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	<title>diritti civili &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Xenofemminismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 06:00:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Ceci Kulp “Mentre il capitalismo è inteso come una totalità complessa e in continua espansione, molti aspiranti progetti anticapitalisti di emancipazione continuano ad avere una profonda paura di transizionare all&#8217;universale e resistono alle politiche che riflettono sul quadro d’insieme, condannandole come vettori necessariamente oppressivi. Tale falsa garanzia considera gli universali come assoluti, generando una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Ceci Kulp</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-77664" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave.jpg" alt="" width="1024" height="682" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave-768x512.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave-200x133.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/xenofemwave-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p style="text-align: right;"><em> “Mentre il capitalismo è inteso come una totalità complessa e in continua espansione, molti aspiranti progetti anticapitalisti di emancipazione continuano ad avere una profonda paura di transizionare all&#8217;universale e resistono alle politiche che riflettono sul quadro d’insieme, condannandole come vettori necessariamente oppressivi. Tale falsa garanzia considera gli universali come assoluti, generando una disgiunzione debilitante tra ciò che cerchiamo </em><em>di destituire e le strategie che promuoviamo per riuscirvi.”<br />
XF Manifesto, Laboria Cuboniks</em></p>
<p>Interrompere 0x05 <a href="http://www.laboriacuboniks.net/it/index.html#interrupt/1">http://www.laboriacuboniks.net/it/index.html#interrupt/1</a></p>
<p>Il libro di recente pubblicazione “Xenofemminismo” di Helen Hester  (uscito a novembre 2018 con Produzioni Nero, tradotto in italiano da Clara Ciccioni) da’ una panoramica illuminante sul tema del postumanesimo coprendo nello specifico i temi della riproduzione sociale e dell&#8217; accelerazionismo. Il saggio si propone di estendere il discorso iniziato dal Manifesto Xenofemminista del collettivo Laboria Cuboniks (&#8220;Xenofeminism: A Politics for Alienation&#8221;) e allo stesso tempo di muovere verso la riprogettazione del mondo facendo un passo ulteriore nella direzione di una ridefinizione delle relazioni. Attraverso esempi pratici il testo mette in evidenza i vincoli del sistema culturale circostante all&#8217;interno del quale nascono le tecnologie, e pone le basi per la considerazione di un attivismo femminista consapevole.</p>
<p>Iniziando dalla definizione di Xenofemminismo (XF), “una forma di postumanesimo anti-naturalista, tecno-materialista e per l’abolizione del genere”  , la dissertazione di Hester spiega molto chiaramente i tre argomenti principali a supporto del movimento XF: la tecnologia come uno strumento per l’attivismo  , la natura come campo sconfinato della scienza  , e il genere come concetto ridicolo e obsoleto.</p>
<p>Concludendo direi che questo libro è una lettura obbligatoria, un punto di vista razionale e <i>altro</i> carico di accelerazionismo disilluso, una chiamata all’azione che va dritta al punto.</p>
<p>Esaminerò brevemente il testo con la speranza di generare qualche diffrazione   </a>significativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La tecnologia è sociale tanto quanto la società è tecnica </strong><strong><br />
</strong></p>
<p>La mitologica percezione di tutto cio’ che e’ <i>tecno</i> come capacità di rimediare qualsiasi imperfezione e’ molto oltre una visione realistica del mondo in cui viviamo.</p>
<p>La tecnologia e’ uno strumento che rimane legato, dal primo concepimento dell’idea fino al suo <i>repurposing</i>, alla sudicia condizione di distribuzione del potere e delle risorse . Non c’e’ nulla di pulito e puro riguardo alla tecnologia e lo XF dovrebbe esserne conscio quando il suo utilizzo mira ad impattare la vita di una donna/queer. </p>
<p>Il punto di partenza della Hester e’ un campanello d’allarme per le menti disincantate che credevano ancora in un futuro tech-salvatore che avrebbe automagicamente liberato l’individuo.  In breve, un discorso attivista che considera gli aspetti tecnologici come materia di “esperti”/”altri” non capisce il potenziale di questi strumenti per l’intervento politico  , e nega la propria responsabilità facendo un passo che oltrepassi la complessità socio-tecnica.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-77661" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu.jpg" alt="" width="1024" height="617" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu-300x181.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu-768x463.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu-250x151.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu-200x121.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/anonlabcoatsblu-160x96.jpg 160w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p><b>Il naturale come spazio di contestazione </b><b><br />
</b></p>
<p>Sulla stessa linea del progresso tecno-materialista c&#8217;è l’importanza di eliminare l’ipocrisia di una categorizzazione semplicistica del vissuto. Ciò risiede nell’approccio anti-naturalistico, il quale spiega come nulla sia sacro, nulla sia’ soprannaturale, e a maggior ragione la natura in se’ non lo sia.   Hester chiarifica questo concetto sollevando l’argomento problematico per cui alcune politiche femministe tendono a romanticizzare la sofferenza causata dalla condizione biologica (ad esempio la gravidanza). Questo tipo di progetto politico che delinea la natura come  limite, porta solo all’idea conservatrice della differenza radicale.   Il corpo dovrebbe invece essere il luogo di intervento tecnopolitico femminista. </p>
<p><b>Un mondo in cui Il genere si </b><b><i>moltiplica </i></b><i></i><b><i><br />
</i></b></p>
<p>Il terzo punto del discorso XF è l’abolizione del sistema di genere binario  , o in altre parole: XF non e’ una chiamata per l&#8217;austerità del gender ma per una post-scarsità del genere  . Hester non si riferisce solo al genere ma a tutte le strutture che agiscono come criterio di oppressione  incluso il concetto di identità stesso. E’ immediatamente chiaro che centinaia di menù a tendina  non possono essere la soluzione e che la <i>diversità</i> così com’è oggi nel discorso politico sta solo fingendo di coprire lo spettro dell&#8217;alterità.</p>
<p><b>Un futuro tecno-alieno </b></p>
<p>Dopo aver esplorato i fondamenti dello XF nella prima parte del libro, Hester continua la sua dissertazione immergendosi nel problema della riproduzione sociale e biologica. Affrontando l’idealizzazione del* Bambin* (metafora di un futuro che necessita di essere protetto) e mettendo in evidenza come questa norma subdola sia la sistematica consolidazione della riproduzione infinita dell’identico. <br />
Parzialmente supportata dal mito della femminilità nel discorso eco-femminista, il vocabolario utilizzato da queste politiche descrive specificatamente come tossica qualsiasi cosa che fermi il divenire del* Bambin*, rivelando così una paura della mutazione: il queer come elemento inquinante.<br />
