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	<title>conflitto intergenerazionale &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Scuola o mai più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto intergenerazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Tripodi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[una modesta proposta]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi Gli studenti, i giovani &#8211; a sentire i tempi e i padri &#8211; appaiono anestetizzati, una carovana di moribondi in viaggio verso la fine. Sono inetti, ignoranti, sciocchi, superficiali, maleducati, delinquenti, fannulloni, narcisisti. La sciocchezza del paradigma passatista li tratteggia così. I passatisti hanno sempre raccontato  frottole simili per brillare di una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pino Tripodi</strong></p>
<p>Gli studenti, i giovani &#8211; a sentire i tempi e i padri &#8211; appaiono anestetizzati, una carovana di moribondi in viaggio verso la fine. Sono inetti, ignoranti, sciocchi, superficiali, maleducati, delinquenti, fannulloni, narcisisti.</p>
<p>La sciocchezza del paradigma passatista li tratteggia così. I passatisti hanno sempre raccontato  frottole simili per brillare di una fiammella fatua prima di scomparire sotto l&#8217;incalzare delle nuove generazioni.</p>
<p>Il vecchiume tenta di resistere alla propria morte. Ci sta, ma chi è affetto da vulgata passatista scoraggia ogni anelito di vita non solo perché non sopporta di diventare vecchio ma per la semplice ragione che non è mai stato giovane. Nella non esistenza dei figli trova motivo di vitàlità, pretende dai giovani ciò che da giovane non è mai stato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo paradigma, altrettanto sciocco, è quello scientista. La scuola, il lavoro, sono residui arcaici di un mondo che scompare sotto la forza progressiva del cloud, dell&#8217;infosfera e delle tecnologie. Le vite amorfe, la retorica e i costi della formazione permanente, i mille lavoretti in attesa di qualcosa che assomigli a un lavoro, la fatica di Sisifo per acquisire autonomia e indipendenza sono solo transitorie pagliuzze che si traformeranno in oro colato appena il nuovo avrà finito di trionfare.</p>
<p>Intanto a ciascuno è richiesto di lavorare gratuitamente giorno e notte, veglia e sonno, scuola e tempo libero, nel consumo come nella produzione, volontariamente o involontariamente, non per se stesso, per gli amici, per la famiglia, per la comunità o per il Paese – tutti residui preistorici – ma per facebook, amazon, google, alibaba e altri vettori lesti a istigare e a catturare il desiderio compulsivo globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prima che le scioccheze si autoavverino è tempo di ribellarsi allo stigma in cui la contemporaneità si è vista cacciare. Senza l&#8217;immediata pretesa di distruggere un nemico impalpabile. Il ribelle prima ancora di trasformare il mondo desidera trasformare se stesso, la propria vita, le proprie condizioni materiali e spirituali. Senza trasformazione del sé il mondo diviene sempre peggiore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E allora per prima cosa occorre controvertire le sciocchezze precotte del passatismo e dello scientismo.</p>
<p>Non è vero che gli studenti, i giovani sono più maleducati, sciocchi, fannulloni, ignoranti, narcisisti di queli di ieri.</p>
<p>Non è vero che gli studenti e i professori sono meno preparati.</p>
<p>Non è vero che sono tutti dipendenti dalle droghe e dallo smartphone.</p>
<p>Non è vero come non lo è qualsiasi generalizzazione.</p>
<p>Dire tutti è un modo stupido per colpire la dignità di ciascuno.</p>
<p>Non è vero, soprattutto, che la scuola non serve a niente. Che sono altre ben più potenti le agenzie formative che contano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Occorre invece rivendicare con orgoglio un&#8217;idea: mentre tutte le altre istituzioni rischiano di sciogliersi nell&#8217;acido muriatico dell&#8217;insensatezza e della confusione, la scuola, le università devono riprendere ad avere il ruolo che gli è stato spesso consono: territorio franco di formazione della soggettività prima e oltre il suo utilizzo come mera macina di lavoro, di profitto, di consenso, di conformismo, di strapotere, di macchina del desiderio compulsiva tanto più egoica quanto più servile.</p>
<p>Prima di ogni altro prima c&#8217;è il sapere, ci sono le scuole, le università.</p>
<p>Occorre rivendicare alla scuola e all&#8217;università le funzioni di argine che ripara dall&#8217;ignominia, di luogo teso ad unire ciò che nel resto della società viene diviso, di palestra in cui ci si allena a cooperare anziché a competere, ad attutire le ingiustizie anziché a esaltarle, a far leva sulla differenza proprio mentre si esperisce l&#8217;eguaglianza.</p>
<p>Nonostante tutti i difetti, le malefatte e i vuoti le scuole e le università rimangono il migliore dei mondi possibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il resto della società non se n&#8217;è ancora accorto.</p>
<p>Sputa continuamente sulla scuola, la considera, al pari dell&#8217;Europa unita, l&#8217;origine di tutti i mali. Da decenni tutti gli sciocchi, al potere e all&#8217;opposizione, fanno gara per anestetizzare la scuola e gli altri luoghi del sapere. Il perché prescinde dalla volonta, ma è evidente. Solo una scuola inerte e ignava garantisce l&#8217;alta velocità dell&#8217;oppressione sociale, rende possibile a tutti gli incapaci di sollevare la clava della meritocrazia per acquisire clientele e potere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tocca a chi vive nella scuola e nelle università acclarare l&#8217;evidenza. Basta poco. Basta togliere alcune pagliuzze che rendono impossibile osservare la verità. Basta realizzare ciò che per i più è più che ovvio. Basta interdire ogni scambio simbolico tra perfezione della legge e orrenda miseria della sua consustanzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Basta che gli studenti e i professori, i singoli e gli organismi collettivi, i collegi dei docenti e le assemblee degli studenti si decidano – pur anche in conflitto tra di loro &#8211; a re/agire. A riprendere in mano il corso della propria vita, ad abbandonare l&#8217;inerzia, lo sconforto, la depressione, l&#8217;accondiscendenza, la rassegnazione, l&#8217;attesa della fine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per ri/cominciare, di seguito vengono presentate delle proposte immediate e semplici.</p>
