<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>gianni biondillo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/gianni-biondillo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Oct 2019 07:02:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Massacrarsi di cultura</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/08/massacrarsi-di-cultura/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/08/massacrarsi-di-cultura/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 05:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Marino]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Labranca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=80601</guid>

					<description><![CDATA[(Gabriele Marino è un cercatore di tartufi. Qui di seguito, con precisione maniacale, ci racconta come ha conosciuto l&#8217;opera di Tommaso Labranca e quali suoi“tartufi” sepolti ha disseppellito dalla rete. Ma, su tutto, ci da la possibilità di scaricare gratutitamente 14 testi introvabili di Tommaso. Io, di mio, rido all&#8217;idea che questo accada proprio su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-80602" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/TLa.png" alt="" width="241" height="231" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/TLa.png 241w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/TLa-200x192.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/TLa-160x153.png 160w" sizes="(max-width: 241px) 100vw, 241px" />(</span></span><i><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gabriele Marino è un cercatore di tartufi. </span></span></i><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Qui di seguito, con precisione maniacale, ci racconta come ha conosciuto l&#8217;opera di Tommaso Labranca e quali suoi“tartufi” sepolti ha disseppellito dalla rete. Ma, su tutto, <a href="#labrancoteque-download">ci da la possibilità di scaricare gratutitamente 14 testi introvabili di Tommaso</a>. Io, di mio, rido all&#8217;idea che questo accada proprio su Nazione Indiana. Tommaso, avendolo conosciuto, non avrebbe apprezzato. L&#8217;idea di essere associato a qualsivoglia gruppaglia o camarilla sinistroide lo faceva inorridire. Ma lui mi ha fatto il dispetto di morire troppo presto e allora io per ripicca faccio di tutto perché non venga dimenticato. </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">G.B.)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gabriele Marino</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Inciampare in Tommaso Labranca</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non ricordo esattamente quando è successo. Non ricordo esattamente quando sono inciampato per la prima volta in Tommaso Labranca. Ma credo molto nel fascino dei nomi (che nome bellissimo è </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Tommaso Labranca</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Labranca</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> poi un cognome mai sentito altrove) e nelle coincidenze intese come riscontri (</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>cose diverse che ti piacciono che scopri essere collegate tra loro</i></span></span> <span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> lo chiameremo “effetto Frank Zappa” </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> o anche </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>trovare già fatta una cosa che avresti voluto fare tu</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) e quindi direi a causa di una o entrambe queste cose o al loro incrocio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Labranca aveva a che fare con tante </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>cose che mi piacevano</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (in questo testo dico tante volte “cose”, quasi quante dico “Labranca”, lo so): le faceva, ne scriveva, ci era immerso, stava sullo stesso scaffale. Probabilmente l’ho scoperto come una delle tante cose </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>strane e belle</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> partorite dal catalogo Castelvecchi di metà/fine anni Novanta. Sforzandomi un po’ visualizzo soprattutto tanti libri che mi piacevano e che lo citavano, che citavano le sue formule cristallizzandole, mantrizzandole: l’Andy Warhol coatto, l’estasi del pecoreccio, Orietta Berti, il neoproletariato, i salmoni del trash, la metafisica della periferia. Sarà stato come quando leggevo Bukowski e in certi racconti brevissimi diceva che Fante o il Camus dello </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Straniero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e del </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Saggio sulla ghigliottina</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> erano una bomba: i consigli degli amici si accettano sempre e, insomma, prima o poi era normale risalire alla fonte. Risalire a Labranca a un certo punto era diventato, se non necessario, praticamente inevitabile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sarei però un cialtrone </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> uno di quelli che tanto lo facevano incazzare, quanto lo facevano divertire, come quel suo amico (ma forse ricordo male e in quella dichiarazione letta non so più dove faceva ammenda in prima persona) che aveva confessato di andare in giro dicendo di ascoltare Edgard Varèse, quando invece gli faceva cagare (la citazione mi aveva colpito perché quando la lessi avevo comprato da poco un doppio cd con l’opera integrale di Varèse, sempre per colpa di Frank Zappa) </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> se dicessi o anche solo lasciassi intendere di essere un esperto o un grande lettore di Labranca. Ho letto poco di Labranca, qualche saggio classico, certo, molte interviste, molti pezzi brevi d’occasione, molto da tanti dei centomila siti che in anni di cicli continui di iperproduttività e successivi autodafé ha seminato in giro, la sua biografia di Skin (trovata a un Libraccio e presa per gusto della sorpresa; la apri e capisci subito che, per quanto pure dentro a una cosa molto di servizio, dentro c’è comunque e inequivocabilmente Labranca) e via così, saltando di palo in frasca.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Labranca ricordo anche di averlo a un certo punto vagamente ricordato da </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Anima Mia</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di Fazio e Baglioni. Ma ricordo pure che nel ricordarlo, quando poi ho cominciato a leggerlo anni dopo, sbagliavo sempre (nel ’97 avevo 11 anni): mantenevo la sfumatura di contenuto delle parole, la voce, l’idea di questa figura un po’ strana, un po’ di freak, di “tuttologo del trash o della nostalgia”, qualcosa del genere, ma lo sovrapponevo al corpo di Walter Fontana, altra presenza di quella trasmissione, forse perché negli anni sarebbe andato in qualche modo assomigliandogli, dimagrendo e perdendo i capelli. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tornando al punto chiave. Labranca soprattutto mi affascinava. Mi affascinava il fatto che scriveva come scriveva delle cose di cui scriveva, mischiando personale, aneddoti, giudizi estetici al limite del crudele, analisi socioculturale e di costume (l’algida parodia dei luoghi comuni), riferimenti colti (e presa per il culo degli stessi), mi affascinava il fatto che non sempre ero d’accordo con quello che diceva, ma mi piaceva comunque. Mi affascinava il fatto che se ne parlava come di un genio, ma di un genio marginalizzato, ostracizzato (“l’esilio a Pantigliate”). Mi affascinava questa sua progettualità generosa, esagerata, dissennata e autolesionista, il fatto che facesse mille cose e che fosse capace di imprimere su tutte il suo marchio, ma che poi se ne stufasse e le abortisse, cancellando tutto. E poi, appunto, questi </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> non saprei come chiamarli se non milanesissimamente come </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> “progetti” non so proprio se geniali, ma sicuramente genialoidi: la vivisezione del </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Vedovo</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Labranca remix</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, le cene a tema a casa sua con il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>fake</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> del liquore famoso. Io </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> uno che a 12 anni voleva fare una fanzine chiamata “Spenalzo” ed è convinto che il tempo più prezioso della propria “formazione” è (non uso un congiuntivo di cortesia epistemica perché </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ne sono certo</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) quello passato a cercare minchiate su Internet di notte </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> non potevo che trovare come minimo </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>interessanti</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> le sue </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>cose</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La morte di Labranca mi ha molto e </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>molto egoisticamente</i></span></span> <span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> colpito, perché proprio in quel periodo stavo maturando finalmente di scrivergli, visto che abitavo a Milano e di solito procedo così: inciampo in qualcosa che mi piace, scrivo a quel qualcuno che l’ha fatta. Magari anni dopo riusciamo anche a incontrarci. Ero un po’ intimidito dal suo personaggio (e più precisamente: dal suo carattere), ma mi sarei sforzato di accrocchiare qualche riga e chiedergli se aveva voglia di incontrarmi, di farsi intervistare, prendere un caffè, non so. All’epoca scrivevo per un sito di musica (Sentireascoltare) e pensavo di chiedergli una playlist commentata, qualcosa sull’elettronica, l’eterno revival degli anni Ottanta. Un </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>bad timing</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> simile mi era successo con Luigi Schenoni, il primo traduttore del </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Finnegans Wake</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: volevo scrivergli per attaccare bottone e forse addirittura </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>attaccare briga</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Ma cercando la sua mail avevo scoperto che era morto qualche mese prima. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Labranca era esplicitamente anti-semiotico e anche questa sua impostazione diciamo politica da intellettuale, a me semiologo, affascinava. Quando è morto ho pubblicato </span></span><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.facebook.com/lexiasemiotica/photos/a.199870603467732/1019812598140191/?type=3&amp;theater"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">un piccolo post</span></span></span></a></u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> sulla pagina della rivista di semiotica “Lexia” in cui antologizzavo un suo aneddoto su Eco, il suo anti-intellettualismo </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e quindi, necessariamente, anti-poststrutturalismo </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e un ricordo dell’amico semiologo Lucio Spaziante. Questa cosa del “Labranca anti-semiotico” era una di quelle che avrei voluto approfondire con Stefano Bartezzaghi, ma quando ci siamo re-incontrati, dopo qualche anno dal primo incontro, la cosa era successa da troppo poco tempo e mi ha chiesto di cambiare argomento. Anche lo scrittore Marco Drago, guardacaso amico zappiano, all’epoca aveva preferito non affrontare l’argomento Labranca. Troppo presto. Mi rendo conto che il tempismo non è il mio forte. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Divertimento totale </b></span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"><b></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Piccola guida al Labranca offline</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A un certo punto, attorno al 2013, mi ero direi abbastanza ossessionato </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> forse proprio per colmare i vuoti che dicevo </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> con la presenza online di Labranca e ho cominciato a mapparla: quella in essere e quella che era possibile recuperare a ritroso. Conoscevo da anni WebArchive, ma ne avevo capito il vero potenziale solo quando questo strumento prezioso è stato in qualche modo al centro dello scandalo dei plagi di Luttazzi (uno dei miei molti miti per molti anni e direi ancora tra le mie ossessioni, in questo caso parzialmente sopita), perché ha consentito di tirare fuori post modificati o cancellati dal suo vecchio blog in maniera piuttosto accurata. Così ho provato a fare, senza alcuna pretesa di scientificità se non quella che un po’ va organicamente ascritta alla cocciutaggine, con la presenza online di Labranca. