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	<title>doppiozero &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Caro Pier Paolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
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		<category><![CDATA[Pier Paolo Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[(gli amici di Doppiozero stanno pubblicando materiali di e su Pasolini, nei quarant&#8217;anni dalla sua morte. Qui. Mi è stata chiesta una lettera indirizzata a Pasolini stesso. Eccola.) Caro Pier Paolo, avevo nove anni quando ti sentii nominare per la prima volta. Ho un vago ricordo di me bambino, durante un intervallo a scuola: un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/Pier-Paolo-Pasolini-014.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-57371" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/Pier-Paolo-Pasolini-014.jpg" alt="Pier Paolo Pasolini" width="587" height="265" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/Pier-Paolo-Pasolini-014.jpg 587w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/Pier-Paolo-Pasolini-014-300x135.jpg 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">(<em>gli amici di Doppiozero stanno pubblicando materiali di e su Pasolini, nei quarant&#8217;anni dalla sua morte. <a href="http://www.doppiozero.com/category/tag-materiali/ppp">Qui</a>. Mi è stata chiesta una lettera indirizzata a Pasolini stesso. Eccola.</em>)</p>
<p align="JUSTIFY">Caro Pier Paolo,</p>
<p align="JUSTIFY">avevo nove anni quando ti sentii nominare per la prima volta. Ho un vago ricordo di me bambino, durante un intervallo a scuola: un compagno di classe davanti a me che ne prende in giro un altro, affibbiandogli l&#8217;epiteto di “pierpaolo”, come fosse una parolaccia indicibile. Ricordo i miei compagni che ridevano, e io che mi accodavo, senza capire che cosa ci fosse poi di così divertente.</p>
<p align="JUSTIFY">Eravamo in una di quelle periferie anomiche che tu abborrivi, figli di quei ragazzi di vita che avevi così tanto amato e che ti avevano tradito per cercare nei miti sottoculturali dello sviluppo senza progresso una conformistica emancipazione. Scrivo usando le tue parole, ma io all&#8217;epoca mica le sapevo queste cose. Ero semplicemente un bambino del sottoproletariato urbano che stava scoprendo solo in quel momento l&#8217;esistenza, anzi la tragica scomparsa, di un poeta omosessuale. Parola che non esisteva nel mio vocabolario. Tu eri identificato con parole ben più grevi, al punto che il tuo nome poteva essere tranquillamente usato come ingiuria.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni anni dopo, da adolescente, ti ho ritrovato in una libreria del centro. Stavo marinando la scuola per evitare una interrogazione. Spulciando nel sempre magro scaffale della poesia di ogni libreria italiana mi si presentò una edizione economica delle <i>Ceneri di Gramsci</i>. Conservo ancora quel volume con affetto. Fu il primo di una lunga serie.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni c&#8217;è sempre stato qualche poeta che ha cercato di convincermi che fossi migliore come regista. E registi che ti apprezzavano di più come narratore. E narratori che preferivano la tua opera di polemista. E così via, in un circolo vizioso di rabbiosi specialisti intenti a marcare il proprio territorio, sistematicamente invaso da te, eretico viandante che transumavi fra le discipline, indifferente alle regole. Spesso inventandotele strada facendo. Era questa vitalità irrequieta, in fondo, che ho sempre amato di te. Quella che fin da ragazzo mi ha catturato, senza remore. Il tuo coraggio bambino, incosciente, il tuo sporgerti sull&#8217;abisso. Oggi che tutti ti lodano e di te ne hanno fatto un santino inviolabile, oggi che sei un&#8217;icona persino per quella destra becera che tanto ti ha attaccato in vita, oggi anche i miei “colleghi” coetanei del piccolo mondo culturale nazionale &#8211; geneticamente, per casta, di sinistra &#8211; hanno dimenticato, o forse fingono per convenienza, quanto i loro padri nobili ti odiassero.</p>
<p align="JUSTIFY">Perché sapevi essere colto nelle tue opere eppure popolare, senza mai scendere a compromessi. Toccavi i nervi scoperti della finzione sociale, mostravi come un bimbo la nudità oscena dell&#8217;imperatore. Con grazia. Perché quelli che oggi si appellano al tuo magistero, urlanti e sgomitanti, non sanno nulla della dolcezza della tua voce. Pacata e ferma. Correlativo acustico del tuo corpo fragile, quello di un pulcino allenato alla lotta. Pronto a restituire al mondo parole pesanti come un fardello, come un onere.</p>
<p align="JUSTIFY">Eri nel giusto anche quando sbagliavi. Questo di te amavo. Non mi hai mai imbrogliato. Ho potuto essere in disaccordo con te senza mai smettere di volerti bene, come si fa con un fratello. No, anzi, no, come ad un parente lontano, uno zio d&#8217;America, emigrato alla ricerca di miglior fortuna, del quale, per volontà misteriosa della sorte, avevo ritrovato in soffitta i suoi diari nascosti, o, peggio, dimenticati. Perché lo sai, Pier Paolo, noi non siamo mai stati coetanei, per un banale scarto di ere. È proprio la tua profonda inattualità, oggi, che ti rende ancora più grande ai miei occhi. Eri un visionario. Come ogni profeta immaginavi futuri. Che non si sono necessariamente avverati. Ma era la potenza della visione la cosa importante. Il monito della visione.</p>
<p align="JUSTIFY">Alle tue spalle un mondo bruciava, davanti a te il futuro era un mistero insondabile. Tu, come Enea in fuga da Troia, con addosso solo quello che il tuo corpo ferito poteva sopportare, esaurivi nel cammino la tua esistenza, struggendoti di nostalgia per ciò che era perduto per sempre, armato solo della speranza sempre più flebile di una nuova fondazione. Sono proprio i mondi perduti o sognati &#8211; i paesaggi che mi hai raccontato &#8211; la tua eredità più autentica. Mondi che non ho conosciuto. Ma che oggi, nella monotopia globale sembrano gridare la loro irriducibile diversità. Eterotopie resistenti. Ammonimenti per una realtà che ha dimenticato la sua storia. Che tornerà per questo a ripetersi, non come farsa, ma come tragedia.</p>
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		<title>Storie indipendenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 16:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Auster]]></category>
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					<description><![CDATA[(Gli amici di Doppiozero hanno un progetto in testa che mi sembra molto interessante e condivisibile. E&#8217; per questo che vi chiedo di leggere il post che ne parla. G.B.) Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/lavorofreelance-600px.jpg"><img decoding="async" class=" size-full wp-image-53378 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/lavorofreelance-600px.jpg" alt="lavorofreelance-600px" width="542" height="222" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/lavorofreelance-600px.jpg 542w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/04/lavorofreelance-600px-300x123.jpg 300w" sizes="(max-width: 542px) 100vw, 542px" /></a></p>
<p>(<em>Gli amici di Doppiozero hanno un progetto in testa che mi sembra molto interessante e condivisibile. E&#8217; per questo che vi chiedo di leggere il post che ne parla.</em> G.B.)</p>
<p>Nel 1999 la radio americana NPR invitò Paul Auster a raccogliere “storie vere”, scritte dagli ascoltatori, e a raccontarle con la sua voce. Nasceva così il <a href="http://www.npr.org/programs/watc/features/1999/991002.storyproject.html">National Story Project</a>, presto composto da alcune migliaia di lettere tra cui Auster scelse quelle lette alla radio ogni domenica mattina. Dalla trasmissione lo scrittore trasse un libro, <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/paul-auster/ho-pensato-che-mio-padre-fosse-dio/978880621029">Ho pensato che mio padre fosse Dio</a></em>, uno dei suoi più belli e meno noti, una raccolta di centoventisei racconti autobiografici di straordinaria forza espressiva e suggestione poetica&#8230;</p>
