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	<title>Enrico Ratto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#3)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/corsica-la-deriva-mafiosa-del-nazionalismo-politico-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 May 2004 21:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ratto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Enrico Ratto Il sud e la costa ovest non sono da meno. Per quanto riguarda la criminalità organizzata straniera, il Procuratore Bernard Legras indica come la presenza della mafia italiana e russa sull’isola sia limitata a causa dell’ “impermeabilità della società corsa, costituita da strutture criminali locali che formano dei bastioni impenetrabili”, e che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico Ratto</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/iguana-web.jpg" alt="iguana-web.jpg" align="left" border="0" height="126" hspace="4" vspace="2" width="160" />Il sud e la costa ovest non sono da meno. Per quanto riguarda la criminalità organizzata straniera, il Procuratore Bernard Legras indica come la presenza della mafia italiana e russa sull’isola sia limitata a causa dell’ “impermeabilità della società corsa, costituita da strutture criminali locali che formano dei bastioni impenetrabili”, e che in particolare questa si concentra solo intorno all’Isola di Cavallo, paradiso turistico situato all’estremo sud della regione.<br />
<span id="more-481"></span><br />
Da Ile Rousse ad Ajaccio, una lunga serie di clan si dividono il territorio in zone d’influenza. All’alba del 5 giugno del 2003, trentasei ore prima di un referendum che avrebbe dovuto sancire il successo dell’attività diplomatica tra Stato francese e nazionalisti corsi durata cinque anni, le tv mostrano in manette l’uomo più ricercato di tutta Francia. E’ Yvan Colonna, il presunto assassino del prefetto Claude Erignac, ucciso ad Ajaccio il 6 febbraio del 1998. Ma quella mattina, sull’isola, in pochi hanno creduto che davvero Yvan Colonna, figlio di un importante deputato socialista, fosse rimasto nascosto per cinque anni, un solo uomo tra una popolazione che conta poco più di 250 mila abitanti, quando l’intero commando in azione ad Ajaccio era in carcere fino dal 1999. Piuttosto, la latitanza di Yvan Colonna è stata interpretata come l’evidente rappresentazione di una struttura clanistica e protettiva ancora molto radicata nell’ovest della Corsica, nonostante in gioco ci fosse l’incriminazione per l’omicidio del più alto rappresentante dello Stato francese sull’isola.</p>
<p>Inizialmente, gli investigatori avevano seguito piste nel Sud America, nelle isole del Pacifico, a Parigi e in Sardegna. In questi ultimi mesi, l’inchiesta sta accertando che Yvan Colonna ha semplicemente trascorso la sua latitanza nei paesi intorno ad Ajaccio, tra le stesse montagne in cui è stato arrestato il 5 giugno del 2003. Chi ha protetto Yvan Colonna? Quali sono i clan implicati in questa vicenda? L’inchiesta, la “sacra inchiesta” come l’ha definita l’ex Ministro dell’Interno Chevenement, lo dovrà accertare.</p>
<p>La notte del 17 agosto del 2001, la Corsica del Sud è teatro di una nuova azione omicida: questa volta, il soggetto da colpire è un nazionalista, il leader che ha seguito dall’interno l’evoluzione del nazionalismo corso moderno. Si chiama Francois Santoni, e muore ucciso da 13 colpi di 7,62 in una località a 25 chilometri da Bonifacio. Un anno prima la stessa sorte era toccata a Jean Michel Rossi. I due personaggi, oltre all’intensa attività politica dedicata alla costruzione di un rapporto tra nazionalismo, clandestinità e Stato francese, hanno un’altra cosa in comune: tutto questo lo hanno raccontato. Infatti, muoiono entrambi un anno dopo aver rilasciato una lunga intervista all’ex giornalista di Liberation Guy Benhamou, pubblicata nel libro “Pour solde de tout compte”. La resa dei conti. L’Operazione Iguana, dal soprannome di Santoni, non è solo l’azione di un commando criminale, ma è il culmine di un progetto pianificato che vede implicati gli interessi di personaggi legati alla politica, alla finanza e alla criminalità dell’isola. Tra i primi sospettati c’è un nome noto: Charles Pieri. Ex socio di Santoni, in seguito alle dichiarazioni di quest’ultimo sulle attività finanziarie illecite del nazionalismo, Pieri