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	<title>fermati un minuto a salutare &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Diorama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 06:30:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare. Gente spaesata , C. PAVESE Stasera senza motivo abbiamo apparecchiato con i piatti spiani. Non più con i fondi, come se fossero volgari o semplicemente non rispecchiassero più un modo di mangiare. Lo ha fatto mia sorella più grande, che va all’università e stasera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/diorama_1.jpg" alt="diorama_1" title="diorama_1" width="500" height="354" class="aligncenter size-full wp-image-18744" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/diorama_1.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/diorama_1-300x212.jpg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<blockquote><p>Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare.<br />
Gente spaesata , C. PAVESE </p></blockquote>
<p>Stasera senza motivo abbiamo apparecchiato con i piatti spiani. Non più con i fondi, come se fossero volgari o semplicemente non rispecchiassero più un modo di mangiare. Lo ha fatto mia sorella più grande, che va all’università e stasera cena con pomodori pachino senza sale, un filo d’olio e scaglie irregolari di parmigiano che odorano di latte e si sbriciolano al solo guardarle. Mia mamma l’ha apostrofata con Che snobismo. Io sono rimasta zitta a sminuzzare la carne e a ostracizzare l’insalata sul bordo del piatto.<br />
<span id="more-18731"></span><br />
Non ho capito perché mia madre ha usato una parola che riserva agli amici che tornano da Milano per un fine settimana decantando le lodi di una bottiglia di vino piccola piccola e di solito polverosa, ho pure creduto, all’inizio, che Marta le rispondesse sprezzante col suo sorriso sghembo e invece ha cacciato la testa nel piatto e continuato a mangiare ma goffamente. Senza assaporare. Io capisco benissimo quando Marta mangia tanto per finire il piatto, senza gusto. Così ho infilato in bocca una grossa foglia di insalata per compagnia e cominciato a fare mente locale. Che significa pensare intorno a un argomento e cercare di capire quali sono le sue componenti fondamentali. E anche i legami logici con le cose. Quando mia sorella Marta non trova qualcosa mamma sogghigna Fai mente locale. Allora io e l’insalata abbiamo deciso di farlo con i pomodori. Intorno a, insomma. I miei cugini li mangiano senza pelle, noi tagliati grossi e conditi con origano basilico e olio di oliva. Anche col sale che altrimenti non sanno di niente. Mio nonno li mangiava a morsi, sì, li raccoglieva dalle piante li spolverava sulla maglia di lana e poi li mordeva. Io non ho mai visto mio nonno ma in due fotografie lui addenta un pomodoro rosso sbiadito. Come fosse una pesca succosa. Perciò io so come nonno li mangiava. Se fosse stato un dipinto ci avrei creduto di meno, me lo chiedo ogni tanto e non lo so. </p>
<p>Anche Marta mette in bocca un pomodoro rosso ciliegia, come mio nonno che, assolutamente, non era uno snob. Sembra che gli snob portino le polo coloratissime sotto le giacche e le scarpe da ginnastica sotto i pantaloni eleganti. Così ho guardato mamma che aveva gli occhi puntati su Marta concentrata sul piatto. Da così vicino deve avere l’impressione di mangiare macchie di colore. Non hai ancora finito Elisa, è ora che ti sbrighi, devo dire una cosa a Marta, E non posso sentire, Certo, appena hai finito i compiti puoi partecipare anche tu, Ma mamma. Marta mi ha regalato il suo sorriso intrigante oltre il pettine dei capelli. L’ho visto solo io. Il suo sorriso che dice Lascia perdere è la solita storia. Marta discute sempre con mamma. Io ho sentito le mamme del quartiere discutere perché le figlie escono con le gonne troppo corte e Marta non mette mai le gonne, se ne sta con i jeans e i maglioni tutti uguali e anche se non è elegante a me piace, è diversa. Eppure mamma la rimprovera proprio con le stesse parole delle mamme delle mie amiche Ma cosa vuoi che pensi la gente. La gente dovrebbe essere assorta. In salotto troneggiano plastici splendidi che Marta ha costruito alle scuole medie e che io non realizzerò mai. Ho la fantasia ma mi manca un po’ di costanza. Forse perché sono ancora una bambina. </p>