<p><em><strong>Continua <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/lavoro-freelance/freelance-story-project">qui</a></strong></em></p>
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		<title>Looking for Giuseppe Terragni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 06:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sant’Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura moderna]]></category>
		<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Terragni]]></category>
		<category><![CDATA[razionalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo (Sta per essere pubblicato un libro, Negli immediati dintorni, nato dall&#8217;iniziativa di Viavai &#8211; contrabbando culturale Svizzera/Lombardia &#8211; in collaborazione con Edizioni Casagrande e con gli amici di Doppiozero. Nel volume c&#8217;è anche un mio testo, che qui vi allego. L&#8217;8 febbraio ne parlano Marco Belpoliti, Luigi Grazioli, Matteo Campagnoli e Alberto Saibene [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">(Sta per essere pubblicato un libro, <i>Negli immediati dintorni</i>, nato dall&#8217;iniziativa di <a href="http://www.viavai-cultura.net/">Viavai</a> &#8211; contrabbando culturale Svizzera/Lombardia &#8211; in collaborazione con <a href="http://www.edizionicasagrande.com">Edizioni Casagrande</a> e con gli amici di <a href="http://www.doppiozero.com/">Doppiozero</a>. Nel volume c&#8217;è anche un mio testo, che qui vi allego. L&#8217;8 febbraio ne parlano Marco Belpoliti, Luigi Grazioli, Matteo Campagnoli e Alberto Saibene a <a href="http://www.writersfestival.it/programma/">Writers</a>. <i>G.B.</i>)</span></span></span></p>
<figure id="attachment_50718" aria-describedby="caption-attachment-50718" style="width: 753px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6569.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-50718" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6569.jpg" alt="Giuseppe Terragni, ex Casa del Fascio, Como, 1932-36, ph. Giovanna Silva 2015" width="753" height="503" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6569.jpg 753w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6569-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6569-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a><figcaption id="caption-attachment-50718" class="wp-caption-text">Giuseppe Terragni, ex Casa del Fascio, 1932-36, ph. Giovanna Silva 2015</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Le città non sono musei, c’è poco da fare. E meno male, viene da aggiungere. Sono organismi complessi, mutevoli, palinsesti su cui gli abitanti scrivono e cancellano segni di continuo. Anche per questo l’architettura è un’arte ibrida, sporcata con la vita quotidiana. È vero, molti architetti hanno segnato il volto di una città, e una persona, per fare un esempio, se volesse conoscere Palladio dovrebbe, soprattutto, girare per Vicenza. Ma le sue opere non sono di certo disposte una dietro l’altra, seguendo un ordine cronologico, così come appunto in un museo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Penso a tutto questo mentre faccio la mia ennesima capatina a Como. Da Milano è poca roba col treno. In fondo è un viaggio che molte persone per lavoro fanno tutti i santi giorni della settimana. Ma per me venire a Como è sempre una specie di regalo, di piccola vacanza a portata di mano. Ci venivo da bambino con i miei genitori, quelle domeniche mordi e fuggi viaggiando sui treni delle Ferrovie Nord, ci sono tornato da studente d’architettura, ci vengo ora con le mie figlie. E non c’è volta che non provi a fare il mio personale pellegrinaggio razionalista, che non provi a capire come sia possibile che, dopo tutti questi anni, Giuseppe Terragni riesca ancora a stupirmi. Como è la sua città, lo sappiamo. Certo, ha lasciato in giro, fra Seveso ed Erba, fra Lissone e Milano, qualche manciata di opere, ma è qui che ha segnato il gusto di un intero territorio. E forse di un intero periodo, non solo in Italia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">A voler consigliare al turista volenteroso un itinerario seguendo l’ordine topografico, dovrei dirgli di iniziare dall’Asilo Sant’Elia. A sud, in via Alciato, fuori dalla città storica. Che però è praticamente la fine del percorso umano del progettista. L’edificio assolve ancora oggi alla sua funzione, con decoro. Sembra anzi costruito da poco. A guardarlo appare incredibile che, mentre nel resto del paese la tipologia di queste costruzioni era ancora tetragona e monumentale, qui Terragni, consapevole di ciò che si teorizzava nel resto d’Europa, elaborasse edifici bassi, d’un solo piano, candidi, a misura di bambino, fin nello studio degli arredi. Ma oggi non mi posso fermare, sono di fretta. Devo, risalendo, tornare indietro nel tempo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Non c’è molto da fare, le città non sono musei, l’ordine d’apparizione delle opere è sempre topografico, mai cronologico. Occorre saper saltare di palo in frasca, riconnettere le discrepanze. Che nel caso di Terragni, sperimentatore indefesso, si fanno così evidenti che pare abbia operato per decenni, quando invece la sua parabola umana è stata tragicamente breve. Salto Casa Pedraglio, una delle sue ultime opere, incompiuta, in via Mentana, e punto senza indugi verso il suo capolavoro.</span></span></span></p>
<figure style="width: 688px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="" src="http://www.doppiozero.com/sites/default/files/imagecache/rub-art-preview/img_6525_0.jpg" alt="" width="688" height="459" name="immagini2" align="BOTTOM" border="0" /><figcaption class="wp-caption-text">Giuseppe Terragni, ex Casa del Fascio, 1932-36, ph. Giovanna Silva 2015</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Aggiro il centro, mi lascio alle spalle l’abside del duomo, supero la ferrovia e resto a contemplare la facciata della Casa del Fascio. C’è ancora qualche guida che la chiama, con un pudore che suona falso, Palazzo della Guardia di Finanza. L’adesione al Partito Nazionale Fascista determinò la sfortuna critica di Terragni, una sorta di onta incancellabile nella generazione storiografica del dopoguerra. Ridicolaggini. Non solo perché quella di Terragni fu una adesione imposta dall’alto, che accettò più per quieto vivere, </span></span></span><em><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">all’italiana</span></span></span></em><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">; non solo perché, nei fatti, anche promulgate le leggi razziali, non smise mai di frequentare amici, intellettuali e artisti ebrei; non solo perché, morto nel ’42 al ritorno dal devastante fronte russo, non poté come molti altri “ex-fascisti” riscattarsi vivendo gli anni della Resistenza, ma semplicemente perché, su tutto, la sua fu una architettura, qualunque fosse la sua intima ideologia politica, naturalmente lontana dalla retorica di regime.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Basti pensare che, mentre progettisti suoi coetanei (alcuni poi anche partigiani o deportati nei campi) riuscirono a edificare praticamente tutti in quel laboratorio di architettura fascista che fu l’Eur, l’unico progetto a rimanere sulla carta fu proprio quello del Danteum di Terragni e Lingeri: troppo poco retorico, troppo alto, troppo poetico per la greve propaganda di quegli anni.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Una Casa del Fascio così concepita, a ben vedere, poteva essere costruita solo qui, ai confini dell’impero italico, lontano da Roma, a pochi chilometri dalle brume calviniste. Neppure un balcone, un arengario, neppure un romanissimo arco, nessuna torre. Semmai una macchina formale perfetta. Un manifesto razionalista che sapeva essere autonomo, che guardava al mondo ma che conosceva perfettamente il valore del contesto, in polemica con le dottrine d’oltralpe. Lo dimostra il fatto che Terragni non ha rispettato nessuno dei cinque punti dell’architettura moderna che Le Corbusier imponeva a chi voleva essere </span></span></span><em><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">à la page</span></span></span></em><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">, riuscendo a trovare lo stesso, anzi proprio per questo, una sua lingua davvero personale, scabra e poetica.</span></span></span></p>
