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	<title>fegato &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>biocarcerazione epatica (ceb-ctf: la vergogna dell&#8217;attesa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[fabio rocco oliva]]></category>
		<category><![CDATA[fegato]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabio Rocco Oliva “un cervello morto essendo un corpo morto e un punto di partenza” Il filo spinato e sotto il muro e sotto ancora l&#8217;asfalto del cortile e la guancia sinistra di Nunziata schiacciata all&#8217;asfalto: &#8211; Visplane karistoghi Visplane efteroghi &#8211; Urla : la guancia sinistra di Nunziata attaccata all&#8217;asfalto sotto un pezzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/donazione-sangue.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-36093" title="donazione-sangue" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/donazione-sangue-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/donazione-sangue-216x300.jpg 216w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/donazione-sangue-738x1024.jpg 738w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/07/donazione-sangue.jpg 866w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /></a></p>
<p>di <strong>Fabio Rocco Oliva </strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>“un cervello morto essendo un corpo morto e un punto di partenza” </em></p>
<p>Il filo spinato e sotto il muro e sotto ancora l&#8217;asfalto del cortile e la guancia sinistra di Nunziata schiacciata all&#8217;asfalto:</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8211; Visplane karistoghi     Visplane efteroghi &#8211;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Urla : la guancia sinistra di Nunziata attaccata all&#8217;asfalto sotto un pezzo di muro bianco sotto il filo spinato e più in alto le finestre e le case e le voci della gente del quartiere atterrita poi scivolare per le scale e piedi e grida spingendosi e spalancandosi le porte &#8211; turiamicu, riuzut testeru, turiamicu &#8211; le urla, e nel traffico tra le automobili e gas, l&#8217;ambulanza è nel cortile perché la barella tra la gente è facce e poi asfalto a piccole pietre e tutti in cerchio senza toccare lei, Nunziata, telefonando agli altri e poi sporgendo gli occhi verso lei &#8211; riuzit remut andur, remut riuzit andur &#8211; urla strazianti e feroci frastuonare venendo iniettate gocce di valium che distendere i muscoli spastici e infilata nell&#8217;utero dell&#8217;ambulanza con sirena ad orgasmo e Carmela Blundo seduta di fianco a lei che è distesa sulla barella &#8211; Nunziata : fissare l&#8217;infermiere e Carmela Blundo che saltando nell&#8217;ambulanza per starle vicino con gli occhi di tutte addosso (l&#8217;invidia dell&#8217;aiuto): lei è gialla, d&#8217;un giallo mucoso e ha la pancia gonfia distesa sulla barella.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-36091"></span><br />
<em>“Di un cervello &#8211; morto &#8211; gli organi finendo per essere cibo per vermi (tutto al più cenere). Spreco organico”. </em></p>
<p style="text-align: justify;">E il letto d&#8217;ospedale che avendo ferro sopra i piedi e tabelle e numeri con mani sudate sulla superficie del ferro a far muovere le dita come su tamburi (tabelle per controllare l&#8217;organigramma della febbre), le facce in cerchio dei quartieranti che urlando e sorridendo e mandare baci che le mani &#8211; il palmo &#8211; scivolando sulla mano di lei &#8211; Nunziata &#8211; io Nunziata, bella io &#8211; sorriso d&#8217;incoscienza e Vincenzo Scatola che subito che carezzandole la fronte altagialla e le sorride e che poi via vai di gente del vicinato (Nunziata ringrazia con sorrisi e piscia nel letto davanti a tutti come un cane per la gioia)</p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8211; Burnidu karistò,   om alla sannamà &#8211;</em></p>
<p>e tutti lì rinchiudendosi nella camera d&#8217;ospedale di lei che è giardino di mattonelle e flebo e sacca a raccogliere bile e geometrico agli occhi di lei assuefatti al mostro di lui: la camera d&#8217;ospedale di letti e numeri anonimi e isterici (la maledetta abitudine, ora è il suo giardino fiorito e la sua casa da pulire) &#8211; manu gutri romeno diuti, io Nunziata, bella io &#8211; e sorridendo che Pina Cozzolino le tende le braccia al collo strofinandosi il naso all&#8217;orecchio di lei che gialla-mucosa girando gli occhi nevrotici: soffitto, mattonelle, gente, camici bianchi, gialli (sorridendo d&#8217;ebete).</p>
<p style="text-align: center;"><em>“un cervello morto essendo che nulla di più &#8211; o peggio, qualcosa &#8211; che sette-otto possibilità di vita altra ad altro da sé” </em></p>
