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		<title>No ai cappellani militari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 20:47:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Cipax, Cdb San Paolo Pax Christi Nel momento in cui l’Italia attraversa un’aspra crisi economica e sociale e chiama tutti a fare sacrifici e a rinunciare a diritti pur legittimamente acquisiti anche la Chiesa cattolica romana deve fare la sua parte. Riteniamo perciò doveroso che le autorità cattoliche dimostrino la disponibilità a ridiscutere alcuni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Cipax, Cdb San Paolo Pax Christi</p>
<p>Nel momento in cui l’Italia attraversa un’aspra crisi economica e sociale e chiama tutti a fare sacrifici e a rinunciare a diritti pur legittimamente acquisiti anche la Chiesa cattolica romana deve fare la sua parte.<br />
Riteniamo perciò doveroso che le autorità cattoliche dimostrino la disponibilità a ridiscutere alcuni dei privilegi ottenuti con il nuovo Concordato, stipulato il 18 febbraio 1984, e con successivi accordi economici e normativi direttamente o indirettamente derivanti da quel patto. Sarebbe infatti scandaloso se la gerarchia cattolica non rinunciasse ora ai privilegi concordatari, così come auspicava il Concilio Vaticano II.<span id="more-41697"></span><br />
In tale contesto, cercando di seguire Cristo nostra pace, noi riteniamo che l’istituto dei cappellani militari, che gli accordi Stato-Chiesa di fatto inquadrano nelle Forze armate, con relative stellette e retribuzioni, strida con la laicità dello Stato e con lo spirito dell’Evangelo di pace che dovrebbe animare sempre ogni attività ecclesiale. Al di là della buona volontà personale, l’istituzione stessa dei cappellani militari – come ci hanno profeticamente ricordato, tra gli altri, don Lorenzo Milani e padre Ernesto Balducci, e il vescovo don Tonino Bello – significa un appoggio simbolico alle armi. E se possiamo comprendere la volontà di assistere pastoralmente i militari, riteniamo che questa funzione non vada assolta da sacerdoti con le stellette e pagati dallo Stato, ma in altro modo, per esempio attraverso le parrocchie nel cui territorio sono stanziate caserme e centri militari o con distacchi volontari di preti o diaconi per le missioni all’estero, pronti a benedire le persone, ma mai le armi.<br />
Da più parti, in questi giorni, si è chiesto che il governo, che vuole caratterizzarsi per una politica di rigore, ridimensioni gli investimenti per la Difesa, in specie per l’acquisto degli aerei F-35, una spesa onerosissima &#8211; per noi incompatibile con le esigenze meramente difensive cui la nostra Patria è obbligata dalla Costituzione &#8211; che potrebbe lodevolmente essere risparmiata, dirottando invece quell’immenso fiume di denaro per iniziative sociali e per aiutare gli strati più deboli della popolazione.<br />
Speriamo che le comunità cristiane con i loro pastori siano con noi contro l’acquisto degli F-35 e contro le immense spese militari, e per promuovere invece la Difesa popolare nonviolenta.<br />
Imploriamo da Dio il dono della pace, ripetendo a noi stessi e a tutti: “Se vuoi la pace, cerca e prepara la pace”.<br />
Roma, 18 febbraio 2012<br />
28° dalla firma del nuovo Concordato</p>
<p>www.italialaica.it 18/02/12</p>
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		<title>Stato e Chiesa: qualcosa si muove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 20:21:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Paolo Bonetti Le pressioni esercitante sul governo Monti da tanta parte dell’opinione pubblica, a proposito delle esenzioni fiscali di cui, in base all’attuale normativa, gode la Chiesa cattolica in Italia, pare non siano state inutili. Il nostro presidente del Consiglio ha comunicato ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la volontà del governo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paolo Bonetti</strong></p>
