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	<title>criminalità organizzata &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La &#8216;ndrangheta e il voto di scambio in Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:28:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA['Ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giuseppe Catozzella Alessandro Colucci, vicecoordinatore provinciale del Pdl in Lombardia, è ormai noto, per i suoi affari con la &#8216;ndrangheta dei Morabito e per la cena del 2005, in compagnia di uomini del clan, al ristorante Gianat di Milano, per festeggiare &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; l&#8217;apertura del For a King, il night aperto sotto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giuseppe Catozzella</strong></p>
<p>Alessandro Colucci, vicecoordinatore provinciale del Pdl in Lombardia, è ormai noto, per i suoi affari con la &#8216;ndrangheta dei Morabito e per la cena del 2005, in compagnia di uomini del clan, al ristorante Gianat di Milano, per festeggiare &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; l&#8217;apertura del For a King, il night aperto sotto l&#8217;Ortomercato milanese di via Lombroso. Ma ora, nell&#8217;articolo di Davide Milosa sul &#8220;Fatto&#8221; e su Milanomafia.com, spuntano altri nomi – importanti – che parlerebbero da soli degli appoggi della &#8216;ndrangheta ad alcuni politici candidati nelle circoscrizioni lombarde per le scorse elezioni Europee: Ignazio La Russa, Carlo Fidanza e Licia Ronzulli.</p>
<p>Al centro del bivio tra denaro da ripulire della &#8216;ndrangheta e legami con i politici c&#8217;è la Kreiamo Spa, società considerata uno dei bracci finanziari della &#8216;ndrangheta delle cosche dei Barbaro-Papalia, e già conosciuta anche perché nel mirino di un altro processo, tuttora in corso nel tribunale di Milano: il processo &#8220;Ortomercato&#8221; (legata, in questo secondo caso, alla figura di Antonio Paolo, prestanome e titolare di una rete di cooperative che lavorano dentro l&#8217;Ortomercato, utilizzate secondo l’accusa per riciclare denaro sporco, e per cui la pm Barbeini il 17 marzo 2010 ha chiesto 8 anni e 6 mesi). <span id="more-32137"></span>E ora il nome della Kreiamo Spa spunta dall&#8217;inchiesta della Dda di Milano racchiusa nel fascicolo &#8220;Parco Sud&#8221; anche in relazione a voto di scambio con politici di spicco di area lombarda e nazionale. &#8220;Io sto facendo votare La Russa, Ronzulli e Fidanza&#8221; dice al telefono Alfredo Iorio (presidente della Kreiamo Spa, e ora in carcere per corruzione aggravata dall&#8217;utilizzo del metodo mafioso) a Michele Iannuzzi (consigliere comunale Pdl a Trezzano sul Naviglio e procacciatore d&#8217;affari per la Kreiamo Spa, società legata alla &#8216;ndrangheta, e in carcere per questo dal febbraio del 2009). E Iannuzzi risponde: &#8220;Quando vado a trovare Osnato (cognato di La Russa, consigliere comunale Pdl a Milano, ndr), &#8220;prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. Poi con la lista della spesa andiamo da lui&#8221;. In questo dialogo c&#8217;è il succo della questione: Iorio della Kreiamo Spa e Iannuzzi vogliono &#8220;costituire un forte gruppo politico di riferimento in area locale per poi poter contrattare con i vertici regionali&#8221;. Per farlo, come appare chiaro dalla trascrizione delle intercettazioni della Dia di Milano, prima pensano a proporre un candidato in proprio, poi &#8211; dato il rifiuto del coordinamento nazionale del partito &#8211; decidono di appoggiare candidati già esistenti. &#8220;Abbiamo Stefano Maullo (assessore regionale Pdl, ndr), Alessandro Colucci (vicecoordinatore provinciale del Pdl, ndr) e Angelo Giammario (consigliere regionale Pdl, ndr)&#8221; dice sempre Iorio. E poi Giulio Gallera (capogruppo del Pdl al Comune di Milano), che &#8220;è la persona più vicina alla nostra mentalità&#8221;. Tutti e quattro attuali candidati alle Regionali del 28-29 marzo in Lombardia. Da tenere a mente: c&#8217;è l&#8217;Affare (la Kreiamo Spa), legato alla &#8216;ndrangheta, che decide di entrare direttamente in politica per avere la strada spianata per gli appalti. Senza intermediazioni. Non ce la fa, e allora sceglie di appoggiare candidati già esistenti, che spianeranno la strada degli appalti e contribuiranno anche, in questo stesso modo, a ripulire denaro.</p>