diventa uno dei suoi più importanti nemici. “Inizialmente” afferma nel febbraio 2004 Nicolas Sarkozy a Le Monde “si è voluta seguire la pista del regolamento di conti personale”, ma Pieri viene scagionato dopo il ritrovamento, a pochi chilometri dal luogo dell’omicidio, di una Peugeot 205 bianca, di proprietà di un altro uomo, legato ad altri clan, politicamente distante da Charles Pieri. Si chiama Alain Robin, ed è accusato di “complicità in omicidio, complicità in tentato omicidio e associazione a delinquere in relazione con imprese terroristiche”. Perché quest’uomo dovrebbe essere distante da Charles Pieri? Secondo il giudice Gilbert Thiel, il secondo membro del commando impiegato nell’Operazione Iguana, è senza dubbio Ange-Marie “Angeot” Orsoni. Questo personaggio, ex militante in uno di quei micro-gruppi nazionalisti privi di ogni vertice e controllo, era cugino di Alain Orsoni, il fautore delle scissioni dell’FLNC nel 1990 e fondatore dell’MPA, la vetrina legale dell’FLNC Canal Habituel. Una branca del movimento più volte accusata dagli stessi Santoni e Pieri di essere “una pura e semplice organizzazione mafiosa”.</p>
<p>L’omicidio Santoni, dunque, andrebbe ben oltre il regolamento di conti personale tra due ex soci in affari. Per la magistratura francese sarà molto importante accertare le responsabilità dei clan che hanno visto assassinare il leader nazionalista, negli ultimi anni di vita un convinto sostenitore della lotta alla criminalità-nazionalista, sul loro territorio, nel pieno sud della Corsica.</p>
<p>Questa complessa geografia delle imprese criminali della Corsica ha molto in comune con la presenza, fluttuante, dello Stato francese sull’isola. Al di là dei finanziamenti e delle diverse forme di sovvenzioni, che come si è visto preoccupano gli analisti per il loro sbilanciamento con l’attività economica regionale, non è possibile analizzare il fenomeno criminale corso, le sue ascese e le sue evoluzioni, se non attraverso un sistematico riferimento alla strategia politica ed economica perseguita dalle due parti: nazionalisti e Stato francese.</p>
<p>La mafia corsa, ormai evidentemente inscindibile da certe frange di un nazionalismo tutto operativo e privo di qualunque ideologia, non si evolve necessariamente secondo un meccanismo di azione-reazione nei confronti della politica centrale francese. I precedenti storici dimostrano che si tratta di un sistema di relazioni più complesso, fatto di convergenze ed allontanamenti, accentramenti improvvisi e politiche regionalistiche molto spesso orientate solo al breve periodo. La volatilità delle decisioni del governo francese, e le infinite scissioni di un nazionalismo senza più leader, sono tra le più importanti cause di questo pericoloso fenomeno. Da oggi, sarà solo possibile osservare se il giro di vite promesso dal Ministro dell’Interno Sarkozy circa la “deriva mafiosa del nazionalismo corso” porterà, sul lungo periodo, gli effetti sperati. Facendo attenzione, però, a non ledere le politiche costruttive di un forte corsismo moderato.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>[3 – fine]</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Enrico Ratto collabora con quotidiani e settimanali, ha scritto di nazionalismo corso su <strong>Diario</strong>. Il suo ultimo libro è &#8220;<em>Ultimatum. Quando fallisce la politica</em>&#8221; (AdnKronos Libri).</p>
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		<title>Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#2)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/corsica-la-deriva-mafiosa-del-nazionalismo-politico-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 May 2004 22:28:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ratto]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Enrico Ratto I clan e le influenze sul territorio. Bastia, Alta Corsica, pianure dell’Est. Esiste una spiegazione storica per il fatto che le grandi bande criminali sono nate e cresciute lungo la costa est dell’isola, nelle pianure tra Bastia, Ghisonaccia e Aleria, per poi espandersi e controllare il sud , Porto Vecchio e Bonifacio. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico Ratto</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/furto.jpg" alt="furto.jpg" align="left" border="0" height="81" hspace="4" vspace="2" width="130" /><strong>I clan e le influenze sul territorio.</strong></p>
