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	<title>gabriele sandri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Forze di quale ordine?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2014 05:06:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi-300x187.jpg" alt="morte Stefano Cucchi" width="300" height="187" class="alignleft size-medium wp-image-47304" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi-300x187.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi-80x50.jpg 80w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi-163x103.jpg 163w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/01/morte-Stefano-Cucchi.jpg 738w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Non lo faccio ormai quasi più, perché mi dico “tanto lo so già”, ma l’altra sera ho ceduto perché ho mangiato tardi per via di certi fagioli, e allora ho guardato «presa diretta» sul terzo canale della nostra tv di stato e per l’appunto «morti di stato» era il titolo della puntata: i bravi Riccardo Jacona e Giulia Bosetti raccontano con partecipato distacco e buona professionalità le tristi vicende, è il caso di dirlo, di Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Riccardo Rasman e Stefano Brunetti. Tutti cittadini italiani sui quali le forze dell’ordine hanno infierito selvaggiamente senza ragione alcuna, anche perché nessuna ragione ci può essere per il tipo di trattamento che a questi cittadini è stato riservato. La maggior parte di questi cittadini sono morti in seguito al trattamento, gli altri sono rimasti invalidi per tutta la vita. In qualche caso gli autori sono stati processati e condannati, di solito a pene abbastanza miti, per omicidio colposo e mai di più, talvolta mitissime tanto che alcuni tra i poliziotti assassini non hanno scontato un solo giorno di carcere e anzi sono stati mantenuti in servizio, e spesso promossi.<br />
Se volete i dettagli potete guardare in rete, ad esempio <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2014/1/6/PRESADIRETTA-Anticipazioni-puntata-morti-di-Stato-i-casi-di-Gabriele-Sandri-Stefano-Cucchi-e-i-sopravvissuti-/456729/">qua</a>, ma le cose che non capisco e su cui vorrei che tutti fossero un po’ più sensibili sono schematicamente le seguenti:</p>
<p>1. Quale molla spinge questi uomini (e, talvolta, donne) delle forze dell’ordine, che così si chiamano perché appunto sono delegati da tutti noi a far rispettare l’ordine democratico in una nazione dove, almeno di nome e in parte anche di fatto, un tale ordine esiste ed è regolato da leggi, quale brama di piccolo potere li spinge a esercitare la loro piccola ma spesso letale violenza su altri cittadini ?</p>
<p>2. Perché con quasi uniforme regolarità, il corpo di appartenenza, Polizia di Stato o Carabinieri, è omertosamente connivente, minimizza, copre, mai riconosce, mai si scusa anche dopo sentenze chiarissime passate in Cassazione, anzi promuove i colpevoli, ufficialmente riconosciuti tali? </p>
<p>In taluni casi, attenzione, la verità viene a galla, malgrado i rapporti ufficiali che dunque si rivelano platealmente falsi, grazie alle benedette telecamere di sorveglianza, che, sì, ci sorvegliano ormai in ogni istante della nostra vita pubblica, ma talvolta fanno il loro mestiere di documentare una realtà incontrovertibile a favore della giustizia. Sono passate nella trasmissione di Jacona alcune immagini di queste telecamere, e io vorrei che tutti le vedessero: non c’è scusante per l’aggressione gratuita del forte contro il debole, aggravata dal fatto che il forte in questi casi rappresenta la legge e l’ordine. L’unica scusante, pardon, spiegazione, è da psicopatologi.</p>
<p>Chi mi conosce immaginerà che sono particolarmente sensibile a questo tema, dato che nel 1971 un gruppo di poliziotti armati ― questore di Milano, per chi non ricorda, era Marcello Guida, ex-uomo di fiducia di Mussolini, che ricoprì, negli ultimi anni del ventennio, l&#8217;incarico di direttore del confino politico di Ventotene, e anche lui rimasto bellamente in servizio con una posizione di prestigio ― si avventò su di me con manganelli, rompendomi una mano, visto che per fortuna mi riparavo con questa la testa; fui poi, abbastanza ironicamente, denunciato per “resistenza aggravata”.</p>
<p>Ed è ben vero che il constatare come nulla sia cambiato da questo punto di vista mi provoca una feroce rabbia; e mi chiedo quale sia la strada per cambiare questo modo di essere che così malamente caratterizza il nostro paese: le forze preposte dallo stato, cioè da noi tutti, a mantenere l’ordine diventano in alcune occasioni i nostri nemici, o meglio noi diventiamo i loro nemici, sui quali sfogare aggressività e frustrazioni. E non è, in casi come questi, minimamente rilevante la famosa invettiva di Pasolini sui poliziotti “figli di poveri”, che oltretutto va letta fino in fondo, ad esempio <a href="https://www.facebook.com/notes/servizio-pubblico/su-pasolini-ed-i-poliziotti-figli-di-poveri/407047119310267">qui</a>.</p>
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		<title>Chi narra, oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 10:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[gabriele sandri]]></category>
