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	<title>Django &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sulle chains di Django Unchained</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 23:01:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Django]]></category>
		<category><![CDATA[quentin tarantino]]></category>
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					<description><![CDATA[di Renata Morresi Abbiamo visto Django. Finalmente sono riuscita ad organizzarmi con tutti gli altri e andare. Eravamo io, tre musicologi (classica, funk e remix post-mortem), il sociolinguista, la dialettologa, la storica dell&#8217;arte antica, il cinefilo fine conoscitore di macaroni Western, la Black feminist, lo studioso di Griffith, il laureando su Ford, gli eredi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster-.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-44843" alt="django-unchained-poster-" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster-.jpg" width="560" height="784" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster-.jpg 560w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster--214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster--68x96.jpg 68w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster--27x38.jpg 27w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster--153x215.jpg 153w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-unchained-poster--91x128.jpg 91w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p style="text-align: right">di <b>Renata Morresi</b></p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo visto <i>Django</i>. Finalmente sono riuscita ad organizzarmi con tutti gli altri e andare. Eravamo io, tre musicologi (classica, funk e remix post-mortem), il sociolinguista, la dialettologa, la storica dell&#8217;arte antica, il cinefilo fine conoscitore di macaroni Western, la Black feminist, lo studioso di Griffith, il laureando su Ford, gli eredi di Leone, il cultore di splatter-polizziottesco-gorno-peplum, la filologa di Black Vernacular English, l&#8217;istruttore di dressage, una piccola rappresentanza di ex-campioni olimpici di lotta greco-romana, l&#8217;esperto balistico, Demofilo Fidani, Spike Lee, gli immancabili tarantiniani doc che se ti sfugge un&#8217;allusione alla filmografia dell&#8217;ultimo secolo, come fai, dico, come, come puoi?? Io che in vita mia ho visto mezzo Spaghetti western e non so un beato nulla di Corbucci non avrei mai e poi mai – mi dicono – potuto godermi questo film con le sole mie forze.</p>
<p>Ah, c&#8217;era anche la mia amica Maria, che di tanto in tanto rilasciava un &#8220;aah&#8221;, di solito al manifestarsi di un muscolo ignudo del bell&#8217;attore protagonista. Mancava solo qualcuno che raccapezzasse qualcosa di un tema, macché, di un temino, di un riferimento del tutto marginale e secondario rispetto alla vera essenza del film: la storia dello schiavismo. O no?</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-44844" alt="django on his knees" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-1024x589.jpg" width="700" height="402" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-1024x589.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-300x172.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-96x55.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-38x21.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-373x215.jpg 373w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees-128x73.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/django-on-his-knees.jpg 1110w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/seal-+flagellation1.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-44846" alt="seal +flagellation" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/seal-+flagellation1-1024x742.jpg" width="737" height="504" /></a></p>
<p><em>[Nelle immagini un fotogramma dal film, lo stemma di una associazione abolizionista (1837), e una incisione di fine &#8216;700 dalla biografia di tal J. G. Stedman, soldato olandese che racconta di come la ragazzina qui rappresentata fu scuoiata da due negrieri.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Magari lo schiavismo non è un soggetto così irrilevante per <i>Django</i> come si direbbe a leggerne le recensioni. E forse Tarantino, che ovviamente non ha fatto un film storico sulla schiavitù, come già in <i>Inglourious Basterds</i> non ha fatto un film di guerra sulla resistenza al nazismo, come in <i>Kill Bill</i> non ha fatto un film femminista sulla ricerca di self-empowerment, auto-determinazione, bla-bla, forse Tarantino qualcosa di interessante su come funziona/va la schiavitù l&#8217;ha detto comunque.</p>
<p>Vi dico le 4 cose interessanti sullo schiavismo moderno che Tarantino riesce a far emergere dalla sua fantasmagoria di pasticciacci intertestuali e gorgoglianti flutti (più che schizzi) di sangue. <span style="text-decoration: line-through">Poi</span> Insieme vi dico, in breve, come questo sta nella Storia (uh!) e perché gli/ci interessa. <span style="text-decoration: line-through">Infine</span> Intanto vi dico dove avrebbe potuto fare &#8216;meglio&#8217;, ma forse non poteva proprio farlo di default, poiché Tarantino non ha né la formazione, né la vocazione di occuparsi di qualsiasi comunità identitaria, preferendo – per nostra fortuna – dedicarsi a un&#8217;altra questione (radicata nell&#8217;americanità, benché oramai trasversale): i limiti dell&#8217;individuo.</p>