Preservare questo futuro immutato è uno degli obiettivi che la nostra società del consumismo ha consolidato attraverso un meccanismo di copia guidato dalla ripetizione/alienazione.<br />
Per una società che si muove sforzandosi per l’<i>alterato</i> e non per l’utopica copia del sé è necessario enfatizzare la solidarietà XF e la riproduzione relazionale (“Generate parentele, non bambini!”). </p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-77662" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg.jpeg" alt="" width="1024" height="341" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg.jpeg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg-300x100.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg-768x256.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg-250x83.jpeg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg-200x67.jpeg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/cyborg-160x53.jpeg 160w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>In fine Hester conclude il libro con le “tecnologie XF” portando degli esempi tangibili di come possa essere una tecnologia xenofemminista, e quali siano le dipendenze che non possiamo ignorare quando la tecnologia viene riadattata. Ad esempio: conoscere l’importanza dell’assistenza sanitaria open source e dell’accesso all’auto-aiuto non deve soddisfare, perché stiamo ancora facendo affidamento su un’infrastruttura medica e un sistema di informazione dato.</p>
<p>E’ forse necessario muovere oltre, verso una mentalità che revisioni le modalità di hacking in modo da ripensare e proporre nuovi sistemi  alternativi. Questo e’ l’effettivo campanello d’allarme che le politiche di sinistra non possono ignorare ed e’ anche una domanda aperta per i prossimi passi della tecnopolitica xenofemminista. </p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><b><i>Accelerazionismo del Gender</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diffrattendo oltre dalla tesi di Hester, vorrei proporre le basi per la possibile esistenza di un movimento <i>gender accelerazionista</i>.</p>
<p>Mentre e’ sotto gli occhi di tutti che la xenofobia verso le ramificazioni del gender non è  morta, e al contrario prolifera con il crescere dei movimenti di estrema destra in tutto il globo, d’altra parte facciamo esperienza di uno sforzo molto interessante da parte di molte aziende capitaliste verso la multiculturalità e la multi-diversità degli ambienti di lavoro. Una prospettiva neoliberale che porta un senso di appartenenza ai colleghi affiliati.</p>
<p>La maggior parte delle corporazioni hanno politiche antidroga, politiche contro l’alcol negli ambienti di lavoro, politiche dog-friendly, politiche per la consegna di frutta gratuita contro la carenza di vitamine, e pure politiche direzionali per il programma di esercizi di ergonomia per quelli che stanno bloccati a smanettare al PC. Ma voglio mettere in discussione il fatto che queste politiche non vadano abbastanza a fondo, perché il gender rimane comunque il meno definito con “solo” le comunità LGBTQ ad avere la più grande fetta di considerazione nelle politiche anti-discriminatorie.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-77660" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme.jpg" alt="" width="603" height="452" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme.jpg 603w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme-250x187.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme-200x150.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme-160x120.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/lelameme-400x300.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 603px) 100vw, 603px" /></p>
<p>Ed è per questo che propongo di far salire a bordo del movimento accelerazionista gender tutte gli sforzi per la diversità’ e di spingere a velocità massima.<br />
Che cosa significa portare più donne nella forza lavoro con politiche egualitarie? O supportare trans e omosessualita’ durante le dimostrazioni per i diritti civili (es. conglomerati multinazionali come Amazon hanno partecipato e finanziato intere porzioni delle Pride Parades in varie città del mondo)? Questi sforzi non provano nulla se non possiamo raggiungere lo stesso per tutti i generi (im)possibili.<br />
Dovremmo cercare e muoverci verso una sistematica richiesta per piu’ e piu’ inclusione e diversificazione, “Che sboccino un centinaio di sessi!” , e chiediamo poi che queste categorizzazioni kantiane siano incluse in ogni singola politica / decisione economica.<br />
Creando una spirale di continui <i>lavori in corso</i> per la costruzione di politiche appropriate ad ogni nuovo genere che nasce, la pressione di un tale sforzo finirà per esplodere in un genere NaN che avrà un’unica via d’uscita accettabile dal loop: quella di riconoscere il concetto di genere come obsoleto.</p>
<p>C&#8217;è una vasta realtà di azioni quotidiane che può essere il punto di partenza per tale accelerazione. Sostenere e lottare per l&#8217;inclusione, con ogni mezzo possibile e penso ai meme per esempio, o il ri-formare e il ri-proporre algoritmico è un’altra possibilità. Una duplice battaglia sul lato dialettico con argomentazione che consideri una diversificazione esponenziale, e sullo spettro troll-matico creando un significato sopra un significato in uno sforzo iperrealistico che rispecchi la riproduzione sociale.</p>
<p>Lasciate che ogni XF dirotti il vostro sistema e preparatevi per la mutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b>∞ = ∅</b></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Audre Lorde, l&#8217;outsider</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2015 06:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Nadia Agustoni A pochi mesi di distanza nel 2014, sono usciti due libri di Audre Lorde, poeta americana di origine caraibica, impegnata fin dagli anni 50 su vari fronti di attivismo politico. In Italia era possibile leggerla solo in vecchie pubblicazioni underground degli anni 80 del movimento lesbico femminista, tradotta da Rosanna Fiocchetto e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">di <strong>Nadia Agustoni</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-50932" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg" alt="Audre-Lorde" width="620" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg 620w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde-300x232.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p>A pochi mesi di distanza nel 2014, sono usciti due libri di Audre Lorde, poeta americana di origine caraibica, impegnata fin dagli anni 50 su vari fronti di attivismo politico. In Italia era possibile leggerla solo in vecchie pubblicazioni underground degli anni 80 del movimento lesbico femminista, tradotta da Rosanna Fiocchetto e poche altre. Sui numeri dell’allora Bollettino del CLI (Collegamento lesbiche italiane) o delle sue edizioni si può rintracciare la genesi dell’accidentato percorso degli scritti di Lorde nel nostro paese. Oggi ci vengono offerti <em>Sorella outsider</em> e <em>Zam</em>i<em> &#8211; Così riscrivo il mio nome</em>, di cui si consiglia la lettura a chiunque si occupi di razzismo, femminismo e omofobia, se non altro perché entrambi i libri chiariscono come ogni discriminazione rafforzi l’altra. Audre Lorde, lontana da fughe di comodo e da facili certezze, ha scandagliato a fondo le dinamiche che quasi sempre impediscono di vedere la totalità dell’oppressione e le sue diramazioni e quindi di conoscerne il peso.</p>
