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	<title>edilizia popolare &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Urbanità 6</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 07:30:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[architettura]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Parlare di case popolari pare sia davvero poco chic. I miei colleghi architetti preferiscono discutere dell&#8217;ultimo museo della archistar di turno, piuttosto che dei problemi abitativi della stragrande maggioranza degli italiani. I quali, grazie a una politica abitativa suicida che non costruisce più edilizia sociale da circa trent&#8217;anni, hanno dovuto obbligatoriamente optare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg" alt="" title="180px-dandies" width="152" height="276" class="alignnone size-full wp-image-7895" /></a>   di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>Parlare di case popolari pare sia davvero poco chic. I miei colleghi architetti preferiscono discutere dell&#8217;ultimo museo della <em>archistar </em>di turno, piuttosto che dei problemi abitativi della stragrande maggioranza degli italiani. I quali, grazie a una politica abitativa suicida che non costruisce più edilizia sociale da circa trent&#8217;anni, hanno dovuto obbligatoriamente optare per l&#8217; acquisto della casa, data l&#8217;assurdità del costo degli affitti.<br />
<span id="more-10330"></span><br />
Il nostro Ministro della Cultura, poi, non ha mezzi termini: per lui le case popolari sono l&#8217;orrore, la vergogna dell&#8217;architettura del Novecento. Molto meglio le villette brianzole, ha detto al Congresso internazionale degli architetti di Torino. La cosa comica è che mentre Sandro Bondi pontificava le sue banalità, l&#8217;Unesco dichiarava “Patrimonio dell&#8217;Umanità” i vari complessi di case popolari pensati negli anni &#8217;20-&#8217;30 a Berlino da gente come Taut, Wagner, Scharoun, etc.</p>
<p>Ora: non è che all&#8217;Unesco, in una fredda mattina parigina, qualcuno abbia preso <em>sua sponte</em> tale decisione. Ogni anno gli stati membri propongono le loro documentatissime candidature che vengono poi scremate dall&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite, fino alla scelta definitiva. Ebbene, non ostante in Germania non manchino opere del passato che avrebbero potuto partecipare alla selezione, qualcuno a Berlino ha trovato logico, <em>politicamente logico</em>, proporre un sistema di opere moderne di assoluta qualità, sia formale che etica.</p>
<p>Questo per dire che l&#8217;architettura muore quando la politica non solo se ne disinteressa, ma addirittura la sbeffeggia, come un qualunque <em>parvenue </em>della cultura, e come spesso fanno non solo i nostri politici, ma anche i miei colleghi. Non mancano esempi straordinari di architettura sociale nel nostro Novecento; ma stanno morendo di indifferenza. Ai miei colleghi modaioli proibirei l&#8217;abbonamento all&#8217;ennesima rivista patinata e li porterei in pellegrinaggio a Berlino. Ricominciare da Taut credo sia una vera rivoluzione culturale, oggi come oggi.</p>
<p>[<em>pubblicato su </em>Costruire<em>, n.305 ottobre 2008</em>]<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/09/urbanita-1/">Urbanità 1</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/urbanita-2/">Urbanità 2</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/09/22/urbanita-3/">Urbanità 3</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/15/urbanita-4/">Urbanità 4</a><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/10/30/urbanita-5/">Urbanità 5</a></p>
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		<title>Urbanità 1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 07:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[edilizia popolare]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo [Da qualche tempo a questa parte, da più parti, mi vengono richieste opinioni su temi urbani e territoriali. Mi accorgo, di volta in volta, di annotarmele come su un ipotetico taccuino, quasi fossero gli appunti di un discorso del quale, in realtà, non ho ancora chiara la forma. Li deposito qui su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/180px-dandies.jpg" alt="" title="180px-dandies" width="152" height="276" class="alignnone size-full wp-image-7895" /></a>   di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>[<em>Da qualche tempo a questa parte, da più parti, mi vengono richieste opinioni su temi urbani e territoriali. Mi accorgo, di volta in volta, di annotarmele come su un ipotetico taccuino, quasi fossero gli appunti di un discorso del quale, in realtà, non ho ancora chiara la forma. Li deposito qui su NI più come stimoli di una discussione che come testi definitivi.</em> G.B.]</p>
<p>Lo slogan in effetti suona bene: “prima le case agli italiani”, pare persino razionale. Ovviamente non lo è. Anche perché se davvero escludessimo per decreto le domande degli extracomunitari dalle liste per le case popolari, non risolveremmo un bel niente. Lo slogan successivo diverrebbe: “ prima le case ai residenti in Lombardia”, per poi diventare “le case ai residenti a Milano”, “nel mio quartiere”, “a quelli con tutti e quattro i nonni nati fra la Bovisa e la Comasina”.<br />
<span id="more-7894"></span><br />
Il vero motto dovrebbe essere, più logicamente: “una casa per tutti”. Perché la casa è un diritto inalienabile, da garantire a chiunque. Ma da oltre venti anni a questa parte di edilizia pubblica &#8211; che sia a Milano o a Roma, indifferentemente dalle giunte di destra o di sinistra &#8211; non s&#8217;è ne è costruita affatto. Colpevolmente.</p>
<p>Si è lasciato il mercato a se stesso, con la vana speranza della sua autoregolamentazione. Ma il mercato non è morale, mettiamocelo bene in testa, e non ne ha il dovere. La politica dovrebbe esserlo. Ma non lo è di certo questa politica dello struzzo, che si vergogna addirittura di parlare di case popolari, fa così poco <em>chic</em>, e oggi bercia di “social housing”, ché in inglese è molto più <em>trendy</em>. Nel frattempo neppure un decimo delle richieste di abitazioni in affitto fatte ai comuni trova una risposta, scatenando una vera e propria guerra dei poveri. </p>
<p>Io che ci sono cresciuto in una casa popolare (e me ne vanto) trovo immorale che ci si ritrovi nel ventunesimo secolo con le baraccopoli ai margini delle nostre città, identiche alle <em>favelas </em>sudamericane. C&#8217;è da rimpiangere le vituperate “case Fanfani”, che diedero un tetto alle decine di migliaia di ex contadini inurbati che, col sudore della fronte, misero le loro braccia a disposizione del boom economico. </p>
<p>Siamo un popolo dalla memoria corta. Ma l&#8217;Expo 2015, non dimentichiamocelo, lo costruiranno i muratori magrebini, gli operai rumeni. Se devono costruirlo, il nostro futuro, hanno anche il diritto di abitarlo. Insieme a noi. </p>
<p>[<em>pubblicato su </em>Costruire <em>n. 302, luglio 2008</em>]</p>
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