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	<title>Enrico Ghezzi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L’intervista impossibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2004 23:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ghezzi]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
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					<description><![CDATA[Incontro fuori orario (e fuori tempo massimo) con Enrico Ghezzi di Franz Krauspenhaar Dopo una lunga serie di tentativi non andati purtroppo a buon fine per ragioni che sarebbe troppo complicato spiegare qui, (vi rimandiamo per questo al libro di Elisabetta Virgili I sottorranei di Saxa Rubra, edito dalla Anonima Editori) tre anni fa siamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro fuori orario (e fuori tempo massimo) con <strong>Enrico Ghezzi</strong><br />
di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/enrico_ghezzi_delirious_com.jpg" alt="enrico_ghezzi_delirious_com.jpg" align="left" border="0" height="150" hspace="4" vspace="2" width="200" />Dopo una lunga serie di tentativi non andati purtroppo a buon fine per ragioni che sarebbe troppo complicato spiegare qui, (vi rimandiamo per questo al libro di <strong>Elisabetta Virgili</strong> <em>I sottorranei di Saxa Rubra</em>, edito dalla <strong>Anonima Editori</strong>) tre anni fa siamo riusciti finalmente a intervistare il noto critico cinematografico <strong>Enrico Ghezzi</strong> nel corso della registrazione di una puntata di <strong>Fuori Orario</strong>. Crediamo sinceramente, con questa intervista atipica e inedita che abbiamo il piacere di pubblicare qui su Nazione Indiana grazie alla disponibilità dei redattori, di aver perlomeno tentato di dipanare alcune matasse, anzi bobine, di significato. Da sinceri appassionati di cinema, ci è parso doveroso tentare di fare chiarezza, per quanto ci è stato possibile…<br />
<span id="more-511"></span><br />
<strong>FK</strong>.(voce fuori campo per tutta l’intervista, sonoro non registrato) Dottor <strong>Ghezzi</strong>, vuole illustrarci i film che saranno visti in queste notti dal pubblico di “Fuori Orario”?</p>
<p><strong>EG</strong> (<em>Come sempre in primo piano</em>) “Eccentriche Indagini”, due notti a cura di <strong>Francesco Di Pace</strong>, titoli uno più classico dell’altro. Dominata dal bacio questa prima notte che inizia con <strong>Un bacio alla pistola</strong>, titolo italiano di uno stupendo film di <strong>Robert Aldrich</strong>, e finisce con <strong>Il bacio dell’assassino</strong>, il primo film riconosciuto, sia pure con qualche difficoltà, da <strong>Stanley Kubrick</strong> dopo <strong>Fear and Desire</strong>. E’ un film inevitabilmente preso da questa paura e desiderio. Sicuramente, entrambe indagini eccentriche.</p>
<p><strong>FK</strong> Vuole dire che i due film di stanotte parlano in qualche modo di indagini… fuori del comune? Se è così, in che senso?</p>
<p><strong>EG</strong> …In <strong>Aldrich</strong> la secchezza hammettiana, sublime, del film, porta a un lampo che acceca e non dice nulla – naturalmente nella notte – la squarcia, allude alla catastrofe atomica, allude a qualunque paranoia del potere, e insieme del non sapere, del sapere che non si fa sapere, del potere terroristico-scientifico, e allora tutta la violenza anche agghiacciante che abbiamo visto nel film…</p>
<p><strong>FK</strong> Mi scusi se la interrompo: il film non lo abbiamo ancora visto, perlomeno stasera; dunque lo dobbiamo ancora vedere; cioè lo vedremo tra poco; perché dunque dice che lo abbiamo visto?… Parla forse con il “noi” giornalistico, per caso? O è <em>semplice</em> plurale majestatis?…</p>
<p><strong>EG</strong> …La violenza dei gesti, la violenza psichica, la violenza dei corpi, diventa la violenza del movimento della società che non si conosce, del non conoscere nulla di come viene trattata la propria vita. Le “eccentriche indagini” è quindi il tentativo di porsi al di fuori della finta soggettività, che diventa solo fisica, appunto come in <strong>Hammett</strong> da cui è tratto il film.</p>
<p><strong>FK</strong> Sì… credo di aver capito… Si tratta, in sostanza, di pellicole d’azione molto coinvolgenti; dico bene?</p>
<p><strong>EG</strong> …Lo straordinario <strong>Ralph Meeker</strong>, l’attore protagonista che è una maschera totalmente fisica, una molla impassibile che d’improvviso scatta, un pezzo di gesso, un disco spezzato, e non c’è altro da dire perché c’è troppo da dire, in un film dove tutto è detto e cancellato subito, cantato, urlato, nascosto dentro il congegno del film.</p>
<p><strong>FK</strong> Effettivamente si tratta di un gran bel film d’azione dall’inizio alla fine, violento al punto giusto…</p>
<p><strong>EG</strong> …E’ curioso chiudere questa notte con – appunto – <strong>Il bacio dell’assassino</strong>, uno dei film meno congegnati, meno perfetti, dell’autore del cinema come congegno, di colui che si è confrontato di più con la macchina del cinema fino all’immaterialità sublime e terribile dell’ultimo <strong>Eyes Wide Shut</strong>.</p>
