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	<title>chico buarque &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Canzoniere brasiliano 1 &#8211; Le donne di Chico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2009 04:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Sergio Pasquandrea Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Pasquandrea</strong></p>
<p>Più esploro la musica di Chico Buarque, più mi rendo conto della sua assoluta centralità nella storia della musica brasiliana. Chico è un poeta, un musicista, una persona di tale profondità e complessità che ridurlo nella definizione di “cantautore” sarebbe come pensare a Michelangelo come a uno scalpellino e a Pelé come a uno che prendeva a calci un pallone.<br />
Quando si affacciò sulle scene musicali, a metà anni Sessanta, poteva sembrare uno dei tanti cloni di Jobim, De Moraes e João Gilberto che in quegli anni pullulavano per il Brasile. E in effetti la derivazione bossanovistica era innegabile: il canto a mezza voce, le armonie sofisticate, il gusto per le liriche preziose.<br />
Ma in lui c&#8217;era molto di più, e in Brasile non avrebbero tardato ad accorgersene.<br />
<span id="more-16889"></span><br />
Francisco Buarque de Hollanda, in arte Chico, era nato a Rio de Janeiro nel 1944. Suo padre Sergio era un professore universitario, storico e sociologo, e lavorava anche come diplomatico. Chico, insieme ai suoi sei tra fratelli e sorelle, si ritrovò così a vivere in giro per il mondo. Soggiornò a lungo a Roma, dove giocava a pallone in Piazza Navona, davanti all&#8217;ambasciata brasiliana.<br />
In casa Buarque era normale incontrare poeti, intellettuali, filosofi, ma anche musicisti come Jobim, Baden Powell, Vinicius De Moraes. Fino all&#8217;adolescenza Chico sembrò interessato soprattutto al calcio (passione che conserva ancor oggi) e alla letteratura (è autore di tre romanzi, due dei quali tradotti in italiano), poi venne un tentativo poco convinto di studiare architettura e infine il suo esordio musicale.<br />
Fu un successo quasi immediato, e nel 1966 arrivò l&#8217;enorme cassa di risonanza di <em>A banda</em>, che lo lanciò nel firmamento della musica brasiliana.<br />
In quel periodo il Brasile cominciava a essere scosso dai fermenti della contestazione. Erano già attivi Roberto Carlos, Rita Lee, Gilberto Gil, Caetano Veloso, che avevano assorbito il rock, il beat britannico, i primi umori hippie. In mezzo a loro, Chico faceva la figura del tradizionalista, persino del reazionario.<br />
Eppure, a ben guardare, c&#8217;erano già i segni della personalità esplosiva che si sarebbe rivelata di lì a poco.</p>
<p>Intanto, Buarque era un ottimo chitarrista, un cantante già maturo e conosceva a fondo la storia della musica brasiliana, dallo <em>choro</em> al samba classico di Cartola e di Noel Rosa. Passioni che si erano arricchite con l&#8217;ascolto degli <em>chansonnier</em> francesi e dei cantanti americani come Paul Anka ed Elvis Preslay (molto del merito era della sorella Heloisa, meglio nota come Miucha, grande appassionata di musica, anche lei destinata a una luminosa carriera musicale al fianco di João Gilberto, Tom Jobim e Vinicius De Moraes).<br />
E poi c&#8217;erano i testi di Chico, il suo vero punto di forza. Per spiegarmi meglio, faccio un esempio: i ritratti di donna.<br />
Le donne sono onnipresenti nella bossa nova, dalla <em>Garota de Ipanema</em> in giù: ma sono sempre donne lontane, esili <em>senhal</em> amorosi filtrati dall&#8217;occhio del poeta.<br />
Prendiamo ad esempio <em>O amor em paz</em>, uno dei più bei brani di Jobim e De Moraes:</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ocY-NmxpZvg&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Io amai<br />
e amai ahimé molto più<br />
di quanto avrei dovuto amare<br />
e piansi,<br />
al sentire che avrei sofferto<br />
e mi sarei disperato</p>
<p>Fu allora<br />
che dalla mia infinita tristezza<br />
arrivasti tu.<br />
