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	<title>Chiesa &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La stanza del disordine (lettera aperta a un Curato carrucese)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 09:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gian Balsamo Gentile Signor Curato: ci ricordiamo di tanti Curati a Carrù. Di nome, però, ricordo solo un suo successore: Don Luigino, che creò il Carnevale dei Cuori in festa, e s’è lasciato dietro tanto affetto in paese, meritato a parer mio. Ma, di fatto, ricordo molto meglio Lei, Signor Curato, sebbene, mi perdoni, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gian Balsamo</strong></p>
<p>Gentile Signor Curato:</p>
<p>ci ricordiamo di tanti Curati a Carrù. Di nome, però, ricordo solo un suo successore: Don Luigino, che creò il Carnevale dei Cuori in festa, e s’è lasciato dietro tanto affetto in paese, meritato a parer mio. Ma, di fatto, ricordo molto meglio Lei, Signor Curato, sebbene, mi perdoni, abbia scordato il suo nome. Penso che molti dei miei coetanei di Carrù la identificheranno facilmente. Lei era alto e smunto e, strano manierismo, nei locali dell’Azione Cattolica ci diceva sempre: “spengi la luce,” invece di <em>spegni</em>. E uno alla volta, non l’avrà dimenticato, ci portava a turno nella Stanza del Disordine della Casa Canonica, la stanza immediatamente a destra della porta d’entrata. Oggi le scrivo per spiegarle la maniera in cui Lei mi indusse a lasciare Carrù. Mentirei se sostenessi che mi accingo a raccontarle l’unica ragione per cui me ne sono andato dal paese natale. Ma dopo aver letto questa lettera, dovrà riconoscere che Lei mi privò di alternative: rimanendo a Carrù, ero destinato a morire di fame.</p>
<p>Oggi comprendo che, per ragioni di censo, e anche in quanto ero il perenne primo della classe, ero un intoccabile, e infatti Lei mi toccò proprio poco nella Stanza del Disordine. Non ricordo altro che carezze sulle mie gambe nude; a quei tempi portavamo tutti pantaloncini esageratamente corti. È vero che potrei avere scordato altri dettagli, ma non lo credo; la moda di disseppellire memorie rimosse ha fatto scalpore qualche anno fa, devastando le vite di tanti suoi confratelli, però non mi pare che questo tipo di ricordo vada cercato col lumicino. Non so nemmeno fin dove Lei si spingesse con gli altri bambini.</p>
<p>Sono diventato scrittore anche grazie a Lei, perché mi ha aiutato a scoprire, intorno agli otto anni o giù di lì, la trama del triangolo amoroso. Questa stessa trama l’avevo vista rappresentata nei film proiettati al Cinema Moderno di mio nonno Francesco, ma ero troppo giovane per capirla. Poi un giorno, nella Casa Canonica, l’ho vissuta in prima persona, pur continuando a non comprenderla. Era d’estate? Lo penso, perché noi bambini trascorrevamo interi pomeriggi nella Casa Canonica. Non saprei dire perché, in quei giorni, venissimo nella Casa Canonica invece che nei locali dell’Azione Cattolica, nostra destinazione naturale, dove avevamo il ping-pong per giocare, il calciobalilla, etc. Forse i locali dell’Azione Cattolica erano in fase di costruzione o di ristrutturazione? È probabile. Fatto sta che, giorno dopo giorno, Lei ed io ci appartavamo nella Stanza del Disordine, dove mi prendeva in braccio e, canticchiando, mi accarezzava le gambe nude. Il senso di amore paterno e il conforto che mi comunicavano quelle sue carezze erano uno stimolante irresistibile. Tanto che ogni nuovo giorno anelavo a quei nostri abbracci; illuminavano le mie giornate.</p>
<p>Poi venne il giorno in cui la vidi avviarsi verso la stanza del disordine in compagnia di un altro bambino. In uno sprazzo, la mia mente infantile fu in grado di eseguire la semplice equazione: Stanza del Disordine uguale abbraccio. Ma non fui in grado di eseguire l’altra equazione, altrettanto evidente: 1 + 1 = 2. Così, terzo incomodo, vi seguii entrambi. La porta della Stanza del Disordine era già chiusa quando la raggiunsi. La spalancai. Al mio apparire sulla soglia, non solo lessi il cruccio colpevole sul suo viso, Signor Curato, ma anche la sorpresa indispettita sul viso del bambino al suo fianco. E vidi anche, in un lampo (come se fossi nella posizione privilegiata di un dio o d’un narratore onnisciente), i muscoli del mio viso contrarsi nell’espressione di un sentimento che non mi era per niente familiare, e di cui non conoscevo nemmeno il nome, credo: la gelosia. Avevo forse otto anni, e scoprivo in quel momento, in anticipo su ogni esperienza di delusione amorosa, il potere evocativo di una delle trame letterarie più comuni: il tradimento amoroso. È la trama che conosco meglio fin dall’infanzia, ma al tempo di questo incidente non potevo raccontarla ad altri che a me stesso. Mi bastava chiudere gli occhi per veder scorrere, come in un film, la sequenza delle scene: lei che cammina con un intruso al fianco; io che vi seguo, trovo la porta chiusa, la spalanco e compaio sulla soglia&#8230;</p>
<p>Questa esperienza mi ha facilitato, più tardi, nella scoperta del potere evocativo di tante altre trame: l’invidia, l’ambizione, la brama, la paura, la nostalgia, il desiderio. Le ho sfruttate tutte, una ad una, nei romanzi che ho firmato col nome di Luigi Ferdinando Dagnese. Ma la trama della mia gelosia di quel giorno lontano non l’avevo mai raccontata, finora.</p>
<p>Oh, Signor Curato, perché mi ha tradito?</p>
<p>È a causa sua, Signor Curato, che non sarei potuto sopravvivere a Carrù. Sulla porta della Chiesa Parrocchiale venivano affissi settimanalmente i titoli dei film mostrati nel Cinema Moderno di mio nonno Francesco, ed ogni titolo era seguito dal grado di peccato, veniale o mortale, di cui si sarebbe macchiato lo spettatore. I grandi film che hanno lasciato una traccia indelebile sulla cultura nazionale e internazionale, da <em>Otto e mezzo</em> di Fellini all<em>’Avventura </em>di Antonioni, provocavano immancabilmente peccati mortali. Ma Lei mi insegnava che non faceva molta differenza, che io li vedessi o no, quei film. C’era ben altro, a lordare la mia anima: nel proiettare quei film a pagamento, la mia famiglia <em>vendeva il peccato</em>. Un giorno, lo ricordo come se fosse ieri, alcuni bambini scrissero il proprio nome e cognome su una parete posticcia, in compensato, nei locali dell’Azione Cattolica. Quando io manifestai il desiderio di imitarli, Lei si limitò a chiedermi: “Il tuo nome, Balsamo, qui?” Ricordo specialmente il sorriso, un po’ crudele, un po’ ottuso, con cui mi disse queste parole.</p>
<p>Bambino cattolico irreprensibile, sentivo che era compito mio espiare la vendita del peccato per conto di tutti quanti i miei famigliari. E ce n’erano davvero tanti, di colpevoli da redimere, oltre a Nonno Francesco: la famiglia di mio padre Agostino, il droghiere, e quelle dei suoi due fratelli Domenico e Franco. Il cibo che i miei genitori, mia sorella ed io mangiavamo a tavola, nel retro della drogheria, era acquistato con i frutti di proventi immondi; ogni boccone, dunque, mi spingeva nello stomaco un’oncia di peccato. E il peccato  ̶  immagino che Lei lo sappia bene, Signor Curato  ̶  è indigesto. A fasi alterne, smisi di mangiare oppure ridussi i miei pasti, per così dire, all’osso. Espiavo. I miei coetanei dovettero rinunciare a chiamarmi “ciccione,” perché pienotto, sì, lo ero stato, ma non lo ero davvero più. Digiunavo e mortificavo la carne alla maniera, senza rendermene conto, dei primi eremiti cristiani d’Egitto e di Palestina. Sono diventato un mistico perché, grazie a Lei, non potevo più considerarmi cattolico.</p>
<p>Ma, Signor Curato, se ero degno di sederle in grembo, non sarei stato anche degno di sedere in grembo a San Pietro?</p>
<p>È certo che sarei finito male, se avessi speso il resto della mia vita  a Carrù. Già a vent’anni sapevo che, per salvarmi dall’anoressia, sarei dovuto scappare dalle case e dalle strade che avevano visto crescere e radicarsi in me quel complesso assurdo. Anche Lei è scappato da Carrù, mi risulta, o meglio, venne rimosso precipitosamente dalle proprie mansioni di Curato. La fuga da Carrù m’è costata sacrificio ma m’è anche valsa avventure impagabili. Lo racconto, se le interessa, nella “Lettera a mio figlio” che ho appena pubblicato, a mo’ di introduzione alle mie memorie carrucesi, in <em>Amori, americhe e amarezze</em>. E Lei come se l’è cavata, dopo Carrù? Dov’è finito?</p>
<p>Mi creda, Sinceramente,</p>
<p>Gian Balsamo</p>
<p><em>ricevo questo testo da Balsamo, e lo posto volentieri; lui stesso, nella lettera di presentazione, lo definisce &#8220;un artefatto letterario che sostituisce l’ironia al legalismo e al rancore&#8221;; GS</em></p>
<div>
<p>(Gian Balsamo ha pubblicato di recente un memoir, “Carrù,” in <em>Amori, americhe e amarezze</em> a cura di Danilo Manera (Araba Fenice, 2012). È autore di <em>Lettera alla venere in pelliccia</em> (BdV, 1993) e <em>Joyce’s Messianism</em> (University of South Carolina Press, 2004). Vive a Palo Alto in California.)</p>
<div></div>
<p><em><br />
</em></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>APPELLO PER UN NUOVO RISORGIMENTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 05:00:10 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Lo stato nazionale italiano è il frutto di un vasto (a dispetto di quel che si insinua) movimento di idee e di passioni, il cui minimo comune denominatore, oltre che la liberazione dall’invasione straniera, era l’aspirazione alla libertà individuale e alla dignità della persona: il Risorgimento. La crisi attuale di questa nostra Nazione, della quale festeggiamo ora il 150° compleanno, è sotto gli occhi (e la penna) di tutti. Ed è ormai chiaro che una sua rinascita, in continuità con i valori risorgimentali, gli stessi che hanno ispirato la liberazione dal fascismo, e dalla quale è nata la Costituzione, non potrà realizzarsi nel quadro della politica attuale. Né questa sinistra catalettica né questa destra adulterata (non sto negando le differenze tra destra e sinistra, non mi si fraintenda), sapranno proporre una qualsivoglia soluzione, senza un risveglio e il pungolo di una larga banda di cittadini, senza l’intervento trainante di individui che si battano per quegli stessi ideali dai quali è nato il nostro stato unitario e indipendente. Mi permetto insomma, dall’alto della mia abissale ingenuità di narratore (non ignara tuttavia di quanto è stato scritto nel corso di due secoli sul carattere degli italiani, e quindi scientemente velleitaria, ma alla luce di qualche recente sintomo forse anche realista), di vagheggiare un nuovo Risorgimento.</p>