<p>Le pressioni esercitante sul governo Monti da tanta parte dell’opinione pubblica, a proposito delle esenzioni fiscali di cui, in base all’attuale normativa, gode la Chiesa cattolica in Italia, pare non siano state inutili. Il nostro presidente del Consiglio ha comunicato ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la volontà del governo italiano di presentare in Parlamento un emendamento alla legge attualmente in vigore che consente alla Chiesa di non pagare l’Ici (diventata Imu) sulle sue proprietà adibite a usi “non esclusivamente commerciali”.<span id="more-41641"></span> Queste proprietà, come anche Italialaica ha ampiamente documentato, sono tante e spesso con scopi prettamente commerciali, inutilmente mascherati da finalità falsamente religiose o assistenziali. Si pensi soltanto a settori come quello scolastico o quello sanitario, dove l’aspetto affaristico è talora talmente evidente da apparire perfino comico. Perché Monti ha fatto questo passo, comunque meritevole, e la Chiesa stessa, che avrebbe volentieri perseverato nell’evasione, ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco? Ma perché, dopo un esposto del Partito radicale che risale all’ottobre del 2010, la Commissione europea aveva aperto un’inchiesta per violazione della concorrenza che minacciava di concludersi con una severa condanna del governo italiano. Come ha scritto Maria Antonietta Calabrò sul Corriere della Sera, l’iniziativa di Monti può bloccare la procedura contro l’infrazione che dovrebbe concludersi entro maggio. Se questo accadrà, saranno però i comuni italiani a scapitarci, perché perderanno gli arretrati dovuti dalla Chiesa, che vengono calcolati, prudenzialmente, attorno al miliardo e duecento milioni.<br />
È evidente che il governo italiano, prima di arrivare a prendere questa decisione, ha dovuto trattare con le autorità vaticane e con la conferenza episcopale per giungere a un accordo che, senza compromettere troppo i rapporti con la Chiesa, ponesse fine allo scandalo di un’esenzione fiscale che si aggiungeva ai tanti altri privilegi di cui il cattolicesimo ancora gode in Italia, a cominciare dall’otto per mille. Ora si tratterà di vedere, e sta qui l’aspetto delicato della questione, come saranno effettivamente censite le proprietà ecclesiastiche, con quali criteri saranno in concreto distinte quelle che sono davvero non profit e quelle che, invece, hanno magari qualche elemento religioso o caritativo, ma sono fondamentalmente indirizzate a fini di lucro. Naturalmente la regola di imporre la nuova Ici su tutte le attività integralmente o parzialmente commerciali deve valere anche per le varie associazioni laiche che si muovano sul confine, talora incerto, fra gratuità e profitto e che oggi ancora non pagano l’imposta comunale sugli immobili. I Comuni, d’altra parte, hanno un bisogno urgente, nelle attuali circostanze di restrizione dei bilanci, di riscuotere questa imposta per far fronte a tutta una serie di servizi sociali che sono di loro stretta competenza. Come scrive Calabrò, il gettito che si spera di ricavare dall’Imu applicata anche agli immobili ecclesiastici è calcolato in modo differente a seconda dei parametri adottati, dal momento che “le proprietà fanno capo a una galassia di soggetti giuridici diversi tra loro, che vanno dalle diocesi alle congregazioni, dagli ordini religiosi alle proprietà italiane del Vaticano vero e proprio”. Più che mai opportuno sarà, quindi, un rigoroso censimento di questi immobili, visto che molti, come ha dichiarato il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, non sono neppure denunciati al catasto.</p>
<p>I liberali, in gran parte cattolici, che dettero vita nell’Ottocento, allo Stato unitario, ebbero il coraggio, fin dagli anni che precedettero l’unificazione, di colpire duramente i privilegi economici e civili della Chiesa cattolica. Nel 1850, il Parlamento piemontese, con le leggi Siccardi, aboliva i tribunali ecclesiastici e il diritto d’asilo negli edifici religiosi per coloro che avevano commesso un qualche crimine; nei primi dieci anni dell’unità i governi della Destra colpirono le congregazioni religiose per fare entrare i beni da esse posseduti nel circolo di una rinnovata e più dinamica vita economica; il 13 maggio del 1871 veniva approvata quella legge delle guarentigie che, pur assicurando alla Chiesa il libero esercizio delle sue funzioni spirituali, poneva limiti precisi alla sua ingerenza nell’amministrazione civile e politica. Questa legge, che non fu mai riconosciuta dai papi, regolò comunque i rapporti dello Stato con la Chiesa fino al 1929, quando fu sostituita dal Concordato voluto dal regime fascista, che restituì alla Chiesa i privilegi che lo Stato liberale le aveva tolto. Come tutti sanno, il Concordato venne poi inserito nella Costituzione repubblicana del 1948, con il concorso decisivo del partito comunista che sacrificò i principi della laicità dello Stato ai suoi interessi politici. Nel 1984 ci fu, con Craxi, una revisione, che non ha però intaccato la struttura di base del documento. Mario Monti e i suoi ministri sono in gran parte cattolici praticanti e liberali; sarebbe un grande merito per il loro governo se, pur con tutte le prudenze che il loro moderatismo esige, aprissero nei rapporti fra Stato e Chiesa quel nuovo corso che né il centro-destra né il centro-sinistra hanno avuto il coraggio di inaugurare.</p>
