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	<title>Dino Boffo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>NON POSSUMUS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 05:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Michele Martelli dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Martelli<br />
dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore</p>
<p>In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di Pio IX nel 1871 per esprimere il rifiuto a riconoscere il neonato Stato unitario d’Italia. Boffo in realtà così anticipava il succo della Nota della Cei di Bagnasco, che nel marzo 2007 avrebbe chiamato i politici cattolici all’«impegno» di dissociarsi dai Dico, negando loro la facoltà di appellarsi al principio conciliare della «libertà di coscienza» e dell’«autonomia dei laici in politica».<br />
A commento della vicenda, proviamo a fare un rapido elenco dei non possumus dei laici.<span id="more-36708"></span></p>
<p>Primo. I laici non possono rinunciare alla separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa resti nel suo dominio, che è quello religioso e spirituale, e non invada il campo della politica. Che il cardinal Ruini coinvolga la Cei, fuori e dentro le chiese, nella campagna astensionistica nel referendum del 2005 sulla fecondazione assistita; che Ruini e Cei pongano il veto sui Dico, dando una spallata al Governo in carica con l’adunata di massa del Family Day; che il cardinal Bagnasco emani linee e direttive legislative contro il testamento biologico, proponendo al Parlamento un apposito disegno di legge che pregiudizialmente eviti l’eutanasia e altri casi Englaro; che l’episcopato, di cui l’Avvenire è il portavoce, solleciti un decreto-lampo del Governo per condannare (contro il dettato costituzionale e il parere dell’alta magistratura) il corpo incosciente di Eluana Englaro a restare indefinitamente attaccato alle macchine. Tutto questo e altre cose del genere sono inaccettabili per i laici.</p>
<p>Secondo. I laici non possono acconsentire a che lo Stato privilegi una qualche religione, seppure maggioritaria, perché si violerebbe il principio della tolleranza, della libertà e dell’eguaglianza giuridica dei cittadini, religiosi e non. Che la Chiesa goda di esenzioni fiscali per le sue attività di lucro e non di culto; che benefici del privilegio dell’“otto per mille”; che i suoi simboli appaiano nei luoghi pubblici, quali segni distintivi della presunta identità culturale della nazione; che i suoi prelati presenzino le manifestazioni e le cerimonie pubbliche; che il cattolicesimo sia insegnato nelle scuole statali. Anche questo è contrario al principio della laicità dello Stato.</p>
<p>Terzo. I laici non possono accettare la trasformazione del peccato in reato. Si farebbe un “salto mortale” all’indietro di cinquecento o mille anni, ripristinando in forme nuove e surrettizie la teocrazia medioevale e l’Inquisizione tridentina. Che divorzio, aborto, adulterio, pratiche sessuali pre-matrimoniali o extra-matrimoniali, contraccettivi, rifiuto di terapie mediche invasive, fecondazione eterologa, omofilia e unioni civili, che tutto ciò sia punibile come reato, o sia oggetto di legislazione e regolamentazione restrittiva da parte dello Stato, solo perché è peccato per la Chiesa, è incomprensibile e terribilmente retrogrado per i difensori dello Stato laico e dei diritti umani, nonché dell’indipendenza e del primato della giurisdizione civile su quella ecclesiastica.</p>