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui sotto c’è lo schema brevemente commentato di quello che ho trovato nel tempo: sicuramente non c’è tutto il recuperabile, perché per questo servirebbe un vero informatico. Io sono solo un semiologo con un po’ di fisse e di fisime. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il mio consiglio è di aprire tutte le schede </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>contemporaneamente</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e seguire la deriva ipertestuale finché: (1) scoprite accessi qui non indicati; (2) due accessi diversi portano a uno stesso contenuto (che sia qui mappato o meno); (3) vi addormentate (o vi ricordate che dovete consegnare un pezzo per qualche magazine online che non vi paga per scriverlo e dovete pure ringraziare se avete un editor che vi fa le pulci).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Del 2000 è questa home page </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> con la poesia </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Anna Falchi </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Aldo Nove </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di labranca.com (un sito che, quasi certamente, esiste almeno dal 1999): </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20001018014600/http:/www.labranca.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20001018014600/http://www.labranca.com/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui ci sono un bel po’ di materiali del 2002 su labranca.co.uk (forse il suo sito più </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>vissuto</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">): </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20030727234049/http:/www.labranca.co.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20030727234049/http://www.labranca.co.uk/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui le cose del 2003: </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20030207055552/http:/www.labranca.co.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20030207055552/http://www.labranca.co.uk/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui del 2004: </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20040826073026/http:/www.labranca.co.uk/index3.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20040826073026/http://www.labranca.co.uk/index3.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">Qui la sezione </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><i>Anguilla*eel:</i></span></span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20020809045925fw_/http:/www.labranca.co.uk/anguillaeel.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR"><u>https://web.archive.org/web/20020809045925fw_/http://www.labranca.co.uk/anguillaeel.htm</u></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="fr-FR">.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui il mini-sito/parodia </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ciellin Dion</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20040810072923/http:/www.labranca.co.uk/dion.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20040810072923/http://www.labranca.co.uk/dion.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2006 a un certo punto è spuntato un “sito non istituzionale”:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20060719233639/http:/www.t-la.co.uk/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20060719233639/http://www.t-la.co.uk/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, nel cui archivio c’è </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>un sacco </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>di roba</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> testuale: </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20060702120415/http:/www.t-la.co.uk/storico.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20060702120415/http://www.t-la.co.uk/storico.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Da tommasolabranca.eu, altezza 2007 (da cui anche una delle poche immagini di home page di TLA perfettamente conservate; </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">l’abbiamo scelta come copertina di questo testo</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">), un resoconto del party </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Novantadivisodue </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(ossia: il suo 45esimo compleanno):</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20070209081158/http:/www.tommasolabranca.eu/novantadivisodue.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20070209081158/http://www.tommasolabranca.eu/novantadivisodue.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui tommasolabranca.eu altezza dicembre 2008 (anche qui, pieno di cose): </span></span><a href="http://www.tommasolabranca.eu/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://www.tommasolabranca.eu/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per esempio, la presentazione de </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il piccolo isolazionista</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20081212072938/http:/www.tommasolabranca.eu/ilpiccoloisolazionista.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20081212072938/http://www.tommasolabranca.eu/ilpiccoloisolazionista.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Libro per cui, peraltro, a un certo punto fu anche registrato, pare, un URL dedicato:</span></span></p>
<p><a href="http://www.ilpiccoloisolazionista.com/index2.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://www.ilpiccoloisolazionista.com/index2.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre da tommasolabranca.eu si arriva a questo:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20070226163438/http:/ilcattivo.blog.dada.net/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20070226163438/http://ilcattivo.blog.dada.net/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui il sito della rivista </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Transplutonian</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, che nel 2006 figura come “in lavorazione”:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20061202060937/http:/www.transplutonian.eu/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20061202060937/http://www.transplutonian.eu/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Da </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Labranca’s Eleven </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(</span></span><a href="https://web.archive.org/web/20050829002624/http:/www.labrancaseleven.com/news.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20050829002624/http://www.labrancaseleven.com/news.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">; qui “il club” con i nomi e cognomi dei membri in chiaro:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20050907174559/http:/www.labrancaseleven.com/members.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20050907174559/http://www.labrancaseleven.com/members.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) si arriva a labran.ca:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20050507170858/http:/www.labran.ca/index2.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20050507170858/http://www.labran.ca/index2.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui il sito Ultravoid (.eu), con le sue voci dizionariali:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20070521044912/http:/www.ultravoid.eu/002a.htm" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20070521044912/http://www.ultravoid.eu/002a.htm</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ultravoid (.net, stavolta), invece, appare accessibile solo così:</span></span></p>
<p><a href="https://web.archive.org/web/20121101073122/http:/www.ultravoid.net/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20121101073122/http://www.ultravoid.net/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Esiste un Issuu del progetto </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ossobook</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, ma è vuoto:</span></span></p>
<p><a href="http://web.archive.org/web/20130227033538/http:/issuu.com/ossobook" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://web.archive.org/web/20130227033538/http://issuu.com/ossobook</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’unica cosa ancora </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>online-online </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di questo </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>anticume Web </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">TLA-iano pare essere questo blog del 2012:</span></span></p>
<p><a href="https://labrancalovesyou.wordpress.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://labrancalovesyou.wordpress.com/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ovviamente, è sempre online </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Venti Zero Novanta </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(su cui si trovano, non inserite in sezioni specifiche, chicche come questa: </span></span><a href="http://20090.eu/Vraghinaroda_Stop%20(07_06_16).pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://20090.eu/Vraghinaroda_Stop%20(07_06_16).pdf</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Idem, sempre online, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Tipografia Helvetica </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(</span></span><a href="http://www.tipografiahelvetica.ch/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://www.tipografiahelvetica.ch/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">). </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E ancora online è anche la sua ultima pagina personale, superminimal, svizzerissima:</span></span></p>
<p><a href="http://www.tommasolabranca.ch/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://www.tommasolabranca.ch/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (in cui si dice che TLA non è sui social, anche se a un certo punto è esistito questo URL: </span></span><a href="https://www.facebook.com/tlabranca?ref=tn_tnmn" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://www.facebook.com/tlabranca?ref=tn_tnmn</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">; e anche se in un vecchio post da qualche parte TLA dice di essersi iscritto a questo: </span></span><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Path_(social_network" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://en.wikipedia.org/wiki/Path_(social_network</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">)).