<p>Bastia, Alta Corsica, pianure dell’Est. Esiste una spiegazione storica per il fatto che le grandi bande criminali sono nate e cresciute lungo la costa est dell’isola, nelle pianure tra Bastia, Ghisonaccia e Aleria, per poi espandersi e controllare il sud , Porto Vecchio e Bonifacio.<br />
<span id="more-480"></span><br />
Questa è la zona in cui negli anni ‘70, al termine dell’esperienza coloniale francese, il presidente De Gaulle decide di distribuire i terreni agricoli agli ex coloni algerini rimpatriati nella loro isola (si consideri che tra gli anni ’30 e gli anni ’60 il 20% delle legioni francesi in Algeria erano formate da corsi). In seguito all’improvvisa occupazione delle terre, la costa est ha vissuto anni di forti scosse di assestamento, e non è un caso che proprio qui, nel 1975, con l’assedio alla cascina di un viticoltore di Aleria, sia nato il nazionalismo corso moderno. La costa est, con le sue estensioni pianeggianti tra le montagne e il mare, ha trainato l’economia locale grazie ad una attività agricola intensiva, che si è poi trasformata in commerciale e, infine, turistica. E proprio in questa zona, alla fine degli anni ’70, nasce, prospera e si arricchisce la più importante organizzazione criminale della Corsica: la Brise de Mer. Le sue fonti di reddito sono racket, le rapine ed estorsioni.</p>
<p>Nel 2000, un rapporto sulla criminalità organizzata del Procuratore di Bastia Bernard Legras individuava lungo la costa est un’elevata concentrazione di attività illecite, e ne indicava le peculiarità. Secondo il procuratore Legras; in quest’area si sarebbe stabilita una convergenza di interessi tra i gruppi nazionalisti radicali e la gang della Brise de Mer. Negli ultimi anni, infatti, la banda avrebbe firmato gran parte delle azioni armate organizzate contro obiettivi commerciali e turistici della costa est. Esisterebbe un’affinità tra gli obiettivi dei nazionalisti, protagonisti della battaglia armata contro la speculazione edilizia lungo le coste e le attività commerciali francesi, e le azioni criminali della Brise de Mer.</p>
<p>Ma che cosa è stata la Brise de Mer, questa banda criminale che prende il nome da un ristorante affacciato sul Vieux Port di Bastia sul cui retro si scommetteva e si giocava a poker, per l’economia e lo sviluppo della Corsica?<br />
Il colpo più grosso, la banda lo mette in atto in Svizzera, il 25 marzo del 1990. Quel giorno, cinque uomini guidati da André Benedetti, un vecchio gangster di origini cinesi, entrano nell’istituto UBS di Ginevra e portano via un bottino di 125 milioni di franchi, circa 19 milioni di Euro, per il peso totale di 220 chili di biglietti cartacei. Dieci anni più tardi, quando si aprirà il processo nei confronti dei cinque rapinatori, l’indagine non sarà ancora riuscita a chiarire che fine abbia fatto quell’immensa somma di denaro, visto che tutto ciò che venne ritrovato in mano ai cinque della banda fu una vecchia Mercedes e la traccia di un investimento di 1 milione di franchi in una società francese. Da qui, e da altre fonti, deriverebbe il capitale a disposizione della Brise de Mer che, secondo una relazione del 2000 del Senato francese sulla criminalità corsa, viene stimato “tra gli 800 milioni e il miliardo di franchi”. Tra i 120 e i 125 milioni di Euro. Troppo per affermare che le attività e gli investimenti di questa organizzazione si limitino alla Corsica.</p>
<p>Una struttura, quella della Brise de Mer, fortemente frammentata, atomistica, molto più simile al banditismo storico delle zone interne dell’isola che ad un’organizzazione mafiosa vera e propria. Non esiste alcuna gerarchia piramidale dotata di un leader, di alcuni alti funzionari e di una larga base attiva. I magistrati francesi definiscono la Brise de Mer presente nella Corsica del Nord come “una nebulosa, costituita in realtà da squadre indipendenti che, dopo vent’anni di attività, mantengono come punto d’incontro lo stesso bistrot nel centro di Bastia”. Una non-struttura del genere necessariamente diversifica le proprie attività e tende a mantenere ben labile il confine tra partecipazioni e investimenti legali ed illegali. Anche il legame con il nazionalismo è allo stesso tempo stretto ma flessibile. Negli anni ’90, durante una serie di perquisizioni in appartamenti parigini riconducibili alla Brise de Mer, vengono rintracciati documenti utili per individuare alcuni personaggi latitanti legati al nazionalismo corso armato. Nell’isola, al nord come al sud, molti militanti clandestini hanno partecipato ad attività di banditismo in cui era implicata la Brise de Mer.</p>
