<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Follia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/follia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2015 17:33:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Il rabdomante e il tribunale</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/14/il-rabdomante-e-il-tribunale/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/14/il-rabdomante-e-il-tribunale/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[dire il vero]]></category>
		<category><![CDATA[Follia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Fanizza]]></category>
		<category><![CDATA[profezia]]></category>
		<category><![CDATA[rabdomante]]></category>
		<category><![CDATA[Vitantonio Ruggeri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=57608</guid>

					<description><![CDATA[di Nicola Fanizza &#160; Vitantonio Ruggeri era un individuo oltremodo stravagante, era un folle particolare, un matto che diceva il vero. La madre, piccola di statura, era una donna colta e intelligente, aveva studiato e sapeva declinare a memoria tutti gli articoli del codice civile. Uno sviluppo esteriore modesto caratterizzava anche il figlio, il quale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Nicola Fanizza</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/18th_century_dowser.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-57609" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/18th_century_dowser-198x300.jpg" alt="18th_century_dowser" width="198" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/18th_century_dowser-198x300.jpg 198w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/18th_century_dowser.jpg 656w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vitantonio Ruggeri era un individuo oltremodo stravagante, era un folle particolare, un matto che <em>diceva il vero.</em> La madre, piccola di statura, era una donna colta e intelligente, aveva studiato e sapeva declinare a memoria tutti gli articoli del codice civile. Uno sviluppo esteriore modesto caratterizzava anche il figlio, il quale aveva ereditato dalla madre la mania per la lettura. A differenza di quest’ultima, però, non rivolgeva la sua attenzione al passato, bensì al presente. Era attento alla vita, era attento a tutto ciò che resisteva alla morte,  ai flussi di energia che animavano le forze in campo, agli equilibri instabili e coglieva in ogni attimo il <em>non ancora</em>. Ogni istante per lui conteneva una sorta di potenza, una potenza che non si esauriva mai completamente nell’atto.</p>
<p>Ruggeri si guadagnava da vivere facendo il <em>rabdomante</em>. Si era accorto di avere la capacità di avvertire la presenza dell’acqua nel sottosuolo allorquando, improvvisamente, sentì una scossa proveniente dal basso. Raccontò questo episodio a suo padre, il quale lo invitò a individuare una vena d’acqua nel fondo di famiglia.</p>
<p>L’aspirante rabdomante impugnò i lembi laterali di un ramo d’ulivo che aveva la forma di <em>Y</em> e attraversò per diversi giorni in lungo e in largo il podere di circa tre ettari. Si fermò solo quando si convinse di aver trovato il punto in cui aveva avvertito più volte un flusso di energia che aveva spostato la bacchetta verso l’alto. Si dice, però, che in quell’occasione non doveva essere molto convinto di aver trovato l’acqua, poiché invitò suo padre a reiterare l’esperimento. Il padre impugnò la bacchetta biforcuta …, ma asserì di non aver avvertito alcun flusso di energia. Nondimeno quest’ultimo di lì a poco si convincerà che Vitantonio era un autentico rabdomante. Fece scavare il pozzo proprio nel punto che gli era stato indicato dal figlio e trovò una ricca vena d’acqua.</p>
<p>E’ accaduto allo scrivente di riflettere non tanto sulle presunte doti dei rabdomanti, quanto sui luoghi che essi indicavano per scavare i pozzi. Ebbene, questi luoghi si trovavano sempre a monte e mai a mare: ossia sempre nella parte più alta dei poderi e giammai nella parte bassa. I rabdomanti sceglievano tale punto poiché era congeniale per l’irrigazione del fondo medesimo. Dalla cisterna, alimentata dalle norie e coestensiva al pozzo, l’acqua poteva arrivare, attraverso appositi canali, in qualsiasi parte del terreno!</p>