<p>E per boicottare sin da subito questo procedere assai powerpointiano comincerò con una domanda, che molti càndidos si son senza dubbio chiesti nel corso della vita, e che Calvin Candie/Leonardo di Caprio pone in uno dei momenti cruciali del film: &#8220;Perché gli schiavi non ci ammazzano tutti?&#8221; La risposta di Tarantino è assai circostanziata [qui cominciano gli spoiler]: sì, in effetti tra poco Django li ammazzerà tutti. La risposta della Storia (uh!) la danno nel cinema accanto: come mostra il film di Spielberg, sì, in effetti Lincoln vinse la guerra civile aprendo l&#8217;esercito ai neri, che in massa si arruolarono dal Nord e in massa disertarono l&#8217;esercito sudista e gli Stati di confine per unirsi all&#8217;Unione ed ammazzarli tutti. La risposta dei neri presenti sulla scena è nella non-reazione, nel silenzio: Django prima dovrà assicurarsi di poter salvare la moglie e poi potrà ammazzarli tutti. Se gli schiavi non si sono ribellati per ammazzarli tutti è perché il sistema schiavistico era abbastanza <i>intelligente</i> da proibire loro legalmente, con gli <i>Slave Codes</i>, la possibilità di riunirsi, portare armi, imparare a leggere e scrivere, e così via, persino di guardare i bianchi negli occhi (un simpatico reato conosciuto col nome di &#8220;reckless eyeballing&#8221;, &#8220;sguardo impudente&#8221;). E così <i>raffinato</i> da sfruttare le famiglie divise e le comunità affettive, la concorrenza tra disgraziati, nonché il senso di inferiorità instillato sin dalla nascita nei sottoposti, per tenerne in pugno, con il ricatto e la minaccia, a volte le blandizie, le sorti. E poi, certo, c&#8217;erano i cani.</p>
<p>Ecco la ricetta del dominio, dunque: una abile miscela di regolamenti e burocrazie (quanti attestati, carte e certificati vediamo in <i>Django</i>? in mezzo al carnaio c&#8217;è sempre qualcuno che cerca il documento giusto) e di continua intimidazione emotiva (oltre, evidentemente, al vecchio vizietto delle sevizie).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-44847" alt="runaway family" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-1024x881.jpg" width="700" height="602" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-1024x881.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-300x258.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-96x82.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-38x32.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-249x215.jpg 249w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family-128x110.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/runaway-family.jpg 1046w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><em>[Un volantino del 1847 mostra quale fosse la preda preferita dei cacciatori di taglie.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le 4 cose dello schiavismo che ho promesso. Una l&#8217;ho pensata nella piantagione di Spencer &#8216;Big Daddy&#8217; Bennett/Don Johnson, il disgustoso di-bianco-vestito piantatore e datore di lavoro dei sadici Brittle Brothers, che sta lì lì per guidare la scorreria del proto-Ku-Klux-Klan (quello ufficiale fu fondato solo dopo la Guerra civile). Se ne sta in cima alla scalinata bianca della sua bianca magione, immerso nel suo harem di giovani schiave, servitori neri, domestici mulatti, lacché, dipendenti, staffieri di varie gradazioni, ineffabili ragazzine di chissà quale discendenza. Nel momento in cui scopre che Schultz e Django sono in realtà cacciatori di taglie che hanno legalmente ammazzato i tre sorveglianti lo vediamo circondato dalla sua corte variopinta. Il quadretto mi ricorda l&#8217;affanno con cui gli pseudo-scienziati illuministi computavano le razze, le loro inafferrabili classificazioni: da mulatto a meticcio a octoroon a sangue-misto e così via, un nome per il figlio di ogni stupro. Eccoli lì tutti assieme. Il confine tra bianco e nero continuamente smentito dall&#8217;abuso sessuale delle schiave, i cui figli, non importa il colore della pelle, sarebbero a loro volta divenuti proprietà. Il confine tra bianco e nero continuamente ribadito dal diritto e dalla &#8216;scienza&#8217;, che stabilivano (=INVENTAVANO) la diversità (e i metodi per ammansirla). Il meccanismo innescato da questo dispositivo sessual-scientifico-legislativo ne garantiva la &#8216;naturalezza&#8217;, l&#8217;invisibilità. [È poi così lontano da certe invocazioni odierne a &#8220;l&#8217;ordine naturale&#8221;?]</p>