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		<title>Per un voto onesto servirebbe l&#8217;ONU</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 13:47:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/cretto_burri.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/cretto_burri-300x267.jpg" alt="" title="cretto_burri" width="300" height="267" class="aligncenter size-medium wp-image-32065" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/cretto_burri-300x267.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/cretto_burri.jpg 336w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di <strong>Roberto Saviano</strong></p>
<p>&#8220;LA disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo&#8221;. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un&#8217;affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un&#8217;esagerazione, sappia che l&#8217;Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?<span id="more-32060"></span></p>
<p>Quello che in altri Stati sarebbe considerato veleno, in Italia è pasto quotidiano: dai più piccoli Comuni sino alla gestione delle province e delle regioni, non c&#8217;è luogo in cui la corruzione non sia ritenuta cosa ovvia. L&#8217;ingiustizia ha ormai un sapore che non ci disgusta, non ci schifa, non ci stravolge lo stomaco, né l&#8217;orgoglio. Ma come è potuto accadere?<br />
Il solo dubbio che ogni sforzo sia inutile, che esprimere il proprio voto e quindi la propria opinione sia vano, toglie forza agli onesti. Annega, strozza e seppellisce il diritto. Il diritto che fonda le regole del vivere civile, ma anche il diritto che lo trascende: il diritto alla felicità.<br />
Il senso del &#8220;è tutto inutile&#8221; toglie speranza nel futuro, e ormai sono sempre di più coloro che abbandonano la propria terra per andare a vivere al Nord o in un altro paese. Lontano da questa vergogna.<br />
Io non voglio arrendermi a un&#8217;Italia così, a un&#8217;Italia che costringe i propri giovani ad andar via per vergogna e mancanza di speranza. Non voglio vivere in un paese che dovrebbe chiedere all&#8217;Osce, all&#8217;Onu, alla Comunità europea di inviare osservatori nei territori più difficili, durante le fasi ultime della campagna elettorale per garantire la regolarità di tutte le fasi del voto. Ci vorrebbe un controllo che qui non si riesce più a esercitare. </p>
<p>Ciò che riusciamo a valutare, a occhio nudo, sono i ribaltoni, i voltafaccia, i casi eclatanti in cui per ridare dignità alla cosa pubblica un politico, magari, si dovrebbe fare da parte anche se per legge può rimanere dov&#8217;è. Ma non riusciamo a esercitare un controllo che costringa la politica italiana a guardarsi allo specchio veramente, perché lo specchio che usiamo riesce a riflettere solo gli strati più superficiali della realtà. Ci indigniamo per politici come l&#8217;imputata Sandra Lonardo Mastella che dall&#8217;esilio si ricicla per sostenere, questa volta, non più il Pd ma il candidato a governatore in Campania del Pdl, Stefano Caldoro. Per Fiorella Bilancio, che aveva tappezzato Napoli di manifesti del Pdl ma all&#8217;ultimo momento è stata cancellata dalla lista del partito e ha accettato la candidatura nell&#8217;Udc. Così sui manifesti c&#8217;è il simbolo di un partito ma lei si candida per un altro. Ci indigniamo per la vicenda dell&#8217;ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, Roberto Conte, candidatosi nuovamente nonostante una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e per giunta questa volta nel Pdl. Ci indigniamo perché il sottosegretario all&#8217;economia Nicola Cosentino, su cui pende un mandato d&#8217;arresto, mantiene la propria posizione senza pensare di lasciare il suo incarico di sottosegretario e di coordinatore regionale del Pdl. Ci indigniamo perché è possibile che un senatore possa essere eletto nella circoscrizione Estero con i voti della &#8216;ndrangheta, com&#8217;è accaduto a Nicola Di Girolamo, coinvolto anche, secondo l&#8217;accusa, nella mega-truffa di Fastweb. Ci indigniamo, infine, perché alla criminalità organizzata è consentito gestire locali di lusso nel cuore della nostra capitale, come il Café de Paris a via Vittorio Veneto.<br />
Ascoltiamo allibiti la commissione parlamentare antimafia che dichiara, riguardo queste ultime elezioni, che ci sono alcuni politici da attenzionare nelle liste del centrosinistra. E ad oggi il centrosinistra non ha dato risposte. Si tratta di Ottavio Bruni candidato nel Pd a Vibo Valentia. Sua figlia fu trovata in casa con un latitante di &#8216;ndrangheta. Si tratta di Nicola Adamo candidato Pd nel Cosentino, rinviato a giudizio nell&#8217;inchiesta Why not. Di Diego Tommasi candidato Pd anche lui nel Cosentino e coinvolto nell&#8217;inchiesta sulle pale eoliche. Luciano Racco candidato Pd nel Reggino, che non è indagato, ma il cui nome spunta fuori nell&#8217;ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito, per gli inquirenti, il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista &#8220;Socialisti Uniti&#8221; della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo &#8220;Lettera Morta&#8221; contro il clan Costa ed in quelle per l&#8217;uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta.<br />
