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	<title>englaro &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>NON POSSUMUS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 05:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Michele Martelli dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Michele Martelli<br />
dal capitolo conclusivo di Italy, Vatican State, Fazi Editore</p>
<p>In occasione della proposta di legge Bindi-Pollastrini sui Dico, i cosiddetti Pacs all’italiana, nell’editoriale di Avvenire del 6 febbraio 2007 firmato «Av», attribuibile quindi all’allora direttore Dino Boffo, veniva riesumata la vecchia formula ottocentesca del «non possumus», «non possiamo», adottata dal papato di Pio IX nel 1871 per esprimere il rifiuto a riconoscere il neonato Stato unitario d’Italia. Boffo in realtà così anticipava il succo della Nota della Cei di Bagnasco, che nel marzo 2007 avrebbe chiamato i politici cattolici all’«impegno» di dissociarsi dai Dico, negando loro la facoltà di appellarsi al principio conciliare della «libertà di coscienza» e dell’«autonomia dei laici in politica».<br />
A commento della vicenda, proviamo a fare un rapido elenco dei non possumus dei laici.<span id="more-36708"></span></p>
<p>Primo. I laici non possono rinunciare alla separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa resti nel suo dominio, che è quello religioso e spirituale, e non invada il campo della politica. Che il cardinal Ruini coinvolga la Cei, fuori e dentro le chiese, nella campagna astensionistica nel referendum del 2005 sulla fecondazione assistita; che Ruini e Cei pongano il veto sui Dico, dando una spallata al Governo in carica con l’adunata di massa del Family Day; che il cardinal Bagnasco emani linee e direttive legislative contro il testamento biologico, proponendo al Parlamento un apposito disegno di legge che pregiudizialmente eviti l’eutanasia e altri casi Englaro; che l’episcopato, di cui l’Avvenire è il portavoce, solleciti un decreto-lampo del Governo per condannare (contro il dettato costituzionale e il parere dell’alta magistratura) il corpo incosciente di Eluana Englaro a restare indefinitamente attaccato alle macchine. Tutto questo e altre cose del genere sono inaccettabili per i laici.</p>
<p>Secondo. I laici non possono acconsentire a che lo Stato privilegi una qualche religione, seppure maggioritaria, perché si violerebbe il principio della tolleranza, della libertà e dell’eguaglianza giuridica dei cittadini, religiosi e non. Che la Chiesa goda di esenzioni fiscali per le sue attività di lucro e non di culto; che benefici del privilegio dell’“otto per mille”; che i suoi simboli appaiano nei luoghi pubblici, quali segni distintivi della presunta identità culturale della nazione; che i suoi prelati presenzino le manifestazioni e le cerimonie pubbliche; che il cattolicesimo sia insegnato nelle scuole statali. Anche questo è contrario al principio della laicità dello Stato.</p>
<p>Terzo. I laici non possono accettare la trasformazione del peccato in reato. Si farebbe un “salto mortale” all’indietro di cinquecento o mille anni, ripristinando in forme nuove e surrettizie la teocrazia medioevale e l’Inquisizione tridentina. Che divorzio, aborto, adulterio, pratiche sessuali pre-matrimoniali o extra-matrimoniali, contraccettivi, rifiuto di terapie mediche invasive, fecondazione eterologa, omofilia e unioni civili, che tutto ciò sia punibile come reato, o sia oggetto di legislazione e regolamentazione restrittiva da parte dello Stato, solo perché è peccato per la Chiesa, è incomprensibile e terribilmente retrogrado per i difensori dello Stato laico e dei diritti umani, nonché dell’indipendenza e del primato della giurisdizione civile su quella ecclesiastica.</p>
<p>Quarto. I laici non possono subordinare la ragione alla fede. Se la fede non è «fede dubbiosa», fragile, incerta e senza dogmi, ma sistema compiuto e articolato di verità indefettibili e imperfettibili, e la ragione è invece scienza e conoscenza fallibile e perfettibile, ricerca critica senza fine e senza verità definitive, allora tra fede e ragione c’è totale inconciliabilità. Che la Chiesa pretenda di condannare Galilei per le sue osservazioni astronomiche; imporre che sia poco o non scientifica la teoria di Darwin per la sua scoperta dell’evoluzione delle specie, solo perché contrasta col racconto vetero-testamentario e neo-testamentario del primo e del secondo Adamo; dettare limiti esterni, religiosi, eteronomi alla libera ricerca e sperimentazione biomedica e biotecnologica; rifare della filosofia l’ancilla theologiae, ergendosi a giudice del pensiero libero. A tutto questo i laici sono indisponibili.</p>
<p>Quinto. I laici non possono far propria l’“etica della Verità”, perché sono per un’etica senza Dio, empirica, storica, relativistica. Anche per i laici, come sappiamo, ci sono valori e verità non negoziabili; ma non discendendo da Dio e dai Sacri Testi, bensì dalla storia e dall’evoluzione della specie umana, sono perciò aperti, migliorabili, disponibili a correzioni, ampliamenti e integrazioni. Che la Chiesa possa imporre il suo assolutismo etico, i suoi dogmi di fede, le sue ricette catechistiche di ciò che è “Bene” e di ciò che è “Male”: non divorziare, non fornicare, non usare contraccettivi, nemmeno se sei uno delle migliaia di africani malati di Aids, non abortire, condannare l’omosessualità e le unioni civili. Ecco ciò che è irriducibilmente estraneo ed opposto alla mentalità, ai costumi e all’etica laica.</p>