<figure id="attachment_50719" aria-describedby="caption-attachment-50719" style="width: 753px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_5954.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-50719 size-full" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_5954.jpg" alt="" width="753" height="503" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_5954.jpg 753w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_5954-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_5954-120x80.jpg 120w" sizes="auto, (max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a><figcaption id="caption-attachment-50719" class="wp-caption-text">Giuseppe Terragni, Hotel Metropole Suisse, 1926-27, ph. Giovanna Silva 2015</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">L’incarico glielo affidano nel ’32, penso, mentre mi muovo verso piazza Cavour. Aveva 28 anni. Poco più che un ragazzo. Il razionalismo, in Italia – che poi significa a Como –, è stato una “cosa di ragazzi”. Lo erano Radice, Rho, Cattaneo, Sartori. La sua prima opera da laureato ventiduenne era stata il rifacimento della facciata dell’Hotel Metropole Suisse, quello che ho di fronte ora. Certo, nulla a che vedere con quello che sei anni dopo farà con la Casa del Fascio. Eppure si vede già la sua voglia di novità, di slancio verso il moderno, che qui ha un’inflessione viennese, secessionista. Ma era ancora un esercizio di stile, da ex studente del Politecnico. Basta proseguire, andare verso il Novocomum, verso lo stadio, quartiere all’epoca di nuova edificazione, per capire quanto la sua fosse stata davvero una battaglia civile ed etica, persino integralista, per la modernità.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Nel ’27 consegna un progetto alla commissione edilizia che poi, in cantiere, sconfessa radicalmente. Due anni appresso, compiuti solo 25 anni, tolte le impalcature rivela ai suoi concittadini questa sorta di transatlantico pronto a navigare nelle acque del lago. Uno shock. I rifacimenti del dopoguerra hanno deturpato la tavolozza cromatica dei serramenti (e qui Terragni guardava all’Olanda neoplastica e al costruttivismo russo), ma la massa tettonica, confrontata col contesto, resta considerevole.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio qui dietro c’è Casa Giuliani-Frigerio, la sua ultima opera, progettata lavorando sulle sezioni e non sulle piante, mentre era al fronte. L’inizio di un nuovo percorso che purtroppo non sapremo mai dove lo avrebbe condotto. Lo so, detto così sembra che io sia preso da sacri e romantici furori. Ma forse per comprenderne il portato rivoluzionario dovremmo pensare che, mentre Terragni lavorava al cantiere del Novocomum, la città celebrava Alessandro Volta, il suo scienziato più insigne, col tempio a lui dedicato che formalmente pare provenire da un’altra epoca, da un passato pacificato e irrealistico.</span></span></span></p>
<figure id="attachment_50720" aria-describedby="caption-attachment-50720" style="width: 603px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6586.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-50720" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6586.jpg" alt="Attilio e Giuseppe Terragni, Monumento ai Caduti, 1931-33, ph. Giovanna Silva 2015" width="603" height="703" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6586.jpg 603w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/IMG_6586-257x300.jpg 257w" sizes="auto, (max-width: 603px) 100vw, 603px" /></a><figcaption id="caption-attachment-50720" class="wp-caption-text">Attilio e Giuseppe Terragni, Monumento ai Caduti, 1931-33, ph. Giovanna Silva 2015</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">E proprio a pochi passi da qui, a pensarci bene, il cerchio si chiude. Il Monumento ai Caduti sul lungolago è la sintesi materiale che tiene assieme due generazioni di giovani talenti lariani. La sua storia è presto detta: un primo progetto, il risultato di un concorso, rifiutato; poi l’idea lanciata da Marinetti di lavorare sul disegno della Torre Faro di Antonio Sant’Elia, il giovane architetto futurista morto al fronte; infine l’affido dell’esecuzione proprio a Terragni. Un passaggio di testimone inevitabile. Guardo il monolite di granito e diorite e mi commuovo. Ragazzi. Che hanno cambiato il modo di vedere l’architettura. Qui è il mio approdo, oggi. Il mio punto d’arrivo di questa passeggiata nella memoria urbana. Quanto vorrei fosse, però, un punto di partenza, logico, naturale, per ogni architetto che voglia davvero scrivere sul palinsesto della città con consapevolezza, con etica, con responsabilità.</span></span></span></p>
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		<title>cheFare2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 14:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[bando concorso]]></category>
		<category><![CDATA[cheFare]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[imprese culturali]]></category>
		<category><![CDATA[start up]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli amici di doppiozero hanno lanciato la seconda edizione di cheFare, il premio che promuove cultura e innovazione con il contributo di 100.000 euro. cheFare è una piattaforma collaborativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti culturali realizzati da organizzazioni profit e non profit con particolare riguardo alle imprese sociali, alle fondazioni e alle associazioni e organizzazioni culturali, alle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/che-fare-logo.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-47012 alignleft" alt="che-fare-logo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/11/che-fare-logo.png" width="190" height="74" /></a></p>
<p>Gli amici di <a href="http://www.doppiozero.com">doppiozero </a>hanno lanciato la seconda edizione di <a href="http://www.che-fare.com">cheFare</a>, il premio che promuove cultura e innovazione con il contributo di 100.000 euro. cheFare è una piattaforma collaborativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti culturali realizzati da organizzazioni profit e non profit con particolare riguardo alle imprese sociali, alle fondazioni e alle associazioni e organizzazioni culturali, alle start up L&#8217;iniziativa di doppiozero è rivolta al mondo della cultura, dell’innovazione sociale e alla società civile.</p>
<p><em>Qui di seguito il bando del concorso:</em></p>
<p><b>“cheFare”</b></p>
<p><b><i>1) Cos’è</i></b></p>
<p>L’Associazione Culturale doppiozero pubblica il presente bando con la finalità di:</p>
<p>1. assegnare un contributo a favore di un progetto di innovazione culturale caratterizzato da un forte impatto sociale, che integri al meglio i criteri indicati nei successivi articoli;</p>
<p>2. sviluppare a favore degli enti partecipanti un ecosistema comunicativo, ossia un network a livello nazionale avente ad oggetto l’impresa sociale per cambiare gli argomenti di dibattito.</p>
<p>Con il bando “cheFare”, l&#8217;Associazione Culturale doppiozero promuove la coniugazione dei valori di impresa e sostenibilità economica con i valori della cultura e si oppone con i fatti alla retorica della crisi, mettendo assieme imprese sociali, operatori culturali e comunità online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>2) Contesto</i></b></p>
<p>L&#8217;uscita dalla crisi non è solo una questione economica. È anche, e soprattutto, un problema culturale che si esplica nella convinzione che non sia possibile far nulla per contrastare la sfiducia e la mancanza di prospettive. È chiara la necessità di trovare nuove formule adatte a sostenere il mondo della cultura da una parte e quello delle imprese che lavorano sull&#8217;innovazione dall&#8217;altra. Ma se il mondo delle start-up rappresenta, pur tra mille difficoltà, un settore in crescita, lo stesso non si può dire del mondo della cultura, abituato da decenni, in Italia, a relazionarsi principalmente con le istituzioni pubbliche per attingere a fondi e contributi. Oggi è chiaro che questo modello sta scomparendo. Da qui nasce l&#8217;idea del bando “cheFare” (“Bando”): il progetto di doppiozero che vuole costruire una rete tra imprese culturali con alto contenuto di innovazione e ad alto impatto sociale. Tale progetto si pone due obiettivi contemporaneamente:</p>
