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	<title>Fivet &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Un mutamento di clima &#8211; 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 05:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tiziana de Novellis Cellule staminali Lo studio delle cellule staminali rappresenta, oggi, uno degli aspetti più importanti della ricerca scientifica finalizzata alla cura di determinate malattie (in particolare alcune malattie “degenerative”, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer – caratterizzate dalla distruzione progressiva di vaste aree di tessuto cerebrale -, ma anche di malattie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Tiziana de Novellis</strong></p>
<p><strong>Cellule staminali</strong></p>
<p>Lo studio delle cellule staminali rappresenta, oggi, uno degli aspetti più importanti della ricerca scientifica finalizzata alla cura di determinate malattie (in particolare alcune malattie “degenerative”, come il Morbo di Parkinson e l’Alzheimer – caratterizzate dalla distruzione progressiva di vaste aree di tessuto cerebrale -, ma anche di malattie mortali, come l’ictus, il diabete, le malattie cardiache e le paralisi). La ricerca su questo speciale tipo di cellule, associata alla tecnica della clonazione, sta facendo eccezionali progressi non solo per le importantissime prospettive terapeutiche, ma anche per la comprensione dei meccanismi per ottenere tessuti da utilizzare nei trapianti e per lo studio dei tumori. In un futuro prossimo, questa ricerca, se non ostacolata (come di fatto accade in molti Stati, tra cui l’Italia, dov’è consentita solo su cellule staminali somatiche), potrà rivoluzionare il modo di curare tante malattie che, allo stato attuale, sono di fatto incurabili e gravemente invalidanti.<span id="more-5449"></span></p>
<p>Gli atteggiamenti verso l’uso di cellule staminali ai fini della ricerca scientifica o di cure mediche variano da un paese all’altro, in particolare nei confronti dell’uso di cellule staminali provenienti da embrioni umani. L’uso di embrioni umani per qualsiasi fine che non sia quello della riproduzione rimane oggi una questione molto controversa: per alcuni l’uso di un embrione umano per sviluppare nuove terapie è inaccettabile (Italia), per altri lo è solo nei primi stadi dello sviluppo embrionale e solo nel caso di gravi malattie (Gran Bretagna). Lo stesso discorso è valido per l’uso delle tecniche di clonazione. Secondo la vigente legislazione, in Italia sono vietate sia la manipolazione sia la clonazione “terapeutica” degli embrioni umani (procedure entrambe consentite nel Regno Unito anche se con limiti di legge rigorosi: le cellule embrionali possono essere utilizzate solo entro 14 giorni dalla fecondazione), mentre la clonazione umana a scopo “riproduttivo” (la formazione con metodiche artificiali di un embrione umano con caratteristiche genetiche eguali a un altro individuo successivamente impiantato nell’utero di una donna) sono vietate in Italia come nel Regno Unito e come ovunque. Le diversità culturali e storiche delle nazioni europee hanno prodotto legislazioni diverse da paese a paese, impedendo la creazione di una legislazione comune europea. Allo stato attuale, ciò che risulta legale in un paese non lo è in un altro.</p>
<p>Nonostante gli sforzi di tanti ricercatori di trovare altre fonti di cellule staminali, ad esempio dal midollo osseo degli adulti o dal cordone ombelicale, le cellule staminali embrionali sono al momento la prospettiva più immediata per ottenere nuove cure. Per questi motivi vorrei tentare di chiarire alcuni degli aspetti tecnici, sia in tema di cellule staminali che di clonazione.</p>
<p>Le cellule staminali sono i precursori di tutte le altre cellule che compongono i nostri organi. Un embrione è costituito esclusivamente di cellule staminali, mentre un individuo adulto ne possiede solo una piccola quota “di riserva”, necessaria a sostituire le cellule dei tessuti danneggiate o usurate. Questa, però, è una suddivisione grossolana: in realtà queste cellule sono molto diverse tra loro per funzione e grado di differenziazione. Nell’embrione ai primi stadi di vita le staminali, per l’appunto “embrionali”, sono “totipotenti”, <em>capaci cioè di formare qualunque tipo possibile di cellula dell’adulto</em>. Nell’adulto, invece, le cellule staminali possono dare origine o a pochi tipi di cellule o a un solo tipo cellulare (staminali “multipotenti” del midollo osseo da cui originano un altro tipo di staminali “unipotenti”, da cui originano ad esempio i globuli rossi). In sostanza le staminali “embrionali” hanno la potenzialità di trasformarsi in qualunque tipo cellulare dell’adulto e, per tale motivo, dal loro studio in laboratorio si potranno ottenere tessuti per il