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	<title>Egitto 2014 &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cercando un altro Egitto (due)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2014 12:42:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’Egitto non è solo un paese per «turisti» di Giuseppe Acconcia Il Cairo – Le più grandi televisioni del mondo nei giorni delle elezioni presidenziali in Egitto mostravano gli alberghi vuoti delle località turistiche del Mar Rosso e titolavano: «Ci mancano i turisti». Con l’elezione dell’ex generale Abdel Fattah el-Sisi i turisti torneranno in grande [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_48289" aria-describedby="caption-attachment-48289" style="width: 246px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/egitto-resort-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-48289" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/egitto-resort-1-246x300.jpg" alt="Vignetta di Mauro Biani apparsa sul Manifesto 20 agosto 2013" width="246" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/egitto-resort-1-246x300.jpg 246w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/egitto-resort-1.jpg 586w" sizes="(max-width: 246px) 100vw, 246px" /></a><figcaption id="caption-attachment-48289" class="wp-caption-text">Vignetta di Mauro Biani apparsa sul Manifesto 20 agosto 2013</figcaption></figure>
<p><strong>L’Egitto non è solo un paese per «turisti»</strong></p>
<p>di</p>
<p><strong>Giuseppe Acconcia</strong></p>
<p>Il Cairo – Le più grandi televisioni del mondo nei giorni delle elezioni presidenziali in Egitto mostravano gli alberghi vuoti delle località turistiche del Mar Rosso e titolavano: «Ci mancano i turisti». Con l’elezione dell’ex generale Abdel Fattah el-Sisi i turisti torneranno in grande numero perché finalmente è tornata la «stabilità» nel paese delle piramidi e del museo egizio. Eppure non troveranno egiziani entusiasti del nuovo corso perché l’Egitto delle manifestazioni di piazza del 2011 e delle prime elezioni democratiche del 2012 non era forse un paese ideale per i turisti ma poteva diventare un esempio straordinario per la transizione democratica in Africa e Medio Oriente. Così non è stato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La distinzione tra egiziani e non egiziani è questione di orientalismo</strong></p>
<p>Eppure molti conservatori si ostinano a non vedere gli effetti devastanti del colpo di stato militare del 3 luglio 2013 sulle libertà individuali e la transizione democratica in Egitto. Su questo punto non esiste una distinzione tra egiziani e non egiziani. Ma tra orientalisti e chi tenta di criticare l’orientalismo. In altre parole, milioni di egiziani non vogliono un ex generale come presidente e lo hanno dimostrato boicottando il voto. Alcuni di loro sono annientati dalla crudele repressione contro gli islamisti, attuata dopo il 3 luglio 2013. Altri semplicemente non vogliono né l’autoritarismo dell’esercito né il neo-liberismo degli islamisti.</p>
<p>Essere orientalista significa esattamente credere che l’Egitto, e il Medio Oriente, siano speciali, diversi e che per questo non hanno niente a che vedere con l’Europa. Molti egiziani che ora sostengono Sisi (giudici, poliziotti, ex uomini di Mubarak) e a quanto pare anche alcuni stranieri residenti in Egitto, lo pensano.</p>
<p>Noi crediamo invece che solo dalla critica dell’orientalismo, a questa forma di esotismo, seguendo la quale, per realismo politico, l’Egitto dovrebbe essere solo una terra per turisti, possa nascere un’analisi non orientata sulle sorti del paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La dura vita dello straniero in terra straniera</strong></p>
<p>Ma concentriamoci per un momento sugli stranieri residenti in Egitto. Come di consueto, vivono una competizione estenuante all’interno delle loro comunità di espatriati all’estero (come spiega Adorno) per trovare lavoro e partecipare alla vita pubblica. E così forgiano una forma straordinaria di ipocrisia tanto da credersi, in questo caso, egiziani e rivendicare la loro «egizianità». Acquisiscono le abitudini locali, spesso senza conoscerne la storia, e credono per questo di avere il dovere di rispettare le istituzioni politiche del «loro paese» (anche dopo che sono state messe in discussione radicalmente come è avvenuto nel 2011 in Egitto). Una visione meno «patriottica» potrebbe in definitiva creare problemi con il gruppo di pari che gli egizianizzati frequentano. Eppure questi stranieri residenti non è facile incontrarli per le strade, le piazze dei quartieri popolari, di Zeitun, Embaba, Shubra, Matarya, Bulaq Dakrur: i luoghi dove milioni di egiziani vivono tra povertà, inquinamento, scontri, cadaveri e lacrimogeni.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Costruendo una «terza via»</strong></p>
