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	<title>elezioni politiche &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vittorie di Pirro e governi di Leibniz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 06:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Pino Tripodi L&#8217;esito elettorale italiano – apparente ingovernabilità conclamata – qualora approdasse alla soluzione ritenuta antefatto più sragionevole – governo di minoranza CS al senato più voti del M5S – potrebbe trasformare tante vittorie di Pirro nel migliore dei mondi possibili di Leibniz. Ogni altra opzione pre e post elettorale (autosufficienza del centro sinistra, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pino Tripodi</strong><br />
L&#8217;esito elettorale italiano – apparente ingovernabilità conclamata – qualora approdasse alla soluzione  ritenuta antefatto più sragionevole – governo di minoranza CS al senato più voti del M5S – potrebbe trasformare tante vittorie di Pirro nel migliore dei mondi possibili di Leibniz. Ogni altra opzione pre e post elettorale (autosufficienza del centro sinistra, alleanza col centro, grande coalizione, governo della destra) sarebbe peggiore poiché non potrebbe far altro che realizzare l&#8217;agenda Monti approfondendo i danni sociali ed economici dei quali il governo di fatto, quello delle tecnocrazie europee, è divenuto più causa che rimedio. <span id="more-45024"></span>L&#8217;opzione neo elettorale inoltre potrebbe aprire scenari da far tremare i polsi.<br />
L&#8217;apparente impasse postelettorale potrebbe costringere gli attori principali – PD, M5S, tecnocrazie europee – in un angolo dal quale l&#8217;unica possibilità d&#8217;uscita per tutti sarebbe fare ciò che mai avrebbero voluto fare e con chi mai avrebbero pensato. Con in più una novità anti machiavellica: sia il PD sia il M5S per fare ciò che mai avrebbero pensato di fare assieme hanno bisogno che l&#8217;antagonista-sodale si mantenga compatto.<br />
Il governo di minoranza del CS non potrebbe che realizzare, almeno inizialmente, la parte del programma del M5S in qualche modo condivisa e condivisibile dal PD. E il M5S realizzerebbe parte qualificante dei suoi obiettivi con alcune delle forme politiche più detestate.</p>
<p>Ci troveremmo in tal caso in presenza di un doppio governo – quello formale a guida PD e un governo sostanziale guidato inizialmente dal M5S – che potrebbe condurre al massimo risultato sociale e politico oggi possibile e alla definitiva messa in mora del berlusconismo.</p>
<p>Il doppio governo necessiterebbe di sperimentare forme di espressione, di rappresentanza e di soluzione politica finora impensabili.<br />
 La crisi dei sistemi politici europei infatti si aggiunge a quella economica e rischia di essere ben più devastante. Ciò deriva dal fatto che paradigmi solitamente messi in campo unitamente o separatamente nella crisi attuale (keynesismo, monetarismo) fanno cilecca. Altre forme economiche pur pensabili e parzialmente pensate non possono essere agite con le forme politiche classiche. </p>
<p>A questo scenario si oppone il dispositivo macchinico della cultura politica dominante che impone al PD mentre si disgrega di giocare al massacro del M5S e al M5S di fare la palla di un bowling che corre veloce alla distruzione di tutti i birilli della politica e che scompare assieme a loro in fondo alla buca.</p>
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		<title>Tra i due contendenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 15:21:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[riflessioni, contraddizioni e timori postelettorali di Helena Janeczek Ho l’ossessione degli ultimi anni di Weimar, gli anni precedenti alla vittoria di Hitler. Ce l’ ho da quando l’Europa mediterranea, un paese dopo l’altro, è piombata in una crisi economica che si avvicina nella sua gravità a quella che, dopo il crollo di Wall Street del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>riflessioni, contraddizioni e timori postelettorali </p>
