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	<title>diego armando maradona &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Pier Paolo&#8217;s dream</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[Domani partirò insieme ai compagni dell&#8217;Osvaldo Soriano Football Club alla volta di Unna, in Germania dove dal 29 Aprile al 1° Maggio si svolgerà la RUHR LIT CUP Italia, Germania, Inghilterra, Turchia, Ungheria, Svezia e Austria si sfidano in tre giorni di competizioni calcistiche e confronti culturali. Per l&#8217;occasione ho pensato a questo piccolo omaggio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZcyFqB6U0jE&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p><em>Domani partirò insieme ai compagni dell&#8217;<a href="http://www.nazionalescrittori.it/appuntamenti.html">Osvaldo Soriano Football Club</a> alla volta di Unna, in Germania dove dal  29 Aprile al 1° Maggio si svolgerà la RUHR LIT CUP<br />
Italia, Germania, Inghilterra, Turchia, Ungheria, Svezia e Austria si sfidano in tre giorni di competizioni calcistiche e confronti culturali. Per l&#8217;occasione ho pensato a questo piccolo omaggio, a Pier Paolo Pasolini, per le cose che ha detto, a Maradona per quello che ha fatto vedere in campo, e ad un amico che non c&#8217;è più, Bruno Tramontano che mi fece scoprire come e quando il campione argentino realizzò il sogno del poeta</em>. effeffe</p>
<p>L&#8217;articolo completo da cui sono stati estratti i brani riportati nel video, è consultabile sul sito dedicato a <a href="
http://www.pasolini.net/saggistica_ppp-e-il-calcioAM.htm">Pasolini</a><br />
<span id="more-33548"></span></p>
<p>[&#8230;] Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato.I «fonemi» sono dunque le «unità minime» della lingua scritto-parlata. I «podemi» sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le «parole calcistiche» sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei «podemi» (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella «partita», che è un vero e proprio discorso drammatico.<br />
 I cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice<br />
 Ebbene, anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo.<br />
Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico.<br />
 Per spiegarmi, darò, anticipando le conclusioni“, alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un «prosatore realista»; Riva gioca un calcio in poesia: egli è un «poeta realista».  Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un «poeta realista»: è un poeta un pò maudit, extravagante.<br />
Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da «elzeviro».<br />
Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul «Corriere della Sera»: ma è più poeta di Rivera; ogni tanto egli interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti.<br />
Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un&#8217;invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell&#8217;anno. (francesco Trento per esempio)<br />
Anche il «dribbling» è di per sé poetico (anche se non «sempre» come l&#8217;azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. E&#8217; un sogno </p>
<p>Da  Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla letteratura e sull&#8217;arte, Vol. II, Meridiani Mondadori, Milano 1999</p>
<p>l&#8217;articolo completo in italiano  è consultabile <a href="http://www.pasolini.net/saggistica_ppp-e-il-calcioAM.htm">qui</a> </p>
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		<title>MARADONA SKETCHES</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 06:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[diego armando maradona]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar Era frenato da un fisico strambo, una palla da golf che girava per un campo da calcio, un solo piede per far tutto, il sinistro, una testa matta, un appetito insaziabile, un redentore mai redento. Maradona è il campione dell’opposizione a oltranza: da Gianni Minà parla di Fidel Castro bevendo Coca Cola, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/maradona_krausp.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/02/maradona_krausp.jpg" alt="" title="diego armando maradona" width="199" height="299" class="alignleft size-full wp-image-29825" /></a></p>
<p>Era frenato da un fisico strambo, una palla da golf che girava per un campo da calcio, un solo piede per far tutto, il sinistro, una testa matta, un appetito insaziabile, un redentore mai redento.</p>
<p>Maradona è il campione dell’opposizione a oltranza: da Gianni Minà parla di Fidel Castro bevendo Coca Cola, a Napoli va coi femminielli e poi dichiara: “Io sono favorevole agli omosessuali perché, grazie a loro, aumenta la richiesta di veri maschi.”</p>
<p>Pelé aveva di fronte gente bassa e poco atletica, lui campione d’atletismo; Maradona, vent’anni dopo, aveva a che fare con veri atleti, spallati, dai garretti di toro infuriato, Goicoichea spaccaossa. Anche per questo è stato <em>el mejor</em>, per poter scagliare la palla col suo piede sinistro – “di Dio”, aveva prima da seminare dobermann assatanati a caccia di malleoli scheggiati nella furia.</p>
<p>Era tutto concentrato sul sinistro, come se si muovesse con un pendolo sul piede buono; il resto del corpo era a servizio, gregario in ogni sua parte e funzione di quella fetta fatata, che teneva tutto, la fortuna, l’estro, la potenza.<span id="more-29826"></span></p>
<p>A Napoli divenne napoletano espanso, portò la follia del tango e di un paese troppo esteso e svariato in una rocca antica, piena di contraddizioni e frustrazioni temperate da una tragica allegria; a Napoli divenne Masaniello d’un sogno, conquistador d’una isola nella quale la pelle di Malaparte s’era seccata da decenni attendendo una sutura.</p>
<p>Araba fenice d’una <em>favela</em> grande come il mondo, o di un mondo tutto riassunto in <em>favela</em>: ricco come pochi sportivi, Maradona manteneva dentro di sé la fame delle origini scassate, come se la sua anima fosse rimasta povera e disperata, con nulla da perdere. Perciò, arrivò a perdere quasi tutto: l’anima, il corpo, la vita; prima di risorgere all’ultimo minuto.</p>
<p>Diego Armando, primo nome da Zorro in battaglia e secondo da tabaccaio del sud Italia. Il mischiume di razze diverse, e quell’indio che da conquistato diviene conquistatore, quei tratti duri nella pelle fangosa, e quei capelli tagliati da scugnizzo, come se Nino D’Angelo si fosse tinto di nero. E alla fine quell’atroce film di Kusturica, che dimostra come la rovina di un campione possano essere spesso i suoi fan, piccoli e grandi, tutti sotterranei nemici.</p>
<p>Diego senza speranza, senza cocaina, senza forze, il cuore che sta per scoppiare, la morte annunciata, e la moglie patita, e le figlie amate. E quel figlio napoletano che sgarretta sui campi piccoli, una specie di prima matrioska, col viso triste da Maradona sbiancato, bravo ma senza talento.</p>
<p>Le diatribe coi giornalisti, in Argentina, lanciando pallini di gomma con l’aria compressa di un fucile. In mezzo alla folla, Maradona scalcia per evadere, dall’Alcatraz dei media-corvi, dal suo sentore di morte, e il profumo della pizza, a Napoli, tra un vicolo e l’altro, nello scippo d’ogni fede.</p>
<p>Il grande, lungo canto a Messico 86, contro l’Inghilterra detestata, quel mezzo giro di trottola a metà campo e la lunga corsa, il saltello continuato del sinistro a sfiorare la sfera, dentro il dribbling di cerveza ubriacante, mezza Inghilterra lasciata col sedere per terra, fino al gol, il capolavoro d’azione, il grande, lungo canto di Maradona, che ricordo lo vidi in bianco e nero &#8211; perché la tv principale s’era rotta &#8211; in un piccolo Admiral, davanti a una carbonara a fumare, nel caldo della prima sera, e la mia giovinezza – io, coetaneo del Pibe – all’esplosione, promettente e rapace.</p>
<p>[<em>Letto in parte a Bari a &#8220;LIT COVER &#8211; Letterature remixate&#8221; una performance letteraria in 3 momenti. Immagine: FK – Maradona sacrifice.</em>]</p>
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