<p>Persone in circolo o una sopra l’altra rapite dall’orizzonte disegnano geometrie mura strade e piazze. Donne con gonne tronco-coniche aspettano che qualcuno attacchi la musica, uomini che invece di radici allungano fondamenta cubiche nella balsa. Teste sferiche che galleggiano ignare sui toraci parallelepipedi dei sentimenti comuni. Mamma li guarda e fa No con la testa. Ma cosa vuoi che pensi la gente.  D’altra parte alzarsi da tavola significava non rimanere a mangiare l’insalata e così a testa bassa e senza dire niente mi sono avviata e chiusa nella stanza. Che poi è la mia stanza con Marta. Marta è più importante dell’insalata ma lei mi ha sorriso come per dire Vai vai. Marta bisogna sempre interpretarla un po’. L’ho sentita sbuffare e la sedia biascicare sulle maioliche e mamma accen-dere una sigaretta. Tutte queste sigarette. </p>
<p>Marta ogni tanto fuma ma non mi propone mai di fare un tiro, lei è così, fa le cose che non si devono fare come fumare e non cerca di trascinarti o convincer-ti. Mai. Non cerca di convincerti nemmeno quando ha ragione. Ecco perché mamma continua a discutere con Marta che invece non discute proprio con nessuno. Povera mamma deve essere snervante e povera Marta che poi non dorme per leggere. Io lo so che Marta non dorme per recuperare tutto il tempo che ha perso a discutere di questioni indecifrabili. </p>
<p>Non con me, Marta dice Tu sei un’altra cosa scoiattolo. E io mi arrampico sul suo letto frondoso di lino e la guardo leggere. Zitta zitta zitta. Marta mi piace perché è intelligente. Io sono orgogliosa di lei anche perché è mia sorella. Una volta dal tabacchi ho sentito Menomale che questa qui non è come l’altra, mi sono voltata e la tabaccaia e suo marito mi hanno sorriso con Ciao Piccola. Hanno agitato i palmi vili e io avrei voluto picchiarli. Chissà la gente qui cosa pensa di Marta ma non nel senso della mamma. Anche dal fruttivendolo mi guardano e insieme alle mele il fruttivendolo si informa E a casa tutto bene papà mamma la nonna. Di Marta il fruttivendolo o i suoi commessi non chiedono mai. Io, Stiamo tutti bene, anche Marta ha quasi finito l’università, Così va da un’altra parte, Cosa, Niente bambina questa frutta è raccolta ad arte. Il fruttivendolo ha increspato le labbra codarde e io avrei voluto sputarlo. Noi viviamo in un paese piccolissimo, dalle nostre finestre si vede uno scampolo di mare e le case dei nostri vicini che sono molti degli abitanti del paese. Non so perché le case siano così concentrate. Marta dice che di-pende dal fatto che fino al millenovecentosessanta è stato essenzialmente un borgo di pescatori e l’unica cosa che il boom economico si è trascinato dietro è stata l’apertura di un bar di una piccola filiale di una grande banca e di un Conad ma questo più tardi, intorno agli anni ottanta. </p>
<p>Io di numeri non capisco niente ma Marta dice che ci sono numeri che sono date e non bisogna mai dimenticarli. Sono una bussola, Come un ago magnetizzato, Scoiattolo sei la cosa più arguta che io abbia incon-trato. Arrossisco. Io avrei preferito che rimanesse un paese di pescatori, un posto di gente troppo impegnata a tirare le reti per criticare gli altri. È come se vivessimo troppo vicini e ci pestassimo i piedi. Una volta sono andata con la mia classe in un borgo di pescatori rimasto intatto. Qui vicino, a qualche chilometro. Mi è piaciuto moltissimo, c’erano le paranze e uomini con la pelle abbronzata e la pipa. A un certo punto tutto mi è sembrato perfetto. Marta mi ha detto O corrotti o plastificati. Io non ho capito ma ero troppo stanca per chiedere spiegazioni e Marta voleva leggere. Certe volte se non capisci subito quello che dici Marta si irrita. La maestra era entusiasta del borgo. Il giorno dopo ci ha chiesto di scrivere le nostre impressioni e io ho concluso con O corrotti o plastificati lei ha strappato il foglio davanti a tutti e mi ha bacchettato il palmo Non voglio che parli mai più con tua sorella. Quando l’ho riferito indignata a mia madre lei ha sbuffato Non ha tutti i torti. </p>
<p>Nessuno capisce l’amore di Marta, tutti pensano che lei sia come gli altri, che parli per un pregiudizio o perché si sente migliore, invece no. Marta osserva e descrive, senza giudicare. Lei ama questo posto e loro fino a piangerne. Certe volte guarda le vecchie case o i pergolati di edera sulle ringhiere arrugginite e sorride soddisfatta. Marta quando cammina per la strada respira a pieni polmoni. Prima tutta una parete della nostra stanza era tappezzata di polaroid del paese. Era una parete bellissima, a posto delle case c’erano le persone. Immobili come case. Marta ha detto Così tutto sembra più vivibile perché se ne può discutere. Ma nessuno parla. No, no.  Anche nelle foto se ne stanno fermi, guardinghi senza negli occhi nessuna curiosità. Eppure il resto del mondo e così prossimo che potrebbero saziare tutte le questioni. Una per una e una alla volta o a grappoli. Guardano le cose le case gli altri per poterne sparlare e nessuno guarda Marta. Marta li spaventa e li fa sentire menagrami ecco perché non la nominano nemmeno. Lei li ha fotografati tutti, uno per uno e uno alla volta, la luce delle foto è accecante e diversa come se, nei riquadri polaroid, ognuno vivesse su un pianeta con una luminosità differente dalle altre. </p>