A tutto questo non possiamo rimanere indifferenti e ci indigniamo perché facciamo delle valutazioni che vanno oltre il  &#8211;  o vengono prima del  &#8211;  diritto, valutazioni in merito all&#8217;opportunità politica e alla possibilità di votare per professionisti che non cambino bandiera a seconda di chi sta alla maggioranza e all&#8217;opposizione. Trasformarsi, riciclarsi, mantenere il proprio posto, l&#8217;antica prassi della politica italiana non è semplicemente una aberrazione. È ormai considerata un&#8217;abitudine, una specie di vizio, di eventualità che ogni elettore deve suo malgrado mettere in conto sperando di sbagliarsi. Sperando che questa volta non succeda.<br />
È un tradimento che quasi si perdona con un&#8217;alzata di spalle come quello d&#8217;un marito troppo spensierato che scivola nelle lenzuola di un&#8217;altra donna.<br />
Ma si possono barattare le proprie attese e i propri sogni per la leggerezza e per il cinismo di qualcun altro?<br />
Oramai si parte dal presupposto che la politica non abbia un percorso, non abbia idee e progetti. Eppure la gente continua ad aspettarsi altro, continua a chiedere altro.<br />
Dov&#8217;è finito l&#8217;orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov&#8217;è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente, spillette colorate da appuntarsi al bavero del doppiopetto. Senza più credibilità. Contenitori vuoti da riempire con parole e a volte nemmeno più con quelle. A volte si è divenuti addirittura incapaci si servirsi delle parole.<br />
Quando la politica diviene questo, le mafie hanno già vinto. Poiché nessuno più di loro riesce a dare certezze  &#8211;  certezza di un lavoro, di uno stipendio, di una sistemazione. Certezze che si pagano, è ovvio, con l&#8217;obbedienza al clan. È terribile, ma si tratta di avere a che fare con chi una risposta la fornisce. Con chi ti paga la mesata, l&#8217;avvocato. Non è questo il tempo per moralismi, poco importa se ci si deve sporcare le mani.<br />
Solo quando la politica smetterà di somigliare al potere mafioso  &#8211;  meno crudele, certo, ma meno forte e solido  &#8211;  solo quando cesserà di essere identificato con favori, scambi, acquisti di voti, baratto di morale, solo allora sarà possibile dare un&#8217;alternativa vera e vincente.<br />
Anche nei paesi dominati dalle mafie è possibile essere un&#8217;alternativa.<br />
Lo sono già i commercianti che non si piegano, lo sono già quelli che resistono, ogni giorno.<br />
Del resto, quello che più d&#8217;ogni altra cosa dobbiamo comprendere è che le mafie sono un problema internazionale e internazionalmente vanno contrastate.<br />
L&#8217;Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista.<br />
Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell&#8217;offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all&#8217;economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.<br />
Sarebbe triste che i cittadini, gli elettori italiani, dovessero rivolgersi all&#8217;Onu, all&#8217;Unione Europea, all&#8217;Osce per vedere garantito un diritto che ogni democrazia occidentale deve considerare normale : la pulizia e la regolarità delle elezioni.<br />
Dovrebbe essere normale sapere, in questo Paese, che votare non è inutile, che il voto non si regala per 50 euro, per un corso di formazione o per delle bollette pagate. Che la politica non è solo uno scambio di favori, una strada furba per ottenere qualcosa che senza pagare il potere sarebbe impossibile raggiungere. Che restare in Italia, vivere e partecipare è necessario. Che la felicità non è un sogno da bambini ma un orizzonte di diritto.</p>
<p><em>&#8220;La Repubblica&#8221;, 20.3.2010.</em></p>
