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	<title>fiera del libro torino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Dossier: Israele paese ospite della Fiera del libro di Torino. Lettera aperta di Yitzhak Laor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2008 12:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[fiera del libro torino]]></category>
		<category><![CDATA[Folon]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[shabtai]]></category>
		<category><![CDATA[Yitzhak Laor]]></category>
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					<description><![CDATA[(Il seguente testo va ad integrare il dossier dedicato alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno già parte alcuni pezzi postati su NI &#8211; qui ,qui e qui Dossier a cura di Francesco Forlani, Lorenzo Galbiati, Daria Giacobini, Diego Ianiro, Andrea Inglese, Fabio Orecchini. La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/folon_logo.jpg' alt='folon_logo.jpg' /></p>
<p><em>(Il seguente testo va ad integrare il  dossier dedicato alla dissidenza intellettuale in Israele. Di esso fanno già parte alcuni pezzi postati su NI &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/03/19/dossier-israele-paese-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino/">qui</a> ,<a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/02/06/vattimo-sul-dibattito/">qui</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/03/21/laltra-faccia-di-israele/">qui</a></em></p>
<p>Dossier a cura di <strong>Francesco Forlani</strong>, <strong>Lorenzo Galbiati</strong>, <strong>Daria Giacobini</strong>, <strong>Diego Ianiro</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Fabio Orecchini</strong>.</p>
<p><strong>La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa</strong><br />
<a href="http://www.forumpalestina.org/news/2008/Maggio08/11-05-08LitteraApertaLaor.htm"><strong>Una lettera aperta di Yitzhak Laor</strong></a></p>
<p>Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l&#8217;occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica &#8211; ossia attraverso il servizio militare &#8211; e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l&#8217;occupazione a aver cambiato natura. È l&#8217;Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo.<br />
<span id="more-5888"></span><br />
Nell&#8217;immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell&#8217;hinterland dell&#8217;Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l&#8217;avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo &#8211; proprio come in passato il sangue ebraico &#8211; vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell&#8217;attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l&#8217;allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese. </p>
<p>Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch&#8217;essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un&#8217;intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l&#8217;Europa &#8211; dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d&#8217;Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l&#8217;estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L&#8217;Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani». </p>
<p>Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni &#8217;70 all&#8217;attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi!<br />
Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent&#8217;anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il Manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia. E gli anni passano.</p>
<p><strong>* scrittore israeliano<br />
(traduzione Marina Impallomeni)</strong></p>
<p>PS:<br />
<strong>Shabtai</strong> il 14 sarà anche ad Aversa.<br />
Verrà presentato il suo libro &#8220;Politica&#8221; edito da Multimedia</p>
<p>Mercoledì 14 Maggio 2008 ore 18.30<br />
Libreria <strong>&#8220;Quarto Stato&#8221;</strong> Casa della Poesia Fresco di Stampa<br />
in Via Magenta 78/80, Aversa</p>
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		<title>Vola!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 11:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Esther Shavev-Gerz]]></category>
		<category><![CDATA[fiera del libro torino]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Rancière]]></category>
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					<description><![CDATA[Livres aspirés par le ciel, di Esther Shavev-Gerz Dell&#8217;artista segnalo anche quest&#8217;altra opera con una nota di un filosofo,Jacques Rancière, che è una vera voce per l&#8217;epoca infame che viviamo. La traduzione è mia. Cioè di tutti. le 25 août 2006 au Mémorial de Buchenwald (Weimar / Allemagne) Il 25 agosto al Memoriale di Buchenwald [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/livres-aspires.jpg' title='livres-aspires.jpg'><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/livres-aspires.thumbnail.jpg' alt='livres-aspires.jpg' /></a></p>
