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	<title>espressionismo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un  nuovo ruolo per il soggetto agli inizi del Novecento, a proposito di arte e letteratura #4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Aug 2018 05:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[espressionismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Vale la pena, per proseguire questa panoramica sul ‘nuovo ruolo del soggetto’ nel passaggio tra Ottocento e Novecento andando al di là della fisica, di accennare ad alcuni temi rilevanti per altre discipline che potrebbero meritare approfondimenti per interrogarsi, senza forzature, su quale modalità specifica assume, all’interno di ogni diverso settore, questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<figure id="attachment_75168" aria-describedby="caption-attachment-75168" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" class="size-medium wp-image-75168" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--300x226.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--768x578.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--1024x770.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--250x188.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--200x150.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--160x120.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a--400x300.jpg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/07/Kirchner-bagnanti-a-.jpg 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-75168" class="wp-caption-text">Bathers at Moritzburg 1909/26 Ernst Ludwig Kirchner 1880-1938 Purchased 1980 http://www.tate.org.uk/art/work/T03067</figcaption></figure><br />
Vale la pena, per proseguire questa panoramica sul ‘nuovo ruolo del soggetto’ nel passaggio tra Ottocento e Novecento andando al di là della fisica, di accennare ad alcuni temi rilevanti per altre discipline che potrebbero meritare approfondimenti per interrogarsi, senza forzature, su quale modalità specifica assume, all’interno di ogni diverso settore, questa spinta all’espansione del soggetto.</p>
<p>Per quel che riguarda la storia dei fenomeni artistici, mentre rimandiamo al lavoro presente in questo stesso volume di Giacinto Di Pietrantonio, mi limito a far notare che il 1905 è forse anche per la storia dell’arte europea, un anno simbolico: la prima istanza organizzata di quel movimento in seguito assai più vasto e variegato che andò sotto il nome di espressionismo, fu la fondazione, nel giugno del 1905 a Dresda del gruppo “die Brücke” – il ponte – da parte di Ernst Ludwig Kirchner, Fritz Bleyl, Erich Heckel, Karl Schmidt (da allora in poi Schmidt-Rottluff), che aveva esplicitamente il fine di trovare nuove forme d’arte in opposizione alla tradizione accademica ricevuta, cercando anche, con il nome “il ponte” la possibilità di contatti positivi con altre forme di espressione artistica. Scrivono i fondatori del gruppo a Emil Nolde, invitandolo a unirsi a loro: ”Uno degli scopi della Brücke è di attirare a sé tutti gli elementi rivoluzionari e in fermento, e questo lo dice il nome stesso: ponte”. La volontà ormai emergente nei fermenti artistici nella Germania del primo decennio del secolo è quella di ribellarsi alla tradizione accademica classica, di ribellarsi anche alle conquiste dell’Impressionismo, che sembravano ormai inadeguate, e di acquistare una capacità nuova non solo di vedere la realtà, ma di modificarla intervenendo direttamente. Scrive l’allora celebre critico d’arte Hermann Bahr nel 1916 – con una prosa essa stessa espressionista – nel libro che si intitola, appunto, Espressionismo: </p>
<blockquote><p>‹‹Un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo. Anche l’arte urla nelle tenebre, chiama soccorso, invoca lo spirito: è l’Espressionismo [&#8230;] L’occhio dell’Impressionista sente soltanto, non parla; accoglie la domanda, non risponde. Invece degli occhi gli Impressionisti hanno due paia di orecchie, ma non hanno la bocca&#8230; Ed ecco l’espressionista riaprire all’uomo la bocca. Fin troppo ha ascoltato tacendo, l’uomo: ora vuole che lo spirito risponda›› (Hermann Bahr, Expressionismus, München 1916, trad. it. di Bruno Maffi, Espressionismo, Bompiani, Milano 1945, pp. 84-85)</p></blockquote>
<p>indicando così in poche righe le caratteristiche del movimento: una volontà esasperata di comunicazione, di espressione, improntata alla forza del tratto e del colore e ricercata attraverso la violenta carica emotiva dello stile e dei soggetti. Su un altro pianeta, si direbbe, rispetto agli sviluppi della fisica, se non fosse che anche qui il bisogno primario era quello di esplodere i bisogni e le conquiste del soggetto. Esplosioni che certo l’arte non controllava in alcun modo con gli strumenti razionali che la fisica aveva a disposizione e che, più o meno accuratamente, utilizzava.<br />