<p>Si tratta di una piattaforma minima emendabile, bisognosa di ulteriori ragionamenti e proposte magari più efficaci, creative e sovversive.</p>
<p>Non è importante condividere tutto.</p>
<p>Essenziale è gettare un sasso nello stagno. L&#8217;importante è ribellarsi alla morte sociale nella quale il sapere è stato relegato.</p>
<p>La colpa più grave che si ha quando si è oggetto di uno stigma così diffuso è quella di non ribellarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per iniziare</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1)</strong> Rendere scuole e università libere da smartphone. Studenti, professori, tecnici, all&#8217;ingresso delle scuole e delle università depongono le armi, cioè consegnano il loro dispositivo e ne riprendono possesso solo al termine delle attività.</p>
<p>Rifiutiamo di vivere nello smartphone e per lo smartphone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni tecnologia produce un tipo umano, un&#8217;antropologia specifica. Lo smartphoner è un individuo sempre disponibile e volontariamente connesso, un lavoratore gratuito per il quale ogni cosa del mondo è tanto a portata di mano da renderla distante anni luce, ogni presenza è distanza abissale, ogni informazione concorre a formare un&#8217;ignoranza pregenetica.  La connessione perpetua è alienazione pura.</p>
<p>Anche dal punto di vista affettivo, la disponibilità 24 ore al giorno è devastante.</p>
<p>Per limitare la dipendenza, la distruzione di massa e i disturbi dell&#8217;attenzione questa pratica è magari individualmente dolorosa ma socialmente inderogabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>2) </strong>Al di là delle valutazioni classiche &#8211; dei professori, degli studenti, sempre a garanzia d&#8217;arbitrio –,  e delle autovalutazioni – da incentivare per favorire la corrispondenza tra obiettivi e risultati, non per incutere sensi di colpa -, fondare un sistema di valutazione dei gruppi classe/corso e dell&#8217;istituzione scuola/università nel suo complesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le valutazioni sia degli studenti sia dei professori dell&#8217;intera classe/corso e della scuola/università tendono a dare maggior rilevanza al fattore di relazione, di socializzazione e di cooperazione, vere chiavi del processo formativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3)</strong> Scuola aperta anche di pomeriggio e spazi universitari disponibili per attività volontarie e autogestite di studio, laboratorio, sport, musica, produzioni multimediali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4) </strong>Stop alla medicalizzazione degli studenti. Basta con  PDP, PEI,</p>
<p>BES, DSA. Le sigle come le file aumentano in misura direttamente</p>
<p>proporzionale alla stupidità e all&#8217;oppressione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>  5)</strong> Esodo  di massa dai social network esistenti e fondazione di  altri</p>
<p>media non proprietari, non invasivi e non distruttivi per la mente e</p>
<p>per i corpi delle generazioni al presente e a venire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>6</strong>) Assegno crescente per gli studenti che superano la soglia dell&#8217;obbligo scolastico. Anzichè pagare – e indebitarsi a vita come succede se si frequentano certe università o master post laurea &#8211; si viene retribuiti per studiare. Inoltre, più si procede negli studi più si guadagna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La proposta tende a rovesciare la piramide delle priorità degli ultimi decenni, a cambiare paradigma sociale e temporale.</p>
<p>A dispetto delle norme vigenti, e dell&#8217;ideologia meritocratica imperante, si va tornando rapidamente alla scuola di classe. I ricchi accedono a un livello formativo alto, i poveri inferiorizzati e medicalizzati si vedono confinati nello stagno nel neoanalfabetismo. Inoltre, chi riesce con grande fatica a superare gli sbarramenti sociali accedendo a livelli formativi alti, ha la necessità di indebitarsi fino alla follia nella speranza che al ventesimo master possa trovare un simulacro di lavoro.</p>
<p>I governi si preoccupano di pensioni. Pensioni che nel rovesciamento della piramide sociale proposta andrebbero limitate a esclusivo beneficio della popolazione che indipendentemente dall&#8217;età è impossibilitata a svolgere qualsiasi attività.</p>
<p>La vecchiaia non è solo un problema anagrafico. La vecchiaia che fa male all&#8217;Europa è quel mostro che divora i propri figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>7) </strong>Istruzione, cultura, ricerca nel budget degli stati diventino la prima voce di spesa in rapporto al PIL. Quando ciò accadrà, il presente sarà migliore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le proposte avanzate e le altre che matureranno non sono oggetto di nessuna richiesta, di nessuna trattativa.</p>
<p>Chiedere a qualcun altro di cambiare il mondo è ridicolo.</p>
<p>Non chiedere niente è il modo più efficace per cambiare tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pino Tripodi</strong></p>
<p><strong>                   </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em> Nota Bene: I lettori di questo testo sono vivamente pregati – per utilizzare una parola antipatica: diffidati &#8211; di non farlo circolare su facebook, watsapp, linkedin, instagram, twitter.</em></p>
<p><strong>Il contenuto si squaglia nel mezzo.</strong></p>
<p><em>Possono a loro piacimento discuterne direttamente in colloqui, riunioni, assemblee, manifestazioni pubbliche, occupazioni, insorgenze. Possono beninteso diffonderlo liberamente via posta, mail, giornali, riviste, radio, volantini, manifesti murali.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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