondo completamente in mano ai nazisti. Molti autori di fantascienza e fantapolitica oggi in voga scivolano facilmente nel didascalico (o nel moralistico: in Italia, dove pure il genere non manca, pare un difetto abbastanza diffuso), in una complessità tendenzialmente cervellotica e involuta (è il caso del polacco Jacek Duckaj, di cui non ho però letto il libro più apprezzato, <em>La cattedrale</em>, prossimamente in uscita per Voland; o anche, in modo diverso, di Volodine, la cui trilogia post-apocalittica uscita in Francia nel 2011 è in corso di pubblicazione presso Clichy, erede di Barbès edizioni), infine nella parodia un po&#8217; frivola e superficiale, come succede al belga Quiriny de <em>Le assetate</em>, pubblicato quest&#8217;anno da Transeuropa.</p>
<p>Nulla di tutto ciò in <em>Prima di scomparire </em>(L&#8217;Orma, trad. di Stefano Lazzarin, pp. 300, E. 14,50) del francese Xabi Molia, libro che inaugura la collana franco-tedesca “kreutzville” della neonata casa editrice L&#8217;Orma. Che si presenta bene con questo giovane autore (classe &#8217;77) capace di manipolare un immaginario tra i più inflazionati e però (perciò) potenti (vampiri, zombie, mutanti) in un contesto appunto fantapolitico, senza indulgere minimamente a schemi narrativi prevedibili o semplicistici e senza rinunciare, allo stesso tempo, a una scrittura estremamente avvincente, buona per tutti i palati.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/?attachment_id=44708" rel="attachment wp-att-44708"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-44708" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1.jpg" alt="" width="224" height="355" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1.jpg 224w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1-189x300.jpg 189w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1-60x96.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1-135x215.jpg 135w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/01/prima-di-scomparire-molia-xabi-orma-edizoni1-80x128.jpg 80w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a></p>
<p>La storia si svolge nella Parigi di un futuro prossimo, la Francia è appena uscita da una violenta guerra civile succeduta alla crisi economica che ha visto il riemergere di numerosi gruppi politici, di diversa matrice, pronti alla lotta armata. Ristabilito l&#8217;ordine, eletto un presidente capace di accontentare se non tutti molti, attivato un programma di riconciliazione nazionale, esplode una misteriosa epidemia: un male sessualmente (ma non solo) trasmissibile che trasforma le persone in ominidi dotati di grande forza fisica a metà strada tra i mostri di <em>I&#8217;am legend</em> (quelli dell&#8217;ultima trasposizione filmica, del 2007) e i mutanti di <em>Black Hole </em>(il fumetto di Charles Burns) o i vampiri esistenzialisti di Abel Ferrara, a seconda dello stato di avanzamento dell&#8217;alterazione. Parigi diventa una cittadella dove gli umani arroccati lottano contro questi nuovi barbari decisi a prendere il sopravvento, capaci di utilizzare mezzi militari e già padroni di diverse città francesi. Non tutti i sani, però, riconoscono la causa del governo: circola un testo clandestino, un trattato filosofico dal sapore millenaristico intitolato “Il progetto umano” che proclama la fine necessaria dell&#8217;umanità. Nuovi schieramenti si formano e attraversano i due campi in maniera caotica, tra la superficie di una città semidistrutta e i labirintici cunicoli della Parigi sotterranea. In tutto questo, un funzionario addetto all&#8217;identificazione degli infettati viene improvvisamente catapultato sul campo di battaglia, alla ricerca della moglie scomparsa, una sceneggiatrice di fumetti presa di mira dalla censura durante il periodo della crisi per il contenuto controverso delle sue storie.</p>
<p>Il risultato è un romanzo complesso, stratificato, ma godibilissimo, capace di mischiare contenuti pop e filosofici, spaccati visionari e interni di domestica quotidianità senza alcuna ambizione “postmoderna” e senza che la struttura del racconto ne risenta mai, né sul piano della tensione narrativa né su quella della riflessione, estremamente meditata, attivata dall&#8217;assemblaggio degli eventi e dei personaggi. La barbarie, la fine dell&#8217;umano, il ritorno violento del rimosso animale (tra i gruppi che difendono gli infettati ce n&#8217;è uno che si definisce “animalista”), sono le questioni affrontate da Molia. I finale è aperto: non c&#8217;è risposta ma solo la formulazione radicale e accurata di un dubbio, anzi di un complesso sistema di dubbi che attraversa il nostro tempo e il nostro immaginario con un&#8217;insistenza ossessiva, a cui la maggior parte delle fantasmagorie di vampiri, lupi mannari e mutanti oggi in circolazione non offrono che un confuso, inerme, tentativo di espressione.</p>
<p>[Questo articolo è stato pubblicato su <em>Alias</em>]</p>
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		<title>Black Hole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 07:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Burns]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
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		<category><![CDATA[Michele R. Serra]]></category>