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		<title>Misha Glenny: McMafia &#8211; viaggio attraverso il nuovo crimine organizzato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 06:00:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Federico Varese &#8211; Professore di Criminologia all&#8217;Università di Oxford e direttore dello Extra-Legal Governance Institute. È autore di The Russian Mafia. Private Protection in a New Market Economy (Oxford University Press, 2001) e di Mob and Mobility, di prossima pubblicazione in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. MISHA GLENNY, McMafia. Droga, armi, esseri umani: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Federico Varese</strong><em> &#8211; Professore di Criminologia all&#8217;Università di Oxford e direttore dello Extra-Legal Governance Institute. È autore di </em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B002EVPOWC/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B002EVPOWC&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">The Russian Mafia. Private Protection in a New Market Economy</a><em> (Oxford University Press, 2001) e di </em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B004NNUX4I/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B004NNUX4I&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Mob and Mobility</a><em>, di prossima pubblicazione in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MISHA GLENNY</strong>, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804580127/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8804580127&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>McMafia. Droga, armi, esseri umani: viaggio attraverso il nuovo crimine organizzato globale</em></a>, trad. di Anna Zapparoli, Milano, Mondadori, pp. VIII-448, € 18,00</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni Novanta ho viaggiato spesso nella Russia Centrale e soprattutto nella città di Perm&#8217;, ai confini con la Siberia, per raccogliere materiale destinato a un libro sul crimine organizzato, e a ogni visita mi trovavo ad aprire un conto corrente in una banca che al viaggio successivo non esisteva più. Una volta parlai del fallimento delle banche con uno dei miei intervistati, il leader di un gruppo mafioso locale &#8211; un tipo corpulento, la cui corte si riuniva in un ristorante alla periferia della città. Indossava un completo bianco e parlava nel gergo dei criminali russi, che aveva imparato nel carcere dove era stato incoronato &#8220;boss&#8221;.<span id="more-19274"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non posso immaginare uno scenario più improbabile per un&#8217;intervista: qualcuno cantava, e male, una celebre canzone pop russa a un volume intollerabile e il mio interlocutore doveva respingere le attenzioni di un drappello di avvenenti ballerine del ristorante. La sua organizzazione, a quanto si diceva, controllava tre delle banche cittadine, eppure anche lui aveva perso denaro nel fallimento di uno degli istituti di credito locali. Non molto tempo dopo quell&#8217;incontro, nell&#8217;agosto 1998, la Russia si trovò ad affrontare la peggiore crisi economica dalla fine del comunismo. La valuta perse il settanta per cento del suo valore e metà delle banche chiusero i battenti. Molti altri mafiosi persero denaro. Mentre me ne sto al sicuro nel mio studio in una città universitaria a diverse migliaia di chilometri e a più di dieci anni di distanza, mi chiedo quale effetto avrà la crisi attuale sui vertici del crimine organizzato di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Russia ho imparato che i mafiosi non sono né più furbi, né meglio attrezzati di molti di noi quando si tratta di affrontare un&#8217;emergenza finanziaria. Più in generale, lo studio del crimine organizzato mi ha guarito dall&#8217;idea che i criminali siano altrettanti Moriarty: Napoleoni del crimine al centro di una rete con mille diramazioni, di cui (come dice Sherlock Holmes) «conoscono perfettamente ogni minimo fremito».</p>
<p style="text-align: justify;">Dal titolo, il lettore potrebbe essere tentato di immaginare che l&#8217;oggetto di <em>McMafia. Droga, armi, esseri umani: viaggio attraverso il nuovo crimine organizzato globale</em> sia appunto una malvagia società per affari senza limiti geografici, organizzata in modo impeccabile, sempre pronta a sfidare la legge, con il suo quartier generale in una qualche capitale straniera, magari Mosca, e in grado di irradiare la propria ragnatela in tutto il mondo aprendo succursali, per esempio, in Bulgaria, Israele, India, gli Emirati Arabi, oppure in Nigeria, Brasile, Colombia, Columbia Britannica e Cina (questo l&#8217;elenco dei luoghi visitati da Glenny). L&#8217;idea di una cospirazione mondiale orchestrata da un Napoleone del crimine ha spesso lasciato le pagine di Arthur Conan Doyle per approdare in quelle di studi accademici, rapporti di polizia e resoconti giornalistici. Il libro di Glenny non rientra nel filone di testi che abbracciano teorie cospirative cosmiche. <em>Mcmafia</em> è un esempio del miglior giornalismo investigativo anglosassone, un illuminante