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Labrancoteque 2.0 </b></span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"><b></b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Quattordici pdf di Tommaso Labranca</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non abbiamo finito. Ora c’è il meglio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il 28 gennaio 2014 </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> la data è certa: certi metadati non mentono </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> ho preso e ho scaricato tutti i 14 pdf di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Labrancoteque</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, uno dei centomila suoi progetti, siti, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>brand di forme di scrittura</i></span></span> <span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> mi verrebbe da dire </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> eccetera allora online. Era una specie di rivista personale (e un auto-archivio), anzi, come diceva lui stesso, una “egozine”. Era </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>fantastica</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (leggasi: </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>una di quelle cose che avrei voluto fare io</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">): nel numero su Madonna, il 13 (l’unico ancora online in qualche forma: </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="https://www.yumpu.com/user/labrancoteque.info"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">https://www.yumpu.com/user/labrancoteque.info</span></span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">), per esempio, c’era l’elenco dei pezzi del suo iPod che avevano come tag “Madonna”. Una cosa di un solipsismo così sperticato da essere commovente, poetica. Ecco, u</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">no che fa una cosa del genere </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>va</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> amato. È un gesto </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> io lo leggo così </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> di un romanticissimo cinismo materialista, il gesto di uno che insegue comunque, “nonostante tutto”, l’idea di potersi </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>dire</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>dare</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> il più possibile, è un’esca per trovare qualcuno che quei titoli se li legga tutti, che gli scriva (senza azzardarsi però a tentare di “ripristinare contatti recisi da tempo”, come si legge </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.tommasolabranca.ch/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">qui</span></span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) che adora quel pezzo del repertorio minore o quel remix e si stupisce invece per l’assenza di quest’altro. È il testo scritto che si stacca dalla pagina, si stacca dallo schermo per diventare un canale di connessione esistenziale. È un microcarotaggio in forma di ossessione di una vita. Forse per me, alla fine, Labranca è stato ed è soprattutto questo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Chiudendo. A metà agosto (di quest’anno, il 2019), frugando cose di notte, sono finito di nuovo su Labranca (non ricordo come), mi sono ricordato che il 29 sarebbero stati tre lunghissimi anni dalla sua morte, mi sono ricordato di </span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/08/29/so-long-tommaso/"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">un post di Gianni Biondillo</span></span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> che invitava potenziali archeologi del web a ricostruire le tracce delle sue varie incarnazioni online e a dissodarle, e così gli ho scritto, spiegando un po’ tutta questa storia, un po’ avvitata su se stessa. Il che ci porta qui. Con quel ritardo che conferma l’ipotesi sul (mio eternamente mancato) tempismo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I pdf, a occhio e croce, li avrò scaricati da qui, ma oggi non si vede più nulla: </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u><a href="https://web.archive.org/web/20130526133718/http://www.labrancoteque.info/">https://web.archive.org/web/20130526133718/http://www.labrancoteque.info/</a> </u></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(e questo, che sicuramente al progetto era legato, appare direttamente del tutto irrecuperabile: </span></span><a href="https://web.archive.org/web/20110512200907/http:/www.labrancoteque.blogspot.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://web.archive.org/web/20110512200907/http://www.labrancoteque.blogspot.com/</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Altri pdf di TLA sono oggi scaricabili qui: </span></span><a href="http://www.visiogeist.com/blog/item/opere-di-tommaso-labranca" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>http://www.visiogeist.com/blog/item/opere-di-tommaso-labranca</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E la </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>New Age dalla A alla Z </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è sfogliabile qui: </span></span><a href="https://issuu.com/concettarivistaconcettuale/docs" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://issuu.com/concettarivistaconcettuale/docs</u></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Mi sia concesso di dire che i “miei” 14 pdf sono semplicemente una goduria, vedrete. E allora godetene, godiamone. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(In fondo, ingenuamente, lo so: mi auguro possano essere </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> ancora più che strumenti per una comunque doverosa filologia </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> una via d’accesso laterale all’opera labranchiana per qualche teenager che la notte sta veglio a cercare meravigliose minchiate per nutrienti perdite di tempo.) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8212;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gabriele Marino </span></span><span style="font-family: Symbol, serif;"><span style="font-size: medium;"></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Bologna, 18 settembre 2019, ore 5:15</span></span></p>
<p><strong id="labrancoteque-download">Scarica qui la Labrancoteque completa, 14 pdf:</strong></p>
<figure id="attachment_80724" aria-describedby="caption-attachment-80724" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque01.pdf"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-80724" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque01.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80724" class="wp-caption-text">labrancotheque 1</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80723" aria-describedby="caption-attachment-80723" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque02.pdf"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-80723" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque02.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80723" class="wp-caption-text">labrancotheque 2</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80722" aria-describedby="caption-attachment-80722" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque03.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80722" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque03.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80722" class="wp-caption-text">labrancotheque 3</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80721" aria-describedby="caption-attachment-80721" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque04.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80721 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque04.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80721" class="wp-caption-text">labrancotheque 4</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80720" aria-describedby="caption-attachment-80720" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque05.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80720 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque05.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80720" class="wp-caption-text">labrancotheque 5</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80719" aria-describedby="caption-attachment-80719" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque06.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80719" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque06.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80719" class="wp-caption-text">labrancotheque 6</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80718" aria-describedby="caption-attachment-80718" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque07.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80718" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque07.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80718" class="wp-caption-text">labrancotheque 7</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80717" aria-describedby="caption-attachment-80717" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque08.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80717" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque08.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80717" class="wp-caption-text">labrancotheque 8</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80716" aria-describedby="caption-attachment-80716" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque09.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80716" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque09.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80716" class="wp-caption-text">labrancotheque 9</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80715" aria-describedby="caption-attachment-80715" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque10.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80715" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque10.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80715" class="wp-caption-text">labrancotheque 10</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80714" aria-describedby="caption-attachment-80714" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque11.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80714" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque11.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80714" class="wp-caption-text">labrancotheque 11</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80713" aria-describedby="caption-attachment-80713" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque12.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80713" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque12.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80713" class="wp-caption-text">labrancotheque 12</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80712" aria-describedby="caption-attachment-80712" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque13.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-80712 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque13.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80712" class="wp-caption-text">labrancotheque 13</figcaption></figure>
<figure id="attachment_80711" aria-describedby="caption-attachment-80711" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/labranca_labrancoteque/labrancoteque14.pdf"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-80711" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf-250x333.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf-200x267.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/09/labrancoteque14.pdf-160x213.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a><figcaption id="caption-attachment-80711" class="wp-caption-text">labrancotheque 14</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/08/massacrarsi-di-cultura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">80601</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Discorrere di case</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/05/07/discorrere-di-case/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2019/05/07/discorrere-di-case/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2019 05:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Loos]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Zevi]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Cattaneo]]></category>
		<category><![CDATA[Corviale]]></category>
		<category><![CDATA[Farnsworth house]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Lloyd Wright]]></category>
		<category><![CDATA[frank zappa]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Henry Van De Velde]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Peretti]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[Ludwig Mies van de Rohe]]></category>
