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	<title>edward jones &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La teoria dell’inferenza corrispondente e il terrorismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 04:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bruce schneier]]></category>
		<category><![CDATA[edward jones]]></category>
		<category><![CDATA[schneier]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Bruce Schneier Due persone, uno sperimentatore e un soggetto, sono sedute insieme in una stanza. Lo sperimentatore si alza e va a chiudere la porta, e la stanza si fa più tranquilla. Il soggetto molto probabilmente crederà che lo scopo dell’azione dello sperimentatore (chiudere la porta) era quello di rendere la stanza più tranquilla. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://www.schneier.com/blog/archives/2007/07/correspondent_i.html">Bruce Schneier</a></p>
<p>Due persone, uno sperimentatore e un soggetto, sono sedute insieme in una stanza. Lo sperimentatore si alza e va a chiudere la porta, e la stanza si fa più tranquilla. Il soggetto molto probabilmente crederà che lo scopo dell’azione dello sperimentatore (chiudere la porta) era quello di rendere la stanza più tranquilla.</p>
<p>Questo è un esempio di teoria dell’inferenza corrispondente. Le persone tendono a dedurre gli scopi, e anche il temperamento, di qualcuno che svolge una certa azione basandosi sugli effetti delle sue azioni e non su fattori esterni o situazionali. Se vedete qualcuno picchiare un’altra persona con violenza, presumete che quell’individuo voleva farlo e che è una persona violenta, e non che si tratta di un attore che interpreta una parte. Se leggete la notizia di qualcuno che rimane coinvolto in un incidente d’auto, presumete che sia un pessimo conducente e non che si sia trattato di un colpo di sfortuna. E, venendo al tema di questo articolo, se leggete qualcosa che riguarda un terrorista, presumete che il suo scopo ultimo sia il terrorismo.<br />
<span id="more-4568"></span><br />
Naturalmente non è sempre così facile. Se un tizio decide di traslocare a Seattle invece che a New York, è per il clima, la cultura o la sua carriera? Edward Jones e Keith Davis, che promossero questa teoria negli anni Sessanta e Settanta, proposero il concetto di “corrispondenza” per descrivere il grado di preponderanza di tale effetto. Quando un’azione presenta una corrispondenza alta, le persone tendono a dedurre le intenzioni di chi agisce direttamente dall’azione stessa (esempio: colpire qualcuno con violenza). Quando un’azione presenta una corrispondenza bassa, le persone tendono a non formulare l’assunzione (esempio: traslocare a Seattle).</p>
<p>Come per la maggior parte dei pregiudizi cognitivi, l’inferenza corrispondente ha senso da un punto di vista evolutivo. In un mondo di azioni semplici e di obiettivi di base, è una buona regola empirica che permette a una creatura di dedurre rapidamente gli scopi di un’altra creatura (“Mi sta attaccando perché vuole uccidermi”). Anche in creature senzienti e sociali come gli esseri umani, continua ad avere senso nella maggioranza dei casi. Se vedete qualcuno colpire violentemente qualcun altro, è ragionevole assumere che si tratti di una persona violenta. I pregiudizi cognitivi non sono male: si tratta di regole empiriche sensate.</p>
<p>Ma come tutti i pregiudizi cognitivi, anche la teoria dell’inferenza corrispondente a volte fallisce. E un ambito in cui fallisce in maniera spettacolare è la nostra risposta al terrorismo. Dato che spesso il terrorismo ha come risultato la morte orribile di molti innocenti, noi deduciamo erroneamente che la morte orribile di molti innocenti sia la motivazione principale del terrorista o dei terroristi, e non il mezzo per uno scopo diverso.</p>
<p>Ho trovato quest’analisi interessante in uno studio di Max Abrahms in “International Security”. “Why Terrorism Does Not Work” [Perché il terrorismo non funziona] esamina le motivazioni politiche di 28 gruppi terroristici: l’elenco completo delle “organizzazioni terroristiche straniere” delineato dal Dipartimento di Stato USA sin dal 2001. Abrahms elenca 42 obiettivi di policy di tali gruppi, e ha rilevato che i gruppi terroristici li hanno conseguiti soltanto il 7% delle volte.</p>
<p>Secondo i dati, il terrorismo ha più probabilità di riuscire se 1) i terroristi attaccano obiettivi militari più frequentemente che non obiettivi civili, e 2) se i terroristi hanno scopi minimalisti quali scacciare un potere straniero dal loro paese o assumere il controllo di una porzione di territorio, e non scopi massimalisti come stabilire un nuovo sistema politico nel paese o annientare un’altra nazione. In ogni caso, il terrorismo rimane un mezzo piuttosto inefficace per influenzare una linea politica.</p>
<p>La metodologia di Abrahms dà adito a molte critiche sottili, ma egli sembra eccedere nell’assegnare successi ai gruppi terroristici. (Gli obiettivi degli Hezbollah di espellere sia le forze di pace sia Israele dal Libano vengono contati come un successo, e allo stesso modo viene considerato il “parziale successo” delle Tigri di Tamil di costituire uno stato Tamil). Abrahms comunque offre un’ottima serie di dati per corroborare ciò che fino a oggi tutti sapevano: che il terrorismo non funziona.</p>