<p>1) incentivare le dinamiche positive che emergono dalla messa in rete delle competenze di diverse imprese culturali;</p>
<p>2) supportare il mondo delle imprese culturali nella costruzione di nuovi modelli di business economicamente e socialmente sostenibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>3) I promotori</i></b></p>
<p>Associazione Culturale doppiozero.</p>
<p>doppiozero è un’associazione non profit, composta da un gruppo di autori, editori, studiosi, critici (e non solo) che ha a cuore le sorti della cultura e dell’editoria. È un progetto editoriale, un sito web, una rivista on line, una casa editrice di e-book, un archivio, un magazzino di idee e insieme un’ipotesi sul futuro, un gruppo di lavoro e soprattutto, una comunità di lettori e scrittori. Una struttura trasparente ed aperta all’adesione di chi condivide le sue idee e il suo programma. Un luogo virtuale e gratuito dove si può trovare tutto ciò che ruota intorno al contemporaneo. In poco</p>
<p>più di un anno di attività, doppiozero è diventato uno dei più autorevoli punti di riferimento per la cultura in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>4) I partner</i></b></p>
<p>Il network di “cheFare” è il motore propulsivo della piattaforma. L’Associazione Culturale doppiozero ha costruito un network di realtà affini e di alto profilo con le quali condividere il percorso di realizzazione del progetto associato al Bando “cheFare”.</p>
<p>Costruire un network non vuol dire semplicemente creare un insieme di soggetti con i quali fare qualcosa ma sviluppare collettivamente una pratica da agire. Non si tratta solo di una struttura ma di uno stile di interazione basato su valori comuni per il raggiungimento di uno scopo condiviso. Il Network dei partner (“Partner”) è sorto per affinità da una precisa volontà dei soggetti coinvolti e da un modo di operare che fa parte della missione di ogni suo nodo.</p>
<p>La condivisione di idee, progetti, conoscenze e competenze è la chiave di volta per realizzare azioni e iniziative di qualità in modo socialmente sostenibile. La pratica quotidiana che impegna ogni soggetto del nostro network verifica e conferma costantemente questo assunto. Al momento della stesura del bando, i Partner sono quelli sotto elencati; è nella natura e nella volontà di “cheFare” ampliarli durante il proprio percorso.</p>
<p>&#8211; Avanzi</p>
<p>&#8211; Fondazione &lt;Ahref</p>
<p>&#8211; Fondazione Fitzcarraldo</p>
<p>&#8211; Tafter</p>
<p>&#8211; Societing</p>
<p>&#8211; Lìberos</p>
<p>Media partner:</p>
<p>&#8211; Domenica &#8211; Il Sole 24 ore</p>
<p>&#8211; Vita</p>
<p>Con il patrocinio della Regione Puglia &#8211; Assessorato alle Politiche Giovanili e Bollenti Spiriti</p>
<p>è la collaborazione di Enel.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>5) Destinatari</i></b></p>
<p>Imprese non profit, low profit e profit: associazioni, comitati, organizzazioni di volontariato, fondazioni, imprese sociali, società di persone, società di capitali, società cooperative, società consortili, organizzazioni non governative, associazioni di promozione sociale, Onlus, associazioni e le società sportive dilettantistiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>6) Caratteristiche dei progetti richiesti</i></b></p>
<p>I progetti presentati per il Bando “cheFare” devono operare nei campi della cultura umanistica generalmente intesa: letteratura, musica, teatro, danza, pittura, cinema, video, fotografia, arti plastiche, performing arts, editoria, filosofia, pedagogia, psicologia, sociologia, antropologia (“Progetto/Progetti”). Ogni Progetto, inoltre, deve essere connotato, in tutto o in parte, dalle seguenti caratteristiche:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A) promuovere la collaborazione. Attivare e incrementare la capacità di relazione e interazione con soggetti terzi attraverso la costruzione di reti territoriali e reti on-line;</p>
<p>B) ricercare forme innovative di progettazione, produzione, distribuzione e fruizione della cultura;</p>
<p>C) essere scalabile e riproducibile. I progetti devono ambire ad un ulteriore sviluppo dimensionale e/o alla replicabilità in condizioni e ambiti differenti;</p>
<p>D) essere economicamente sostenibili nel tempo. La sostenibilità economica, oltre a riferirsi al grado di equità sociale del Progetto, deve garantire la possibilità dello stesso di mantenersi attivo ed efficiente in un arco di tempo limitato e definito;</p>
<p>E) promuovere l’equità economica e contrattuale dei lavoratori impiegati, con particolare riferimento alle tipologie di contratti che si vorrebbero attivare nella realizzazione del Progetto vincitore del Bando “cheFare”;</p>
<p>F) avere un impatto sociale territoriale positivo: attraverso le attività del Progetto, promuovere la coesione sociale nei territori e nelle comunità di riferimento, favorire l’accesso alla cultura e ai saperi e facilitare la fruibilità dei prodotti culturali da parte della collettività;</p>
<p>G) verrà valutato positivamente il ricorso ad ogni strategia di progettazione, produzione, gestione, distribuzione dei contenuti che inquadri la cultura come bene comune (tecnologie hardware e software opensource e freesoftware, impiego di licenze Creative Commons, etc).</p>
<p>H) capacità di coinvolgere le comunità di riferimento e i destinatari del Progetto nella comunicazione delle proprie attività.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Progetti verranno valutati da un team di esperti, così come meglio descritto al successivo art. 7, paragrafo B), Fase numero 1. Sarà data una valutazione migliore ai Progetti che risponderanno al più alto numero di requisiti, fermo restando il principio della qualità generale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>7) Modalità di partecipazione</i></b></p>
<p><b>A) Documenti da presentare in relazione al Progetto &#8211; template di</b><b> presentazione – e azioni da porre in essere nel corso del Bando.</b><b> </b></p>
<p>I Progetti, con le caratteristiche di cui al precedente art. 6, dovranno essere presentati, a pena di decadenza, dal 28 ottobre 2013, ore 10.00, al 9 dicembre 2013, ore 18.00, compilando il form online sul sito www.che-fare.com:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1. presentazione sintetica del Progetto e del Soggetto Proponente (attraverso il modulo presente sul sito www.che-fare.com);</p>
<p>2. 3 immagini (immagini relative all&#8217;attività del soggetto proponente);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla data di presentazione del Progetto fino alla data di chiusura delle votazioni on line (Fase numero 2, con scadenza il 13 marzo 2014), i soggetti proponenti sono chiamati ad utilizzare la piattaforma TIMU, sviluppata dal Partner Fondazione &lt;ahref, per stimolare il dibattito sul proprio Progetto e farlo conoscere presso il pubblico. L’utilizzo di tale piattaforma, così come le specifiche modalità di sfruttamento di tale sistema da parte del soggetto proponente, sarà oggetto di approfondita e positiva valutazione in sede di votazione finale della Giuria (Fase 3).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>B) Procedure di valutazione</b></p>
<p>La valutazione dei Progetti, contraddistinti dalle caratteristiche di cui al precedente art. 6 e corredati dei documenti descritti nel presente articolo, paragrafo A), avverrà attraverso tre fasi distinte: preselezione, votazione on line del pubblico e votazione da parte di una Giuria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Fase numero 1. Preselezione</i></p>