<p>Due: il razzismo e lo schiavismo non sono esattamente la stessa cosa. Insomma, se si trattasse solo di mostrare che la schiavitù era brutta e cattiva a un pubblico che intuisce che la schiavitù è brutta e cattiva e vuole rallegrarsi di saperla giusta vedendo tutte quelle bruttezze e cattiverie, non ci sarebbe molto da dire. Se fosse solo lo schiavismo sarebbe (quasi) anacronistico. Il razzismo è altro, e già allora era lungi dal riguardare solamente alcuni bianchi cattivi perseguitanti alcuni neri buoni. Il maggiordomo Stephen/Samuel L.Jackson è forse il più &#8216;razzista&#8217; della storia: per quanto Candie lo immagini inferiore e sottomesso, è lui ad intuire il gioco dei due compari, è lui che decifra la scena al padrone, è lui che suggerisce che il &#8220;campo&#8221; sia la punizione peggiore. Perché lo fa? Perché no? Ognuno si salva come può e il razzismo è una forza che va ben oltre l&#8217;idea di &#8220;razza&#8221;.</p>
<p>(Certo, Tarantino è molto interessato a questa affermazione individuale, assai meno alle qualità di resilienza di una comunità. È molto interessato allo &#8220;stato di eccezione&#8221; nelle sue manifestazioni singolari, a cosa fa Uno/a VS Rest of the World nell&#8217;omonimo videogioco, piuttosto che alla resistenza dei paria. Di solito, negli altri film, si intuisce che si comincia da capo: i nemici si rigenerano, Hans Landa diventa un bravo americano, e si passa allo schema successivo. Per questo <i>Django</i> risulta un po&#8217; piatto: non c&#8217;è trucco non c&#8217;è inganno, alla fine l&#8217;eroe vince, i cattivi sono sconfitti. E tutti vissero&#8230; o non è andata così?)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/iron-mask.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-44849" style="width: 702px;height: 705px" alt="iron mask" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/iron-mask.jpg" width="702" height="745" /></a></p>
<p><em>[In </em>Django<em> si vedono i collari, ma, se non ricordo male, non le maschere di ferro, all&#8217;interno delle quali era sistemata una piastra che andava a incastrarsi nella bocca per impedire di parlare. Questa è una incisione del 1807.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre: Simone Weil scrive che vi è qualcosa in comune tra ignorare un grido di dolore e provare voluttà quando viene lanciato. Questo secondo stato d&#8217;animo è una forma attenuata del primo. Per questo si persevera con compiacenza nell&#8217;ignoranza: ignorare che un altro esista significa espandere i limiti dei propri desideri. &#8220;Ogni espansione immaginaria di quei limiti è voluttuosa&#8221;, scrive Weil, &#8220;[p]er questo la schiavitù è così piacevole per i padroni&#8221;. Che vuol dire? E perché penso che c&#8217;entri con la famigerata scena di lotta tra i Mandingo? Ce n&#8217;erano di torture e orrori da mostrare dritti dritti dall&#8217;ante-bellum Sud: perché inventarsi la storia delle battaglie all&#8217;ultimo sangue? Eh, Tarantino, geniaccio, quant&#8217;è vero il tuo gusto per il meta-spettacolo&#8230; quanto ti piace mostrarci una stanza chiusa, dentro cui va in scena uno spettacolo immondo, si intrecciano tante forze dichiarate e sottese, tanti livelli di lucidità e libidine, i sadici che urlano, l&#8217;amante che ammicca, il barista che lucida il bicchiere / quanto ti piace pensare a noi in una sala chiusa, che sgranocchiamo patatine, urliamo, ridiamo, tratteniamo il fiato, inorridiamo e, in sostanza, ci divertiamo un sacco alla scena del sopra detto immondo spettacolo. Non siamo complici, lo so, però lo capiamo. lo capiamo.</p>
<p>Quattro: forse l&#8217;ho già detto. Lo schiavismo fu una ingegnosa mescolanza di diritto e sopraffazione, di colore della pelle e status giuridico: non tutti i neri erano schiavi, per esempio, ma tutti gli schiavi erano &#8216;neri&#8217;, anche quelli che le unioni interrazziali avevano reso bianchissimi. È questo <i>contratto</i> <i>civile</i> ad aver reso lo schiavismo tale roccaforte nel bel mezzo della modernità. Mentre costruivano i metrò e scoprivano i pianeti, mentre Freud sgambettava bimbetto e Pasteur si dava da fare coi microbi, alcuni si prodigavano a dimostrare l&#8217;inferiorità di coloro che andavano martoriando. Non è una contraddizione tra progresso e barbarie, ma una delle versioni più diffuse del loro vicendevole radicamento nella ricerca dell&#8217;utile. I Big Daddy e i Candie sono comunque sempre mossi dai dollari favoleggiati dagli Schultz. Ai denti dei loro cani quello oppone il grande dente pubblicitario in cima alla sua carrozza. E tutti sparano allegramente, chi per &#8220;<i>retribution</i>&#8221; (=vendetta), chi per <i>retribuzione.</i></p>
<p>Non è neanche una gran novità per noi venuti dopo Auschwitz. (Ormai per sempre, fino alla fine dei tempi, <i>dopo</i>.) Come Tarantino ci ricorda per bocca di Stephen, il peggio verrà nel &#8220;campo&#8221;. Ma perché questo ci piaccia tanto, perché questo ci faccia sentire vivi, è interessante. E non so bene se è perché la cosa ormai non &#8216;ci&#8217; riguarda, o se è perché la troviamo stranamente famigliare, il lampo di un ammonimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagini tratte da:</em></p>
<p>The Atlantic Slave Trade and Slave Life in the Americas: A Visual Record.<br />
http://hitchcock.itc.virginia.edu/Slavery/index.php</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>House Divided: The Civil War Research Engine at Dickinson College. http://housedivided.dickinson.edu&#8221;&gt;http://housedivided.dickinson.edu</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>YouTube, Google Images</p>
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