<p>Nata a New York nel 1934 da genitori immigrati da Grenada, trascorrerà in questa città quasi tutta la sua vita, a lungo, oltre che con i due figli, insieme a Frances Clayton incontrata nel 1968 e sua compagna per due decenni, a cui scriverà nel 1970: “Siamo parte dell’avanguardia rivoluzionaria”. (<em>Zami</em>, 295)  Gli ultimi anni la vedranno invece nell’isola di St. Croix dove si rifugiò con il suo ultimo amore Gloria I. Joseph.</p>
<p><em>Zami</em> (una parola che a Carriacou, piccola isola caraibica, indica le donne che “lavorano insieme come amiche e amanti”, 9) è un diario, un racconto, un monologo che tocca un arco di tempo che va dalla sua infanzia, negli anni della lunga depressione, alla fine degli anni 50. Liana Borghi scrive nella sua introduzione che Lorde ne declina “lo statuto di verità” definendo la sua narrazione una “auto-bio-mito-grafia” (<em>Zami</em>, 9). Tuttavia, l’espediente narrativo non cela niente della durezza di quanto Audre Lorde racconta e <em>Zami</em> ci ricorda come, nelle pieghe del razzismo e del sessismo, si celi una sofferenza quasi impossibile da dire interamente.</p>
<p>Razzismo e sessismo pervadono in modo totale la vita di chi li subisce, devastando psiche e affetti famigliari, su cui si sarebbe tentati di non dire niente e così fanno in tante/i, per concentrarsi solo sull’aspetto della discriminazione pubblica. Se i diritti umani sono qualcosa e dovrebbero esserlo ancora, è nel campo degli affetti che vanno rivendicati, perché il dolore di essere definiti in modo spregiativo e definiti comunque sempre da altri, rende l’esistere non solo difficile ma traumatico. <em>Zami</em> indaga, nei più piccoli dettagli, quel trauma e i modi in cui colpisce la vita intima di ognuno, indurendo le persone, confondendole e spogliandole della capacità di tenerezza, di confronto e quasi sempre anche di conforto. La dimensione pubblica di un’oppressione prende corpo con il disprezzo verbale e gestuale, con il rendere difficile trovare lavoro e casa, con impedimenti e divieti scritti e non scritti e da lì raggiunge la personalità, che ne è profondamente segnata e ferita. Quasi per tutti la difesa consiste nel negare questa umiliazione, o nel minimizzarla, così è per i genitori dell’autrice che non possono permettersi quest’ammissione e lo stesso per le compagne gay della giovinezza, che non sanno ricomporre la mappa del loro dolore nemmeno quando esplode con la malattia mentale, la povertà, la droga e il suicidio. Di conseguenza tutto concorre a nascondere la vera realtà della violenza ai subordinati, la sua portata e i suoi effetti a medio e a lungo termine. Uno dei suoi aspetti più atroci è la possibilità, per chi detiene i privilegi, di definire gli altri/le altre e di non vedere quali interessi particolari cela il proprio agire e parlare da una posizione di vantaggio.</p>
<p>Essere sopravvissute, ci ricorda Lorde, nell’America razzista, misogina e omofobica (ma vale per ogni luogo ostile), quando “non era previsto noi sopravvivessimo”, se pure rende forti, non lascia però indenni né i corpi né le menti di chi subisce questo oltraggio. Le ragazze che incontriamo in <em>Zami</em> sono persone molto lontane da quelle descritte da Mary McCarthy nel suo noto romanzo, <em>Il gruppo</em>, ma notiamo come la misoginia uccida in un caso come nell’altro.</p>
<p>Audre Lorde pondera e analizza le molte componenti del sé e i modi in cui si declinano, così che il suo non acconsentire ad essere definita “a senso unico” la rende un’outsider; posizione sempre difficile, ma quasi insostenibile negli anni 50 e 60, tempi in cui l’appartenere a un gruppo identitario era garanzia di protezione e sopravvivenza. Dalla sua analisi delle dinamiche di gruppo vediamo come il meccanismo dell’inclusione/esclusione in base alle somiglianze e all’aderenza a certe maniere, idee e abbigliamento, funzioni in maniera oppressiva e limitante e non renda immuni dall’odio di sé.</p>
<p>Le pagine del viaggio in Messico dell’autrice compiuto nel 1954, si focalizzano sulla doppia realtà dei rifugiati nord americani, espatriati per sfuggire alla caccia alle streghe cominciata con la crociata anticomunista di Joseph McCarthy. Un anno prima i coniugi Rosenberg erano stati giustiziati sulla sedia elettrica come spie sovietiche e molti intellettuali e dissidenti avevano lasciato gli Stati Uniti per paura di incorrere in sanzioni e carcere per attività anti-americane; ovvero essere membri del partito comunista o simpatizzanti di idee progressiste. Tra loro molti furono gli scrittori e gli sceneggiatori di Hollywood e i giornalisti noti o meno che avevano scritto verità scomode. Eudora Garrett apparteneva al secondo gruppo, ma era in Messico da molto prima e dopo l’incontro con Lorde e durante la breve relazione che seguì, la aiutò a giungere a una migliore accettazione di sé e le aprì le porte di un sapere non accademico sulle culture indigene. Audre Lorde trarrà molto dall’esperienza messicana, sia per come vedrà da allora in poi gli altri americani, sia per un primo raffronto su come, persino tra i progressisti, l’omofobia interiorizzata, impediva ogni discorso e ogni presa di coscienza politica riguardo la sessualità. Toccherà con mano i pregiudizi del partito al ritorno negli USA.</p>
<p><em>Sorella outsider</em> raccoglie gli scritti politici di Audre Lorde e si apre con un lungo estratto da “I diari del cancro”, lucido resoconto dell’esperienza della malattia che la colpì al seno, del conseguente intervento e della medicalizzazione con le sue imposizioni. La vecchia e nuova misoginia traspare dalla narrazione di Lorde per come si appropria dei corpi offesi in maniera subdola, quasi dolce all’apparenza nel porsi come aiuto, salvezza, autostima rinnovata, ma in verità sempre fagocitante nei modi, nel sentire e far sentire nulla la vera esperienza di chi è malato ed ha altro da dire:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Avevo ormai visto la morte in faccia, che lo riconoscessi o no, e ora avevo bisogno di sviluppare la forza datami dalla sopravvivenza. La protesi offre un vuoto conforto: “Nessuno noterà la differenza”. Ma è proprio questa differenza che io, voglio affermare, perché l’ho vissuta, e sono sopravvissuta, desidero condividere questa forza con altre donne. Se dobbiamo trasformare il silenzio che circola il cancro al seno in linguaggio e azione contro questo flagello, allora il primo passo è far diventare visibili le une alle altre le donne che hanno subito la mastectomia. Perché silenzio e invisibilità vanno a braccetto con l’impotenza. Nell’accettare il mascheramento della protesi, noi donne con un seno solo proclamiamo di essere creature insufficienti, che dipendono da una finzione. (<em>Sorella outsider</em>, 71-2)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Audre Lorde dopo l’intervento rifiuta di nascondere il suo corpo “solo per mettere a suo agio un mondo che soffre di fobia verso le donne” (<em>Sorella outsider</em>, 72); una opposizione che fa pensare e pesare su ognuna la fobia e mania che copre o scopre, in una strano e solo apparentemente contrapposto gioco di potere, i corpi femminili, senza mai dare loro valore in sé e per sé.</p>