<p>L’Express, in un’inchiesta del 2001, definisce i rapporti tra l’organizzazione criminale e il nazionalismo armato come legami “tra gangster e uomini dal passamontagna, magari con posizioni opposte sul divenire della Corsica, ma che loro malgrado si rendono utili l’un l’altro”. Sicuramente, da un punto di vista logistico, la Brise de Mer, grazie ai suoi legami storici con le organizzazioni criminali marsigliesi, con la French Connection e la criminalità parigina, si è affermata come un grande fornitore d’armi ai gruppi nazionalisti armati degli anni ’90, quelli nati in seguito alla storica scissione dell’FLNC e autori di una scia di attentati lunga più di quindici anni. Ma secondo un’analisi più strettamente politica, appare dubbio che il banditismo della Brise de Mer e il nazionalismo armato non condividano una stessa idea del corsismo. O per lo meno, non condividano una stessa idea dei rapporti che i corsi devono mantenere con la struttura politica ed economica francese. Il nazionalismo corso degli anni ’80 e ’90 si è caratterizzato per un’attività sotterranea, ben documentata dalle rivelazioni di due ex leader nazionalisti – Francois Santoni e Jean Michel Rossi, entrambi assassinati nel 2000 e 2001 &#8211; per ottenere un canale privilegiato nei rapporti con lo stato francese. Autonomismo sì, ma allo stesso tempo la ricerca di relazioni commerciali utili all’economia dell’isola. E’ difficile pensare che anche la Brise de Mer, in quegli anni di relazioni così intense con la criminalità continentale, non perseguisse gli stessi obiettivi, tipici di una struttura che si propone di controllare l’economia di un’intera regione secondo le regole di un’impresa criminale.</p>
<p>I legami tra nazionalisti e Brise de Mer sono documentati anche dai rapporti personali. Nel 1983 un esponente della banda di Bastia e un leader nazionalista dell’Alta Corsica scontano le rispettive pene nel carcere di Sainte-Claire, a Bastia. Il 22 gennaio del 1984, di prima mattina, i due lanciano una corda di canapa dalle finestra ed evadono insieme calandosi, come al cinema, dalla stessa stanza del penitenziario. Il bandito è Francois Mariani, storicamente legato alla Brise de Mer, che diventerà la figura di spicco del banditismo corso moderno. Il politico è Charles Pieri, oggi l’uomo di riferimento delle attività politiche e commerciali del nord della Corsica. Quando Charles Pieri viene arrestato per l’ennesima volta la mattina del 13 dicembre del 2003, il Ministro Sarkozy promette di voler “far cadere quest’uomo come Al Capone”.</p>
<p>Charles Pieri: l’uomo che secondo la Procura di Parigi che ha chiesto il suo ultimo arresto rappresenta la sintesi tra nazionalismo, finanza e racket sul territorio. Il socio, e poi grande nemico, del leader nazionalista ucciso nel 2001 Francois Santoni, con il quale ha fondato la società di trasporto di capitali Bastia Securita. Secondo una recente inchiesta de Le Figaro, Charles Pieri e i suoi soci, per ottenere il monopolio sul movimento del denaro nel nord della Corsica “per anni hanno utilizzato un solo metodo: attaccare sistematicamente i furgoni che trasportavano denaro prima della creazione di Bastia Securita, la quale ha così garantito e ottenuto il controllo dell’intera attività”. L’inchiesta della magistratura francese inizia nell’estate del 2002 e, per tutto l’anno successivo, il giudice Philippe Courroye controlla gli affari di questo politico che nel giro di un anno e mezzo avrebbe versato in undici società da lui controllate circa 300 mila euro: al termine dell’indagine, Pieri viene accusato “dell’attentato del 4 aprile 2002 contro il Club Med di Bastia, di pressanti richieste di denaro ai suoi associati, di commissioni occulte sul trasferimento di capitali, di debiti col fisco e di un alto numero di frodi finanziarie”. Secondo l’istruttoria, Charles Pieri avrebbe messo in piedi “un sistema fondato sulla paura, il racket e il sistematico ricorso ad attentati intimidatori”. Interrogato in carcere a Parigi lo scorso 6 gennaio, Pieri si è proclamato estraneo ad ogni accusa. Inoltre, ha affermato di aver aderito “ad un unico movimento