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		<title>Storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2017 06:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa poesia nasce da un racconto molto personale sull’eccidio di Santomoro, avvenuto il 22 giugno 1944. I fatti sono riportati in varie pubblicazioni locali, ultima in ordine di tempo: C’era una volta un torrente che scorreva lungo un piccolo paese, nato su una strada che portava alla Badia… a cura di Laura Bassareo per il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa poesia nasce da un racconto molto personale sull’eccidio di Santomoro, avvenuto il 22 giugno 1944. I fatti sono riportati in varie pubblicazioni locali, ultima in ordine di tempo: C’era una volta un torrente che scorreva lungo un piccolo paese, nato su una strada che portava alla Badia… a cura di Laura Bassareo per il Centro Sociale di Santomoro, stampato in proprio nel 2017. Serrantona è la località dove si trova il cippo dedicato alle vittime. Un altro cippo, dedicato a tutti i caduti del paese nelle due guerre, si trova sotto la chiesa di Santomoro. “Non vi è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste, 1:9). La mia scelta di pubblicare qui questa poesia ha un valore di testimonianza, certo, ma è anche un atto di gratitudine, per tutto quanto questo piccolo paese in cui sono tornata a vivere mi continua a insegnare, anche in tempi cupi, come quelli che viviamo (ndf).</em></p>
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<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Tra una donna di ottant’anni e una bambina<br />
che ancora non va a scuola<br />
passa una vita oppure un corpo<br />
che diviene e si infittisce<br />
ma anche l’altro che stranisce<br />
nella fossa privata della storia<br />
o nel cipresso chiuso<br />
della Serrantona.</p>
<p>Non vi è nulla di nuovo sotto il sole<br />
in un posto minuscolo si scuce<br />
la rete del cielo, si scompare<br />
si ripongono i resti sotto un fiore.</p>
<p>Vennero all’inizio dell’estate<br />
ne presero cinque<br />
per il soldato che si ferì da solo<br />
e non lo voleva confessare.<br />
Io non so come sia morire<br />
per il calcio del fucile<br />
la bocca sulla terra e scava<br />
respira tutto</p>
<p>com’è forte ridere, esserci, tremare<br />
non strappare più l’erba per gioco &#8211;<br />
il prato a testa in giù dove si è liberi<br />
per poco, sprofondati<br />
tra gli animali minimi del suolo.</p>
<p>Uno era anche il tuo babbo e mi hai detto<br />
che non sai più che viso avesse<br />
una voce che viene e non si vede chi parla<br />
una bambina che corre e non urla<br />
sotto il cancello del cimitero.</p>
<p><em>Ci stanno cinque scale coi pioli</em><br />
<em> Ci stanno cinque morti senza chiodi</em><br />
<em> legati dai paesani con stupore</em><br />
<em> per non farli cadere sul selciato</em><br />
<em> legati con pietà o con dolore</em><br />
<em> legati con il sangue alle colline</em><br />
<em> come si lega il male alle memorie.</em></p>
<p>Non resistono giorni abbastanza<br />
per tradire il passato<br />
io non so come sia dopo aver ascoltato<br />
perché poi bisogna crescere, andare<br />
dimenticare</p>
<p>eppure sta questa nostra amicizia<br />
tra il torrente gentile della Bure<br />
e l’umano non trascorso<br />
come un tempo presente, tutto intero.<br />
Dove nasce un paese, dove finisce<br />
dove vanno le cose che sappiamo<br />
dove t’incontro, dove si accampa il vero?<br />
Dove sono coloro che amiamo?<br />
E io dov’ero?</p>
<p>Perché mente chi dice che non c’ero.<br />
Si ricompone in sogno la bambina<br />
quello che è fratturato si fa saldo<br />
sentire che ogni giorno ricomincia<br />
l’impresa disumana di tenere<br />
le briglie troppo corte dell’amore<br />
e più le tiro più ci fanno stretti<br />
ci allacciano dispersi in un racconto<br />
dove ora abbasso gli occhi per capire<br />
costringo questo soffio di futuro –<br />
dove eravamo tutti, ma tu eri una soltanto</p>
<p>anch’io provavo a vivere lì accanto.</p>
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