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	<title>francesco de girolamo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Deserto d&#8217;acqua e altre poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 08:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco de girolamo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco De Girolamo Deserto d’acqua (dall’Ilva alle Murge, via Taranto e Salento) Ed ora chiamami straniero, selva di moli informi ed anse fiocinate ed alberi lunari senza più brada, stregata linfa, muraglia di miasmi protetti di incombusti pozzi di neve nera e calda, dai sigilli alle arcate nascoste, infecondo frantoio d’oro eroso e argento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesco De Girolamo</strong>          </p>
<p><em>Deserto d’acqua</em> </p>
<p>                                                 (dall’Ilva alle Murge, via Taranto e Salento)</p>
<p>Ed ora chiamami straniero, selva di moli informi<br />
ed anse fiocinate ed alberi lunari senza più brada,<br />
stregata linfa, muraglia di miasmi protetti<br />
di incombusti pozzi di neve nera e calda,<br />
dai sigilli alle arcate nascoste, infecondo frantoio<br />
d’oro eroso e argento arsenicato, ciurma persa<br />
in lungomari sbarrati, bordeggiante e sinuosa<br />
in caffetani intarsiati di sabbia turchese<br />
e bellici scafandri rococò, tessuti da piccole larve<br />
in brulicanti bazar indostani o grotte singalesi.<span id="more-18039"></span><br />
Ritorta costa d’Itria, pitagorico regno burlesco<br />
della riscossa dei malnati, in forzato soccorso<br />
ai derelitti, dannati d’oltremare, d’altro dialetto e stesso<br />
volto di pietra scura. Ed anche voi, visitatori di passo,<br />
scesi a sciamare da logore carrozze e non da inermi,<br />
naufraghe prigioni, bare a trecento piazze per smunti<br />
traci assetati, voi che ormai forse non fuggite altro<br />
che il vostro antico, pallido tedio, fate attenzione<br />
a togliere ogni spina, ogni residua stilla di veleno,<br />
prima di assaporare il cuore polposo di quel nostro<br />
selvaggio frutto di cactus, ocra-arancio, candito<br />
allo scirocco dei più nascosti orti dell’assolata baia<br />
d’un troppo stanco Ulisse, che mai tolse gli ormeggi,<br />
deposte le sartie lasche, dal malioso pontile a tutto sesto<br />
delle lampare in perpetua risacca.</p>
<p>(2009) </p>
<p><em>Tre movimenti</em></p>
<p><em>MINUSCOLE SPINE</em><br />
                                                      &#8211; Basso lontano &#8211;</p>
<p>Svanisci, limpidezza, da questo sogno imberbe,<br />
a diradare il fumo con venti caldi<br />
da dove i cieli si levano piano,<br />
senza cadere a capofitto nel vuoto.<br />
Splendore cupo, che seguivo con gli occhi<br />
lungo il mare, quando inerme piangevo<br />
senza sapere il perché, o sapendolo bene;<br />
forse anche più di ora, che non piango<br />
se non di velenose, minuscole spine.<br />
Chiarore informe, infetto, che mi donavi<br />
un’ora spuria di quiete, troppo vicino<br />
al tuo dolcissimo lete, come un osso<br />
gettato ad un cane, perché non latri forte.<br />
Torpore maledetto, nascosto sotto il cuscino,<br />
che mi assalivi nel letto, come un assassino,<br />
e liberavi il buio dalla paura; certo,<br />
ché la paura eri tu, di ogni livido gesto;<br />
e con cura mi riportavi oltre, dove finivo<br />
di assaporare il segreto del tuo silenzio<br />
dorato, come racchiuso in un nido<br />
di tiepide braci, una capanna ovattata<br />
di croci, di un legno tramato e lieve.<br />
Sopra di me vedevo il regno fiero<br />
della tua promessa, il tuo manto dischiuso<br />
sul mio capo; ed ero tutt’uno con te,<br />
come una dama fiera di soggiogarsi al suo re,<br />
come se nel mio sangue scorresse segreta<br />
l’ondosa asprezza della tua saliva,<br />
e le mie lacrime luccicassero del seme tuo<br />
per benedire il nulla spietato che preme<br />
su dalla gola di chi non ha che un ben misero<br />
incanto da custodire tra i suoi gualciti panni.<br />
Oh, quante volte mi sarei perduto<br />
senza il tuo grigio lampo! E svenduto<br />
nella speranza di essere creduto un altro,<br />
che afferrasse le cose ed avesse la forza<br />
