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	<title>domenico gullia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un, deux, mille plateaux &#8211; Gomorra e dintorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2008 10:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[domenico gullia]]></category>
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					<description><![CDATA[GOMORRA REGIA: Matteo Garrone SCENEGGIATURA: Maurizio Braucci; Ugo Chiti; Gianni Di Gregorio; Matteo Garrone; Massimo Gaudioso; Roberto Saviano ATTORI: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster DURATA: 135 Min Recensione di Domenico Gullia &#8220;È ora di smetterla di fare film che parlano di politica. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/lev_pistola_telecomando_01.jpg'><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/lev_pistola_telecomando_01-300x210.jpg" alt="" title="lev_pistola_telecomando_01" width="300" height="210" class="alignnone size-medium wp-image-5941" /></a><br />
<strong>GOMORRA</strong><br />
REGIA: Matteo Garrone<br />
SCENEGGIATURA: Maurizio Braucci; Ugo Chiti; Gianni Di Gregorio; Matteo Garrone; Massimo Gaudioso; Roberto Saviano<br />
ATTORI: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster<br />
DURATA: 135 Min</p>
<p>Recensione di <a href="http://movies-home.blogspot.com/2008/05/gomorra-matteo-garrone.html">Domenico Gullia</a><br />
<strong>&#8220;È ora di smetterla di fare film che parlano di politica. È ora di fare film in modo politico.</strong>&#8221; (Jean-Luc Godard)<br />
Il cinema è il mezzo attraverso il quale si consumano le più grandi vendette. Charlot che si riprende i baffetti rubatigli da Hitler ne &#8220;il grande dittatore&#8221; o, in tempi recenti, Jesse James che si riprende la vita sottrattagli dal codardo Robert Ford. In &#8220;Gomorra&#8221; il cinema si riappropria dell&#8217;immaginario &#8220;sequestratogli&#8221; dalla malavita.</p>
<p>&#8220;<em>Primo passo: Hitler prende a Charlot i baffetti. Secondo round: Charlot si riprende i baffetti, ma questi baffetti non sono più soltanto dei baffetti alla Charlot, sono diventati, nel frattempo, dei baffetti alla Hitler. Riprendendoseli, Charlot conservava dunque un&#8217;ipoteca sull&#8217;esistenza stessa di Hitler. Con essi, si portava dietro quell&#8217;esistenza, disponendone a guisa.</em>&#8221; (1)<br />
<span id="more-5940"></span></p>
<p>La criminalità ha scippato al cinema la rappresentazione spettacolarizzata del crimine stesso. Personaggi tarantiniani, scorsesiani, depalmiani (2) appartenti all&#8217;immaginario vengono emulati da personaggi decisamente pù reali (banalmente: che uccidono sul serio). Il gesto spettacolare del cinema diventa parte integrante della quotidianità malavitosa. Le gesta quotidiano/malavitose tornano però a divenire cinema in &#8220;Gomorra&#8221;, come se i personaggi che si muovono nello spazio filmico si fossero impossessati dell&#8217;esistenza delle persone in carne ed ossa. La strategia è semplice: (ri)prendere il ladro con le mani nel sacco. Due ragazzi vengono ripresi mentre imitano Tony Montana: vogliono impossessarsi delle sue gesta. Ma la macchina da presa gioca loro un brutto scherzo: si impossessa a sua volta delle loro. Ciò che in principio era &#8220;spettacolo&#8221; ora è tornato ad esserlo. Imitare azioni facenti parte dell&#8217;universo cinematografico davanti ad una mdp è semplicemente fornire nuova &#8220;linfa spettacolare&#8221; a quell&#8217;universo. Anziché &#8220;sottrarre&#8221;, i due, &#8220;aggiungono&#8221;.<br />
Il cinema è capace di riprendersi, con forza, la fetta di immaginario che gli spetta. &#8220;Diamo al cinema quel che è del cinema&#8221;, verrebbe da dire.<br />
Quello di Garrone è un film tremendamente sineddotico. Dalle pagine roventi/dolenti di Saviano vengono estratte le storie più &#8220;basse&#8221;, ossia quelle che ritraevano i meccanismi della camorra attraverso le azioni dei malviventi (e non&#8230;) situati in basso nella struttura piramidale mafiosa. Questo non getta uno sguardo parziale sull&#8217;organizzazione, anzi, la sua struttura viene &#8220;colta&#8221; per intero a partire dalle sue componenti &#8220;marginali&#8221;. Come la nave, inizialmente descritta attraverso la vela e infine sostituita dalla stessa. La vela, così come colui che porta la mesata alle famiglie dei carcerati, il giovanissimo affiliato alla camorra, lo [flessione delle dita] smaltitore di rifiuti e gli scarface-boy, è parte di un tutto decisamente più grande, una parte talmente vitale per la struttura che aiuta a &#8220;galleggiare&#8221; (nave/camorra) che gettare uno sguardo profondo su di essa significa cogliere la &#8220;nave&#8221; nella sua interezza.</p>