<p>Gli incontri con altre intellettuali importanti nell’ambito del pensiero femminista sono ben documentati nel libro e va segnalata l’intervista-conversazione con l’amica Adrienne Rich in cui tra l’altro Lorde parla del suo rapporto con la scrittura e in particolare con la poesia:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Quando qualcuno mi diceva: “Come ti senti?” oppure “Cosa pensi?” o mi faceva un’altra domanda diretta, io recitavo una poesia, e da qualche parte in quella poesia c’era il senso, l’informazione vitale. Magari un verso, o un’immagine. La poesia era la mia risposta. (<em>Sorella outsider</em>, 156)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lorde ripercorre il rapporto con le parole e con il linguaggio, specialmente quello usato dalla madre da cui prende le distanze. Nello stesso tempo riconosce l’importanza della comunicazione non verbale per decifrare ciò che le persone dicono davvero.</p>
<p>I vari saggi introducono al pensiero di Lorde sui temi più brucianti degli ultimi decenni: razza e sesso, differenza e diversità, ma anche classe, età, malattia, morte, pratiche S&amp;M, sessismo dei compagni, razzismo delle compagne, lotte per l’indipendenza di altri paesi.</p>
<p>Angela Davis in quegli stessi anni combatteva le stesse battaglie; se tardò nel coming out, che avvenne ufficialmente nel 1997, si era però scontrata con il maschilismo del movimento antirazzista. In <em>Autobiografia di una rivoluzionaria</em>, tra gli stralci di una lettera a George Jackson, leggiamo:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>È sintomatico che Le Roi Jones e Ron Karenga e tutta la schiera dei vigliacchi nazionalisti culturali chiedano la totale sottomissione della femmina Nera come ‘riparazione ai torti secolari che ha fatto al Maschio Nero’. Come tu dicevi, George, ci sono alcuni ovvi criteri per stabilire in che misura coloro che si definiscono nostri compagni di lotta alimentano in realtà la controrivoluzione. Un criterio è il loro atteggiamento verso i bianchi. Un altro, il loro atteggiamento verso le donne. (400)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La lotta contro il sessismo all’interno della compagine antirazzista vide Audre Lorde non cedere posizioni, ma fu altrettanto incisiva nel non fare confusione nell’indicare chi traeva beneficio da un’oppressione specifica, qualunque essa fosse:</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Ogni volta che sorge il bisogno di una finzione di comunicazione, quelli che traggono beneficio dalla nostra oppressione fanno appello a noi perché condividiamo con loro la nostra conoscenza. In altre parole all’oppresso viene affidata la responsabilità di insegnare all’oppressore i suoi errori. È mia responsabilità educare gli insegnanti che a scuola tralasciano la cultura dei mie figli. Ci si aspetta che noi Neri e quelli del terzo Mondo educhiamo i bianchi circa la nostra umanità. Che le donne educhino gli uomini. Che le lesbiche e i gay educhino il mondo eterosessuale. Gli oppressori mantengono le loro posizioni ed eludono la responsabilità delle proprie azioni. C’è un costante prosciugamento di energia che potrebbe meglio essere usata nel ridefinire noi stessi e costruire il futuro. (<em>Sorella Outsider</em>, 191-2)</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parte finale del libro torna al tema della malattia, del cancro. Una ulteriore immersione dovuta al ripresentarsi del tumore, in forma più grave avendola colpita al fegato, ed è una limpida e straziante testimonianza del costo umano di una resistenza che ha coinvolto ogni aspetto della vita dell’autrice.</p>
<p>Gli oppressi hanno un lungo cammino davanti, ancora più lungo da che le religioni tornano a dettare legge con la loro mescolanza di brutalità e ontologia. Nessun rifugio ci è dato dalla storia, usata come strumento di dominio da chi detiene sapere e potere, e non c’è al momento una narrazione che possa coinvolgerci profondamente, restituendo pensiero e fiducia. Questo non deve intorpidire, né portarci a una mera difesa identitaria. Dagli anni degli scritti di Lorde ciò che è mutato è proprio il senso di appartenenza. Più libere/i e più soli/e oggi; per cui ogni lettura è anche misurare il nostro altrove. E ogni lettura non è mai, non può essere volta al solo uso militante. È la vita, nel discorso di Lorde, quello che conta; e mentre chiediamo più giustizia non rinunciamo alla certezza che se auto-definirsi crea autostima, è dall’essere indefiniti che comincia la libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.edizioniets.it/scheda.asp?N=9788846738653" target="_blank">Audre Lorde,<em> Zami &#8211; Così riscrivo il mio nome. </em></a> </strong>Edizioni Ets, 2014. Collana àltera di intercultura di genere, a cura di Liana Borghi. Traduzione di Grazia Dicanio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://sorellaoutsider.wix.com/sorellaoutsider#!casaeditrice/c251e" target="_blank">Audre Lorde, <em>Sorella outsider.  Gli scritti politici di Audre Lorde</em>.</a> </strong>Edizioni Il Dito e la Luna, 2014. Traduzione di Margherita Giacobino e Marta Gianello Guida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Audre Lorde: una giornata-dibattito, una poesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2015 05:59:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Padre Figlio e Spirito Santo Non ho mai visto la tomba di mio padre. Non che la sentenza dei suoi occhi sia mai stata cancellata. Né le impronte delle sue mani grosse Sulle maniglie delle nostre porte, a sera, Un mezzo giro ogni notte e lui veniva Fosco degli affari del mondo Massiccio e silenzioso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-50932" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg" alt="Audre-Lorde" width="620" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde.jpg 620w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/02/Audre-Lorde-300x232.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></p>
<p><em>Padre Figlio e Spirito Santo</em></p>
<p>Non ho mai visto la tomba di mio padre.<br />
Non che la sentenza dei suoi occhi sia mai stata cancellata.<br />
Né le impronte delle sue mani grosse<br />
Sulle maniglie delle nostre porte, a sera,<br />
Un mezzo giro ogni notte e lui veniva<br />
Fosco degli affari del mondo<br />
Massiccio e silenzioso come il desiderio di tutto un giorno, pronto<br />
A ridefinire ciascuna delle nostre forme –<br />
Questo, adesso, le maniglie delle porte<br />
Aspettano, e non ci riconoscono quando passiamo.</p>
<p>Ogni settimana una donna differente<br />
Regolare come il cicchetto che beveva ogni sera<br />
Rasa il prato che la sua fissità ha coltivato<br />
Chiamandolo erba. Ogni settimana<br />
Una donna differente ha la faccia di mia madre<br />
E lui, che il tempo tiene<br />
Immutato<br />
Deve ben stupirsi, lui che non conobbe e amò che una.</p>
<p>Mio padre è morto in silenzio, amando il creato<br />
E le risposte definite.<br />
Visse immobili sentenze sulle cose familiari<br />
E morì, sapendo un quindici gennaio di quell’anno me.</p>
<p>È perché non voglio andare in polvere che<br />
Non ho mai visto la tomba di mio padre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Testo originale: <a href="http://www.poetryfoundation.org/poem/175759" target="_blank">Father, Son and Holy Ghost</a>. Traduzione mia. <em>rm</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p><strong><a href="http://www.societadelleletterate.it/wp-content/uploads/2015/02/Scarica-qui-linvito.pdf" target="_blank">Audre Lorde: strumenti per l&#8217;oggi</a>. </strong></p>
