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	<title>francesca baleani &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sulla statua &#8220;Violata&#8221;. La lettera di Francesca Baleani al sindaco di Ancona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-49877 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/27141_381662451949639_789925839_n-300x198.jpg" alt="27141_381662451949639_789925839_n" width="300" height="198" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/27141_381662451949639_789925839_n-300x198.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/27141_381662451949639_789925839_n-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/27141_381662451949639_789925839_n.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Il 23 marzo 2013 viene inaugurata ad Ancona la statua Violata, monumento in ricordo “di tutte le donne vittime di violenza”, voluto e finanziato – senza alcun bando di concorso, ma accettando la proposta di una statua già realizzata in gesso dallo scultore Floriano Ippoliti &#8211; dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche in accordo con alcuni altri enti e associazioni femminili locali. La statua, che rappresenta una donna con borsetta di ideale bellezza dalle vesti succinte e stracciate in modo da scoprirne, mettendoli in tutta evidenza, il seno e il sedere, suscita immediatamente incredulità e sdegno. Una rappresentazione che viene giudicata da troppi semplicistica e inopportuna, se non offensiva della dignità delle donne vittime di violenza. Ne derivano diverse lettere di protesta (consultabili qui: <a href="https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/violata-le-lettere/418153478300536">https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/violata-le-lettere/418153478300536</a> ) inviate alle autorità locali in cui si spiegano puntualmente le ragioni culturali e simboliche profonde della mobilitazione e una petizione per richiedere la ricollocazione dell’opera e la sua sostituzione con un’altra scelta attraverso un concorso di idee trasparente e aperto al coinvolgimento della cittadinanza. La petizione raccoglie oltre 2600 firme, e viene sottoscritta inoltre da 64 centri e associazioni antiviolenza in tutta Italia, numerosi rappresentanti di organismi di parità e pari opportunità (tra cui intere commissioni PO regionali), centri studi di genere universitari, moltissimi intellettuali ed esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’arte (qui l’elenco completo: <a href="https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/istituzioni-associazioni-centri-antiviolenza-che-aderiscono-alla-petizione/418166531632564">https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/istituzioni-associazioni-centri-antiviolenza-che-aderiscono-alla-petizione/418166531632564</a> ). E, soprattutto, da molte donne vittime di violenza e familiari di donne uccise per mano violenta.</em></p>
<p><em>A oltre un anno e mezzo dall’inizio della protesta, nessuna risposta concreta di merito è stata data dalle istituzioni locali alle obiezioni sollevate, se non l’immediato, fermo rifiuto a ricollocare l’opera da parte della Commissione PO delle Marche e una dichiarazione di due rappresentanti dell’attuale giunta di Ancona in cui si esprime una posizione per molti versi in linea con le istanze della mobilitazione, ma a cui non segue nessuna azione né si inizia, come sarebbe auspicabile e necessario, alcun percorso di dialogo e confronto sulla questione. Segue invece – mentre la protesta continua &#8211; un lungo, incomprensibile silenzio, soprattutto verso le donne vittime di violenza unite nella mobilitazione, alle quali non viene indirizzata, in oltre un anno e mezzo, una sola parola di vicinanza da parte delle istituzioni coinvolte.</em></p>
<p><strong>Francesca Baleani</strong><em> è una di loro. Sopravvissuta a una terribile violenza nel 2006, da allora si batte con coraggio e dignità contro gli abusi sulle donne. Stanca del silenzio e dell’indifferenza, il 18 novembre ha inviato un’accorata lettera alla Sindaca di Ancona che Nazione Indiana accoglie, sostiene e pubblica di seguito integralmente. </em><strong>Grazie Francesca!</strong></p>
<p><span id="more-49859"></span></p>
<p>**********</p>
<p>Alla cortese attenzione della Sindaca di Ancona, Signora Valeria Mancinelli</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-49879 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1655857_535517859897430_710492572_n-300x218.jpg" alt="1655857_535517859897430_710492572_n" width="300" height="218" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1655857_535517859897430_710492572_n-300x218.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/11/1655857_535517859897430_710492572_n.jpg 869w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>e p.c.</p>
