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	<title>Elena Pulcini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Metafore della crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 06:01:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Monia Andreani Con Twilight viaggiamo dentro una metafora della crisi attuale, che è una crisi globale, scatenata dall’economia tardo-capitalista ma non confinata al campo finanziario o economico. Oggi siamo di fronte ad un livello tale di saturazione della crisi che il quadro molteplice in cui questa si è sviluppata – che è sociale, morale, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left" align="RIGHT"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-45092" alt="twilight2" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight2-710x1024.jpg" width="700" height="1009" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight2-710x1024.jpg 710w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight2-208x300.jpg 208w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p align="RIGHT">di <strong>Monia Andreani</strong></p>
<p>Con <i>Twilight</i> viaggiamo dentro una metafora della crisi attuale, che è una crisi globale, scatenata dall’economia tardo-capitalista ma non confinata al campo finanziario o economico. Oggi siamo di fronte ad un livello tale di saturazione della crisi che il quadro molteplice in cui questa si è sviluppata – che è sociale, morale, politico e antropologico – comincia a diventare consapevolezza diffusa. La crisi è anche quella della nostra individualità di persone che vivono quotidianamente la forte diversificazione sociale, la frammentazione dei legami di relazione sociale e personale, la precarizzazione di tutti gli aspetti della vita (a partire dal lavoro), e la cronicizzazione delle malattie – che si è sostituita ai processi di invecchiamento e ha fatto emergere l’impossibilità di guarigione.<span id="more-45077"></span> Il modello nel quale sono cresciute le generazioni degli ultimi quaranta anni nell’Occidente ricco e liberale è fortemente segnato da processi di individualizzazione che hanno prodotto, secondo la puntuale analisi politica di Elena Pulcini, una forma di soggettività globalizzata,  articolata in  un io che è allo stesso tempo <i>consumatore</i>, <i>spettatore</i>, <i>creatore</i>: «da un lato l’individuo <i>consumatore</i> e l’individuo <i>spettatore</i> che si delineano in corrispondenza della globalizzazione economica e delle nuove sfide globali e che sono caratterizzati da atomismo e indifferenza, edonismo e conformismo, passività e insicurezza; dall’altro, l’individuo creatore, il quale, spinto da una coazione al fare alimentata dalla globalizzazione tecnologica, ha smarrito, insieme alla progettualità […] il senso e lo scopo dell’agire, finendo per ledere i suoi stessi interessi e per mettere in pericolo la sopravvivenza dell’umanità e del mondo» <i> </i>(Pulcini, 2009, p. 13).</p>
<p>Ora che la crisi ha raggiunto il suo apice e che da questo livello non tende a recedere di un sol passo, il consumatore parassita del sistema di produzione, lo spettatore avido e imbevuto dell’immagine virale, il &#8220;creatore&#8221; incentrato nella produzione capitalista a tutti i costi – anche se dislocata sempre più in fretta per motivi di profitto – sono entrati in una crisi senza precedenti. <i>Twilight</i> è uno specchio fantastico della crisi che investe l’Io globale, infatti ha spopolato ovunque: i protagonisti sono dei giovanissimi annoiati e soli, che vivono in una zona degli Stati Uniti periferica e difficile dal punto di vista geografico, perché lontanissima dalle capitali del sogno americano, sogno pertanto infranto sotto la scure della crisi.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-45093" alt="THE TWILIGHT SAGA: NEW MOON" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8-1024x640.jpg" width="700" height="437" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8-1024x640.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8-300x187.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/twilight8-163x103.jpg 163w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bella e i suoi amici umani sono di estrazione sociale bassa, Jacob il licantropo appartiene ad una comunità di nativi americani che vivono in una riserva. I Cullen appaiono come giovani di buona famiglia, si vestono in modo impeccabile e hanno macchine lussuose, ma questa ricchezza per loro non ha significato alcuno; di fatto non si vantano della loro condizione di élite, che serve solo a mascherare la necessità di stare separati dagli altri per motivi di sicurezza. Se fosse fatta solo di tali ingredienti, sarebbe molto difficile immaginare il successo della saga di <i>Twilight</i>, apparentemente centrata sulla mediocrità e sulla piatta quotidianità di una generazione in crisi. Per fortuna che a cambiare le sorti della storia interviene in un modo del tutto particolare. il lato fantastico.</p>