<p>Quarto. I laici non possono subordinare la ragione alla fede. Se la fede non è «fede dubbiosa», fragile, incerta e senza dogmi, ma sistema compiuto e articolato di verità indefettibili e imperfettibili, e la ragione è invece scienza e conoscenza fallibile e perfettibile, ricerca critica senza fine e senza verità definitive, allora tra fede e ragione c’è totale inconciliabilità. Che la Chiesa pretenda di condannare Galilei per le sue osservazioni astronomiche; imporre che sia poco o non scientifica la teoria di Darwin per la sua scoperta dell’evoluzione delle specie, solo perché contrasta col racconto vetero-testamentario e neo-testamentario del primo e del secondo Adamo; dettare limiti esterni, religiosi, eteronomi alla libera ricerca e sperimentazione biomedica e biotecnologica; rifare della filosofia l’ancilla theologiae, ergendosi a giudice del pensiero libero. A tutto questo i laici sono indisponibili.</p>
<p>Quinto. I laici non possono far propria l’“etica della Verità”, perché sono per un’etica senza Dio, empirica, storica, relativistica. Anche per i laici, come sappiamo, ci sono valori e verità non negoziabili; ma non discendendo da Dio e dai Sacri Testi, bensì dalla storia e dall’evoluzione della specie umana, sono perciò aperti, migliorabili, disponibili a correzioni, ampliamenti e integrazioni. Che la Chiesa possa imporre il suo assolutismo etico, i suoi dogmi di fede, le sue ricette catechistiche di ciò che è “Bene” e di ciò che è “Male”: non divorziare, non fornicare, non usare contraccettivi, nemmeno se sei uno delle migliaia di africani malati di Aids, non abortire, condannare l’omosessualità e le unioni civili. Ecco ciò che è irriducibilmente estraneo ed opposto alla mentalità, ai costumi e all’etica laica.</p>
<p>Sesto. I laici non possono plaudire alla privatizzazione o alla lenta distruzione della scuola e dell’università pubblica, perché sono queste le sedi privilegiate della formazione critica, culturale, pluralista, umanista, scientifica, civile del cittadino democratico. Che la Chiesa pretenda, o ottenga di fatto, il privilegio esclusivo dell’insegnamento della religione nelle scuole statali; che le scuole cattoliche ottengano in meno di due ore il finanziamento pubblico negato dal Governo alla scuola statale, mandandola in malora; che le università cattoliche, come il campus biomedico opusdeista di Roma, possano beneficiare dei soldi pubblici, pur subordinando ricerca e didattica al dogma bellarminiano; che la scienza non può mai contraddire la fede, pena il suo precipitare nell’errore. Ecco un altro gruppo di pretese teocratiche e clericali che i sostenitori della laicità non potranno mai accettare.</p>
<p>Settimo. I laici non possono rinunciare a difendere la democrazia liberale, il pilastro dei pilastri della laicità, la somma delle conquiste politiche della modernità. Che la Chiesa, gerarchica e sacramentale, non riconosca le regole antidispotiche della divisione dei poteri e del Governo della maggioranza; che trami, come nel caso Englaro, contro i pronunciamenti e l’indipendenza della magistratura dall’esecutivo; che non si sottometta alla supremazia della giurisdizione civile, condannando sommessamente intra moenia i preti pedofili come don Cantini, e tentando così di sottrarli ai tribunali dello Stato; che non cessi di intromettersi pesantemente nella vita politica, con diktat, consigli, suggerimenti non richiesti, veti e ultimatum. Tutto questo è davvero intollerabile per i laici, credenti o non credenti, che hanno a cuore la Costituzione democratica.</p>
<p>Sette non possumus, sette principi irrinunciabili del laicismo. Sette essenziali motivi per cui «non possiamo non dirci laici». Per cui non possiamo non sentirci che liberi cittadini dell’Italia laica e repubblicana. Di un’Italia non vaticano-dipendente, ma autonoma e sovrana. Il cui inconfondibile indirizzo e denominazione per un visitatore e osservatore straniero possa essere Italy. Non Italy, Vatican State.</p>
