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		<title>A destra, solidità e spostamenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 09:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Leogrande]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[governo berlusconi]]></category>
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		<category><![CDATA[politica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alessandro Leogrande Quando si parla di fibrillazioni interne alla destra italiana, è opportuno non confondere il piano politico con quello sociale. Sul piano politico il tentativo di smarcarsi di Fini, il suo mirare alla costruzione di una destra diversa, è solo l’ultimo atto di un processo iniziato un anno fa, quando intellettuali a lui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Leogrande</strong></p>
<p>Quando si parla di fibrillazioni interne alla destra italiana, è opportuno non confondere il piano politico con quello sociale. Sul piano politico il tentativo di smarcarsi di Fini, il suo mirare alla costruzione di una destra diversa, è solo l’ultimo atto di un processo iniziato un anno fa, quando intellettuali a lui vicini iniziarono ad assumere posizioni anti-berlusconiane. Prima delle dichiarazioni di Veronica Lario, fu Sofia Ventura (politologa del gruppo “Farefuturo”) a parlare di velinismo e di ciarpame. Per la prima volta, allora, il Capo fu messo in discussione. Furono messi in discussione la sua politica, le sue candidature, il suo rapporto con le donne quale architrave del rapporto con gli alleati e con la società italiana. Poi si sarebbe addirittura arrivati alla constatazione del sistematico utilizzo di donne-tangenti all’interno del suo entourage. Sulla questione femminile interna alla destra si è aperta allora una crepa che via via si è estesa ad altri fronti. In seguito critiche non molto diverse (tutte tese a costituire un laboratorio politico di destra non riconducibile al berlusconismo) sono state formulate a proposito della giustizia, della riforma dello Stato, del federalismo, dell’immigrazione e della cittadinanza.<span id="more-35514"></span></p>
<p>L’autonomia rivendicata platealmente dal Presidente della Camera si fonda su tutto questo, ma di qui a pensare che Fini e i finiani possano entrare in unico calderone di centro-sinistra (o sarebbe meglio dire: destra-centro-sinistra) in funzione anti-berlusconiana ce ne corre. Perché Fini e i suoi rimangono di destra, vogliono rimanerlo, e non si capisce su cosa si possa interloquire con coloro i quali ancora rivendicano – giusto per fare qualche esempio – la Bossi-Fini in materia di immigrazione, la Fini-Giovanardi in materia di droghe, tutti i possibili revisionismi anti-resistenziali in chiave storiografica. Sorprende che una giovane Pd come Debora Serracchiani arrivi a dire, nel corso del seminario della sua corrente Area Democratica: “Fini ci affascina perché dice ciò che dovremmo dire noi”.</p>
<p>Ciononostante, la sensazione che si ha è che oggi in Italia la destra abbia inglobato tutto: il governo e l’opposizione, la maggioranza e la minoranza, le tesi e le antitesi. E questo fa in fondo del nostro un paese fuori dai normali standard democratici, mentre la sinistra – come visto – sembra essere relegata sugli spalti.</p>
<p>Al di là delle chiacchiere, però, quale reale autonomia può avere Gianfranco Fini? Se si guardasse al solo orizzonte politico, si potrebbe concludere che Berlusconi non è solamente indebolito dalle sue sortite, ma da un più generale rischio di implosione del proprio partito sotto i colpi di una nuova Tangentopoli. In fondo la vicenda Scajola (che rischia di allargarsi ad altri) dice questo, oltre che rivelare che il principale partito italiano è ormai una ragnatela di cacicchi ben radicati nei propri feudi con le loro corti politiche, finanziarie e para-politiche, circondati da preti, palazzinari, faccendieri, mediatori da commedia all’italiana. Ma se proviamo a guardare al di là di queste fibrillazioni, al piano sociale, il mare appare molto più piatto.</p>
<p>Fini è un colonnello senza truppe, che può contare su pochi parlamentari e pochi punti percentuali nei sondaggi. Berlusconi è sempre colui che ha stravinto le ultime elezioni regionali, insieme alla Lega. A uscirne sempre più rafforzato non è stato solo l’asse Berlusconi-Bossi (fortemente sbilanciato verso il Nord) ma il triangolo Berlusconi-Bossi-popolo del centrodestra. È questa ancora la maggioranza sociale, cementata nel modo che sappiamo. E qui gli scricchiolii non sembrano francamente tanti.</p>
<p>Sul numero precedente di “Lo straniero”, abbiamo pubblicato una eccezionale intervista di Walter Minella a Franco Castellazzi (numero due di Bossi negli anni novanta). L’intervista era del 1993, ma dice cose valide ancora oggi e la parte più interessante è costituita dalle riflessioni sull’organizzazione interna della Lega. Per come lo descrive Castellazzi, appare un vero e proprio partito del Capo, organizzato stalinianamente al suo interno, con tanto di processi ed epurazioni per gli eretici e i dissenzienti, e premi in poltrone per i fedelissimi privi del minimo dubbio. Un unico corpo al confronto del quale il Pdl appare davvero un Casino della libertà, come alcuni hanno scritto.</p>