<p><strong>Sabato 21 febbraio</strong></p>
<p>Il Giardino dei Ciliegi, via dell&#8217;Agnolo 5, <strong>Firenze</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>con<br />
Clotilde Barbarulli, Giovanna Covi, Sonia Sabelli, Vincenza Perilli,<br />
Barbara Bonomi Romagnoli, Elena Biagini, Liana Borghi,<br />
Stefania Doglioli, Alessia Rocco, Antonella Petricone, Laura Marzi,<br />
Roberta Rebori, Sandra Burchi, Pamela Marelli, Nicoletta Poidimani,<br />
Elisa Coco, Monica Pietrangeli</p>
<p>*</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Avrei fatto la fine di Turing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Turing]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni sanfratello]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Avrei fatto la fine di Alan Turing O quella di Giovanni Sanfratello In mano ai medici cattolici Coi loro coma insulinici E qualche elettroshock. Perché era un piccolo borghese Il mio padre amoroso Non si sarebbe sporcato le mani. Controllando l’impeto iniziale Vòlto allo strangolamento Del figlio degenerato, Ai funzionari appositi Avrebbe [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<b> Franco Buffoni</b></p>
<p>Avrei fatto la fine di Alan Turing<br />
O quella di Giovanni Sanfratello<br />
In mano ai medici cattolici<span class="text_exposed_show"><br />
Coi loro coma insulinici<br />
E qualche elettroshock.<br />
Perché era un piccolo borghese<br />
Il mio padre amoroso<br />
Non si sarebbe sporcato le mani.<br />
Controllando l’impeto iniziale<br />
Vòlto allo strangolamento<br />
Del figlio degenerato,<br />
Ai funzionari appositi<br />
Avrebbe delegato<br />
La difesa del suo onore.</span></p>
<p>______________________</p>
<div class="text_exposed_show">
<p><strong>Alan Turing</strong> (1912-1954) matematico, logico e crittografo inglese, è uno dei padri dell&#8217;informatica. Decisivo fu il suo contributo nel decrittare i codici segreti nazisti. Morì suicida dopo essere stato sottoposto a castrazione chimica in quanto omosessuale.<br />
<strong>Giovanni Sanfratello</strong> (1944) compagno di Aldo Braibanti (1922-2014), fu rapito dai famigliari nel 1964, internato in una clinica privata per malattie nervose a Modena, quindi in manicomio a Verona. “Curato” con elettroshock e coma insulinici &#8211; mentre Braibanti veniva condannato a nove anni di carcere per “plagio”, poi ridotti a due &#8211; Sanfratello venne ridotto allo stato vegetale.</p>
</div>
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		<title>TRISTI CONFRONTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 08:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Due notizie &#8211; naturalmente ignorate da Raiset &#8211; che contemporaneamente ci giungono da Australia ed Equador ci fanno ulteriormente toccare con mano il degrado civile e l’arretratezza politica in cui giace il nostro paese. A Sydney il ministro australiano delle Finanze Penny Wong ha annunciato la nascita di una bambina dalla compagna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Due notizie &#8211; naturalmente ignorate da Raiset &#8211; che contemporaneamente ci giungono da Australia ed Equador ci fanno ulteriormente toccare con mano il degrado civile e l’arretratezza politica in cui giace il nostro paese.<br />
A Sydney il ministro australiano delle Finanze Penny Wong ha annunciato la nascita di una bambina dalla compagna Sophie Allouache, dopo una gravidanza ottenuta per fecondazione in vitro. La neonata, di nome Alexandra, è nata domenica scorsa ad Adelaide e pesa oltre tre chili. La coppia ha diffuso una foto e un comunicato esprimendo la propria gioia. Penny e Sophie conoscono il padre biologico e hanno annunciato che lo faranno conoscere alla figlia, ma anche che il suo nome non sarà reso noto ai media.<br />
Grazie alle leggi introdotte dal governo laburista, Wong è legalmente riconosciuta come genitore della bambina con tutti i diritti di un genitore biologico: &#8221;Non vi è nulla da temere dall&#8217;uguaglianza di diritti&#8221;, ha dichiarato il Ministro.<span id="more-41108"></span><br />
Da Quito invece apprendiamo che l&#8217;Istituto ecuadoriano di sicurezza sociale (Iess), con funzioni simili al nostro Inps, ha riconosciuto a Janneth Peña, una donna di 50 anni, la pensione di reversibilità in seguito alla morte della compagna Thalìa Alvarez. Un risultato storico reso possibile dalla nuova Costituzione fortemente voluta dal presidente Rafael Correa e promulgata nel 2008, nonostante la strenua opposizione della Chiesa cattolica.<br />
Una costituzione che, come ha scritto Tancredi Tarantino su Certi Diritti, “oltre a riconoscere il diritto umano all&#8217;acqua, restituire dignità ai popoli indigeni, considerare la natura un soggetto di diritto e dichiarare l&#8217;Ecuador territorio di pace, assimila le coppie di fatto a quelle unite in matrimonio e va anche oltre, garantendo alle coppie omosessuali gli stessi diritti riconosciuti alle unioni tra persone di sesso diverso”.<br />
&#8220;Non è stato facile portare avanti questa battaglia senza Thalìa”, racconta commossa Janneth. Ha espresso la propria soddisfazione anche il direttore dello Iess, Ramiro Gonzales, per il quale il riconoscimento concesso a Janneth segna &#8220;una svolta decisiva nell&#8217;uguaglianza di genere e nella tutela dei diritti umani&#8221;.<br />
Quando l’Inps italiano si adeguerà non già a quello olandese o danese, ma a quello equadoregno? Che ne pensa l’ineffabile Governo di Vaticalia?</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>MANIFESTO LAICO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 12:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
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		<category><![CDATA[privilegi chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola cattolica]]></category>
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					<description><![CDATA[di www.italialaica.it Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di www.italialaica.it</p>
<p>Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. 