<p>di H<strong>elena Janeczek</strong></p>
<p>Ho l’ossessione degli ultimi anni di Weimar, gli anni precedenti alla vittoria di Hitler. Ce l’ ho da quando l’Europa mediterranea, un paese dopo l’altro, è piombata in una crisi economica che si avvicina nella sua gravità a quella che, dopo il crollo di Wall Street del ’29, raggiunse il Vecchio Continente. La Grande Depressione si abbatté con la massima durezza sulla Germania, complice le politiche di austerità imposte dal cancelliere Brüning. <span id="more-45021"></span><br />
Trovo sinistro che questa storia sia diventata quasi matrice di quanto sta succedendo oggi e che questo avvenga in parte cospicua a causa delle miopie della politica tedesca; con l’aggravante perversa che la distruzione sociale e economica di buona parte del continente avvenga sotto il tetto, anzi proprio a causa delle gestiona di un progetto-istituzione come l’Unione Europea, il cui fine doveva essere l’esatto opposto dei conflitti tra le singole nazioni.<br />
Quel che è accaduto sinora è che un partito di squadristi neonazisti ha preso quasi il 14% in Grecia e che l’Ungheria è governata dalla più classica destra razzista e liberticida. Il resto delle reazioni, per fortuna, ha aggregato i cittadini a sinistra. O perlomeno, molto chiaramente, non a destra.<br />
In Italia temo che, per una volta, dobbiamo anche ringraziare il tempismo giudiziario nel mostrarci le lauree del Trota comprate all’università Crystal di Tirana, gli investimenti della stirpe celtica in Tanzania e ogni altro svelamento dell’ incredibile grottesca corruzione dei “duri” e “puri” di Padania. Che una parte del voto leghista sia confluito sul M5S è un esito cruciale, visto che anche stavolta abbiamo scampato per un soffio una nuova vittoria Berlusconi-Lega.<br />
Grillo, senza dubbio, ha cercato di rivolgersi anche alla base elettorale della Lega. Spesso ha avuto uscite in odor di razzismo, di cui la più grave, poiché più strutturata, è il rifiuto della legge per la cittadinanza dei figli di immigrati unita alla clausola che il movimento accetta tra i suoi candidati solo cittadini italiani.<br />
E’ una mossa con cui si parla a un “comun sentire” xenofobo, in realtà assai trasversalmente diffuso e che la crisi non ha fatto altro che accentuare. Ma questo dato, che a me basta e avanza per ritenere l’M5S invotabile, non può essere preso in buonafede come tratto determinante del movimento. Se un ex elettore della Lega vota l’M5S, compie una scelta per la quale formule come “padroni in casa nostra” ecc. non sono più priorità della sua agenda.<br />
La priorità e il denominatore comune più largo del voto al Movimento è la volontà di porre fine allo stato di fatto che un neologismo italiano definisce partitocrazia. L’esperienza del governo “tecnico” non ha portato a nessun ridimensionamento significativo dei costi della politica di fronte ai cittadini massacrati da tasse insostenibili, riduzione drastica dei diritti dei lavoratori come pensioni, welfare, condizioni contrattuali di impiego. La trasformazione della classe politica in una casta blindata in sistematica autodifesa non è mai stata così palese e insopportabile.<br />
È sempre grave quando i rappresentanti democraticamente eletti si rivelano impegnati a inseguire i propri interessi privati non solo con l’emergere di reati gravi come corruzione, concussione, appropriazione di denaro pubblico ecc. ma anche attraverso le leve di potere di cui dispongono per mandato. Lo è ancora di più quando riguarda partiti che, per tradizione, dovrebbero stare dalla parte dei ceti più deboli. Gli elettori hanno tradito i partiti di sinistra, in primis il Pd, perché è stato il Pd a tradirli per troppo tempo. Il fatto che, almeno a livello degli esponenti che contano, non si fossero nemmeno resi conto di aver passato il limite di tolleranza, non fa che dare credito al significato della parola “casta”.<br />