<p>Entro il 14 gennaio 2014, un team di esperti composto da professionisti e ricercatori espresso dal Network dei Partner (“Team di Esperti”), selezionerà, sulla base dei criteri indicati nell’art. 6 e, in ogni caso, a proprio insindacabile giudizio, fino ad un massimo di 40 Progetti (di seguito, per brevità, “Progetti Selezionati”). Il 15 gennaio 2014, doppiozero pubblicherà sul Sito le schede dei Progetti Selezionati, predisposti debitamente dal Team di Esperti (di seguito, per brevità, “Schede dei Progetti”), al fine di descrivere al pubblico tali proposte e di consentirne la votazione da parte degli utenti.</p>
<p>La pubblicazione di parte delle informazioni relative a tali schede verrà effettuata anche sulle seguenti piattaforme dei Social Network connesse al progetto legato al Bando “cheFare”:</p>
<p>Fan Page di Facebook all&#8217;indirizzo <a href="http://www.facebook.com/PremioCheFare">http://www.facebook.com/PremioCheFare</a>;</p>
<p>account Twitter http://twitter.com/che_fare .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Fase numero 2. Votazione on-line del Pubblico</i></p>
<p>Dal 15 gennaio 2014, ore 10.00, al 13 marzo 2014, ore 18.00, gli utenti, con registrazione effettuata sul Sito e confermata via e-mail potranno esprimere la propria preferenza, votando i Progetti Selezionati che ritengono migliori rispetto agli altri in gara.</p>
<p>Ciascun utente potrà esprimere tanti voti quanti sono le sue preferenze, ma potrà votare una sola volta un singolo Progetto Selezionato. Il software utilizzato da doppiozero per la votazione pubblica è costruito in maniera tale da non calcolare i voti effettuati dal medesimo utente o il cui indirizzo e-mail non sia stato confermato dall’utente medesimo.</p>
<p>Durante il periodo di votazione on-line e, comunque, entro il 18 marzo 2014 doppiozero si riserva il diritto di cancellare i voti che risultino conferiti in violazione dei suddetti principi (più votazioni da parte del medesimo utente a favore del medesimo Progetto), da fake account e/o, comunque, da persone inesistenti o la cui esistenza e/o generalità, non siano state confermate, dietro esplicita richiesta avanzata in tal senso dal soggetto promotore. doppiozero si riserva di interrogare singolarmente i Progetti Selezionati per verificare che non incoraggino o promuovano o tollerino la violazione dei suddetti principi. Qualora si riscontino suddette irregolarità i Progetti Selezionati verranno eliminati dal bando.</p>
<p>Nel medesimo periodo di votazione on-line doppiozero si riserva il diritto di eliminare i Soggetti proponenti che non provvederanno a creare e condividere, attraverso la piattaforma TIMU, almeno 1 documento testuale, 10 immagini/foto, 3 clip multimediali. Tale misura serve a doppiozero per valutare la capacità dei Soggetti proponenti di entrare in contatto con la propria comunità di riferimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Fase numero 3. Votazione della Giuria</i></p>
<p>Tra il 19 marzo 2014 e il 3 aprile 2014, gli 8 Progetti più votati dal pubblico durante la Fase 2 (“Progetti Finalisti”), saranno sottoposti alla valutazione di una giuria, che selezionerà il Progetto vincitore (“Progetto Vincitore”), a suo insindacabile giudizio e sulla base delle linee guida sviluppate nel presente Bando. La valutazione della Giuria sarà effettuata anche tenendo conto del comportamento proattivo dei soggetti partecipanti sulla piattaforma TIMU.</p>
<p>La comunicazione di vincita sarà effettuata pubblicamente sul sito di “cheFare” la settimana successiva e sarà confermata al soggetto partecipante tramite raccomandata r.r.</p>
<p>La giuria (“Giuria”), che deciderà a suo insindacabile giudizio, sarà composta da personalità! di spicco dei diversi settori tematici attinenti al presente Bando e, in particolare,:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8211; <a href="http://faculty.unibocconi.it/paoladubini/">Paola Dubini</a> (Economista, Università Bocconi di Milano),</p>
<p>&#8211; Gustavo Pietropolli Charmet (Psichiatra, psicanalista e docente),</p>
<p>&#8211; Eliana Di Caro (Redattore delle pagine cultura e sviluppo della Domenica – Il Sole 24 ore),</p>
<p>&#8211; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Raimo">Christian Raimo</a> (Scrittore, giornalista e blogger),</p>
<p>&#8211; <a href="http://laretechelavora.com/aboutme/">Ivana Pais</a> (Sociologa, Università Cattolica di Milano)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante la Fase numero 3 doppiozero si riserva la possibilità di organizzare un evento di approfondimento dei Progetti Finalisti, al quale i rappresentanti dei relativi 8 soggetti proponenti saranno tenuti a partecipare, pena l’esclusione dal Bando stesso (“Evento di Approfondimento”).</p>
<p>Ai soggetti proponenti verrà inoltre richiesto di presentare il Business Plan del Progetto Finalista al fine di rendere note, in modo dettagliato ed esaustivo, le diverse peculiarità dello stesso. Il Business Plan (che non sarà oggetto di alcun tipo di diffusione al pubblico, ma solo di disamina da parte dei membri della Giuria, dai membri dei Partner e da quelli dell&#8217;Associazione Culturale doppiozero) dovrà essere consegnato a doppiozero entro e non oltre il 19 marzo 2014, pena l’esclusione automatica dal presente Bando, tramite raccomandata r.r. all&#8217;Associazione culturale doppiozero, via A. Fioravanti, 3 &#8211; 20154 Milano (Italia). L’eventuale Evento di Approfondimento, della durata massima di 2 giorni, avrà i seguenti obiettivi:</p>
<p>&#8211; analizzare in profondità e raffinare i Progetti Finalisti, con l’ausilio di personale esperto dei Partner del Network;</p>
<p>&#8211; permettere alla Giuria di sviluppare una conoscenza più approfondita dei singoli Progetti Finalisti al fine di poter operare una valutazione quanto più puntuale ed informata possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>8) Manleve e Garanzie</i></b></p>
<p>Con la partecipazione al presente Bando, ogni soggetto proponente dichiara espressamente che il Progetto presentato è originale e non viola in alcun modo, né in tutto né in parte, diritti e/o privative di terzi, manlevando sin d’ora l’associazione doppiozero e/o i suoi Partner da ogni e qualsivoglia responsabilità, richiesta di risarcimento dei danni danni e/o sanzione avanzata da terzi al riguardo.</p>
<p>Con l’adesione al presente Bando, inoltre, i soggetti proponenti sono vincolati, fino all’avvenuta proclamazione del Progetto Vincitore, a non cedere in licenza, né totalmente né parzialmente, a terzi qualsivoglia diritto riconducibile ai Progetti presentati e di ogni altro materiale che sia stato scritto, ideato, preparato, concepito, sviluppato o realizzato, sia interamente che parzialmente, al fine di partecipare al presente Bando. In caso di violazione di tale principio, resta sin d’ora inteso che il soggetto proponente sarà! automaticamente escluso dal Bando.</p>
<p>Resta da ultimo inteso che qualora il proprio Progetto rientri tra quelli Selezionati e votabili on line (Prima Fase), il soggetto proponente si impegna ad inserire sul proprio sito internet istituzionale e/o pagina social un banner al Sito ed a darne adeguata comunicazione alla propria comunità di riferimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>9) Liberatoria di utilizzo</i></b></p>
<p>Con la partecipazione al presente Bando, i soggetti partecipanti autorizzano l’associazione doppiozero, i Partner e qualsivoglia altro soggetto coinvolto nella realizzazione di tale iniziativa, a pubblicare sul Sito e sulle piattaforme dei Partner una breve descrizione del Progetto e/o i documenti presentati ai fini della partecipazione al Bando di cui al precedente art. 7, paragrafo A) (template di presentazione), e/o a promuovere presso il pubblico i Progetti in altre forme e modi al fine di stimolare un dibattito culturale in merito e, in generale, aumentare le votazioni on line del pubblico, restando fin d’ora inteso che il business plan non sarà oggetto di alcun tipo di diffusione e/o utilizzo.</p>
