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	<title>Damon Galgut &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>In una stanza sconosciuta</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 06:30:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Damon Galgut, In una stanza sconosciuta, edizioni e/o, trad. Claudia Valeria Letizia La letteratura si fa in molti modi, non necessariamente con i romanzi. Epistolari, poesie, invettive, teatro. Tutto ciò che è scritto può essere letteratura, è solo la qualità della scrittura che fa la differenza. Damon Galgut è uno scrittore di [&#8230;]]]></description>
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di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Damon Galgut</strong>, <em>In una stanza sconosciuta</em>, edizioni e/o, trad. Claudia Valeria Letizia</p>
<p>La letteratura si fa in molti modi, non necessariamente con i romanzi. Epistolari, poesie, invettive, teatro. Tutto ciò che è scritto può essere letteratura, è solo la qualità della scrittura che fa la differenza. Damon Galgut è uno scrittore di ottima fattura, non so dirvi se <em>In una stanza sconosciuta</em> sia un romanzo, un reportage, un <em>mémoire</em>. In teoria è un libro di viaggi. Tre, per la precisione, fra Africa, Europa, India. Ma non aspettatevi una guida turistica.<br />
<span id="more-40075"></span><br />
Persino le descrizioni dei luoghi visitati, e spesso sono posti di una bellezza mozzafiato, sono scarse e poco suggestive. Il viaggio, in fondo, è una delle più antiche metafore della letteratura. Raccontare è già viaggiare. Lo scrittore sudafricano ha capito, come la migliore della letteratura di viaggio sa, che i paesaggi interiori sono, oggi, quelli più difficili da riportare: la sofferenza del cammino, non solo il fascino ma anche la paura dell’ignoto, la scarsa consistenza dei legami che si intessono per strada e allo stesso tempo la loro forza ricattatrice. </p>
<p>Non so dirvi cosa sia esattamente questo libro, ma so che è intenso, forte, emozionante. Un libro persino crudele, con se stesso e con chi il protagonista incontra lungo il percorso, autoanalitico fino a denudarsi del tutto di fronte al lettore. Carico di un eros omofilo continuamente represso e di una presenza continua della morte che struttura, sottotraccia, tutto il testo. </p>
<p>Viaggiare diventa per Galgut un continuo perdere le tracce, perdersi per paura di trovarsi, viaggiare per negarsi un ritorno. È la fragilità dell’esistenza umana che Galgut racconta in questi suoi personalissimi e privatissimi viaggi. La narrazione continua ad alternarsi fra una prima e una terza persona, spesso all’interno della stessa frase. Come a rendere presente la prepotenza del ricordo e la sua inevitabile distanza. Viaggiare è sapere che in quei luoghi, alla fine, non ci siamo mai stati, per davvero. Come è la vita stessa.</p>
<p>[<em>Pubblicato su </em>Cooperazione,<em> n. 27 del 5 luglio 2011</em>]</p>
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