<p>Gli attori principali di tale nuovo Risorgimento, che per comodità chiamo “noi”, saranno i seguenti:</p>
<p>1) le donne a cui ripugna l’avvilimento mercificato del corpo femminile propugnato dal Presidente del Consiglio e dai suoi seguaci, e che non intendono avallarlo in alcun modo; il loro Risorgimento consisterà nel rifiutarsi di assistere all’offesa quotidiana e rituale della loro dignità più intima, spegnendo la televisione al primo scosciamento o decerebramento vaginale, e impedendo ai loro congiunti e familiari di sesso maschile di fruirla; e naturalmente facendolo sapere, dispiegando per esempio alla finestra un drappo rosa: chi passerà capirà; sappiano far capire che questa loro lotta, beninteso estesa alle strade e ai luoghi di lavoro, è in difesa della loro libertà, anche appunto sessuale, di cittadine e di donne per nulla inibite;<span id="more-38422"></span></p>
<p>2) i cattolici scioccati dall’inscusabile amoralità e machiavellismo della Chiesa nei confronti di chi detiene il potere e ne abusa per loschi fini personali; questi credenti denuncino gli interventi e le pratiche agli antipodi dei valori fondamentali della religione in cui credono, e perpetrate nell’unico fine di fortificare il dominio temporale della Chiesa; consci che i patrioti del Risorgimento non erano anticattolici e antireligiosi (come viene ripetuto), ma anzi per la stragrande maggioranza cattolici liberali o democratici, lottino come hanno fatto i loro predecessori contro l’arroganza clericale e per il libero arbitrio di ogni cittadino (cattolico o non cattolico); senza dimenticare che la Chiesa ha demonizzato e avversato per decenni i valori di libertà che oggi riteniamo sacrosanti, forzino – nell’interesse il clero a non immischiarsi nella conduzione della Nazione laica, laica e variegata, alla quale appartengono;</p>
<p>3) gli insegnanti che reputano (lo hanno imparato studiando la storia), che il Risorgimento, con i suoi limiti (non maggiori di quelli dei vari percorsi verso le grandi democrazie), è stata una tappa fondamentale e bella della nostra storia, che ha permesso alla nostra nazione di costituirsi in Stato nazionale liberale, attutendo in tempi molto rapidi la macroscopica arretratezza sociale e economica, e aprendo la via alla libertà degli individui e all’uguaglianza di opportunità di cui godiamo ora, dopo l’intermezzo fascista; ma anche i presidi, e tutti quelli che lavorano nell’insegnamento e che ritengono che la scuola pubblica sia fondamentale per imparare a vivere assieme, e per creare uno zoccolo di valori e di comportamenti sociali condivisi, così come la coscienza di appartenere a una stessa comunità nazionale; tutte queste persone denuncino le interessate falsità che si dicono sul Risorgimento, e sappiano che siamo riconoscenti nei loro confronti: si battano giorno per giorno per denunciare e osteggiare il degrado delle scuole;</p>
<p>4) i magistrati, ma anche gli avvocati e tutti coloro che fanno andare la macchina certo perfettibile della giustizia, che ora con finalità pretestuose si sta cercando di piegare alle necessità di una casta corrotta, come era regola prima del Risorgimento; queste persone scioperino, paralizzino completamente i tribunali, prendendo però il tempo di spiegare ai loro concittadini (noi) perché lo fanno, evitando di ragionare e di inalberarsi come una casta opposta a un’altra casta; continuino a battersi con la coscienza e l’orgoglio di aver rappresentato negli ultimi anni il più efficace baluardo di resistenza della democrazia sorta sulla scia del Risorgimento (e dalla sua naturale appendice, la Resistenza);</p>
<p>5) i precari giovani e non più tanto giovani, asserviti e umiliati, e ricattati per anni con contratti offensivi per la loro dignità e negativi per lo stesso buon svolgimento delle mansioni per le quali sono assoldati; che non si battano solo per avere un posto fisso, il loro personale (e tombale) posto fisso, ma per un trattamento dignitoso, per avere reali opportunità future, per poter esprimere la loro intelligenza e le loro capacità e le loro speranze, per essere valutati in base ai loro meriti; osino denunciare i soprusi e i favoritismi e le meschinità, biasimino apertamente l’asservimento, senza paura di essere cacciati, senza timore di pagare personalmente, o di dover emigrare, e ricordandosi che i protagonisti del Risorgimento, ai quali dobbiamo la nostra libertà e la nostra uguaglianza, avevano la loro età, e si sono battuti per gli stessi fini;</p>
<p>6) il Presidente della nostra Repubblica: sia ben cosciente delle responsabilità eccezionali che si ritrova sulle spalle; insorga con tutti i poteri che gli dà il suo ruolo contro la riesumazione dei privilegi di casta e delle limitazioni della libertà individuale per le quali hanno lottato gli artefici (anche istituzionali) del Risorgimento; tenga ben presente che il rischio di incappare in situazioni di conflitto tra istituzioni è minore di quello di non essere più un riferimento morale e istituzionale per i cittadini italiani, e che lo Stato venga identificato, come avveniva prima del Risorgimento, come il giardino privato dei più ricchi e dei più forti (i quali non a caso sminuiscono e dileggiano il Risorgimento), perdendo ogni credibilità e ogni legittimità;</p>
<p>7) i giornalisti che per frequentazione dei media degli altri paesi democratici sono coscienti dell’umiliante sudditanza nel quale s’è cantonata la loro professione; queste persone si ribellino, denuncino le distorsioni e le pressioni, si battano, a costo di farsi licenziare e di bussare altrove, o di essere perseguitati, per dare un’informazione oggettiva e critica e non soggiogata al potere più indifferente al bene collettivo; non perdano di vista che in ogni stato democratico l’informazione rappresenta il più grande antidoto contro le ingiustizie e contro i soprusi dei potenti;</p>
<p>8) gli italiani di origine straniera che sono in Italia, i quali con il loro lavoro contribuiscono alla prosperità del paese, e che sono trattati come cittadini di secondo rango, vittime di scoperte politiche razziste, e additati come responsabili delle disfunzioni derivate del malgoverno; si battano per i diritti e l’uguaglianza che la Costituzione garantisce loro, siano fieri dell’energia e delle culture che apportano a un paese dimentico del proprio passato e ripiegato su se stesso, e sappiano che le loro aspirazioni all’uguaglianza e alla fratellanza, le stesse che hanno fondato il paese che è ora il loro, il nostro, saranno fondamentali per mantenerne viva la democrazia;</p>
<p>9) gli italiani dell’ignorata diaspora intellettuale (i musicisti, i pittori, i ballerini, tutti gli altri artisti, i matematici, gli altri uomini di scienza, gli universitari, i ricercatori, i tecnici, gli architetti…), diaspora che il crescente degrado ingrosserà ancora, ma anche della diaspora non intellettuale (tutti quelli che sono andati per trovare lavoro, per sentirsi più liberi e meglio); tutte queste persone non sottomesse, e consce della vivifica apertura internazionale nella quale è germinato il Risorgimento, trovino il modo di far sapere che ci sono, e che pur essendo scappate sono attaccate ai destini del loro paese, e intendono avere voce in capitolo: creino blog e gruppi sulla rete, scrivano ai giornali e ai partiti, tempestino di lettere i ministeri che avrebbero dovuto occuparsi di loro, denuncino ai media nazionali e esteri la situazione che li ha fatti fuggire, sconfessino le bugie dei governanti (e il dilettantismo storiografico antirisorgimentale), aiutino chi ne ha bisogno a trovare un rifugio temporaneo;</p>
<p>10) i cittadini che vivono nelle zone dove la criminalità organizzata detta legge o anche solo sta ora dilagando: sappiano che la loro libertà personale e la loro dignità, quelle stesse garanzie perseguite dal Risorgimento, dipendono dalla capacità dello stato nazionale di debellare le strutture violente che li soggiogano e umiliano; lottino contro la corruzione dei politici, sappiano che senza di loro la giustizia non può vincere; i cittadini che vivono dove politicanti ignari della storia (che falsificano a proprio uso e consumo) e dei valori risorgimentali predicano velleitarie e irrealistiche secessioni, denuncino le corrotte reti di dominio che questi hanno costruito, smascherino le menzogne (e l’odio razziale) che coprono l’inadeguatezza ad affrontare i veri problemi in un mondo globalizzato; tutte queste persone non dimentichino che la forza vincente del Risorgimento è stata quella di unire gli ideali di giustizia e fratellanza alle preoccupazioni economiche: da lì è venuta la relativa (rispetto alla situazione precedente) prosperità;</p>
<p>11) gli studiosi e i tecnici dell’ambiente e i semplici amanti della natura: dedichino una parte del loro tempo a osteggiare la rapace distruzione del paesaggio, denuncino le costruzioni abusive, si oppongano alle cementificazioni inutili e agli sfruttamenti irreversibili o anche solo, come molte associazioni già fanno, alla caccia di frodo; non dimentichino che il paesaggio è la nostra principale ricchezza, sappiano che la loro battaglia è per il bene di tutti, e che la riteniamo essenziale.</p>
<p><em>[una versione abbreviata di questo testo esce sul quotidiano &#8220;Trentino&#8221; del 17.03.11]</em></p>
<p><em><strong>[l&#8217;immagine: Mattia Paganelli (1985)]</strong><br />
</em></p>
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		<title>150 anni di memorie divise – Dialogo del Centro TraMe con John Foot</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 12:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
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		<category><![CDATA[anomalia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura del Centro TraMe John Foot ha dedicato e dedica tuttora le sue ricerche al nostro paese e alla sua storia recente nei suoi vari aspetti: dallo sport (Calcio 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l’Italia) alla storia delle città italiane (Milano dopo il miracolo. Biografia di una città) fino all’analisi delle vicende [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT">a cura del <a href="http://centrotrame.wordpress.com/"><strong>Centro TraMe</strong></a></p>