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		<title>OUTING E DIRITTI CIVILI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 21:58:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Un motivo di consolazione. Forse &#8211; grazie agli eventi degli ultimi mesi &#8211; siamo riusciti a scampare l’elezione di Silvio Berlusconi a prossimo Presidente della Repubblica. Non è poco. L’anomalia è che gli eventi non sono stati messi in moto dall’opposizione (come sarebbe logico) o dall’opposizione interna (es: Gordon Brown vs Tony [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Un motivo di consolazione. Forse &#8211; grazie agli eventi degli ultimi mesi &#8211; siamo riusciti a scampare l’elezione di Silvio Berlusconi a prossimo Presidente della Repubblica. Non è poco. L’anomalia è che gli eventi non sono stati messi in moto dall’opposizione (come sarebbe logico) o dall’opposizione interna (es: Gordon Brown vs Tony Blair), ma dalla moglie del premier, dalla madre dei suoi figli. Accontentiamoci. L’opposizione interna (Gianfranco Fini) tuttavia si sta facendo sentire da posizioni di buon senso in particolare sui temi attinenti ai diritti civili. Il richiamo alle destre europee di Merkel e Sarkozy è appropriato. Se puntiamo al minimo sindacale nel campo dei diritti civili, quelle destre europee lo hanno concesso da tempo.<br />
Se invece parliamo di destra italiana (clericali, leghisti, fascisti e quant’altro) la situazione è tragica e – ancora una volta – anomala.<br />
Chi conosce il mondo anglosassone sa bene la durezza di certi outing scatenati da attivisti per i diritti civili (radicali, progressisti, dunque di “sinistra”) contro ipocriti vescovi e parlamentari conservatori. Il caso Feltri/Boffo invece si è giocato tutto all’interno della destra (quella leghista-berlusconiana vs quella clericale), o addirittura, una volta gettato il sasso &#8211; come sostengono acutamente alcuni – tutto all’interno del potentato cattolico (Cei vs Segreteria di stato).<br />
Per chi non ha dimestichezza con il mondo anglosassone richiamo alcuni punti essenziali.<span id="more-21983"></span><br />
Ormai storica è la posizione dell’inglese Peter Tatchell: &#8220;La comunità gay  ha il diritto di difendersi contro le figure pubbliche che abusano del loro potere e della loro influenza per appoggiare politiche che infliggono sofferenze agli omosessuali”.<br />
Tale politica venne inaugurata in modo esplosivo nel 1994 quando il gruppo di attivisti del gruppo OutRage! guidato da Tatchell fece i nomi di quattordici vescovi della Chiesa Anglicana, accusandoli di ipocrisia per aver sostenuto (alla Boffo) il punto di vista della Chiesa &#8211; che condanna ogni atto o legame omosessuale &#8211; mentre non osservavano questo divieto nelle loro vite personali.<br />
&#8220;L&#8217;outing è l&#8217;autodifesa dei gay,&#8221; disse Tatchell: &#8220;Non facendo outing sui vescovi omosessuali che appoggiano politiche che danneggiano i gay, avremmo protetto quei vescovi e di conseguenza avremmo permesso loro di continuare ad infliggere sofferenza ai membri della nostra comunità. La collusione tra omofobia e ipocrisia non è eticamente difendibile, né da parte dei cristiani, né da parte di nessun altro.&#8221;<br />
Il timore di subire outing può indurre molti a prodursi nel proprio coming out. Il parlamentare statunitense Barney Frank, per esempio, dopo il coming out ha dichiarato di essersi deciso perché &#8220;motivato da due fattori: la mia profonda infelicità personale per la mia vita come personalità pubblica non dichiarata, e la mia convinzione che sarebbe stato di aiuto nella nostra lotta contro l&#8217;omofobia se fossi stato anch&#8217;io onesto a proposito del mio orientamento sessuale”.<br />
So bene che parlare in Italia di onestà e di fair play può apparire ingenuo, ma riflettiamo almeno sul suono della frase: essere onesti sul proprio orientamento sessuale. Suona bene, non c’è dubbio. Magari per molti potrebbe cominciare con un: essere onesti da principio almeno con se stessi. (Lo sapete che a Roma la maggiore concentrazione di collegamenti ai siti porno gay viene registrata nella Città del Vaticano?).<br />
L&#8217;outing come tattica di autodifesa della comunità gay, dunque.<br />