1) SÌ ALL’AUTONOMIA E AL PLURALISMO DELLO STATO 2) NO ALLE INGERENZE DELLE GERARCHIE ECCLESIASTICHE · 3) SÌ ALLA RIGENERAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA 4) NO AL FINANZIAMENTO STATALE DIRETTO O INDIRETTO DELLE SCUOLE CONFESSIONALI · 5) SÌ ALLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO 6) NO A TRUCCHI PER AGGIRARE IL DETTATO COSTITUZIONALE: “SENZA ONERI PER LO STATO” · 7) SÌ ALLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE DI TUTTE LE RELIGIONI 8) NO AI PRIVILEGI DELLA CHIESA CATTOLICA · 9) SÌ ALLA LIBERTÀ DELLE SCELTE MORALI E CULTURALI DI CIASCUN INDIVIDUO 10) NO A UNA LEGISLAZIONE CHE PROVOCA DISUGUAGLIANZA TRA I CITTADINI ······ Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto. L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino. Di chi condanna ogni integralismo ideologico o religioso. <span id="more-40974"></span>Di chi è determinato a rispettare e difendere le regole della tolleranza e del dialogo. Di chi non fa confusione tra religione e ideologia politica, tra fede e posti di governo e di sottogoverno. Di chi sa che la libertà dello stato si fonda sulla sua autonomia. Di chi soprattutto trova ripugnante volere imporre agli altri, soprattutto alle nuove generazioni, valori univoci e verità rivelate. Il tutto con i soldi pubblici. Di chi vorrebbe che l’individuo maggiorenne fosse padrone di sé stesso e quindi libero di scegliersi le proprie relazioni e la propria morale. Di chi vorrebbe che all’individuo minorenne non fossero imposte, né dallo stato né dalla famiglia né dalle chiese, visioni del mondo univoche e totalizzanti che condizionano fortemente il suo futuro. Di chi pensa che ogni singolo debba avere effettivamente la massima libertà d’esprimersi, coltivare e realizzare la sua personalità, senza altri vincoli se non quelli derivanti sia dalla libertà degli altri sia dall&#8217;obbligo di promuoverla, garantirla, difenderla. Siamo molto preoccupati dalle ricorrerenti e sfacciate rivendicazioni clericali, dalle aperte ingerenze sui pubblici poteri, ma ancor di più dall’acquiescenza e dai segnali di resa delle forze politiche e culturali che hanno, o dovrebbero avere, valori pluralistici contrapposti al fondamentalismo nostrano. Corriamo il rischio, frutto del neocinismo imperante, che sia messa sotto i piedi la nostra Costituzione e i principi di laicità che fondano lo stato moderno. Soltanto concezioni ferme al medioevo possono ancora concepire l’individuo sottoposto ad autorità ideologiche esterne e il pluralismo come la sommatoria di sistemi chiusi e imposti. Il principio dello stato moderno, quello che ha salvato l&#8217;Europa dalle guerre religiose e ha garantito la libertà di culto, è la distinzione fra diritto e morale. La gerarchia ecclesiastica cattolica non si è ancora pacificata con questo principio. Essa interviene pesantemente sia sull&#8217;attività del governo e del parlamento sia, addirittura, sulle trattative per la formazione degli esecutivi. Poiché i cattolici non hanno più (o ancora) un solo grande partito, è il Vaticano a farsi partito. Già da tempo, il Papa ha lanciato ufficialmente la campagna politica contro una legge democraticamente voluta dal popolo italiano (quella che regola l&#8217;interruzione volontaria della gravidanza) e contro proposte di legge o politiche dei governi locali che riguardano la regolamentazione della fecondazione artificiale e il riconoscimento delle coppie di fatto. Oltre a continuare a battere cassa pubblica per le proprie scuole confessionali. Ugualmente aperto è il contenzioso tra una pratica laica e gli ambienti politici cattolici che si fanno portavoce della Chiesa sulla negazione della donazione dei gameti che va contro la libertà di procreazione, e sulla limitazione di tecniche, accettate ovunque, per la terapia della sterilità. Ugualmente inaccettabile è il monopolio dei cattolici nel Comitato nazionale per la bioetica. La Chiesa interferisce &#8211; come non succede in nessuno degli stati occidentali &#8211; direttamente nelle scelte politiche della nostra repubblica, perché non accetta quello che per lo stato liberale e democratico è invece il fondamento indiscutibile: &#8220;Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali&#8221; (art. 3 della Costituzione). E&#8217; chiaro che lo stato non impone, né privilegia particolari scelte morali. Secondo la Chiesa romana, invece, i cittadini non dovrebbero essere trattati egualmente, ma in relazione alla loro adesione ai principi religiosi cattolici. Questa pretesa, occorre ribadirlo con forza e senza ambiguità alcuna, è in totale disaccordo con il nostro patto costituzionale e con la cultura politica nella quale i cittadini italiani si riconoscono tramite quel patto. Confidiamo che il governo difenda questa fondamentale prerogativa di civiltà, che sia davvero il governo di tutti, e non il governo dei cattolici praticanti.</p>
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		<title>OMOFOBIA E VIOLENZA OMOFOBICA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 19:15:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Ivan Scalfarotto Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica. L’omofobia non è picchiare o accoltellare un gay: quella è violenza causata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivan Scalfarotto<br />
Dire a qualcuno che è razzista non è intolleranza: l’intolleranza sta nel razzismo, non in chi lo fa rilevare. Questo vale anche per l’omofobia, che – attenzione! – è cosa diversa e che non va confusa con la violenza omofobica. L’omofobia non è picchiare o accoltellare un gay: quella è violenza causata dall’omofobia. L’omofobia sta anche soltanto in un’opinione, così come il razzismo è tale (ed è punito dalla legge come tale: è la cosiddetta “Legge Mancino” del 25 giugno 1993, n. 205) anche se si basa su una mera opinione. Se qualcuno affermasse che un uomo di colore non può sposare una donna bianca perché storicamente è sempre stato così e perché poi fanno figli di strani colori, questo sarebbe di per sé razzista. Bene, dire che un uomo non può sposare un altro uomo, o una donna un’altra donna è dunque di per sé omofobico.<span id="more-39031"></span></p>
<p>Beppe Severgnini torna sulla pubblicità dell’Ikea con i due ragazzi (maschi) che si tengono per mano e torna sulla sua contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Lo fa però con una chiosa davvero spiazzante:<br />
“Un conto è dirsi contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso (per questo sono stato oggetto di intolleranze che non immaginavo). …”.<br />
Dunque l’intollerante è chi ha dato a Severgnini dell’omofobo e non Severgnini quando ha espresso opinioni omofobiche. È il famoso uomo che morde il cane. Era andata così anche quando il Parlamento Europeo aveva mandato a casa Buttiglione per aver espresso opinioni analoghe sui gay e il filosofo era tornato in Italia con le pive nel sacco, urlando alla discriminazione dell’Europa contro i cattolici (e non alla sua aperta ostilità nei confronti dei gay).<br />
Allora, chiariamo. Qui chiunque può pensare che gli omosessuali non debbano avere gli stessi diritti degli altri – matrimonio e adozione inclusi – perché, per esempio, 1. Sono contro natura, la quale, come dice Severgnini, “punta implacabile alla procreazione e alla conservazione della specie” o perché 2. “I-bambini-hanno-bisogno-di-un-padre-e-di-una-madre”, o anche perché 3. Il matrimonio storicamente è cosa tra un uomo e una donna.<br />
Si abbia però almeno il coraggio delle proprie opinioni. Infatti:<br />
1. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali dal 1990 (il 17 maggio del 1990, per l’esattezza, ed è per questo che il 17 maggio si celebra ufficialmente la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia). Le persone omosessuali, inoltre, non sono sterili. Si riproducono – essendo dotati di spermatozoi e di ovuli – con la medesima tecnica degli altri, essendo dunque potenzialmente in grado di procreare e conservare la specie. “Potenzialmente” come gli eterosessuali, che infatti non si riproducono nel 100% dei casi ma, al contrario delle persone omosessuali, non devono condizionare la validità del proprio matrimonio all’effettivo verificarsi di una o più gravidanze.<br />