<p>Ciascun uomo è un mondo intero anche se piccolo, non un’isola, capito scoiattolo. </p>
<p>Io penso che col mare vicino è meglio essere un’isola ma Marta mi sorride e dice Forse hai ragione e io non so che pensare. Il giornalaio galleggia in una luce gialla il droghiere in una viola nel mondo della professoressa di filosofiail cielo è d’acciaio piove ma mentre gli altri si coprono la testa lei cammina comunque guardando avanti, papà sta nella luce rossa della sera che preannuncia le belle giornate,  sul pianeta di mamma è notte e la brace della sigaretta le rischiara il volto come in un quadro del seicento. Lo ha detto Marta. Come in una Caravaggio ha detto. </p>
<p>Io odio gli scaravaggi e Marta ha riso. Sono infidi e quando accendi la luce scappano, mamma non scappa, si nasconde nei singhiozzi cupi solo quando Marta parla sottovoce. Io invece la cerco affinché parli e infatti nella mia luna che sarebbe, nell’universo di Marta, la villa comunale, la luce è primaverile, fresca, gli oleandri sono velenosi e fioriti e purpurei e io sono un confetto nel vestito rosa. Dalle istantanee si capisce a chi Marta vuole bene e chi invece non sopporta. Le fotografie non dicono nemmeno una bugia. Forse perché non possono provarci. Le pa-role ci provano sempre a frodarti. Le fotografie non dicevano una bugia prima che un giorno mamma le staccasse e le bruciasse una per una, prima si divertiva con noi e diceva anche È una buona idea, poi non so cosa è successo ed è venuta a tirarle via con rabbia, ha lasciato solo quella di Marta e si è tenuta la mia e quella di papà sul comodino. Sul mondo di Marta non c’è nessuno, solo un lembo di spiaggia invernale col cielo colore del ghiaccio, azzurro acqua fredda, azzurro acqua e polvere di gesso, l’ho notato dal marmista, mamma non lo sapeva che quello era il mondo di Marta o ha fatto finta di niente perché le dispiaceva e lo ha preso come un panorama.  Adesso la foto sta lì in mezzo all’intonaco a scacchi di nastro adesivo irrigidito e ingiallito dall’aria. Marta quando entra in camera prima ancora di poggiare lo zaino mi scompiglia i capelli e mi dice Ha ragione mamma mi sono fatta il deserto intorno. Io le dico Io ci sono e lei me li scompiglia di più, poi l’abbraccio. Dì alla maestra che sono io a parlare con te e non tu con me, vedi cosa risponde, Che me lo hai suggerito tu, L’ho sempre detto che la maestra Nica è una donna perspicace. </p>
<p>Nel mondo di Marta ci saranno pure le case e le persone ma non si vedono, il mare non è in nessun’altra foto, Che pretesa ha detto mamma. Io me ne sto così con le voci di sottofondo, mamma una lima sorda e Marta solo sorda, a osservare la parete rapinata e a pensare che tutto accade così in fretta che non si può far altro che assistere. È inutile che mamma pensi che se avesse capito, qualcosa sarebbe cambiato. La parete che sembra stare lì da secoli e invece è così da solo una settimana ne è un esempio. Un post it. </p>
<p>E io la guardo e me la stampo in mente. Anche se poi non riesco a dormire bene. Quando Marta entra in camera è fluorescente di sfinimento, io fingo di dormire per prendermi il bacio della buonanotte sul-la fronte. Vorrei dormire con lei. Marta è profumata come nessuno, nemmeno la maestra Nica lo è così eppure vive sopra al salone di bellezza. La maestra non sa nemmeno un quarto, che è di meno di metà anche se quattro è maggiore di due e io non ho ancora capito bene la logica, delle parole che sa Marta ma conosce un sacco di storie e di nomi di piante e fiori e insetti che solo a nominarli ron-zano estivi nelle aule senza termosifoni. Una volta Marta mi ha detto Questo posto sta tutto nel palmo di una mano, le persone sono piccole e le strade strette per qualsiasi confidenza, le camere asfissianti, passa una corriera all’ora e non c’è il cinema, questo posto me lo tengo nel palmo di una mano Elisa e lo sbriciolo come una zolla di terra arata di fresco. Subito mi sono messa a piangere poi però quando Marta non c’è o, come adesso, è di là a discutere io tendo bene il palmo della mano ci faccio stare tutto il paese pure con i ronzii delle zanzare e poi piano piano lo stritolo. Quando è arrabbiata Marta rompe quello che ha a tiro. </p>
<p>Spero che non distrugga mai i suoi plastici. Stritolare spegne tutte le voci che non capisco e non capisco neppure come Marta faccia a trattenere tutta quest’acqua di mare. Io, ogni volta che stritolo il paese mi spugno.   </p>
<p>[la foto in apice è di <a href="http://www.flickr.com/photos/lavinia_a/">lavinia_a</a>]</p>
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