		<category><![CDATA[William Stout Architectural Books]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=78922</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo La prima volta che andrò a San Francisco so già che passerò un&#8217;intera giornata a perdermi fra i corridoi e gli scaffali della William Stout Architectural Books, alla ricerca di libri introvabili, di tavole misteriose, di scoperte inattese: architettura e libri in un solo luogo, per me praticamente il nirvana. Testi critici, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-78923" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout.jpg" alt="" width="559" height="272" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout.jpg 559w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-300x146.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-250x122.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-200x97.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/William_Stout-160x78.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 559px) 100vw, 559px" />di <strong>Gianni Biondillo</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La prima volta che andrò a San Francisco so già che passerò un&#8217;intera giornata a perdermi fra i corridoi e gli scaffali della William Stout Architectural Books, alla ricerca di libri introvabili, di tavole misteriose, di scoperte inattese: architettura e libri in un solo luogo, per me praticamente il nirvana. Testi critici, disegni, corrispondenza, tutto il pensiero e l&#8217;immaginario dell&#8217;architettura mondiale, con la malcelata speranza di trovarci persino uno dei miei libelli, mai tradotti in inglese. O magari ce lo porterò io per poi abbandonarlo su qualche pigna di tomi, per il puro piacere di sapere d&#8217;essere in buona compagnia.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E invece so che anche quest&#8217;anno, come al solito, alla Biennale di architettura di Venezia non ci andrò, nonostante sia a poche ore da casa. Ogni volta accampo scuse implausibili, ogni volta trovo una ragione per non passare. Ciò fa di me un pessimo architetto, lo so. La Biennale è come una tassa, inderogabile, anche solo per avere argomenti di discussione se si incontra qualche collega. La mia fortuna è che, per quanto ancora iscritto all&#8217;Ordine, nei fatti sono visto e riconosciuto come scrittore. Posso permettermelo, insomma, di non andarci. Ma io alla Biennale non ci andavo neppure quando per lavoro disegnavo, discutevo con i tecnici comunali o m&#8217;infangavo le scarpe nei cantieri. Se poi penso alla particolarità di quest&#8217;anno, due donne che curano la mostra e, fra gli altri, una cara amica, Laura Peretti, che espone il suo lavoro di rigenerazione del Corviale, so che mi sto perdendo qualcosa di interessante. È un problema mio, ben inteso, non della Biennale. Quelle poche volte che mi ritrovo dentro una mostra d&#8217;architettura – che sia a Milano, Londra, New York – non ostante sia argomento che mi appassiona e che reputo fondamentale per tutti noi, quando ne esco, quasi vergognandomene mi tocca ammettere a me stesso, rosso in volto, che le mostre di architettura in definitiva, diciamocelo, mi annoiano.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-78924" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B.jpg" alt="" width="718" height="354" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B.jpg 718w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-300x148.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-250x123.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-200x99.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/Corviale_07B-160x79.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Perché, inutile negarlo, quello che andiamo a vedere non è l’architettura ma un suo vago simulacro. Manca l’esperienza sensoriale dello spazio, del percorso, dei materiali, dello scambio simbolico. È come una mostra d’arte che al posto delle opere espone le recensioni dei critici o una retrospettiva cinematografica che esibisce le sceneggiature e qualche rara fotografia del set al posto di proiettare i film. Una noia mortale. Ci si sente truffati, in un certo senso.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non è mica colpa dei curatori, ben inteso, il difetto sta nel manico e non c’è soluzione. Ogni mostra di architettura è obbligata ad appoggiarsi ad altre discipline per raccontarsi &#8211; cinema, fotografia, allestimento, etc. -, e l’architettura diventa l’intangibile buco della ciambella, la grande assente. Delle rare Biennali veneziane che ho visitato, a ripensarci, ricordo con emozione il padiglione del Venezuela di Carlo Scarpa, chiuso e abbandonato, piuttosto che le declinazioni del tema voluto dai curatori del caso e realizzate dagli architetti invitati, che sembrano più vicine all’arte contemporanea che alla architettura stessa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;è una frase, attribuita di volta in volta a qualcuno di diverso (fra questi Frank Zappa) che dice: “Scrivere di musica è come ballare di architettura”. Non ha senso. Se non si fa esperienza della musica non la si può capire per davvero. Le emozioni che fa scaturire sono possibili solo ascoltandola. Altrettanto è con l&#8217;architettura. Fu Bruno Zevi, nel suo imprescindibile <i>Saper vedere l&#8217;architettura</i>, a spiegarci che l&#8217;essenza dell&#8217;architettura sta nel suo essere spazio attraversabile, percepibile con tutti i sensi. Fregi, modanature, simmetrie, disegno, ordini, facciate, sono tutte cose che vengono dopo. L&#8217;architettura è innanzitutto spazio. E non ci sarà mai fotografia che potrà restituirmi l&#8217;esperienza emotiva che posso vivere attraversando un&#8217;opera di Hans Scharoun o di Luis Barragan. L&#8217;elemento fondamentale che definisce l&#8217;architettura è proprio quello che nessuna mostra potrà mai restituirci: il rapporto di scala fra l&#8217;essere vivente e lo spazio.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo spazio architettonico è quello che permette a un vuoto di diventare luogo. Di renderlo, cioè abitabile. Le parole, per uno scrittore, sono importanti. “Abitare” viene da <i>Habere</i>, avere consuetudine in un (e di un) luogo. Abitare è un&#8217;abitudine. Ma, attenzione, anche “Abito” ha la stessa origine etimologica: <i>Habere</i>, avere con noi, portarci dietro, come una disposizione dell&#8217;animo. In pratica l&#8217;abitazione dovrebbe essere come l&#8217;abito di una persona, fatta su misura.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-78925" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies.jpg" alt="" width="733" height="309" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies.jpg 733w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-300x126.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-250x105.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-200x84.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mies-160x67.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non a caso si raccontano spesso aneddoti feroci sul rapporto fra architetti e committenti. Rapporto conflittuale, quando le sensibilità degli uni e degli altri non riescono ad incontrarsi a metà strada. Quella serpe di Adolf Loos, per dire, raccontava con ferocia che Henry Van De Velde non solo disegnava le case ma obbligava i suoi ricchi commitenti a vestirsi in modo confacente al suo progetto. Ciabatte comprese. La famosa casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright, capolavoro del XX secolo, veniva chiamata con malcelato disprezzo dal ricco proprietario Edgard Kauffmann “la casa dai sette secchi”, date le continue infiltrazioni d&#8217;acqua. E che dire del psicodramma sorto attorno alla costruzione di Farnsworth house? Ludwig Mies van de Rohe aveva progettato un platonico cristallo minimalista sospeso su candidi pilastri d&#8217;acciaio. La dottoressa Edith Farnsworth, la proprietaria, viveva con imbarazzo l&#8217;idea di girare in una casa dove tutti da fuori potevano osservarla. Il braccio di ferro fra i due si risolse con la progettazione di tendaggi oscuranti, fatture non pagate, cause, processi, maschiliste maldicenze sulla dottoressa invaghita e tradita dal “genio”.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-78926" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio.jpg" alt="" width="358" height="494" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio.jpg 358w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-250x345.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-200x276.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/casa_cernobbio-160x221.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 358px) 100vw, 358px" />Non è un problema di stile. Non è perché le case del Movimento Moderno, pensate come macchine da abitare (a detta di Le Corbusier), non sappiano essere emozionanti. Lo si capisce quando il progettista e il committente si incontrano nella stessa persona. Come nel caso più unico che raro di Casa Cattaneo a Cernobbio. L&#8217;edificio fu progettato nelle migliori delle condizioni di libertà creativa per il giovane progettista. Cesare Cattaneo, appena laureato, aveva ricevuto in regalo il terreno dove poter edificare senza alcun vincolo quello che più desiderava. La casa fu pensata fin nei suoi più intimi particolari, con una meticolosità fanatica. Una sorta di modello in scala 1:1, un enorme prototipo che doveva dimostrare la forza poetica del linguaggio moderno, la sua realizzabilità (siamo negli anni trenta del secolo scorso), la sua intrinseca qualità. Nulla fu lasciato al caso, ogni tema sviscerato: il negozio a doppia altezza al piano terra, quello che si apre sulla città, gli appartamenti ai piani superiori, la terrazza all&#8217;ultimo piano affacciata sul panorama lacustre. Progetto libero da condizionamenti perché non tenuto, come ebbe a dire Cattaneo stesso, a “soggiacere alla volontà tirannica dei clienti”. Un capolavoro che purtroppo non ha avuto seguito essendo Cattaneo morto giovanissimo. (Mi sono accorto che gli architetti o muoiono molto giovani, vedi Sant&#8217;Elia o Terragni, oppure vecchissimi, come il quasi centenario Giovanni Michelucci o l&#8217;ultracentenario Oscar Niemeyer. Avendo io superato da bel po&#8217; la giovinezza mi auguro sempre più convintamente di appartenere alla seconda categoria).</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-78927" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask.jpg" alt="" width="286" height="471" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask.jpg 286w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-182x300.jpg 182w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-250x412.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-200x329.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/mask-160x263.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 286px) 100vw, 286px" />Ogni casa, insomma, porta con sé una storia, un mondo. Spesso mi accorgo quanto un appartamento mi dica molte cose di chi lo vive. Gli oggetti quotidiani, gli arredi, i quadri o le fotografie ai muri, ci vestono, ci rappresentano, esattamente come quando indossiamo un abito. Perché ogni casa, dal ricco maniero al monolocale in affitto, assomiglia alla persona che la abita. Anche qui il gioco delle etimologie può tornare utile. “Persona” deriva da <i>Per Sonar</i>, la maschera in legno che serviva a rafforzare il suono della voce nel teatro antico. La casa è innanzitutto la creazione di un ambiente ideale. Ma “ambiente” viene da <i>Ambire</i>, cioè andare attorno come l&#8217;aria, o come le persone attorno alle quali si vive. Quindi quando si abita una casa si indossa una maschera che dà un&#8217;idea di sé a se stessi e al mondo circostante. Oggi, in un mondo di risorse scarse, abitare significa stare in una casa sostenibile, ecologica. Inevitabilmente, mi viene da chiosare, dato che “Ecologia” deriva dal greco <i>Oikos logos</i>, “discorso sulla casa”: lo studio delle relazioni fra l&#8217;umano e il mondo vivente.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Abitare un ambiente ecologico, traducendo, significa fare un discorso sulla casa che sappia mettersi in relazione l&#8217;intorno: le nostre consuetudini ricadono sulla città. Luca Molinari nel suo agile <i>Le case che siamo</i> racconta come il telelavoro abbia annullato la differenza fra casa e ufficio, al punto che ogni luogo può diventare quello della produzione, e come la reazione a un lavoro domestico sempre più solitario e alienante fa sì che molti colletti bianchi colonizzino bar e locali pubblici con i loro computer, lavorando e allo stesso tempo non perdendo il contatto con la gente, con la realtà. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-78928" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless.jpg" alt="" width="266" height="289" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless-250x273.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/04/wireless-160x175.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px" />Stiamo domesticizzando lo spazio pubblico. Alcuni oggetti di culto della casa moderna, novecentesca e borghese, sono perfettamente inutili per le nuove generazioni. Fate un test (io l&#8217;ho fatto con le mie figlie): fra televisore e computer vince il computer. Fra computer e smartphone vince lo smartphone. Tutto si miniaturizza, diventa etereo. Oggi l&#8217;infrastruttura necessaria, indispensabile, in ogni casa, in ogni città anzi, è il Wi-Fi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo significa che non avremo più mobili in casa? Ovviamente no. L&#8217;abito lo indossiamo noi, abbiamo un limite antropologico: il nostro corpo. Ce lo insegna l&#8217;erogonomia. Entrare in relazione con le tecnogie significa renderle usabili. Personalizzarle. Oggi si dice customizzare<b> </b>(parola che odio). Credo sia questo il compito del design del futuro: far interagire corpo e tecnologie in modo personale. Non dobbiamo avere 10, 20, 50 tipi standard di prodotti che ognuno di noi poi sceglie da un catalogo. Dobbiamo progettare processi produttivi che possano adattarsi alle esigenze di ogni singolo. Ognuno avrà la sua sedia, il suo letto, la sua parete attrezzata. &#8220;Customizzata&#8221;. Già si può fare. È quella che oggi si chiama l&#8217;<i>industria 4.0</i>. È il futuro della produzione manifatturiera che riallaccia i rapporti con l&#8217;artigianato. Ad ogni persona il suo abito. Ad ognuno la sua abitazione. Il futuro dell&#8217;abitare non sarà uguale per tutti, ognuno deciderà come abitare. Su misura.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">*</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato in una versione leggermente differente su</em> Lampoon <em>n°15, novembre 2018</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2019/05/07/discorrere-di-case/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">78922</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Amici per paura</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/27/amici-per-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 06:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio Parazzoli]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=78009</guid>