<p>Il punto, ora, non è dire che Bossi sia più potente di Berlusconi, e nemmeno scoprire che la tenaglia costituita dal partito di ferro da una parte e il largo consenso interclassista raggiunto dalla Lega nelle regioni più ricche del paese dall’altra, possa essere fatale per il Cavaliere. Il punto reale della questione è constatare come la Lega (che diventa sempre più forte, man mano che il fronte del berlusconismo politico si riduce) ha già creato le precondizioni per sopravvivere a un’eventuale fine del governo Berlusconi. Controlla già le regioni del Nord (direttamente in Piemonte e in Veneto, indirettamente in Lombardia). Appena otterranno la riforma federale che permetterà di gestire in proprio gran parte delle risorse, il cerchio si chiuderà, e da questa posizione di forza, Berlusconi o non Berlusconi, eserciterà un ricatto enorme su qualsiasi tipo di destra italiana, e sull’Italia intera.</p>
<p>Nessuno sembra voler arginare questo piano inclinato. La sinistra sta scomparendo dal Nord (per Bossi è già scomparsa), così come in modo speculare dalle aree più critiche del Sud. Berlusconi ha capito che le uniche sabbie non mobili su cui poggiare sono quelle del leghismo. Qualsiasi statista o politico di lungo corso capirebbe che è un ragionamento suicida, ma Berlusconi è un uomo che ragiona sulle distanze limitate, che un giorno dice una cosa e il giorno dopo un’altra pur di rimanere in sella, e per questo non se ne cura. La sua corte (che comprende anche molti ex di An, come La Russa e Gasparri) ha capito che per restare a galla non può mettersi contro l’asse Bossi-Berlusconi. E Fini? Fini in tutto questo è isolato, non ha alle spalle un popolo di cui intuisce i timori e i desideri, come abbiamo scritto più volte su questa rivista. Per non restare completamente isolato, sarà costretto prima o poi ad allearsi con Casini.</p>
<p>Vista in questi termini, si potrebbe concludere: la politica può anche agitarsi, ma il blocco sociale delle destre leghiste e berlusconiane è ancora saldo. Anzi, è vincente, se guardiamo la storia recente di alcuni grandi comuni del Nord. Tuttavia per capire quanto la confusione possa essere ancora più grande dobbiamo guardare alla Sicilia.</p>
<p>In Sicilia la finanziaria dell’assemblea regionale è stata votata insieme da Mpa (il movimento autonomista del Presidente Lombardo), finiani e gran parte del Pd. Il Pdl è ufficialmente all’opposizione. Certo, si dirà, è una particolarità tutta siciliana. E da che mondo è mondo, le operazioni Milazzo elaborate nell’isola non sono esportabili su scala nazionale. È vero. Ma è altrettanto opportuno sottolineare che ciò è avvenuto in quella che, insieme alla Lombardia, è stata sempre ritenuta la regione più berlusconiana di tutte, quella che il berlusconismo più viscerale ha sempre considerato la propria roccaforte per eccellenza (l’apoteosi fu raggiunta nelle politiche del 2001). È forse la conferma che il Pdl di stretta osservanza berlusconiana non può più governare laddove la Lega non corre in suo sostegno?</p>
<p><em>(“Lo straniero”, n. 120, giugno 2010)</em></p>
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		<title>Lo &#8220;sciopero dell&#8217;autore&#8221;: Un’iniziativa di dissenso dai governi nazionali e locali di centrodestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 06:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie. L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Invitati a leggere nostri testi nell’ambito di una manifestazione patrocinata, tra gli altri, dal Comune di Roma, ci siamo trovati a dover svolgere una riflessione che esorbita dai margini dell’invito e da quelli di una semplice lettura di poesie.<br />
L’attuale condizione storica, per Roma e per l’Italia, rappresenta una soluzione di continuità con il recente passato politico, per altro di già controversa lettura. È la cronaca di questi giorni a evidenziarlo: si assiste a tentativi inquietanti e inequivocabili di compressione della libertà di espressione, del diritto all’istruzione, del pluralismo politico, a un rapido e continuo impoverimento del discorso pubblico. Nonostante il fatto che alcune azioni del governo, a livello nazionale e locale, non costituiscano altro che un’accentuazione in senso negativo di prassi dei precedenti governi, anche di centrosinistra, il momento presente ci appare tuttavia uno snodo cruciale nella storia del nostro Paese, dalle potenzialità profondamente degenerative. D’altro canto, le nuove istanze di protesta e le nuove iniziative di emancipazione in atto oggi nella società italiana ci sembrano da sostenere e da affiancare in ogni modo a noi possibile.<br />