<p>Sesto. I laici non possono plaudire alla privatizzazione o alla lenta distruzione della scuola e dell’università pubblica, perché sono queste le sedi privilegiate della formazione critica, culturale, pluralista, umanista, scientifica, civile del cittadino democratico. Che la Chiesa pretenda, o ottenga di fatto, il privilegio esclusivo dell’insegnamento della religione nelle scuole statali; che le scuole cattoliche ottengano in meno di due ore il finanziamento pubblico negato dal Governo alla scuola statale, mandandola in malora; che le università cattoliche, come il campus biomedico opusdeista di Roma, possano beneficiare dei soldi pubblici, pur subordinando ricerca e didattica al dogma bellarminiano; che la scienza non può mai contraddire la fede, pena il suo precipitare nell’errore. Ecco un altro gruppo di pretese teocratiche e clericali che i sostenitori della laicità non potranno mai accettare.</p>
<p>Settimo. I laici non possono rinunciare a difendere la democrazia liberale, il pilastro dei pilastri della laicità, la somma delle conquiste politiche della modernità. Che la Chiesa, gerarchica e sacramentale, non riconosca le regole antidispotiche della divisione dei poteri e del Governo della maggioranza; che trami, come nel caso Englaro, contro i pronunciamenti e l’indipendenza della magistratura dall’esecutivo; che non si sottometta alla supremazia della giurisdizione civile, condannando sommessamente intra moenia i preti pedofili come don Cantini, e tentando così di sottrarli ai tribunali dello Stato; che non cessi di intromettersi pesantemente nella vita politica, con diktat, consigli, suggerimenti non richiesti, veti e ultimatum. Tutto questo è davvero intollerabile per i laici, credenti o non credenti, che hanno a cuore la Costituzione democratica.</p>
<p>Sette non possumus, sette principi irrinunciabili del laicismo. Sette essenziali motivi per cui «non possiamo non dirci laici». Per cui non possiamo non sentirci che liberi cittadini dell’Italia laica e repubblicana. Di un’Italia non vaticano-dipendente, ma autonoma e sovrana. Il cui inconfondibile indirizzo e denominazione per un visitatore e osservatore straniero possa essere Italy. Non Italy, Vatican State.</p>
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		<title>Battisti-Englaro: se la magistratura è debole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[battisti]]></category>
		<category><![CDATA[englaro]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele cantone]]></category>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Cantone All’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni vi sono due vicende La parte giudiziaria della triste storia di Eluana Englaro e la vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti si possono leggere in chiave unitaria. Parto dall’affaire Battisti; si tratta di una persona condannata all’ergastolo, dopo un regolare processo in contumacia. Si rifugia prima in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Raffaele Cantone</strong></p>
<p>All’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni vi sono due vicende  La parte giudiziaria della triste storia di Eluana Englaro e la vicenda dell’estradizione di  Cesare Battisti si possono leggere in chiave unitaria.<br />
Parto dall’affaire Battisti; si tratta di una persona condannata all’ergastolo, dopo un regolare processo in contumacia. Si rifugia prima in Francia e poi in Brasile, dove, arrestato, non viene consegnato alla giustizia italiana perché considerato dal governo sudamericano un rifugiato politico.<br />
E’ una decisione che lascia stupefatti perché nasconde (non molto in verità) un pregiudizio politico sul buon funzionamento della giustizia italiana. <span id="more-13900"></span><br />
Riassumendo senza timore di semplificare si può dire che il Brasile &#8211;  una democrazia giovane, nata dopo varie esperienze dittatoriali e con un sistema giudiziario non certo ritenuto fra i più efficienti e garantisti al mondo – ritiene che la magistratura italiana manchi della necessaria indipendenza quando giudica un terrorista.<br />
Il caso Englaro: il lunghissimo iter giudiziario cui si è sottoposto il papà di Eluana, che ha visto cinque gradi di giudizio (una prima sentenza della corte di appello di Milano era stata annullata dalla Cassazione) è giunto alla fine.<br />
La Cassazione ha, infatti, confermato la decisione della Corte di Appello milanese che aveva autorizzato la cessazione dell’alimentazione forzata, in quanto tale comportamento – secondo più perizie ed il parere di illustri scienziati – era di fatto equiparabile ad un accanimento terapeutico.<br />
La  decisione è legittimamente criticabile ma, come spiegano i giuristi, è ormai la legge del caso concreto e va, quindi eseguita.<br />
Ci si sarebbe potuti forse aspettare l’obiezione di coscienza di sanitari che, chiamati ad operare, avessero convinzioni religiose che impedivano loro tale gesto.<br />
Invece è intervenuto un provvedimento amministrativo che ha indicato  gravi conseguenze sanzionatorie per quelle strutture sanitarie che dovessero interrompere l’alimentazione forzata dei malati in stato vegetativo.<br />
Un atto apparentemente destinato a regolare situazioni astratte ma, in pratica, in grado di bloccare l’esecuzione della sentenza definitiva.<br />
E’ forse esagerato pensare che il provvedimento sia stato emesso dal Ministro competente sul presupposto di una sentenza considerata ingiusta e quindi di una magistratura non idonea a decidere?<br />
Ed allora non c’è chi non vede che entrambi i provvedimenti di cui si parla non vengono eseguiti per sfiducia nei confronti del “sistema giustizia” italiano.<br />
E coerente lamentarsi se uno Stato straniero &#8211; che conosce le nostra vicende da lontano e sa, quindi, che qualcuno qui molto autorevole giudica una parte della magistratura bisognosa di perizia psichiatrica &#8211; consideri la nostra giustizia non idonea a garantire ad un pericoloso terrorista un processo giusto?</p>
<p><em>pubblicato su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, il 24.1.2009</em></p>
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