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		<title>Storia con gatto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2019 05:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese &#160; Vedo un uomo. Corre via. Non è un filosofo. Io stesso corro. Io corro a perdifiato. Vedo un uomo. Corre via di nuovo. Non è lo stesso uomo. Non è neppure lui un filosofo. Io corro. Io corro da un bel pezzo. Vedo anche altre persone, oltre agli uomini. Ci sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-80071" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970-300x238.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970-250x198.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970-200x158.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970-160x127.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/Robert-Smithson-entropic-landscape-1970.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vedo un uomo. Corre via. Non è un filosofo. Io stesso corro. Io corro a perdifiato. Vedo un uomo. Corre via di nuovo. Non è lo stesso uomo. Non è neppure lui un filosofo. Io corro. Io corro da un bel pezzo. Vedo anche altre persone, oltre agli uomini. Ci sono persone e ci sono uomini. Sono misti. <span id="more-80065"></span>Anzi, sono mischiati gli uni con le altre, persone e uomini, un macello. Impossibile alla fine verificare se tra le persone ci siano anche delle donne. Vedo finalmente <a href="https://www.rockzwerg.com/mighty-metal-bob-heavy-metal-gartenzwerg-modell-effi">una donna</a>. Ha delle anche meravigliose. Più che una persona è un personaggio. Gli uomini mancano di anche. Vedo un’altra donna. Seni bellissimi. Puramente accennati. Pur non avendo quasi seni, son pur sempre seni, quelli che porta con sé la donna, e per questo sono bellissimi. Cerchiamo di fare andare avanti la faccenda. Vengono quelli con l’automobile. Sono ubriachi, chiassosi, scendono dall’automobile, fanno polemica, puntano dei bastoni addosso alla gente, proprio sul costato. <a href="https://www.karneval-megastore.de/p-315510-pudel-maske-hundemaske-mit-schlappohren-weiss.html">Ma è tutto sbagliato</a>. Non dovevano essere in questa città, né tantomeno a quest’ora. Sappiamo almeno di essere in una città, tipo <a href="http://www.old-maps.com/ma/ma_CoBDN_Nant_1860_Approaches.htm">Baton Rouge</a>. In effetti parlano tutti un languido americano. Alcuni però, molto più nervosi di altri, nervosi come per paura di essere scoperti, parlano portoghese. Parlano il portoghese degli eremiti. Torniamo ai ragionamenti precedenti. Io corro, mentre vedo un uomo che corre. Ci sono anche un sacco di donne. E sono caratterizzate non per il fatto di correre o di pensare a come pagare l’affitto, ma soltanto perché hanno seni grossi o piccoli. Ma in qualche modo portano avanti la bellezza. E anche l’arrapamento. Ma questo non basta. Adesso ci vogliono uomini che salgano in macchina, su delle lunghe macchine finlandesi, e che si mettano a bere fino a ubriacarsi. Dopo gli incidenti sulla nazionale, arrivano qui con gli abiti in fiamme. È tutto estremamente virile, se non fosse per questi cazzo di <a href="https://www.venturemartialarts.com/little-dragons/">portoghesi</a>, diventati ormai insopportabili, tanto sono nervosi, e vanno avanti e indietro davanti al narratore schioccando le dita. Ora cominciamo da capo con il gatto. Qualcuno lanci in aria il gatto. Non è una roba animalista, lo so. Ma qualcuno deve pur fare delle cose sporche. Salta fuori una donna, che prima, molto prima era stata un uomo. E prima ancora era morta, ma si è reincarnata in realtà decine di volte, e quasi sempre in modo sbagliato, per questo è finita a fare l’uomo senza alcuna ragione plausibile. Fatto tutto quanto è necessario <a href="https://www.fruugo.se/anne-stokes-rent-hjarta-fantasi-enhorning-kasta-kudde-20-tum/p-10266264-21548049">per diventare donna</a>, incluso l’impianto di seni magnifici ma appena accennati, questa donna prende il gatto del padrone di casa, e lo scaraventa sul tetto della locanda. “Siamo stufi marci di questa buffonata”, dicono i tizi con gli abiti ancora in fiamme, la faccia di soldati reduci dall’Iraq. “Qualcuno porti qui davanti a tutti il produttore.” “Non c’è nessun produttore”, dice l’unico vecchio saggio, che è anche il vecchio porco della città, sempre le mani dentro i calzoni. “Qui andiamo avanti per licenze poetiche, e vi dico pure che fra qualche minuto scatta l’ora della merenda.” Questa storia della merenda fa venire in mente a qualcuno, magari allo stesso narratore, che tutti gli uomini di corsa, visti alcune ore prima, hanno in mano <a href="https://www.carrollsirishgifts.com/livedublinwebcam">una sfogliatella</a>. La sfogliatella è l’oggetto comune e divino. Il segno preciso dell’incarnazione di qualcosa. Lo spirito della gastronomia umana. Qualcosa comunque che trascende. Dopo questo siparietto religioso, si chiude tutto con un ammazzamento senza stupro. E’ la tipa lanciatrice del gatto che decide chi e come e su quali persone. Si estraggono da esse uomini e donne, e si lasciano quelle puramente umane, indefinite. “A colpi di abete”, dice qualcuno. “Qui coltiviamo solo rosmarino e maggiorana, e qualche olivo” rispondono altri. Quando non si sa più che pesci pigliare, per fare l’ammazzamento in serie, è finita anche l’ora della merenda. E cambia tutto. Anche il secolo.</p>
