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	<title>evelina de signoribus &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>L’innaturale maniera di sopravvivere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 08:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[evelina de signoribus]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Evelina De Signoribus Ci siamo trovati nel cratere di un tempo rarefatto e il nero immoderato dell’intorno ha disperso il gruppo È tanto che non mi fermo e ora che lo faccio d’improvviso mi sovviene il movimento delle bocche, il giallo di alcune mani… ma già penso al coperchio che non trovo, all’acqua che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Evelina De Signoribus</strong></p>
<blockquote><p><em>Ci siamo trovati nel cratere di un tempo rarefatto<br />
e il nero immoderato dell’intorno ha disperso il gruppo</em></p></blockquote>
<p>È tanto che non mi fermo e ora che lo faccio<br />
d’improvviso mi sovviene il movimento delle bocche,<br />
il giallo di alcune mani…<br />
ma già penso al coperchio che non trovo, all’acqua che bolle vicino.<br />
Il moscerino affogato non mi porta all’acquitrino dove è nato.<br />
Reggono bene, così, i miei occhi, il caduto.<br />
Intanto il calore spira, preme, soffia, brama lo spiraglio.<br />
Delle parole, ora mi sovviene il suono, non il senso.<br />
Allora metto una mano sul petto<br />
e premo a cercare un più vasto dolore<br />
ma il ventre è molle, non ascolta, non percepisce lo sforzo.<br />
Anche il corpo ha assorbito l’innaturale maniera di sopravvivere.</p>
<p><strong>***</strong><span id="more-36930"></span></p>
<p>I lampioni, le auto, il terreno asfaltato, gli stop.<br />
Le voci, il tumulto, a sprazzi l’olfatto.<br />
Cercare qui in mezzo il potere del decollo<br />
o la scaduta forma della passione.<br />
Resta la piazza del dopo festa, dell’incondizionato rincasare.<br />
Ma è vano orientarsi nella mischia…<br />
Sento che, non più a stento, comprendo il tuo disamore.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Chiudo la porta, accendo la luce e vedo di fronte<br />
invecchiato il mio viso.<br />
Mi chiedo se sia successo ora, all’improvviso.<br />
Apro le tende per vedere se qualcuno passa<br />
se mi riconosce e mi chiama<br />
se scavalca l’inferriata puntuta.<br />
Entrata nella stanza finalmente<br />
m’accorgo di essere la parte di un tutto<br />
che non decolla.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Penso che questa sera, seduto al mio fianco,<br />
ci sia, come uno sconosciuto, mio nonno.<br />
Io lo riconoscerei da un profumo misto a tabacco,<br />
sillaberei il suo nome<br />
prima della presentazione,<br />
quantificherei il suo avvenire,<br />
la sua voglia di vivere<br />
o la sua noia.<br />
Lo chiamerei figlio<br />
come una madre a cui non appartiene la prole.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p>Fanno le cinque del mattino gli uomini che non dormono<br />
scortati da sonniferi ormai blandi.<br />
Si ergono già affranti<br />
si stirano come corde sgualcite.<br />
Respirano i rumori mattutini,<br />
i cigolii delle impalcature nei vicini palazzi.<br />
Danno una mano alle idee degli architetti<br />
come ai titoli dei quotidiani.<br />
Sfidano il giorno in lunghe sedute<br />
vaganti in spazi stretti o lontani.<br />
Offrono così a chi dorme<br />
il vano mestiere di resistere.</p>
<p><strong>Poesie tratte da <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8895917146/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8895917146&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Pronuncia d&#8217;inverno </em></a>(Canalini e Santoni, 2009)</strong></p>
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