A questo si somma un altro aspetto. Il sostengo al governo Monti, ossia l’avvallo alle sue politiche d’austerità imposte dall’agenda europea. Qui la questione diventa più complicata. In tutti i paesi sotto il mirino della crisi c’è stata l’imposizione perentoria dello stesso programma, del quale si sono fatti esecutori indistintamente governi di centro destra e centro sinistra, premier o governi tecnici. Tentando, magari, qualche insufficiente manovra di contrattazione a livello europeo come più volte ha fatto Monti, ma comportandosi da bravi sheriffi di Nottingham a casa propria. In Grecia, in Spagna, in Italia, in Portogallo, in Irlanda. François Hollande, eletto con un tifo davvero pan-europeo, aveva promesso di ricontrattare sul fiscal compact, ma l’economia francese e quindi la subordinata politica francese è troppo debole perché abbia sinora potuto mantenere la promessa.<br />
La politica e la democrazia sono svuotate e asfissiate dal loro evidente essere state poste sotto strozzinaggio. E se è vero che pressoché tutti i partiti tradizionali della sinistra europea hanno vissuto, dopo la caduta del Muro, una lunga stagione di infatuazione per il neoliberismo, in questa fase sta accadendo una cosa preoccupante. Ripensamenti e correzioni di rotta se li può permettere solo chi agisce negli stati UE che hanno il coltello dalla parte del manico. Per esempio la Spd che si trova a confrontarsi con i frutti delle riforme avviate dal cancelliere Schröder, quelle che hanno trasformato la Germania nel grande predatore da export, grazie alla riduzione del costo del lavoro; vale a dire, per esempio, a contratti sottopagati che equivalgono, secondo un recente articolo del Financial Times, al 22% della forza lavoro tedesca. Ora che stanno avvertendo sempre più forti segnali di impauperimento possono permettersi di votare contro il fiscal compact. La sinistra tradizionale greca, spagnola, italiana invece diverrebbe antieuropeista,populista e irresponsabile.<br />
Il rischio dei fallimento dell’Italia che ha portato all’istaurarsi del governo Monti era assai reale. Per questo la responsabilità degli esiti economici e politici dei salassi d’austerità con cui il paziente è passato dalla cattiva salute al semicoma va riportata forse ancor più su chi l’ha imposta che ascritta al suo esecutore-modello, che perlomeno ha cercato in vano di mercanteggiare qualche piccolo osso, premio o sconto. È tipico della cultura autoritaria esigere che il buon figlio “agisca responsabilmente” e poi prendersela con il popolo immaturo che non vuole riconoscersi in quella “grave responsabilità”. I giornali tedeschi liberali come “Die Zeit” e “Süddeutsche Zeitung” all’indomani del voto in Italia erano pieni di commenti che illustravano con colta e paternalistica competenza la tradizione del paese di Pulcinella, ma l’uscita più preoccupante è stata la frase sprezzante del candidato Spd Steinbrück sui due clown che hanno vinto le elezioni. Avrebbe dovuto chiedersi come mai 25% di italiani hanno dato il loro voto contro la cura Ludovico che il suo stesso partito stava bocciando in parlamento. Una sinistra costretta a agire contro i bisogni (nemmeno più soltanto interessi) della sua base elettorale è portata semplicemente verso il suicidio. Come si fa a votare convinti per un partito di centro-sinistra (vale ancora più per Sel), quando il problema non è più solo o soprattutto che questo non <strong>vuole</strong> dire o fare qualcosa di sinistra, ma che non <strong>può</strong>, potrebbe, dovrebbe farlo?<br />