<p>Ξ</p>
<p>[<em>immagine: <i>Robert Smithson entropic landscape 1970</i>]</em></p>
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		<title>L’albero delle mele bianche. Storie fantastiche di Simona Dimitri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 10:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[albero]]></category>
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		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
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<p style="white-space:nowrap">
<p>di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p><em>L’albero delle mele bianche</em> è un quadretto dipinto su legno che ho appeso in camera, sopra la mensola dei vecchi giocattoli. L’albero ha una chioma rossa, su uno sfondo rosa acceso, fiorisce di  piccoli frutti bianchi.<br />
È un’illustrazione di <a href="http://illusimi.interfree.it/"><strong>Simona Dimitri</strong></a>.  Assomiglia a un disegno di bimbo, semplice e bizzarro: avete infatti mai visto una mela bianca? O un elefante arancione, il sole verde? <span id="more-11100"></span><br />
Queste cose e animali esistono tutte, ma impariamo a pensarle secondo un preciso schema di misure e colori. Da bambini invece si reinventano con le matite, trasformando il nostro micro-universo in qualcosa di straordinario oppure richiamando creature mai viste con tratti e sfumature note (una balena gialla ad esempio: l’animale più grande e segreto della terra colorato dalla tinta della luce). In questa ottica un disegno infantile non ha mai un soggetto impossibile, ma piuttosto “trasversale”: possiede le stesse caratteristiche delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie dove tutto è ciò che è ma niente è come sembra. Nell’illustrazione si mostrano le varie possibilità di un oggetto, declinato nella mente di chi osserva e ricrea, si gioca ad essere ciò che si rappresenta, seguendo un proprio percorso fantasioso eppure ben nutrito di immagini reali. </p>
<p>Mi incanto a guardare il mio albero e mi accorgo come le cose che ci circondano non sono mai scontate, banali, che ci possiamo calare in esse come attraverso una tana di coniglio dove stanno sospese sedie e cassettoni, o arrampicarci fino a scoprire un gatto che ha la luna nel ghigno. </p>
<p>I dipinti di Simona appaiono come porte vivaci che immettono su stanze comunicanti dall’aspetto familiare, ma con una sorpresa rivelata di volta in volta. Le chiome degli alberi sono piccoli cosmi ellittici, come gli insiemi sui libri di matematica delle elementari. Racchiudono gatti rotondi accovacciati, sbocciano di uccelli e come loro cinguettano o si azzittiscono dentro la neve, spingendo tutto il colore in un coraggioso pettirosso pulsante nel bianco. Il bosco è un mazzo di palloncini ondeggianti fissati al verde del prato. </p>
<p>Le isole sono in realtà pesci giganti e sonnacchiosi, che portano abitazioni a strisce sul dorso ed il mondo che sogna è una casa, piena di torri e torrette di certi castelli di fiaba, abitata dagli animali più diversi: il gatto, l’uccellino, l’elefante, il coccodrillo, la lumaca, come sono diverse e tutte appassionanti le storie che ci possiamo raccontare. </p>
<p>Tra gli animali un posto speciale ce l’ha il <em>babau</em>, una creatura inimmaginabile, lo spauracchio della buonanotte, pronto a saltarci nel letto quando spengiamo la luce, che, come tutto ciò che dovrebbe terrorizzare, ha per il bambino (ma non solo) una dose invincibile di attrazione.<br />
I <em>babau</em> di Simona non spaventano, se non nel nome, ma se troviamo in qualche baule un vecchio foglio spiegazzato di quando avevamo cinque o sei anni, forse scopriremo che anche i nostri “mostri” e “facce della paura”, sono ibridi sbilenchi dai denti aguzzi, i becchi spalancati e gli occhi strabici, che vorremmo volentieri a popolare ancora le nostre notti senza lucina-amica. </p>
<p>E i gatti, buffi, flessuosi e pigri, capaci di stare dappertutto, di sparire come se fossero magici, se ci distraiamo appena… </p>
<p>In questa allegra giostra naturale del mondo di Simona, sembrano mancare le figure umane, se si escludono i folletti, gli gnomi e le sirene. Ma se guardiamo meglio, tra l’erba o dietro le finestre dei villaggi affollati come funghi sulle colline, sembra di scorgerli, in forma di piccoli cuori, che sospirano e fanno uscire pensieri e fantasie, quasi sbuffi invisibili di fumo. Sognano anche loro. Che la notte sia un ponte da attraversare. Che non ci sia fine ai luoghi da esplorare ed il cielo sia una soffitta, una scala storta che percorre l’aria variopinta; il ventre della terra una cantina di muschio. Che un animale silenzioso ci faccia da guida.  E che ovunque andiamo ci sia sempre un albero a cui appoggiarsi, da cui imparare, meraviglioso e saldo come un elefante. </p>
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