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	<title>fenomenologia di una generazione allo specchio &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>TQ, fenomenologia di una generazione allo specchio : Andrea Libero Carbone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2011 07:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Libero Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[fenomenologia di una generazione allo specchio]]></category>
		<category><![CDATA[simone barillari]]></category>
		<category><![CDATA[TQ]]></category>
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					<description><![CDATA[Sognai che ero una farfalla che d’esser me sognava guardava in uno specchio ma nulla ci trovava -Tu menti- gridai si svegliò morii. R.D. Laing di Andrea Libero Carbone Di recente mi sono trovato a scambiare due parole con persone che in buona parte non avevo mai incontrato prima e che partecipano alla discussione di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_38951" aria-describedby="caption-attachment-38951" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/pistoletto.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-38951" title="pistoletto" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/pistoletto-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/pistoletto-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/pistoletto.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-38951" class="wp-caption-text">Performance di Michelangelo Pistoletto</figcaption></figure>
<p style="text-align: right;"><em>Sognai che ero una farfalla<br />
che d’esser me sognava<br />
guardava in uno specchio<br />
ma nulla ci trovava<br />
-Tu menti-<br />
gridai<br />
si svegliò<br />
morii.</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>R.D. Laing</strong>
</p>
<p style="text-align: left;">
<p>di<br />
<strong>Andrea Libero Carbone</strong>  </p>
<p>Di recente mi sono trovato a scambiare due parole con persone che in buona parte non avevo mai incontrato prima e che partecipano alla discussione di TQ, uno di quei crocicchi che inevitabilmente si formano a margine delle grandi assemblee, quando certuni vanno a fumare o a prendere una boccata d&#8217;aria (che poi forse è lo stesso), e allora nuovi percorsi si delineano rispetto al discorso generale pronunciato ai microfoni. In effetti TQ ricorda tutte, ma dico tutte, le dinamiche di queste assemblee delle occupazioni, alle quali assistevo magari senza intervenire (o allora facendo delle figuracce) perché c&#8217;era sempre chi la sapeva più lunga di me, e con la retorica e con la dialettica se la cavava assai meglio.<br />
<span id="more-39151"></span></p>
<p>La conversazione era incentrata, per dirla in estrema sintesi, sulle perplessità e sul da farsi, e anch’io ho detto la mia. In generale, ho l&#8217;impressione che, per citare un grande cantautore del Novecento, in TQ un po’ si fa a gara a chi è più Supergiovane, ma la tentazione di includere, accogliere, magari emulare, o comunque riconoscere legittimità a Matusa e Governi è forte. Per esempio, mi colpisce percepire che c&#8217;è una smania quantomeno sospetta di tirare dentro l&#8217;editore più grande, lo scrittore di casa in tv ecc., giusto perché fa figo, anche se i suoi problemi, il suo vissuto, la sua storia e in generale l&#8217;orizzonte di senso in cui opera non hanno e non possono avere comune misura con ciò in cui la maggior parte degli altri che partecipano alla discussione potrebbe riconoscersi.</p>
<p>A fronte di dubbi come questi, la mia partecipazione a TQ è frutto della scelta di essere pragmatico. Pur condividendo molte delle perplessità espresse da altri e avvertendone molte altre mie, ho scelto (per il momento) di resistere alla tentazione della vertigine metadiscorsiva che mi avrebbe condotto a una irrimediabile mise en abîme di tutto quanto il dibattito. La dialettica e la retorica le ho poi studiate a fondo, ne sono diventato per così dire un esperto sul piano teorico, e benché la mia maestria pratica sia rimasta sostanzialmente invariata nella sua deficienza ho potuto capire che – sempre e da sempre – è più facile e comodo il ruolo di chi fa le domande, ed è più semplice e privo di rischi tenersi fuori da un tentativo di discorso comune e additarlo con scherno dicendo «guarda come sono goffi, brutti e cretini». E stavolta non ho voluto concedermi questa scorciatoia.</p>