Il Movimento Cinque Stelle ora si trova in mano una responsabilità enorme. Se la spinta verso un governissimo gli riesce, porta a casa il cadavere del Pd e non certo quello di Berlusconi. Se si torna a votare, sarà tutto da vedere.<br />
Qui c’è di nuovo qualche analogia con la storia degli ultimi anni di Weimar. Lo scontro più micidiale era quello tra Kpd e Spd, con i socialdemocratici spesso “responsabilmente” in appoggio delle politiche d’austerità dei governi di centro-destra. I comunisti li chiamavano “social fascisti” e credevano, al contrario, di poter sfruttare il movimento nazista per promuovere le spinte autenticamente rivoluzionarie. Dietro a quella politica c’era Stalin e quindi il parallelismo va preso con le pinze e riportato a un nodo centrale. Gli odi fratricidi a sinistra possono fare la fortuna della destra.<br />
Il problema che vedo in questi giorni è che Beppe Grillo, sinora unico udibile portavoce del Movimento, colui che detta la linea, sta ricambiando i commenti sprezzanti e le strategie per delegittimare lui e l’M5S con gli interessi. I mandarini del Pd hanno pensato di cavarsela con formule come “populismo”, “antipolitica”, “demagogia” e peggio, dimostrando un’altra volta l’incapacità di capire quel che stava succedendo nel paese.<br />
Ma quando Grillo spara che Bersani è un morto che cammina, una puttana che adesca e altre frasi del genere, alza consapevolmente dei muri d’ostilità pericolosi. La base elettorale di Pd e Sel vorrebbe in buona parte le stesse cose di quella del M5S, a partire dal rinnovamento e ridimensionamento della classe politica e delle regole di ingaggio che l&#8217;ha fatta diventare il mostro che è adesso. Quasi sempre, inoltre, si tratta ormai di voti dati senza adesione e entusiasmo, stanche crocette per il “meno peggio”, ossia scelte pochissimo identitarie. Invece l’umiliazione pubblica del nemico sconfitto innesca riflessi di difesa e chiusura intorno alla propria rappresentanza anche in chi è critico di quelli stessi “capi”. Parlo per me che avrei votato obtortissimo collo per Sel o il Pd (se avessi avuto la benedetta cittadinanza); mi sono sentita offesa da quelle uscite sino a arrivare a chiedermi se, nel caso si presentasse un aut-aut tra Berlusconi e Grillo, ce l’avrei fatta a votare per il secondo. Non è la scelta di non formare un governo assieme al Pd che mi ha destato scandalo, ma il <strong>come</strong>: perché coincide con quegli atti linguistici sommamente autoritari, che vogliono costringere chi li ascolta a una scelta di campo senza mediazioni.<br />
Non c’è niente di fascista in questo; ma di rivoluzionario, in senso descrittivo, sì. O tutto o niente. Chi non sta con noi, è contro di noi. Chi sta con noi è massa rivoluzionaria che preme in avanti dietro la guida dell&#8217;avanguardia che decide.<br />
Abbiamo già avuto per vent’anni l’esperienza di una politica che riduceva i cittadini a plebi da stadio, contrapposte tifoserie dotate di un potere di scelta molto simile a un televoto contrario o favorevole al solo personaggio dominante della scena, Berlusconi. Era la sua forma di “rivoluzione”, di eversione democratica televisiva. Che questa modalità venga ora attivata come schema per una divisione in tre blocchi nemici lo trovo potenzialmente foriero di pessimi esiti.<br />
Certo sta a noi in primo luogo non abboccare, ricordarci che il peso e le legittimità dei partiti e movimenti si compone della nostra fiducia accordata con il voto. E che gli elettori del Pd non sono esponenti della “casta” esattamente come gli elettori del M5S non sono compagni di merenda di Beppe Grillo o Casaleggio. Dovremmo quindi esigere un minimo di rispetto perché quei rappresentati non sono altro che l’espressione della nostra delega, anche se nello specifico abbiamo mille riserve nei loro confronti. Vale per Grillo, per Bersani, per Peter Steinbrück e per tutti. E ha un peso diverso ora che non siamo più in campagna elettorale, ma dopo. O forse siamo già alla vigilia di una nuova campagna elettorale, ma con un esito che si sta delineando a altissimo rischio.<br />
