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		<title>La caduta del muro di Berlino, prima volta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 11:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[dopo]]></category>
		<category><![CDATA[muro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Stanišić]]></category>
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					<description><![CDATA[di Bozidar Stanišić La caduta del muro di Berlino, prima volta ovvero quanto ci confonde la storia contemporanea a Ermes Dorigo La casa del mio amore è piena di colline e di pascoli di elicrisio per tetto ha la cupola del cielo e per lampada la stella del Nord ha le porte di vento e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Bozidar Stanišić</strong><br />
<em></em><em></em><br />
<strong>La caduta del muro di Berlino, prima volta<br />
ovvero quanto ci confonde la storia contemporanea</strong></p>
<p>a Ermes Dorigo</p>
<p><em>La casa del mio amore<br />
è piena di colline e di pascoli di elicrisio<br />
per tetto ha la cupola del cielo e per lampada la stella del Nord<br />
ha le porte di vento e le finestre di scrosci di pioggia.<br />
La casa del mio amore è piena di grandi montagne<br />
e di isole su cui scendono in volo le cinciallegre.</em><br />
(Kathleen Raine, <em>La casa del mio amore</em>)</p>
<p>mattino ancora mattino in un altro luogo<br />
<em>quel mattino</em> ricordo facevo colazione con il pane<br />
il pane sfornato da un amico (leggeva libri<br />
ah libri gracili! compagni di viaggio<br />
bizzarri e ombrosi veli avvolti dall’oblio<br />
sognando sogni non di laggiù<br />
in una città che <em>laggiù</em> ancor oggi porta il nome della nebbia<br />
che attenua i contorni di tutto perfino di ciò che è scomparso)<span id="more-16581"></span></p>
<p><em>quel mattino</em></p>
<p>il pane fulvo e caldo crocchiava voleva dirmi<br />
qualcosa (non è impossibile poiché si posava ancora sulle cose<br />
e sui volti una polvere meravigliosa una polvere<br />
luminosa che dava un fascino ingannevole<br />
alla nudità dei sostantivi e ai verbi più indolenti)</p>
<p>e con il burro<br />
(di latte genuino di vacche che muggivano<br />
portando al collo una campana don-don-don poverine<br />
in un lembo d’Europa che guarda in lungo e in largo<br />
un mare antico e navigato<br />
ai bordi del tempo incalzante di questo secolo)</p>
<p>allora abitavo ancora nel passato<br />
se ci stesse o no un po’ stretto in quell’appartamento<br />
non ve lo saprei dire ora che vedo le immagini del mio <em>prima</em><br />
nel bianco e nero della mia quasi memoria<br />
immobili nello splendore variopinto del mio <em>dopo</em><br />
e ancora non so quanto ci confonde<br />
la storia contemporanea</p>
<p>quel mattino avevo davvero molti anni di meno credetemi<br />
forse mille o duemila ora davvero non ricordo più<br />
(nel mio <em>dopo</em> non riesco a contare<br />
tutti i non amori i non incontri le non parole le non lettere<br />
più facile sarebbe versare acqua in un setaccio<br />
andare per il mondo nudo e vestito<br />
acciuffare stelle per lucciole<br />
con reti di chiaro di luna e voci azzurre<br />
infilare con fermezza il ditale del mio <em>prima</em><br />
alla perfezione della retina)</p>
<p>credetemi<br />
più facile è sfiorare non metamorfosi<br />
dire buon giorno albero! tu sei sempre un albero<br />
l’occhio non mi inganna grazie a te albero che hai radici<br />
in terra e nidi e cieli nei rami<br />
dire a un uccello è bello vederti alileggero!<br />
è bello che tu sappia volare per paesaggi celesti<br />
dare alla luna un’anacronistica buona notte</p>
<p>e leggevo giornali (ricordo promettevano un oggi sicuro<br />
e un domani migliore)<br />
il mattino era nebbioso e solitario<br />
oppresso dai muri sognanti dei monti<br />
stretto fra voci non dette<br />
libri non letti silenzi non confessati<br />
<em>quel mattino</em> (oggi una parte di questo ricordo<br />
credetemi per caso in un altro luogo)</p>
<p>in Bosnia<br />
quel mattino sono certo profumava di neve<br />
dalle lontananze dove le montagne tacciono<br />
a un’altezza che tocca il cielo<br />
aria pura vette dolcemente ricurve<br />
azzurro del cielo bioccoli di nubi<br />
armonia direbbe un viaggiatore inesperto</p>
<p><em>quel mattino</em><br />
l’orologio si mise a battere fuori tempo<br />
(ci sono mattini così quando gli oggetti ritornano<br />
a se stessi ah dimenticavo! stavo finendo un libro per bambini<br />
il marinaio e la barchetta di carta questo era il titolo)<br />
su tutto quel che non ritorna ma suona facile</p>
<p>(forse si diffondeva una pesantezza dentro <em>qualcosa</em><br />
di insospettato di imminente<br />
no non dire forse<br />
nelle larve del nostro anno zero<br />
con mille mani sotto la cupa leggerezza dei contorni<br />
sempre più pallidi di un mondo un tempo a me noto)<br />
quella</p>
<p>pesantezza</p>
<p>e non solo nel ricordo dico</p>
<p>suonò il telefono</p>
<p>ah!</p>
<p>è così<br />
bisogna accendere la tivù sapere tutto sull’evento<br />
cade un muro crolla un muro davvero uno solo<br />
la voce all’altro capo tace (dalla cornetta<br />