<p lang="it-IT"><em>John  Foot ha dedicato e dedica tuttora le sue ricerche al nostro paese e  alla sua storia recente nei suoi vari aspetti: dallo sport (</em>Calcio  1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l’Italia)<em> alla storia delle  città italiane (</em>Milano dopo il miracolo. Biografia di una città<em>) fino  all’analisi delle vicende politiche. Nel 2009 ha pubblicato il libro </em>Fratture d’Italia<em>, in cui racconta le “memorie divise” sviluppatesi  attorno agli eventi più importanti della storia del paese – dalla Prima  Guerra mondiale fino agli anni di piombo – a partire dall’analisi di  varie pratiche di memoria (targhe, monumenti, anniversari e  commemorazioni).</em></p>
<p>[Nei mesi scorsi su <em>AlfaBeta2</em> Slavoj Zizek e Alexander Stille hanno parlato dell’“anomalia Italia”. E  su questa espressione è ritornato qualche settimana dopo Donald Sassoon  sul <em>Sole24Ore</em>. Lei  stesso apre il suo <em>Modern Italy</em> (2003) citando Peter Lange: “Che cosa rende l’Italia un caso di difficile classificazione?”.  Tutto sommato gli inglesi a volte discutono ancora su quale nome usare  per designare la loro nazione e per decenni hanno fatto i conti con  l’IRA; gli spagnoli elaborano ancora il doloroso passato franchista,  cercano di gestire forti spinte secessionistiche interne e qualche  settimana fa hanno ricordato i trent’anni dall’ultimo tentato golpe  militare; il Belgio sta attraversando una profondissima crisi politica  che ne minaccia la stessa esistenza. E infine la riunificazione della  Germania non sembra essere andata di pari passo con quella dei  tedeschi.]</p>
<p lang="it-IT"><strong>Allora, a 150 anni dall’unità, in che senso l’Italia rimane tra le nazioni europee l’anomalia di “difficile classificazione”? </strong></p>
<p>L&#8217;intervista continua <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/03/15/150-anni-di-memorie-divise-dialogo-del-centro-trame-con-john-foot/"><strong>qui</strong></a>.</p>
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		<title>La Chiesa e la bioetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 20:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Vito Mancuso Le gerarchie cattoliche sottolineano spesso che i loro interventi sui temi bioetica sono condotti sulla base della ragione e riguardano temi di pertinenza della ragione, legati alla vita di ognuno, non dei soli cristiani. Per questo, aggiungono, tali interventi non costituiscono un`ingerenza negli affari dello stato laico. Scrive per esempio il recente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Vito Mancuso</strong> </p>
<p>Le gerarchie cattoliche sottolineano  spesso che i loro interventi sui temi  bioetica sono  condotti sulla base della ragione e  riguardano temi di pertinenza della ragione,  legati alla vita di ognuno,  non dei soli cristiani. Per questo,  aggiungono, tali interventi non costituiscono  un`ingerenza negli affari  dello stato laico. Scrive per  esempio il recente documento Dignitas  persone che la sua affermazione  a proposito dello statuto dell`embrione  è «riconoscibile come  vera e conforme alla legge morale  naturale dalla stessa ragione» e che quindi, in quanto tale, «dovrebbe  essere alla base di ogni ordinamento giuridico».  Allo stesso modo molti politici cattolici rimarcano nei loro  interventi sulle questioni bioetiche  che parlano non in quanto cattolici ma in quanto cittadini.<span id="more-15778"></span> Va  quindi preso atto che le posizioni  cattoliche sulla bioetica, sia nel metodo  sia nel contenuto, si propongono  all`insegna della razionalità. Se questo è vero, se si tratta davvero di argomenti di ragione per i  quali «mestier non era parturir Maria»  (Purgatorio III,39), allora le posizioni della Chiesa gerarchica sulla  bioetica sono perfettamente criticabili da ogni credente. L`esercizio  della ragione è per definizione laico, non ha a che fare con l`obbedienza della fede e il principio di autorità.  Chi ragiona, convince o non convince per la forza delle argomentazioni, non per altro. Per questo  vi sono non-credenti che approvano  gli argomenti razionali delle gerarchie convinti dalla coerenza  del ragionamento, per esempio  gli atei devoti.  </p>
<p>Ma sempre per questo vi  sono credenti che, non  convinti dal ragionamento,  non approvano  tutti gli argomenti razionali delle gerarchie  in materia di bioetica. Deve  essere chiaro quindi (se davvero la   base dell`argomentazione magistrale  è la ragione) che la posizione  critica di alcuni credenti verso il magistero  bioetico è del tutto legittima.  Se la gerarchia gradisce la convergenza  degli atei devoti in base alla  sola ragione, allo stesso modo, sempre  in base alla sola ragione, deve accettare  (se non proprio gradire) la divergenza di  alcuni credenti, peraltro  non così pochi e privi di autorevolezza.  Sempre che, ovviamente, le  gerarchie non pensino che la razionalità  valga solo &#8220;fuori&#8221; dalla Chiesa  e non anche al suo interno, dove vale  invece solo l`autorità, istituendo  una specie di disciplina della doppia  verità. E sempre che le medesime gerarchie  amino davvero la razionalità  e che il richiamarsi ad essa non sia invece  un trucco tattico (come io credo  non sia).  In realtà nessuno può chiedere  obbedienza sugli argomenti di ragione  perché l`obbedienza viene da  sé, come di fronte a un risultato di  aritmetica o a una norma morale  fondamentale. </p>
<p>Per questo io penso  che agli argomenti di ragione occorrerebbe  lasciare maggiore duttilità,  visto che la ragione, da che mondo è  mondo, esercita il dubbio, soppesa i  pro e i contro, e per questo vede grigio  laddove invece altri (che non  amano la calma della ragione ma  forme più nervose di autorità) vedono  solo bianco o solo nero. Intendo  dire che proprio il richiamo alla ragione  da parte delle gerarchie cattoliche  dovrebbe indurre a una maggiore  relatività del proprio punto di  vista di fronte alla complessità dell`inizio  e della fine della vita alle prese  con le possibilità aperte dal progresso  scientifico.  La cautela è tanto più auspicabile  se si prende atto della storia. La Chiesa  dei secoli scorsi infatti non è stata  in grado di interpretare sapientemente  l`evoluzione sociale e politica  dell`occidente, finendo per condannare  pressoché tutte quelle libertà  democratiche che ora, invece, essa stessa riconosce: libertà di stampa,  libertà dì coscienza, libertà religiosa  e in genere i diritti delle democrazie liberali. Allo stesso modo, a mio avviso, le odierne posizioni della gerarchia  corrono il rischio di non capire la rivoluzione in atto a livello biologico, respinta con una serie di intransigenti  no, pericolosamente simili a quelli pronunciati in epoca preconciliare  contro le libertà democratiche. Ora io mi chiedo se tra cento anni i principi bioetici affermati oggi  con granitica sicurezza dalla Chiesa  saranno i medesimi, o se invece finiranno per essere rivisti come lo sono  stati i principi della morale sociale. Siamo sicuri che la fecondazione assistita (grazie alla quale sono venuti   al mondo fino ad oggi più di 3 milioni di bambini,  di cui centomila in ltalia) sia contraria al volere di Dio? </p>
<p>Siamo sicuri che l`uso del preservativo  (grazie al quale ci si protegge dalle malattie infettive e si evitano aborti) sia contrario al volere di Dio? Siamo sicuri che il voler morire in modo naturale senza prolungate dipendenze da macchinari, compresi sondini nasogastrici, sia contrario al volere  di Dio? E per fare due esempi concreti legati a precise persone: siamo sicuri che si sia interpretato bene il  volere di Dio negando i funerali religiosi a Piergiorgio Welby perché rifiutatosi di continuare a vivere dopo anni legato a una macchina? E siamo sicuri che si sia interpretato il volere di Dio chiamando &#8220;boia&#8221; e &#8220;assassino&#8221; il signor Englaro, salvo poi aggiungere, non so con quale dignità, di pregare per lui?  Mi chiedo se tra cento anni (e spero  anche prima) i papi difenderanno il principio di autodeterminazione  del singolo sulla propria vita biologica,  così come oggi difendono il principio di autodeterminazione del singolo  sulla propria vita di fede (la quale  peraltro per la dottrina cattolica è sempre stata più importante della vita biologica). Se si riconosce alla persona la libertà di autodeterminarsi  nel rapporto con Dio, come fa  la Chiesa cattolica a partire dal Vaticano  II, quale altro ambito si sottrae  legittimamente al principio di autodeterminazione?  </p>
<p>Non ci possono essere dubbi a mio avviso che questo principio vada esteso anche al rapporto del singolo con la sua biologia. I cattolici intransigenti che oggi parlano della libertà di autodeterminazione definendola &#8220;relativismo  cristiano&#8221; dovrebbero estendere l&#8217;accusa al Vaticano II il quale afferma  che «l`uomo può volgersi al bene  soltanto nella libertà» (Gaudium et  spes 17). La realtà è che non è possibile  nessuna adesione alla verità se  non passando per la libertà. È del tutto  chiaro per ogni credente che la libertà  non è fine a se stessa, ma all&#8217;adesione al bene e al vero; ma è altrettanto chiaro che non si può dare adesione  umana se non libera. Dalla libertà che decide non è possibile esimersi, e questo non è relativismo, ma è il cuore del giudizio morale. </p>
<p><em>pubblicato su &#8220;La Repubblica&#8221;, 9.3.2009</em></p>
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		<title>No alla legge-tortura. Sì al testamento biologico. Tutti a Piazza Navona sabato 21 febbraio ore 15</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 16:00:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Appello di Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà: &#8220;La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Appello di <strong>Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D&#8217;Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi, Stefano Rodotà:</strong></p>
<p>&#8220;<strong>La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive.</strong> Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale.<br />
Pur di imporre questa legge khomeinista, Berlusconi ha dichiarato che intende sovvertire la Costituzione repubblicana. E’arrivato ad oltraggiare una delle costituzioni più democratiche del mondo, la nostra, definendola “filosovietica”, mentre non perde occasioni per elogiare il suo “amico Putin”, ex-dirigente del Kgb. <strong>Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.</strong><br />
Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e <strong>pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini, a Roma, a piazza Navona, sabato 21 febbraio alle ore 15.</strong>Passa parola, la democrazia dipende anche da te&#8221;.</p>
<p><strong>FIRMA L&#8217;APPELLO</strong>: http://www.micromega.net</p>
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		<title>Se non ora, quando&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 10:26:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Evelina Santangelo e sottoscritto da tutta Nazione Indiana Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230; Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-14226" title="beppino_big" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/beppino_big.jpg" alt="beppino_big" width="401" height="175" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/beppino_big.jpg 401w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/beppino_big-300x130.jpg 300w" sizes="(max-width: 401px) 100vw, 401px" /></p>
<p>di <strong>Evelina Santangelo</strong> e sottoscritto da tutta <strong>Nazione Indiana</strong></p>
<p>Abbiamo assistito all’arroganza di chi crede di possedere La Verità e la utilizza come una mannaia contro chi ha un’idea diversa, più interlocutoria più perplessa più umana, di verità&#8230;</p>
<p>Abbiamo assistito all’indifferenza e alla ottusa presunzione con cui figure istituzionali hanno tentato di schiacciare il diritto sulla base di «convinzioni giuridiche etiche e legislative», come ha dichiarato il governatore Formigoni, incuranti del fatto che le convinzioni non possono in alcun modo sostituirsi al diritto.</p>
<p>Abbiamo assistito alla spregiudicatezza con cui la Chiesa e i suoi prelati hanno violato la sacralità stessa della Parola (il verbo) mistificando la verità, ricorrendo a menzognere argomentazioni cliniche (come la presunta sofferenza della morte per disidratazione o la presunta «morte di fame e sete»), per corroborare posizioni di ordine etico-confessionale che, per quanto legittime, peccano di disonestà appunto, se si trincerano dietro alla menzogna.<span id="more-14225"></span></p>
<p>Abbiamo assistito alla leggerezza con cui quella stessa Chiesa ha usato (e continua a usare) pesi e misure diverse, se non addirittura logiche diverse, a seconda se si tratti di difendere il naturale corso del concepimento o l’innaturale interruzione di una morte.</p>
<p>Abbiamo assistito al cinismo con cui quella Chiesa e quei prelati hanno fatto strame della pietà dinanzi a un uomo, una figlia, una madre&#8230; dinanzi a una famiglia colpita da un lutto terribile e straziata da una scelta che dovrebbe consigliare, se non addirittura imporre, almeno la carità del silenzio.</p>
<p>Abbiamo assistito all’oscenità di malati (anzi, disabili) portati nelle piazze da associazioni cattoliche&#8230; come se la malattia o l’invalidità possano essere “bandiere” da esibire o brandire contro qualcuno o qualcosa, come se disabili e malati non fossero, prima ancora che disabili e malati, persone uniche e irriducibili libere di scegliere ognuno per sé, secondo diritti riconosciuti a tutti.</p>
<p>Abbiamo assistito alla presunzione con cui troppi si sono eletti a giudici di questo padre riservato, dallo sguardo dolente e severo, scagliando contro di lui, scompostamente, parole ottuse come pietre, («Vita» «Morte» «Coscienza») che, nella loro vuota genericità e disincarnata inconsistenza, fanno ancora più male a chi sperimenta quotidianamente un dolore così, una perdita tale.</p>
<p>Abbiamo assistito al disprezzo di ogni forma di  pudore da parte di un Presidente del Consiglio che si permette di barattare il destino di questa ragazza, di questo padre e di questa madre con il consenso del Vaticano al punto da dichiarare: «dobbiamo comunque cercare di non disattendere le istanze della Chiesa», incurante della laicità di uno Stato che, fino a prova contraria, non può e non deve essere succube di volontà, desideri, anatemi di nessuna Chiesa.</p>
<p>Adesso, quando sembrava che – nonostante una tale arroganza, una tale indifferenza, una tale ottusità, una tale spregiudicatezza, un tale cinismo, una tale oscenità, una tale presunzione, un tale disprezzo – fosse finalmente arrivato il momento del silenzio, della restituzione di questa figlia a questo padre e a questa madre perché si compia, come ha detto Peppino Englaro, «il percorso naturale della morte bloccato dai medici»&#8230; non è più possibile tollerare oltre!<br />
Non è più possibile permettere che vengano addirittura sovvertiti i fondamenti stessi della nostra Costituzione, che venga messa in discussione la legittimità del Presidente della nostra Repubblica, sommo garante della nostra Carta costituzionale! Non è più possibile tollerare che venga perpetrato un tale Abuso nei confronti stessi della nostra Democrazia nel silenzio connivente di tutti noi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Omosessuali ed esorcisti: un documentario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 06:36:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[anna paola concia]]></category>
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		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[ornella de zordo]]></category>
		<category><![CDATA[saverio tommasi]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
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					<description><![CDATA[[flv:http://movies13.arcoiris.tv/movies/users/Inchiesta_1_Lot_1764.flv 420 340] In &#8220;Guarire si deve: Chiesa ed omosessualità&#8221; &#8211; Saverio Tommasi e Ornella De Zordo documentano l&#8217;esperienza in un campo residenziale maschile, accompagnati da un prete esorcista che aiuterebbe a &#8220;guarire dall&#8217;omosessualità&#8221;. Qui il filmato su Arcoiris.tv in diversi formati anche ad alta risoluzione. Il video, inizialmente pubblicato su Youtube, è stato oscurato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>[flv:http://movies13.arcoiris.tv/movies/users/Inchiesta_1_Lot_1764.flv 420 340]</p>
<p>In &#8220;<a title="il documentario nel sito di Saverio Tommasi" href="http://www.saveriotommasi.it/video/inchieste/guarire-si-deve/">Guarire si deve: Chiesa ed omosessualità</a>&#8221; &#8211; Saverio Tommasi e Ornella De Zordo documentano l&#8217;esperienza in un campo residenziale maschile, accompagnati da un prete esorcista che aiuterebbe a &#8220;guarire dall&#8217;omosessualità&#8221;. Qui <a title="il documentario di Tommasi e De Zordo su chiesa ed onosessualità in alta definizione e vari formati" href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;d_op=getit&amp;id=10999">il filmato su Arcoiris.tv</a> in diversi formati anche ad alta risoluzione.<br />
<span id="more-12360"></span></p>
<p>Il video, inizialmente pubblicato su Youtube, è stato <a title="censura youtube, minacce querela" href="http://www.saveriotommasi.it/blog/cita-sul-sito.php?id=140">oscurato</a> per una presunta violazione dei termini di servizio, mentre una delle persone ritratte nel documentario ha annunciato di volersi <a title="la risposta ufficiale di youtube alla rimozione del documentario" href="http://www.saveriotommasi.it/blog/cita-sul-sito.php?id=142">rivalere</a> legalmente nei confronti degli autori. Il video è ora ospitato da <a title="il documentario Guarire si deve di Tommasi e De Zordo su Arcoiris.tv" href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&amp;d_op=getit&amp;id=10999">Arcoiris.tv</a>, a cui rimandiamo per la visione.</p>
<p>Qui di seguito l&#8217;interrogazione parlamentare di <a href="http://openpolis.it/politico/332704">Anna Paola Concia</a> il 24/11/2008:</p>
<p>Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell&#8217;interno, al Ministro per le pari opportunità.<br />
&#8211; Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<ul>
<li>secondo quanto denunciato ieri agli organi di stampa da Arcigay, risulta che nel nostro paese si tengono corsi volti a guarire dall&#8217;omosessualità;</li>
<li>secondo la stessa associazione, tali corsi applicano le cosiddette «<a title="la voce J. Nicolosi su wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Nicolosi#La_terapia_riparativa">teorie riparative</a>» ideate dal professor Joseph Nicolosi;</li>
<li>il fatto denunciato è riportato da un video reperibile al seguente indirizzo internet: <a href="http://www.arcigay.it/corsi-chiesa-per-guarire-gay-vergogna">http://www.arcigay.it/corsi-chiesa-per-guarire-gay-vergogna</a>;</li>
<li>sulla rete internet è possibile visitare diversi siti che millantano la possibilità di curare l&#8217;omosessualità, definendola «depravazione», «perversione», «anormale»: www.agapo.net, http://narth.com, www.lwitalia.com, www.gruppolot.it; http://omosessualitaeidentita.blogspot.com/search/«label»/Terapia%20riparativa;</li>
<li>l&#8217;uso delle «teorie riparative» è stato oggetto nel dicembre scorso di una accurata indagine giornalistica del quotidiano Liberazione, a cura del giornalista Davide Varì: questi, per ben sei mesi ha frequentato (50 euro a seduta) un equipe di psicologi e uno psichiatra cattolico Tonino Cantelmi, dimostrando inequivocabilmente che, in aperta violazione dell&#8217;ordine deontologico, alcuni psicologi sottopongono i propri pazienti a terapie riparative;</li>
<li>l&#8217;Associazione Americana degli Psichiatri (APA) ha cancellato l&#8217;omosessualità dall&#8217;elenco delle patologie fin dal 1973;</li>
<li>l&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, nella riunione plenaria del 17 Maggio 1990 ha depennato l&#8217;omosessualità dall&#8217;elenco delle malattie mentali, definendola una «variabile normale del comportamento umano»;</li>
<li>il presidente dell&#8217;Ordine degli Psicologi Giuseppe Luigi Palma ha preso le distanze da tali teorie riparative, affermando (cfr. quotidiano Liberazione del 9 gennaio 2008) che: «lo psicologo non può prestarsi ad alcuna &#8220;terapia riparativa&#8221; dell&#8217;orientamento sessuale di una persona»;</li>
<li>il codice deontologico degli psicologi, infatti, «nell&#8217;esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all&#8217;autodeterminazione ed all&#8217;autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall&#8217;imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità»;</li>