2. Un famoso studio del 2002 dell’American Academy of Pediatrics stabilisce su base scientifica (ed è reperibile qui: http://aappolicy.aappublications.org/cgi/content/full/pediatrics;109/2/341) che “una crescente quantità di letteratura scientifica dimostra che i bambini che crescono con 1 o 2 genitori gay o lesbiche si dimostrano in linea con i bambini i cui genitori sono eterosessuali dal punto di vista emotivo, cognitivo, sociale e sessuale. Lo sviluppo ottimale del bambino sembra maggiormente influenzato dalla natura della relazione e dall’interazione all’interno della famiglia che dalla struttura della famiglia” (“A growing body of scientific literature demonstrates that children who grow up with 1 or 2 gay and/or lesbian parents fare as well in emotional, cognitive, social, and sexual functioning as do children whose parents are heterosexual. Children’s optimal development seems to be influenced more by the nature of the relationships and interactions within the family unit than by the particular structural form it takes.”)<br />
3. Il matrimonio è storicamente una cosa tra uomini e donne, ma il concetto di parità tra i coniugi che oggi diamo per scontato non esisteva: le donne non avevano la potestà sui figli che partorivano; l’adulterio della donna era reato, quello dell’uomo no; lo stupro (reato contro la morale, non contro la persona) poteva essere sanato dal matrimonio; esisteva il delitto d’onore, per cui le donne venivano abbastanza allegramente ammazzate a pena di pochi mesi di galera. Naturalmente, poi, il matrimonio era indissolubile. Si trattava di quella che agli occhi di noi contemporanei risulta una forma di barbarie, e infatti negli anni ‘70 l’Italia ha rivisto questa barbarie col nuovo diritto di famiglia che ha reso il matrimonio, “storicamente” inteso, del tutto irriconoscibile. Questo a dimostrazione che non tutto ciò che si è sempre fatto in un modo deve continuare ad essere fatto in quel modo.<br />
Detto questo, chiunque sostenga le tesi di cui sopra esprime opinioni oggettivamente omofobiche. Dire a Severgnini che le sue idee sono offensive e omofobiche non è espressione di intolleranza nei suoi confronti, ma, al contrario è mera constatazione della intolleranza che Severgnini esprime con le sue opinioni. Come per esempio quando equipara una coppia a un menage-à-trois senza rendersi conto di quanto sia intrinsecamente omofobico il fatto stesso di ricorrere a questo artificio logico.<br />
Lo si può pensare legittimamente (la “Legge Mancino”, infatti, punisce le opinioni razziste ma non quelle omofobiche), ma sempre omofobico resta e offensivo resta per quei milioni di cittadini e di famiglie che si sentono dire cose così terribili con così tanta disinvoltura da persone stimabili e rispettate come Beppe Severgnini. Così facendo, peraltro, con le sue opinioni il giornalista legittima chissà quanta altra gente a dire le medesime cose: “Se lo ha detto Severgnini e non Borghezio, lo posso dire certamente anch’io in società senza fare una brutta figura”. E l’omofobia, nel frattempo, in Italia dilaga.<br />
In tutti i paesi dell’occidente di tutto questo non c’è bisogno nemmeno più di discutere, per fortuna. Anche per questo, e lo dice uno che ha vissuto a lungo all’estero godendo di un rispetto che il suo Paese si rifiuta ostinatamente di riconoscergli, gli “Italians” si guardano bene dal tornare .<br />
Da Notiziegay.it</p>
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		<title>PAZZA IKEA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 04:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Bijoy M. Trentin È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente “suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché, metonimicamente, i vessilli della difesa di questi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Bijoy M. Trentin</p>
<p>È noto ormai a tutti che in Italia discutere di diritti civili<br />
significa dibattere di temi cosiddetti “eticamente sensibili”: anche<br />
se, in realtà, bisognerebbe parlare di problemi eticamente<br />
“suscettibili”, sia perché questi sono ancora suscettibili di<br />
influenze tradizionali prevalentemente di marca religiosa sia perché,<br />
metonimicamente, i vessilli della difesa di questi valori<br />
“tradizionali” sono di particolare suscettibilità se si parla di<br />
ampliamento dei diritti. E cosí, puntuale, si risveglia Giovanardi,<br />
che parte all’attacco delle pubblicità dell’Ikea e di Eataly, che<br />
presentano rispettivamente due uomini e due donne di spalle che si<br />
tengono per mano (il testo della prima «Siamo aperti a tutte le<br />
famiglie», della  seconda «Anche noi siamo aperti a tutte le famiglie»<br />
con altre espressioni dai modi piú burocratici), della campagna 2011<br />
Arcigay per la giornata contro l’omofobia, in cui vi sono due donne o<br />
due uomini che si baciano (lo slogan è «Civiltà Prodotto tipico<br />
italiano) e di una rappresentazione teatrale che reinterpreta Romeo e<br />
Giulietta in chiave lgbt (si prevede l’epurazione o la distruzione<br />
anche di tutte le altre opere prodotte dall’antichità a oggi?).<span id="more-38949"></span><br />
L’anima clericale e autoritaria emerge ancora una volta proprio<br />
nell’ultima occasione, cosí il Sottosegretario alla Presidenza del<br />
Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto<br />
delle tossicodipendenze e al servizio civile afferma: «Io esprimo la<br />
piena solidarietà a tutte le persone insultate o aggredite per il loro<br />
orientamento sessuale e sono in prima linea contro l’omofobia, ma<br />
lottare contro le discriminazioni non vuol dire sostenere un modello<br />
di famiglia contrario a quello stabilito nella nostra Costituzione,<br />
formata da un uomo e da una donna. Solidarizzo con il mondo gay,<br />
formato da persone che eccellono in tanti campi, ma sono contro certe<br />
sguaiataggini da gay pride, come quando si insulta il Papa offendendo<br />
la sensibilità della maggior parte degli italiani». Insomma, c’è la<br />
lista dei piú frequenti refrain del Sottosegretario, che ormai<br />
quotidianamente interviene per ribadire che non vi può essere parità<br />
di trattamento per tutti gli orientamenti sessuali: le persone glbt<br />
non devono tenersi per mano liberamente, non possono baciarsi<br />
apertamente, non possono sposarsi e adottare figli (vengono anche<br />
invocati articoli costituzionali che risultano inesistenti). Ma, in<br />
questa strenua lotta contro il tempo, Giovanardi non rimane solo,<br />
perché vi è sempre qualche religioso compare (di ogni partito) che gli<br />
fa eco: è la rincorsa a una fantomatica maggioranza elettorale che<br />
sarebbe idealmente intransigente in tema di diritti civili, ma che in<br />
realtà non esiste piú: l’ampliamento dei diritti civili alle persone<br />
lgbt è stato riconosciuto anche in paesi cattolicissimi (per esempio,<br />
già da tempo in Spagna e recentemente in Brasile), a dimostrazione del<br />
fatto che quelle società hanno raggiunto un maggiore grado di civiltà,<br />
piú degno dei princípi della laicità e della democrazia. I difensori<br />
della presunta ortodossia etica non si muovono e non faticano per<br />
nulla: l’obiettivo sono non solo le prossime elezioni ma anche le<br />
norme che potrebbero prevedere aggravanti per i reati commessi per<br />
motivi d’odio verso le persone glbt (una prima volta già affossate nel<br />
2009). Ecco allora che le bombe a orologeria scoppiano: alla fine<br />
alcune si rivelano solo bombe carta, altre ambiscono – con scarsi<br />