					<description><![CDATA[  di Gianni Biondillo Ferruccio Parazzoli, Amici per paura, SEM, 2017, 219 pagine Francesco è un bambino di otto anni. Per lui la guerra è una cosa di soldatini di carta da ritagliare sul tavolo della cucina, un&#8217;avventura fiabesca, un gioco di eroi immaginari, dove, in fondo, nessuno muore mai. Poi il 19 luglio del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-78010 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli.jpg" alt="" width="283" height="427" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli.jpg 283w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli-199x300.jpg 199w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli-250x377.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli-200x302.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/parazzoli-160x241.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 283px) 100vw, 283px" />  di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="LEFT"><b>Ferruccio Parazzoli, </b><i><b>Amici per paura</b></i>, SEM, 2017, 219 pagine</p>
<p align="JUSTIFY">Francesco è un bambino di otto anni. Per lui la guerra è una cosa di soldatini di carta da ritagliare sul tavolo della cucina, un&#8217;avventura fiabesca, un gioco di eroi immaginari, dove, in fondo, nessuno muore mai. Poi il 19 luglio del 1943 la guerra, con tutta la sua brutalità, arriva anche a Roma. I bombardamenti devastano interi quartieri della capitale. Alla famiglia di Francesco non resta che sfollare nelle Marche. Una nuova avventura per Francesco, che di pagina in pagina crescerà e muterà le sue idee nei confronti degli “eroici” fascisti e dei temibili “alleati”. Nelle Marche conoscerà storie magiche, nuove amicizie, preti comunisti, appigliato alla incrollabile certezza infantile che in guerra i bambini non muoiono mai. È roba da grandi.</p>
<p align="JUSTIFY">Ferruccio Parazzoli scrive con la grazia del miglior novecento italiano senza averne la pedanteria. Una scrittura già classica eppure perfettamente contemporanea. Non conosco la biografia dell&#8217;autore, ma le poche note nella bandella mi fanno pensare che <i>Amici per paura</i> più che un romanzo storico sia piuttosto un memoire autobiografico: non una ricostruzione filologica, ma un flusso di ricordi, spesso minori, a lato della Grande Storia, ma proprio per questi più veri, più vividi.</p>
<p align="JUSTIFY">Fra il fronte alleato che non sfonda a Cassino, il padre del protagonista che raggiunge la famiglia nottetempo travestito da prete, zii con la camicia nera e vicini di casa partigiani, fra sospetti reciproci e nuove compagnie di ventura, fra fughe e ritorni in città, <i>Amici per paura</i> sembra quasi non abbia un filo narrativo forte, ma sia composto da episodi all&#8217;apparenza slegati, lampi di luce sul passato, dove un bambino, nel giro di due anni (e duecento pagine) conoscerà la durezza e la violenza della fame e della guerra, riuscendo comunque a non perdere mai la propria innocenza.</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> Cooperazione,<em> numero 18, del 2 maggio 2017</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">78009</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Andare a scuole</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/22/andare-a-scuole/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/22/andare-a-scuole/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 06:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Rossi]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Castiglioni]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Canella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=77910</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Da giovani studenti del Politecnico si andava in giro per architetture. Non solo monumenti insigni del passato, molto più spesso si visitavano edifici contemporanei. Non era raro vederci davanti a palazzi, sedi comunali, collegi o scuole, intrufolarci dentro, fotografare di rapina. Prima a Milano, poi, allargando il raggio, nella prima cintura milanese, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_77911" aria-describedby="caption-attachment-77911" style="width: 639px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-77911" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele.jpg" alt="" width="639" height="369" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele.jpg 639w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele-300x173.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele-250x144.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele-200x115.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/canella-Pieve-Emanuele-160x92.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px" /><figcaption id="caption-attachment-77911" class="wp-caption-text">Guido Canella, centro civico e scuole a Pieve Emanuele</figcaption></figure>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Da giovani studenti del Politecnico si andava in giro per architetture. Non solo monumenti insigni del passato, molto più spesso si visitavano edifici contemporanei. Non era raro vederci davanti a palazzi, sedi comunali, collegi o scuole, intrufolarci dentro, fotografare di rapina. Prima a Milano, poi, allargando il raggio, nella prima cintura milanese, fino a puntate in macchina verso il varesotto o nel pavese. Cercavamo lavori di professori della nostra facoltà, volevamo capire come un progetto, quella cosa che imparavamo a fare sulla carta, diventasse materia, spazio, architettura. Mi ricordo discussioni accese su chi preferiva l&#8217;intransigenza brutalista di Canella, l&#8217;eleganza di Caccia Dominioni, il postmodernismo di Aldo Rossi. C&#8217;era chi puntava sulla tradizione modernista di Gentili Tedeschi, chi sulla “misura lombarda” di Zanuso.</p>
<p align="JUSTIFY">Probabilmente sembravamo curiosi come turisti, forse un po&#8217; fanatici, come un qualunque appassionato è, in fondo. A ben vedere andavamo a studiare edifici che furono costruiti proprio per noi, per quella generazione di baby boomer nata con la crescita economica degli anni sessanta. Tutto era possibile in quegli anni, il futuro, il progresso sembravano fuori discussione. I bambini di quel mondo, qualunque fosse la loro estrazione sociale, avevano il diritto a strutture adeguate alla loro istruzione, alla loro crescita come cittadini. Quando divenni studente d&#8217;architettura quell&#8217;ideologia novecentesca stava già tramontando. Crisi petrolifere, economiche, demografiche. Ma in noi c&#8217;era ancora la voglia di imparare dalla buona architettura.</p>
<figure id="attachment_77912" aria-describedby="caption-attachment-77912" style="width: 254px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77912" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi.png" alt="" width="254" height="373" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi.png 319w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi-204x300.png 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi-250x367.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi-200x293.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Aldo-Rossi-160x235.png 160w" sizes="auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px" /><figcaption id="caption-attachment-77912" class="wp-caption-text">Aldo Rossi, atrio della scuola di Broni</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY">Mi chiedo se oggi i giovani studenti del mio Politecnico si organizzino ancora per queste curiose gite fuori porta. Quello che per me era sostanzialmente contemporaneo sarebbe, per loro, Storia. D&#8217;altronde è nella lunga durata che una architettura dimostra la sua capacità di diventare significativa, necessaria. <em>Time is on my side</em>, cantavano i Rolling Stones. I tempi dell&#8217;architettura scavalcano le generazioni. E chi la abita, chi la usa, se ne appropria facendone un po&#8217; quello che vuole. Oggi che il culto su Aldo Rossi si è un po&#8217; appannato, rivedere la sua scuola a Broni, uno degli edifici all&#8217;epoca più pubblicati al mondo, con gli intonaci sbollati, le pensiline arrugginite, dimostra quanto il fascino di Rossi stesse più nei suoi splendidi disegni che nella sua capacità di costruttore. Così come vedere oggi la simmetria monumentale dell&#8217;atrio con la fontana triangolare, smorzata da cose banali, della vita quotidiana, una bacheca, un paio di armadietti, alcune piante, la rende più umana. Sono bambini, sono insegnati, bidelli, che vivono questi spazi, solo la capacità di essere flessibili, adattabili, li fa ancora vivi, emozionanti.</p>
<figure id="attachment_77913" aria-describedby="caption-attachment-77913" style="width: 422px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-77913" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto.png" alt="" width="422" height="302" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto.png 532w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto-300x215.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto-250x179.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto-200x143.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/castiglioni-busto-160x115.png 160w" sizes="auto, (max-width: 422px) 100vw, 422px" /><figcaption id="caption-attachment-77913" class="wp-caption-text">Scuola Enaip di Enrico Castiglioni a Busto Arsizio</figcaption></figure>
<p align="JUSTIFY">Consiglierei davvero, all&#8217;ipotetico gruppo di giovani studenti, di andare a fare visita a queste architetture. Scoprirebbero l&#8217;esistenza di un progetto collettivo di architettura sociale che, coinvolgendo le migliori firme all&#8217;epoca in circolazione, ha saputo nobilitare i paesi e le periferie della più grande area produttiva del Paese. Spesso sperimentando forme che forse sembravano astruse, azzardate ma che oggi riempiono di tenerezza chi le osserva. Ammirare l&#8217;opera del meno famoso Enrico Castiglioni, architetto bustocco capace di immaginare scuole sospese su ponti in cemento armato, con uno sguardo che alcuni teorici oggi chiamano “retrofuturista”. Cioè quell&#8217;idea di nostalgia per i futuri passati che non abbiamo vissuto. Quel periodo visionario che ci fa associare gli autogrill di quegli anni alle astronavi, le stazioni agli astroporti. Quando essere architetti non era una cosa che aveva a che fare semplicemente col gusto personale, l&#8217;effimero, il capriccio, ma significava sentirsi investiti da un ruolo, un dovere sociale irrinunciabile.</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> Casa Vogue,<em> ottobre 2018</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/22/andare-a-scuole/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">77910</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fare ciò che è Giusto</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/15/fare-cio-che-e-giusto/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/15/fare-cio-che-e-giusto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 13:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Nissim]]></category>