viaggio nel ventre criminale del nostro pianeta. Glenny, ex corrispondente della BBC nei Balcani e autore di una storia della fine della Jugoslavia, è guidato dalla passione per la ricerca dei fatti e per la denuncia delle sofferenze umane, senza dimenticare che molte di esse sono frutto di politiche insipienti, non di rado emanate dagli Stati Uniti e dall&#8217;Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine &#8220;McMafia&#8221; è stato coniato dallo studioso inglese Mark Galeotti, una delle fonti di Glenny, per descrivere un fenomeno simile alla creazione di un marchio di fabbrica (<em>branding</em>) nell&#8217;economia legale. Nel selvaggio Est postsovietico, i criminali ceceni erano divenuti celebri per la loro violenza spietata. Ben presto il loro nome cominciò a essere assunto da gruppi diversi, privi di alcun legame (etnico o di altro genere) con la Cecenia. &#8220;Mafia cecena&#8221; divenne dunque un marchio di fabbrica, un <em>brand</em> che da solo incuteva terrore. Bastava affermare di essere parte di tale organizzazione per <strong>assicurarsi</strong><strong> </strong>l&#8217;accondiscendenza delle vittime. Aver fama di essere violenti e spietati è un bene prezioso nel mondo della malavita, perché consente di <em>risparmiare</em> sull&#8217;uso della forza. Induce le vittime alla remissività, e lo fa a costo zero.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa dinamica non è appannaggio esclusivo dei malavitosi dell&#8217;ex URSS. Glenny racconta che in Giappone, un paese in cui la mafia opera allo scoperto, si è avuta, secondo la polizia locale, «una significativa concentrazione di potere [della Yakuza] nelle mani di tre sole &#8220;famiglie&#8221;». A quanto pare, Masahisa Takenaka, boss della Yamaguchi-gumi, «alla testa di 100.000 affiliati, poteva vantare il titolo di <em>capo di tutti i capi del mondo</em>». Si sarebbe tentati di credere che Moriarty sia emigrato in Giappone e abbia costruito lì il suo impero. Solo un Napoleone del crimine potrebbe &#8220;controllare&#8221; così tante persone. Le fonti ufficiali nascondono il fatto che alcune gang indipendenti si rivolgono alla Yamaguchi-gumi chiedendo di poter affiancare al proprio appellativo il nome rispettato dell&#8217;organizzazione diretta da Takenaka. In questo modo possono fregiarsi di una temibile reputazione e in cambio pagano un onorario al boss Takenaka. Come accade con l&#8217;ammissione di un nuovo membro in un club esclusivo o quando si crea un nuovo College a Cambridge o a Oxford, i detentori del marchio devono avere la certezza che la reputazione dell'&#8221;azienda&#8221; non risulti compromessa dalle nuove reclute (non sono affatto rari i casi in cui le istituzioni sopra citate hanno commesso gravi errori). Il primo a osservare e teorizzare questo fenomeno è stato il sociologo Diego Gambetta, il quale sostiene che la mafia siciliana non è altro che un insieme di famiglie indipendenti, con in comune il marchio di Cosa nostra. L&#8217;ammissione di un nuovo membro in una delle famiglie deve essere approvata da tutte le altre, ed esiste un limite al numero di nuove reclute che possono essere affiliate. Cosa Nostra combatte con forza qualsiasi utilizzo non autorizzato del proprio nome e della propria reputazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il marchio condiviso è un bene prezioso per i gruppi criminali, allora è necessario che qualcuno si assuma il compito di proteggere quel marchio. Quando troppe persone di dubbia abilità si fregiano di una onorata reputazione, questa può risultarne danneggiata. Glenny descrive la fratellanza dei <em>vory-v-zakone </em>(letteralmente, &#8220;ladri con un codice d&#8217;onore&#8221;), un tema che mi affascina da quando cominciai a frequentare la Russia alla fine degli anni Ottanta, e che ho studiato a lungo. In tempi recenti, i <em>vory</em> sono diventati un&#8217;icona pop grazie al film di David Cronenberg <em>La promessa dell&#8217;assassino</em> (2007), in cui Viggo Mortensen impersona un aspirante adepto e i corpi degli attori sono coperti di elaborati tatuaggi. I <em>vory</em> compaiono anche nel thriller <em>The Secret Speech</em>, di Tom Rob Smith, appena pubblicato in Inghilterra, una storia ambientata nell&#8217;Unione Sovietica all&#8217;epoca di Chruščëv. Il recente romanzo italiano di Nicolai Lilin, <em>Educazione siberiana</em>, si ispira in parte alla storia vera dei <em>vory </em>per creare la comunità immaginaria degli <em>urka</em> siberiani, che non sono mai esistiti nelle forme descritte da Lilin (detto per inciso, la parola <em>urka</em> significa semplicemente &#8220;delinquente&#8221; in russo).