<p>Questi giovani sono speciali proprio nella loro normalità, dentro la quale non sembrano vivere con troppa insofferenza. Non sognano infatti di diventare famosi in qualche modo, di ottenere un posto di prestigio in una delle tante aziende che garantiscono stipendi stellari e ritmi di lavoro accelerati; non vogliono lavorare in qualche istituzione pubblica: non hanno in mente nulla per il loro futuro, semplicemente perché questo futuro non c’è nel loro orizzonte. Bella e i suoi amici sono speciali perché hanno a che fare con un aspetto fantastico e sovrumano della vita, che sfugge però ai desideri, divenuti irraggiungibili per l’io &#8211; globale. Questi ragazzi conoscono il valore della vita perché alcuni di loro sono morti e sono diventati vampiri; conoscono i problemi della famiglia frammentata perché c’è chi, come Bella, ha rinunciato ad una vita in Arizona con la madre per andare a vivere con un padre che conosce pochissimo in un luogo sperduto; vivono gli effetti della separazione dalla società e sono consapevoli delle limitazioni della comunità chiusa perché c’è chi, come Jacob, trascorre la sua vita immerso in una socialità definita dalle regole tribali del branco di licantropi. Bella, Edward e Jacob, per nominare solo i personaggi principali della serie di <i>Twilight</i>, sono rispettivamente una umana, un vampiro e un uomo-lupo; ma a parte questo dato di fatto, non vogliono trasformare il mondo o salvare l’umanità, come succede invece in tantissime saghe della fantasy o della fiction da super-eroi. Loro sono semplicemente dei ragazzi che attraversano l’adolescenza e non desiderano diventare adulti. È interessante riflettere su come la figura del vampiro si inserisca a pennello in una storia il cui dato fondamentale è la mancanza, nei termini di impossibilità, di una visione della vita proiettata verso il futuro.</p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45098" alt="cullen-twilight-lunch" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1.jpg" width="960" height="612" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1.jpg 960w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1-300x191.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/cullen-twilight-lunch1-163x103.jpg 163w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
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<p>Il ricorso al vampiro è sintomatico di un aspetto della crisi vissuta e percepita dalle generazioni giovanili che si concentra proprio nell’assenza di futuro, perché il vampiro è colui che vive un eterno presente senza fine. Se il vampiro poi è giovane, è destinato a rimanerlo per sempre, a ricominciare le scuole superiori e a terminarle per poi ricominciarle e mai accedere ad un posto di lavoro. Pensiamo ai tanti diplomi di Edward, tutti appesi in casa, ma che danno l’impressione di essere solo dei tristi cimeli, inutili in quanto destinati ad accumularsi per un &#8220;sempre&#8221; che ha perso la sua misura. Dracula poteva ringiovanire dalla sua secolare vita di essere mummificato grazie ad una buona dose di sangue giovane; questi ragazzi non possono ringiovanire e non possono invecchiare, sono legati alla loro età, eternamente giovani, per sempre incompiuti.</p>