Per ora il Movimento parla pressoché con una sola voce. E se Grillo mira a usare i suoi voti e i suoi militanti allo scopo primario di delegittimare integralmente il Pd (non solo i suoi mandarini e la sua casta ma qualsiasi militante o persona che lo vota), temo che alle prossime elezioni cercherò di convincere ogni amico che ha scelto l’M5S a cambiare orientamento. Non per volontà di &#8220;annientamento&#8221;, ma ridimensionarlo q.b. per fargli svolgere un ruolo di reale opposizione, di pungolo nella carne stanca e spesso marcia soprattutto del Pd. E sperare che, stando in parlamento, possa farsi le ossa nel esercizio della politica nazionale e, strada facendo, capire come è fatto, di quale pluralità di persone e voci e posizioni, e dove vuole andare.<br />
In ogni caso, se ora non si riesce a trovare un modo magari anche atipico per sperimentare una politica che si avvii a mettere in pratica ciò che chiede oltre la metà degli italiani (nuova legge elettorale, tagli alla politica, politiche per il lavoro, tanto per cominciare), mi pare molto probabile che tra i due contendenti in un paese ancora più avvelenato, ci sarebbe il terzo che gode: Silvio Berlusconi e il suo carrozzone di corrotti, razzisti, mafiosi e Scilipoti di nuovo al governo. Stavolta l’abbiamo scampata per un pelo (non in Lombardia dove su due candidati alternativi ha vinto Maroni). Sarebbe la cosa  peggiore che potrebbe succedere all’Italia.</p>
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		<title>Voci dall&#8217;oltrepolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 13:14:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=MXYK7VT6Umk (Michele Monina ha pubblicato oggi, su El Pais, un articolo che qui ripropongo nella versione italiana. Un grazie all&#8217;autore. G.B.) di Michele Monina Alla fine l&#8217;ondata nuova, il tanto temuto (da alcuni) Tsunami ha travolto la politica italiana. O meglio, come uno tsunami che si rispetti, ha cominciato a travolgerla, e nelle prossime settimane, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.youtube.com/watch?v=MXYK7VT6Umk</p>
<p>(<em>Michele Monina ha pubblicato oggi, su</em> <strong>El Pais</strong>, <em><a href="http://internacional.elpais.com/internacional/2013/02/25/actualidad/1361819960_639621.html">un articolo</a> che qui ripropongo nella versione italiana. Un grazie all&#8217;autore. G.B.</em>)</p>
<p>di <strong>Michele Monina</strong></p>
<p>Alla fine l&#8217;ondata nuova, il tanto temuto (da alcuni) <em>Tsunami</em> ha travolto la politica italiana. O meglio, come uno <em>tsunami</em> che si rispetti, ha cominciato a travolgerla, e nelle prossime settimane, finirà di compiere la sua implacabile opera. Se questa tornata elettorale ha detto qualcosa di concreto è la vittoria del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. E già il chiamarlo così, il movimento di Beppe Grillo, suona decisamente ingeneroso nei confronti dei tanti, tantissimi attivisti che lo animano, e dei milioni di elettori che hanno deciso di dare un segnale molto deciso alla classe politica italiana.</p>