Un esempio di punizione politica fu l&#8217;outing del 2004 di Edward Schrock, parlamentare repubblicano della Virginia, da parte dell&#8217;attivista Michael Rogers. Rogers rivelò sul suo sito internet che Schrock aveva usato un servizio di sesso telefonico interattivo per incontrare altri uomini con cui avere rapporti sessuali. Schrock non negò le accuse e annunciò che non si sarebbe ricandidato.<br />
Rogers ha dichiarato di aver fatto outing su Schrock per punirlo della sua ipocrisia: Schrock aveva votato per il Marriage Protection Act (legge sulla protezione del matrimonio eterosessuale: in pratica un family day in salsa U.S.) e aveva anche firmato come sostenitore il Federal Marriage Amendament (emendamento federale sul matrimonio eterosessuale). &#8220;È arrivato il momento per questi gay omofobi di uscire allo scoperto o di subire l&#8217;outing,&#8221; dichiarò Rogers, &#8220;Schrock è il primo: ce ne saranno degli altri.&#8221; E così fu.<br />
L&#8217;outing più recente che ha colpito la chiesa cattolica americana è avvenuto a New York dove un prete del New Jersey, Bob Hoatson, ha accusato il Cardinale Egan non solo di nascondere il dilagare degli abusi sessuali tra il clero a lui sottoposto, ma anche di essere un omosessuale praticante. Di ciò Hoatson dichiarò di avere prova personale.<br />
Come conseguenza, negli ultimi anni in Inghilterra e negli Stati Uniti ha cominciato a diffondersi la pratica dell’outing oneself: consiste nell&#8217;annunciare che si ha una sessualità alternativa a quella pubblicamente dichiarata. Un esempio di self outing è quello del governatore del New Jersey Jim McGreevy, che ha annunciato di essere un &#8220;Gay American&#8221; nell&#8217;agosto del 2004. McGreevey sapeva che il suo nome stava per essere coinvolto in una causa per molestie sessuali da parte Golan Cipel, il suo ex consigliere della sicurezza, con cui si presume McGreevey avesse avuto una relazione sessuale.<br />
Tutto questo per dire che il caso Boffo (o, molto più in sordina, il caso Soria) sono inevitabilmente i primi di una lunga serie.<br />
Chi ha fatto coming out ne conosce bene il prezzo in termini di rapporti sociali, lavorativi, famigliari. Questo prezzo diminuisce quanto più numerose sono le persone che compiono coming out.<br />
Ma ci rendiamo conto che – quando l’università italiana si deciderà ad aprire ai gender studies &#8211; dovremo riscrivere interi capitoli di storia della letteratura: da Pascoli a Palazzeschi a Montale, da Rebora a Gadda a Pavese&#8230;?<br />
E per i non letterati, non sarebbe tutto diverso e più onesto – per l’appunto &#8211; se Lucio Dalla e Roberto Bolle (per fare solo dei nomi) lo ammettessero apertamente e con orgoglio?<br />
Proprio così: onestà e orgoglio.<br />
Invece in Italia siamo al paradosso nel paradosso: negano di essere gay – o comunque si negano alla possibilità di essere onesti sul proprio orientamento sessuale &#8211; persino Renato Zero e Franco Zeffirelli.<br />
Il caso Boffo è esecrabile per le motivazioni che lo hanno provocato. Ma un outing ai “Boffo” come categoria è più che giustificabile, perché viene praticato su chi fa di tutto perché gli omosessuali non acquisiscano quella dignità che dovrebbe spettare loro come cittadini europei.<br />
In definitiva, credo che l’outing sia un modo efficace per smorzare l’arroganza di molte persone – in particolare politici e prelati &#8211; sulla questione omosessuale, come insegna l’esempio inglese e americano.<br />
Infine: in precedenti post ho parlato della necessità di un affrancamento dal retaggio abramitico. Trattasi di quel retaggio in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”.<br />
Da tale retaggio viene l’ottuso trincerarsi di molti dietro al cosiddetto “diritto naturale”. Da qui i feroci attacchi da parte dei vari fondamentalismi abramitici &#8211; in primis quello vaticano &#8211; contro il movimento gay.<br />