<li>è di tutta evidenza che, non essendo l&#8217;omosessualità una malattia, ogni tentativo di curare gli omosessuali rappresenta una grave violazione del codice deontologico ed è evidentemente destinato a diffondere ed alimentare il pregiudizio e l&#8217;odio omofobico, abusando della credulità popolare -:</li>
<li>quali iniziative intenda adottare il Governo perché vengano rispettati i codici deontologici anche da quei medici e da quegli psicologi che sottopongono i propri pazienti omosessuali a improbabili tentativi di guarigione;</li>
<li>quali provvedimenti intenda adottare il Governo per porre fine alla diffusione di false notizie in ordine alla possibilità di guarire dalla omosessualità, che possono abusare della credulità popolare, inducendo i cittadini a credere che l&#8217;omosessualità [sia una malattia]. (4-01707)</li>
</ul>
<p>Camera dei Deputati &#8211; <a title="testo originale dal sito della Camera" href="http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=6421&amp;stile=6&amp;highLight=1&amp;paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27">Interrogazione a risposta scritta 4-01707</a> presentata da ANNA PAOLA CONCIA lunedì 24 novembre 2008, seduta n.091</p>
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		<title>E&#8217; festa!</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2008/11/20/e-festa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/milanopen_logo1.gif" alt="" title="milanopen_logo1" width="142" height="127" class="alignnone size-medium wp-image-11318" /><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/11/milanopen_logo22.jpg" alt="" title="milanopen_logo22" width="283" height="50" class="alignnone size-medium wp-image-11317" /></p>
<p>un consiglio di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Questo fine settimana artisti, scrittori, registi, architetti, fotografi, ma soprattutto, associazioni culturali, frequentatori della rete, oratori, biblioteche, scuole, campi sportivi e gli abitanti dei quartieri Bovisa e Quarto Oggiaro fanno una festa.<br />
L&#8217;abbiamo chiamata <a href="http://www.milanopen.com/">MilanOpen</a>.<br />
Venerdì c&#8217;è l&#8217;inaugurazione della restaurata villa Scheibler (e tutta una serie di tagli di nastri e convegni). Da sabato mattina parte la festa popolare. Mi piacerebbe che anche gli altri abitanti di Milano vengano in questi quartieri e si divertano. Il programma è fitto, gli eventi sono tutti gratuiti, e per chi non sa come raggiungerci (?!?) può sempre andare o in Centrale o a Cadorna dove due servizi navetta dell&#8217;ATM (gratuitissimi!) li porteranno a destinazione.<br />
Mettete per una volta al centro una periferia.</p>
<p>(il sottoscritto gironzolerà un po&#8217; ovunque, ma mi trovate di certo, come da programma, sabato mattina alle 11.30 e domenica pomeriggio alle 15.00)<br />
<span id="more-11309"></span><br />
<strong>Venerdì 21 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em><br />
“OPEN CITY. WHICH URBAN DESIGN FOR THE PUBLIC CITY?”<br />
Convegno internazionale Programma Urban II Milano<br />
9.30-10.30 Introducono:<br />
Carlo Masseroli, Assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano<br />
Mariolina Moioli, Assessore alla famiglia, scuola e politiche sociali del Comune di Milano<br />
Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano<br />
Giovanni Oggioni, Direttore settore pianificazione urbanistica generale Comune di Milano<br />
11.00 – 13.00 LA CITTA’ DEL FUTURO TRA NUOVE REGOLE E PROGETTO URBANO – MODELLI DI SVILUPPO URBANO IN EUROPA E NEGLI U.S.A.<br />
Paolo Simonetti, Direttore centrale direzione sviluppo del territorio del Comune di Milano<br />
Olympia Kazi, Urban Design New York<br />
Jeroen Ruitenbeek, Urban Design Rotterdam &#8211; Studio Palmboon &#038; Van der Bout<br />
14.00 – 16.00 URBAN FUTURO &#8211; TAVOLO TECNICO: MODELLI DI ATTUAZIONE DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO: I FONDI DI SVILUPPO URBANO (URBAN, UE, MINISTERO, BUONE PRATICHE, BEI)<br />
Franco Sarbia, Assistenza tecnica all’elaborazione e allo sviluppo del Programma Urban II Milano<br />
Ivano Ilardo, Direttore Generale BNL Fondi Immobiliari SGR p.A.<br />
Alberto Mutti, Capo Servizio Progettazione del Comune di Ravenna<br />
Gianni Carbonaro, European Investment Bank – BEI<br />
Loredana Campagna, Ministero delle Infrastrutture<br />
Sebastiano Zilli, Commissione Europea, DG Regio<br />
16.00 &#8211; 18.00 PENSARE GLI SPAZI PUBBLICI DEL FUTURO: L’EUROPA.<br />
Luca Molinari Studio / Milano<br />
Metrogramma / Milano<br />
A12 Associati / Milano<br />
Ecosistema Urbano / Madrid<br />
Beckmann-N’Thepe / Parigi</p>
<p>18:30<br />
Inaugurazione “MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flickr Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler<br />
Inaugurazione mostra “Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p><strong>Sabato 22 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em></p>
<p>10:00 Visita guidata in Villa Scheibler<br />
“Da “Viviamo il Parco” a Vill@perta”<br />
Mostra fotografica degli eventi realizzati dalle Associazioni di Quarto Oggiaro finanziati dal Progetto Urban II Milano (2006-2008). A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>“Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p>“MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flickr Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler</p>
<p>15:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>dalle 16:00 alle 19:30<br />
“Tutti al GAS”<br />
Risparmiamo insieme facendo la spesa. Stand con assaggi di prodotti di qualità del territorio. A cura di: Circolo ACLI S. Lucia in collaborazione con QuartoGAS, GAS Pascarella e Gruppo Missionario Pentecoste</p>
<p><strong>QUARTO OGGIARO</strong><br />
9:30- 18:30 <em>Fondazione C. Perini</em> &#8211; Via Aldini 72<br />
Mostra fotografica<br />
”La memoria storica dei quartieri Quarto Oggiaro, Vialba, Musocco, Villapizzone e Bovisa”</p>
<p>11:30 <em>Biblioteca Quarto Oggiaro</em> &#8211; Via Otranto (ang. Via Carbonia)<br />
<em>”Improvvisazioni d’autore &#8211; L’Arte visiva di strada” </em>Ospiti: Gianni Biondillo, Stefano Massaron e Cosimo Argentina alla “lavagna”. A cura dell’<em>Associazione Amici delle Biblioteche </em>in collaborazione con <em>No Reply</em></p>
<p>14:30 <em>Chiesa S.Lucia</em> – Via Federico De Roberto, 20<br />
“Le Vetrate di Santa Lucia”<br />
Narrazione di Elvis Pinna sulle vetrate della chiesa da lui realizzate agli inizi degli anni ‘80.<br />
Seguirà l’itinerario presso le chiese del quartiere:<br />
. Chiesa della Pentecoste, Via Graf 29<br />
. Chiesa dei SS. MM .Nazaro e Celso, Via Aldini, 33<br />
. Chiesa di Sant’Agnese, Via Arsia, 3<br />
. Ex Chiesa dei SS. Agricola e Vitale, via Orsini<br />
. Chiesa della Resurrezione, Via Longarone, 5</p>
<p>15:00 -18:00 <em>Istituto Comprensivo Trilussa </em>&#8211; Via Trilussa, 10 &#8211; Via Graf, 70 &#8211; Via Graf, 74<br />
“Open Day”<br />
Durante l’ “Open Day Trilussa” all’interno di ciascun plesso scolastico verrà allestito un laboratorio creativo-interattivo sul tema “I bambini/ragazzi e la città”</p>
<p>16:30 &#8211; 18:00 <em>Oratorio della Parrocchia SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio</em> &#8211; Via Aldini, 33<br />
“Figli delle stelle. Per coperta il cielo”(2007).<br />
Proiezione del film di G. Patricola. Sarà presente il regista.</p>
<p>21:00 <em>Chiesa di SS. MM. Nazaro e Celso in Quarto Uglerio</em> &#8211; Via Aldini, 33<br />
“Un gioiello a Quarto Oggiaro. L’organo V. Mascioni, 1904”<br />
Incontro con brani organistici eseguiti da padre Gianmario Monza, introduce Fausto Moretti, agronomo ed esperto di storia del territorio locale.</p>
<p>21:00 – 23:00 <em>CAM &#8211; Centro Aggregativo Multifunzionale</em>, Via Lessona 20<br />
Proiezione di cortometraggi realizzati dagli allievi della Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media:<br />
&#8211; Milano Città Fantasma di Francesca Fuso<br />
&#8211; Un’esile incrinatura di Tomas Tezzon<br />
&#8211; Il CT delle onde di Daniela Paternostro<br />
&#8211; Milano Settanta di Davide Fois<br />
&#8211; La superficie delle cose di Dario Antonioli<br />
&#8211; Viaggio intorno a Miracolo a Milano di Sanela Baijric<br />
Sarà presente il Direttore della scuola Daniele Maggioni</p>
<p><strong>Sabato 22 Novembre 2008<br />
BOVISA</strong><br />
10:00 <em>Blitz </em>&#8211; Via Enrico Cosenz, 44/4<br />
Incontro con Andrea Branzi “Un lavoro di ricerca nell’ambito dell’università”</p>
<p>12:00 <em>Blitz </em>&#8211; Via Enrico Cosenz, 44/4<br />
Incontro con Francesco e Alessandro Mendini. In caso di bel tempo: a spasso con Francesco e Alessandro Mendini attraverso i luoghi dei cantieri dell’atelier Mendini:<br />
&#8211; Tara gialla (ex campari), via Schiaffino<br />
&#8211; Tara rossa (ex I.C.I.), via Cosenz, via Durando<br />
&#8211; Senio (ex Ronchi), via Guicciardi, via Carnevali</p>
<p><strong>Domenica 23 Novembre 2008<br />
QUARTO OGGIARO &#8211; VILLA SCHEIBLER</strong><br />
<em>Via Orsini, 21 &#8211; dalle 9:30 alle 19:30</em></p>
<p>10:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>“Da “Viviamo il Parco” a Vill@perta”<br />
Mostra fotografica degli eventi realizzati dalle Associazioni di Quarto Oggiaro finanziati dal Progetto Urban II Milano (2006-2008). A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>“Check-in Architecture”<br />
progetto di Mario Flavio Benini a cura di Andrea Lissoni, Luca Martinazzoli, Luca Molinari</p>
<p>“MilanOpen chiama milanouel!w”<br />
Mostra fotografica a cielo aperto con scatti del gruppo di Flicker Milanouel!W<br />
Istantanee di Scalo Farini, Bovisa, Quarto Oggiaro, Villapizzone e Villa Scheibler</p>
<p>Ore 10:00 “Alla scoperta del parco di Villa Scheibler”<br />
Visita guidata del parco in compagnia di un agronomo.Ritrovo c/o l’entrata di Villa Scheibler Via Orsini. Durata del tour 90 min ca. &#8211; Presentarsi con calzature idonee<br />
A cura di: Associazione Vill@perta</p>
<p>15:00 Visita guidata in Villa Scheibler</p>
<p>dalle 15:30 alle 17:30 “Il lavoro che cambia”<br />
Selezione di filmati cine video corti dedicata agli autori di opere Cine-Video amatoriali che hanno partecipato al Concorso Nazionale Perini 2008 &#8211; A cura di: Fondazione C. Perini</p>
<p>dalle 15:30<br />
“La Ludoteca &#8211; Spazio di creatività e mostra giochi”<br />
A cura di: Associazione Asso.Ge.20</p>
<p>21.00 &#8211; c/o <em>Chiesetta SS. Agricola e Vitale </em>Complesso di Villa Scheibler<br />
“La Corale Graf per Quarto”<br />
Coro: a cura dell’Associazione Corale Graf<br />