<p>In realtà, questa tornata elettorale di cose ne ha dette anche altre, altrettanto decise. Ha detto che la nostra classe politica, invece di cogliere segnali di malcontento tanto evidenti, non ha saputo fare di meglio che dar vita a quella che verrà ricordata come la più brutta campagna elettorale dalla nascita della Repubblica. Una campagna elettorale che non si è svolta tra la gente, fisicamente, ma in televisione, e dove i programmi elettorali sono stati sostituiti dagli insulti, o da trovate di marketing al limite dell&#8217;imbarazzo. Bersani che imita il suo imitatore, finendo per parlare più che altro di giaguari da smacchiare, Monti che si ritrova a bere birra e accarezzare cuccioli di cane in televisione per sembrare più umano di quanto non sia, Berlusconi che gioca l&#8217;ultima carta da imbonitore, smentito dal Governo Svizzero rispetto alla possibilità di un accordo che avrebbe dovuto coprire la restituzione dell&#8217;Imu, Giannino che, da noto notista economico, si scopre ciarlatano <i>cum laude</i>, e nel mentre, loro, i cosiddetti grillini lì, a riempire le piazze, a muoversi, atti a cambiare le cose. Che il MoVimento 5 Stelle non fosse una sciocchezza, ma la vera incarnazione italiana di una voglia di cambiamento, loro, i partiti tradizionali, l&#8217;hanno capito alla fine, troppo tardi, e l&#8217;ultimo giorno di campagna elettorale ne è la prova provata. Bersani a parlare a qualche centinaio di militanti in teatro, Berlusconi colpito da improvvisa e salvifica congiuntivite e loro, con Grillo, a riempire la roccaforte della sinistra e dei sindacati, Piazza San Giovanni a Roma.</p>
<p>Parlare di Rivoluzione, in Italia, è sempre difficile. Non ne abbiamo mai fatte, noi, di rivoluzioni. E quando qualcuno ha protestato, levato la testa, è sempre stato per mimesi con le altre nazioni europei, mai per spinta interna. Anche recentemente, niente <i>Indignados</i>, qui, niente <i>Occupy</i>. Stavolta sembra che qualcosa possa essere cambiata.</p>
<p>Preso atto che un quarto degli italiani aventi diritto di voto non ha esercitato questa funzione, grande segno di scontento, quel quarto dei votanti che ha scelto questa nuova forza politica, partita dal basso, autofinanziatasi e libera da parentele e coalizioni, è il vero dato importante, anche più del ritorno, fatuo, del Cavaliere. Con questi numeri anche solo pensare a un voto di protesta è ingenuo quanto supponente.</p>
<p>Chi oggi dichiara di aver vinto, che sia il Pd, alla Camera, o il PDL al Senato, sa in realtà di aver racimolato molti meno voti che in precedenza. Per quel che riguarda Monti, beh, è scomparso all&#8217;orizzonte, probabilmente con il suo nuovo amico, il cane Empatia. Hanno perso tutti quanti. Chi era inseguito e chi inseguiva.</p>
<p>Chi dice il contrario mente, sapendo di mentire.</p>
<p>Chiaro, ora potrebbe regnare il caos, ma tant&#8217;è, sono inconvenienti di una fase di transizione. Probabilmente si dovrà tornare a votare entro l&#8217;anno, ma, si spera, con facce diverse da quelle che ci hanno accompagnato negli ultimi vent&#8217;anni. Da uomo di sinistra, poi, mi auguro che da questa parte si smetta di guardare con supponenza e superiorità un movimento che quantomeno ha regalato un&#8217;idea di futuro una generazione fantasma. Basta parlare di populismo, citare Gramsci a sproposito per dimostrare che Grillo è il nuovo Mussolini. Siamo nel 2013 e certi paragoni offendono il presente e anche la memoria.</p>
<p>La sinistra torni a guardare alle piazze, invece che ai palazzi e ai giaguari. Berlusconi, invece, è auspicabile cominci a godersi la sua vecchiaia. Noi, sicuramente, ce la godremmo fino in fondo.</p>
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		<title>Giambo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 12:36:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[* di Daniele Ventre* La nostra agenda delle idee: partecipa! Lavoro a mezzogiorno e calo drastico di tasse casse erbatici e pontatici che non le confermò nemmeno Rotari con quel suo editto -ne parliamo al Rotary: sì quello di Ginevra esclusivissimo che cambia sede, il club del gruppo Bilderberg: vedrete a mezzogiorno il calo drastico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>* di <strong>Daniele Ventre</strong>*</p>
<p>La nostra agenda delle idee: partecipa!<br />
Lavoro a mezzogiorno e calo drastico<br />
