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	<title>Elvira Frosini &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>A spasso con gli Zombie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[igiaba scego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Corpo Morto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Igiaba Scego &#160; Passo lento. Claudicante. Volti assenti. La strada è quasi vuota. Il gruppo avanza, lentamente, inesorabilmente. Qualche passante si gira, osserva, cerca di capire, non capisce. Due turisti israeliani chiedono alla polizia: “Ma stanno male questi? Perchè camminano così?”. Molti sono scioccati dalla presenza dei preti alla testa del lento corteo. “Perché [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Igiaba Scego</strong> <figure id="attachment_49488" aria-describedby="caption-attachment-49488" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-49488" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli-300x199.jpg" alt="ZOMBITUDINE Elvira Frosini E Daniele Timpano foto Sefora Delli Rocioli" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli-1024x681.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli-900x598.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/foto-Frosini-Timpano-foto-Sefora-Delli-Rocioli.jpg 1419w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-49488" class="wp-caption-text">ZOMBITUDINE Elvira Frosini E Daniele Timpano foto Sefora Delli Rocioli</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Passo lento. Claudicante. Volti assenti. La strada è quasi vuota. Il gruppo avanza, lentamente, inesorabilmente. Qualche passante si gira, osserva, cerca di capire, non capisce. Due turisti israeliani chiedono alla polizia: “Ma stanno male questi? Perchè camminano così?”. Molti sono scioccati dalla presenza dei preti alla testa del lento corteo. “Perché dei preti scioperano? Il Vaticano ora fa pure scioperare?”. Ognuno cerca di leggere quei corpi con le proprie lenti, la propria angolatura di pensiero.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Il corteo avanza. Lento. Punti interrogativi si formano sopra la testa delle persone. “Oh povera Italia” dice qualcuno “siamo davvero ridotto così?”. I più giovani pensano invece ad Halloween che molti però pronunciano Aulin come la medicina. I giovani sghignazzano. Le turiste tedesche sono le più entusiaste. Una grida “Ehy guardate! Gli zombie! Gli zombie”. Qualcuno tira fuori gli smartphone. Ed ecco che un fuoco di flash colpisce il lento corteo dei non morti. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Il passo non cambia. È lento. Un passo che non sa che fare di se stesso. Avanza, ma perché non c&#8217;è alternativa. È come in quella gag dei Monty Python, </span></span></span><em><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">The ministry of silly walks</span></span></span></em><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">, dove ognuno cammina come gli pare. E poi ci sono i cartelli. In un primo momento sembrano solo cartelli eccentrici, qualcosa su cui farsi sopra una bella risata. Ed ecco che uno zombie, perché di zombie si tratta, mostra quasi con orgoglio il suo “Mangio solo vegani”. Una signora si arrabbia. È vegana. Si sente offesa. Altri invece appunto ridono. Ma poi guardandoli da vicino questi cartelli non sono poi così allegri. “Marcio su Roma” per esempio inquieta, perturba l&#8217;anima e in un attimo la città intorno diventa aliena.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Il lento corteo si dirige verso Montecitorio. Verso il palazzo. Verso il potere. Sembra quasi una scena di Zombie 2 di Lucio Fulci, quando gli zombie di Matul si avviano a invadere New York. Anche loro vogliono invadere il palazzo?</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Cosa vogliono fare? Qual&#8217;è la loro meta? E il loro scopo?</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">In realtà di mete questo attraversamento urbano stile zombie ne ha avute molte: Via del Governo Vecchio, Via del Pigneto, Piazza Navona, Campo dei Fiori, Piazzale Aldo Moro. E in generale il lavoro ha toccato un po&#8217; tutta Italia: Rieti, Asti, Milano, La Spezia. Il laboratorio Corpo Morto diretto da Elvira Frosini e Daniele Timpano è legato allo spettacolo teatrale </span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Zombitudine </i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">http://zombitudine.wix.com/zombitudine, della stessa compagnia, che andrà in scena nell&#8217;ambito di Roma Europa Festival al teatro dell&#8217;Orologio dal 2 al 23 Novembre a Roma. La figura dello zombie è il centro di tutta la narrazione. Uno zombie che è legato all&#8217;attualità del nostro presente statico, ma anche alla forza di una subalternità che non si arrende all&#8217;evidenza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">In </span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Zombitudine</i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> si affronta un vuoto” ci dice Elvira Frosini con la sua voce calda e profonda “un vuoto fatto di paure mutevoli che non sai dove indirizzare. Ed è così che l&#8217;emotività liquida in cui siamo produce una grande rabbia, una grande sensazione di ingiustizia. Però c&#8217;è anche l&#8217;impossibilità assoluta di reagire. Per questo si produce una rabbia repressa che noi nello spettacolo definiamo rabbia educata”.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Ma lo zombie non è solo immobilità. È paradossalmente anche azione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/10606132_10203189795048595_2060249266244248631_n.