<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Francesco Nardi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/francesco-nardi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Sep 2016 06:35:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Le parole liberate dagli outsider</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 04:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Piromalli]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Dalla Valle]]></category>
		<category><![CDATA[art brut]]></category>
		<category><![CDATA[daniela rosi]]></category>
		<category><![CDATA[electa]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Galli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Nardi]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Carusotto]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[gli irregolari]]></category>
		<category><![CDATA[mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Manuela Sagona]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Orecchioni]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Assmann]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Rino Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Spinelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=64062</guid>

					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Le parole che leggiamo sono prigioniere, se ne stanno rassegnate nelle loro gabbie modulari, hanno gli occhi spenti. Sono stufe di loro stesse, stufe di noi. Non ne possono più di essere sfruttate come schiave, di essere sprezzate, violentate. Sanno che non possono scappare, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-1-di-1_rit/" rel="attachment wp-att-64259"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-64259" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit-300x228.jpg" alt="Tiziano Spinelli (1 di 1)_rit" width="300" height="228" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit-300x228.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1_rit.jpg 632w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le parole che leggiamo sono prigioniere, se ne stanno rassegnate nelle loro gabbie modulari, hanno gli occhi spenti. Sono stufe di loro stesse, stufe di noi.<span id="more-64062"></span> Non ne possono più di essere sfruttate come schiave, di essere sprezzate, violentate. Sanno che non possono scappare, e reagiscono non dando più retta a nessuno, lasciandosi andare all’abbruttimento. Se aprono la bocca parlano male &#8211; a chi si prende la briga di ascoltarle &#8211; dei loro aguzzini, rivelando segreti sulla loro meschinità e sul loro asservimento al potere. Si vorrebbe liberare quelle derelitte, scarcerarle dai giornali e dalle riviste dove languono, dai documenti amministrativi, dalle puerili scene pubblicitarie, dai pretenziosi cataloghi delle mostre, dai minacciosi cartelli stradali, dalle confezioni delle merci, dagli schermi. Scioglierle dalle loro catene e lasciarle correre via, farle tornare nella vita, che è fatta di ripetizione ma anche di imprevisibili accadimenti e incontri, di ineffabili momenti di grazia. Ma non possono, sono come quegli animali cresciuti in cattività, abituati a un solo tipo di cibo artefatto e alla frusta del loro aguzzino. Sanno che morirebbero, se cadessero fuori da quelle spire regolari tanto simili a filo spinato. Meglio allora lasciarle nella loro desolante agonia.</p>
<p>Ognuna di quelle parole potrebbe dire infinitamente di più, evocando la complessità della natura e dell’esistenza, tessendo con gusto bizantino sensi contrapposti, avventurandosi bel al di là dei significati riportati dai migliori dizionari. Questo sanno fare le parole, quando hanno la possibilità di esprimere tutte le loro potenzialità. Le più semplici hanno risorse inaspettate, e a ben guardare i loro rimandi sono sempre molteplici e vertiginosi, volteggiano e giocano negli spazi tra le righe come i profumi ricchissimi ma anche inquietanti di una foresta vergine. Ognuna ha dentro di sé una storia molto intricata che si perde nel tempo, sotto il vestito dall’apparenza comune, così sposato al presente. E soprattutto ognuna racchiude un mistero, proprio come ogni persona.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-1-di-1-2_rit/" rel="attachment wp-att-64279"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-64279" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit.jpg" alt="Tiziano Spinelli (1 di 1)-2_rit" width="577" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit.jpg 577w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-1-di-1-2_rit-300x250.jpg 300w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche le parole della letteratura sono quasi sempre prigioniere. Sembrerebbe impossibile che nel regno della libertà assoluta succeda questo, ma è così. Uno apre un romanzo, e dalla prima frase si accorge che lì dentro per loro tira una bruttissima aria. Tutto è lindo e ordinato, con una efficienza ostentata, una voglia di impressionare, ma come nelle peggiori dittature è evidente che si tratta di un’apparenza, e che nei garage delle caserme si tortura e uccide, si violenta. E allora si chiude quel libro e se ne apre un altro, pure lui con le sue barrette da supermercato sul retro, ma anche lì le parole sono forzate in modo brutale a mandare avanti la baracca, per non dire la macchina di guerra, come rematori in un’antica galera. Devono sentenziare banalità già dette miliardi di miliardi di miliardi di volte, devono appagare il fruitore con pigli grossolani e senza sfumature, sedando la sua sete di elevazione.</p>