<sup><a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a></sup> La vera fratellanza dei <em>vory</em> emerse all&#8217;interno del sistema carcerario sovietico, dove sviluppò intricati rituali simili a quelli della chiesa ortodossa russa. Un <em>vor</em> veniva nominato capo dai suoi pari e ciò gli dava di fatto licenza di perseguitare gli altri prigionieri, politici e non. All&#8217;interno dei campi, la fratellanza era in grado di controllare i nuovi membri e punire le infrazioni alle regole. I trasferimenti da un campo all&#8217;altro assicuravano la punizione dei trasgressori. Con il crollo dell&#8217;Unione Sovietica, quando i <em>vory</em> uscirono dal sistema dei campi, molti esperti predissero che si sarebbero trasformati nella nuova forza del crimine organizzato. I <em>vory </em>avevano rituali e tatuaggi, ed erano un gruppo criminale di livello nazionale già confezionato. Una volta usciti di prigione, alcuni <em>vory</em> divennero veri e propri criminali organizzati, con un territorio di competenza e in grado di mobilitare una mano d&#8217;opera violenta, come il signore robusto che teneva banco al ristorante di Perm&#8217;, mentre altri finirono alcolizzati o drogati, incapaci di intraprendere attività criminose di qualche rilievo. Questi ultimi cominciarono a vendere il titolo di <em>vor </em>per denaro e non c&#8217;era nessuno in grado di fermarli. Il marchio era troppo difficile da proteggere e perse valore rispetto ad altri, più credibili, quali la &#8220;Solncevo&#8221; moscovita, la &#8220;Tambovskaja&#8221; di San Pietroburgo e la &#8220;Uralmaš&#8221; di Ekaterinburg. I marchi criminali tendono a essere di dimensioni ridotte e di pertinenza locale. L&#8217;unica eccezione è quella del Giappone, che si spiega col ruolo quasi legale del crimine organizzato: più la mafia può operare allo scoperto, più facilmente riesce a stabilizzare se stessa e la propria reputazione e così a limitare usi impropri del marchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se le mafie sono &#8220;aziende&#8221; desiderose di proteggere la loro reputazione, che cosa vendono? Per rispondere a questa domanda, facciamo entrare in scena Viktor Kulivar detto Karabas, freddato nel 1997 dopo un decennio di onorata carriera come boss del porto di Odessa. In assenza di uno stato capace di proteggere i cittadini e le loro transazioni economiche, Karabas garantiva ai commercianti la sicurezza totale da attacchi compiuti da racket concorrenti o da avidi funzionari ufficiali. Offriva persino un servizio di arbitrato nelle dispute commerciali, in cambio di una commissione del dieci per cento netto. I suoi ammiratori raccontano a Glenny che Karabas aveva circoscritto gli spacciatori a una sola zona del porto di Odessa e aveva impedito la penetrazione in città del traffico di esseri umani. Nel cortile del Bagno turco al numero 4 della via Astaškina di Odessa, una targa commemora le imprese di Karabas: la memoria va alle eulogie pubbliche per Don Calogero Vizzini e i suoi simili nella Sicilia degli anni Cinquanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso di Karabas suggerisce a Glenny una tesi generale sulle cause del fenomeno mafioso oggi: all&#8217;origine vi sarebbe la fine del comunismo. Eppure questa tesi non tiene del tutto conto del fatto che le mafie sono esistite anche prima della caduta del Muro di Berlino, in paesi diversi come il Giappone e la Sicilia, entrambe economie di mercato avanzate. Vale la pena di ricordare come nacque la Yakuza giapponese, un aspetto poco noto della storia di quel paese. In Giappone la transizione da una società feudale e agraria a una moderna e industriale avvenne rapidamente, durante il cosiddetto periodo Meiji (1868-1911). In questa fase, il paese vide la fine del feudalesimo, la diffusione dei diritti di proprietà (soprattutto nella sfera agraria) e la promulgazione della costituzione scritta (1889) e del codice civile (1898) accompagnati da un processo di centralizzazione del governo, a spese dei poteri feudali locali. Come effetto della diffusione della proprietà, le dispute aumentarono, sia tra individui, che tra cittadini e lo stato, soprattutto nell&#8217;ambito della tassazione. Il nuovo stato centralizzato però non fu in grado di equipaggiarsi con strumenti rapidi ed efficaci per risolvere tali conflitti. Allo stesso tempo, la transizione produsse una crisi per l&#8217;ampia e ormai inutile classe dei guerrieri al soldo dei feudatari, i famosi <em>samurai</em>. Individui in grado di usare le armi cominciarono a offrire i loro servizi di risoluzione delle