<p>Non esistono solo militari e islamisti in Egitto ma giovani, attivisti per i diritti umani, socialisti, liberali, comunisti, ecc. che formano ormai una terza via concreta. Queste persone (come me) non hanno alcuna simpatia per i leader dei Fratelli musulmani che ritengono tra i principali responsabili del costante mantenimento dell’autoritarismo di regime e della povertà di masse di cittadini. Ma è il dovere di tutti non tacere gli abusi e i soprusi a cui sono stati sottoposti gli islamisti negli ultimi mesi, come riportato nell’articolo precedente. Questi uomini e donne, che hanno tentato di violare la legge anti-proteste marciando verso il palazzo presidenziale durante la campagna elettorale, costruiranno la terza via laica e secolare che riformerà il ruolo centrale nella gestione dello stato che fin qui hanno avuto i due pilastri dell’Egitto: esercito e islamisti. Ma per questo ci vogliono anni nei quali solo il viaggiatore temerario potrà visitare il paese delle piramidi e gli egizianizzati dovranno fare «opera di astrazione».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS. Noto alcune imprecisioni: ero in piazza Tahrir dal 28 gennaio 2011 e già avevo vissuto al Cairo nei due anni precedenti; la vittoria dell’ex generale, Abdel Fattah el-Sisi non rappresenta un ritorno dei militari perché l’esercito è rimasto al potere anche quando l’ex presidente Mohammed Morsi tentava di governare.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="iswWmVGOpb8"><iframe title="Francesco De Gregori - cercando un altro Egitto - 02 - album omonimo detto &quot;La Pecora&quot; (1974)" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/iswWmVGOpb8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cercando un altro Egitto: Giuseppe Acconcia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 14:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto 2014]]></category>
		<category><![CDATA[Forze armate egiziane]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Acconcia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Alloni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Egitto: la «democrazia» dei militari in giacca e cravatta ( in risposta all&#8217;articolo di Marco Alloni pubblicato ieri su Nazione Indiana  ) di Giuseppe Acconcia Il Cairo &#8211; Abdel Fattah el-Sisi (detto Sisi) è il nuovo presidente egiziano. Per la prima volta, il raís del più grande paese del Nord Africa guiderà lo stato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_48249" aria-describedby="caption-attachment-48249" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Defile-militaire-Egypte-604-564x261.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-48249" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Defile-militaire-Egypte-604-564x261-300x138.jpg" alt="Une parade de l'Armée égyptienne, organisée en 1998 dans le désert de l'Est du pays. © REUTERS." width="300" height="138" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Defile-militaire-Egypte-604-564x261-300x138.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/Defile-militaire-Egypte-604-564x261.jpg 564w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-48249" class="wp-caption-text">Une parade de l&#8217;Armée égyptienne, organisée en 1998 dans le désert de l&#8217;Est du pays. © REUTERS.</figcaption></figure>
<p><strong>Egitto: la «democrazia» dei militari in giacca e cravatta</strong></p>
<p>( in risposta all&#8217;articolo di Marco Alloni pubblicato ieri su <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/06/07/quattro-domande-ai-giornalisti-sullegitto/">Nazione Indiana  </a>)</p>
<p>di</p>
<p><strong>Giuseppe Acconcia</strong></p>
<p>Il Cairo &#8211; Abdel Fattah el-Sisi (detto Sisi) è il nuovo presidente egiziano. Per la prima volta, il raís del più grande paese del Nord Africa guiderà lo stato con le mani già insanguinate. L’ex generale, esponente del Consiglio supremo delle Forze armate (Scaf), è infatti responsabile dei test della verginità su 17 donne che manifestavano in piazza Tahrir (2011), e corresponsabile delle morti di circa mille egiziani nei 18 giorni di occupazione di piazza Tahrir (2011), delle violenze di Mohammed Mahmud e Maspiro (2011), ideatore del massacro di Rabaa al Adaweya (2013) e coinvolto nelle morti dei mesi precedenti alle elezioni presidenziali del maggio 2014. Nonostante ciò, il colpo di stato del 2013 che ha deposto l’ex presidente Mohammed Morsi lo ha incoronato come personaggio mediatico, diffondendo la mania per il ritorno della «stabilità» tra gli egiziani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I militari in giacca e cravatta</strong></p>