<p>Si tratta di materiale interessante, e consiglio la lettura dello studio. Per quanto mi riguarda, la parte più sagace è quando Abrahms utilizza la teoria dell’inferenza corrispondente per spiegare perché i gruppi terroristici che attaccano soprattutto i civili non raggiungono i loro obiettivi di policy, anche se si tratta di obiettivi minimalisti. Abrahms scrive:</p>
<p>“Secondo la teoria qui postulata, i gruppi terroristici che prendono di mira i civili non sono in grado di forzare un cambiamento di policy perché il terrorismo presenta una corrispondenza estremamente elevata. I paesi credono che le loro popolazioni civili vengano attaccate non perché un gruppo di terroristi sta protestando contro condizioni esterne sfavorevoli, quali l’occupazione territoriale o la povertà. Le nazioni prese di mira, invece, deducono le conseguenze a breve termine dell’atto terroristico: la morte di civili innocenti, il panico di massa, la perdita di fiducia nel governo come entità protettrice, la contrazione economica e l’inevitabile erosione delle libertà civili, e le ritengono gli obiettivi dei gruppi di terroristi. In breve, i paesi presi di mira considerano le conseguenze negative degli attacchi terroristici ai danni delle loro società e sistemi politici come una prova che i terroristi vogliono distruggere quei paesi. Le nazioni bersagliate sono comprensibilmente scettiche sul fatto che il negoziare o fare concessioni placherà dei terroristi che si ritiene siano motivati da questi obiettivi massimalisti”.</p>
<p>In altre parole, il terrorismo non funziona perché spinge le persone a essere meno propense ad accettare le richieste dei terroristi, non importa quanto semplici o limitate esse siano. La reazione al terrorismo ha un effetto totalmente opposto a ciò che vogliono i terroristi: le persone, semplicemente, non credono che quelle richieste tanto limitate siano le richieste vere e proprie.</p>
<p>Questa teoria spiega, con una chiarezza mai vista prima, perché molte persone sostengano bizzarramente che il terrorismo di al Qaeda (o il terrorismo islamico in generale) sia “diverso”: ovvero, che mentre altri gruppi terroristici hanno o possono avere degli obiettivi di policy, la motivazione principale di al Qaeda sia di ucciderci tutti. È una cosa che abbiamo sentito il presidente Bush affermare ripetutamente (Abrahms fa una serie di esempi nel suo studio), ed è un punto retorico nel dibattito.</p>
<p>Infatti gli obiettivi di policy di Bin Laden sono stati sorprendentemente coerenti finora. Abrahms ne elenca quattro; eccone sei enunciati dall’ex analista della CIA Michael Scheuer nel suo libro “Imperial Hubris”:</p>
<ul>
<li>Terminare il supporto statunitense nei confronti di Israele</li>
<li>Spingere le truppe americane fuori dal Medioriente, specialmente dall’Arabia Saudita</li>
<li>Terminare l’occupazione USA in Afghanistan e (successivamente) in Iraq</li>
<li>Terminare il supporto degli USA delle politiche anti-musulmane di altri paesi</li>
<li>Terminare la pressione statunitense sulle compagnie petrolifere arabe affinché mantengano prezzi bassi</li>
<li>Terminare il supporto statunitense verso governi arabi “illegittimi” (cioè moderati), come il Pakistan</li>
</ul>
<p>Anche se Bin Laden ha protestato per il fatto che gli americani hanno completamente frainteso le ragioni degli attacchi dell’11 settembre, la teoria dell’inferenza corrispondente postula che egli non sarà in grado di convincere la gente. Il terrorismo, e in special modo l’11 settembre, presentano una corrispondenza talmente elevata che le persone utilizzano gli effetti di quegli attacchi per dedurre le motivazioni dei terroristi. In altre parole, dato che Bin Laden ha provocato la morte di un paio di migliaia di persone con gli attacchi dell’11 settembre, la gente assume che questo deve essere stato il suo obiettivo, e che egli stia semplicemente presentando un’adesione formale a quelli che SOSTIENE siano i suoi obiettivi. Persino gli scopi reali di Bin Laden vengono ignorati, poiché le persone concentrano la loro attenzione sulle morti, sulla distruzione e sull’impatto economico.</p>
<p>Perversamente, il fraintendimento di Bush in merito agli obiettivi dei terroristi sta efficacemente impedendo ai terroristi di raggiungere i loro scopi.</p>
<p>Nulla di tutto questo vuole attenuare o giustificare il terrorismo; anzi, è tutto il contrario, poiché dimostra come il terrorismo non è un buon strumento di persuasione e di cambiamento di politica. Ma potremo combattere il terrorismo in maniera più efficace se comprendiamo che si tratta di un mezzo per il raggiungimento di un fine, che non è fine a se stesso. È necessario capire le vere motivazioni dei terroristi e non solo le loro tattiche specifiche. E più i nostri pregiudizi cognitivi offuscano questa comprensione, più sbagliamo nell’identificare la minaccia, scegliendo pessimi compromessi di sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.mitpressjournals.org/doi/pdf/10.1162/isec.2006.31.2.42">Max Abrahms, “Why Terrorism Does Not Work” </a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Correspondent_inference_theory">Correspondent inference theory </a><br />
Pregiudizi cognitivi: <a href="http://www.healthbolt.net/2007/02/14/26-reasons-what-you-think-is-right-is-%20wrong/">6 Reasons What You Think is Right is Wrong</a></p>
<p>Questo articolo è originariamente apparso su <a href="http://www.wired.com/politics/security/commentary/securitymatters/2007/07/securitymatters_0712">Wired.com</a></p>
<p>Edizione italiana curata da <a href="http://www.communicationvalley.it">Communication Valley SpA</a>.</p>
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