		<category><![CDATA[Gariwo]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giardino dei Giusti]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[memoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Stella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=77946</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Date le polemiche che leggo in queste ore, mi piacerebbe per una volta non buttarla in politica ma provare a “buttarla in cultura”. Credo che la nostra Milano abbia il diritto/dovere di avere un Giardino dei Giusti di rilevanza internazionale. Ne ha il profilo etico, la storia, i protagonisti. Il lavoro di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-77948" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/viale-giusti.jpg" alt="" width="267" height="260" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/viale-giusti.jpg 267w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/viale-giusti-250x243.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/viale-giusti-200x195.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/viale-giusti-160x156.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 267px) 100vw, 267px" />di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Date le polemiche che leggo in queste ore, mi piacerebbe per una volta non buttarla in politica ma provare a “buttarla in cultura”. Credo che la nostra Milano abbia il diritto/dovere di avere un Giardino dei Giusti di rilevanza internazionale. Ne ha il profilo etico, la storia, i protagonisti. Il lavoro di Gariwo e del suo presidente Gabriele Nissim è davvero ammirevole ed encomiabile. Sogno un “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” che diventi un polo di interesse, di raccoglimento e di studio non solo per i nostri cittadini, ma anche per ogni persona che transiti nella nostra città. Un monumento, nel senso più profondamente etimologico del termine: un monito.</p>
<p align="JUSTIFY">Ecco perché reputo poco coraggioso l&#8217;intervento previsto al Monte Stella. Un progetto formalmente debole ed obsoleto che non cerca di vivere di luce propria ma che si depone in modo parassitario su un altro sito della memoria urbana. Un appendice, insomma, non un fulcro significativo. Dal punto di vista della composizione urbana è un errore clamoroso.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77949" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella.jpg" alt="" width="640" height="361" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella-300x169.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella-250x141.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella-200x113.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/giusti-monte-stella-160x90.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-77951" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/auditorium-rendering.jpg" alt="" width="316" height="240" />Il fatto che non ci si renda conto di una cosa così ovvia dimostra come ancora oggi l&#8217;eredità urbanistica del novecento non venga considerata una ricchezza da chi la amministra. Il Monte Stella è il più clamoroso fatto urbano di una città, Milano, che è la vera capitale nazionale dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica del ventesimo secolo. Un monumento alla memoria, ovvio. Un luogo identitario, condiviso, imprescindibile. Da conservare con zelo, diligenza, come si fa con una chiesa romanica o un palazzo rinascimentale. Nessuno si sognerebbe mai di porre un progetto di tale modestia nel mezzo di Campo dei miracoli a Pisa, in piazza Navona a Roma, o nel parco della Reggia di Caserta. Ciò che pare ovvio con il passato più remoto sembra non lo sia col novecento. Così ci ritroviamo con un capolavoro dell&#8217;architettura brutalista, il Marchiondi Spagliardi, studiato in tutto il mondo, che, non ostante il vincolo della sovrintendenza, cade a pezzi nell&#8217;indifferenza generale.</p>
<p align="JUSTIFY">Abbiamo il diritto a un “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” che sia degno di questa città. E il dovere di non sprecare questa occasione, questo obbligo etico, con un progetto frettoloso. Chi ha scelto per me quelle forme? C&#8217;è stato un concorso internazionale? Sono stati messi in gioco i migliori progettisti? Non accontentiamoci, insomma. Evitiamo di scadere nel classico “piuttost che nient l&#8217;è mej piutost”.</p>
<p align="JUSTIFY">Io non sono fra quelli che dicono “no” per partito preso. A me piace rilanciare. La nostra città sta mettendo in gioco il suo futuro progettando ex novo le aree dei vecchi scali ferroviari. Un Giardino dei Giusti che diventi uno dei temi da mettere a bando su una di quelle aree, sarebbe una soluzione non solo coraggiosa ma anche di buon senso. Potremmo dedicare le giuste dimensioni a un monumento/giardino di tale importanza, far concorrere architetti di fama internazionale, definire un nuovo luogo simbolico della città (impattante come lo è il Memoriale di Eisenman a Berlino), dando un&#8217;anima ad uno spazio da riconvertire. Tutto ciò senza scarificare inutilmente la pelle sensibile dell&#8217;altro grande monumento urbano alla memoria che è il Monte Stella. La “montagnetta” della nostra infanzia.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-77950" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano.jpg" alt="" width="616" height="331" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano.jpg 616w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano-300x161.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano-250x134.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano-200x107.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/02/Monte_Stella-Milano-160x86.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 616px) 100vw, 616px" /></p>
<p>(<em>pubblicato ieri sulle pagine milanesi del</em> Corriere della Sera)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2019/02/15/fare-cio-che-e-giusto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">77946</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fuori dal raccordo c&#8217;è l&#8217;Italia</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/01/16/fuori-dal-raccordo-ce-litalia/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2019/01/16/fuori-dal-raccordo-ce-litalia/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[narrazione popolare]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[serie televisive]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=77344</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo E così, anche in questo nuovo romanzo, non ho parlato del Duomo. Sono anni che scrivo di Milano, la studio, la racconto, e mai una pagina, mai una riga dedicata alla cattedrale. È l&#8217;unico imperativo che mi sono posto: supera il luogo comune, Milano è molto di più. Questa posizione radicale, ideologica, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-77345 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale.jpg" alt="" width="667" height="445" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale.jpg 667w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale-200x133.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/01/amicageniale-160x107.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 667px) 100vw, 667px" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="JUSTIFY">E così, anche in questo nuovo romanzo, non ho parlato del Duomo. Sono anni che scrivo di Milano, la studio, la racconto, e mai una pagina, mai una riga dedicata alla cattedrale. È l&#8217;unico imperativo che mi sono posto: supera il luogo comune, Milano è molto di più. Questa posizione radicale, ideologica, è la reazione a un modo di rappresentare la mia città nella fiction nazionale. Quando viene rappresentata, ben inteso. Il cinema, si sa, in Italia è appannaggio di Roma. Già fuori dal raccordo sembra ci sia il deserto. Una Roma, per inciso, borghese, tutta Prati-Parioli, con puntate a San Lorenzo o Pigneto se si vuol fare gli alternativi o i popolari. Napoli, l&#8217;altra grande metropoli raccontata da Cinecittà (per pura vicinanza geografica, per ragioni logistiche più che artistiche) è sempre stracciona, plebea, violenta ma, non ostate tutto, “piena di umanità”. Mancano solo corni, pizza e mandolino. La cosiddetta “napoletanità” è una maledizione: sembra che un biochimico o un astrofisico non possano nascerci. Solo cantanti, camorristi, nobili e filosofi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il resto dell&#8217;Italia è ancora più banale: la Puglia è sempre agreste, disseminata di campi di grano e ulivi, masserie candide e mare luccicante. La Calabria è abitata da istinti atavici, preculturali, barbarici, la Sicilia ondeggia fra l&#8217;alterigia omertosa e il barocco lussurioso, la Sardegna è etnica ed esotica. Roba da mal di testa. Risalendo lo Stivale non cambia di molto. C&#8217;è un generico centro Italia fatto di artigiani e borghi medievali (mai un capannone, mai un&#8217;autostrada) con morti che non sanguinano e preti o carabinieri bonari che indagano. Milano poi semplicemente non esiste. L&#8217;unica fiction che ho visto ambientata a Milano ha gli esterni girati in Bulgaria. È bastato aggiungere in montaggio qualche ripresa dall&#8217;alto del Duomo e il gioco era fatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutto ciò perché la televisione pubblica è talmente ossessionata dalla politica del palazzo, è talmente ombelicale, che trova naturale intitolare un programma d&#8217;approfondimento giornalistico “Fuori Roma”. Come se Bologna, Trieste o Palermo fossero irrilevanti borghi fuori porta, buoni per una scampagnata e qualche appunto sul taccuino, non realtà culturali millenarie. D&#8217;altronde ho visto fiction dove abitanti di San Salvario a Torino o iconici cantautori genovesi parlavano con cadenza romanesca senza che nessun produttore si rendesse conto dell&#8217;assurdità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma se non ha la fiction, Milano ha la pubblicità. Peggio ancora. A guardare gli spot in tv sembra sia una città abitata solo da bambini biondi dalle vocali spalancate che mangiano snack e attraversano in skateboard attici luminosi, mamme toniche che fanno jogging ai piedi di boschi verticali prima di mettere la lavatrice in funzione e padri incravattati sempre di fretta su macchine che non trovano mai traffico. C&#8217;è il Duomo e tutto attorno una selva di grattacieli futuristici. Nessuna periferia, nessun panettiere, neppure una discarica. Se c&#8217;è un veneto sembra sempre ubriaco, un romagnolo sempre godereccio, un abruzzese sempliciotto e rurale. Un incubo.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;Italia è un&#8217;altra cosa. Per un po&#8217; avevo sperato ci pensasse la letteratura a raccontarla per quello che era veramente, ma la potenza dell&#8217;immaginario televisivo ha fatto danni irreparabili anche nelle patrie lettere. Romanzi consolatori dove Venezia resta inevitabilmente romantica e decadente (che ne sappiamo della vitalità di Mestre? Degli abitanti di Marghera?), Firenze inchiodata senza scampo al suo ingombrante Rinascimento, Milano immersa nelle nostalgie della nebbia, dei navigli, delle case di ringhiera. Che ne è delle imprese tecnologiche all&#8217;avanguardia delle Marche o del turismo innovativo della Basilicata? Chi ci racconta lo spopolamento degli Appennini, il dinamismo della piccola impresa cinese, gli investimenti della finanza mediorientale, le frizioni etniche fra vecchi e nuove immigrazioni?</p>
<p align="JUSTIFY">C&#8217;è chi lo fa, ovviamente. E molto bene. Autori capaci di toglierci gli occhiali rassicuranti degli stereotipi mostrandoci cosa siamo diventati, cosa diventeremo. Vorrei solo avessero più spazio, più visibilità. Io, per ora, continuo a scrivere di ciò che conosco, Milano, come metafora di un&#8217;intera nazione. E poi, chissà, prima o poi entrerò per davvero nella cattedrale della mia città. Per raccontarne l&#8217;innegabile meraviglia.</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> &#8220;7&#8221; <em>del</em> Corriere della Sera, <em>l&#8217;8 novembre 2018</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2019/01/16/fuori-dal-raccordo-ce-litalia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">77344</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Villa Borsani a Varedo</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/11/30/villa-borsani-a-varedo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 06:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura moderna]]></category>
		<category><![CDATA[casa borghese]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[Fulgenzio Borsani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Borsani]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Osvaldo Borsani]]></category>
		<category><![CDATA[Tecno]]></category>