trapianto. In questo senso grandi progressi si sono avuti nello studio della cura del Morbo di Parkinson, malattia degenerativa del tessuto nervoso con perdita “selettiva” di un determinato tipo di neuroni (i neuroni che producono dopamina, e che permettono il controllo dei movimenti proprio rilasciando la dopamina), che si manifesta con tremori e perdita delle capacità dei movimenti fino alla paralisi. Gli studi sull’utilizzo delle staminali embrionali per la cura di questa malattia (relativamente diffusa oltre i 70 anni, ma che colpisce anche dai 40 anni) sono iniziati in modo sistematico dopo il 2002. Attualmente sono in corso sperimentazioni sugli animali in Inghilterra e in Spagna con ottimi risultati. Uno studio recente del Dipartimento di Neurochirurgia di Kyoto ha dimostrato che è possibile migliorare i sintomi del Parkinson nei primati (scimmie) trapiantando cellule staminali embrionali. A questo studio ne sono seguiti altri, ciascuno con miglioramenti tecnici rispetto ai precedenti. (In sintesi, le cellule staminali prelevate dall’embrione vengono messe in coltura, dove si applicano determinate sostanze stimolanti che favoriscono la loro trasformazione in cellule neuronali in grande numero. Le cellule così ottenute vengono trapiantate in sedi specifiche del cervello).</p>
<p>Oggi, in tutta l’Unione Europea, ci sono almeno 100.000 embrioni “di riserva” conservati nei congelatori, e, in gran parte, inutilizzati a causa delle normative di legge che in molti paesi ne vieta l’uso per scopi di ricerca. Questi embrioni vengono creati di routine nella cura della sterilità (Fivet). Durante un solo ciclo di trattamento di Fivet, sono fecondati simultaneamente vari ovuli, dei quali solo alcuni saranno reimpiantati nella madre, mentre gli ovuli non utilizzati vengono congelati e conservati nel caso in cui il tentativo di fecondazione non riuscisse. Se la Fivet ha successo la coppia può decidere di donare gli embrioni non utilizzati a scopo di ricerca, ammesso che la legge lo consenta. Negli ultimi venti anni, i congelatori delle cliniche si sono riempiti di embrioni congelati, il cui destino rimane incerto. Una seconda fonte possibile di staminali è poi la creazione di embrioni unicamente a fini di ricerca, visto che esistono già milioni di spermatozoi e migliaia di ovuli non fecondati congelati nelle cliniche di fertilità di tutta Europa. Ma questa possibilità è ancora più contestata della precedente: la creazione di un embrione a scopo di ricerca è considerata inammissibile ed eticamente scorretta da molte persone e da alcuni governi. In ogni caso, se quegli spermatozoi congelati fossero utilizzati per fecondare gli ovuli allo stesso modo conservati, sarebbe disponibile un numero ancora più elevato di embrioni per studiare e curare molte malattie.</p>
<p>Esiste infine un altro modo di ottenere embrioni umani, basato sull’uso della clonazione (<em>clonare</em> significa produrre una copia geneticamente identica di un individuo). Ora, mi sembra importante chiarire il significato di questa tecnica e le sue possibilità di uso nella ricerca scientifica. La stampa ha parlato molto della clonazione umana con la quale sarebbe possibile ottenere un individuo geneticamente identico a un altro partendo da una cellula epidermica (la cellula epidermica viene inserita nell’ovulo di una donna da cui viene estratto il DNA, con una scintilla elettrica l’ovulo comincia a dividersi e forma l’embrione, geneticamente identico alla cellula epidermica di origine). In realtà, i ricercatori non sono interessati a realizzare cloni umani, ma a produrre cellule umane clonate che possano essere utili nella cura di alcune malattie. Ad esempio nel caso di una malattia che distrugge le cellule del cervello, a partire dal Dna di una cellula epidermica dell’individuo malato si produce un embrione clonato e da questo embrione vengono prelevate le cellule staminali, trasformandole nelle cellule cerebrali che stanno morendo e che verrebbero trapiantate nel cervello. L’embrione così clonato è in pratica una copia genetica di una persona viva e consenziente, in questo caso malata, che potrebbe liberamente decidere se utilizzare il suo DNA in prospettiva di una guarigione. Tra l’altro, utilizzare un embrione clonato, che contiene solo il DNA del paziente, ha il vantaggio di ridurre il rischio del rigetto delle cellule staminali trapiantate. A questo punto è lecita una domanda: abbiamo il diritto di decidere che cosa fare del nostro DNA? No, se viviamo in Italia, sì, se viviamo in Gran Bretagna, dove la clonazione terapeutica per produrre cellule staminali è consentita anche se con molte limitazioni (entro i 14 giorni dalla fecondazione, solo per malattie gravi e, naturalmente, non a scopo riproduttivo).</p>