<p>Allo stesso modo in cui fiutava la presenza dell’acqua, Ruggeri prefigurava gli eventi che in un futuro più o meno prossimo avrebbero riguardato il suo Paese. E quando ciò accadeva, avvertiva l’esigenza e, insieme, l’<em>obbligo</em> di dire il vero agli altri. Tuttavia Ruggeri viveva in un mondo che da tempo aveva consumato la sua rottura con la verità del discorso profetico. Si esprimeva con delle oscure profezie che la sua città – Mola – non era disposta a recepire. Per i molesi non aveva che parole di sdegno e ricorreva nei loro riguardi allo scherno e all’invettiva. Diceva che non credevano alle sue profezie, avevano la <em>capa tosta</em>, erano troppo sensibili alle sirene del potere di turno.</p>
<p>Dal suo fascicolo personale* – conservato presso il Casellario politico centrale –, apprendiamo che tre mesi dopo l’entrata del nostro Paese nella seconda guerra mondiale, Ruggeri andava dicendo in giro che l’Italia avrebbe perso la guerra e profetizzava la fine del fascismo. Per di più nella notte del 12 ottobre 1940 scrisse sulla fontana monumentale, che signoreggia al centro della piazza del paese, alcune frasi disfattiste e denigratorie nei confronti del regime fascista.</p>
<p>Sulla scorta delle soffiate dei delatori, il giorno dopo Ruggeri fu arrestato. I dirigenti dell’Ovra di Bari si resero subito conto che non ci sarebbe stato bisogno di una perizia per sincerarsi in merito  alla sua fragilità mentale. Ciò nondimeno, nascondendo la sua pazzia, lo denunciarono al Tribunale speciale per difesa dello Stato per «disfattismo politico», ossia con l’accusa di «aver tracciato iscrizioni antinazionali e disfattiste su una fontana pubblica».</p>
<p>Tre mesi dopo si tenne a Roma il processo a suo carico, presso il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Il reato di cui Ruggeri era stato accusato era oltremodo grave, poiché prevedeva molti anni di carcere. Nondimeno il tribunale accolse solo in parte le richieste dell’accusa. Ecco qui di seguito il dispositivo argomentativo della sentenza: «Il Tribunale, in considerazione della menomata responsabilità dell’imputato (…) dimostrata da attestazioni mediche e da testimonianze a discarico, ha ritenuto – accogliendo la richiesta del P. M. – che nelle circostanze del fatto si integrassero gli estremi del reato meno grave di <em>propaganda sovv</em>e<em>rsiva</em>, applicando il minimo della pena in <em>mesi sei di reclusione</em>». Di fatto quel Tribunale fu più crudele dell’Ovra poiché, pur non nascondendo la follia dell’imputato, lo ritenne comunque <em>colpevole</em> di un reato minore.</p>
<p>Il giorno dopo la sua condanna, Ruggeri chiese di poter tenere la corrispondenza con i suoi genitori e solo a partire dal mese successivo gli fu consentito lo scambio epistolare. Il Nulla Osta fu concesso solo quando le autorità di polizia appurarono che i suoi genitori erano «di buona condotta morale e politica, immuni da precedenti pendenze penali, di razza ariana e di religione cattolica». Questi ultimi cercarono in tutti i modi di ottenere le libertà del loro figlio e in questo senso si attivarono per rivolgere un’istanza di grazia al Tribunale speciale. Ma il 30 marzo 1941 il Ministero degli Interni respinse l’istanza di grazia in merito alla residua pena, tenendo presenti sia le «risultanze degli atti» sia il «parere contrario concordemente espresso dall’Autorità di P. S. e dall’Arma dei Carabinieri Reali».</p>
<p>Le dinamiche che portarono all’arresto e alla successiva condanna del Ruggeri le troviamo ottant’anni prima anche nella rivolta che ebbe luogo a Bronte nell’agosto del 1860, dopo lo sbarco dei Mille in Sicilia<em>. </em>Una jacquerie che Giovanni Verga ricostruisce, insieme alla successiva repressione, nella novella <em>Libertà,</em> mettendo in atto, però, una vera e propria<em> mistificazione</em> <em>letteraria.</em></p>
<p>Ecco il passo della novella da cui questo particolare vien fuori: «Il generale fece portare della paglia nella chiesa, e mise a dormire i suoi ragazzi come un padre. La mattina, prima dell&#8217;alba, se non si levavano al suono della tromba, egli entrava nella chiesa a cavallo, sacramentando come un turco. Questo era l&#8217;uomo. E subito ordinò che gliene fucilassero cinque o sei, Pippo, il <em>nano,</em> Pizzanello, i primi che capitarono». Abbiamo messo in corsivo il nano: poiché è questo il punto.</p>