dispute e di protezione extra legale al miglior offerente, dando di fatto vita alla Yakuza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Giappone moderno ha faticato a sradicare la Yakuza dai gangli vitali dell&#8217;economia di mercato. Nel 1949, ricorda Glenny, venne per esempio approvata una disposizione che limitava drasticamente il numero di laureati dalla Facoltà di Legge dell&#8217;Università di Tokyo ammessi all&#8217;esame da avvocato: questa misura non fece altro che lasciare scoperto un notevole settore per la risoluzione delle controversie. In assenza di protezione statale, la Yakuza poté continuare a offrire servizi illegali di risoluzione di conflitti patrimoniali, perizie fallimentari e persino richieste di indennizzo in caso di incidenti stradali.</p>
<p style="text-align: justify;">La tesi di Glenny può essere resa più generale e diventare molto simile a quella sostenuta da diversi studiosi, come Gambetta, Curtis Milhaupt, Mark West e il sottoscritto: quando un paese sperimenta un passaggio all&#8217;economia di mercato che si rivela rapido e imperfetto, e sono presenti individui senza padroni pronti a usare la violenza, gruppi extra legali possono emergere ed essere in grado di offrire servizi di soluzione delle dispute economiche. Tali gruppi sono gli antenati delle mafie di oggi. Eppure sarebbe sbagliato dare un&#8217;immagine troppo rosea di questi individui. È vero che il fenomeno mafioso non si può ridurre a pura estorsione e in certi casi fornisce servizi che portano un vantaggio a settori della società, ma nondimeno la &#8220;protezione&#8221; mafiosa produce un disastro collettivo. Nella sfera economica anche la mafia migliore favorisce l&#8217;inefficienza e riduce la concorrenza. Per un buon mafioso è importantissimo assicurare al proprio &#8220;cliente&#8221; il predominio del mercato. Proteggendo ladri e altri criminali, i mafiosi promuovono ulteriore crimine, poiché il ladro sa di poter vendere le merci rubate. &#8220;L&#8217;onorata società&#8221; opera senza tenere in minimo conto i princìpi della giustizia, dell&#8217;equità o del bene della società in generale. In un tale mondo non si può parlare di &#8220;diritto&#8221; alla protezione per cui si è pagato. Gli &#8220;uomini d&#8217;onore&#8221; possono esigere altri favori o altri soldi, o possono colludere con altre organizzazioni contro clienti che hanno sempre pagato regolarmente, e non c&#8217;è nessuna autorità superiore cui la vittima possa appellarsi</p>
<p style="text-align: justify;">Va aggiunto e sottolineato che le mafie non si fanno scrupoli a proteggere i commercianti di merci illegali, si tratti di sigarette di contrabbando o di droga, oppure di organi umani, di donne o di bambini. Un esempio tratto da <em>McMafia</em> è quello di una giovane donna che chiameremo (con un nome fittizio) Ludmilla Balbinova. Convinta a lasciare Chişinau, in Moldavia, venne fatta viaggiare clandestinamente da Mosca al Cairo e venduta a un gruppo di trafficanti beduini con cui attraversò il deserto in un viaggio faticoso e degradante (le ragazze furono costrette ad avere rapporti sessuali in cambio di cibo). Alla fine del viaggio Ludmilla fu comprata da un russo tenutario di un bordello a Tel Aviv e costretta a servire in media venti clienti al giorno, fino a quando riuscì a scappare e tornare a casa. Oggi lotta contro l&#8217;AIDS in un rifugio di Chişinau gestito dall&#8217;associazione non governativa La Strada. La descrizione fornita da Glenny del calvario di Ludmilla è allo stesso tempo istruttiva e memorabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ludmilla la &#8220;merce&#8221; passò dalle mani di un lungo elenco di commercianti &#8211; moldavi, ucraini, russi, egiziani, beduini e russi israeliani &#8211; sebbene non esista un&#8217;organizzazione singola che gestisca questo traffico: un gruppo diverso controlla ogni singola tratta. In effetti, molti studi mostrano come le mafie facciano fatica a migrare al di fuori del loro territorio originario e anche a controllare tutte le fasi di grandi traffici internazionali. Persino in Israele, paese di modeste dimensioni che ha visto un massiccio afflusso di immigrati dalla Russia, Glenny scopre che i mercati illegali più rilevanti, per esempio quello della prostituzione, sono controllati dal «crimine organizzato locale» più che da sussidiarie di mafie basate in Russia, come la Solncevo o la Tambovskaja. È molto difficile, per esempio, dirigere una succursale a Dubai da una base in India. Non a caso i boss della mafia italiana si nascondono nelle aree controllate dalle loro famiglie, ed è lì che vengono