Per quanto riguarda la storia letteraria d’Europa al volger del secolo, mi limiterò a proporre la seguente interessante citazione di Broch, che all’uscita dell’Ulisse (1922) dedicò grande attenzione, tratta dal saggio James Joyce e il presente, discorso per il suo 50° compleanno, ampliato per la scrittura e pubblicato per la prima volta nel 1936:</p>
<blockquote><p>&#8220;Non si reca alcuna offesa alla teoria della relatività tracciando un parallelo tra essa e la poesia. Il romanzo classico si limitava alla osservazione delle condizioni di vita reali e fisiche, si limitava cioè a descrivere queste condizioni servendosi del mezzo linguistico [ … ] Ciò che Joyce fa è essenzialmente più complesso. In lui si agita continuamente la convinzione che non è possibile porre semplicemente l’oggetto sul piedistallo della rappresentazione per copiarlo e descriverlo, ma che, al contrario, il ‹soggetto della rappresentazione›, vale a dire il narratore come ‹idea del narratore› , e in egual misura il linguaggio con il quale questi descrive l’‹oggetto della rappresentazione›, sono entrambi media della rappresentazione. Ciò che egli cerca di creare è l’unità di oggetto rappresentato e mezzo di rappresentazione inteso in senso lato, e questa unità si presenta spesso come se l’oggetto venisse forzato, violentato dalla lingua e la lingua a sua volta dall’oggetto fino alla loro completa dissoluzione.&#8221;<br />
(Hermann Broch, James Joyce und die Gegenwart – Rede zu Joyces 50. Geburtstag, Herbert Reichner Verlag, Wien 1936, ora in Geist und Zeitgeist, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Mein 1997, trad. it. di Saverio Vertone  in Poesia e conoscenza, Lerici, Milano 1965, p. 248).</p></blockquote>
<p>Piccolo esempio di come Broch ‹‹scrittore e teorico … come Proust e Musil, [era] ossessionato dal pensiero di utilizzare la poesia ai fini della conoscenza e di innalzare l’arte sul piano della scienza e la filosofia nella dimensione dell’arte››, (Walter Jens).</p>
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		<title>SUL DISEGNO (1918)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 17:57:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Altdorfer]]></category>
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					<description><![CDATA[di Ludwig Meidner traduzione di Luca Zenobi Se vuoi disegnare, devi sentire dentro di te una grande pienezza di spirito, serenità, trasporto e amore per il creato. Non temere la vuota bianchezza del foglio. Sii impavido! Là c&#8217;è il mondo selvaggio, la spaventosa incertezza &#8211; e qui c&#8217;è il tuo spirito e la tua ardente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>di <strong>Ludwig Meidner</strong></h3>
<p>traduzione di <strong>Luca Zenobi</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/1973_265.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6032" title="Meidner" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/1973_265-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p>Se vuoi disegnare, devi sentire dentro di te una grande pienezza di spirito, serenità, trasporto e amore per il creato.<br />
Non temere la vuota bianchezza del foglio.<br />
Sii impavido! Là c&#8217;è il mondo selvaggio, la spaventosa incertezza &#8211; e qui c&#8217;è il tuo spirito e la tua ardente volontà di fondare un nuovo mondo, più puro, più organizzato, più vicino a Dio rispetto a questo caotico e disordinato che ora ci circonda.<span id="more-6031"></span><br />
Noi disegnatori di quest&#8217;epoca, di questi giorni enigmatici e incerti, non siamo scossi da una qualsivoglia tendenza formalistica o preconcetto scolastico &#8211; ma la vita intorno a noi ci esalta con potenza. Nuotiamo in un fiume magico e con dita eccitate e cervello spasmodicamente teso incaviamo, incidiamo, scaviamo profondamente nella pietra, nel metallo, nel legno e sul cartoncino le nostre visioni interiori. Il nostro entusiasmo abbraccia analogamente le meraviglie della vita umile e le delicate immagini interiori che Dio sussurra alle nostre anime &#8211; la barbarie contemporanea e la follia del Nuovo così come rocce, nuvole e falce di luna. Diversamente dai nostri impressionisti idioti che saltellano per i campi di cavoli e fissano lo sguardo sui valori pittorici, noi siamo fiamma e fiume di fuoco, ma non romanticamente dissoluti e sfrenati, bensì pieni di rigore, tensione e melodia. Non temere il volto dell&#8217;uomo che è un riflesso della magnificenza divina, ma più spesso il giorno del macello cosparso di brandelli sanguinanti. Comprimi le rughe della fronte, la radice del naso e gli occhi. Penetra come un animale scavatore nell&#8217;insondabile fondo delle pupille e nel bianco degli occhi del tuo soggetto e non lasciar riposare la penna finché non avrai congiunto in un vincolo simpatetico la sua anima e la tua. Sprofonda nell&#8217;intimità, nell&#8217;umida e spaventosa intimità di due labbra. Tieni conto della punta o della rotondità sfregiata del mento. L&#8217;orecchio, come un ornamento, deve incantarti ogni volta e i capelli splendenti, le loro onde e sinuosità attorno alle gote scarne, le setole pungenti e la peluria attorno alla bocca siano un piacevole nutrimento per la tua penna guizzante.<br />
