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	<title>Esilio di voce &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Nota per il compagno di viaggio Francesco Marotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 02:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni smasher]]></category>
		<category><![CDATA[effeffe]]></category>
		<category><![CDATA[Esilio di voce]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Marotta]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Nulla è più impreciso di una Carte del mondo della poesia. Anche quando ci sembra perfetta, autorevolmente compilata per salvarci dal mare aperto del tutti sono poeti (una palude, un sottobosco, una corte dei miracoli), ad una pratica del territorio che non sia quella dei festival o dei premi di poesia, pare ogni volta indicarci [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nulla è più impreciso di una <em>Carte</em> del mondo della poesia. Anche quando ci sembra perfetta, autorevolmente compilata per salvarci dal mare aperto del <em>tutti sono poeti</em> (una palude, un sottobosco, una corte dei miracoli), ad una pratica del territorio che non sia quella dei festival o dei premi di poesia, pare ogni volta indicarci dei mondi altri da quello in cui ci si trova. Il lettore di poesie è un esploratore che pur ricordandosi dei segni lasciati un tempo lungo i sentieri scoperti per caso, in parte quelli indicati sulle mappe, si deve lasciare portare da una intuizione verso mondi abitati da cose mai viste, paesaggi ignorati dagli uni, per qualche motivo, dagli altri per semplice mancanza di curiosità. <a href="http://rebstein.wordpress.com/">Francesco Marotta</a> da anni raccoglie ogni cosa, reperto, traccia, per rendere meno difficile il cammino. Per sè e per gli altri. Sulle mie <em>cartes</em> che agli occhi dei più appariranno irrilevanti, immaginarie, bizzarre, la poesia di Francesco è segnata da tempo. <em>effeffe</em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41444" title="monografia_marotta_web" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/monografia_marotta_web-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/monografia_marotta_web-210x300.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/monografia_marotta_web.jpg 300w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" />da <strong>Esilio di voce  </strong><br />
di<br />
<strong>Francesco Marotta</strong><br />
Edizioni Smasher 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>I</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Imago </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>si inciampa in un grido<br />
che si dissangua in luce<br />
ogni volta che guardiamo le stelle<br />
nessuna soglia ci separa dall’assenza<br />
nessuna parola così profonda<br />
da poterla tacere</em></p>
<p style="text-align: center;">#</p>
<p style="text-align: center;">così è la grazia delle immagini<br />
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra<br />
che ora ricordi accampata da sempre<br />
alla tua soglia ma<br />
si trattava di attese esercizi<br />
privi di simboli come adornare sbrinati<br />
specchi col battito salino<br />
di una pupilla naufragata</p>
<p style="text-align: right;"><strong>II</strong><br />
<strong> Speculum</strong><br />
<em>sarà parola solo l’incompiuto legame</em><br />
<em> che irrompe dalla cruna delle labbra</em><br />
<em> e allarma gli specchi del risveglio</em><br />
<em> indossa l’arte di contarsi ferita</em><br />
<em> e di affidarsi al flusso interminato</em><br />
<em> che spazza il sangue in refoli di nebbia</em><br />
<em> parvenze animate a farsi voce</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>#</strong></p>
<p style="text-align: center;">è acqua che si acquieta<br />
quando smette memorie di sorgente<br />
al richiamo di un varco veloce<br />
sopra mappe di sete è lingua<br />
che si oscura votata nel segreto<br />
a immaginari spiragli di luce<br />
un astro che perde peso<br />
risvegliando sensi agli amanti<br />
è questo corpo che insiste<br />
e nell’urto nebbioso dei giorni<br />
libera sangue dagli argini<br />
dalle dita qualche piuma invernale<br />
il sigillo infranto di un nido</p>
<p style="text-align: right;"><strong>III<br />
Vulnus</strong><br />
<em>ci vuole la luce violenta di un rogo</em><br />
<em> per accostare l’abisso di volti che migrano</em><br />
<em> immaginare una sosta tra fioriture di imbarchi</em><br />
<em> liberare le tue labbra dal gelo</em><br />
<em> madre che parli l’infanzia dei giorni</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>#</strong></p>
<p style="text-align: center;">di notte ti protegge il ricordo<br />
di una casa in piena luce il labbro<br />
stretto in un suo silenzio e il corpo<br />
che quasi cede su un fianco<br />
senza impurità senza più sogni<br />
ma sono attimi che ti riguardano<br />
come l’acqua un sasso<br />
immobile nel suo deserto<br />
azzurro privo di varchi<br />
come la voce fulminata in gola<br />
la misura esatta del respiro<br />
ora che l’attesa pare una specie<br />
di vento la curva che gli occhi fanno<br />
nel dolore</p>
]]></content:encoded>
					
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