<p>Il grande merito di Garrone è quello di aver sottratto alle pagine di &#8220;Gomorra&#8221; lo sguardo di Saviano (il libro è un po&#8217; come una ripresa in soggettiva, un qualcosa di &#8220;partecipativo&#8221;) per poi trascinare la sua &#8220;identità&#8221; registica all&#8217;interno delle pagine-fattesi-immagine. Pagine sostituite con spazi da &#8220;interrogare&#8221; con il massimo strumento morale: l&#8217;inquadratura. Garrone non giudica le azioni ma le scruta, e non potrebbe essere altrimenti.<br />
&#8220;Un film dovrebbe camminare con le proprie gambe. E&#8217; assurdo che un regista debba spiegarne il significato a parole. Il mondo creato nel film è un prodotto della fantasia e talvolta le persone amano entrarci. Per loro quel mondo è reale. [&#8230;]</p>
<p>Qualcuno potrebbe sostenere di non capire la musica; però la maggior parte delle persone la sperimenta a livello emotivo e sarebbe d&#8217;accordo nel ritenerla un concetto astratto. Non si ha bisogno di tradurla subito in parole: si ascolta e basta. Il cinema assomiglia tantissimo alla musica.&#8221; (3)<br />
Ascoltare e basta, lasciare che l&#8217;inquadratura si compia prima di porsi degli interrogativi. Non interrompere il flusso emotivo. Educazione all&#8217;immagine. Capacità di usare i neuroni solo quando serve. Le domande &#8220;immediate&#8221; non servono a nulla, urge avere pazienza, lasciare che l&#8217;immagine si &#8220;sedimenti&#8221;.<br />
Questo per dirvi che ho letto da qualche parte qualcuno lamentarsi di una cosa secondo me molto superficiale: Scarlett Johansson che ha sostituito l&#8217;Angelina Jolie del libro. La domanda immediata, quella da evitare è: &#8220;ma nel libro non era la Jolie?&#8221;, è troppo superficiale, non possiamo permettercela davanti all&#8217;immagine. Se solo si avesse la pazienza di aspettare giungerebbero interrogativi molto più profondi e necessari: &#8220;Quale dolore può essere così forte da non permetterti nemmeno di piangere? La consapevolezza del non riconoscimento? Una vita di sacrifici ripagata con l&#8217;umiliazione televisiva?&#8221;. Lì, davanti a noi, uno dei migliori sarti al mondo vede l&#8217;opera del suo lavoro indossato da una diva [in tv], cosa diamine ce ne frega di chi sia la diva?</p>
<p>Garrone qui, secondo me, ha girato una delle sequenze più belle e al contempo laceranti viste di recente. Non un commento, solo lo sguardo del sarto che si dirige verso il suo camion. Un&#8217;ellissi sonora stupefacente, ciò che sta accadendo è chiaro, come dice Lynch non vi è alcun bisogno di spiegarlo a parole. Quello che ci offre Garrone però è qualcosa di più, ci rende il controcampo impossibile di quell&#8217;ultima inquadratura, come se quel cavolo di schermo lì davanti non avesse più alcun significato. Siamo lì, soffriamo lì, viviamo lì. Lo spazio filmico è in continuum con quello reale.<br />
Vorresti alzarti in piedi per vedere se la tua ombra finisce ancora sul proiettato tanto è reale, viva, (dis)umana questa scena.</p>
<p>Quella di Garrone è una torsione [quasi depalmiana] nei confronti di &#8220;certe tendenze del cinema italiano&#8221; [quasi cit.]. Una ribellione a suon di inquadrature. L&#8217;emozione, il &#8220;racconto&#8221; [banalizzo] devono essere veicolati dall&#8217;immagine, non possono farne a meno. Purtroppo Garrone è attualmente uno dei pochi registi italiani [l&#8217;altro è Sorrentino] che ancora si interroga sulla funzione della macchina da presa, su dove e come piazzarla, come proiettare il proprio sguardo all&#8217;interno dello spazio filmico.<br />
Inquadrature che &#8220;seguono&#8221; i personaggi facendo respirare le loro azioni, inquadrature millimetriche, che non nascondo la testa sotto la sabbia davanti all&#8217;uomo, al dolore che esso prova. Inquadrature che testimoniano lasciando all&#8217;immaginazione il percepire quel &#8220;tutto&#8221; che sta dietro la sineddoche di un primo piano doloroso.</p>
<p>Raramente in &#8220;Gomorra&#8221; vengono utilizzati elementi extradiegetici. Garrone lascia parlare i suoni neomelodici popolari, lascia gridare i personaggi e i loro passi. Segno di una volontà di mostrare l&#8217;umanità in tutta la sua forza, senza troppe sovrapposizioni.<br />
&#8220;Gomorra&#8221; è un film che mi stupisce profondamente per la sua &#8220;compiutezza&#8221;, frutto di una maturità registica che probabilmente ancora mancava a Garrone nel &#8220;l&#8217;imbalsamatore&#8221;.<br />
Lacerante come un coltello conficcato nella carne. &#8220;Gomorra&#8221; è un film il cui impatto non riesco ancora bene a delineare, tanto mi sono sentito immerso, coinvolto, parte dell&#8217;immagine.<br />
Questo è il miglior Cinema italiano oggi possibile.</p>
<p><strong>Note</strong><br />
1. <em>André Bazin nel saggio &#8220;Pasticcio e posticcio o il nulla per dei baffetti&#8221;.<br />
2. Scarface in particolare, qui vero e proprio modello. &#8220;Il mondo è tuo&#8221;.<br />
3. David Lynch, &#8220;In acque profonde</em>&#8220;.</p>
<p>Recensione da http://movies-home.blogspot.com/2008/05/gomorra-matteo-garrone.html&#8221;</p>
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