Accompagnamento musicale: fisarmonica<br />
Programma: brani corali tratti da colonne sonore di cinema, musica sacra, musica popolare italiana e<br />
straniera</p>
<p><strong>QUARTO OGGIARO</strong><br />
9:30 Appuntamento in <em>Piazza Pompeo Castelli</em><br />
Itinerario attraverso i quartieri Mangiagalli I e II, realizzati a cavallo degli anni ‘50 (1946-1952)<br />
curato da Federico Bucci, storico dell’architettura e docente del Politecnico di Milano. In caso di maltempo l’appuntamento si terrà nello spazio ALER &#8211; Via Concilio Vaticano II, 2</p>
<p>9:30- 18:30<br />
<em>Fondazione C. Perini </em>&#8211; Via Aldini 72<br />
Mostra fotografica<br />
”La memoria storica dei quartieri Quarto Oggiaro, Vialba, Musocco, Villapizzone e Bovisa”</p>
<p>11:00 – 17:00<br />
<em>Campo di calcio dell’Associazione Quarto Oggiaro Vivibile</em><br />
Trofeo di calcio <em>&#8220;la pace tra i popoli&#8221;</em> Torneo interetnico Italia &#8211; Egitto &#8211; Marocco organizzato dall’Associazione Quarto Oggiaro Vivibile – Vill@perta</p>
<p>15:00 – 17:30 <em>Salone Teatro Santa Lucia,</em> Parrocchia Santa Lucia &#8211; Via Federico De Roberto, 20<br />
Proiezione dei film di Fabio Martina “A due calci dal paradiso” (2006) e “Ascolto il tuo cuore, Milano” (2007).<br />
Saranno presenti il regista Fabio Martina e lo scrittore e architetto Gianni Biondillo</p>
<p>21:00 -23:00 <em>CAM &#8211; Centro Aggregativo Multifunzionale</em> &#8211; Via Lessona 20<br />
Proiezione del film “I luoghi di Christian” di E. Annese e R. Monteleone,<br />
progetto coordinato da Ermanno Olmi “Bovisa ‘89. Postazione della Memoria”<br />
Sarà presente il regista Elvio Annese.<br />
Seguirà un’intervento dal titolo “Le ragioni di Bovisa. Note di un racconto sulla goccia di Milano”<br />
di Leonardo Cascitelli, urbanista e direttore area tecnica e marketing territoriale Aler Milano.</p>
<p><strong>Domenica 23 Novembre 2008<br />
BOVISA</strong><br />
11:00 Piazza Bausan<br />
Francesco Radino: la Bovisa raccontata attraverso la visione di un fotografo.<br />
Francesco Radino trasformerà l’itinerario in un work in progress realizzando un reportage fotografico durante il percorso.</p>
<p>14:00 Chiesa Santi Giovanni e Paolo – Via Marco Porcio Catone, 10<br />
“Un fortino tra le architetture industriali”<br />
Visita alla Chiesa si SS. Giovanni e Paolo degli Arch. L. Figini, G. Pollini (1964) condotta da Maria Vittoria Capitanucci, storico dell’architettura e docente presso il Politecnico di Milano</p>
<p><em>Come raggiungerci:</em><br />
QUARTO OGGIARO<br />
Servizio navetta dedicato ATM in partenza da Cadorna<br />
e Stazione Centrale (sabato e domenica)<br />
Ferrovie Nord Milano (Quarto Oggiaro)<br />
Tram 12, 19 / Bus 40, 57<br />
BOVISA<br />
Ferrovie Nord Milano (Bovisa)<br />
Passante ferroviario (Bovisa)<br />
Tram 3 / Bus 92, 82</p>
<p>La partecipazione agli eventi e l’ingresso alle mostre sono liberi e gratuiti.<br />
Sul <a href="http://www.milanopen.com/">sito ufficiale</a> troverete il programma, e tutta una serie di documenti da scaricare.</p>
<p><strong>MILANOPEN LAB</strong><br />
<em>Responsabile scientifico:</em> Luca Molinari<br />
<em>Contenuti e rapporto con il territorio</em>: Gisella Bassanini, Gianni Biondillo, Maria Vittoria Capitanucci<br />
<em>Coordinamento generale:</em> Francesca Raffa, Milena Sacchi</p>
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		<title>Un ricordo improbabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 12:30:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante Dirò subito che ho incontrato una sola volta il grande “Jaufrè”, come lo chiamava Montale. Ricordate: Jaufrè passa le notti incapsulato in una botte. Alla primalba s’alza un fischione e lo sbaglia. Poco dopo c’è troppa luce e lui si riaddormenta Quando un incontro importante resta unico, ogni gesto, ogni parola, ogni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/opereitaliane3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6254" title="opereitaliane3" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/opereitaliane3-300x120.jpg" alt="" width="300" height="120" /></a><br />
<strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Dirò subito che ho incontrato una sola volta il grande “Jaufrè”, come lo chiamava Montale. Ricordate:</p>
<p><em>Jaufrè passa le notti incapsulato<br />
in una botte. Alla primalba s’alza<br />
un fischione e lo sbaglia. Poco dopo<br />
c’è troppa luce e lui si riaddormenta</em></p>
<p>Quando un incontro importante resta unico, ogni gesto, ogni parola, ogni dettaglio della scena prende un’aria poetica.<br />
Era l’estate del 1982. Credo luglio o agosto. Non avevo ancora diciannove anni. Ero seduto al bar della piccola stazione di San Donà di Piave (l’eterna provincia veneta!). Aspettavo un treno per Venezia, concentrato sulle <em>Poesie d’amore</em> di Nazim Hikmet, il poeta turco, amico di Majakavoskij. Leggevo un rubai (molto tempo dopo ho appreso che si trattava di una forma metrica tradizionale arabo-persiana), scritto da Hikmet nel 1933 a Istanbul, esattamente trent’anni prima di morire stroncato da un infarto sul pianerottolo del suo appartamento moscovita. Estate del 1963. L’estate in cui sono nato. Coincidenze. (La fame di coincidenze è il pane quotidiano della giovinezza). Ne ricordo una quartina:</p>
<p><em>Finito, dirà un giorno madre Natura<br />
finito di ridere e piangere<br />
e sarà ancora la vita immensa<br />
che non vede non parla non pensa</em><br />
<span id="more-6250"></span><br />
Versi semplici, epici, antichi che cantano ciò che gli antichi poeti hanno sempre cantato: l’amore per la vita, l’inesorabilità della morte, l’amore, nonostante tutto, per la “vita immensa” dopo la nostra morte.<br />
All’improvviso sento risuonare una domanda.<br />
“Poeta?”. Un signore sulla cinquantina, dal volto un po’ sofferente e con un braccio ingessato, si avvicina al mio tavolino e, dopo un momento d’esitazione, si siede.<br />
“Chi io?”, faccio imbarazzato.<br />
“Beh, non vedo in giro nessun altro “giovane Nazim”? Le piacerebbe diventare come lui?”.<br />
“Non saprei. Qualcosa scrivo”, rispondo.<br />
“Sa, ha avuto una vita avventurosa e difficile, battaglie politiche, esilio, condanne, anni di carcere, grandi lontananze, pochi ritorni. Ma è rimasto giovane fino alla fine, in colloquio… Scusi, mi presento, sono Goffredo Parise, forse ha già letto qualche mio libro?”.<br />
“Purtroppo no”. Vorrei sprofondare un chilometro sottoterra. Mi salva il frastuono di un treno merci. Faccio però in tempo a notare nei suoi occhi un lampo di tristezza.<br />
“Forse lei è troppo giovane. Di che anno è?”.<br />
“1963. Proprio l’anno in cui Nazim Hikmet è morto: angina pectoris”.<br />
“Il 1963 è anche l’anno delle Furie”.<br />
“Quali furie?”, domando.<br />
“Il romanzo di Guido Piovene, un romanzo che ho amato molto e su cui ho anche scritto qualcosa. Era piuttosto un sogno. Ma Piovene oggi è dimenticato. Un vicentino come me, ma non proprio uno scrittore italiano… Non lo conosce, vero?”<br />
“Purtroppo no”. Questa volta arrossisco.<br />
Il mio Trieste-Venezia era probabilmente già passato. La persona che doveva venire a prendere Parise e accompagnarlo in auto alla sua nuova casa di Ponte di Piave tardava. Il dialogo durò non so quanto tempo. E sempre con lo stesso schema: il grande “Jaufrè” esponeva il tema: la malizia vicentina (di cui era impregnata l’opera di Piovene), la vita e le case sul Piave, Roma, la fatica dei Sillabari, i premi letterari, lo “Strega” che aveva appena vinto, il “Viareggio” del 1963 che per ragioni politiche Piovene non aveva vinto, la “poesia che va e viene”, la “pigrizia” produttiva dell’artista, le difficoltà del nuovo romanzo, ripreso dopo tanto tempo, “Il faut avoir une idée, mais une idée vague”, come ha detto Picasso, l’ultimo viaggio in Giappone, Kawabata (“Legga assolutamente Kawabata. Ma fra vent’anni”), <em>La casa delle belle addormentate</em>, la giovinezza, la vecchiaia. E il “piccolo Nazim”, che nella sua “vita immensa” e immensa ignoranza, cercava qualche variazione al proprio rossore.<br />
Non c’era ostentazione nelle sue parole. E neppure l’ombra del maestro cerca-discepoli (“la poesia non ha eredi”). Lo scrittore era semplicemente “in colloquio”, cioè era rimasto giovane. “Incapsulato” nella botte di un corpo sofferente, precocemente invecchiato (avrei saputo solo molto tempo dopo delle sue operazioni al cuore, avvenute l’anno prima, dell’insufficienza renale, la dialisi), era in contatto permanente con la “vita immensa, che non vede, non parla, non pensa”, che è oltre la desolazione per la nostra morte, che è amore, nonostante la nostra morte. E se a, volte, il contatto veniva meno, se l’ex cacciatore per “troppa luce” si addormentava, il suo fiuto per la bellezza in ogni caso non lo tradiva: avrebbe sentito “l’odore del sangue” di un artista-fagiano a chilometri di distanza.<br />
Oggi, ad anni di distanza, se non conosco, in fondo, che un solo romanzo di Piovene, ciò si deve al fatto che sono rimasto fedele a quell’unico incontro con Parise, troppo intenso e irripetibile per permettermi di allontanarmi dalla solita fame di coincidenze.<br />
“Piovene, comunque, è uno scrittore importante, ma allo stesso tempo lo sento lontano”.<br />
“Lontano da cosa?”.<br />
“Dalla riserva di caccia dei miei temi”.<br />
“E’ stato se non sbaglio proprio Piovene che, in un’intervista a proposito delle <em>Furie</em>, ha detto: ‘Lo ritengo nettamente il mio migliore romanzo e quello che ha approfondito certi motivi che sono costanti fin dalla mia giovinezza; giacché anche questo vorrei aggiungere: l’uomo si accresce, si accresce per acquisizioni critiche, per indagine intellettuale, ma quello che sono i motivi fondamentali della poetica e anche della poesia di un artista sono sempre gli stessi…’”.<br />
“Sì, è vero, l’uomo s’accresce, s’accresce, ma per quanto il nostro colloquio sia indiretto, silenzioso, gli elementi arcaici della natura, i colli, l’odore dei corpi, le formazioni e le deformazioni della bellezza umana che per la prima volta ci sono venuti incontro, si ostinano a compiere giri concentrici sopra le nostre teste incappucciate. Come folaghe o fischioni che continuiamo a sbagliare per giorni fino a quando non ci addormentiamo…<br />
“Come uno dei temi costanti della poetica e della “poesia” di Piovene: quello della mente che costantemente mente a se stessa senza rendersi conto di mentire”.<br />