<p><strong>FK</strong> Ha proprio ragione!… <strong>Il bacio dell’assassino</strong> non è un film totalmente ben congegnato, come si suol dire&#8230; Forse <strong>Kubrick</strong> non si era ancora abbastanza preparato, in fondo era praticamente al debutto. Mi pare di ricordare che in quel film giovanile vi sia più attenzione agli aspetti formali, diciamo, che allo sviluppo narrativo… o no?… Ma lei, <strong>Ghezzi</strong>, cosa vuol dire esattamente quando parla di immaterialità sublime e terribile in <strong>Eyes Wide Shut</strong>? Parla per caso del “doppio sogno”, nevvero, schnitzleriano dei due protagonisti? Perché per il resto, più o meno, il film va abbastanza sul materiale… Provo a pensare alla famosa scena delle… ehm, dell’orgia, per esempio… Che ne dice?</p>
<p><strong>EG</strong> …In mezzo, <strong>Il lungo addio</strong>, <strong>The long goodbye</strong>, un film dinoccolato, pieno di nero, di mare nero, di schermi, un film di sguardi che già rivedono il cinema, il possibile <strong>Marlowe</strong> chandleriano visto solo come attraverso altri riquadri, attraverso altri “frame”, il cinema da sempre brechtiano-spettacolare di <strong>Robert Altman</strong>. Forse non è un film sublime, geniale come <strong>California Poker</strong>, <strong>California Split</strong>…</p>
<p><strong>FK</strong> Senta, Ghezzi: <strong>California Split</strong> è il titolo originale di <strong>California Poker</strong>, giusto?… Però, forse, non ho capito bene: ha proprio detto <strong>Split</strong>?… Oppure <strong>Suite</strong>?… (Il microfono, dio santo…) No, sa, perché se si tratta di <strong>California Suite</strong> quello è un film completamente diverso, mi pare proprio che non sia di <strong>Altman</strong>, mi dica lei se sbaglio; comunque il nome del regista, cazzarola, proprio non me lo ricordo… Me lo vuol dire lei, Ghezzi, cortesemente?</p>
<p><strong>EG</strong> …O <strong>Images</strong>, i film, i due film definitivi forse del cinema di <strong>Altman</strong>, appunto sicuramente é un film che spinge al massimo l’eccentricità  non della visione, ma chiude l’illusione che possiamo essere noi quella soggettiva, ne parleremo presto, ne riparleremo presto, non si può non parlarne, non si può non farl… non vederlo, la soggettiva del film, del cinema, che è la macchina; e quindi poi ogni immagine è invece una incredibile eccentricità.</p>
<p><strong>FK</strong> Senta un pò Ghezzi, sta parlando di <strong>California Poker</strong> o di <strong>Images</strong>? Quest’ultimo non l’ho visto… E non le pare, già che ci siamo, che nel suo complesso il cinema di <strong>Altman</strong> sia un po’ troppo sopravvalutato dalla critica?</p>
<p><strong>EG</strong> …Siamo lontanissimi da quel centro che ci vuol far credere di agire, di essere il vuoto della macchina da presa. Siamo vuoti e quindi siamo eccentrici, gassosi, aerei. Non possiamo porci come centro anche se lo risentiamo nel corpo, e questo è il deambulare di queste indagini, che siano poi fatte di gesti secchi, brutali – appunto <strong>Ralph Meeker</strong> – oppure che siano indolenti, come quelli di <strong>Elliott Gould</strong> in <strong>Altman</strong>, o sornione come quelle del meraviglioso <strong>Le catene della colpa</strong>, <strong>Out of the past</strong>, ancora la memoria… (<em>non si capisce una fava per circa due secondi anche dopo ventisette sbobinamenti, ndr</em>)… after, di ieri; <strong>Out of the past</strong> è uno dei tanti titoli che potrebbero dire tutto del cinema, potrebbero essere il “titolo” del cinema. <strong>Out of the past</strong>.</p>
<p><strong>FK</strong> Ascolti: ma anche i film di fantascienza ambientati nel futuro parlano del passato? E se si, in che modo?… Vuole essere così gentile da rispondere almeno a questa fottutissima e, soprattutto, semplicissima domanda?</p>
<p><strong>EG</strong> …E’ passato, il cinema è sempre, insieme e fuori dal… anche stanotte, stasera, in questo momento, sarà fuori dal passato, verrà dal passato… Buona visione… eccentrica visione, indagine… nella, con la visione.</p>
<p><strong>FK</strong> Ok, tante grazie al… (<em>Seguono le solite, bellissime immagini d’apertura girate da <strong>Jean Vigo</strong> col solito commento sonoro di <strong>Patti Smith</strong></em>).</p>
<p><em>(Nota: in fondo questo è un sincero omaggio. Tra i commenti al pezzo di <strong>Gianni Biondillo</strong> (</em><em><strong>Un discorso generico</strong></em>) sul noir, si è parlato anche di <strong>Enrico Ghezzi</strong>: che ci ha regalato per anni, al di là dei suoi “strani” monologhi introduttivi – uno di questi, assolutamente originale, è stato qua sopra “montato” in forma di intervista impossibile – la possibilità di utilizzare il videoregitratore per registrare spesso autentici capolavori, per conoscerli, per imparare guardandoli. Ora si sta tutto ridimensionando. I canali satellitari, credo. La politica. Il denaro. Eccetera…)</p>
<p>_________________</p>
<p>Per <strong> inserire commenti</strong> vai a <strong>Archivi per mese – giugno 2004</strong></p>
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