arrestati. Lasciare il proprio territorio equivarrebbe a mandare un segnale di debolezza. Il principe, come ci insegna Machiavelli, deve vivere tra i suoi sudditi. Sono molto più comuni alleanze strategiche tra mafie localizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta accumulati i capitali frutto delle loro attività, i racket devono in qualche modo investirli, come farebbe qualsiasi altra impresa commerciale. E qui entrano in scena la globalizzazione e il riciclaggio di denaro sporco. Glenny dimostra come la deregolamentazione dei mercati finanziari abbia aiutato alcune mafie a reinvestire il proprio denaro all&#8217;estero. Stranamente, gli individui con questo compito tendono ad assumere nell&#8217;immaginario collettivo e tra le forze di polizia di tutto il mondo i tratti di moderni Moriarty. Uno di questi personaggi è l&#8217;uomo d&#8217;affari di origine ucraina Semën Mogilevič. Dotato di una mente di prim&#8217;ordine (come Moriarty), Mogilevič si guadagnò il soprannome di &#8220;boss cervellone&#8221; grazie alla laurea in Economia conseguita presso l&#8217;Università di Lvov. Il suo nome è stato associato al traffico di armi e droga, affari petroliferi poco chiari, prostituzione e riciclaggio di denaro sporco. All&#8217;inizio degli anni Novanta si inserì nel sistema finanziario canadese acquisendo il controllo di un&#8217;azienda quotata sulla Borsa di Toronto. Nel 1996 ebbe un ruolo importante nello scandalo della Bank of New York, quando due funzionari di origine russa (uno di loro in veste di vicepresidente) movimentarono oltre sette miliardi di dollari attraverso centinaia di bonifici illegali. I funzionari citati da Glenny lo definiscono «uno degli uomini più pericolosi del mondo».</p>
<p style="text-align: justify;">Forse Semën può sembrare poco adatto a impersonare il moderno Moriarty per via del suo aspetto: calvo, pesa circa centotrenta chili ed è fumatore accanito &#8211; nessuna rassomiglianza dunque con il personaggio di Conan Doyle, descritto come un uomo alto, snello e ben sbarbato nel racconto <em>Il problema finale</em>. Ma ci sono anche ragioni analitiche per vederlo sotto una luce diversa. Nella galassia della malavita russa Mogilevič svolgeva una funzione specifica: investiva denaro per conto della Solncevo. Tra i suoi investimenti, molti furono disastrosi e qualcuno si rivelò redditizio. Di recente, pare avesse offerto i suoi servigi alla Gazprom. Più che la mente della Mafia Globale sospesa nell&#8217;iperspazio, Mogilevič è il prodotto di entità saldamente radicate in un ambiente preciso e, come molti altri loschi figuri menzionati in <em>Mcmafia</em>, non<em> </em>è una variabile indipendente: questi individui vengono assoldati con mansioni precise da stati, servizi segreti, multinazionali o gruppi mafiosi, ma senza esserne parte integrante. Quando perdono la fiducia dei loro padroni, la loro carriera giunge presto al termine.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo momento, Mogilevič è ospite di un carcere russo. Sospetto che i suoi capi, stanchi dei cattivi investimenti, lo abbiano licenziato dandogli come unica buona uscita un corredo per la prigione. Eppure i mafiosi potrebbero avere un motivo per rallegrarsi. La crisi attuale è diversa da quella di cui fui testimone nell&#8217;agosto del 1998. Le valute hanno retto e i criminali, anche se hanno subito delle perdite finanziarie, riescono ancora a riscuotere efficacemente i loro crediti e possono dunque prestare denaro alle attività commerciali di tutto il mondo affamate di contanti.<sup><a href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc"><sup>2</sup></a></sup> Nel <em>mcmondo</em> in cui viviamo, dovranno solo fare attenzione a non farsi imbrogliare da banchieri senza scrupoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> TOM RON SMITH, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B008RPB4SM/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B008RPB4SM&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>The Secret Speech</em></a>, Londra, Simon &amp; Schuster, pp. 464, £ 12,99. NICOLAI LILIN, <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B005VOFEQ0/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B005VOFEQ0&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Educazione siberiana</em></a>, Torino, Einaudi, pp. 344, € 20,00.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a> . In questo momento in Inghilterra circa 165.000 famiglie sono vittime di usurai senza scrupoli, spesso legati alla prostituzione e al mercato della droga.</p>
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