“In altre parole: il sentimento della malitia. La tradizione cristiana, i Padri della Chiesa, credo, lo definivano un ambiguo e incoercibile desiderio-repulsione (beh, forse non utilizzavano proprio queste parole…) nei confronti del bene in quanto tale.<br />
“Questo non fa di Piovene uno scrittore cattolico, né uno scrittore veramente religioso, se non di quell’“unica religione possibile” – come ha scritto Parise nella sua presentazione alle <em>Furie</em>: “quella della verità”.<br />
“Sì, l’ho letta. E’ stato cinque anni dopo la sua morte. Forse hai ragione. Ma ricordati che la religione della verità, nell’interpretazione di Parise, era ciò che per Piovene l’uomo moderno ha perduto, ciò in cui non riesce più a credere. E’ cenere di un fuoco che si è spento chissà quando e che ricopre i nostri volti decrepiti”.<br />
“’L’arte non può raccontare che il male, perché esso solo, per così dire, ha materia, pervade i nostri appetiti e i nostri pensieri’. Queste sono ancora parole di Guido. Fin dai tempi della <em>Gazzetta nera</em>. Che ne pensi?”.<br />
“Non so. Mi chiedo: da dove viene il Male per uno scrittore che non crede in Dio? Dov’è il Male per chi non può cadere nel baratro agostiniano dove ‘nessuno ti confessa’?”.<br />
“Parise diceva che la risposta poteva forse trovarsi tra ‘il tortuoso, labirintico e solitario lavorìo del cervello’, proprio della ‘vicentinità’, intesa come ‘monomaniaca aspirazione al perfetto’ e il centroeuropa di Kafka, in quella zona ‘slavo-tedesca ed ebraica’ ribollente di letture talmudiche e cabalistiche”.<br />
“Detesto l’eterna provincia veneta. Detesto il marchio minoritario per gli scrittori di razza. E non ho mai letto Kafka seguendo interpretazioni talmudiche o cabalistiche. E nemmeno Svevo. L’elemento ebraico, se c’è, è storico: riguarda la situazione nell’epoca dell’assimilazione. E poi dov’è il senso della forma, lo humour in Piovene? Sei proprio sicuro che il suo essere ‘visionario di cose vere’, come il narratore dice di se stesso nelle <em>Furie</em>, coincida con la fusione di reale e inverosimile che per primo Kafka, nella storia del romanzo, è riuscito a realizzare? L’estraneità come chance erotica e la promiscuità spesso comica di Kafka, sei davvero in grado di ritrovarle nei romanzi di Piovene? E il riso di Zeno, che gioca con la propria coscienza, lo senti risuonare tra i colli veneti?”<br />
“<em>La confessione di Zeno</em> è una bouffonnerie”.<br />
“Appunto. Mentre la confessione è per Piovene la forma assoluta, per giungere ad una definizione della propria autenticità, della verità. Non sono sicuro che in essa non ci sia più traccia delle domande agostiniane. Magari attraverso il binocolo de l’esprit géométrique del “giustiziere settecentesco”, per dirla ancora con Parise”.<br />
“Il senso della corruzione dei corpi e dell’immaginazione che li rendi visibili, compensati e “giustiziati” dalla passione intellettuale che li dissolve”<br />
“Sì, ecco. Oppure la necessità dei “fatti”, unita all’impossibilità o difficoltà di accedere al “personaggio romanzesco”: chi sono Angela, Teresa, Antonio, la donna che si chiama “la pianta acquatica” se non rivelazioni di questa impossibilità o difficoltà?”<br />
“La malizia vicentina unita alla malitia, figlia di acedia di Agostino, entrambe figlie illegittime della passione clinica di sezionare con l’intelletto i corpi in eterna decomposizione delle “furie” private, storiche, mitiche”.<br />
“Forse. Ma c’è anche un’altra possibilità: che il Male di Piovene sia ancora quello di Baudelaire, che la sua malitia sia un’ulteriore metamorfosi de l’ennui, che la forma della confessione sia il campo di battaglia di una lotta mortale per trasformare la malitia in qualcosa di positivo. Qualcosa, comunque, che non ha niente a che vedere con lo snobismo”.<br />
“Ma con il decadentismo sì”.<br />
“Mah! La letteratura è tutta decadente! Da Flaubert in poi. Fino a Flaubert rappresentava un tutto: era uno dei rami della vita, della società, come la politica, la Borsa. Poi ha cominciato a perdere la sua supremazia. E da allora continua a vivere o a sopravvivere come Adamo ed Eva in fuga dall’Eden dopo il peccato originale: che per la letteratura è l’aver avuto fino ad un certo momento un carattere universale, poi definitivamente perduto”.<br />
“Parise diceva che Piovene con quelli della sua generazione (Comisso, Gadda) apparteneva alla “last generation”, perché, se ho capito bene, aveva avuto il tempo di assaporare ancora, sia pure in mezzo alle distruzioni e alle guerre, il frutto proibito di quell’universalità”.<br />
“Forse è così. Forse le Furie sono anche la confessione tragica, non rassegnata e violenta, di un definitivo distacco. Un addio al paradiso perduto dell’aspirazione romanzesca di rivelare la totalità del mondo e dell’uomo che coincide con un addio all’inferno delle ombre private, e non solo private, del suo passato. Un duplice sopralluogo ”.<br />
“Sarà… Ma tutto questo parlare di ultime generazioni, inferno e paradisi perduti mi ha messo un po’ di nostalgia. La verità è che sono stanco. Ho sonno. Certo che, incapsulati per l’eternità dentro queste botti, si sta scomodi. Manca l’aria”.<br />
“In compenso il tempo per sparare a folaghe e fischioni è illimitato…”<br />
“Senti Jaufré&#8230;”<br />
“Dimmi Nazim…”<br />
“Ti ricordi Kawabata? <em>La casa delle belle addormentate</em>?<br />
“Sì, certo”.<br />
“Alla fine l’ho letto. E’ stato nell’estate del 1963. Ero a Berlino, quattro giorni prima di partire per Mosca. Da mesi non avevo notizie di mia moglie né di mio figlio. Mi sentivo stanco come ora. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Eguchi, il protagonista, mi ha tenuto sveglio, in vita un’intera notte. La disperazione per la vecchiaia mi è sembrata improvvisamente una cosa remota. E così la mancanza di mia moglie, e di tutte le donne che ho amato. E ho anche pensato che forse solo nel sonno siamo davvero in colloquio con “la vita immensa”, “la vita immensa”, dopo la nostra morte.<br />
“E hai scritto una poesia?”<br />
“No, mi sono ricordato di un rubai che avevo scritto trent’anni prima, ad Istanbul. Vuoi ascoltarne una quartina?”<br />
“Abbiamo tutto il tempo”.<br />
<em>“Finito, dirà un giorno madre Natura<br />
finito di ridere e piangere<br />
e sarà ancora la vita immensa<br />
che non vede non parla non pensa”</em></p>
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		<title>Un mutamento di clima &#8211; 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 05:00:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[bioetica]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<category><![CDATA[Tiziana de Novellis]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziana de Novellis Cellule staminali Lo studio delle cellule staminali rappresenta, oggi, uno degli aspetti più importanti della ricerca scientifica finalizzata alla cura di determinate malattie (in particolare alcune malattie “degenerative”, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer – caratterizzate dalla distruzione progressiva di vaste aree di tessuto cerebrale -, ma anche di malattie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tiziana de Novellis</strong></p>
<p><strong>Cellule staminali</strong></p>
<p>Lo studio delle cellule staminali rappresenta, oggi, uno degli aspetti più importanti della ricerca scientifica finalizzata alla cura di determinate malattie (in particolare alcune malattie “degenerative”, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer – caratterizzate dalla distruzione progressiva di vaste aree di tessuto cerebrale -, ma anche di malattie mortali, come l’ictus, il diabete, le malattie cardiache e le paralisi). La ricerca su questo speciale tipo di cellule, associata alla tecnica della clonazione, sta facendo eccezionali progressi non solo per le importantissime prospettive terapeutiche, ma anche per la comprensione dei meccanismi per ottenere tessuti da utilizzare nei trapianti e per lo studio dei tumori. In un futuro prossimo, questa ricerca, se non ostacolata (come di fatto accade in molti Stati, tra cui l’Italia, dov’è consentita solo su cellule staminali somatiche), potrà rivoluzionare il modo di curare tante malattie che, allo stato attuale, sono di fatto incurabili e gravemente invalidanti.<span id="more-5449"></span></p>
<p>Gli atteggiamenti verso l’uso di cellule staminali ai fini della ricerca scientifica o di cure mediche variano da un paese all’altro, in particolare nei confronti dell’uso di cellule staminali provenienti da embrioni umani. L’uso di embrioni umani per qualsiasi fine che non sia quello della riproduzione rimane oggi una questione molto controversa: per alcuni l’uso di un embrione umano per sviluppare nuove terapie è inaccettabile (Italia), per altri lo è solo nei primi stadi dello sviluppo embrionale e solo nel caso di gravi malattie (Gran Bretagna). Lo stesso discorso è valido per l’uso delle tecniche di clonazione. Secondo la vigente legislazione, in Italia sono vietate sia la manipolazione sia la clonazione “terapeutica” degli embrioni umani (procedure entrambe consentite nel Regno Unito anche se con limiti di legge rigorosi: le cellule embrionali possono essere utilizzate solo entro 14 giorni dalla fecondazione), mentre la clonazione umana a scopo “riproduttivo” (la formazione con metodiche artificiali di un embrione umano con caratteristiche genetiche eguali a un altro individuo successivamente impiantato nell’utero di una donna) sono vietate in Italia come nel Regno Unito e come ovunque. Le diversità culturali e storiche delle nazioni europee hanno prodotto legislazioni diverse da paese a paese, impedendo la creazione di una legislazione comune europea. Allo stato attuale, ciò che risulta legale in un paese non lo è in un altro.</p>
<p>Nonostante gli sforzi di tanti ricercatori di trovare altre fonti di cellule staminali, ad esempio dal midollo osseo degli adulti o dal cordone ombelicale, le cellule staminali embrionali sono al momento la prospettiva più immediata per ottenere nuove cure. Per questi motivi vorrei tentare di chiarire alcuni degli aspetti tecnici, sia in tema di cellule staminali che di clonazione.</p>