<p><a href="http://www.Italialaica.it" target="_blank">www.italialaica.it</a> 17/02/12</p>
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		<title>LA LOBBY VATICANA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 18:38:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Perché in Italia non si riesce a fare saltare il tappo dell’ipocrisia nei confronti dell’omosessualità? Perché l’Italia non può avvicinarsi legislativamente a Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna? Perché deve restare allineata a Cipro, Malta, Lituania e San Marino? Mi limito a ricordare la direttiva approvata dal parlamento europeo il 26 aprile 2007 che &#8211; riprendendo l’articolo 13 del trattato di Amsterdam, sempre disatteso dall’Italia &#8211; ribadisce l’invito agli stati membri “a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso”, e condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”.<br />
L’anomalia italiana è ormai luogo comune in Europa: chi ne frequenti le istituzioni sa bene quali sguardi e parole di accorata sympathy i rappresentanti italiani siano costretti a subire da parte dei colleghi: “… ma voi, in Italia…” è diventato un leitmotiv per chi si occupa di diritti civili e non solo. E non si capisce nemmeno più se l’interlocutore stia pensando a Berlusconi per arrivare a Ratzinger, o stia pensando a Ratzinger per arrivare a Berlusconi: per l’appunto Italy, Vatican State, come intitola il suo ultimo libro Michele Martelli (Fazi editore).<span id="more-37213"></span><br />
Quali fondamentali elementi apporta il Vaticano all’anomalia italiana? Anzitutto un elemento storico: perché è vero che con la presa di Roma nel 1870 l’Italia cancellò dall’Europa una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici. Il governo italiano &#8211; che quel giorno avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica – diede però subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni economiche e legislative al Vaticano culminata in anni recenti nel vergognoso imbroglio dell’8 per mille. Occorre comunque distinguere alcune fasi: fino al 1929 &#8211; se non altro &#8211; i matrimoni dovettero, tutti e comunque, essere celebrati in comune. Poi chi voleva celebrava anche i propri riti religiosi. (Già questo, oggi, sarebbe un bel passo avanti sulla via dei Pacs). Coi patti lateranensi il fascismo per autolegittimarsi riportò in gioco i clericali (obbligo, per esempio, di crocifisso come “arredo” in ogni aula scolastica e di tribunale). Ancor più fece la Realpolitik togliattiana nel 1947 con l’art. 7 della Costituzione, che inglobò i patti lateranensi. Va tuttavia ricordato che – fino agli anni Cinquanta &#8211; il 70% dei cittadini italiani si recava compattamente a messa la domenica: oggi tale percentuale si è ridotta al 20%. Ma i nostri attuali politicanti si comportano legislativamente come se le percentuali fossero ancora quelle degli anni Cinquanta.<br />
Una svolta parve giungere nel 1984, con la cancellazione del cattolicesimo come religione di stato. Ma tale raggiungimento fu pagato con la mela avvelenata dell’8 per mille. In sintesi, quindi, se il XX settembre portò a naturale conclusione il Risorgimento, aprì anche le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane.  Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo recuperarono di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani. Simbolicamente quest’anno il comune di Roma e il governo italiano hanno delegato al Segretario di Stato vaticano cardinale Bertone la commemorazione dell’anniversario, inviando la Digos a Porta Pia a identificare e poi disperdere i laici che intendevano semplicemente rendere la propria testimonianza.<br />
Impostata in questo modo la riflessione, non è difficile inquadrare numerosi episodi della recente cronaca politica italiana all’interno dello schema prima definito di “ricerca di autolegittimazione”. Dal micro al macro: ricordo per esempio l’espressione assorta di Francesco Rutelli con gli occhiali &#8211; biro in mano e quadernetto di appunti – mentre fantascientificamente smontava i quesiti relativi al  referendum abrogativo sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali. E abbiamo tutti in mente quel notturno consiglio dei ministri da cui fuoriuscì il monstrum che avrebbe condannato a morte-in-vita sine die Eluana Englaro. Ma si pensi anche ai provvedimenti in favore della scuola privata (in grande maggioranza cattolica); al sistematico boicottaggio di ogni proposta legislativa nel campo dei diritti civili; alla progressiva sostituzione del welfare (a misura di singolo cittadino) con modelli vetero-familisti: una costruzione normativa spacciata per “naturale” e invece mirata a perpetuare violenza e oppressione sui soggetti ritenuti non-conformi, in primis sugli omosessuali.<br />