nazionalista, Indipendenza, ed essa non ha alcun legame con i clandestini dell’ex FLNC, né sul piano politico, né sul piano finanziario”. Ma la storica importanza di Pieri come nazionalista emerge dalle colonne di U Rimbombu, il settimanale d’informazione del nazionalismo radicale, il medium tra le gerarchie militanti, la base del movimento e lo Stato francese, di cui Pieri è caporedattore e firma di punta con lo pseudonimo di Carlu Pieri. Un aspetto delle sue attività che l’inchiesta non tralascia: uno dei testimoni dell’accusa, Edouard Figarella, albergatore di Capo Corso dichiara che “un giorno nell’hotel si presentano Pieri con un gruppo di sei-sette persone. Mi dicono che, per l’anno 2002, ogni mese dovrò versare del denaro corrispondente ad alcune inserzioni pubblicitarie su U Rimbombu. Dovevo pagare 3600 Euro, ma io non avevo bisogno di questa pubblicità, non mi avrebbe portato alcun cliente. Tuttavia quella volta, come molte altre, non ho potuto rifiutare”. U Rimbombu, autorevole voce delle scelte politiche dei gruppi più radicali, ospita ogni settimana inserzioni di grandi centri commerciali francesi, da Casino a Hyper U, gestiti in autonomia sull’isola. Prima di arrivare a Charles Pieri, i giudici si sono domandati che interesse potessero avere questi grandi centri di distribuzione alimentare ad apparire su una testata tanto ambigua.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em>[2 – continua]</em></p>
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		<title>Corsica: la deriva mafiosa del nazionalismo politico (#1)</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/27/corsica-la-deriva-mafiosa-del-nazionalismo-politico-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2004 17:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ratto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Enrico Ratto Quando la mattina del 30 ottobre 2003, alla vigilia della sua seconda visita in Corsica dal fallimento del referendum sull’autonomia, il Ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy annuncia alla stampa di voler “neutralizzare la deriva mafiosa del nazionalismo corso”, in molti sull’isola si sono chiesti se si trattasse della bordata di un politico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Enrico Ratto</strong></p>
<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/corsica.jpg" alt="corsica.jpg" align="left" border="0" height="212" hspace="4" vspace="2" width="216" />Quando la mattina del 30 ottobre 2003, alla vigilia della sua seconda visita in Corsica dal fallimento del referendum sull’autonomia, il Ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy annuncia alla stampa di voler “neutralizzare la deriva mafiosa del nazionalismo corso”, in molti sull’isola si sono chiesti se si trattasse della bordata di un politico o, piuttosto, di un tecnicismo. I 273 attentati compiuti in Corsica tra la primavera del 2003 e l’inverno del 2004 sembrano accreditare l’ipotesi di un nazionalismo logorato da vent’anni di scissioni interne, i cui protagonisti, oggi più che mai, sono i clan legati alle attività finanziarie dell’isola piuttosto che allo storico movimento politico e culturale. Nicolas Sarkozy pronuncia queste parole nel novembre del 2003, un giro di vite annunciato di fronte allo spettro del fallimento della politica francese nella gestione della regione, ma le radici di questa pericolosa connessione tra politica, finanza e controllo capillare del territorio risalgono almeno a dieci anni prima.<br />
<span id="more-478"></span><br />
<strong>Le conseguenze sociali di un fallimento politico.</strong></p>
<p>Gli osservatori francesi collocano l’inizio della deriva mafiosa del nazionalismo corso all’inizio degli anni ’90, con la scissione del Front de Liberation National Corse (FLNC) nei due tronconi: Canal Historique e Canal Habituel. In questo periodo crescono le faide, si allunga la lista degli omicidi incrociati, il nazionalismo si impegna in una continua, paradossale, ricerca di rapporti privilegiati con lo Stato francese. Il complesso sistema dei movimenti, pubblici e clandestini, che si formerà in seguito alla scissione dell’FLNC sarà segnato da ambiguità strutturali che porteranno, di fatto, all’utilizzo dei partiti come vetrina legale della lotta armata. Di fronte ad un sistema politico così articolato e pericolosamente fragile, lo Stato francese ha tentato a più riprese di instaurare un rapporto con i leader nazionalisti, per esempio nel 1994, quando il Ministro dell’Interno francese Charles Pasqua, anch’egli corso, scriveva una lettera aperta ai nazionalisti intitolata “À mes compatriotes”. Ma i rapporti costruttivi di quegli anni hanno un duplice effetto: da una parte sono in grado di sancire brevi, e sempre interrotte, tregue della lotta armata sul territorio francese, dall’altra mettono in piedi un sistema di finanziamenti provenienti dalla Francia e volti a rilanciare l’economia della regione. La Corsica, improvvisamente, si trova a dover gestire importanti capitali.</p>
