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	<title>conflitto di interessi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Note sul Conflitto di Interessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mattia paganelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 11:00:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Untitled-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-45027" alt="Untitled-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Untitled-1-300x281.jpg" width="300" height="281" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Untitled-1-300x281.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Untitled-1.jpg 1014w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Mattia Paganelli</strong></p>
<p>Vorrei sollevare un problema. Il bell’<a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/27/qualcosa-di-rivoluzionario/">articolo di Andrea Inglese</a> di qualche giorno fa si chiede se ci sia davvero qualcosa di rivoluzionario nel fenomeno M5S. Forse. Certamente tra le cose che con queste elezioni sono cambiate, la legge sul conflitto di interessi sembrerebbe non essere più necessaria, in quanto, paradossalmente, è invecchiata pur senza essere mai stata scritta. <span id="more-45026"></span>È, infatti, ovvio che non sia più necessario avere il controllo dei mezzi di informazione per vincere le elezioni. Le possibilità di comunicazione trasversali offerte dalle varie sfaccettature del web hanno svuotato il problema del conflitto di interessi così come è stato concepito fino ad ora; cioè come limitare il monopolio e rendere equo l’accesso ai media, separando politici e mezzi di comunicazione. Il problema è, però, molto più complesso in quanto è il concetto stesso di mezzo di informazione ad essere mutato. Una legge che regoli il rapporto tra politica e comunicazione deve impostare il problema su basi nuove. Quello che abbiamo sino ad ora conosciuto come conflitto di interessi riguardava il controllo dei media, ma oggi non si tratta più solo di monopolio della comunicazione. Durante la campagna elettorale il problema va esteso alla trasparenza del messaggio, del programma, delle persone.</p>
<p>Trattenersi dal comparire in televisione da parte dei militanti di M5S non è stato semplicemente un gesto di rifiuto di comportamenti politici corrotti, rappresenta invece un fraintendimento profondo del rapporto tra politica e comunicazione, una distorsione che deve essere corretta prima che si radichi anche nel mondo digitale. Sottrarsi ai canali di informazione istituzionali indica che tv e giornali sono stati concepiti solo come mezzi per raccogliere voti, alla stregua dello stesso uso che M5S rimprovera agli altri partiti. Fin qui nulla di nuovo, le critiche a M5S di sfuggire al confronto non sono certo mancate durante la campagna elettorale. La vera conseguenza è stata che la campagna elettorale di M5S, escludendo i canali di comunicazione istituzionali (belli o brutti che siano), si è rivolta solo ai sostenitori di Grillo, non al paese; ha cioè escluso dal dibattito chi non aveva già scelto di votarlo.</p>
<p>Il problema non è se l’Italia sia una democrazia 2.0, totalmente collegata oppure no, ma il contrario. Proprio in una società dispersa su un network multiforme, frammentata in una molteplicità di pieghe e piattaforme non necessariamente collegate fra loro è più facile perdere di vista il discorso che riguarda l’intero paese. L’ipotesi paradossale di trovarsi al risultato delle elezioni un gruppo mai sentito nominare prima, non è poi tanto fantascientifica. La bellezza del web-network sta nelle sue infinite possibilità; il suo rischio invece, nella facilità di perdere una visione di insieme del discorso.</p>
<p>Dunque più che limitare l’accesso ai media per candidati che ne possano avere troppo, cioè operare un processo di parziale esclusione, una nuova legge sul rapporto comunicazione politica deve fare un’operazione di inclusione universale, cioè garantire l’accesso all’informazione per tutti gli elettori.</p>
<p>Le richieste di democrazia diretta di M5S, in principio condivisibili, possono avverarsi solo in un ambiente regolato da una legislazione che assicuri la trasparenza e l’universalità dell’informazione elettorale. Troppo facile è che altrimenti qualcosa sfugga nella molteplicità del network.</p>
<p>Una legge che regoli il rapporto comunicazione-democrazia nell’era digitale <i>deve assolutamente garantire il dibattito elettorale in pubblico</i> <i>e imporre a chi si candida al governo del paese di rendersi accessibile a tutti gli elettori per permetterci di scegliere</i>. Quello che è apparso come un atto di auto esclusione da parte di M5S, è stato in realtà l’esclusione di quella parte di elettorato che non vuole, non può, o semplicemente non ha pensato di cercare informazioni tra youtube, facebook e le altre varie presenze online; luoghi non privati, ma a tutti gli effetti esclusivi (tra l’altro il rifiuto di ogni forma di comunicazione e discussione con i media nazionali anche ora che le elezioni sono avvenute non fa che confermare questo punto). Di là da ogni critica a M5S, è necessario evidenziare la stortura intrinseca alla formula di comunicazione messa in atto: separare la nazione in due gruppi i paladini della pulizia democratica da una parte e i corrotti da punire dall’altra, tralasciando che c’è il resto del paese in mezzo.</p>
<p>Dunque se qualcosa è stato rivoluzionato, queste sono le dimensioni del rapporto tra informazione/comunicazione e processo democratico (anche se si tratta più di evoluzione tecnologica che dell’intervento di M5S), e una legge che si preoccupi di regolare questo rapporto oggi non può non tenerne conto. L’era del network ha generato un ambiente in cui le possibilità prolificano più rapidamente di quanto le si possa contare, il problema è dunque molto più delicato e sofisticato del grossolano entusiasmo per il social network più recente (come Grillo predica); scegliere dove e come intervenire, dove limitare o incanalare un proliferare altrimenti cieco delle possibilità tecnologiche, è una fondamentale dimensione politica del nostro presente.</p>
<p>La base della democrazia è che tutto è uguale per tutti. Richiudersi in ambienti di comunicazione non universali, come invece è il suffragio, non porta alla democrazia, ma rischia di condurre a un potere inverificabile. E questo forse neanche Grillo lo ha capito fino in fondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Postilla: tra l’altro non si affronta il problema che non esiste un sistema pubblico di accesso, ricerca, trasmissione e conservazione delle informazioni online e la censura può essere messa in atto in qualunque momento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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