Va ricordato che la lobby vaticana è sempre stata sessuofobica, perché traumatizzare le persone sul sesso è un modo molto efficace per tenerle legate, innescando il collaudato meccanismo peccato-confessione-assoluzione. Ma oggi che &#8211; con la sessuofobia, proprio non si va più da nessuna parte – la lobby si è specializzata in omofobia: un vero e proprio nervo scoperto per un’organizzazione sostanzialmente omosessuale, dominata da persone che nella loro formazione hanno incamerato quintalate di omofobia interiorizzata.<br />
La ricerca di autolegittimazione presso il Vaticano da parte dei politicanti italiani ha la sua radice nella convinzione che senza l’appoggio (o almeno l’acquiescente neutralità: quella che venne meno al secondo governo Prodi quando fu presentato il disegno di legge sui Dico) di quella potente lobby, in Italia un governo non possa essere varato o comunque non possa durare. I privilegi così acquisiti portano sempre maggiore potere alla lobby stessa; e come il potere della lobby cresce, aumenta nei rutelli (intesi come categoria) il bisogno di autolegittimarsi.<br />
Non si deve però pensare soltanto ai mastodontici privilegi dovuti ai meccanismi dell’otto per mille, o al regime di totale impunità e assenza di controlli in cui opera lo Ior &#8211; Istituto Opere di Religione, la banca centrale vaticana -, o all’abbuono dell’Ici sull’intero patrimonio immobiliare della lobby, stimato al 40 per cento del totale nella città di Roma e al 25 per cento nell’intera penisola. Si rifletta anche su più sottili e repellenti ingiustizie quali le forniture gratuite di acqua, luce e gas al Vaticano, o gli stipendi agli insegnanti di religione cattolica nelle scuole di stato.<br />
Ovvio che oggi occorrerebbe un grande atto di coraggio resistenziale e risorgimentale: nel nome della Repubblica Romana del ‘49 personalmente io sogno un leader giovane, sinceramente laico, in grado di impostare un serio programma di abolizione dei privilegi. Un leader capace di ricordare sempre che &#8211; quando si afferma che il Vaticano fa il suo mestiere difendendo la sua concezione della vita personale e sociale &#8211; questo diritto deve valere – con pari opportunità &#8211; anche per le altre confessioni e religioni, nonché per gli agnostici e gli atei. E che a nessuna lobby deve essere riconosciuta dall’ordinamento giuridico una posizione di privilegio che neghi agli altri di poter vivere secondo i propri valori e le proprie convinzioni. Un leader capace soprattutto di tenere presente che la funzione pubblica &#8211; esercitata in piena libertà da lobby religiose, ideologiche e morali – pertiene solo all’ambito della società civile: qui le varie lobby e associazioni possono &#8211; attraverso un dialogo alla pari &#8211; cercare di convincere i cittadini sulla bontà delle loro proposte. Ma così come non è ammissibile che un partito politico, per quanto maggioritario, possa imporre le proprie preferenze in materia di cure terminali o di scelte affettive e sessuali, negando ai cittadini diritti costituzionalmente sanciti, allo stesso modo questo principio deve valere per una lobby che non ha avuto dagli elettori alcun mandato di governo.<br />
Invece, nell’ultimo decennio, si è formato in Italia un nuovo &#8220;partito vaticano&#8221; guidato dalla ricchissima (per i proventi dell’8 per mille) Cei, alacremente seguito da gruppi trasversali aggressivi e arroganti di politicanti e giornalisti teocon, teodem, atei devoti, postsecolari, islamofobi, che – sulle linee tracciate dall’autore del discorso di Ratisbona &#8211; spregiando le conquiste scientifiche e soprattutto il metodo della scienza (della prova e della verifica) estendono la loro avversione dall’Illuminismo al Relativismo, influenzando le frange più vulnerabili persino delle giovani generazioni.<br />
Grazie al Vaticano e alla complicità di tali politicanti e giornalisti &#8211; pronti a svendere i princìpi del nostro essere “nazione” e del nostro essere “democrazia”,  conquistati col sangue del Risorgimento e della Resistenza &#8211; l’Italia è oggi diventata un bizzarro laboratorio politico, osservato con cinico interesse dalle più oscene destre dell’Occidente: un laboratorio dove si ricerca come soffocare diritti civili e libertà di pensiero, di stampa e di ricerca, parlando sempre e solo al ventre dei ceti culturalmente più sprovveduti senza provare il minimo senso di vergogna.<br />
