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	<title>Chic &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Radical kitsch: ti spunta un Flores in bocca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2014 12:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[alfonso berardinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Chic]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Flores d'Arcais]]></category>
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					<description><![CDATA[http://youtu.be/-ANGKOqgJ9I Le Fric c&#8217;est Chic di Francesco Forlani In occasione del bell&#8217;incontro su critica e letteratura che si è svolto ieri alla Galleria Ostrakon di Milano, nell&#8217;ambito del generoso festival &#8220;Tu se sai dire dillo&#8221;, organizzato da Biagio Cepollaro, a un certo punto Luigi Bosco, tra i relatori, ha citato il dibattito di qualche tempo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>http://youtu.be/-ANGKOqgJ9I</p>
<p><strong>Le Fric c&#8217;est Chic</strong><br />
di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p>In occasione del bell&#8217;incontro su critica e letteratura che si è svolto ieri alla Galleria Ostrakon di Milano, nell&#8217;ambito del generoso festival &#8220;<a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/09/16/tu-se-sai-dire-dillo-terza-edizione/">Tu se sai dire dillo&#8221;</a>, organizzato da Biagio Cepollaro, a un certo punto Luigi Bosco, tra i relatori, ha citato il dibattito di qualche tempo fa a proposito del numero speciale di Micromega dedicato al ruolo degli intellettuali e Albert Camus, pubblicato su <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/10/01/albert-camus-une-valse-a-trois-temps-milosz-micromega-e-berardinelli-terzo-tempo/">nazione Indiana</a>. A fine serata, quando ormai ci avviavamo verso Torino, tre cose facevano da rumore di fondo allo scorrere dei fotogrammi delle cose appena viste e sentite.</p>
<p><strong>La prima</strong>: quando si stava per andare via un amico ci ha proposto di passare per la stazione Garibaldi e assistere almeno all&#8217;inizio del concerto, in Piazza Gae Aulenti, dei Blood Orange con <em>la performance live</em> di Chic feat. Nile Rodgers.<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/5716_2.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/5716_2-300x147.jpg" alt="5716_2" width="300" height="147" class="alignright size-medium wp-image-48929" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/5716_2-300x147.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/5716_2.jpg 610w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Impressionante lo sfoggio di tacchi alti e scollature, tagli di capelli <em>glam</em>, mondanità a gogò e led impazziti tra trasparenze architettoniche e sinuosità ammiccanti. Come se non bastasse la scritta Replay, fiammeggiante marchio sponsor della serata, sembrava qui un ordine da schermo orwelliano, tipo Obey/obbedisci, dove il <em>big brother</em> intimava di ripetere a oltranza, all&#8217;infinito il noto refrain di una delle più celebri canzoni, prodotte proprio  da Nile Rodgers. <em>le freak c&#8217;est chic</em>!.</p>
<p>Tutti abbiamo ballato almeno una volta su quelle note e per quelli della mia generazione ha significato, la disco in generale, la linea di separazione tra l&#8217;impegno sociale e il disimpegno nell&#8217;aria di rigore. Del resto la stessa canzone, soprattutto il motivetto, si è sempre prestata ad interpretazioni diverse e tra loro molto lontane. Dagli anglofoni il freak, mostro, stava per bizzarro, strano, e l&#8217;essere bizzarri voleva dire Chic, nome della band, ma anche glamour, elegantemente kitsch, se vogliamo, fidandoci delle apparenze, dei costumi di scena, per capirci. Per i francofoni <em>freak </em> veniva sentito come <em>fric</em> ovvero i soldi, la grana nell&#8217;argot d&#8217;oltralpe. Ecco allora che la grana la si definiva quanto meno <em>cool</em>.<br />
Nell&#8217;<a href="http://www.villaschweppes.com/article/africa-le-freak-c-est-chic_a2648/1">articolo</a> da cui ho attinto questa fonte si cita anche la più verosimile, a parer mio, delle interpretazioni, ovvero che per gli africani francofoni quel freak stava per Afrique.</p>
<p>A guardarsi intorno, a respirare l&#8217;ambiente anche se solo per una manciata di canzoni la mia percezione, da francofono, era che quella canzone celebrava il capitale della moda e chiunque si trovasse nel raggio di quel perimetro ne confortava il credo e la profezia. Per un attimo ho pensato che sarebbe stato molto situazionista catapultare l&#8217;incontro letterario a cui avevo appena assistito su quel palco e pur essendo testimone delle grandi virtù ballerine di molti dei poeti che conosco, dubito che si sarebbe potuto uscire vivi da lì. La domanda che mi sono posto è stata allora quale delle due realtà fosse più vera; la prima detta e contraddetta da un manipolo di trent, quarant, cinquant, sessantenni assiepati in una bella galleria dalle pareti bianche o la seconda danzata da una folla di trent, quarant, cinquant, sessantenni in pista? Una frase della canzone conteneva la risposta:</p>
<p><em>Big fun to be had by everyone<br />
Come on along and surely can be done<br />
Young and old are doin&#8217; it, I&#8217;m told<br />
