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	<title>fiorucci store &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Colazione al Fiorucci Store (Milano)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2005 14:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[fiorucci store]]></category>
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					<description><![CDATA[di Massimiliano Governi Il 9 ottobre 2004 ero lì che scorrevo la colonnina dei pezzi sul sito di Nazione Indiana per vedere se c’era qualcosa di interessante e l’occhio mi è caduto su una poesia intitolata Colazione al Fiorucci Store (Milano). Un minuto dopo ho digitato il nome e cognome della autrice sui gruppi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Massimiliano Governi</strong></p>
<p>Il 9 ottobre 2004 ero lì che scorrevo la colonnina dei pezzi sul sito di Nazione Indiana per vedere se c’era qualcosa di interessante e l’occhio mi è caduto su una <tag>poesia</tag> intitolata <a href="https://www.nazioneindiana.com/2004/10/06/colazione-al-fiorucci-store-milano/">Colazione al Fiorucci Store (Milano)</a>.</p>
<p><span id="more-1437"></span></p>
<p>Un minuto dopo ho digitato il nome e cognome della autrice sui gruppi di Google racchiudendolo tra virgolette e la ricerca ha individuato una sola voce, sulla quale ho cliccato. E’ risultato che Gemma Gaetani il 2 maggio del 1998 era andata sul newsgroup di <a href="http://groups.google.it/group/it.cultura.linguistica.italiano">it.cultura.linguistica.italiano</a> e aveva lasciato un messaggio in cui chiedeva: Vorrei sapere che cos&#8217;è o, se non è nulla, cosa si intende per ‘ginzionario’?</p>
<p>La sera, alle 23. 15, mi sono trascritto l’indirizzo di posta elettronica di Gemma Gaetani e le ho inviato questa mail.</p>
<p>Cara Gemma, mi diverte questo fatto che il 2 maggio del 1998 sei andata a chiedere in un newsgroup cos&#8217;è un ‘ginzionario’. Non sapevi proprio cosa fare quel giorno, eh? A parte questo, volevo dirti che poco fa ho letto una tua poesia su NI, e l’ho trovata davvero bella. Mi è piaciuta molto la tua idea di attualizzare e italianizzare il film Colazione da Tiffany. Volevo dirtelo. Ne avrai scritte sicuramente altre di poesie. Ti va di farmele leggere?</p>
<p>Il giorno dopo, alle 17.44, la sua risposta.</p>
<p>ciao, grazie. il 2 maggio del 1998 non era esattamente un bel periodo, in realtà. non ricordavo neanche questa cosa del ginzionario. di poesie sì, ne ho scritte altre, scrivo. perché vuoi leggerle? boh, comunque se me lo chiedi si vede che ti incuriosiscono. te ne mando qualcuna. non ho letto i tuoi testi successivi, ma mi era piaciuto molto il tuo racconto in Gioventù cannibale. saluti, g.</p>
<p>Ho conosciuto Gemma venerdì 26 novembre 2004, a Roma, alle 15.45 (ma l’appuntamento era alle 15, mi ha fatto aspettare 45 minuti sotto la sede della casa editrice Fazi, con la pioggia che mi colava dalle sopracciglia).</p>
<p>Il giorno dopo, il 27, mi ha scritto una mail in cui mi diceva: ti è piaciuta la scatola con gli angeli di fiorucci? e le paparelle a molla? ci gioca tuo figlio? spero che le trovi meravigliose, lo sono! se un giorno vieni a milano ti porto a fare un giro al fiorucci store. guarda che a parte la mia fissazione, è davvero un museo-mercato dell&#8217;attuale, sociologico e para-artistico. è il nostro tiffany.</p>
<p>Dal 28 novembre al 9 gennaio, mi ha spedito 118 messaggi di posta elettronica. Una media di 3 al giorno. In questi messaggi abbiamo parlato soprattutto del libro che stava strutturando, e del Fiorucci Store. Un messaggio (3 dicembre 2004): quando vado lì mi sento cenerentola e allo stesso tempo alice nel paese delle meraviglie. vedi, lì non vendono soltanto magliette o jeans, ma oggetti estetici, fatti di endorfine.  Un altro: nel film, holly sostiene che tiffany, la gioielleria di new york, è l&#8217;unico luogo al mondo dove niente di brutto può succedere. io penso la stessa cosa del fiorucci store di milano, ecco perché ci vado così spesso…</p>
<p>Nella mail del 7 gennaio (ore 11.14), mi dice che si sente sfiancata e per di più stamattina sono caduta. su ‘sto cazzo di ghiaccio qui a Milano (è un endeca).</p>
<p>In quella dell’8 gennaio (ore 3.45), che non vuole più pubblicare il suo libro. perché non parlo soltanto di me. parlo di altri per parlare di me. e parlo di me per parlare di altro. ma una storia vera, così vera, non merita di essere spolpata con tanta faciloneria, come sono certa che, non so a che livello, accadrà, com’è già accaduto con melissa. tireranno fuori quattro versi e diranno che sono l&#8217;ultimo prodotto confezionato a tavolino da certa editoria. i versi che mi piacciono di più di una canzone degli afterhours dicono “la sostanza si vendica sulla poesia” e molta della poesia che leggo in giro per me più che con “epifania” rima con “bugia”. elliott murphy nelle liner notes a un live dei velvet underground aveva scritto “the difference between movies and rock and roll is that rock and roll never lies”. volevo soltanto dimostrare questo, con la mia “musica”. ma non ce la faccio. scusami. scusami. scusami.</p>
<p>Poi, per 42 giorni, non so più niente di lei. Il 20 febbraio, inaspettatamente, mi arriva una sua mail. mi è arrivata la bozza di contratto per il libro. allora non avevi bloccato tutto? c’è scritto che il libro uscirà per la LainFazi a ottobre 2005&#8230; ok. ok, sì. io spero solo che verrà capito. scrivere è darsi in pasto, esattamente come vivere. la cosa che mi piacerebbe di più che accadesse è che anche solo un lettore dicesse che sono riuscita a scrivere almeno qualche riga come se J.T.LeRoy e Fernando Pessoa avessero incontrato Andy Warhol e Orlane e un sacco di musica li avesse fotografati. perché è solo così che so scrivere. ti voglio bene, massi. non ti ho mai detto che in “fare i poeti che si è”, nella prima parte, quella tra parentesi (che cita tutte le cose che mi sono sentita dire da quando ho iniziato a scrivere, e una dichiarazione che LeRoy ha fatto in un’intervista) ho messo anche te, quella frase che mi scrivesti quando ti dicevo che scrivere fa male: “proust scriveva per non far morire la madre, ricordi?”. ecco, ora lo so. lo ricordo.</p>
<p>un abbraccio, gemma.</p>
<p>ps. il tuo bimbo poi ci ha giocato con le paperelle a molla del fiorucci store? gli sono piaciute? non me l’hai mai detto!</p>
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