		<category><![CDATA[Varedo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=76832</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Un intero inverno senza precipitazioni e il giorno che decido di prendere un treno per Varedo nevica. Va bene, me lo merito. Pago lo scotto del tipico milanese che appena esce dalla città gli sembra di andare nel deserto dei Gobi. E invece si tratta solo di venti minuti di treno, praticamente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76835 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-13.50.31-1.jpg" alt="" width="791" height="345" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Un intero inverno senza precipitazioni e il giorno che decido di prendere un treno per Varedo nevica. Va bene, me lo merito. Pago lo scotto del tipico milanese che appena esce dalla città gli sembra di andare nel deserto dei Gobi. E invece si tratta solo di venti minuti di treno, praticamente una tratta urbana.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-76836 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-14.00.28.jpg" alt="" width="159" height="353" />Sono venuto qui a cercare una storia. Da architetto conoscevo i prodotti della Tecno, oggetti di un <i>italian design</i> che ha fatto il giro del mondo, da scrittore non immaginavo ci fosse alle spalle una storia familiare degna di essere raccontata. Una storia che ripercorre il novecento, descrivendo in maniera esemplare lo spirito imprenditoriale di questa parte di Lombardia, che ha fatto del lavoro una bussola esistenziale, una ragione vitale. A raccontarmela, questa storia, ci pensa Tommaso, che è venuto ad accogliermi sulla soglia di casa.</p>
<p align="JUSTIFY">È da Gaetano Borsani, il patriarca, che dobbiamo inziare, quando un secolo fa, proprio qui a Varedo, fonda un altelier di arredamenti. Oggetti unici, raffinati, dal gusto mitteleuropeo. “Mobili in stile” che nel tempo si evolvono e assumono forme più moderne, contemporanee, senza perdere in raffinatezza. È stato questo il laboratorio immaginifico del figlio Osvaldo, fin da ragazzino, quando frequentava gli artigiani del legno, i decoratori, gli intagliatori. Una scuola pratica, sul campo, prima di frequentare prima l&#8217;accademia di Brera e poi il Politecnico. Ché anche Osvaldo, figlio di cotanto padre, bruciava le tappe, irrequieto. Si laurea in architettura nel 1937, ma già quattro anni prima, ancora studente, era stato premiato alla mitica V Triennale per la realizzazione di una “Casa minima”, manifesto edificato di adesione ai dettami razionalisti della migliore avanguardia dell&#8217;epoca.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-76837 alignright" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-14.14.16.jpg" alt="" width="217" height="315" />Tommaso mi apre la porta di casa, abbandono cappotto e ombrello e mi guardo attorno. “Questa non era la casa di Osvaldo”, mi spiega. Qui abitava Fulgenzio, il gemello omozigote. La casa è del 1944. Gli Arredamenti Borsani Varedo (ABV) viaggiavano a pieno regime, i due figli di Gaetano collaboravano attivamente col padre. Il giovane Fulgenzio aveva bisogno di una casa per la sua famiglia, a due passi dai laboratori. Osvaldo ebbe l&#8217;intelligenza di non riproporre per il fratello un oggetto radicale, come quello della Triennale, ma una casa che riuscisse ad essere raffinata e moderna, elegante e domestica. Quella che ora sto attraversando.</p>
<p align="JUSTIFY">Mi soffermo sui particolari, gli infissi, i marmi. Da un punto di vista decorativo sento come una risonanza, un&#8217;attenzione al modello di casa borghese che in quegli anni Piero Portaluppi stava sviluppando a Milano. Planimetricamente invece, nella distribuzione degli spazi e dei volumi, Osvaldo guardava verso Vienna, al <i>raumplan</i> di Loos. Ma le due spinte non cozzano, non c&#8217;è contraddizione. In fondo questa casa non doveva essere un manifesto, un esperimento, una teoria applicata. Doveva essere una casa per suo fratello. Probabilmente discussa assieme, attorno ad un tavolo, bevendo un caffè.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76838 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-13.58.43.jpg" alt="" width="771" height="441" /></p>
<p align="JUSTIFY">Perché assieme, i due gemelli, hanno fatto molto. Tutto. Finita la guerra erano abbastanza adulti e consapevoli da capire che l&#8217;Italia andava ricostruita, che il prestigioso atelier paterno aveva bisogno di diventare qualcosa di più: un luogo dove produrre a una scala più ampia, passando dalla grande tradizione artigianale alla produzione industriale di serie, dato che con il boom economico alle porte, la domanda sarebbe stata enorme. Fondano la Tecno. Era il 1953. Il sito della fabbrica era qui, alle spalla di questa casa, l&#8217;ufficio progetti e lo show room in via Montenapoleone a Milano. Come ebbe a dire una volta Fulgenzio, con praticità brianzola: “Lui disegnava e io facevo i conti”.</p>
<p align="JUSTIFY">Tommaso fa scorrere un&#8217;anta in legno intagliata e mi porta nella zona a giorno. Campeggia un camino intarsiato da ceramiche di Lucio Fontana. Resto senza fiato. “Fontana era un amico di famiglia”, mi spiega Tommaso. Aveva frequentato l&#8217;Accademia con Osvaldo e non si erano mai persi di vista. D&#8217;altronde era nella natura di Osvaldo incontrarsi con altri talenti dell&#8217;epoca e collaborare con loro, che fossero artisti, fotografi, designer, architetti. Il gusto non era cosa che restava costretta in una disciplina, ma si moltiplicava nel continuo confondersi con le altre forme d&#8217;arte. Negli anni Osvaldo ha progettato gli appartamenti di molta della meglio borghesia meneghina, dove non era raro che il soffitto o le pareti fossero decorate dagli artisti amici suoi. Nomi come Fontana, appunto, Pomodoro, Spilimbergo.</p>
<p align="JUSTIFY">Riconosco alcuni pezzi d&#8217;arredo della Tecno, ma non sembrano qui a fare bella mostra di sé, come in un museo. Passo una mano sul tessuto di una poltrona, è leggermente lisa. Da quanto tempo, chiedo, non è più abitata?</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76839 alignleft" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-14.05.59.jpg" alt="" width="481" height="366" />“Sono circa dieci anni”, mi risponde Tommaso, “da quando la zia non c&#8217;è più”. Sento dell&#8217;affetto in queste parole. Tommaso Fantoni non è solo un architetto che mi sta facendo visitare una bella casa del secolo scorso. È anche il depositario di una memoria familiare. Non c&#8217;è angolo della casa che non sia luogo dove le migliori menti di una generazione si incontravano e dove contemporaneamente le piccole storie famigliari riprendono vita. Come nel giardino che sto attraversando, oggi sommerso dalla neve. “Qui”, mi racconta, “da bambino pedalavo in bicicletta avanti e indietro immaginandomi al giro d&#8217;Italia”.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo unire lavoro e famiglia, casa e bottega, lavoro e amicizia è stata la forza dei Borsani. Fulgenzio da casa sua con uno sguardo vedeva la fabbrica. Osvaldo invece viveva all&#8217;ultimo piano dell&#8217;edificio di via Montenapoleone, riprogettato nel dopoguerra come vetrina dei prodotti Tecno (e i soffitti in vetro che permettevano la visione anche dei piani superiori lasciavano a bocca aperta ogni passante che si fermava ad ammirare il modo “moderno” di abitare, di arredare un appartamento).</p>
<p align="JUSTIFY">Ho visitato e studiato Casa Boschi-Di Stefano e villa Necchi-Campiglio. Due modi di interpretare l&#8217;abitazione borghese del novecento a Milano. Ma &#8211; non ostante l&#8217;indiscutibile bellezza &#8211; l&#8217;eccessiva musealizzazione, le rende fredde, sacrali, distanti. Qui, a differenza, si respira ancora aria di casa. Lo specchio della toeletta in camera da letto sembra sia stato appena alzato dalla proprietaria, la cantina ha ancora bottiglie impolverate di Barolo, nello studiolo pare ancora di sentire gli echi delle discussioni fra Gio Ponti e i fratelli Borsani.</p>
<p align="JUSTIFY"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-76840 alignright" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/11/2018-03-01-14.39.28.jpg" alt="" width="411" height="298" />L&#8217;intera Varedo, che fu per decenni città-fabbrica, mi viene da dite “Tecno-Città”, cresciuta sempre più, sembra abbracciare affettuosamente questa villa suburbana ormai immersa nella enorme metropoli lombarda. E persino la neve, a ben vedere, mi appare come un dono del cielo. Prometto di tornare a visitare casa Borsani, a primavera, col sole e il verde rigoglioso degli alberi del giardino. Ma ora, sotto questa coltre imbiancata ho come la sensazione che la casa galleggi in un tempo sospeso, in letargo da dieci anni, in attesa di risvegliarsi, ospitale. Forse non più per accogliere i talenti che fecero la rivoluzione del gusto del secolo scorso, ma per aprirsi ai nuovi, giovani talenti che vogliono venire a visitarla, assieme a tutti i curiosi che desiderano imparare come ci si sentiva “a casa” quando, nel passato, si sognava il futuro.</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>pubblicato precedentemente su</em> The Fashonable Lampoon<em> n.13 aprile 2018, le fotografie inguardabili le ho fatte col mio pessimo cellulare</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">76832</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cosa ne dirà la gente? Festa di Nazione Indiana 2018</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/17/cosa-ne-dira-la-gente-festa-di-nazione-indiana-2018-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 21:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[C.A.R.M.E.]]></category>
		<category><![CDATA[Elia Moutamid]]></category>
		<category><![CDATA[festa Brescia nazione indiana 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[jan reister]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></category>
		<category><![CDATA[mariasole ariot]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Trapani]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Contarini]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=76264</guid>

					<description><![CDATA[Vi aspettiamo alla Festa di NazioneIndiana 2018! Quest'anno si terrà sabato 27 ottobre dalle 16.30 e domenica 28 ottobre dalle 10 alle 12 ed è stata organizzata in collaborazione con l'Associazione <a href="http://www.carmebrescia.it/">C.A.R.M.E.  </a>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/2-banner-2018.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018.jpeg" alt="" width="794" height="446" class="aligncenter size-full wp-image-76296" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018.jpeg 794w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018-300x169.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018-768x431.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018-250x140.jpeg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018-200x112.jpeg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/794-2-banner-2018-160x90.jpeg 160w" sizes="auto, (max-width: 794px) 100vw, 794px" /></a></p>
<p>Vi aspettiamo alla Festa di NazioneIndiana 2018! Quest&#8217;anno si terrà a BRESCIA sabato 27 ottobre dalle 16.30 e domenica 28 ottobre dalle 10 alle 12 ed è stata organizzata in collaborazione con l&#8217;Associazione Culturale <a href="http://www.carmebrescia.it/">C.A.R.M.E.  </a></p>
<p>Alcuni componenti del folto gruppo di redazione di Nazione Indiana saranno presenti per interagire con gli ospiti e con il pubblico secondo quella formula di scambio e circolarità di confronto aperto e curioso che ha caratterizzato tutte le feste di Nazione indiana.<span id="more-76264"></span></p>
<p>Saranno presenti a Brescia Silvia Contarini, Giacomo Sartori, Jan Reister, Mariasole Ariot, Gianni Biondillo, Gherardo Bortolotti, Antonello Sparzani, Maria Luisa Venuta e la scrittrice Helena Janeczek che ha vinto il Premio Strega 2018 con il romanzo &#8220;La ragazza con la Leica&#8221; edizioni Guanda.</p>
<p>Il titolo della festa 2018 è &#8220;Cosa ne dirà la gente?&#8221; e sono previsti due seminari durante i quali ospiti e pubblico intervengono in modo circolare sullo scontro tra modernità e tradizioni, tra radici culturali e cambiamenti e su come questi elementi siano vissuti negli ambiti individuali e familiari nelle famiglie con migranti di seconda generazione (Sabato 27 ottobre dalle 16.30 alle 18.30) e su come le relazioni tra culture divengano forme urbane in una trasformazione radicale di parti della città, come sta accadendo nel progetto &#8220;Oltre la strada&#8221; in via Milano a Brescia (Domenica 28 ottobre dalle 10 alle 12.00).</p>
<p>La sera di sabato 27 ottobre dalle 21 fino alle 22.30 si lascerà spazio alle espressioni artistiche che accomunano NazioneIndiana con l&#8217;Associazione Culturale C.A.R.M.E. attraverso la proiezione di brevi opere di videoarte che potranno essere commentate anche con gli stessi autori presenti in sala.</p>