di tasse casse erbatici e pontatici<br />
che non le confermò nemmeno Rotari<br />
con quel suo editto -ne parliamo al Rotary:<br />
sì quello di Ginevra esclusivissimo<br />
che cambia sede, il club del gruppo Bilderberg:<br />
vedrete a mezzogiorno il calo drastico<br />
di zuccheri -così per fame schiantano<br />
e alleggeriamo il welfare State d&#8217;un subito.<br />
Supporteremo l&#8217;export e gli introiti<br />
con l&#8217;export bank di Goldman Sachs e all&#8217;estero<br />
proventi e investimenti andranno a crescere<br />
-all&#8217;estero ma non da noi -capitemi,<br />
non siate schizzinosi, andiamo, giovani,<br />
la crisi la dovremo pur risolvere<br />
per il buon uomo che ha investito e specula.<br />
La nostra agenda delle idee: partecipa!<br />
E avremo la speciale linea credito<br />
del sud: vedrete come avremo credito<br />
-l&#8217;avremo noi, non certo voi, quel credito:<br />
l&#8217;Italia mica la si salva a credito!<br />
E avremo pure la cabina apposita<br />
per la regia che salva imprese e cavoli<br />
e pomodori -i giovani li colgono,<br />
lavoro stagionale, impieghi a cottimo:<br />
non siate schizzinosi, andiamo, giovani:<br />
per le ragazze i caporali avanzano:<br />
per te, ragazzo, sì, per te s&#8217;escogita<br />
la nostra agenda delle idee: partecipa!<br />
E per le imprese che nel sud si strozzano<br />
di credit crunch e nel big crunch implodono,<br />
per voi, amici, è il nostro fondo italico<br />
di investimento, con la private equity<br />
di tutto vi priviamo noi con equity.<br />
Felice te, che lieto e gonzo seguiti<br />
la nostra agenda e in tanta idea partecipi!<br />
E il mezzogiorno sale, ma non salano<br />
di mezzogiorno i pasti a Roma e in Ellade<br />
e i Greci d&#8217;occidente ormai s&#8217;affamano<br />
con quelli in madrepatria e non s&#8217;infiammano,<br />
ché in quest&#8217;agenda delle idee s&#8217;impegnano<br />
e nel pareggio di bilancio affogano<br />
con la costituzione democratica.<br />
E l&#8217;opportuno fondo per i giovani<br />
vi seguirà fin dalle medie, piccoli,<br />
così vi cresceremo schiavi giovani<br />
per guerre e per aziende combustibile<br />
umano d&#8217;affamati inesauribile<br />
e tutti i bimbi avranno il loro debito<br />
coi prestiti d&#8217;onore giusta il reddito<br />
dall&#8217;anno zero fino al diciottesimo:<br />
però non siate schizzinosi, giovani:<br />
gli schizzinosi a tanta idea non seguono.<br />
La nostra agenda per le idee: partecipa!<br />
Per il turismo l&#8217;ordine strategico<br />
prevede tanti viaggi nel Nord Africa<br />
Malì, Nigeria, Libia, Egitto, Tunisi<br />
per navi per aerei e sommergibili<br />
per missili se è il caso: quando muoiono<br />
non sono certo schizzinosi i giovani<br />
e il Welfare State si fa leggero subito.<br />
E avrete scuole, voi in Campania, e i siculi<br />
la bella antenna scudo per le atomiche.<br />
La nostra agenda per le idee: credeteci!<br />
Così vi cresceremo, dolci pargoli,<br />
soldati e schiavi, paglia per un attimo.</p>
<p>_________________</p>
<p>* Pubblicato, come ultimo di una serie di otto, qui:</p>
<p><a href="http://www.zibaldoni.it/2013/02/24/speciale-elezioni-7/">http://www.zibaldoni.it/2013/02/24/speciale-elezioni-7/</a></p>
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		<title>Per Neda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 17:48:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[Neda]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/coccarda-verde-per-neda.jpg" alt="coccarda-verde-per-neda" title="coccarda-verde-per-neda" width="165" height="272" class="aligncenter size-full wp-image-18709" /></p>