<p>Perfino nella poesie le parole se ne stanno spessissimo tramortite sulle pagine. Urlano il loro silenzio, più umiliate ancora, perché si aspettavano aria rarefatta e vertigini inesprimibili, quando sono state ingaggiate per un testo poetico. Si aspettavano dolci enigmi e straziati lirismi, siderali glaciazioni, spericolati sperimentalismi sospesi sul vuoto del mistero, ineffabili concisioni e contorsioni, e invece sono messe sotto alla bisogna, come impiegati di un fast food internazionale. Devono inscenare languori di giovincello, dolori da operetta, filosofeggiamenti da professorino in pensione, scontate trasgressioni, smorfie volgari di baldracca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/tiziano-spinelli-3-di-35_rit/" rel="attachment wp-att-64280"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-64280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit.jpg" alt="Tiziano Spinelli (3 di 35)_rit" width="734" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit.jpg 734w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/Tiziano-Spinelli-3-di-35_rit-300x245.jpg 300w" sizes="(max-width: 734px) 100vw, 734px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dobbiamo imbatterci nella scritta esitante ma anche energica di un bambino, caracollante e vibrante come una città in preda a un terremoto, per ricordarci di nuovo cos’è la libertà delle parole, cos’è la loro poesia intrinseca. Quei vocaboli così semplici con le maiuscole che pencolano o si spintonano sanno spazzare via gli stereotipi dell’uso meccanico, ci risucchiano nei meandri della loro essenza, dove aleggiano gli echi inconfondibili delle verità. Su quei fogli spiegazzati dai colori violenti ogni parola ritrova le sue micidiale potenzialità, la sua capacità di esploderci nel torace. Perfino gli errori di ortografia ci aiutano a andare all’essenziale, perché noi uomini non siamo precisi, anche se ci forziamo a esserlo, e negli sbagli c’è quasi sempre più esattezza che nella ligia disciplina alle regole.</p>
<p>Ma anche molte opere degli artisti cosiddetti outsider sono abitate da frasi che non sanno piegarsi alla pedissequità delle consuetudini. Parole che ci sorprendono, ci bloccano il respiro, ci fanno piangere. Le scritte struggenti su questi cartoni pasticciati di grazia aliena e questi graffiti, su queste porte dipinte, ci ricordano che tutto il nostro sforzo dovrebbe essere volto a liberare le parole, a rispettare la loro complessità e arguzia, a convincerle a aiutarci a andare in profondità e a dire l’indicibile. Ci ricordano che ogni parola scritta dovrebbe suonare come se fosse impiegata per la prima volta. Perché le parole sono sempre nuove, hanno la capacità di rigenerarsi ogni secondo, sono le nostre orecchie che sono anchilosate, e che temono le verità. E allora dobbiamo chiedere che ci aiutino, dobbiamo metterci a lavorare con loro con umiltà, ma anche con orgoglio, accettando pure noi la nostra condizione di outsider.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/galli_2-retro-jpg_rit/" rel="attachment wp-att-64278"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-64278" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit.jpg" alt="galli_2 retro JPG_rit" width="640" height="480" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/galli_2-retro-JPG_rit-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(questo testo fa parte del catalogo, edito da Electa, della mostra &#8220;Arte &#8211; Altra Letteratura &#8211; Epoi per sempre lumanita&#8221;, attualmente al Palazzo Ducale di Mantova, curata da Daniela Rosi e Peter Assmann; per maggiori dettagli si veda la locandina qui sotto; le prime tre opere riprodotte sono di Tiziano Spinelli, da &#8220;Il bestiario di Trane&#8221;, la quarta di Francesco Galli)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n/" rel="attachment wp-att-64256"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-64256" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n.jpg" alt="14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n" width="638" height="638" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n.jpg 638w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/09/14212735_10207740260448245_3313033983106073147_n-144x144.jpg 144w" sizes="auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2016/09/05/le-parole-degli-outsider/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">64062</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le porte di Francesco Nardi</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 08:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[daniela rosi]]></category>
		<category><![CDATA[Follina]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Nardi]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Outsider Art]]></category>
		<category><![CDATA[porte]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44809</guid>

					<description><![CDATA[di Francesco Nardi (…) È chiaro che questo non era un “tran tran” anzi mi aveva scombussolato a tal punto che ero finito ancora al centro psichiatrico diverse volte due mesi prima degli esami mi era capitata una malattia all’intestino dal quale me ne avevano tolto 70 centimetri e dovevo studiare ed ero fiacco e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/ooa_n1/" rel="attachment wp-att-44917"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44917" alt="OOA_N1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N1-140x300.jpg" width="140" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N1-140x300.jpg 140w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N1-100x215.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N1.jpg 378w" sizes="auto, (max-width: 140px) 100vw, 140px" /></a>di <strong>Francesco Nardi</strong></p>
<p>(…)</p>
<p>È chiaro che questo non era un<br />
“tran tran”<br />
anzi mi aveva scombussolato a tal<br />
punto<br />
che ero finito ancora al centro<br />
psichiatrico diverse volte<br />
due mesi prima degli esami mi<br />
era capitata<br />
una malattia all’intestino dal quale<br />
me ne<br />
avevano tolto 70 centimetri<br />
e dovevo studiare ed ero fiacco e<br />
non<br />
riuscivo a concentrarmi… né a<br />
dormire<br />
insomma non so proprio come ho<br />
fatto a<br />
finire il liceo<br />
e sono passato con 6+<br />
Poi è morto mio padre</p>
<p>[…]</p>
<p>Poi ho passato sei anni qui da solo a<br />
dipingere senza che un amico<br />
varcasse le porte di casa mia con i<br />
fratelli che rompevano le scatole perché<br />