di camminare sicuro e guardare sereno,<br />
come i ruvidi eroi dei film da cento lire,<br />
alla sala parrocchiale, frugando nei calzoni<br />
di un compagno di scuola che diceva:<br />
“Dai, continua, non farti pregare!”<br />
Per poi negarsi, nella menzogna più vile.<br />
E quelle cento lire erano il prezzo di un giuda<br />
imbellettato sul sedile, per venire a sputarti sul viso<br />
la sua arte d’inganno più cruda, la fierezza virile<br />
di ogni bestia più uguale a una bestia normale.<br />
E poi, tornato all’aria, rinnegandoti anch’io,<br />
per un letto accogliente di chiare memorie,<br />
soffici, calde come in un sole blando,<br />
prima che si inarcasse il volo, prima<br />
che tutto fosse nemico di tutto.<br />
Odiosa vanità, trascinarti nel fango<br />
fu la mia insperata vittoria,<br />
fu la mia vera gloria, ora che ringhio<br />
di gioia feroce nel saperti finita<br />
nel cerchio delle ombre che non hanno più vita.</p>
<p><em>OVUNQUE FERITO</em><br />
                                                        &#8211; Sospeso leggero &#8211;</p>
<p>E’ già un soffio quel ringhio; e già un riflesso<br />
di quel tonfo lucente rifrange sordo, mutato negli anni,<br />
spoglio di inganni, in un dolore tenue come quando<br />
i denti, giù in fondo al palato, sono ancora di latte<br />
e la pelle profuma di fragrante sudore, ed il seme affiora<br />
mai veduto, inatteso, nell’anno del primo dio; non sai<br />
ciò che sembra crescere occulto, ma avverrà<br />
che il “mai più”, forse, possa chiamarlo “ancora”,<br />
dove trova ristoro ogni spasimo, ogni assurdo rimorso,<br />
giacché forse non è questo il perdono, la sorte, il sogno espugnato,<br />
la disdetta, il destino domato, l’insondabile pegno del ricordo<br />
che in un cieco abisso tiene la piccola furia di nuovo assopita.<br />
E allora? E’ tutto qui, proprio davanti a te, ma gli occhi non lo afferrano,<br />
lo nasconde l’aria nuda, arsa come i frutti feriti dal sole di luglio,<br />
che all’orizzonte affonda la sua lama nel maglio dell’onda.<br />
Puoi correre a gridare che non sarà mai più molto, per te,<br />
e gioire come ogni uomo, alla fine della sua attesa.<br />
Oppure credere in silenzio che un altro ti vedrà<br />
e manterrà il segreto che tu non oserai mai rinnegare.<br />
Ovunque ferito. Non ascoltare altra voce. Entra nel vuoto<br />
ad occhi chiusi, come un’ombra lambita dal velo dell’alba,<br />
le mani tese verso l’aria fresca del vento che ghermisce polvere e oro.<br />
Ovunque conduci la tua stella catturata, il tuo nuovo occhio<br />
che vede oltre il sangue e non teme che lo vinca l’oscura<br />
piaga, che lo spenga paura, che lo trafigga, quindi,<br />
in un ritorno del tempo che insegue un altro tempo,<br />
il soffio non placato dell’insondabile notte.</p>
<p>(2008 )</p>
<p><em>Per Uscire Subito</em><br />
                                                   <em>Festival di poesia</em></p>
<p>                                                    &#8211; Mosso con furia &#8211;</p>
<p>Per uscire subito da questa gabbia<br />
vorrei affogarmi in una fogna<br />
dove la melma sia più alta;<br />
ed i topi divorino subito<br />
questa inutile carcassa,<br />
chissà da quanto ormai<br />
priva di ogni parvenza d&#8217;umano.<br />
Prima che il cancro divori<br />
il suo organo prescelto<br />
e la demenza senile, quel lembo di encefalo,<br />
che ancora, a stento, a volte respira,<br />
seppure senza nemmeno un lontano ricordo<br />
di quella felice pazzia che un tempo vi albergava<br />
e lo scuoteva come un frutto maturo su un ramo spezzato.<br />
Per uscire subito da questo schifo spietato<br />
occorrerebbe magari un infarto,<br />
secco, senza soffrire, andando a fare la spesa,<br />
un giorno che non piova, cadendo di schianto<br />
sull&#8217;asfalto, a braccia distese,<br />
come ali malnate dischiuse in un vano,<br />
maldestro tentativo di volo.<br />
Per uscire da tutto ciò ed al più presto.<br />
Ma tu cosa farai? Vorrei essere certo<br />
che non verserai nemmeno una lacrima;<br />
me ne rincrescerebbe, non ne vale la pena.<br />
( Non rovinarti la cena! )<br />
Pensa che sono tornato lì, da dove<br />