		<category><![CDATA[piero sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
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					<description><![CDATA[di Piero Sorrentino Chissà quanti, ascoltando dal vivo e in televisione la surreale conferenza stampa senza contraddittorio tenuta dal questore di Arezzo, a metà pomeriggio di ieri, si saranno chiesti se c’erano calcinacci volanti, sull’autogrill di Badia al Pino, dove Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio, è stato ucciso dalla polizia. Perché per concedere un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img src='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/11/assalto.jpg' alt='assalto.jpg' /></p>
<p>di <strong>Piero Sorrentino</strong></p>
<p>Chissà quanti, ascoltando dal vivo e in televisione la surreale conferenza stampa senza contraddittorio tenuta dal questore di Arezzo, a metà pomeriggio di ieri, si saranno chiesti se c’erano calcinacci volanti, sull’autogrill di Badia al Pino, dove <strong>Gabriele Sandri</strong>, il tifoso della Lazio, è stato ucciso dalla polizia.<br />
Perché per concedere un minimo di credito alla prima versione, quella appunto dei colpi sparati in aria da 70 e passa metri di distanza, e finiti chissà come, almeno uno, nel collo di un ragazzo di 28 anni seduto dietro a una <em>Renault Scenic</em>, bisogna proprio ricorrere al teorema di Piazza Alimonda, quello degli avvocati di <strong>Mario Placanica</strong>, il carabiniere che uccise <strong>Carlo Giuliani</strong> al G8 di Genova, e pensare appunto, come suggerirono quelli, che nel parcheggio dell’area di servizio, ieri, ci fossero calcinacci ambulanti capaci di deviare il colpo.<br />
<span id="more-4765"></span><br />
E tutto sommato, a confrontarla con la versione delle primissime dichiarazioni, secondo cui, sempre stando al questore, “non è certo che il colpo sia stato sparato da un poliziotto”, quella dei colpi in aria sembrava già un confortante passo in avanti.</p>
<p>Il racconto di fantascienza allestito dai vertici delle forze dell’ordine e dai mezzi di informazione andato in onda ieri è una delle più potenti narrazioni italiane dell’anno. Vera, purissima letteratura, di quella contundente, di quella che muove le masse. Per un giorno intero, il reale è stato abraso. Al suo posto, fin dall’inizio, quei fantastici narratori hanno infilato una perfetta astrazione dei fatti, contaminandoli con mezzi sapienti di demistificazione. Sugli schermi delle televisioni e dei computer, ieri, è andata in onda una gigantesca lezione di scrittura creativa. Il reale è zeppo di possibilità romanzesche, ci hanno insegnato. Rimodellando le forme del verosimile – non è mica un caso che le prime due azioni in assoluto, fatte dagli agenti sul posto, siano state quelle relative ad azioni di occultamento del visibile: stendere lenzuola bianche attorno all’auto e sequestrare i nastri con le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso dell’autogrill – i media e il Viminale hanno colpevolmente preparato il terreno per una giornata delirante, sfociata negli altrettanto deliranti assalti ai commissariati di polizia gestiti da truppe di delinquenti usciti dritti dritti da <em>Distretto 13: le brigate della morte</em> di Carpenter.</p>
<p>Perché nessuno ha detto subito, e con chiarezza, le cose come stavano? Perché le uniche schegge di verità sembravano conficcate paradossalmente nelle dichiarazioni che più ufficiali non si può, quelle del capo della polizia Manganelli, quando diceva “La polizia saprà assumersi le sue responsabilità” ?<br />
E soprattutto e più di ogni altra cosa, perché nessuno ha detto che <em>il calcio non c’entrava niente</em>, e che tutto aveva a che fare con l’inspiegabile, paurosa, imbarazzante impreparazione di un agente di polizia che si mette a sparare, in corsa, a decine e decine di metri di distanza attraversando per di più, a quanto pare, una carreggiata autostradale, col rischio di colpire passanti in automobile? A chi è sembrata poco vendibile, poco appassionante,  una storia monca di oppositori, quella di un poliziotto che ferma due auto per un normale controllo, sente strepiti e urla nel parcheggio dell’autogrill dal lato opposto al quale si trova, aziona le sirene, attraversa le corsie a piedi, immagina che le urla siano il segnale di una rapina, forse alla cassa dell’autogrill, forse ai benzinai dell’area di servizio, forse a un camionista in sosta, estrae la pistola, inspiegabilmente, pazzescamente spara due colpi, ammazza un ragazzo?<br />
Chi ha scelto di <em>narrativizzare </em>questa morte inserendola nello schema esplosivo del tifo italiano?<br />
Chi ha così fortemente metabolizzato <em>Morfologia della fiaba </em>di <strong>Propp</strong>, ai piani alti della polizia e dei media?<br />
 Gabriele Sandri faceva il dj. Se si fosse trovato su quell’auto per andare a mettere musica a un <em>rave </em>e non per andare a vedere la partita a Milano, che racconto si sarebbe scelto di fare?  </p>
<p>Alzi la mano chi non pensa che la chiarezza degli investigatori e la vera, onesta semplicità del racconto dei media avrebbero impedito gli scontri e i danneggiamenti e il fuoco e i feriti e gli arresti e gli assalti di ieri.</p>
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