<p>Quando nel 1998 il premier francese Lionel Jospin apre il tavolo del confronto con i delegati nazionisti corsi, il cosiddetto Processo di Matignon, forse in pochi immaginavano le ripercussioni sull’assetto sociale francese che il negoziato avrebbe portato con sé. Nel 1998, infatti, in seguito all’assassinio ad Ajaccio del prefetto Claude Erignac, il governo francese tenta di ristabilire “lo stato di diritto” sull’isola con una manovra che porta in carcere 150 personaggi legati al nazionalismo e, tra questi, 80 vengono condannati a pene superiori ai 3 anni di reclusione. Condanne da scontare nelle carceri continentali, lontane dall’isola e dalle rispettive famiglie. Non è un caso che nello stesso periodo, le richieste che avanza Jean Guy Talamoni, portavoce di Corsica Nazione a Matignon, riguardano in particolare l’amnistia dei nazionalisti in carcere, allargata anche ai condannati per crimini comuni, e la modifica dello Statuto d’Autonomia. Il Processo di Matignon, che avrebbe dovuto essere un negoziato esclusivamente economico e politico, osservato dalla Corsica si trasforma in un forte motore di scontento sociale. La deriva mafiosa di cui parla Nicolas Sarkozy, le divisioni tra i clan storici che hanno portato ad essa, forse, nascono proprio da questo fallimento del sistema politico.</p>
<p>E’ importante osservare come durante i difficili mesi di Matignon, i clan locali stringono accordi tra famiglie storicamente antagoniste, e dividono famiglie da sempre alleate. La società corsa subisce uno scossone. Alcuni esempi. In occasione delle presidenziali del 2002, Paul Giacobbi, leader del clan radicale regionalista di sinistra, tenta un’alleanza con il movimento corsista che va da Toussaint Lucciani a Robert Feliciaggi, e che passa per l’ex presidente dell’Assemblea Territoriale José Rossi, vicino all’accentratore RPR di Jacques Chirac. Un tentativo di coalizione inedito e inspiegabile, fino a qualche anno prima. Sempre durante la stessa tornata elettorale, i nazionalisti dell’Alta Corsica si attivano per far cadere il sindaco di Bastia Emile Zuccarelli, uomo vicino a quel Jean Pierre Chevenement che aveva definito i nazionalisti “terroristi e mafiosi, e propongono come candidato alle legislative il radicale di sinistra Francois Vendasi, direttore di una compagnia di navigazioni, la cui ambizione è diventare, una volta eletto, il più importante imprenditore della regione di Bastia.</p>
<p>Per quanto riguarda la Corsica del Sud, nel 2002 la situazione delle alleanze è altrettanto complessa: le famiglie storiche di Ajaccio e Porto Vecchio appoggiano tre diversi candidati, i cui equilibri sono incredibilmente fragili. Roland Francisci, fratello di un militante ucciso nel 1982, si propone come candidato ufficiale del RPR di Jacques Chirac, con un programma contrario a qualunque ripresa del Processo di Matignon. Camille de Roccaserra, discendente dello storico clan dei Rocca Serra, ex sindaco di PortoVecchio e oggi eletta tra le file dell’UMP con 15 seggi all’Assemblea territoriale, nel 2002 è legata all’RPR, esattamente come Francisci, ma si dichiara moderatamente favorevole al varo di un nuovo negoziato, probabilmente in quanto esponente di un clan che ha spesso trovato l’appoggio politico del nazionalismo. Il terzo candidato del sud, nel 2002, era Robert Feliciaggi, che oltre ad essere stato uno dei sostenitori di Charles Pasqua durante gli anni ’80 e ’90, è un personaggio piuttosto noto alla giustizia francese. Nel gennaio del 2002, quando era sindaco del paesino di Pila Canale, Robert Feliciaggi viene indagato per “corruzione aggravata e continuata”. Secondo i magistrati francesi, Robert Feliciaggi sarebbe l’erede politico di Jean-Jérome Colonna, il “padrino