forse un giorno arrivai: l&#8217;infernale<br />
incoerenza del nulla ancestrale&#8230;<br />
Bisogna essere veramente idioti per ascoltare<br />
tutto questo, senza vomitare o fischiare,<br />
o fare qualcosa che fermi il convulso ruotare,<br />
gli uni sugli altri, come formiche<br />
avide di molliche ammuffite.<br />
Per uscire subito è meglio tacere<br />
e lasciare il foglio bianco,<br />
piuttosto che dire qualcosa a questo branco<br />
di flaccidi orchi in attesa di qualche parola<br />
che non sia la solita: merda.</p>
<p>(da  <em>X Quaderno di Poesia da Fare</em>, 2007)</p>
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		<title>Giro di Vite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 08:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[antiaborto]]></category>
		<category><![CDATA[anticoncezionali mentali]]></category>
		<category><![CDATA[francesco de girolamo]]></category>
		<category><![CDATA[movimento per la vita]]></category>
		<category><![CDATA[pillola del giorno dopo]]></category>
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					<description><![CDATA[Movimento per la vita (e lo chiamano) di Francesco De Girolamo Noi siamo qui per ammonire di non fermare una vita innocente di chi ancora non c’è, ma già sente, anche a costo di far impazzire, o far cadere in un abisso, chi invece già sa di soffrire, senza scorgerlo in sé, il crocifisso, cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/04/bullonerh4.jpg' alt='bullonerh4.jpg' /></p>
<p><strong>Movimento per la vita </strong><br />
<em>(e lo chiamano)</em><br />
di<br />
<strong>Francesco De Girolamo</strong></p>
<p>                    <em>Noi siamo qui per ammonire<br />
                             di non fermare una vita innocente<br />
                             di chi ancora non c’è, ma già sente,<br />
                             anche a costo di far impazzire,<br />
                             o far cadere in un abisso,<br />
                             chi invece già sa di soffrire,<br />
                             senza scorgerlo in sé, il crocifisso,<br />
                             cui intonare, sanguinante, gli osanna<br />
                             nel diritto degli altri, l’inviolabile<br />
                             dovere del più debole, la condanna,<br />
                             sacra a qualunque costo,<br />
                             di ogni atroce sentenza, anche ignota,<br />
                             di ogni sventura o violenza,<br />
                             stupro morale, demenza,<br />
                             inconsapevole di dover essere<br />
                             sempre grata a qualcuno<br />
                             della propria insensata sofferenza,<br />
                             benedetta da Dio,<br />
                             ben accetta dal padre,<br />
                             accolta dalla madre,<br />
                             attesa dallo zio, compassionevole,<br />
                             dal prete di frontiera che farà<br />
                             che i bambini vengano a lui,<br />
                             e che lui venga in essi.<br />
<span id="more-5644"></span><br />
                             Ma sia salva “la vita”,<br />
                             sempre e comunque,<br />
                             anche quando fa invidia l’inferno,<br />
                             che non può essere peggio<br />
                             di questo infame fardello,<br />
                             di questo fraterno obbligo<br />
                             di venire alla luce<br />
                             nel buio dell’odio, della paura,<br />
                             dell’innocua, farisaica pietà;<br />
                             in santa alleanza<br />
                             con l’unica verità<br />
                             strenuamente difesa<br />
                             a oltranza:<br />
                             quella dell’ignoranza.<br />
      </em></p>
]]></content:encoded>
					
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