<p>Le cellule staminali sono i precursori di tutte le altre cellule che compongono i nostri organi. Un embrione è costituito esclusivamente di cellule staminali, mentre un individuo adulto ne possiede solo una piccola quota “di riserva”, necessaria a sostituire le cellule dei tessuti danneggiate o usurate. Questa, però, è una suddivisione grossolana: in realtà queste cellule sono molto diverse tra loro per funzione e grado di differenziazione. Nell’embrione ai primi stadi di vita le staminali, per l’appunto “embrionali”, sono “totipotenti”, <em>capaci cioè di formare qualunque tipo possibile di cellula dell’adulto</em>. Nell’adulto, invece, le cellule staminali possono dare origine o a pochi tipi di cellule o a un solo tipo cellulare (staminali “multipotenti” del midollo osseo da cui originano un altro tipo di staminali “unipotenti”, da cui originano ad esempio i globuli rossi). In sostanza le staminali “embrionali” hanno la potenzialità di trasformarsi in qualunque tipo cellulare dell’adulto e, per tale motivo, dal loro studio in laboratorio si potranno ottenere tessuti per il trapianto. In questo senso grandi progressi si sono avuti nello studio della cura del Morbo di Parkinson, malattia degenerativa del tessuto nervoso con perdita “selettiva” di un determinato tipo di neuroni (i neuroni che producono dopamina, e che permettono il controllo dei movimenti proprio rilasciando la dopamina), che si manifesta con tremori e perdita delle capacità dei movimenti fino alla paralisi. Gli studi sull’utilizzo delle staminali embrionali per la cura di questa malattia (relativamente diffusa oltre i 70 anni, ma che colpisce anche dai 40 anni) sono iniziati in modo sistematico dopo il 2002. Attualmente sono in corso sperimentazioni sugli animali in Inghilterra e in Spagna con ottimi risultati. Uno studio recente del Dipartimento di Neurochirurgia di Kyoto ha dimostrato che è possibile migliorare i sintomi del Parkinson nei primati (scimmie) trapiantando cellule staminali embrionali. A questo studio ne sono seguiti altri, ciascuno con miglioramenti tecnici rispetto ai precedenti. (In sintesi, le cellule staminali prelevate dall’embrione vengono messe in coltura, dove si applicano determinate sostanze stimolanti che favoriscono la loro trasformazione in cellule neuronali in grande numero. Le cellule così ottenute vengono trapiantate in sedi specifiche del cervello).</p>
<p>Oggi, in tutta l’Unione Europea, ci sono almeno 100.000 embrioni “di riserva” conservati nei congelatori, e, in gran parte, inutilizzati a causa delle normative di legge che in molti paesi ne vieta l’uso per scopi di ricerca. Questi embrioni vengono creati di routine nella cura della sterilità (Fivet). Durante un solo ciclo di trattamento di Fivet, sono fecondati simultaneamente vari ovuli, dei quali solo alcuni saranno reimpiantati nella madre, mentre gli ovuli non utilizzati vengono congelati e conservati nel caso in cui il tentativo di fecondazione non riuscisse. Se la Fivet ha successo la coppia può decidere di donare gli embrioni non utilizzati a scopo di ricerca, ammesso che la legge lo consenta. Negli ultimi venti anni, i congelatori delle cliniche si sono riempiti di embrioni congelati, il cui destino rimane incerto. Una seconda fonte possibile di staminali è poi la creazione di embrioni unicamente a fini di ricerca, visto che esistono già milioni di spermatozoi e migliaia di ovuli non fecondati congelati nelle cliniche di fertilità di tutta Europa. Ma questa possibilità è ancora più contestata della precedente: la creazione di un embrione a scopo di ricerca è considerata inammissibile ed eticamente scorretta da molte persone e da alcuni governi. In ogni caso, se quegli spermatozoi congelati fossero utilizzati per fecondare gli ovuli allo stesso modo conservati, sarebbe disponibile un numero ancora più elevato di embrioni per studiare e curare molte malattie.</p>
<p>Esiste infine un altro modo di ottenere embrioni umani, basato sull’uso della clonazione (<em>clonare</em> significa produrre una copia geneticamente identica di un individuo). Ora, mi sembra importante chiarire il significato di questa tecnica e le sue possibilità di uso nella ricerca scientifica. La stampa ha parlato molto della clonazione umana con la quale sarebbe possibile ottenere un individuo geneticamente identico a un altro partendo da una cellula epidermica (la cellula epidermica viene inserita nell’ovulo di una donna da cui viene estratto il DNA, con una scintilla elettrica l’ovulo comincia a dividersi e forma l’embrione, geneticamente identico alla cellula epidermica di origine). In realtà, i ricercatori non sono interessati a realizzare cloni umani, ma a produrre cellule umane clonate che possano essere utili nella cura di alcune malattie. Ad esempio nel caso di una malattia che distrugge le cellule del cervello, a partire dal Dna di una cellula epidermica dell’individuo malato si produce un embrione clonato e da questo embrione vengono prelevate le cellule staminali, trasformandole nelle cellule cerebrali che stanno morendo e che verrebbero trapiantate nel cervello. L’embrione così clonato è in pratica una copia genetica di una persona viva e consenziente, in questo caso malata, che potrebbe liberamente decidere se utilizzare il suo DNA in prospettiva di una guarigione. Tra l’altro, utilizzare un embrione clonato, che contiene solo il DNA del paziente, ha il vantaggio di ridurre il rischio del rigetto delle cellule staminali trapiantate. A questo punto è lecita una domanda: abbiamo il diritto di decidere che cosa fare del nostro DNA? No, se viviamo in Italia, sì, se viviamo in Gran Bretagna, dove la clonazione terapeutica per produrre cellule staminali è consentita anche se con molte limitazioni (entro i 14 giorni dalla fecondazione, solo per malattie gravi e, naturalmente, non a scopo riproduttivo).</p>
<p>A favore dello sviluppo della “clonazione terapeutica”, finalizzata ad ottenere cellule staminali per la cura di alcune malattie, c’è anche il dato negativo dei risultati ottenuti nella clonazione a scopo “riproduttivo”. La maggior parte delle ricerche pubblicate dimostra che nella clonazione di mammiferi il risultato è quasi sempre il fallimento. Il caso della pecora Dolly, clonata nel 1996 e morta nel 2003 a causa di una grave malattia polmonare, è paradigmatico. Dolly fu ottenuta solo dopo 277 tentativi falliti (aborti). Questo, oltre alle normative di legge e ai controlli del caso, metterebbe naturalmente al riparo dai rischi connessi ad un abuso di questa tecnica.</p>
<p>Oggi molti ricercatori sperano che le cellule staminali embrionali possano permettere la cura di gravi malattie, anche se questo tipo di ricerca è fortemente osteggiata. Mentre per alcuni un embrione di 14 giorni di vita è solo un ammasso di cellule privo di qualsiasi caratteristica umana, per altri l’embrione è un essere umano a tutti gli effetti. Per tale motivo il diritto di un embrione di 14 giorni di vita diviene più importante di quello di un adulto o bambino gravemente malato. Per lo stesso motivo le migliaia di embrioni congelati nei freezer di tutta Europa rimangono inutilizzati. Chi ha maggiori diritti, la persona adulta che sta morendo o l’embrione congelato di pochi giorni?</p>
<p>A questo proposito Benedetto XVI, il 31 gennaio 2008, così s’interroga: &#8220;Quando esseri umani, nello stato più debole e più indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro ‘materiale biologico’, come negare che essi siano trattati non più come un ‘qualcuno’, ma come un ‘qualcosa’, mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell&#8217;uomo?&#8221;. E sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali aggiunge: &#8220;mostrano chiaramente come, con la fecondazione artificiale extra-corporea, sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana&#8221;. &#8220;Certamente &#8211; spiega il Papa &#8211; la Chiesa apprezza e incoraggia il progresso delle scienze biomediche che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, mediante, ad esempio, l&#8217;uso delle cellule staminali somatiche oppure mediante le terapie volte alla restituzione della fertilità o alla cura delle malattie genetiche&#8221;. Nel contempo però &#8220;essa sente il dovere di illuminare le coscienze di tutti, affinché il progresso scientifico sia veramente rispettoso di ogni essere umano, a cui va riconosciuta la dignità di persona, essendo creato ad immagine di Dio&#8221;. In proposito il Papa ricorda che il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione <em>Dignitatis Humanae</em>, ribadisce che i fedeli &#8220;nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa&#8221;. Infatti, conclude, &#8220;la Chiesa cattolica è maestra di verità, e il suo compito è di annunziare e di insegnare in modo autentico la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i principi dell&#8217;ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana&#8221;.</p>
<p>Le verità della fede, per loro natura, contengono un elemento di coercizione e per questo motivo sono in contrasto con le opinioni riguardanti la vita politica di uno Stato. Il pensiero politico è per sua natura multiforme e mutevole. (Io mi formo un’opinione considerando una questione da diversi punti di vista e possibilmente rendendo presenti alla mia mente anche le opinioni di coloro che hanno un’opinione diversa dalla mia. Quante più posizioni altrui riesco a tenere presenti tanto maggiore sarà la mia capacità di pensiero “collettivo” e tanto più valide saranno le mie conclusioni finali, cioè la mia opinione. È proprio questa forma di “mentalità ampliata” che rende gli uomini atti a giudicare.) Nessuna opinione relativa alla politica è di per sé evidente. Per le opinioni politiche, e non invece per le verità religiose, il pensiero può valutare qualunque tipo di vedute antagoniste. Nel mondo in cui viviamo, le ultime tracce dell’antagonismo tra verità religiose e “opinioni pubbliche” sembravano apparentemente scomparse. La verità della religione rivelata sembrava non dover più interferire negli affari del mondo. E la separazione tra Chiesa e Stato sembrava essere sancita una volta per tutte. Pensando nei termini delle moderne democrazie, ci si poteva sentire in diritto di concludere che l’antico conflitto fosse stato finalmente regolato e soprattutto che la sua causa originaria, lo scontro tra verità dogmatica e opinione, fosse scomparsa dalla scena politica. Purtroppo, tuttavia, non è così, perché lo scontro tra ragione di Stato e ragione di fede di cui siamo oggi testimoni su così larga scala presenta aspetti molto simili a quelli di epoche che pensavamo definitivamente passate.</p>
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