<p><em>Livres aspirés par le ciel</em>, di <a href="http://www.shalev-gerz.net">Esther Shavev-Gerz </a><br />
<span id="more-5298"></span><br />
Dell&#8217;artista segnalo anche quest&#8217;altra opera con una nota di un filosofo,<a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Jacques_Ranci%C3%A8re">Jacques Rancière</a>, che è una vera voce per l&#8217;epoca <em>infame </em>che viviamo. La traduzione è mia. Cioè di tutti.</p>
<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/02/menschendinge_expo.jpg' alt='menschendinge_expo.jpg' /><br />
l<strong>e 25 août 2006 au Mémorial de Buchenwald </strong><br />
(Weimar / Allemagne)<br />
<em>Il 25 agosto al Memoriale di Buchenwald</em></p>
<p>Certains souhaitent que l&#8217;art inscrive sous une forme indélébile la mémoire des horreurs du siècle. D&#8217;autres veulent qu&#8217;il aide les hommes d&#8217;aujourd&#8217;hui   à se comprendre dans la diversité de leurs cultures. D&#8217;autres encore nous expliquent que l&#8217;art aujourd&#8217;hui produit &#8211; ou doit produire- non plus des oeuvres pour des amateurs   mais des nouvelles formes de relations sociales pour tous.</p>
<p><em>Certi preferiscono che l&#8217;arte inscriva in modo indelebile la memoria degli orrori del secolo. Altri vogliono che aiuti gli uomini d&#8217;oggi a capirsi nella diversità delle loro culture. Altri ancora ci spiegano che l&#8217;arte oggi produce- o deve produrre- non più opere per cultori ma nuove forme di relazioni sociali per tutti.</em></p>
<p>Mais l&#8217;art  ne travaille pas pour rendre les contemporains responsables à l&#8217;égard du passé ou pour construire   des rapports meilleurs entre les différentes communautés. Il est un exercice de   cette responsabilité   ou de cette construction. Il l&#8217;est dans la mesure où il prend dans son égalité propre les diverses sortes d&#8217;arts qui produisent des objets et des images, de la résistance et de la mémoire. </p>
<p><em>Ma l&#8217;arte non lavora per rendere i contemporanei responsabili nei confronti del passato o per costruire dei rapporti migliori tra le diverse comunità. E&#8217; un esercizio di tale responsabilità o  costruzione. Lo è nella misura in cui prende nella sua più autentica uguaglianza i diversi tipi d&#8217;arte che producono oggetti e immagini, della resitenza e della memoria.</em></p>
<p> Il   ne se dissout pas en relations sociales. Il construit des   formes effectives   de communauté : des communautés entre objets et images, entre images et voix,entre   visages et paroles qui tissent des rapports entre des passés et un présent, entre des espaces lointains et un lieu d&#8217;exposition .</p>
<p><em>Non si dissolve in relazioni sociali. Costruisce delle forme effettive di comunità: comunità tra oggetti e immagini, tra immagini e voci, tra volti e parole che tessono delle relazioni tra passati e un presente, tra spazi lontani e un luogo di esposizione.</em></p>
<p>  Ces communautés n&#8217;assemblent qu&#8217;au prix de séparer, ne rapprochent qu&#8217;au prix de créer   de la distance. Mais séparer, créer   de la distance, c&#8217;est aussi mettre les mots, les images et les choses   dans une   communauté plus large des    actes de pensée et de création, de parole et d&#8217;écoute qui s&#8217;appellent et se répondent. Ce n&#8217;est pas développer des bons sentiments chez les spectateurs, c&#8217;est les convier à entrer dans le processus continué de création de ces communautés sensibles. Ce n&#8217;est pas   proclamer   que tous sont artistes. C&#8217;est   dire que toujours l&#8217;art vit de l&#8217;art qu&#8217;il transforme et de celui qu&#8217;il suscite à son tour.</p>
<p><em>Tali comunità non riuniscono che a costo di separare, non avvicinano che a costo di creare  distanza. ma separare, creare distanza è anche mettere le parole, le immagini e le cose in una comunità più larga di atti di pensiero e di creazione, di parola e di ascolto che si chiamano e si rispondono. Non è sviluppare buoni sentimenti presso gli spettatori, è invitarli ad entrare nel processo continuo di creazione di tali comunità sensibili. Non è proclamare che tutti sono artisti. E&#8217; dire che l&#8217;arte vive sempre dell&#8217;arte che trasforma e di quel che suscita a sua volta. </em></p>
<p><strong>Jacques Rancière sur le travail d&#8217;Esther Shavev-Gerz dans le catalogue de MenschenDinge/ The human aspect of objects</strong></p>
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