Questo immondo connubio tra lobby vaticana e politicanti senza scrupoli &#8211; rafforzando l’anomalia italiana &#8211; soffoca e conculca basilari principi (in primis quelli di stato costituzionale di diritto e di laicità dello stato), trascinando nel fango il rispetto dei diritti umani, la libertà di coscienza e ovviamente la libera ricerca.<br />
Cito due soli episodi altamente emblematici. L’invocazione al quorum nel 2005 da parte del cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Cei, per boicottare il referendum su fecondazione assistita e cellule staminali. Andò a votare il 25% dei cittadini e oltre il 90% di costoro si dichiarò favorevole alla abrogazione di norme che – di fatto – tengono l’Italia al di fuori del consesso delle nazioni civili. Per il resto della popolazione fu evidente la saldatura tra clericalismo, menefreghismo e ignoranza. Il cardinale Ruini, il giorno dopo, raggiante, invece parlò di “maturità del popolo italiano” per il mancato raggiungimento del quorum. L’allora capo dei vescovi avvalorò poi il proprio atteggiamento antiscientifico affermando: “Il popolo italiano ama la vita e diffida di una scienza che pretende di manipolarla”. Così concludendo: “Il cattolicesimo popolare italiano ha dato ottima testimonianza di sé. Il mondo cattolico è stato quanto mai compatto, dimostrando di comprendere fino in fondo le ragioni per le quali bisognava seguire una certa linea. Questo risultato è l&#8217;espressione &#8211; pubblicamente più significativa e più rilevante &#8211; del Progetto culturale della Chiesa italiana”. Dopo cinque anni, un primo bilancio dell’iniziativa di Ruini&amp;co parla di oltre cinquantamila coppie italiane (dunque centomila persone) costrette ad emigrare per poter procreare, pagando mediamente ottomila euro in Spagna, seimila in Grecia, ventimila in Russia e cinquemila in Ucraina.<br />
Oppure irridetela, la ricerca. Come è avvenuto nel 2009 presso la sede del Cnr &#8211; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma. Quando, contro la volontà del suo presidente (un vero ricercatore), il vicepresidente Roberto de Mattei organizzò un convegno sul creazionismo dal titolo “Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi”, invitando i più inverosimili ciarlatani in circolazione con i denari dei contribuenti italiani. (E’ disponibile il volume degli Atti). Designato alla carica di vicepresidente del Cnr nel 2004 dal presidente  del Consiglio Berlusconi su proposta dell’allora ministro dell’istruzione Moratti,  de Mattei non fu rimosso dall’incarico nei due anni del governo Prodi (evidentemente piace anche ai cattolici adulti). De Mattei &#8211; che recentemente ha dichiarato: “Adamo ed Eva sono  personaggi storici e sono i progenitori dell&#8217;umanità” &#8211; è professore associato di Storia del Cristianesimo in una università privata, direttore del mensile  fondamentalista “Radici cristiane” e dirigente di “Alleanza Cattolica”.<br />
Distruggete le centrali elettriche e avrete il buio subito; distruggete scuola laica e ricerca, e il buio totale delle coscienze e delle intelligenze lo avrete dopo qualche anno.<br />
In effetti, in mancanza o quasi di valori civili condivisi, il Vaticano in Italia opera come una specie di banca dei valori assoluti, senza la quale gli italiani, per quel poco che gliene importa, probabilmente si sentirebbero più soli.  L’etica vaticana è predeterminata, assoluta, rivelata, autoritaria. Dunque è deresponsabilizzante.  Per questo piace tanto a un popolo arretrato e superstizioso, cattolico, cialtrone e mafioso, con Padre Pio nel portafoglio e il gratta e vinci in mano.<br />
Esistono società meritocratiche (in genere quelle anglosassoni), società socialdemocratiche (con lo stato in funzione di nume tutelare dalla culla alla tomba: in genere quelle nord-europee) e società familistiche come quella italiana, per la quale il primato dei valori è nell’ambito famigliare.  E il Vaticano – questo stato nello stato – presidia tale primato con assoluta determinazione, gestendo praticamente in toto il variegato e redditizio mondo della solidarietà e dell’assistenza sociale.  Nei passaggi fondamentali, nei momenti di inizio e fine vita, il Vaticano incombe: negli ospedali e nelle scuole, negli ospizi e negli asili. In cambio chiede solo proselitismo, potere e denaro.  E lo stato italiano glieli concede, a palate, in quantità industriale.</p>
<p>Articolo pubblicato su Alfabeta2, numero 3, novembre 2010</p>
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