Incontrai<br />
in te la ragione per vivere<br />
e per amare in pace<br />
e non soffrire più,<br />
mai più.</p>
<p>Perché l&#8217;amore è la cosa più triste<br />
quando svanisce&#8230;</p>
<p>Qui la donna è un vago fantasma privo di volto, un sogno di tepore materno, una regressione al grembo caldo e protettivo.<br />
Oppure <em>Este seu olhar</em>: </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bEl-wAN95N0&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Questi tuoi occhi<br />
quando incontrano i miei<br />
parlano di cose che non posso credere.<br />
Dolce è sognare e pensare che a te<br />
io piaccio come tu piaci a me.</p>
<p>Ma l&#8217;illusione<br />
quando svanisce<br />
fa male nel cuore di chi sognò<br />
sognò troppo.</p>
<p>Ah, se potessi capire<br />
ciò che dicono i tuoi occhi.</p>
<p>Ancora una volta, la donna è poco più che un&#8217;apparizione sfumata, un mistero, una languida fantasticheria.<br />
Non dimentichiamo che la bossa nova fu l&#8217;espressione della <em>jeunesse dorée</em> di Rio de Janeiro: ragazzi di buona famiglia, appassionati di jazz, con la macchina comprata dai genitori e l&#8217;appartamento a Ipanema, che passavano il tempo tra la spiaggia e i <em>flirt</em>. A fine anni Cinquanta, nel Brasile ottimista di Juscelino Kubitschek, lanciato verso la modernità e lo sviluppo economico, quella musica soffice e dolcemente malinconica era la colonna sonora ideale per le loro giornate e, soprattutto, per le loro notti di spensierata <em>bohème</em>.</p>
<p>E ora prendiamo <em>Carolina</em>, di Buarque. La canzone è del 1968. </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1WdBnOwqNRQ&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Carolina,<br />
nei tuoi occhi profondi<br />
serbi tanto dolore,<br />
il dolore di tutto questo mondo.<br />
Io ti ho spiegato che non vale la pena,<br />
che il tuo pianto non servirà a nulla,<br />
ti ho invitato a ballare,<br />
è ora, lo so, di cogliere l&#8217;occasione.</p>
<p>Là fuori, amore,<br />
è nata una rosa,<br />
tutto il mondo ha ballato il samba,<br />
una stella è caduta.<br />
E benché l&#8217;abbia mostrato sorridendo<br />
dalla finestra (ah, che bello)<br />
Carolina non ha visto.</p>
<p>Carolina,<br />
nei tuoi occhi tristi<br />
serbi tanto amore,<br />
l&#8217;amore che non esiste più.<br />
Benché ti abbia avvisato che finirà,<br />
di tutto ti diedi per accettare,<br />
cantai mille versi per farti piacere,<br />
ora non so come spiegare.</p>
<p>Là fuori, amore,<br />
una rosa è morta,<br />
una festa è finita,<br />
la nostra barca è partita.<br />
E benché io gliel&#8217;abbia mostrato,<br />
il tempo passò nella finestra<br />
e solo Carolina non vide.</p>
<p>La differenza, come cantava De Gregori, salta agli occhi.<br />
Carolina è una donna che ha lasciato inaridire la sua vita. Ha guardato il mondo da una finestra, ha perso l&#8217;occasione di amare e ora appassisce tristemente. È lei a dominare la canzone, con i suoi occhi profondi e il suo rifiutarsi alla felicità. Un ritratto dolente, vero, anche se presentato con l&#8217;eleganza e l&#8217;<em>understatement</em> tipici di Chico.<br />
Ecco, questi sono i protagonisti delle sue canzoni: persone di tutti i giorni, che soffrono e lottano per tirare avanti. Anche <em><a href="http://ruminazioni.blogspot.com/2009/03/saudade.html">La banda</a></em>, che conosciamo nella versione allegra e festaiola di Mina, nell&#8217;originale rivela tutto un altro spessore. E poi c&#8217;è <em>Pedro Pedreiro</em>, uno dei ritratti più amari e penetranti usciti dalla sua penna.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/XitmcH8zjSk&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Insomma, quel ragazzo colto e educato era tutt&#8217;altro che innocuo. E ben presto tutti se ne sarebbero accorti. Anche quelli a cui canzoni del genere non facevano affatto piacere.</p>
<p>*</p>
<p><small>continua</small></p>
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