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		<title>Contro gli astensionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 10:40:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[beppe Sebaste]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Beppe Sebaste A ogni scadenza elettorale, anche se magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel vestibolo dell’Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C’è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/scheda-elettorale.jpg' alt='scheda-elettorale.jpg' /> di <strong>Beppe Sebaste</strong></p>
<p>A ogni scadenza elettorale, anche se magari non sono mai gli stessi, incontro amici e conoscenti che dicono che stavolta non voteranno. Non sono come gli ignavi di Dante, tormentati nel vestibolo dell’Inferno perché, già rifiutati dal Cielo, sono sgraditi anche a Satana, non avendo avuto neanche il coraggio di peccare. C’è chi è deluso (e chi non lo è?), c’è chi protesta per punire i partiti (ma punire chi?). C’è chi si sente ormai al di sopra della mischia, chi ostenta un’idea della coerenza e della purezza morale e politica che non ha niente a che vedere né con la coerenza, né con la morale, né con la politica. Tutti hanno invece molto a che vedere con una patologia dilagante: il narcisismo. <span id="more-5671"></span><br />
Il narcisismo di chi vuole astenersi dal voto si ammanta infatti della pretesa di identificarsi totalmente nell’atto del voto, di specchiare se stessi nella crocetta apposta sul simbolo elettorale, come se esistesse un simbolo o un partito capace di riflettere la complessità di sentimenti, aspirazioni e idee politiche di cui ognuno è portatore (consapevolmente o no). A chi ha questa assurda, ingenua pretesa, ricordo che il voto è un atto pragmatico che non esaurisce la politica che conta davvero, quella che ogni santo giorno ogni persona conduce in ciò che fa e che non fa &#8211; beninteso anche dopo le elezioni. Nessuna cabina elettorale può legittimamente contenere questo universo. Il narcisismo dell’illusoria coerenza di chi si astiene esprime invece un invadente egocentrismo che non conosce empatia né alterità, come lo specchio. Non conosce politica, pur essendone parte.<br />
Una volta anch’io dichiarai di non avere votato per protesta. Naturalmente era falso (avevo votato Pci), ma dire è fare, contano gli effetti di ciò che si enuncia. Era un messaggio politicamente interpretabile. Ma il non voto, scheda bianca o nulla, è un anonimo spreco che cancella ogni intenzione e va a vantaggio aritmetico dei partiti, anche quelli più avversi. Votare è un atto pragmatico che accade una volta ogni qualche anno. Non ho mai pensato che esaurisse le mie idee e emozioni, i miei orizzonti personali e collettivi. Non ho mai preteso che riflettesse più di tanto i miei sentimenti. Se voto Veltroni (per esempio) lo scelgo come interlocutore di un dialogo, fosse anche conflittuale. Votare significa poi contribuire a scegliere una serie di effetti irreversibili, a volte devastanti. Se si pensa che per una manciata di voti il petroliere Bush Jr. ha prevalso sull’ecologista Al Gore, e ha fatto così la catastrofica guerra all’Irak allevando generazioni di terroristi islamici, il contributo individuale alle elezioni assume una responsabilità da brividi.<br />
Scrivo queste frasi il giorno in cui appaiono dichiarazioni sconvolgenti di Bossi, Berlusconi e del suo delfino Dell’Utri. Se vincono loro, dice quest’ultimo, cambieranno i libri di Storia delle scuole per cancellare la Resistenza antifascista (lui la dice con la erre minuscola, per disprezzo); e che il mafioso Mangano, già stalliere di Arcore, fu un eroe, perché è morto in galera senza aver fatto mai il nome di Berlusconi. Ecco, le elezioni possono verosimilmente mandare al governo queste persone. Cari astensionisti, se davvero vi sentite neutrali di fronte a questa concreta eventualità, allora avete già scelto, e il mio voto sarà anche contro di voi.</p>
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