della Corsica del Sud” e presunto fondatore della “banda du Valinco”. Nel 1998, ad attirare l’attenzione della Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulla Criminalità in Corsica, furono le acquisizioni da parte dei Feliciaggi di alcune attività commerciali come l’Elf-Corse, l’installazione di alcune slot machines al casinò di Ajaccio e, infine, l’acquisto dell’Hotel Miramar di Propriano, per il quale Feliciaggi avrebbe beneficiato di una serie di prestiti privi di copertura, proprio grazie all’aiuto del vecchio Jean-Je Colonna. Ancora prima della deriva mafiosa, dunque, è necessario individuare i nodi politici che hanno caratterizzato la gestione di quest’isola, perché è da qui che derivano le contraddizioni che segnano, oggi, lo sviluppo economico della Corsica.</p>
<p><strong>Le strade del denaro in Corsica.</strong></p>
<p>Per trasformare il clanismo storico in un’organizzazione mafiosa, c’è bisogno di capitali. In termini generali, nel 2002 lo Stato francese ha sovvenzionato l’economia corsa con 378 milioni di Euro, a fronte di un prodotto interno lordo dell’isola di 4910 milioni di Euro. Una cifra che gli analisti ritengono sproporzionata, se si considera che lo Stato è anche il maggior datore di lavoro della regione, dove il 20% della forza lavoro è impiegata nell’apparato amministrativo, e che dal 1996 la Corsica gode di uno statuto fiscale speciale. E’ evidente che la Francia ricava dalle imposte sulle attività commerciali e dall’industria corsa (voce che incide solo per il 5% sul PIL) quote assolutamente marginali rispetto all’entità delle uscite. Ma esiste una seconda via di finanziamento che spiega l’improvvisa disponibilità di capitali della Corsica: si tratta di Femu Qui, una società di capitali di rischio costituita da tre collegi azionari &#8211; uno formato da piccoli privati (29%), uno da rappresentanti pubblici (48%) e un terzo da grandi imprese private presenti sull’isola in franchising (23%) – e creata per rilanciare l’economia locale. Nata nel 1998, in pieno Processo di Matignon, quando le aspettattive offerte dall’economia della regione erano improvvisamente cresciute, Femu Qui ha conosciuto un periodo di crescita durante il quale ha visto aumentare il proprio capitale da 460 mila a 3,51 milioni di Euro in due anni. Poi, improvvisamente, si è aperta la crisi, più legata all’equilibrio dei poteri interni e ai conflitti di interesse che alla pura gestione degli investimenti. Nel giugno del 2002, infatti, di fronte alla necessità di sostenere un grande progetto, i manager della società annunciano che investiranno parte dei capitali di Femu Qui nella costruzione dell’Hotel Ibis di Bastia. Un paio di mesi dopo l’inizio dei lavori, il cantiere è oggetto di ben tre attentati, saliti a sette nel giro di un anno. Perché? Esiste una spiegazione di carattere “etico”: l’investimento nell’Hotel Ibis, legato in franchising ad una casa madre multinazionale, secondo i corsi non era esattamente ciò che ci si poteva aspettare da una società costituita per rilanciare la piccola impresa locale. Ma esiste un’altra spiegazione, che riconduce, come molte delle cose che succedono in Corsica, alle dinamiche dei clan: l’accusa arriva da Pierre Vorgioni, un azionista di Femu Qui presente negli ambienti finanziari dell’isola da più di trent’anni, il quale nell’ottobre 2003 dichiara al Journal de la Corse che “nessun fondo d’investimento degno di questo nome può investire in un progetto che non solo non appare in linea con il suoi obiettivi costitutivi, ma addirittura porta la firma dello stesso presidente della società Femu Qui”.</p>
<p>Durante l’assemblea del giugno 2002, infatti, viene denunciata la presenza del presidente di Femu Qui tra i beneficiari del finanziamento emesso della sua stessa società: Jean-Nicolas Antoniotti è tra i membri della società costruttrice dell’Ibis. In seguito alla denuncia, la direzione di Femu Qui ha rinunciato a sostenere il progetto, ma secondo Pierre Vargioni “la gestione del capitale di rischio resta azzardata ed estremamente personalizzata”. Tuttavia, l’escalation di attentati al cantiere, sembrano dimostrare che l’Hotel Ibis di Bastia non è stato solo un affare tra personaggi legati al mondo imprenditoriale.</p>
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<p><em>[1 – continua]</em></p>
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