Just one try and you too will be sold</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-300x189.jpg" alt="Ian-Curtis1" width="300" height="189" class="alignleft size-medium wp-image-48932" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-300x189.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-1024x646.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-163x103.jpg 163w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1-900x568.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/Ian-Curtis1.jpg 1250w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><strong>La seconda</strong>: si dovrebbe un giorno studiare a fondo la fenomenologia dei flussi artistici dal basso verso l&#8217;alto, del modo in cui, per esempio, un autore, ma anche una band musicale, un artista, accede alla grande festa del &#8220;riconoscimento&#8221;, principalmente da parte del pubblico e dei suoi manipolatori, in primis l&#8217;industria culturale. Ultimamente, per esempio, pensavo al caso dei Joy Division, a come la consacrazione avvenne attraverso il suo titolo più pop, <em>Love Will Tear Us Apart</em>, successo che seguì la morte di Ian Curtis nel 1980 due anni dopo Le freak, per capirci. Varrebbe la pena approfondire il discorso sulla qualità di un percorso artistico quando dall&#8217;underground si passa al Pop, e magari anche smontare l&#8217;idea che la celebrità arrechi danno; la storia dell&#8217;arte ci dimostra che non è così con un semplice ragionamento. Se le opere, soprattutto nel caso di quelle postume, <em>valevano</em> prima del successo, come si fa a dire che il successo <em>tardivo </em> ne sacrifichi qualcosa se a cambiare non erano le opere ma il pubblico e l&#8217;industria culturale che lo manipola?<br />
Vero è che, come ricordava Pino Tripodi all&#8217;incontro di Milano, spesso case editrici o etichette indipendenti sono ricambiati dagli autori <em>freak</em>, mostri, da loro pubblicati con un arrivederci e grazie quando <em>le fric</em>, la grana, si fa portavoce di majors pronte a raccoglierne le opere anche se profondamente critiche dello stesso sistema, polemiche con quelle dinamiche e consorterie, in breve, ribelli. Conosco il caso di decine di autori che sui social network sparano a zero su Mondadori, Einaudi, un giorno sì e l&#8217;altro pure e che alla inattesa telefonata di un generoso editor della stessa si sono sciolti come candele in un incendio. Cosa che resta comprensibile ma alquanto problematica, detto tra noi. </p>
<p><strong>La terza</strong>: Quando esattamente un anno fa sono stato contattato dall&#8217;addetto stampa di Micromega per chiedermi di leggere il dossier da loro pubblicato su Albert Camus ed eventualmente recensirlo su Nazione Indiana, non vi nascondo che ne rimasi lusingato, lusingato e sorpreso. Lusingato, perché un&#8217;importante rivista della sinistra intellettuale del paese, mi attestava un micro riconoscimento intellettuale; sorpreso perché tra quella sinistra e la mia, c&#8217;era una mega distanza difficilmente colmabile, a conti fatti. Ricordo anche che dopo un breve ma gentilissimo scambio con Paolo Flores d&#8217;Arcais, mi ero convinto che nella ricognizione del dibattito, polemica sviluppatasi essenzialmente tra il Foglio per voce di Berardinelli e Micromega, la mia posizione sarebbe stata netta e decisa al fianco di questi ultimi. Le cose però andarono diversamente. Nelle <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/10/01/albert-camus-une-valse-a-trois-temps-milosz-micromega-e-berardinelli-terzo-tempo/">conclusioni</a> della mia micromega inchiesta mi sono ritrovato in una terra di mezzo, una sorta di <em>no man&#8217;s land </em>presa tra due trincee e da cui sarebbe stato molto difficile uscirne con un plauso qualunque; degli uni, intellettuali di sinistra e degli altri, intellettuali di sinistra. In altri termini ennesima chiusura di porte da parte dei guardiani del piano di sopra delle lettere e dello spirito e ritorno alla cantina,underground, si badi senza ripensamenti ma con una maggiore consapevolezza di certi meccanismi.<br />
Così, quando mi è capitato tra le mani l&#8217;articolo pubblicato da Micromega, <a href="http://blog micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/09/09/valentina-nappi-sesso-e-tecnica/">sesso e tecnica</a>, della porno attrice Valentina Nappo, mi sono immediatamente ricordato di uno dei miei post più fortunati,<em>Etica del Pompino e perché non sarà mai un’arte nonostante Houellebcq.</em> In esso, tra le altre cose ricordavo come la parola usata in italiano per la pratica (e tecnica) fosse poco elegante:<br />
<em><br />
&#8220;Perché diciamocelo pure e non a denti stretti, la parola pompino- della fortuna del termine gemello, bocchino, in un’epoca popolata da ex fumatori ed ex fumatrici, non vale la pena occuparsene- non é affatto bella.(&#8230;)  In francese fare un pompino si dice tailler une pipe, all’origine nel significato di rouler une sigarette, che per l’ennesima volta dimostra la superiorità del popolo francese sul nostro per le cose che contano, supremazia che non s’impone sul resto del mondo visto che in inglese si dice blowjob, tattica del respiro. E in tedesco?&#8221;</em></p>
<p><figure id="attachment_48933" aria-describedby="caption-attachment-48933" style="width: 232px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/man+ray+hand+on+lips+1929+via+artnet.png"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/man+ray+hand+on+lips+1929+via+artnet-232x300.png" alt="Man Ray, Hand on lips" width="232" height="300" class="size-medium wp-image-48933" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/man+ray+hand+on+lips+1929+via+artnet-232x300.png 232w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/09/man+ray+hand+on+lips+1929+via+artnet.png 403w" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" /></a><figcaption id="caption-attachment-48933" class="wp-caption-text">Man Ray, Hand on lips</figcaption></figure> Dell&#8217;articolo di Valentina Nappi che ho apprezzato nel suo tentativo di svelamento di uno dei più bei misteri della vita sessuale degli umani, in un atto che si svolge con un&#8217;idea di reciprocità asimmetrica e per certi versi antiutilitarista, very Mauss, la sola cosa che non ho capito era la sua funzione nell&#8217;economia e linea editoriale della rivista. C&#8217;est chic? C&#8217;est radical? C&#8217;est radical kitsch? A illustrazione di quel mio articolo su <em>l&#8217;affaire</em> avevo utilizzato la magnifica fotografia di Man Ray qui riprodotta.E ho pensato a Paolo Flores d&#8217;Arcais. Che faccia lui avrà mai fatto quando si è trovato quell&#8217;articolo fra le mani?</p>
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