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	<title>dust bowl &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Migrant mother (Dorothea Lange): un&#8217;icona americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabrizio Bottari (il brano fa parte dei testi che accompagnano la prima traduzione italiana di &#8220;Il loro sangue è forte&#8221;, di John Steinbeck, abbinata a fotografie di Dorothea Lange, Pentagora, 2013, 12 Є) Questa fotografia, nota col nome di Migrant Mother (Madre Migrante), è l’immagine identificativa della Grande Depressione: mostra una donna che incarna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Fabrizio Bottari</strong></p>
<p><em>(il brano fa parte dei testi che accompagnano la prima traduzione italiana di &#8220;Il loro sangue è forte&#8221;, di John Steinbeck, abbinata a fotografie di Dorothea Lange, Pentagora, 2013, 12 Є)</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/8b29516v-copia_w/" rel="attachment wp-att-48316"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-48316" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8b29516v-copia_w.jpg" alt="8b29516v copia_w" width="336" height="441" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8b29516v-copia_w.jpg 336w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8b29516v-copia_w-228x300.jpg 228w" sizes="(max-width: 336px) 100vw, 336px" /></a>Questa fotografia, nota col nome di <em>Migrant Mother</em> (Madre Migrante), è l’immagine identificativa della Grande Depressione: mostra una donna che incarna la sofferenza di un’intera nazione, ma anche una madre che è ancora in grado di proteggere i suoi figli, nonostante tutto.</p>
<p>Ha scosso le coscienze individualiste degli americani e li ha obbligati moralmente a una reazione positiva di fronte a quello che stava accadendo: in altre parole, è diventata uno strumento politico di straordinaria efficacia.</p>
<p>Fu scattata dalla Lange a Nipomo, nell’Imperial Valley, nei primi giorni di marzo del ‘36: la fotografa stava transitando con la sua auto nei pressi di un campo che ospitava oltre duemila braccianti impiegati nella raccolta dei piselli precoci.</p>
<p>Il gelo aveva appena distrutto gran parte della produzione e la situazione stava peggiorando di giorno in giorno.</p>
<p>Appena fuori dal campo, in una tenda improvvisata sul bordo della strada, la Lange nota una donna con alcuni bambini; riprende la scena da lontano, poi si avvicina e dopo aver scambiato qualche parola con lei scatta ancora quattro foto: “Non ho chiesto il suo nome né la sua storia”, dirà molti anni più tardi la Lange. Del resto la FSA non aveva interesse a conoscere i nomi delle persone ritratte dai suoi fotografi.</p>
<p>Sul <em>San Francisco News</em> del 10 marzo vengono pubblicati un paio di quegli scatti. Li accompagna un articolo dal titolo eloquente: <em>Cenciosi, affamati, falliti: i raccoglitori vivono nello squallore</em>.</p>
<p>Il giorno successivo sullo stesso quotidiano appare un altro articolo con il ritratto ravvicinato della donna, dal titolo: <em>Cosa significa New Deal per questa madre e i suoi bambini?</em></p>
<p>L’effetto è immediato. Al campo arrivano generi alimentari e vestiti, dottori e medicinali: la <em>Migrant Mother</em> aveva cominciato a manifestare il suo potere comunicativo.</p>
<p>Quel volto sofferente ma dignitoso negli anni successivi diventa familiare a milioni di americani: dapprima finisce sui pannelli illustrativi della FSA (si veda sotto, ndr), in giornali e riviste, successivamente viene riprodotto nei libri di scuola e diventa persino un francobollo.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/8e03557v-copia_w/" rel="attachment wp-att-48317"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-48317" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8e03557v-copia_w.jpg" alt="8e03557v copia_w" width="293" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8e03557v-copia_w.jpg 293w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/8e03557v-copia_w-196x300.jpg 196w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a>Ma nel 1970 un giornalista scova la <em>Migrant Mother</em> e qualcosa nella storia si incrina.</p>
<p>Il suo nome è Florence Thompson, è nata nel 1903 nel territorio indiano della nazione Cherokee. Dunque non discende da eroici pionieri, ma da pellerossa deportati in Oklahoma dal governo americano nel 1838 lungo un cammino di sofferenza che verrà ricordato col nome di <em>Sentiero delle Lacrime</em>, costato ai Cherokee 4000 morti, altro che <em>dust bowl</em>!</p>
<p>Riguardo alla celebre fotografia, la versione che Florence dà dell’incontro con la Lange avrebbe creato a quest’ultima qualche imbarazzo: la <em>Migrant Mother </em>nota un’automobile nuova che si ferma davanti alla tenda e da cui scende una donna ben vestita che comincia a scattare fotografie. Le bambine si vergognano e si rifugiano dalla madre voltando le spalle alla fotografa.</p>
<p>Anche Florence è a disagio e si sente, come diremmo oggi, violata nella sua<em> privacy</em>: forse è per questo che in tutte le immagini ha un’espressione così dura.</p>
<p>Secondo Florence, la Lange avrebbe promesso di non pubblicare le foto, sostenendo che le sarebbero state comunque utili per ottenere degli aiuti per la gente del campo.</p>
<p>Per tutta la vita la donna aveva odiato quelle fotografie che le ricordavano un momento di grande difficoltà, da cui però era uscita con le sue forze e non con l’aiuto del governo americano: in altre parole, quegli scatti avevano fatto la fortuna della fotografa ma non quella del suo soggetto.</p>
<p>Solo nel 1983 la popolarità di quell’immagine porterà a Florence qualche tardivo beneficio: in pochi giorni di raccolta fondi i familiari ricevono oltre 25.000 dollari, necessari per offrire alla donna, malata di cancro, l’assistenza medica di cui ha bisogno e un funerale dignitoso.</p>
<p>Nel 1998 una copia della <em>Migrant Mother</em> autografata dalla Lange è stata venduta da Sotheby’s per 244.500 dollari.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/03054v-copia_w/" rel="attachment wp-att-48318"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-48318" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/03054v-copia_w.jpg" alt="03054v copia_w" width="422" height="336" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/03054v-copia_w.jpg 422w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/03054v-copia_w-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></a></p>
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<p><em>(&#8220;Their Blood is strong&#8221;, ora tradotto da Pentagora, riunisce otto articoli di Steinbeck del periodo 1936-38 sui lavoratori migranti in California, e costituisce una specie di lavoro propedeutico a &#8220;Furore&#8221;. Il volume, molto bello e ben curato, riporta anche molte fotografia della Lange scattate per conto della &#8220;Resettlement Administration&#8221;, poi &#8220;Farm Security Administration&#8221;, in particolare documentando la fuga e la vita seminomade dei contadini che avevano perso la terra a causa della &#8220;Dust bowl&#8221;, catastrofica erosione del suolo dovuta alle lavorazioni con i trattori, e del loro conseguente indebitamento)</em></p>
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