<p>Essendo un corridoio di pareti grigie e calde e mattonelle che hanno l&#8217;azzurro e il grigio scuro, c&#8217;è un sedia ad un finestra (Nunziata ci soffia addosso le corde vocali) &#8211; ma laki   infra moeri  ma laki &#8211; la mano di un infermiere sulla spalla di lei nel non-tempo del corridoio nel non-tempo delle mattonelle, nel non-tempo delle vestaglie degli ammalati e degli infermieri: poi: correndo in un campo di calcio e che c&#8217;è da tirare un rigore e chiudendo gli occhi alla polvere che stramazza le narici e allora affondare nella terra tra la polvere e di corsa via, l&#8217;ambulanza, ma nulla potendo fermare la morte che arrivare strappando rapida tutto e le mani del dottore che prendendo il fegato dal corpo di lui (sedici anni) che gli amichetti piangono sul campo di calcio tra la polvere con un fascio di fiori e una foto di lui e quel fegato molleggiando tra le dite del dottore e Nunziata &#8211; maragoti inobatu? &#8211; e tutto il vicinato che accarezza lei, perché un orfano (accumulo insensato di organi, un cervello altro e non-morto) figliato da un intero quartiere della periferia di Napoli presso Acerra che schiacciando le mani contro le mani e vegliare perché l&#8217;attesa scivolando via costruendosi in un fegato molliccio nelle mani di un chirurgo e tutto il maternato vicinato di lei è gioia per un fegato di un giovane che è affondato in un campo di calcio della periferia, presso Pozzuoli.</p>
<p style="text-align: center;"><em>“la morte essendo insopportabile e necessaria” </em></p>
<p>E tra le mani del chirurgo il fegato e il vicinato di Nunziata e Nunziata felici per l&#8217;arrivo del fegato e la mamma del sedicenne è testa attaccata al marmo nel cimitero fissando gli occhi di lui nella fotografia a colori sul marmo &#8211; preso il fegato tra le mani (il dottore) e inviato per esame istologico &#8211; il vicinato che sospirando tira su e giù il cuore attraverso gli organi per l&#8217;incontrollabile gioia e attesa della sentenza mentre Nunziata gialla come una rosa &#8211; yimet, huck han himet! &#8211; sospirando si siede in corridoio e la finestra incorniciando lei (dall&#8217;altro lato della finestra, vedere lei dal basso verso l&#8217;alto) l&#8217;attesa immobile di non-tempo e non-pensiero e solo un albero grosso &#8211; e il fegato tra l&#8217;istologia asettica &#8211; e l&#8217;albero grosso che pieno di foglie regalando ombra al prato quattro metri sotto e attraverso le foglie il sole e i raggi e il calore invadendo le spalle e il collo di Nunziata &#8211; han den nur, han den nur &#8211; che allungando una mano che scivola lungo il vetro per toccare l&#8217;ombra dell&#8217;albero &#8211; attesa, ancora attesa e non può toccare le foglie dell&#8217;albero al di là del vetro. Ed essendo solo un leggero calore sul viso giallo di lei come una patata, l&#8217;effetto piacevole dei raggi del sole. Affanno aritmico e occhi schizzati aperti nel non-spazio e non-tempo, età incomprensibile di lei. Sedici anni e il fegato invaso da tumori di lui, il rigore abortito nel tonfo, metastasi invadendo gli organi: un fegato di sedici anni coperto di tumori non essendo altro che passatempo per vermi e non-possibilità di vita per Nunziata. E così</p>
<p style="text-align: center;">Diciotto mesi.           Attesa.              Diciotto mesi.             Attesa.</p>
<p>E Nunziata è ancora nel non-tempo e nel non-spazio seduta in corridoio di mattonelle e pareti chiuse schiacciando l&#8217;estensione del cervello di lei, (e il vicinato ogni giorno a visitarla a turno e a pulirle i liquidi che perde tra lenzuola bianche con ricami rosa) e degli altri fegati malati che devono morire aspettando.</p>
<p>Poi ancora l&#8217;attesa di Nunziata prigioniero di organi si dilata: ed è estate, il vicinato maternato di lei è in vacanza al mare &#8211; è sola, ora, figlia degli ammalati &#8211; e uno le regala un girasole &#8211; galleggiando per il corridoio e le flebo strofinando le dita nel naso</p>
<p>L&#8217;autunno arrivando ancora una volta e Nunziata</p>
<p>ancora appesa alla finestra da venti mesi ormai contemplando albero e ombra e parlando al girasole posato tra le cosce:</p>
<p style="text-align: center;"><em>io Nunziata, bella io!<br />
Io Nunziata, bella io!<br />
Materepatòr,<br />
mestrue                            eposcòr.<br />
Materepatòr,<br />
motrem                                   epascòr:<br />
uretrés                    uretrès<br />
mestrue      uretrés.<br />
Efteristò<br />
Materepatòr,<br />
ulciscòr<br />
materepatòr.<br />
Io Nunziata, bella io!<br />
Io Nunziata, bella io!</em></p>
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