<p>Su Dracula l’investimento dell’immaginario della fine dell’Ottocento aveva una proiezione del tutto diversa, potremmo dire opposta, rispetto a quella che si rispecchia oggi in <i>Twilight</i>. Il Conte Dracula è indubbiamente un resto della società nobiliare decaduta, surclassata dalla rivoluzione industriale e dalla capacità imprenditoriale e di sviluppo del capitalismo. Dracula è figlio dell’Inghilterra anche se vive in Transilvania, e proprio a Londra si svolge parte del romanzo, perché è nella capitale della rivoluzione industriale che lui vuole andare a vivere. Il Conte rappresenta senza troppa fantasia il vecchio nemico della borghesia vincente, e nei colloqui con il suo giovane ospite inglese è chiaro il disprezzo che prova nei confronti di chi non vanti la sua discendenza. Però la società che idealizzava i valori a cui è abituato, è ormai decaduta così come il suo castello che è chiuso tra mura diroccate e pieno di oggetti di valore ma del tutto inutili. Una parte di <i>Dracula</i> è morta con il suo vecchio mondo, la parte che è ancora in vita, quella per cui egli è vampiro, lo fa diventare un neofita della nuova società, avido e veloce nell’apprendimento. Fino a quando egli rimane in <i>Transilvania</i> e vive isolato dalla società moderna, dal cuore pulsante del rinnovamento, la sua vita è monotona e lenta, egli è immerso nei fasti del passato, vive di ricordi. Ma Dracula è anche pronto a cogliere l’opportunità di cambiamento, che progetta nei minimi dettagli con una surreale emigrazione verso Londra.</p>
<p>Il Conte non si lascia sfuggire la possibilità di espandere il suo potere, di rinforzarsi, di ringiovanire, di accrescersi. L’ultima immagine di Dracula descritta da Harker prima di fuggire dal castello illustra perfettamente la personalità di questo vampiro: «Il Conte giaceva nella cassa, ma sembrava che il tempo fosse tornato indietro, perché i baffi e i capelli erano diventati color grigio ferro: le guance erano più piene e la pelle sembrava più colorita: la bocca era più rossa che mai perché sulle labbra c’era sangue fresco che gocciolava lungo il mento e il collo. Gli occhi incavati e brucianti erano immersi nel gonfiore delle palpebre. Quell’orribile creatura era gonfia di sangue: giaceva come una lurida sanguisuga, esausta nella sua pienezza» (Stoker, 1976, p. 61).</p>
<p>Se lo leggiamo con le lenti della teoria politica, Dracula è un emulo dell’uomo prometeico, figlio della società industriale e della trasformazione del potere sovrano. Come l’individuo descritto da Hobbes – completamente dedito all’acquisizione spasmodica e alla ricerca di un potere che gli assicuri la conservazione della vita –, Dracula cerca di imparare a conoscere e a usare i suoi poteri, si sforza di accumulare sangue nel suo corpo, di conservarsi e migliorarsi, per ristabilire la salute data solo dalla gioventù; egli desidera – e anzi vuole a tutti i costi – avere una compagnia, per questo trasforma nuovi vampiri (Hobbes, 1987; Pulcini, 2009, p. 33). Il Conte non ha limiti, non si pone freni di sorta, è lanciato verso un continuo accrescimento del suo potere; nella sua corsa verso l’espansione egli non ha obiettivi di altro genere se non quelli di un individualismo sfrenato ed egoistico, in questo è simile ad un bambino e proprio in questo sta la sua più grande debolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/The-Hunger-david-bowie-catherine-deneuve.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" alt="The Hunger - david bowie &amp; catherine deneuve" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/The-Hunger-david-bowie-catherine-deneuve-1024x735.jpg" width="700" height="502" /></a></p>
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<p>Dracula cade sotto il peso della efferata e incontrollata aberrazione dell’ideale capitalista e liberale: in lui manca l’aspetto della rinuncia e del sacrificio, non conosce disciplina ma solo voglia di mettersi alla prova; il suo destino di mostro è quello di parodiare alcuni aspetti di una individualità che egli non potrà mai acquisire del tutto, semplicemente perché la sua radice è in una società defunta e il suo rinnovamento non può durare. Il Conte ha un antagonista che è giovane e vincente, il prodotto perfetto della società rinnovata: intelligente e scaltro, amorale quanto basta per rubare l’oro del suo nemico durante la fuga dal castello, e per fondare la sua fortuna su questo furto/risarcimento del danno e sulle altre malefatte di Dracula.</p>
<p>Jonathan Harker misura i suoi successi in stretta relazione con gli insuccessi del Conte, ne è una controparte speculare; è coraggioso ma ancor di più lo è Mina sua moglie, che forma con lui un perfetto quadretto matrimoniale borghese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>Tratto da: Monia Andreani, <em>Twilight. Filosofia della vulnerabilità</em> (Ev Edizioni, 2011), pp. 66-73.</p>
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