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-49486" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/10606132_10203189795048595_2060249266244248631_n-199x300.jpg" alt="10606132_10203189795048595_2060249266244248631_n" width="199" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/10606132_10203189795048595_2060249266244248631_n-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/10606132_10203189795048595_2060249266244248631_n.jpg 639w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Per preparare lo spettacolo Elvira Frosini e Daniele Timpano si sono letteralmente “sciroppati” migliaia di film horror, da Romero a Walking dead, ma hanno anche riflettuto molto su “Sora nostra morte corporale” ed ecco che il Saramago di </span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Le intermittenze della morte</i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> o Jean </span></span></span><span style="color: #343434"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Baudrillard</span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> di </span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Scambio Simbolico e la morte</i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> fanno capolino nella loro riflessione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Lo zombie poi a vederlo da vicino abbraccia una categoria Gramsciana. È il subalterno per eccellenza. Colui che è stato domato, sodomizzato, privato della sua umanità. Non è un caso che la parola sia di origine africana. Originariamente zombie nella lingua Bantu del Kikongo indicava l&#8217;idolo,mentre nel mondo Kimbundu zombie, <i>nzambi</i>, era uno degli appellativi del Dio serpente. La parola è poi approdata attraverso le navi negriere, e il dolore incommensurabile di chi era stato reso schiavo, nelle isole di Haiti dove ha cominciato ad indicare i non morti, i non più vivi, esseri a metà telecomandati da uno stregone, il bakor, che poteva fare di loro ciò che voleva.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">La connessione tra lo zombie e la subalternità coloniale è evidente. Lo zombie non poteva morire perchè il potere lo voleva attivo, da sfruttare. Lo zombie serviva come lavoratore nei campi di cotone, come corpo da stuprare, come essenza su cui riversare le proprie frustrazioni. La non morte era di fatto la condizione coloniale. Lo zombie poteva in questo senso solo subire. Però poteva anche essere il catalizzatore di paure che il potere aveva verso le masse. Gli zombie potevano fare massa, il subalterno poteva unirsi, come nel quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo e forse cambiare la civiltà. Lo zombie era il dannato descritto da Frantz Fanon che reclamava finalmente la sua terra.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Elvira Frosini, con il collega e il compagno di vita Daniele Timpano, è consapevole di tutto ciò, consapevole delle varie letture che attraversano il corpo zombie.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Chi sono questi che arrivano? Che succederà? Da una parte è il mondo povero che arriva, ma anche la casta che ci sfrutta. Lo zombie è uno scatolone che contiene un po&#8217; tutto. Cambia a seconda di chi lo guarda. È una figura che può essere ambivalente. Da una parte è una minaccia e dall&#8217;altra una figura salvifica. Questa figura nello spettacolo slitta continuamente da una cosa ad un&#8217;altra. A volte li descriviamo belli, eleganti, fascinosi, con gli abiti firmati, mentre altre volte sono sporchi, cenciosi, puzzano. Arriviamo a descriverli anche in fase di decomposizione”.</span></span></span></p>
<figure id="attachment_49490" aria-describedby="caption-attachment-49490" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-49490" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n-300x199.jpg" alt="Zombitudine a Montecitorio foto di Laura Toro" width="300" height="199" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n-900x599.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1012907_10203189795848615_2393696882737232698_n.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-49490" class="wp-caption-text">Zombitudine a Montecitorio foto di Laura Toro</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Ora il lento corteo è arrivato davanti al palazzo. Sembra quasi impossibile, ma sta succedendo. Intorno i lavoratori del porto di Taranto che protestano per i tanti problemi che attanaglia una dei più grandi snodi navali del Sud. C&#8217;è anche la polizia. Parecchi giornalisti. Gli sguardi sono in parti divertiti, in parte perplessi. Quando Daniele Timpano prende in mano il megafono e comincia a fare il suo discorso l&#8217;aria si fa improvissamente rarefatta. Il momento è serio. “Marciare, non marcire” urla Timpano al palazzo. Un brivido attraversa la schiena dei manifestanti di Taranto. È proprio il loro sguardo quello che diventa più serio. Al “Mortacci vostri” scandito dallo zombie Timpano scatta un applauso fragoroso. Ma quel “Mortacci vostri” non è solo un&#8217;accusa al palazzo. È un&#8217;accusa anche all&#8217;immobilità degli italiani. Alla società nel suo insieme.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Lo zombie” sottolinea Elvira Frosini “può avere una funzione salvifica proprio grazie alla sua basicità, alla sua inabilità. In fondo tutto questo è una sorta di rifiuto/rifugio da un mondo troppo complesso, veloce, che ci vuole sempre pronti, sempre svegli, sempre dentro, sempre sull&#8217;onda. È una lentezza che aiuta a prendere distanza, prendere contatto con se stessi”.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Zombitudine</i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> è legato idealmente ai lavori precedenti della compagnia, Digerseltz e Aldo Morto. Ma mentre in quei spettacoli l&#8217;approdo era il vuoto, con </span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"><i>Zombitudine</i></span></span></span><span style="color: #262626"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large"> Frosini-Timpano affrontano l&#8217;interno di questa bolla inspiegabile. E poi anche se il tema storico non è esplicitato (rispetto ad uno spettacolo come Aldo Morto legato ad un riconoscibile, nonché famoso fatto di cronaca, quello del rapimento Moro), la storia è il collante dell&#8217;intero spettacolo. Frosini e Timpano mettono in scena di fatto la propria (ma anche la nostra) perturbante relazione con la storia. La citazione di Franco Moretti </span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">“il represso, dunque, ritorna: ma travestito da mostro” è perfettamente applicabile al lavoro di Frosini-Timpano.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Ed ecco che ogni zombie racchiude in sé le umiliazioni di una storia italiana fatta di omertà, ingiustizie, stragi, corruzione. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Timpano finisce il suo discorso. La platea spontanea che si è formata intorno a lui applaude. Quel battere di mani frenetico e insensato è in quel momento un atto estremo di liberazione. La tensione è alta. Ed ecco che parte l&#8217;inno di Mameli. Nessuno degli zombie canta. È il segnale che si deve lasciare la postazione. Una marcia al contrario questa volta dando le spalle al palazzo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: large">Perchè forse non è lì la soluzione.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span class="Apple-style-span" style="color: #000000;font-family: 'Times New Roman', serif;font-size: large"> </span></p>
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