<p>Perchè il titolo &#8220;Cosa ne dirà la gente?&#8221;</p>
<p>L&#8217;idea è nata dalla visione del film omonimo della regista pakistana Hiram Haq e da idee e spunti di riflessione condivisi in redazione sul periodo che stiamo vivendo in cui le spinte verso l&#8217;innovazione e un futuro di idee libere e senza confini fanno a botte con nazionalismi, gabbie e un populismo che, a memoria, non ricordiamo di aver mai sperimentato. Spostando il focus sui nuovi abitanti europei, che provengono da altri continenti, la sensazione si amplifica. Le dinamiche di spinta  verso nuovi contesti in cui poter vivere e far crescere i propri figli si scontrano con il desiderio intrinseco di mantenere abitudini, riti e tradizioni che mantengano il cordone ombelicale con le terre di origine, con il tessuto sociale e familiare che è rimasto là, al di là della frontiera.</p>
<p>Un sentire che non ci è estraneo completamente, perchè tra migrazioni interne all&#8217;Italia nel dopoguerra, quelle vissute in prima persona oltre i confini e i percorsi individuali anche sperimentati in prima persona, spesso il &#8220;Che cosa ne dirà la gente&#8221; è risuonato nei dialoghi e nei confronti con genitori e familiari.</p>
<p>Oggi in pochi mesi il contesto italiano si è inasprito, i luoghi di confronto libero e di accoglienza paiono faticosi, a volte sono stati negati spazi pubblici come è accaduto qualche giorno fa a Sesto San Giovanni vicino a Milano. Che cosa ne dice la gente?</p>
<p>Vi aspettiamo alla sede dell&#8217;<a href="http://www.carmebrescia.it/">Associazione Culturale C.A.R.M.E</a>. in via Battaglie 61 a Brescia sabato 27 ottobre e domenica 28 ottobre. (<a href="https://goo.gl/maps/gqXEFKeKrUu">mappe Google</a>)</p>
<p><em>Ringraziamo l&#8217;artista Davide Bignami per averci prestato l&#8217;immagine per la locandina della Festa e Mattia Paganelli per la composizione grafica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Programma</strong></span></p>
<table width="389">
<tbody>
<tr>
<td width="386"><strong> <span style="color: #ff0000;">Sabato 27 ottobre</span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="386"><span style="color: #ff0000;"><strong>16.30-18.30</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Che cosa ne dirà la gente? A cura di Maria Luisa Venuta</strong></span></p>
<p>Il contesto italiano e le migrazioni di seconda generazione. Ci confrontiamo con coloro che hanno deciso di rimanere a vivere in Italia</p>
<p>Ne parliamo con</p>
<p>·       ·      <span style="color: #ff0000;">Helena Janeczek,</span> Nazione Indiana scrittrice e Premio Strega 2018</p>
<p>·       ·      <span style="color: #ff0000;">Elia Moutamid</span>, regista</p>
<p>·       Interventi di alcune mediatrici culturali e migranti che vivono a Brescia</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="386"><span style="color: #ff0000;"><strong>21:00-22:30</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>I linguaggi nella videoarte </strong> <strong>A cura di Giacomo Sartori</strong></span></p>
<p>La vera età, di Sergio Trapani e Giacomo Sartori, 7 minuti</p>
<p>Il lungo briefing di Sergio Trapani e Andrea Inglese, durata: 5 minuti</p>
<p>Cucù di Robert Desnos, animazione poetica e traduzione di Orsola Puecher Durata 8 minuti e 30 secondi</p>
<p>I&#8217;m a swan di Mariasole Ariot, 5 min e 30 secondi</p>
<p>Ode ai penultimi di Francesco Forlani, 5 minuti</p>
<p>If I die first, di Sergio Trapani, testo di Giacomo Sartori, durata 8 minuti tradotto da Frederika Randall, (in inglese, lettura del testo in italiano)</p>
<p>Separazione, di Sergio Trapani e Giacomo Sartori, durata 13 minuti</p>
<p>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="386"><strong> </strong><span style="color: #ff0000;"><strong>Domenica 28 ottobre</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>10.00- 12.00</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="386"><span style="color: #ff0000;"><strong>Che cosa ne dirà la gente?</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Oltre la Strada: un progetto tra passato e futuro </strong></span><span style="color: #ff0000;"><strong>A cura di Gherardo Bortolotti</strong></span></p>
<p>Il paesaggio e le funzioni di una periferia multietnica e come si progetta il futuro</p>
<p>Interagiscono e ne parlano in un dibattito circolare:</p>
<p>·       Gianni Biondillo, NazioneIndiana scrittore N<em>arrazione delle periferie</em></p>
<p>·       Silvia Contarini, Nazione Indiana e professore universitario U<em>rbanismo e genere</em></p>
<p>·       Barbara Badiani, urbanista L&#8217;<em>area e l&#8217;evoluzione storico urbanistica di Via Milano</em></p>
<p>·       Domenico Bizzarro, Cooperativa La Rete I<em>nterventi di lotta alla povertà e housing sociale su via Milano</em></p>
<p>·       Nadia Busato, scrittrice <em>La realtà e le prospettive del progetto Oltre la strada</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="386"><strong> </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">76264</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le nostre anime di notte</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/08/27/le-nostre-anime-di-notte/</link>
					<comments>https://staging.nazioneindiana.com/2018/08/27/le-nostre-anime-di-notte/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 05:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Cremonesi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[kent haruf]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=75620</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo &#160; Kent Haruf, Le nostre anime di notte, NN editore, 2017, 162 pagine, traduzione di Fabio Cremonesi Addie è vedova e si sente sola. Ne parla con Louise, vedovo anch&#8217;esso. Gli propone di passare le notti con lei, nel letto di casa sua. Nulla a che vedere col sesso &#8211; alla loro età! [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75621" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf.jpg" alt="" width="590" height="344" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf.jpg 590w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf-300x175.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf-250x146.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf-200x117.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/Ritratto-Haruf-160x93.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Kent Haruf, </b><i><b>Le nostre anime di notte</b></i><b>, NN editore, 2017, 162 pagine, </b>traduzione di Fabio Cremonesi</p>
<p align="JUSTIFY">Addie è vedova e si sente sola. Ne parla con Louise, vedovo anch&#8217;esso. Gli propone di passare le notti con lei, nel letto di casa sua. Nulla a che vedere col sesso &#8211; alla loro età! &#8211; ma con la possibilità di superare in compagnia le infinite, insonni ore notturne. Chiacchierando, raccontandosi storie, tenendosi compagnia. Louis, titubante, accetta.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Le nostre anime di notte</i> è il quarto romanzo ambientato da Kent Haruf nell&#8217;immaginaria cittadina di Holt, uno di quei posti identici a se stessi, sperduti nell&#8217;America profonda, assolata, dimenticata. Poco più di un puntino in una mappa, ma che è entrata prepotente nella geografia letteraria, grazie alle vite dei suoi abitanti descritti con ossessiva perizia da Haruf. Non è necessario aver letto la Trilogia che precede questo romanzo per apprezzarlo appieno. Ci si affeziona subito a questi due anziani che combattono la solitudine grazie ad un espediente semplice e al contempo spregiudicato.</p>
<p align="JUSTIFY">È di affetti che parla questo romanzo. Di occasioni che non si possono più rimandare, in prossimità della fine della propria esistenza. La dolce vitalità dei protagonisti, che non fanno niente di male se non amarsi in un modo talmente puro che abbacina, contrasta con la meschinità della provincia profonda, quella che miope, da sempre, giudica e sentenzia. Una loro vecchia conoscente, Ruth, comprenderà e condividerà il loro gesto, un giovane nipote, Jamie, verrà a tenere loro compagnia, il figlio di Addie si metterà di traverso, indignato.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma più che la trama è la lingua, prosciugata eppure mai asettica, che determina la qualità di questo romanzo scritto da Haruf in punto di morte. Di questo osa parlare: di Morte, di Vita, di Speranza. Lasciandoci in dono questo piccolo mondo coerente, descritto con una umana partecipazione che commuove.</p>
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> Cooperazione, <em>numero 13 del 28 marzo 2017</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://staging.nazioneindiana.com/2018/08/27/le-nostre-anime-di-notte/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">75620</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Nelle isole estreme</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/08/17/nelle-isole-estreme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Aug 2018 05:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Amy Liptrot]]></category>
		<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[memoir]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=75271</guid>

					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Amy Liptrot, Nelle isole estreme, Guanda editore, 2017, 258 pagine, traduzione di Stefania De Franco Vivere nell&#8217;arcipelago delle Orcadi significa trascorrere l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza sferzati da un vento impetuoso e incessante. Significa accettare la natura soverchiante, gli orizzonti infiniti del Mare del Nord, sentirsi al contempo liberi da ogni vincolo e prigionieri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-75272" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot.jpg" alt="" width="493" height="355" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot.jpg 493w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot-300x216.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/08/liptrot-160x115.jpg 160w" sizes="auto, (max-width: 493px) 100vw, 493px" /></p>
<p>di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p align="LEFT"><b>Amy Liptrot, </b><i><b>Nelle isole estreme</b></i><b>, Guanda editore, 2017, 258 pagine, </b>traduzione di Stefania De Franco</p>
<p align="LEFT">
<p align="JUSTIFY">Vivere nell&#8217;arcipelago delle Orcadi significa trascorrere l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza sferzati da un vento impetuoso e incessante. Significa accettare la natura soverchiante, gli orizzonti infiniti del Mare del Nord, sentirsi al contempo liberi da ogni vincolo e prigionieri dei pregiudizi e dei confini insulari. Una esistenza duale, bipolare, esaltante e deprimente.</p>
<p align="JUSTIFY">Per Amy Liptrot ha significato, raggiunta la maggiore età, fuggire da questo inferno paradisiaco e cercare il proprio destino in un paradiso infernale. Londra. La città globale, la metropoli artificiale. Dove i rapporti umani si dimostrano altrettanto artificiali, dove cadere nel baratro dei propri turbamenti significa sprofondare nell&#8217;alcol, nelle droghe, negli eccessi senza fine.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Nelle isole estreme</i> non è fiction né autofiction. La voce dell&#8217;Io narrante è davvero quella dell&#8217;autrice. Questo libro è il resoconto a ciglio asciutto di come una ragazza talentuosa, sensibile e intelligente, ha creduto di poter trovare la libertà nella dipendenza, nell&#8217;umiliazione, nella perdita della dignità, raccontandoci senza sconti, senza autocompiacimento, colma di vergogna, di nottate nei letti di estranei o riversa nel proprio vomito ai bordi delle strade.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma è anche il diario di una rinascita. Di chi per ritrovare se stessa è tornata alle proprie origini. Di chi, per placare il vento furente che la devastava dentro, ha cercato la riabilitazione nella potenza delle tormente invernali delle Orcadi. E fra nuotate nelle acque gelide, appostamenti alla ricerca di uccelli rari di passo o infinite camminate di perlustrazione, isola dopo isola, cercare gli appigli di una nuova dignità, consapevole che, se non si potrà mai uscire dalla dipendenza, la lotta per governarla è un più alto obbiettivo. Questo resoconto di ventiquattro mesi di astinenza sono lì a testimoniarlo.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">(<em>precedentemente pubblicato su</em> Cooperazione <em>n° 9 del 28 febbraio 2017</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">75271</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 14:41:15 by W3 Total Cache
-->