gli sporcavo il pavimento della sala<br />
invece di lavorare.</p>
<p>[…]</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/ooa_n2/" rel="attachment wp-att-44920"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44920" alt="OOA_N2" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-158x300.jpg" width="158" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-158x300.jpg 158w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-50x96.jpg 50w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-20x38.jpg 20w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-113x215.jpg 113w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2-67x128.jpg 67w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N2.jpg 439w" sizes="auto, (max-width: 158px) 100vw, 158px" /></a>Tra gli anni 70 e gli anni 80 non so che<br />
dire io ho avuto anche un vuoto “continuo”<br />
di memoria e di tutto.<br />
Sarà stato il militare<br />
sarà stato il manicomio in senso vero<br />
saranno stati gli psicofarmaci<br />
sarà stata la malattia?<br />
sarà stata la mia indole pigra?<br />
sarà stata la mia famiglia?<br />
sarà stata la mia fuga dalla società?<br />
E di “coscienza” si parla<br />
andare nel “profondo”???</p>
<p>[…]</p>
<p>ne ho fatte più di cinquanta<br />
quando raccoglievo le prime porte tutti mi<br />
prendevano per matto<br />
“dipinge le porte di casa sua”<br />
era quello che pensavano<br />
Non ne ho toccata una di porte di casa mia<br />
Ora persone vengono qui soprattutto donne<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/ooa_n3/" rel="attachment wp-att-44921"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44921" alt="OOA_N3" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-137x300.jpg" width="137" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-137x300.jpg 137w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-44x96.jpg 44w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-17x38.jpg 17w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-98x215.jpg 98w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N3-58x128.jpg 58w" sizes="auto, (max-width: 137px) 100vw, 137px" /></a>non sanno nulla di pop,<br />
non sanno nulla di transavanguardia,<br />
non sanno nulla di arte minimale,<br />
non sanno nulla di arte povera<br />
non sanno nulla di nulla di arte – tutto quello che dicono<br />
è bello e questo no &#8211; non mi piace –<br />
Quando dipingevo le prime porte sono stato<br />
per sei anni senza che nessuno entrasse a<br />
casa mia di questi pseudo amici follinesi<br />
e che ti facevano anche i malocchi gettendoti il sale<br />
davanti casa tua<br />
pretendono e ti danno in cambio poco o<br />
vestiti e cianfrusaglie vecchie<br />
Ce ne sono cinquanta porte qui e vogliono<br />
anche una installazione<br />
quella che non c’è più…<br />
ed erano stati qui quando c’era…<br />
e vogliono quella che non sanno “più”<br />
e non hanno “mai saputo”<br />
e vengono qui a mezzanotte con l’amica che<br />
ha visto la porta appesa al ristorante<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/ooa_n4/" rel="attachment wp-att-44919"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44919" alt="OOA_N4" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N4-138x300.jpg" width="138" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N4-138x300.jpg 138w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N4-44x96.jpg 44w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N4-17x38.jpg 17w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/OOA_N4.jpg 390w" sizes="auto, (max-width: 138px) 100vw, 138px" /></a>fatta 10 anni fa<br />
ed hanno il denaro per la Saab, per la Bmw,<br />
la moto ed il Mercedes<br />
strombazzano<br />
e ti sorridono<br />
gli chiedi trecento e dicono che sono<br />
troppi allora penso: chiedo forse troppo?<br />
Chiedo 200 e dicono che sono troppi<br />
E te ne danno 150<br />
e c’è anche stato chi non ti da nulla<br />
vestiti vecchi appunto in cambio<br />
e promesse mai mantenute<br />
Non sapevo che gli artisti venissero<br />
trattati così da queste parti<br />
altrimenti non l’avrei nemmeno fatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/a-casa-sua/" rel="attachment wp-att-44923"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44923" alt="a-casa-sua" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-300x221.jpg" width="300" height="221" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-300x221.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-96x70.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-38x28.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-291x215.jpg 291w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua-128x94.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/a-casa-sua.jpg 490w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Francesco Nardi (1952 &#8211; 2013)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dialogo tra Checco Nardi e Daniela Rosi (nel 2012):</p>
<p>DR “Francesco sei soddisfatto che le tue opere siano arrivate a Parigi?”</p>
<p>FN “Tu sei contenta?”</p>
<p>DR “Certo Francesco, sono molto contenta!”</p>
<p>FN  “Bene allora, son contento per te!”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[i testi di Francesco Nardi e le immagini delle sue opere sono tratti dall&#8217;articolo &#8220;Le porte di Francesco Nardi, pittore di Follina&#8221;, di Daniela Rosi, pubblicato su <a href="http://outsiderart.unipa.it/images/stories/pdf/Rivista/OOA_N5.pdf">&#8220;Osservatorio Outsider Art&#8221;, n° 5</a>, ottobre 2012, Palermo; nel suo articolo, che comprende anche una breve biografia, Daniela Rosi ha selezionato i testi dell&#8217;artista da: &#8220;Ridotto al minimo&#8221;, di FN, Grafiche Antiga, </em><em>2005, Crocetta del Montello, TV, ora esaurito</em>]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/15/le-porte-di-francesco-nardi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">44809</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 19:38:04 by W3 Total Cache
-->