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	<title>dante gabriel rossetti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>CHRISTINA ROSSETTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 08:22:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Uno dei più famosi quadri di Dante Gabriel Rossetti &#8211; Ecce Ancilla Domini (1849-50) &#8211; presenta un&#8217;immagine davvero inconsueta della Annunciazione. Sulla sinistra, di spalle e a figura intera, si erge un angelo efebico nell&#8217;atto di porgere un giglio alla Vergine. Sullo sfondo, al centro, presso il davanzale, la colomba e una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Uno dei più famosi quadri di Dante Gabriel Rossetti &#8211; <em>Ecce Ancilla Domini </em>(1849-50) &#8211; presenta un&#8217;immagine davvero inconsueta della Annunciazione. Sulla sinistra, di spalle e a figura intera, si erge un  angelo efebico nell&#8217;atto di porgere un giglio alla Vergine. Sullo sfondo, al centro, presso il davanzale, la colomba e una tenda azzurra a contrastare il bianco del lettuccio in primo piano e la tunica della fanciulla accoccolata quasi contro la parete. Le sue ginocchia sono ripiegate sotto la veste nel tipico atteggiamento dell&#8217;adolescente pensosa: lo sguardo corrucciato, il volto un poco esangue dal profilo ben marcato, più virile &#8211; certo &#8211; di quello dell&#8217;angelo. E si indovina sottile e leggermente spigoloso quel corpo di fanciulla,  il mento ripiegato sul petto scarno; tenue e volitiva al contempo, terrorizzata e attratta dal fiore emblema di parole che l&#8217;angelo le porge: spirituale e anche tanto concreta, familiare, sorella. La straordinarietà del quadro è data proprio dalla posizione dell&#8217;adolescente rannicchiata sul letto, ripiegata in difesa. Una posizione da sorella minore nella &#8220;camera delle ragazze&#8221;.<span id="more-36222"></span><br />
Christina Giorgina Rossetti (1830-1894), posando per quel quadro del vivace fratello (di lei maggiore di due anni), contribuì non poco alla caratterizzazione personale della sua pittura, e quindi anche all&#8217;effettiva nascita della Confraternita pre-raffaellita, che ufficialmente vide la luce nel 1850 con la pubblicazione della rivista <em>The Germ </em>(Il Germe), recante il significativo sottotitolo di &#8220;Pensieri verso la Natura e la Poesia, la Letteratura e l&#8217;Arte&#8221;. Un po&#8217; in ombra come sempre Christina &#8211; educata in casa &#8211; a differenza del fratello che aveva frequentato la prestigiosa Sass&#8217;s School e quindi la Royal Academy. Ma anch&#8217;ella parte della Confraternita, almeno agli inizi; se ne distaccò quando si accorse che l&#8217;elemento sensuale andava sempre più prevalendo su quello della purezza delle forme e della mistica dei cuori. Ormai, con l&#8217;entrata di William Morris, il movimento poetico-pittorico che si era dato per modello l&#8217;arte italiana pre-rinascimentale, si era tinto persino di venature politico-sociali, e probabilmente con Ruskin e Burne-Jones le discussioni erano divenute per lei troppo noiose.<br />
Davvero peculiare la progenie del patriota Gabriele Rossetti, costretto a lasciare la natia Vasto in seguito ai moti napoletani del 1821, per trovare asilo a Londra, dove diviene professore di italiano al King&#8217;s College e sposa Francesca Polidori (figlia di Gaetano Polidori, già segretario di Alfieri). Quattro i figli: Maria, nata nel 1827, Dante Gabriel nel &#8217;28, William Michael nel &#8217;29 e infine Christina. Due soli i geni, Dante Gabriel e Christina, anche se non mancano prove artistiche e poetiche &#8211; o semplicemente esibizioni &#8211; degli altri due: William Michael, per esempio, amava scandalizzare tutti proclamandosi pubblicamente anarchico e ateo. Ferendo in tal modo soprattutto Christina, che dell&#8217;assoluta devozione ai principi religiosi più rigidi dell&#8217;anglo-cattolicesimo aveva fatto la propria regola di vita. Al punto da rifiutare due ottime proposte di matrimonio, a venti e a trentasei anni, per macerarsene poi sentitamente, come pare testimoniare la sequenza di sonetti Monna Innominata. Verso i quarant&#8217;anni cominciò a manifestarsi il morbo di Basedow, che incrinò ma non stroncò la sua fibra già indebolita dalle pratiche ascetiche, se è vero che fu ancora lei nel 1882 ad assistere all&#8217;agonia di Dante Gabriel sopravvivendogli di altri dodici anni.<br />
Vera e propria musa in ombra del fratello, Christina appare in ogni momento essenziale della vita di lui, sensuale e dissoluto, vittoriano &#8220;caldo&#8221; ancora di passioni mediterranee. Come quando sedicenne, nel 1846, obbliga lui diciottenne a distruggere il manoscritto del romanzo &#8220;diabolico&#8221; (illustrazioni comprese) italianamente intitolato <em>Sorrentino</em> secondo la più pura tradizione &#8220;nera&#8221; inglese. O anche indirettamente, attraverso il successo, che in poesia arrise a lei ben prima che a lui. Nel 1862 infatti la purezza della poesia di Christina, in particolare nelle composizioni del <em>Mercato di Goblin</em>, rivolte al pubblico più giovane, venne premiata  da vendite e riconoscimenti. Contemporaneamente il tenebroso fratello seppelliva assieme alla moglie Lizzie (conosciuta come modella per pittori e morta dopo nemmeno due anni di matrimonio per overdose di laudano), tutti i propri versi. Il successo di Christina come poetessa tuttavia lo indusse &#8211; sette anni dopo &#8211; a fare disseppellire la moglie per recuperare il librettino manoscritto e darlo finalmente alle stampe, ottenendo egli pure con <em>Poems </em>(1870) un lusinghiero e meritato riconoscimento. Gli eccessi nell&#8217;alcool, nelle droghe e negli amori, comunque, avevano ormai consumato Dante Gabriel, al punto da costringerlo a trascinarsi negli ultimi anni come la bolsa e sfatta caricatura di quel principe della bellezza e dell&#8217;arte che era stato in gioventù.<br />
Non così Christina, fino all&#8217;ultimo asceticamente lucida e purissima. Come la sua poesia, che per certi aspetti può riportarci ad alcuni metafisici del Seicento, come Herbert o Vaugham, e al loro diretto discendente ottocentesco (a Christina assolutamente sconosciuto), l&#8217;altrettanto ascetico nonché gesuita G. M. Hopkins: &#8220;Ricordati di me quando sarò andata via, / Via nella terra del silenzio&#8221;. Per altri e forse più essenziali aspetti, invece, la poesia e la psicologia di Christina Rossetti non possono non richiamare quelle della sua grandiosa (e indubbiamente superiore) controparte americana: Emily Dickinson. In particolare per quell&#8217;uso, da entrambe mutuato dalle traduzioni della Bibbia, del congiuntivo al posto dell&#8217;indicativo, adattissimo a rendere in modo diretto e bruciante le immagini della natura (&#8220;Quando sarò morta, amore mio, non cantare per me tristi canzoni, non piantare rose né cespugli ombrosi: Sii l&#8217;erba sopra di me verde, bagnata di rugiada o temporale&#8221;)  e dell&#8217;amore per l&#8217;amore, che il canto dell&#8217;allodola possiede secondo l’insegnamento keatsiano.</p>
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