Costoro non hanno digerito Darwin; costoro &#8211; se messi alle strette &#8211; giungono a inventarsi la teoria dell’Intelligent Design. Per costoro le rivendicazioni femministe e gay (vedi gli attacchi che riservano alla Ru486 e alla gender theory di Judith Butler) vanno contro l’ordine naturale e dunque contro la creazione. (Lo dicevano anche delle suffragette di un secolo fa).<br />
Con costoro non si può discutere: costoro devono solo essere sconfitti politicamente. Come è avvenuto in Spagna. Come purtroppo non sta avvenendo in Italia.<br />
La Spagna &#8211; mi venne replicato e condivido &#8211; non ha i cattolici di sinistra, i cattolici-brave persone, i cattolici veri alla Franceschini, alla Prodi. I loro cattolici stanno tutti a destra: i migliori sono come Giovanardi. Questo semplifica molto le cose.<br />
In Italia queste brave persone collocate nel centro-sinistra complicano maledettamente le cose.</p>
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		<title>Dopo il &#8220;frocio&#8221; aspettiamo l&#8217;altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 13:13:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[una riflessione di Raul Montanari Bene. Boffo si è dimesso dalla direzione dell'&#8221;Avvenire&#8221;. E&#8217; stato centrato e affondato da Vittorio Feltri, che ha rivelato la sua omosessualità (un grosso problema, a parte altre considerazioni, per il direttore dell&#8217;organo della Conferenza Episcopale Italiana) e una condanna patteggiata anni fa per aver molestato al telefono la moglie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-21379" title="boffobig_big" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/boffobig_big.jpg" alt="boffobig_big" width="401" height="175" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/boffobig_big.jpg 401w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/boffobig_big-300x130.jpg 300w" sizes="(max-width: 401px) 100vw, 401px" /></p>
<p>una riflessione di <strong>Raul Montanari</strong></p>
<p>Bene.<br />
Boffo si è dimesso dalla direzione dell'&#8221;Avvenire&#8221;. E&#8217; stato centrato e affondato da Vittorio Feltri, che ha rivelato la sua omosessualità (un grosso problema, a parte altre considerazioni, per il direttore dell&#8217;organo della Conferenza Episcopale Italiana) e una condanna patteggiata anni fa per aver molestato al telefono la moglie di un uomo del quale era innamorato. Conoscendo Feltri, non credo che questa notizia in sé sia infondata; penso che sia la verità. Poi vedremo se questo è o non è il punto. Prima ancora delle dimissioni, i commenti del Centrodestra erano riassumibili più o meno così: &#8220;Chi la fa l&#8217;aspetti. L&#8217;Avvenire ha attaccato Berlusconi sul piano privato e etico, ecco dimostrato che chi parlava aveva a sua volte delle magagne&#8221;. Pari e patta. <span id="more-21378"></span></p>
<p>Vediamo un po&#8217;.</p>
<p>Boffo è omosessuale. Che influenza ha questo nella vita pubblica italiana? Nessuna. Su di me come cittadino, come uomo? Nessuna. Boffo è stato condannato e ha pagato per un reato di molestie. Che influenza ha questo sulla vita pubblica italiana? Nessuna. Su di me come cittadino, come uomo? Nessuna.</p>
<p>Berlusconi, per tacer d&#8217;altro, è un uomo abituato a usare il suo potere anche a fini sessuali. Questo era il succo delle critiche di molti cattolici. Si circonda di un giro di amiche e le piazza ovunque, dalla Rai a Mediaset ai (pare) ministeri, creando di fatto un sistema di corruzione sessuale generalizzato (vedi intercettazioni telefoniche con discussioni su dove mettere questa e quella), calpestando i meriti di ragazze e donne dotate di uguale o superiore talento alle favorite sue e dei suoi, ma non disposte a compromessi.</p>
<p>Che influenza ha questo sulla vita pubblica italiana? Enorme, anche per il valore dell&#8217;esempio. Su di me come cittadino, come uomo? Notevole.</p>
<p>Quindi, applicando il principio di equità, ora mi aspetto le dimissioni di Berlusconi da primo ministro.</p>