<p>A favore dello sviluppo della “clonazione terapeutica”, finalizzata ad ottenere cellule staminali per la cura di alcune malattie, c’è anche il dato negativo dei risultati ottenuti nella clonazione a scopo “riproduttivo”. La maggior parte delle ricerche pubblicate dimostra che nella clonazione di mammiferi il risultato è quasi sempre il fallimento. Il caso della pecora Dolly, clonata nel 1996 e morta nel 2003 a causa di una grave malattia polmonare, è paradigmatico. Dolly fu ottenuta solo dopo 277 tentativi falliti (aborti). Questo, oltre alle normative di legge e ai controlli del caso, metterebbe naturalmente al riparo dai rischi connessi ad un abuso di questa tecnica.</p>
<p>Oggi molti ricercatori sperano che le cellule staminali embrionali possano permettere la cura di gravi malattie, anche se questo tipo di ricerca è fortemente osteggiata. Mentre per alcuni un embrione di 14 giorni di vita è solo un ammasso di cellule privo di qualsiasi caratteristica umana, per altri l’embrione è un essere umano a tutti gli effetti. Per tale motivo il diritto di un embrione di 14 giorni di vita diviene più importante di quello di un adulto o bambino gravemente malato. Per lo stesso motivo le migliaia di embrioni congelati nei freezer di tutta Europa rimangono inutilizzati. Chi ha maggiori diritti, la persona adulta che sta morendo o l’embrione congelato di pochi giorni?</p>
<p>A questo proposito Benedetto XVI, il 31 gennaio 2008, così s’interroga: &#8220;Quando esseri umani, nello stato più debole e più indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro ‘materiale biologico’, come negare che essi siano trattati non più come un ‘qualcuno’, ma come un ‘qualcosa’, mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell&#8217;uomo?&#8221;. E sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali aggiunge: &#8220;mostrano chiaramente come, con la fecondazione artificiale extra-corporea, sia stata infranta la barriera posta a tutela della dignità umana&#8221;. &#8220;Certamente &#8211; spiega il Papa &#8211; la Chiesa apprezza e incoraggia il progresso delle scienze biomediche che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, mediante, ad esempio, l&#8217;uso delle cellule staminali somatiche oppure mediante le terapie volte alla restituzione della fertilità o alla cura delle malattie genetiche&#8221;. Nel contempo però &#8220;essa sente il dovere di illuminare le coscienze di tutti, affinché il progresso scientifico sia veramente rispettoso di ogni essere umano, a cui va riconosciuta la dignità di persona, essendo creato ad immagine di Dio&#8221;. In proposito il Papa ricorda che il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione <em>Dignitatis Humanae</em>, ribadisce che i fedeli &#8220;nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa&#8221;. Infatti, conclude, &#8220;la Chiesa cattolica è maestra di verità, e il suo compito è di annunziare e di insegnare in modo autentico la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i principi dell&#8217;ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana&#8221;.</p>
<p>Le verità della fede, per loro natura, contengono un elemento di coercizione e per questo motivo sono in contrasto con le opinioni riguardanti la vita politica di uno Stato. Il pensiero politico è per sua natura multiforme e mutevole. (Io mi formo un’opinione considerando una questione da diversi punti di vista e possibilmente rendendo presenti alla mia mente anche le opinioni di coloro che hanno un’opinione diversa dalla mia. Quante più posizioni altrui riesco a tenere presenti tanto maggiore sarà la mia capacità di pensiero “collettivo” e tanto più valide saranno le mie conclusioni finali, cioè la mia opinione. È proprio questa forma di “mentalità ampliata” che rende gli uomini atti a giudicare.) Nessuna opinione relativa alla politica è di per sé evidente. Per le opinioni politiche, e non invece per le verità religiose, il pensiero può valutare qualunque tipo di vedute antagoniste. Nel mondo in cui viviamo, le ultime tracce dell’antagonismo tra verità religiose e “opinioni pubbliche” sembravano apparentemente scomparse. La verità della religione rivelata sembrava non dover più interferire negli affari del mondo. E la separazione tra Chiesa e Stato sembrava essere sancita una volta per tutte. Pensando nei termini delle moderne democrazie, ci si poteva sentire in diritto di concludere che l’antico conflitto fosse stato finalmente regolato e soprattutto che la sua causa originaria, lo scontro tra verità dogmatica e opinione, fosse scomparsa dalla scena politica. Purtroppo, tuttavia, non è così, perché lo scontro tra ragione di Stato e ragione di fede di cui siamo oggi testimoni su così larga scala presenta aspetti molto simili a quelli di epoche che pensavamo definitivamente passate.</p>
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