risultati – a divenire bombe intelligenti.</p>
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		<title>ANSA DI LIBERTA&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 21:19:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Gay, lesbiche e transessuali sono da ieri piu&#8217; tutelati in Liguria: potranno, in particolare, designare una persona anche non consanguinea (ad esempio il compagno) quale referente da informare sulle condizioni di salute e sulle terapie mediche in caso di ricovero o malattie. Lo ha stabilito una sentenza della Consulta (94/2011) che, informa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
Gay, lesbiche e transessuali sono da ieri piu&#8217; tutelati in Liguria: potranno, in particolare, designare una persona anche non consanguinea (ad esempio il compagno) quale referente da informare sulle condizioni di salute e sulle terapie mediche in caso di ricovero o malattie.<br />
Lo ha stabilito una sentenza della Consulta (94/2011) che, informa Arcigay, ha dichiarato legittima una legge regionale ligure in tema di discriminazione determinata dall&#8217; orientamento sessuale e dall&#8217; identita&#8217; di genere che era stata, invece, impugnata dal governo.<br />
Arcigay, Arcilesbica e Verdi, parlano di &#8216;sentenza epocale&#8217;. Il Governo aveva addotto la incostituzionalita&#8217; della legge regionale 52/2009, sostenendo che essa invadeva la sfera legislativa statale.<span id="more-38643"></span><br />
Lilia Mulas (Arcigay Genova) spiega che &#8221;la legge impegna la Regione, nell&#8217;ambito delle proprie competenze, a garantire piena parita&#8217; di accesso nelle prestazioni di servizi pubblici e privati senza discriminazioni. Inoltre, da&#8217; facolta&#8217; al paziente di far informare persone da lui designate sulle proprie condizioni e sulle terapie mediche&#8221;. Cristina Morelli (Verdi), porto&#8217; la legge in Consiglio: &#8221;E’ una sentenza importante, il primo passo verso il riconoscimento delle coppie di fatto&#8221;.<br />
Sergio Rovasio (Associazione Radicale Certi Diritti): “L’assurda decisione del Governo italiano di opporsi alla Legge Regionale n.52 del 2009 &#8220;Norme contro le discriminazioni determinate dall&#8217; orientamento sessuale o dall&#8217; identità di genere&#8221;, approvata il 29 ottobre 2009 dalla Regione Liguria “perché la legge eccede dalle competenze regionali in quanto solo lo Stato può decidere in materia di diritto civile” è stata oggi giustamente respinta dalla Corte Costituzionale. Ciò dimostra, se ancora ve ne fosse bisogno, come le azioni del Governo, in tema di diritti civili e umani, ignorano le gravi difficoltà in cui si trovano in Italia centinaia di migliaia di persone, vittime di violenze, atti di bullismo e gravi discriminazioni. Il Governo italiano ha fatto anche su questo una pessima figura. Per fortuna, grazie alla Consulta, la politica ispirata dal fondamentalismo politico e religioso è uscita sconfitta”.</p>
<p>Leggo e riporto con piacere questo comunicato ANSA perché nel mio libro “Laico Alfabeto” apparso nel 2010 da Transeuropa, scrivevo testualmente: “Su proposta del ministro agli affari regionali Raffaele Fitto, il Governo ha impugnato la legge 52/09 della Regione Liguria contro l’omofobia: “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. Motivazione: la legge “eccede dalle competenze regionali perché solo lo stato può decidere in materia di diritti civili”.<br />
Ma quando lo stato non decide &#8211; anzi palesemente disattende l’art. 13 del Trattato di Amsterdam &#8211; e un consiglio regionale, per contro, mostra dignità e autonomia decisionale, non sarebbe il caso almeno di parlarne, facendo circolare la notizia? Invece, silenzio assordante di tv e radio generaliste”.<br />
Per una volta &#8211; e me ne compiaccio &#8211; il lamento non è stato inutile.</p>
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		<title>DIRITTI FONDAMENTALI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 00:00:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di DARIO FERRI L’ambasciatore della Santa Sede si oppone alla risoluzione Onu che mira a porre fine alle discriminazioni e alle violenze contro gli omosessuali: “Essere contro l’omosessualità è un diritto fondamentale”. Il 23 marzo a Ginevra, alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, è stata depositata una proposta di risoluzione che chiede di mettere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di DARIO FERRI</p>
<p>L’ambasciatore della Santa Sede si oppone alla risoluzione Onu che mira a porre fine alle discriminazioni e alle violenze contro gli omosessuali: “Essere contro l’omosessualità è un diritto fondamentale”.<br />
Il 23 marzo a Ginevra, alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, è stata depositata una proposta di risoluzione che chiede di mettere fine alle violenze e alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone, sostenuta da 83 Stati.<br />
Nel testo si esprime grande preoccupazione per le discriminazioni degli omosessuali in ogni regione del mondo. Le violazioni dei diritti umani nei loro confronti includono omicidi, stupri, torture e persecuzioni penali. La risoluzione riconosce come il tema dell’omosessualità sia visto con diverse sensibilità nelle varie società mondiali, ma evidenzia come la comunità mondiale si debba impegnare per porre fine alle discriminazioni di ogni minoranza. Il documento è stato appoggiato da tutti i grandi Stati europei,  Nordamericani e Sudamericani, mentre è stato snobbato da Russia e Cina. Particolarmente entusiasta la nota di Hillary Clinton, che ha fatto del riconoscimento dell’uguaglianza dei gay un obiettivo della politica estera americana: “I diritti per la comunità di LGBT sono diritti umani, e i diritti umani sono i diritti per la comunità LGBT”.<span id="more-38530"></span><br />
Durante la presentazione del documento alcuni dei paesi firmatari hanno preannunciato di voler presentare il testo di una risoluzione di condanna agli 80 paesi del mondo che perseguitano penalmente l’omosessualità. L’arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, ha invece attaccato chi vuole proporre la fine della discriminazione per i gay, con queste parole: ”La gente viene attaccata perché prende posizione contro le relazioni fra persone dello stesso sesso… quando invece esprimono dei pareri del tutto normali, basati sulla natura umana, vengono stigmatizzati, e ancor peggio, perseguitati e sviliti”. “Questi attacchi” ha proseguito l’arcivescovo “sono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso…”.<br />
Questo vittimismo furbo vorrebbe far passare per martiri i carnefici. Nessuno nega il diritto alla libera opinione, ma quando si pretende di scendere nell’agone politico, ingerendo nelle legislazioni statali e condizionando le scelte politiche degli stati, si deve essere pronti a ricevere delle legittime critiche, senza invocare una “lesa maestà” che suona grottesca.<br />
Secondo l’ambasciatore del Vaticano, gli Stati hanno il diritto di regolare certe pratiche sessuali e di vietarne alcune per legge. Una posizione che va chiaramente contro lo spirito della risoluzione della Nazioni Unite.<br />
Sappiano, gli italiani, a chi versano direttamente o surretiziamente l’8 per mille del loro reddito.</p>
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