<p>Qui lo scrittore siciliano trasforma il matto, fatto fucilare da Nino Bixio dopo un processo sommario, in un ridicolo <em>nano</em>. Leonardo Sciascia dice che Verga non voleva turbare la sensibilità del lettore scrivendo «il pazzo»; e scrisse «il nano», dissimulando così in una «minorazione fisica la minorazione mentale». Eppure Verga sapeva benissimo che non si trattava di un nano ma di un pazzo: il pazzo del paese, un innocuo pazzo colpevole di aver vagato per le strade del paese con la testa cinta da un fazzoletto tricolore <em>profetizzando</em>, prima che la rivolta esplodesse, sciagura ai galantuomini e la fine del regime borbonico. I delatori lo avevano denunciato, proprio perché era un folle, era il più <em>debole</em> e, pertanto, correvano meno rischi.</p>
<p>Le motivazioni che spinsero i delatori a denunciare «il nano» sono – come abbiamo già visto – in larga parte identiche a quelle che porteranno ottant’anni dopo a promuovere l’arresto e poi la condanna del Ruggeri. In ambedue i casi ci troviamo di fronte alla medesima <em>mistificazione</em> messa in atto nei confronti del folle che dice il vero e, insieme, nei confronti di chi è più debole.</p>
<p>Ciò che sappiamo con certezza è che, dopo la fine della guerra, nessuno chiese conto ai giudici del Tribunale speciale in merito alle loro nefaste sentenze. Sappiamo altresì che uno di quei giudici, Gaetano Azzariti, che era stato Presidente del tribunale della razza, divenne nel 1957, addirittura, Presidente della Corte costituzionale.</p>
<p>I delatori che avevano denunciato Ruggeri continuarono a spiare i potenziali sovversivi non più per conto delle istituzioni fasciste, bensì per conto delle istituzioni repubblicane.</p>
<p>Per quel che riguarda Ruggeri, sappiamo che, dopo aver scontato la pena, tornò nel suo paese. Negli anni successivi – finita la guerra e caduto il regime fascista – continuava a rammaricarsi per il fatto che, benché dicesse il vero, nessuno credeva alle sue profezie!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Vedi Archivio centrale dello Stato, Casellario politico centrale, Ruggeri Vitantonio, <em>busta </em>4488.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/14/il-rabdomante-e-il-tribunale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">57608</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Folla e follia, Walter Benjamin e i flash mob</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/10/02/folla-e-follia-walter-benjamin-e-i-flash-mob/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2012/10/02/folla-e-follia-walter-benjamin-e-i-flash-mob/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 12:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[edgar allan poe]]></category>
		<category><![CDATA[flâneur]]></category>
		<category><![CDATA[Folla]]></category>
		<category><![CDATA[Follia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[hieronymus bosch]]></category>
		<category><![CDATA[La nave dei folli]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Benjamin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43599</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Forlani &#8220;Quand on est plus de trois on est une bande de cons!&#8221; (quando si è più di tre sì è una banda di stronzi) Georges Brassens Vorrei partire da una fotografia, anzi da due. Quando ho letto che Charles Baudelaire si era fatto fotografare da Nadar in una posa ispirata a Edgar [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p style="text-align: right;">&#8220;Quand on est plus de trois on est une bande de cons!&#8221;<br />
<em>(quando si è più di tre sì è una banda di stronzi)</em></p>
<p style="text-align: right;">Georges Brassens</p>
<figure id="attachment_43686" aria-describedby="caption-attachment-43686" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-43686" title="Poe+e+Baudelaire" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Poe+e+Baudelaire-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Poe+e+Baudelaire-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Poe+e+Baudelaire-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/Poe+e+Baudelaire.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-43686" class="wp-caption-text">Poedelaire</figcaption></figure>