sembra frusciare l’universo dalla spirale di una conchiglia)<br />
il muro di Berlino come non capisci e va in collera<br />
ti informo su quel che succede<br />
e tu attacchi i cavalli dell’ironia a un aratro invisibile agli altri<br />
non fa nulla dico va bene che cada il muro<br />
sì dice la voce va bene tu ora pensi in modo diverso<br />
da prima certo che lo penso dico<br />
(mi aspettava la mia barchetta di carta)</p>
<p>lo schermo mi trasportò dentro le immagini<br />
nella massa che avanzava verso il Muro oltre il Muro<br />
nella caduta del Muro (era un muro senza porte né finestre<br />
perfino senza brecce per i biglietti di coloro<br />
che avrebbero voluto piangere) sentii la polvere del cemento sulla lingua<br />
Storia molti si baciano proprio come ci si bacia<br />
nella vita non solo nei film<br />
un poliziotto dell’Est regala una rosa<br />
a una ragazza (forse dell’Ovest)<br />
nella processione maschere e un arlecchino con un berretto<br />
bicorno e multicolore saluta il mondo<br />
nella grande marcia verso Ovest</p>
<p>come stabilito l’Ovest fremeva di felicità<br />
come stabilito l’Est scompariva dalle immagini trasmesse<br />
dal linguaggio trasmesso <em>come state</em><br />
(breve pausa un padre lancia<br />
il figlio in aria) <em>mai così bene sapete<br />
come nei sogni</em> (breve pausa una donna s’inginocchia)<br />
<em>in che cosa sperate</em> (pausa brevissima<br />
il cielo sopra Berlino è pallido o forse lo schermo per un attimo ritorna<br />
al bianco e nero) <em>nella libertà ah nella libertà</em><br />
(sullo schermo interviene un non interpellato) <em>voglio andare in Occidente<br />
perché là ci sono i sexy-shop</em> (altra breve pausa<br />
lo schermo è pieno di corpi in marcia) <em>in che cosa sperate ancora<br />
parlate il mondo ci ascolta</em> (un bambino<br />
in primo piano con la manina saluta il pianeta)<br />
<em>ah adesso</em> (l’intervistato inspira profondamente)<br />
<em>adesso potremo comprare tutto</em></p>
<p>p.s. gli ingenui di questo mondo quando dormono dormono per davvero<br />
quando si svegliano pensano per davvero di essere svegli<br />
allora non sapevo né che i muri una volta abbattuti<br />
hanno il potere di volare né che la terra sotto il cui cielo<br />
ho visto il mondo può per il mondo diventare così importante<br />
così terribilmente importante da sentire il terrore divino sulla pelle<br />
sotto la pelle<br />
né quanto angusta possa diventare quella<br />
<em>terra</em><br />
né quanto quel <em>cielo</em> possa ridursi alle dimensioni di una cartina per sigarette<br />
né che avrei visto da vicino la morte delle qualità<br />
né che avrei annusato le loro scaglie in decomposizione<br />
e la nudità del mondo</p>
<p>non parlare di cose tristi né di cose insensate<br />
mattino di nuovo mattino il tempo si travasa da un ditale<br />
(primavere, estati, autunni, inverni)<br />
e <em>oltre</em><br />
alla tua finestra a Occidente si risveglia<br />
<em>un panorama</em></p>
<p>(che sia reale)</p>
<p>montagne luce verdolina e sognante sopra i biancori<br />
(le nevi solitarie e leggere del Piancavallo<br />
in novembre) tu sei in un altro luogo<br />
non rimproverare nulla alla verità dei calendari<br />
vivi questo mattino vivi questo sguardo<br />
non chiederti come né perché le rovine<br />
dei muri di un tempo volino<br />
di nuovo trovando <em>patrie</em><br />
né se siano uccelli o sognatori</p>
<p>(ah se potessi porre<br />
a Kathleen Raine una domanda una semplice domanda<br />
sulle colline i pascoli il cielo la stella del Nord<br />
il vento lo scroscio le montagne le <em>isole<br />
su cui scendono in volo le cinciallegre</em>)</p>
<p>se potessi</p>
<p><em>quel mattino</em><br />
non hai sputato la polvere<br />
che adesso dentro sfrega nel labirinto</p>
<p>comunque</p>
<p>terra cielo e oltre<br />
il panorama</p>
<p>Zugliano, novembre 1997<br />
(la poesia è stata tradotta da Alice Parmeggiani e Massimo Rizzante)</p>
<p><em>Nota</em><br />
Nato a Visoko, in Bosnia, nel 1956, Bozidar Stanišić vive dal 1992 con la sua famiglia in Friuli, a Zugliano. Oltre a offrire il suo contributo letterario, pubblicistico ed educativo a diverse iniziative di pace e non violenza per i diritti civili dei rifugiati e degli stranieri, Stanišić ha sempre collaborato alle iniziative culturali dell’Associazione &#8211; Centro di accoglienza “E. Balducci”, con cui ha già pubblicato tre raccolte poetiche: <em>Primavera a Rugliano</em>, <em>Non-poesie</em> e <em>Metamorfosi di finestre</em>. Nel 2008 è uscita la raccolta <em>La chiave nella mano</em> (Campanotto, Udine). In prosa, oltre a numerosi contributi letterari e saggistici in riviste e quotidiani, ha pubblicato la raccolta di racconti <em>I buchi neri di Sarajevo</em> (1993), <em>Tre racconti</em> (1998), <em>Bon voyage</em> (2003) e <em>Il cane alato e altri racconti</em> (2007). È inoltre autore del testo teatrale <em>Il sogno di Orlando</em> (2006). Alcuni dei suoi testi sono stati tradotti in sloveno, inglese, francese, albanese e giapponese.</p>
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