<p>Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, Signora Adriana Celestini</p>
<p>Assessore alla Cultura Comune di Ancona, Signor Paolo Marasca</p>
<p>Assessora ai Servizi Sociali del Comune di Ancona, Signora Emma Capogrossi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oggetto: La statua Violata e la protesta ignorata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gentile Signora Mancinelli,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’inizio, nell’aprile 2013, della protesta per richiedere la ricollocazione della statua Violata, a fronte della sostanziale indifferenza che la politica locale ha mostrato riguardo alla questione, <strong>mi trovo purtroppo a dover ancora manifestare il mio più profondo dissenso per la scelta di questa opera come omaggio “in onore di tutte le donne vittime di violenza”.</strong> E questo, incredibilmente, malgrado una mobilitazione che ha coinvolto in tutta Italia un numero enorme di associazioni e centri antiviolenza, organismi e rappresentanti di parità e pari opportunità, centri studi di genere universitari, intellettuali e cittadini – tra cui molte donne vittime di abusi e familiari di donne uccise.</p>
<p>Da donna abusata, consapevole purtroppo in prima persona delle enormi problematiche interiori e sociali che questa dolorosa condizione comporta, voglio esprimerLe ancora <strong>il fortissimo disagio che provo nel vedere rappresentato un tale dramma in una maniera così superficiale, fuorviante e inopportuna.</strong></p>
<p>Le ragioni culturali profonde dell’inadeguatezza di questo monumento come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono state ampiamente e più volte illustrate nelle tante lettere e manifestazioni di protesta, e sono talmente evidenti a chiunque che eviterò di ripeterle. Mi limito a ribadire che <strong>questa raffigurazione di donna violata è fra le immagini più umilianti che si potessero scegliere per rappresentare certi squarci del corpo e dell’anima e sembra più adatta a sollevare morbosità erotica che qualsiasi riflessione su un tema che oggi nel nostro Paese è una vera e propria piaga sociale. </strong></p>
<p>Questa <strong>leggerezza nella scelta dell’opera</strong>, la<strong> superficialità nell’affrontare l’argomento</strong>, unite alla <strong>scarsissima o nulla considerazione</strong> che ha trovato la voce dei tanti che si sono uniti in questa protesta nazionale sono <strong>l’ennesima offesa nei confronti della sensibilità di chi, vittime o familiari, ha vissuto o vive dinamiche di violenza.</strong></p>
<p><strong>Mi rifiuto di venire rappresentata dalle scelte di persone che troppo spesso ignorano ciò di cui stanno parlando</strong>, e che non di rado cavalcano l’onda mediatica del femminicidio, senza avere evidentemente la minima sensibilità o disposizione all’ascolto nel comprendere almeno in parte ciò che accade nella vita di chi subisce violenza, o di chi la conosce tramite l’esperienza di una familiare.</p>
<p><strong>Mi rifiuto di essere “onorata” da un simile monumento se poi la mia voce, nel momento in cui si alza, non riceve la minima considerazione. Mi chiedo che politica sia quella che pretende di omaggiare le donne vittime di violenza quando poi le ignora completamente se prendono la parola su qualcosa che le riguarda in prima persona. Sicuramente non è la politica da cui voglio essere omaggiata, né interpretata.</strong></p>
<p>A coloro che hanno liquidato la questione simbolica relativa alla statua Violata come marginale, tutto sommato ininfluente sull’impegno nel contrasto della violenza di genere, privilegiando le “azioni concrete” a sostegno delle vittime, rispondo, da donna abusata, che <strong>qualsiasi azione concreta, per quanto apprezzabile, importante e necessaria, sarà sempre e solo un tamponare l’emergenza, se non si affronta il problema della violenza di genere per quello che è: una questione in primo luogo profondamente culturale, nella quale l’educazione e la comunicazione, simbolica e non simbolica, verbale e non verbale, giocano un ruolo decisivo e fondamentale.</strong></p>
<p>Per tutti questi motivi, mi rivolgo oggi a Lei per avere finalmente una risposta puntuale in merito alla protesta.</p>
<p>Spero che il prossimo 25 novembre non sia più soltanto una data da spot promozionale, come già troppo spesso accade l’8 marzo, ma diventi l’occasione per avviare un percorso di ascolto e confronto, al fine di trovare una soluzione condivisa a un problema che non può e non deve essere nascosto sotto il tappeto dell’indifferenza e del benaltrismo. Io aspetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cordialmente, <strong>Francesca Baleani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>18/11/2014</p>
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