<p>I materiali presentati congiuntamente ai Progetti, così come il Progetto stesso, potranno essere utilizzati da doppiozero, dai Partner e dai Media Partner nell’ambito della loro attività di comunicazione ordinaria e straordinaria sul sito di cheFare, sui Social Network e su altri canali di comunicazione a mezzo Internet, radio, stampa e televisione.</p>
<p>Anche nella fase successiva alla pubblicazione on line, il Team di Esperti potrà eliminare i contenuti dei Progetti che a suo insindacabile giudizio non corrispondono ai criteri indicati per la partecipazione al presente Bando oppure siano comunque ritenuti lesivi di diritti di terzi.</p>
<p>Resta inteso che la liberatoria d’uso del Progetto e/o dei documenti presentati ai fini della partecipazione al Bando viene concessa dai soggetti partecipanti a titolo gratuito, senza alcuna limitazione di carattere territoriale o frequenza d’uso, per intero o in parte, singolarmente o unitamente ad altro materiale, ivi compresi, senza limitazione alcuna, testi, fotografie o immagini predisposti e/o realizzati e/o comunque prescelti da doppiozero o dai Partner, o da qualsivoglia altro soggetto coinvolto nella realizzazione di tale iniziativa, in qualunque formato, su internet e su radio, stampa e televisione e per tutto il periodo di durata del Bando.</p>
<p>Resta altresì inteso che, con la partecipazione al presente Bando, la suddetta liberatoria viene concessa, con le medesime modalità sopra descritte e con riferimento ai soli Progetti Selezionati, per un ulteriore periodo di tre (3) anni dalla proclamazione del vincitore, al fine di consentire alla Associazione Culturale doppiozero, ai Partner o a qualsivoglia altro soggetto da essi coinvolto, di promuovere presso il pubblico tale iniziativa e fargli conoscere l’avvenuta realizzazione del Bando stesso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>10) Privacy</i></b></p>
<p>Il trattamento dei dati personali relativi al legale rappresentante del soggetto proponente, così come quello degli utenti votanti sono espressamente regolamentati dalla privacy policy del Sito http://www.che-fare.com e dalle singole informative privacy a cui si rinvia specificatamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>11) Contributo</i></b></p>
<p>Al soggetto vincitore del Bando “cheFare” sarà riconosciuto un contributo pari ad euro 100.000,00. Tale contributo verrà erogato in due tranches da 50.000 euro ciascuno. La prima tranche verrà erogata entro tre mesi dalla proclamazione del Progetto Vincitore. La seconda tranche verrà erogata con altri due versamenti cadenzati da 25.000 euro ciascuno, vincolati ad una serie di incontri periodici di monitoraggio. Durante gli incontri di monitoraggio verrà verificata la trasparenza di spesa del Progetto Vincitore ed ottimizzati gli aspetti economici e di impatto sociale.</p>
<p>Le modalità di erogazione del contributo, in ogni caso, verranno specificamente disciplinate tramite una apposita convenzione che verrà stipulata tra il soggetto vincitore e l’Associazione Culturale doppiozero, entro un mese dalla proclamazione della vincita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>12) Esclusione</i></b></p>
<p>Ogni dichiarazione falsa o incompleta implica l’esclusione immediata del soggetto proponente dal Bando. Sono da considerarsi esclusi dalla selezione i Progetti non presentati entro il termine previsto, presentati in forma parziale o comunque in contrasto con una qualsiasi regola del presente Bando o che risultino maggiormente votati dal pubblico in base a votazioni poi risultate false, con le modalità e nei limiti descritti ai paragrafi precedenti. I soggetti proponenti sono inoltre invitati a non prendere contatto con i membri della Giuria, pena l’esclusione dal Bando stesso.<br />
<strong>Link e contatti:</strong><br />
www.che-fare.com<br />
Video Vimeo: http://vimeo.com/77795294<br />
Facebook: PremioCheFare<br />
Twitter: @ che fare</p>
<p>Associazione culturale doppiozero<br />
Via A. Fioravanti, 3 – 20154 Milano (Italia)<br />
02 45495593 – 02 45494988</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Profumo di lago</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/08/06/profumo-di-lago/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 06:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Zargani]]></category>
		<category><![CDATA[doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Lugano]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[ Gli amici di Doppiozero hanno pubblicato un nuovo ebook, Profumo di lago. Eccovi di seguito un breve un estratto. di Aldo Zargani Il settembre del 1939 a Lugano è mite, assolato, un po’ triste, non più di quanto accada sulle rive dei bei laghi del mondo all’inizio di ogni autunno. Le nari inspirano odore di lago [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Zargani.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-46109" alt="Zargani" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Zargani.jpg" width="221" height="312" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Zargani.jpg 221w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/07/Zargani-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" /></a> <em>Gli amici d</em>i <a href="http://doppiozero.com">Doppiozero</a> <em>hanno pubblicato un nuovo ebook,</em> <a href="http://www.doppiozero.com/content/profumo-di-lago">Profumo di lago</a>. <em>Eccovi di seguito un breve un estratto</em>.</p>
<p>di <b>Aldo Zargani</b></p>
<p>Il settembre del 1939 a Lugano è mite, assolato, un po’ triste, non più di quanto accada sulle rive dei bei laghi del mondo all’inizio di ogni autunno.</p>
<p>Le nari inspirano odore di lago appena usciti dai vagoni fumosi: non sono ancora elettrificate… neppure le ferrovie svizzere. Una specie di profumo sottile che rivela l’umido e le vite che ci stanno dentro, di quelli che non si smette di sentire nel fondo dei polmoni perché non è un aroma mummificato da boccetta, ma esala da condizioni che mutano: il mattino, la pioggia, il sole, il vento, la notte, un branco di pesciolini, le foglie morte che si sparpagliano sull’acqua, le alghe fradice subito sotto il lungolago…<a title="" href="file:///C:/Users/gianni/Desktop/estratto%20Profumo%20di%20lago%20Zargani.doc#_ftn1">[1]</a></p>
<p>Immersa in quell’effluvio, c’è, davanti alle colline, la lunga fila di case, strette per non perdere spazio. Ogni tanto dei vicoli spezzano la parata di palazzi, vicoli bui, che si addentrano nella città vecchia – tutto italiano e abituale, come a Como, come sul Garda o sul Lago Maggiore… Ma la città vecchia non sembra esistere, c’è solo una specie di buio, o fuori fuoco, il luogo dove il balsamo della memoria è svanito, là, vicino al confine del deficit, dove inizia il nulla del dimenticato.</p>
<p>Dalla stazione ferroviaria, anch’essa sfocata, scende verso il lago un ripido declivio, non lungo, con alberi e palazzi senza luce. Luce invece sulla funicolare ad acqua, con due vagoni rossofiamma per 20, 30 persone, piccoli tramvai di quelli di una volta, col balconcino davanti e dietro e il conducente in divisa col kepì. Ci si deve contentare degli splendori dell’idraulica: il vagone che sta in alto si abbevera d’acqua, vicino alla stazione, finché pesa tanto da trascinare il suo fratellino rosso sul lungolago. Quello giù ha intanto fatto la sua pipì, tutta l’acqua se n’è andata, ed è diventato leggero leggero per essere tirato su.</p>
<p>Il papà ci spiegò con il dovuto sussiego quel capolavoro gravitazionale al servizio del progresso. Che serviva poi solo per andare gratis dal lungolago alla stazione e dalla stazione al lungolago senza dover fare le scale con tutti i bagagli.</p>
<p>Sulla riva deserta c’era, e c’è ancora<a title="" href="file:///C:/Users/gianni/Desktop/estratto%20Profumo%20di%20lago%20Zargani.doc#_ftn2">[2]</a>, un pescatore svizzero, solitario e immobile con la sua lenza, sotto gli alberi forse con le foglie già un po’ gialline, seduto sui margini del lastricato, con le scarpe che quasi toccavano l’acqua diafana e luminescente del mattino.</p>
<p>Eravamo passati da Lugano con un’ultima speranza nel cuore. La speranza crudele che non riuscisse ad arrivare il violista polacco, ebreo come noi, che aveva vinto il concorso per insegnante del Conservatorio.</p>