<p>Vorrei partire da una fotografia, anzi da due. Quando ho letto che Charles Baudelaire si era fatto fotografare da Nadar in una posa ispirata a Edgar Allan Poe, la prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a vedere le due fotografie. Commuove pensare a come si possa tradurre un sentimento, di ammirazione in questo caso, attraverso la dimensione mimetica del proprio corpo, lo sguardo, la postura. Baudelaire dopo avere tradotto Poe sulla carta si faceva tradurre da lui ancor prima che dal geniale Nadar su lastra. Che cosa ha fatto che mi imbattessi su queste due fotografie? Da dove ero partito per ritrovarmi in un&#8217;immagine allo specchio, nel <em>double je</em> animato dai due scrittori?</p>
<p>Galeotta era stata una ricerca fatta per un amico a Torino sulla creazione di un itinerario letterario da farsi in città. Ogni volta che devo esplorare la natura stessa di un itinerario mi rivolgo a Mr Walter e più particolarmente ai suoi <strong>Passages </strong>per identificare una traccia utile al lavoro che sto facendo.</p>
<p>&#8220;Le flâneur fait figure d’éclaireur sur le marché. En cette qualité il est en même temps l’explorateur de la foule. La foule fait naître en l’homme qui s’y abandonne une sorte d’ivresse qui s’accompagne d’illusions très particulières, de sorte qu’il se flatte, en voyant le passant emporté dans la foule, de l’avoir, d’après son extérieur, classé, reconnu dans tous les replis de son âme. Les physiologies contemporaines abondent en documents sur cette singulière conception.&#8221;</p>
<p>Scrive Walter Benjamin nel testo <em>Baudelaire ou les rues de Paris</em> e la definizione del flâneur come esploratore della folla e ancor più come &#8220;classificatore&#8221; dei tipi che la formano fa riecheggiare allora le note del celebre<em> uomo della folla</em> (<strong>The Man of the Crowd</strong>) di Edgar Allan Poe. Intanto scoprivo che esisteva eccome una traduzione di flâner, e l&#8217;ho scoperta al bancone di un bar qui a Torino. Me l&#8217;ha raccontata proprio l&#8217;amico per cui stavo lavorando: &#8220;far flanella&#8221;, bighellonare. Pare che fosse il rimprovero delle matrone rivolto ai clienti che sostavano a lungo nei salotti senza consumare.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/YykuCbkCKls" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe><br />
Per chi non lo avesse letto il racconto di Edgar Allan Poe, ma ne consiglio a tutti <a href="http://fr.wikisource.org/w/index.php?title=L%E2%80%99Homme_des_foules&amp;printable=yes">l&#8217;incredibile lettura</a>, il protagonista, seduto in un caffè nella via più trafficata di Londra, scruta i numerosi passanti che si trova di fronte. Li descrive e cataloga uno per uno, sa dire tutto di loro e, in particolare, riesce perfettamente a dedurre la loro posizione sociale. Particolarmente commovente il passaggio in cui racconta i differenti tipi di commesso, da abiti ed espressioni diverse a seconda delle &#8220;maisons&#8221; per cui lavoravano. La descrizione della folla va avanti, fino a quando l&#8217;attenzione del narratore non è attirata da un uomo sulla sessantina che non corrisponde ad alcuna delle categorie. Il protagonista si mette a pedinarlo con l&#8217;unico obiettivo di ottenerne una qualche informazione rivelatrice. L&#8217;unica conclusione a cui arriva, seguendolo negli strani itinerari senza una meta precisa è che il misterioso personaggio pare abbia come unica meta quella di stare sempre in mezzo alla folla.</p>
<p>Baudelaire, proprio lui, che aveva dedicato all&#8217;opera di Edgar Allan Poe, tutto l&#8217;amore e l&#8217;energia che soltanto un <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/edgar-allan-poe/abitazioni-immaginarie-le-terre-di-arnheim-il-villino-di-landor-filosofia-dell-arredamento/978880614636">traduttore</a> può conoscere &#8211; <em>La prima volta che ho aperto un suo libro, ho visto, spaventato e affascinato, non solo dei temi da me sognati, ma delle FRASI che avevo pensato, e che lui aveva scritto vent&#8217;anni prima</em>&#8220;- lo riassume così:</p>
<p><em>Vous souvenez-vous d’un tableau (en vérité, c’est un tableau !) écrit par la plus puissante plume de cette époque, et qui a pour titre L’Homme des foules ? Derrière la vitre d’un café, un convalescent, contemplant la foule avec jouissance, se mêle par la pensée, à toutes les pensées qui s’agitent autour de lui. Revenu récemment des ombres de la mort, il aspire avec délices tous les germes et tous les effluves de la vie ; comme il a été sur le point de tout oublier, il se souvient et veut avec ardeur se souvenir de tout. Finalement, il se précipite à travers cette foule à la recherche d’un inconnu dont la physionomie entrevue l’a, en un clin d’oeil, fasciné. La curiosité est devenue une passion fatale, irrésistible !<br />