Se vuoi disegnare un paesaggio devi possedere molto dello spirito delle nuvole, degli alberi, delle argentee slanciate strade maestre. La semplice esattezza o la familiarità qui non servono a molto. Sii pieno di canto &#8211; e tutto procederà da sé. Perché vuoi sapere precisamente come si disegna la betulla, l&#8217;abete rosso o il cespuglio, come si esprime con la penna lo spumeggiare del fiume?!<br />
Se penso ai vigorosi  disegnatori dei secoli scorsi! Imponenti penne tonanti, piantati a terra, senza angoscia, paura e nevrastenia! E se mi arrivano al cervello Bosch van Aecken, Breughel, Callot o quel farabutto di Hogarth! E abbassa rispettosamente la voce ogni volta che pensi ai tuoi connazionali, gli Schongauer, i Dürer, gli Altdorfer e gli Urs Graf!<br />
Cosa non hanno compiuto questi cristi onnipotenti! Hanno costruito un mondo pieno di situazioni e storie curiose, enigmatiche, incredibili, folli, sataniche e sacre. E con quanta evidenza e sicurezza! E come ci hanno creduto! E in più luce e ombra, ritmo, composizione e psicologia delle nuvole e della volta celeste. Che roco grido di trionfo l&#8217;allegoria della &#8220;Pazienza&#8221; e della &#8220;Voluttà&#8221; di  Pieter Breughel, e che ironie spaccatesta e che spasimi pessimistici questi vicoli di bettole e questi bordelli di Hogarth!</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/hogarth-beer-street1.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-6041" title="hogarth-beer-street1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/hogarth-beer-street1-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a></p>
<p>Quando i secoli suonano, torna il coraggio nel mio petto logorato di guerriero. Le mie piccole mani infuriano al ritmo di quelle antichissime, primitive incisioni e di quegli intagli. Sono totalmente immerso nel mio elemento e saluto i titani nelle loro lussureggianti tombe colme di inquietudine.<br />
Il vero disegnatore ama la figura umana. Egli nutre un ardente desiderio di mettere in mostra la struttura del corpo. Egli sente e penetra la nudità. Ma più di ogni altra cosa vorrebbe sempre compenetrarvi lo scheletro, tratteggiarne anche la decomposizione.<br />
Come sono tragici i gesti dei dormienti, poiché, vedi, essi sono spinti verso un mondo ultraterreno, distesi in modo solenne e strano. Stringono le braccia attorno al petto, le tendono, affusolate, tutt&#8217;intorno alla testa. E alcuni con orribile ardore premono energicamente un cuscino contro la bocca.<br />
Disegnatore, osserva i dormienti. Essi riposano colpevoli al severo cospetto di Dio.<br />
Bisogna mettersi all&#8217;opera con strumenti aguzzi; una penna a sfera appuntita con stagno, una punta tagliente o del gesso duro. Tu grafico, non devi gingillarti e dissimulare &#8220;pittoricamente&#8221;. La tua incisione deve prorompere dalla vita interiore. Devi avere un vento infernale nei tuoi nervi. Tu, pazzo lunatico, il tuo sangue dev&#8217;essere un mare che ribolle.<br />
La poesia nell&#8217;intimo e il tratto affilato, espansivo, rovente, il tratto dall&#8217;esattezza profetica, che tutto esprime, che solo una volta può essere eseguito. La musica del tuo petto dall&#8217;ampio respiro e la mano con ali di fuoco che un angelo ti conduce: questo è ciò che conta. Questo è più importante di tutto il resto. Questo conduce alla grande opera.<br />
Disegnatore di quest&#8217;epoca, tu, uomo colmo d&#8217;estasi e di virilità! Tu conosci i tuoi mezzi. Tu sai quanto conti ogni linea e ogni singolo punto. Tu hai un immenso senso di responsabilità perché dalla tua anima non devono germogliare forme orribili, incomprensibili e turpi.<br />
Ah, il vibrante globo terrestre è ricoperto di innumerevoli splendidi disegni. Da epoche oscure un fiume scaglia sulla terra milioni di fogli strepitanti, e guarda, giungono già portati dal vento i disegnatori del futuro con dita guizzanti e cervelli esplosivi. Hanno coraggio in corpo e la sicurezza dei sonnambuli.<br />
Noi amiamo il disegno da sempre, noi irragionevoli, giocosi, esultanti uomini della terra. Dal primo incantevole balbettio dei popoli primitivi &#8211; fino a Kokoschka e Hermann Huber, dallo stile severo di Raffaello &#8211; fino agli scarabocchi pornografici dei nostri pisciatoi.<br />
Il disegno rende sani, sereni e credenti.<br />
Io, per quanto mi riguarda, sono sempre solo. Nessuna ragazza mi ama. Nessuna donna vuol dormire al mio fianco. Nessun amico stare con me. Non ho né casa né patria; sono povero, bandito e odiato a morte&#8230; ma io posso disegnare, alzarmi libero in volo sul terreno pulsante di una calda piana amando Dio ed esulto con la matita, canto, prego e lodo l&#8217;immenso e infinitamente buono.</p>
<p>Da <em>Im Nacken das Sternemeer</em> (Alle mie spalle il mare di stelle).</p>
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