<span id="more-11641"></span><br />
Ci siamo chiesti se non fosse dunque raccomandabile partecipare alla rassegna portando la protesta al suo interno, attraverso una lettura muta, la lettura di testi di «impegno civile» o simili. Abbiamo concordato nel ritenere insufficienti questi mezzi, convinti come siamo che ogni iniziativa culturale pubblica che fa capo alla politica del governo e delle amministrazioni locali (come anche l’industria culturale privata che fa capo al presidente di questo stesso governo) trovi nell’accoglienza di voci dissenzienti e di denuncia – denuncia a cui non è comunque concesso travalicare certi limiti – il principale mezzo di neutralizzazione di ogni dissidenza. Da queste considerazioni, è nata infine la decisione dei cinque firmatari di praticare a partire da oggi uno “sciopero dell’autore”: di non partecipare in qualità di autori a nessuna manifestazione che rechi il patrocinio della coalizione di centrodestra – fino a sostanziali ripensamenti di questa circa il rispetto dei diritti civili costituzionalmente sanciti, in particolare nei campi dell’istruzione e del lavoro; e di non prender parte a manifestazione culturali patrocinate dal centrosinistra, nelle realtà locali in cui esso si renda colpevole di paragonabili guasti.<br />
Dalle medesime considerazioni, nasce anche la decisione di trasformare la nostra decisione in un appello e un invito.</p>
<p>L’appello è rivolto ad autori e interpreti di qualunque campo: architetti, artisti visivi, donne e uomini di spettacolo e di cinema, musicisti, scrittori, saggisti delle più varie discipline, traduttori eccetera; a chiunque ritenga che la propria capacità di produzione intellettuale rappresenti la propria posizione nel mondo. Proponiamo a tutti di entrare con noi in sciopero e dare pubblico segnale di non voler partecipare, astenendosene in misura regolare o intermittente (come nella tradizione dello sciopero a singhiozzo o a scacchiera, e a seconda delle necessità di vita e delle realtà territoriali), a iniziative pubbliche patrocinate da enti nazionali e locali governati da questo centrodestra; né, dove necessiti, a manifestazioni promosse dalle più discutibili fra le amministrazioni locali di centrosinistra.</p>
<p>A tutti gli aderenti rivolgiamo inoltre un invito a muoversi con noi verso la seconda e indispensabile fase di quest’iniziativa. Un invito a individuare, contattare, popolare e rivitalizzare assieme i già esistenti spazi alternativi, pubblici o privati, in cui presentare libri, leggere poesie, fare musica, organizzare mostre o proiezioni ecc.; e a trovarne di nuovi, coordinandoci in una rete nazionale. Una rete che, sotto l’egida dello “sciopero dell’autore”, dovrà saper rappresentare un atteggiamento tutt’altro che aventiniano, ma di rinnovata militanza intellettuale, in chi vorrà aderirvi.</p>
<p><strong>Marco Giovenale<br />
Giulio Marzaioli<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Luigi Severi<br />
Michele Zaffarano</strong></p>
<p>Con preghiera di diffusione.<br />
Per aderire, scrivi a scioperodellautore@gmail.com<br />
o adesioni@scioperodellautore.org<br />
www.scioperodellautore.org<br />
<em><br />
[Presentiamo in questa sede un documento elaborato nelle scorse settimane, che nella sua prima redazione ha creato malintesi che non trovavano fondamento nelle intenzioni dei cinque promotori. Questa versione accoglie inoltre preziosi suggerimenti tanto dei primi aderenti quanto di interlocutori che (ancora) non hanno aderito.]</em></p>
<p>Hanno già aderito:</p>
<p>Damiano Abeni<br />
Alessandra Amitrano<br />
Enzo Apicella<br />
Alessandro Baldacci<br />
Gianni Barbacetto<br />
Simone Barillari<br />
Roberto Bartali<br />
Rossella Bernascone<br />
Francesco Brignola<br />
Donatella Brindisi<br />
Marco Capoccetti Boccia<br />
Pietro Cheli<br />
Cristiano de Majo<br />
Alessandra Di Pietro<br />
Beppe Soundoctor Fontana<br />
Gemma Gaetani<br />
Vincenzo Gallico<br />
Mario Gamba<br />
Simone Garzella<br />
Aldo Garzia<br />
Aldo Giannuli<br />
Marco Giovenale<br />
Armando Gnisci<br />
Emiliano Laurenzi<br />
Tommaso Lisa<br />
Andreina Lombardi Bom<br />
Massimiliano Manganelli<br />
Alessandro Mariotti<br />
Francesco Marotta<br />
Giulio Marzaioli<br />
Lucio Monocrom<br />
Alberto Nerazzini<br />
Valentina Nicolì<br />
Matteo Nucci<br />
Vincenzo Ostuni<br />
Maria Carla Ottaiano<br />
Massimiliano Panarari<br />
Melissa Panarello<br />
Nunzia Penelope<br />
Annalisa Picardi<br />
Lorenza Pieri<br />
Luigi Pingitore<br />
Ferruccio Pinotti<br />
Luciana Preden<br />
Alessandro Raveggi<br />
Rita Regoli<br />
Andrea Rényi<br />
Martina Rinaldi<br />
Edoardo Salerno<br />
Luigi Severi<br />
Marco Simonelli<br />
Paola Tavella<br />
Francesca Valente<br />
Francesca Vitale<br />
Michele Zaffarano<br />
Isabella Zani<br />
Paolo Zanotti</p>
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