</em><br />
Publié la 1ère fois en 1863 <strong>Le peintre de la vie moderne</strong></p>
<p>Un quadro! scrive Baudelaire e colui che dipinge è &#8220;un convalescente&#8221;. Il <em>revenu récemment des ombres de la mort</em>, ci ricorda la maschera dei fantasmi, dei &#8220;revenants&#8221;, ma forse, il regno dei morti a cui fa riferimento il poeta non sarà mica la follia?</p>
<p>A Charles Baudelaire Walter Benjamin dedica le pagine più belle della sua opera, <em>Parigi, capitale del XIX secolo.</em> e proprio quelle pagine le fa cominciare con una strana citazione.<br />
«Je voyage pour connaître ma géographie», viaggio per conoscere la mia geografia. La stranezza è nell&#8217;attribuzione che fa della frase in esergo, ovvero «nota di un pazzo».<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-43697" title="Jheronimus_Bosch_011" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/Jheronimus_Bosch_011-154x300.jpg" alt="" width="154" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/Jheronimus_Bosch_011-154x300.jpg 154w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/Jheronimus_Bosch_011-527x1024.jpg 527w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/Jheronimus_Bosch_011.jpg 665w" sizes="auto, (max-width: 154px) 100vw, 154px" /></p>
<p>Folla vs Follia, che pazzia! Così dalle strade di questa immaginaria ricerca in mezzo alla gente emerge un nuovo quadro, l&#8217;inquietante visione di Hieronymus Bosch, conservato al Museo del Louvre, citazione dell&#8217;opera di Brant dedicata alla <em>Stultifera navis</em> che letteralmente stregò i filosofi, da Erasmo a Michel Foucault. Come un rimosso costante &#8211; in francese si dice refoulement e si usa anche per le maree che si ritirano, allontanano- riemerge ogni volta dalle acque più profonde facendoci dubitare sulla nostra stessa posizione in mezzo agli altri. Naufraghi o sommersi?</p>
<p>Torniamo a Walter Benjamin che nei <em>Passages</em> ci dice:<br />
<em>“Il XIX secolo, un lasso di tempo in cui […] la coscienza collettiva cade in un sonno sempre più profondo. Ora però il dormiente – simile in questo al folle – intraprende attraverso il suo corpo un viaggio macrocosmico: grazie allo straordinario affinamento della sua autopercezione, i rumori e le sensazioni dei suoi organi interni – pressione del sangue, movimenti intestinali, battito cardiaco e tensioni muscolari – che nell&#8217;individuo sano e sveglio si perdono nella risacca della buona salute, generano le immagini del delirio o del sogno che nedanno una traduzione o spiegazione. […] Questo stato della coscienza, suddivisa dalla veglia e dal sonno in una molteplicità di sezioni e dispicchi, va ora solo trasposta dall&#8217;individuo alla collettività. Va da sé che gran parte di ciò che per l&#8217;individuo è esterno appartiene per la collettività alla propria interiorità; le opere architettoniche, le mode, persino il tempo atmosferico, sono, all&#8217;interno della collettività, ciò che i processi organici, i sintomi della malattia e della salute, sono all&#8217;interno di un individuo”.</em></p>
<p>La folla può dunque cedere alla propria follia senza che questa ne pregiudichi la propria stessa sopravvivenza?<br />
Come spiegarsi diversamente fenomeni di massa come i <em>Rave party</em> degli anni novanta? Quelli in cui individui a se stessi sconosciuti si ritrovavano in grandi spazi ascoltando musica <em>Techno</em> e <em>House</em> assumendo ogni tipo di sostanza in grado di mantenerli in posizione eretta per delle ore di marcia sul posto? Del resto il verbo inglese « to rave » si traduce con delirare, farneticare, vagheggiare o &#8220;estasiarsi&#8221;. ma c&#8217;è chi lo traduce con &#8220;divagare&#8221;. Flânerie collettiva? Forse. To rave come &#8220;andare pazzi&#8221; ?( she raves about that singer va pazza per quel cantante) .Ma allora perché mo i Flash Mob com&#8217;è indicato nel titolo? Beh, dei <em>flash mob</em> parleremo nella seconda puntata. Forse.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2012/10/02/folla-e-follia-walter-benjamin-e-i-flash-mob/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">43599</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 20:15:53 by W3 Total Cache
-->