<p>Sperammo che a causa delle contingenze belliche &#8211; dieci giorni prima, il 2 settembre, era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, ma non sono sicuro che tutti se ne fossero già accorti &#8211; fosse impedito a raggiungere il posto di lavoro che gli spettava in quella disperata corsa di migliaia di violinisti ebrei in fuga verso il sicuro rifugio dei Conservatori svizzeri: aerei Stukas in bianco e nero che abbattono palazzi di Varsavia in bianco e nero, ghigni in bianco e nero della soldataglia tedesca che avanza… Come poteva, quello là, da Varsavia, arrivare in Svizzera dal dilagante mondo in bianco e nero?</p>
<p>E invece il mio papà era già lì, nei dolci colori dorati dell’autunno di Lugano, pronto a presentarsi nella sua qualità di <i>extrema ratio</i>. Per non tornare mai più in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Aldo Zargani è nato a Torino nel 1933 da famiglia ebraica. L’infanzia e l’adolescenza sono state segnate dalle leggi razziali fasciste del 1938 e dalle violenze dell’occupazione nazista. Sfuggito con i famigliari alla deportazione, ha lavorato per la Rai e ora vive a Roma. Ha pubblicato </em>Per violino solo. La mia infanzia nell&#8217;aldiqua<em> (1938-1945) (Il Mulino, 1995, ristampato nel 2004) e </em>Certe promesse d&#8217;amore<em> (Il Mulino, 1997). Il primo è stato tradotto in inglese, tedesco, spagnolo e francese; e molti testi e testimonianze su giornali e riviste, in particolare su “Lettera internazionale” e “Il Mulino”.</em></p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/gianni/Desktop/estratto%20Profumo%20di%20lago%20Zargani.doc#_ftnref1">[1]</a>     Inebriata anch’essa dal profumo, quello però del lago di Ginevra, Elisabetta d’Austria fu assassinata durante una <i>promenade</i> l’11 settembre 1898, 41 anni prima di me. A lei , che morì sul serio, fu risparmiata, a me no, la deprecabile serie di tre film (“<i>La principessa Sissi</i>”, Austria 1955, “<i>Sissi, la</i> <i>giovane imperatrice</i>”, Austria, Germania ovest, 1956, “<i>Sissi, destino di un’imperatrice</i>”, Austria, Germania ovest, 1957) che la RAI, Radio Televisione Italiana, si ostina a trasmettere da quasi mezzo secolo nell’afrore di ogni estate.</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/gianni/Desktop/estratto%20Profumo%20di%20lago%20Zargani.doc#_ftnref2">[2]</a>    Il pescatore assente nel passato, ma presente nell’adesso, giustifica il guazzabuglio di passati remoti, imperfetti e presenti che il lettore incontrerà.</p>
</div>
</div>
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		<title>Come autore, non esisterei senza i blog &#8211; Una lettera di Vanni Santoni</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 11:27:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(A causa di un problema di salute, Vanni Santoni non potrà essere presente alla festa. Però mi ha mandato questa lettera, che, a parole sue, è un &#8220;omaggio a tutto ciò che Nazione Indiana ha rappresentato e rappresenta per me, oltre che un tentativo, magari maldestro, di mettere una pezza alla mia assenza&#8221;. Ringraziandolo, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(A causa di un problema di salute, Vanni Santoni non potrà essere presente alla <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/03/18/10-anni-fuori-dalla-pozzanghera-programma/" target="_blank">festa</a>. Però mi ha mandato questa lettera, che, a parole sue, è un &#8220;omaggio a tutto ciò che Nazione Indiana ha rappresentato e rappresenta per me, oltre che un tentativo, magari maldestro, di mettere una pezza alla mia assenza&#8221;. Ringraziandolo, la ripubblico qui. gz)</p>
<figure id="attachment_45213" aria-describedby="caption-attachment-45213" style="width: 479px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-45213" alt="Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg" width="479" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg 479w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C-300x251.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px" /></a><figcaption id="caption-attachment-45213" class="wp-caption-text">Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989</figcaption></figure>
<p>di <strong>Vanni Santoni</strong></p>
<p>Per cominciare, lo scopo della presente: mi spiace non essere lì con voi. Ci tenevo perché era l’occasione per rivedere tanti amici, maestri e colleghi, e per incontrare di persona altri che conosco solo via Internet; e ci tenevo perché, zitto zitto, ho scoperto di pubblicare testi su <em>Nazione Indiana</em> da più di cinque anni, e dunque spero che mi sia concesso l’orgoglio di sentirmi (pur minuscola) parte della sua storia.</p>
<p>L’ultima volta che scrissi una letteruccia come questa fu per il premio Zocca (ero impegnato in una presentazione altrove), e Peppe Fiore, lui pure tra i finalisti (va da sé che non vinse nessuno dei due) mi scrisse che al momento della lettura pubblica “sembrava fossi, tipo, morto”. Neanche stavolta sono morto, ma almeno ci sono un poco più vicino di allora: non sono potuto salire a Milano per via di un problema alla schiena che mi ha costretto a letto e mi ha portato tra coloro dei quali si dice “ormai va avanti a cortisone”. Per quanto la cosa abbia probabilmente origine da un vecchio infortunio o dalle troppe notti all’addiaccio nell’ambito di feste molto diverse da quella di <em>Nazione Indiana</em>, secondo il mio medico deriva senz’altro “dalle troppe ore passate a scrivere in questi ultimi anni”: pare che stia migliorando, ma nel caso non guarissi potrò almeno dire che alla letteratura ho dato “anche la salute”. E dato che la mia storia letteraria è inscindibile dalla mia storia di blogger letterario, posso estendere il discorso, e dire che ai blog letterari potrei aver dato anche la salute. Vi sfido a immaginare un relatore migliore: gli assenti per martirio vincono sempre.</p>
<p>Parlando seriamente, resta vero che, come autore, non esisterei senza i blog. Da completo <em>outsider</em> del mondo letterario, esordii grazie a quel <em>Personaggi precari</em> che tenevo su Splinder: vinse un concorso “per il miglior testo tratto dal web” (si era nel periodo in cui l’editoria guardava ai blog con un entusiasmo forse esagerato, ma la scena era effettivamente molto vitale) e approdò in libreria con un piccolo editore. Da lì cominciò tutto. Se dovessi isolare i momenti chiave della mia carriera, oltre a quell’esordio e all’altrettanto cruciale prima uscita con un editore più grande, bene, a questi due io affiancherei la pubblicazione del mio primo testo letterario su <em>Nazione Indiana</em> e del mio primo pezzo critico su <em>Carmilla</em>. Ricordo bene il giorno in cui scrissi a Andrea Raos, il cui cognome esotico contribuiva a farmelo percepire come figura di importanza non minore di quella di un membro dell’Accademia di Svezia, proponendogli una selezione dei miei <em>Personaggi</em>, così come ricordo la gioia di vederla pubblicata, qualche settimana più tardi, sulle pagine del blog. E allo stesso modo ricordo bene quando, dopo una piccola polemica sul sito della SIC, Wu Ming 1 invitò me e Gregorio Magini ad argomentare le nostre critiche al suo memorandum sul New Italian Epic, scrivendo un post per Carmilla. Si era in entrambi i casi nel 2008, e la mia emozione per quelle pubblicazioni era frutto diretto di quello che vedevano i miei occhi: da esterno a ogni circolo (e dunque privo di qualsivoglia percezione delle strutture e camarille del cosiddetto “campo letterario”) e sfiduciato rispetto alle pagine culturali dei quotidiani (mi ero del resto formato nel circuito delle autoproduzioni militanti), per me <em>Nazione Indiana</em> e <em>Carmilla</em> erano semplicemente <em>i luoghi del dibattito letterario</em>, e tale opinione rimane immutata anche oggi che di letteratura e editoria so qualcosa in più di allora. Certo, alcune cose sono cambiate, ad esempio i luoghi di dibattito si sono moltiplicati, tant’è che il rito quotidiano della consultazione di <em>Nazione Indiana</em> e <a href="http://www.carmillaonline.com/" target="_blank">Carmilla</a> si è ampliato con <a href="http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?page=indexBLOG" target="_blank">Il primo amore</a>, <a href="http://www.minimaetmoralia.it/" target="_blank">minima&amp;moralia</a>, <a href="http://scrittoriprecari.wordpress.com/" target="_blank">Scrittori Precari</a>, <a href="http://gammm.org/" target="_blank">GAMMM</a>, <a href="http://www.leparoleelecose.it/" target="_blank">Le parole e le cose</a>, <a href="http://www.finzionimagazine.it/" target="_blank">Finzioni</a>, <a href="http://quattrocentoquattro.com/" target="_blank">404</a>, <a href="http://www.lankelot.eu/" target="_blank">Lankelot</a>, <a href="http://www.terranullius.it/" target="_blank">Terranullius</a>, <a href="http://criticaimpura.wordpress.com/" target="_blank">Critica Impura</a>, <a href="http://www.doppiozero.com/" target="_blank">Doppiozero</a>, <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/" target="_blank">Giap</a>, <a href="http://www.alfabeta2.it/alfapiu/" target="_blank">Alfapiù </a>, <a href="http://scrittorincausa.blogspot.it/" target="_blank">Scrittori in causa</a>, <a href="http://www.viadeiserpenti.it/" target="_blank">Via dei Serpenti</a> e <a href="http://www.archiviocaltari.it/" target="_blank">Archivio Caltari</a> – ma non per questo è passato in secondo piano: rimane il primo gesto che segue l’accensione del computer. La mia impressione è infatti che la scena sia quanto mai viva e vitale e del massimo interesse, e non è questione solo di esordi e letture quotidiane: quando, al lancio del progetto SIC, dovevamo “reclutare” scrittori, fu innanzi tutto nel mondo dei blog letterari che andammo a pescare; e anche quando, più recentemente, mi sono trovato, nel mio piccolo, “dall’altra parte della barricata”, a fare scouting per la collana di narrativa che sono stato chiamato a inventare per Tunué, è tra i blog letterari, collettivi e individuali, celebri e sconosciuti, che sono andato a perdere le notti.</p>
<p>Sarà perché ho vissuto sulla mia pelle la “democratizzazione” dell’accesso all’editoria che la pubblicazione on line può conferire, sarà perché guardando spesso all’estero so quanto siano vere le parole di Sartori <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/03/20/nazione-indiana-i-blog-letterari-la-cultura-italiana/" target="_blank">nell’autointervista pubblicata proprio su Nazione Indiana il 20 marzo</a>, circa la particolare dimensione e rilevanza che ha il fenomeno in Italia, ma la situazione mi sembra ancora eccellente, specie in un momento storico in cui i blog come medium hanno perso peso, depauperati dall’avvento dei social network. La letteratura, però, ha bisogno di spazio e tempo, e non la si può fare a colpi di 140 caratteri o di “mi piace”: è dunque normale che, almeno nel nostro ambito, Facebook e Twitter non abbiano causato chissà che sfracelli, ma siano diventati solo ulteriori mezzi di diffusione dei testi.</p>
<p>Quali, invece, i punti in cui si può migliorare (a parte, forse, togliere dalla testata di <em>Nazione Indiana</em> quel piccolo cartone animato)? È annosa la questione dei commenti (commenti sì, commenti no, commenti moderati, solo utenti registrati, eccetera), ma non credo che il problema stia lì: se da un lato è vero che raramente nei commenti vengono portate argomentazioni all’altezza del post, e che a volte <em>Nazione Indiana</em> o<em> minima&amp;moralia</em> possono rassomigliare a covi di troll, sopporto e sopporterò sempre con piacere qualunque litigata in cambio di un commento che porti uno spunto di riflessione, un link a un qualche altro articolo d’interesse o anche solo un apprezzamento, che specie per chi è agli inizi è sempre motivo di conforto e spinta a continuare (e quello che ci interessa è che chi scrive continui, e chi continua migliori, o no?); credo magari che un punto di miglioramento potrebbe stare in un maggior dialogo tra piattaforme: mi pare ci sia ancora un po’ di pudore nel linkarsi a vicenda all’interno dei pezzi, nel riprendere il post di un altro blog per lanciare un dibattito, nel fare rete anche al di fuori della colonnina laterale col “blogroll” (che comunque è migliore di quelle di Repubblica e Corriere con le attricette in costume e gli animali strani), nel creare iniziative congiunte come quella che vede oggi di nuovo insieme <em>Nazione Indiana</em> e <em>Il primo amore</em>. Ma fate come vi pare: io vi debbo già tutto, o blog letterari. State bene, buona festa.</p>
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		<title>ISABELLA MATTAZZI I’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 06:33:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160;L’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman&#160; &#160;da DOPPIOZERO.com&#160; di Isabella Mattazzi Il mio tavolo di lavoro, del resto, non è una normale scrivania. È un bancone da sarto molto lungo, dove possono convivere tranquillamente, uno accanto l’altro, parecchi libri, decine di immagini. Tutto il mio studio, compresa la mia libreria, faceva parte dell’arredo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://doppiozero.com/materiali/interviste/l%E2%80%99immagine-inquieta-una-conversazione-con-georges-didi-huberman" target="_blank"><span style="color: #ffffff; background-color: #C71010; font-size: 14px; font-family: Arial;">&nbsp;L’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman&nbsp;</span><br />
<span style="color: #ffffff; background-color: #C71010; font-size: 12px; font-family: Arial;">&nbsp;da DOPPIOZERO.com&nbsp;</span></a></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/isabella-mattazzi/" target="_blank"><span style="color: #000000; font-size: 12px">di</span> <span style="color: #C71010; font-size: 12px;"><strong>Isabella Mattazzi</strong></span></a></p>
<blockquote><p><span style="color: #000000; font-size: 12px"><em>Il mio tavolo di lavoro, del resto, non è una normale scrivania. È un bancone da sarto molto lungo, dove possono convivere tranquillamente, uno accanto l’altro, parecchi libri, decine di immagini. Tutto il mio studio, compresa la mia libreria, faceva parte dell’arredo di una vecchia sartoria, uno di quegli atelier dove un tempo si tagliavano grandi strisce di tessuto per cucire i vestiti.</em></span></p></blockquote>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/" target="_blank"><span style="font-size: 11px; color: #000000;">pubblicato da</span> <span style="font-size: 11px;"><em>orsola puecher</em></span></a></p>
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		<title>Nasce doppiozero</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:45:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.doppiozero.com/">doppiozero</a>: istruzioni per l&#8217;uso</em></p>
<p>Tutte le esperienze di produzione e informazione culturale si stanno ormai affacciando in rete e l’utopia di un sapere diffuso, accessibile a tutti, sembra non esser mai stata così vicina a realizzarsi. Un anno fa ci siamo messi intorno a un tavolo con quest’idea in testa: trovare un modo nuovo per produrre e pubblicare (nel senso di rendere pubblica) cultura in rete con uno sguardo più lungo e più lento, capace di interpretare la contemporaneità, di mostrarla come un campo dove non conta solo il libro, l’immagine o il personaggio del momento ma in cui risuona la memoria e germoglia il futuro. Stimolare riflessioni, discussioni, partecipazione: questi i nostri punti di partenza. E soprattutto, formulare nuove domande e cercare nuove risposte per sollevare la temperatura culturale del nostro paese, per cercare di capire chi siamo e dove andiamo.<br />
E così eccoci qui, con qualcosa che è allo stesso tempo un esperimento, un passo avanti e una prova: una versione beta, come si dice sul web. Che tradotto significa: ciò che vedete è solo una piccola parte di quello che abbiamo in mente.<br />
Continua a leggere su <em><a href="http://www.doppiozero.com/materiali/lettere/doppiozero-istruzioni-luso">doppiozero</a></em></p>
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