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					<description><![CDATA[di Michele R. Serra Charles Burns, BLACK HOLE, Coconino Press, pagg. 368, € 19,00 Sesso e sangue. La sinossi più breve che si possa fare del primo vero romanzo grafico di Charles Burns, autore statunitense di nascita ed europeo d&#8217;adozione, con un importante passato di militanza – parola piuttosto appropriata – all&#8217;interno del gruppo Valvoline. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/blackholeunico.jpg' title='blackholeunico.jpg'><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/blackholeunico.thumbnail.jpg' alt='blackholeunico.jpg' /></a>  di <strong>Michele R. Serra</strong></p>
<p><strong>Charles Burns</strong>, BLACK HOLE, Coconino Press, pagg. 368, € 19,00</p>
<p>Sesso e sangue. La sinossi più breve che si possa fare del primo vero romanzo grafico di Charles Burns, autore statunitense di nascita ed europeo d&#8217;adozione, con un importante passato di militanza – parola piuttosto appropriata – all&#8217;interno del gruppo Valvoline.<br />
Sesso e sangue sono argomenti che non passano mai di moda, dalla letteratura alle prime serate televisive, tant&#8217;è vero che molti li usano come scorciatoie per un facile successo. Per evitare fraintendimenti, diciamo subito che Burns è al riparo da qualsiasi insinuazione riguardo a eventuali calcoli commerciali: la sua opera è quanto di meno <em>mainstream </em>possa esserci, costruita per spiazzare, non certo per titillare gli istinti bassi del lettore. Per quello, meglio rivolgersi a BrunoVespa. <span id="more-5474"></span><br />
Ci troviamo in una piccola città della provincia americana nel corso degli anni Settanta. Un gruppetto di adolescenti è dedito più o meno invariabilmente alla noia, spezzata dal consumo di sostanze stupefacenti e dalla goffa ricerca di sesso. Roba già vista, certo.<br />
Ma ecco la brusca sterzata verso l&#8217;horror: una terribile malattia li minaccia. Poco viene spiegato riguardo a essa, eccetto la sua trasmissibilità per via sessuale e i sintomi. Le vittime vedono il proprio corpo trasformarsi in modo mostruoso: c&#8217;è chi sviluppa piccole escrescenze sui fianchi, chi una coda, chi è costretto a cambiare pelle tutti i giorni come un rettile, chi addirittura si trova una bocca supplementare sul collo. Burns a volte sembra voler suggerire che il virus dia forma concreta ai tormenti interiori dei personaggi, ma questa rimane solo un&#8217;ipotesi. Di sicuro, non c&#8217;è il dolore fisico fra le conseguenze di queste mutazioni, solo una definitiva, inappellabile esclusione sociale. Come nella migliore tradizione, alcuni <em>freak </em>finiranno per creare una microcomunità isolata dal resto del mondo, perduta nel fitto dei boschi, protetta in fondo dalla stessa natura matrigna che ha prodotto il virus causa di tante disgrazie.<br />
Facile, e già ampiamente rilevato, il parallelo con l&#8217;epidemia di Hiv degli Ottanta. Burns va però ben oltre questa metafora: la riflessione è sul sesso <em>tout court</em>, un&#8217;entità capace di portare gioia e sofferenza, catalizzatore dei processi di crescita dei personaggi, motore della narrazione di quello che spesso assume i tratti di un vero e proprio romanzo di formazione. Di più, il sesso sembra impregnare in profondità l&#8217;intero mondo di <em>Black Hole</em>, ogni tavola straordinariamente ricca di simboli maschili e femminili, di metafore grafiche più o meno esplicite che martellano il lettore. Inevitabilmente, chiudendo il volume, viene da chiedersi quante ne abbiamo viste coscientemente e quante ne abbiamo recepite in modo quasi subliminale. Fumetto freudiano, potrebbe dire qualcuno. Nel complesso, l&#8217;opera dimostra in maniera lampante la sua natura di narrazione a dominante visuale, in cui le immagini sono destinate a pesare inevitabilmente di più rispetto alla parte letteraria.<br />
Detto del sesso, passiamo al sangue. La violenza è l&#8217;altra forza primigenia protagonista di <em>Black Hole</em>: subita dai giovani infetti e mutati, è psicologica prima che fisica; il disprezzo e l&#8217;odio nei confronti del diverso sono sentimenti tipici dell&#8217;adolescenza, limpidamente descritti da Burns. Solo nella seconda parte del racconto la violenza prende forma concreta, inevitabilmente legata a doppio filo alla pulsione sessuale. Ecco, senza volerlo siamo tornati a Freud&#8230;<br />
Burns ha dichiarato più volte che il romanzo ha fondamenta autobiografiche; nella fattispecie si tratta di esperienze adolescenziali trasfigurate in chiave horror, filtrate nel fantastico grazie alla mediazione della cultura popolare americana dell&#8217;ultimo mezzo secolo: dai <em>college movie</em> ai capolavori di Lynch e Cronenberg, passando ovviamente per la letteratura e il fumetto di genere (i classici anni Cinquanta della Ec Comics, <em>Tales from the crypt</em> su tutti).<br />
<em>Blach Hole</em> è un Amarcord oscuro, in cui non c&#8217;è spazio per la nostalgia né per il compiacimento, in continua tensione fra realismo e orrore, che attraversa il libro come corrente elettrica.<br />
L&#8217;ultima evoluzione dello stile grafico di Burns, abbandonati retini e mezze tinte, vira decisamente verso un bianco e nero estremamente netto e altrettanto inquietante, splendido e adattissimo alle atmosfere del racconto.<br />
Un buco nero non accetta i colori, perché assorbe e annulla perfino la luce che li crea. Charles Burns e Stephen Hawking avrebbero molto su cui discutere.</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> Linus, <em>dicembre 2007</em>] </p>
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