<p>Ora, se ho deciso di partecipare, non è perché sia rimasto persuaso dalle motivazioni teoriche di questa chiamata a raccolta (a inviti): non ce n&#8217;erano, di fatto, o non erano rilevanti, e del resto nessuno era chiamato a fare altro da quello che quotidianamente fa; e non è perché sia stato colpito dal &#8220;livello&#8221; del dibattito che ne è conseguito, dato che non ho partecipato al seminarione inaugurale romano, e i suoi postumi telematici mi sono sembrati per lo più fiacchi (ma con molte eccezioni brillanti), appesantiti da chi crede di sapersi destreggiare molto bene con gli strumenti del momento ma di fatto usa una mailing list come se fosse una chat e a dispetto della quantità di post contribuisce poco o punto quanto al merito delle questioni; e pur avendo visto molti intervenire non mettendo a disposizione degli altri competenze o capacità di analisi, ma fidando sulla popolarità regionale, corporativa, cameratesca. Se l&#8217;ho fatto, è perché credo che molti di noi hanno davvero, realmente, visto le migliori menti della nostra generazione (spesso allo specchio) distrutte o comunque umiliate o frustrate dal precariato o in ogni caso dalla precarietà, dall&#8217;assenza di prospettive, dalla revoca di ogni possibile senso e di ogni ammissibile traducibilità rispetto al sistema di valori delle generazioni precedenti e rispetto a ogni sistema di valori e di pensiero finora immaginabile, e nel contempo le hanno viste anche invidiarsi, scazzarsi, fare sciarra o, peggio, peggio, ignorarsi, negarsi ogni legittimità, disconfermarsi.</p>
<p>Per questo mi è sembrato preciso il criterio generazionale. Per questo ho deciso di adottare una mitezza che pure non mi si addice, perché il sentimento che principalmente colora le mie giornate è una rabbia sorda, e perché il ruolo in cui più mi riconosco è quello del negoziatore e insieme anche del traduttore, adepto di sport che si praticano sì su una scacchiera, ma mescolando tecniche, espedienti e trucchi tratti tanto dalla boxe che dal wreslting (per riprendere i termini di un’analogia proposta da Simone Barillari per illustrare la differenza tra letteratura e scrittura commerciale), conformandomi così alla pratica deleuziana del pourparler: non guerra ma guerriglia, senza quartiere e senza potere. E portando pazienza. E nutrendo a oltranza fiducia. Perché credo che finora ci siamo troppo e troppo spesso tirati indietro. E che senso non c&#8217;è se non in quel che facciamo. Quindi, intorno alla questione cruciale sollevata da Gilda Policastro, cioè «<em>Cosa esattamente ci proponiamo di fare?»</em> ho concluso che quel che faccio di importante (sempre ammesso che tale sia, cioè capace di incidere sulla realtà), io lo faccio già come editore (e altri come scrittore, o come critico ecc.), e che in TQ si tratta di parlarne con altri, come con altri ne parlo già altrove, ma di fare in modo stavolta che tutti insieme, uniti nella diversità come una piccola e irredimibilmente grottesca Europa delle lettere, noi altri si possa dare un peso politico più generale e condiviso a quel che già facciamo.</p>
<p>Per esempio provando a dare una risposta e a organizzare una pratica di lotta intorno a questioni che altrove nessuno sembra disposto ad affrontare, come «<em>È possibile che pochi grandi gruppi editoriali si spartiscano la piazza controllando tutti i passaggi della filiera editoriale?</em>» ovvero, «<em>Non occorrerebbe una legge che impedisca a un soggetto di essere contemporaneamente editore di libri, editore di periodici, promotore, distributore nel canale libreria, proprietario di catene di librerie, distributore nella GDO, grossista, distributore nel canale digitale e e-book ecc.?</em>» oppure anche «<em>Perché il Centre National du Livre francese prevede e attua 4 forme di sostegno agli scrittori, 3 ai traduttori, 13 agli editori, 4 ai periodici, 2 alle biblioteche, 5 alle librerie, 5 alle librerie francofone all&#8217;estero e 2 alla &#8220;vita letteraria&#8221; mentre il nostro Centro per il Libro e la Lettura italiano non si sa bene a cosa serva?</em>» o «<em>Siamo sicuri che le provvidenze per l&#8217;editoria (periodica) siano una buona cosa?» e «Quali aiuti servono a editori e librai indipendenti</em>?».</p>
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