<p>«È l’ultima volta che mi vedrete con questa uniforme», ha detto Sisi dagli schermi della televisione pubblica all’annuncio della sua candidatura nel marzo scorso. Il passaggio dall&#8217;uniforme alla giacca e cravatta, come fu per Gamal Abdel Nasser, Anwar al Sadat e Hosni Mubarak, si è così compiuto. Le dimissioni di Sisi da ministro della Difesa sono state poi essenziali per mantenere viva l’ambigua relazione tra élite militare e politica che domina l’Egitto dalla rivoluzione del 1952.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene il movimento sociale di piazza Tahrir del gennaio 2011 si sia trasformato immediatamente in un colpo di stato militare, l’esercito ha agito con molta cautela per riprodurre il consueto rapporto tra élite politica e militare. Ha agito sul potenziale rivoluzionario dei movimenti di piazza. L’incontro in piazza Tahrir tra gli organizzatissimi Fratelli musulmani e i giovani rivoluzionari ha immediatamente disattivato il potenziale del movimento.</p>
<p>In un secondo momento, gli islamisti sono stati usati dall’élite militare per dimostrare al popolo egiziano che l’esercito, e solo l’esercito, è in grado, in altre parole ha il «potenziale rivoluzionario» per guidare il paese. E così le forze armate hanno di nuovo azzerato la distinzione tra politici e militari intervenendo direttamente per annullare la rivoluzione del 25 gennaio 2011 con il colpo di stato del 3 luglio 2013.</p>
<p>Da quel momento i militari hanno imposto la vendetta verso gli islamisti e un controllo scientifico sulla società egiziana: facendo ciò che la Fratellanza si era dimostrata incapace di fare (coprifuoco, controllo della polizia, leggi anti-proteste, leggi anti-terrorismo). Il potenziale rivoluzionario dei movimenti di piazza è stato così completamente azzerato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è un caso poi che il primo annuncio ufficiale della candidatura di Sisi sia arrivato dopo tre attentati e 50 vittime nel gennaio 2014. Riportando alla ribalta, per tipo di attacchi e luoghi dove sono avvenuti, le solite oscure connessioni tra Sicurezza di stato e islamismo radicale jihadista. Il sangue è servito ai militari per dimostrare ancora una volta che l’unica soluzione per gli egiziani è il ritorno del Faraone. E così, se il passaggio dall’élite politica a quella militare è stata impercettibile per gli egiziani nelle tre presidenze precedenti, tanto che pochi associano all’esercito Gamal Abdel Nasser, Anwar al Sadat e Hosni Mubarak, questa volta, il passaggio dall’uniforme agli abiti civili da presidente è avvenuto dopo un anno di governo islamista, che per i sostenitori dell’esercito verrà considerato come un «incubo scampato», per arrivare a incoronare Sisi e la sua «lucida follia». Dopo il 25 gennaio 2011, i militari hanno optato quindi prima per l’intervento diretto in politica dello Scaf e poi per un anno di farsa in cui hanno portato allo scoperto il lato oscuro dello stato: la Fratellanza musulmana, con lo scopo di dimostrare a tutti che si tratta solo di «terroristi incompetenti».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principale strumento di controllo di lungo termine, adoperato dallo stato per disattivare le contestazioni, è la legge anti proteste. Le principali ong indipendenti, il centro Nadeem e l’Iniziativa egiziana per i diritti personali hanno condannato l’aumento senza precedenti del numero di persone sparite e torturate in carcere, con il pretesto delle leggi anti-proteste e anti-terrorismo. Molti detenuti sono stati arrestati senza accuse e senza che venisse notificato ai familiari il luogo della detenzione per mesi. Secondo il sito indipendente <em>Mada Masr</em>, sono 41mila le persone arrestate dal giorno del colpo di stato militare del 3 luglio scorso, tra cui 926 minori, 4.768 studenti e 166 giornalisti. Invece le indagini sulle violenze di Rabaa al Adaweya sono state costantemente inquinate. Secondo organizzazioni dei diritti umani e ong indipendenti, sono oltre 2000 le persone scomparse il 14 agosto scorso, tra i partecipanti ai sit-in al Cairo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante ciò, non tocca a noi dire che la «rivoluzione» finisca necessariamente con un colpo di stato. Si registrano costanti divisioni all’interno dell’esercito che vengono messe a tacere, non ultima la possibile candidatura alle presidenziali dell’ex capo dello Staff dell’esercito, Sami Annan, ritirata all’ultimo momento. Non solo, la scarsa affluenza al voto di maggio dimostra una sempre più alta disaffezione degli egiziani ad aderire ai meccanismi di continua riproduzione del sistema autoritario e le autentiche aspirazioni democratiche del paese.</p>
<p>Tuttavia, solo la contestazione del ruolo politico dell’esercito può riportare in vita le aspirazioni rivoluzionarie. Questo potrà avvenire forse con la trasformazione della Fratellanza da pilastro dello stato a movimento rivoluzionario. Sperando che nel frattempo gli egiziani non abbiano dimenticato che il presidente Sisi era un militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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