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		<title>Boffo e la privacy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 11:04:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Enzo Cucco e Sergio Rovasio Con una ipocrisia degna di peggior causa Vittorio Feltri sostiene che il fatto per cui il Direttore di Avvenire, Dino Boffo, sia da giudicarsi immorale è la condanna per molestie e non per le sue relazioni omosessuali, come se lo svelamento dell&#8217;omosessualità del Direttore dell&#8217;organo di stampa di proprietà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enzo Cucco</strong> e <strong>Sergio Rovasio</strong></p>
<p>Con una ipocrisia degna di peggior causa Vittorio Feltri sostiene che il fatto per cui il Direttore di Avvenire, Dino Boffo, sia da giudicarsi immorale è la condanna per molestie e non per le sue relazioni omosessuali, come se lo svelamento dell&#8217;omosessualità del Direttore dell&#8217;organo di stampa di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana non fosse molto di più che sapido pettegolezzo, e non si inserisca nella feroce lotta per l&#8217; egemonia sul capo del Governo tra la Lega e il Vaticano.<br />
Quello che invece è molto chiaro è che il Direttore de Il Giornale, applicando la ben nota legge del taglione, dà maggior vigore proprio a quel metodo che con il suo giornalismo al vetriolo intende censurare, ovvero delegittimare il proprio avversario usando l&#8217;arma del giudizio morale, in particolare del giudizio sulla sua moralità sessuale.<span id="more-21126"></span><br />
L&#8217;insopportabile ambiguità dell&#8217;iniziativa di Vittorio Feltri, che per difendere il diritto alla privacy del Presidente del Consiglio sputtana quella del Direttore de L&#8217;Avvenire, è il motivo per cui ci sembra che si debba, con forza, difendere la libertà di Boffo, e chiunque altro, ad avere relazioni sessuali con adulti consenzienti senza che questo diventi oggetto di valutazione morale da parte di chicchessia.<br />
E quando parliamo di difendere la libertà alla privacy di Dino Boffo ci riferiamo anche all&#8217;ipotesi che egli possa essere, a un tempo, omosessuale e contrario ai diritti delle coppie tra persone dello stesso sesso. Non v&#8217;è nessuna logica accettabile dietro l&#8217;argomento per cui un omosessuale &#8220;velato&#8221; non possa attaccare pubblicamente iniziative politiche sull&#8217;omosessualità. La nostra personale incomprensione della distonia tra comportamenti privati e posizioni pubbliche non può arrivare a salutare come benvenuti outing `forzati&#8217; e violenti come quello fatto da Feltri.<br />
Eppure se si rimane dentro la logica che il doppio caso Berlusconi-Boffo rappresenta, tutto è legittimo, comprese le prossime neanche tanto velate minacce di Feltri in merito ad altri &#8220;svelamenti&#8221; di doppie moralità.<br />
In verità tutti gli attori di questa vicenda sanno benissimo che l&#8217;unico modo per uscire da questo circolo vizioso di ricatti incrociati è semplice, e passa attraverso la serena rivendicazione di Boffo, Berlusconi e compagnia, non solo del diritto alla privacy, ma del diritto ad avere relazioni sessuali e sentimentali senza che questo diventi oggetto di valutazione morale. Non sappiamo se questo accadrà mai, per il momento registriamo solo la negazione di qualsiasi cosa da parte di Berlusconi e il rumoroso imbarazzo di Boffo, che si trincera dietro la solita teoria del complotto e della aggressione.<br />
Noi, pazienti, continueremo a difendere il diritto alla privacy delle loro Signorie. Ci facessero, però, la cortesia di guardare con meno sprezzante superficialità alle richieste di eguaglianza che arrivano da buona parte di quella minoranza di qualche milione di italiani che si preoccupa più dei propri diritti che della moralità altrui. Alla fine sarebbe un bene per tutti, anche per loro.</p>
<p>il riformista, 30 agosto 2009, rubrica delle lettere</p>
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