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	<title>Giovanna Marmo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Giovanna Marmo, Oltre i titoli di coda, Aragno 2015</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2015 06:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Paola Nasti Cosa si cela/rivela oltre le palpebre? oltre la cortina chiusa/aperta dell’occhio? questa domanda potrebbe essere una delle chiavi d’accesso per questa raccolta di poesia. L’occhio, del resto, era già parte costitutiva, fin dal titolo, di un precedente libro di Giovanna Marmo. La recente silloge, edita da Aragno, porta il nome di Oltre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Paola Nasti</strong></p>
<p>Cosa si cela/rivela oltre le palpebre? oltre la cortina chiusa/aperta dell’occhio? questa domanda potrebbe essere una delle chiavi d’accesso per questa raccolta di poesia. L’occhio, del resto, era già parte costitutiva, fin dal titolo, di un precedente libro di Giovanna Marmo. La recente silloge, edita da Aragno, porta il nome di Oltre i titoli di coda. E’ una raccolta costituita da tre sezioni molto differenti, ad un primo sguardo; ma molto coese; quasi una narrazione. Paradossalmente, proprio dove più forte è la spinta che dissolve il tessuto narrativo e lo frammenta in lacerti di immagine – spesso, in questo caso, sanguinolenti – è più forte l’avvertimento di un respiro che tiene insieme le parti, quasi come un organismo. Forse non vivente.<br />
Al di là delle palpebre è la prima sezione. Parla di due cose: forze elementari e spettri. Cosa connette un terrificante spettro con la nuvola, il sole, il cielo, l’oceano? la visione, la visione soprattutto dei bambini e dei selvaggi. Un modo di essere al mondo popolato dalle angosce più profonde ed ancestrali. Dove l’occhio è perfetto, ma la mente disarticola la visione, la infetta di schemi sbagliati (non ti do colpa, occhio,/ di questo difetto della mente). Lo sguardo di primitivi e bambini è uno sguardo in-fans, che non parla, che non può dire; ed è per questo sopraffatto dal terrore. Lo stesso terrore dell’animale. Le prime poesie della raccolta quasi disegnano un paesaggio preistorico, in cui passeggia l’animale/bambino/poeta, con gli occhi sbarrati. Cosa terrorizza il protagonista preistorico/in-fantile? sono le forze, gli elementi naturali primordiali: sole, nuvola, stella… con la loro misteriosa capacità di deviare dal  loro rassicurante corso, dall’orbita prestabilita; di rendere vana ogni intenzione ed ogni certezza (Allora le stelle scivolano / verso l’alto. In direzione diversa // da quella dove/ davvero vado). Ma forze elementari sono anche le parti del corpo. I pezzi, del corpo, bisognerebbe dire. L’intero dell’organismo si frammenta in elementi  che hanno perso il respiro del tutto, che agonizzano, singolarmente presi: occhio; mano destra; mano sinistra; bocca. La danza macabra delle parti senza più il tutto, la danza orfana di ogni armonia, spettrale, anatomica, costituisce essa stessa una delle forze elementali di cui il protagonista è al cospetto, terrificato. Il corpo, in alcune opere della più recente produzione italiana, o è una forza annichilita dalla schizofrenia che lo tagliuzza nelle sue parti &#8211; come in questi versi della Marmo; o è l’essere tutto-pensiero, macigno che non lascia filtrare spiraglio di luce, senza parti, senza respiro tra membro e membro, come nella raccolta, che di poco anticipa questa della Marmo, di un altro bravo poeta contemporaneo, Biagio Cepollaro. In entrambi i casi – tutto intero, plumbeo; o spezzato in frammenti &#8211; il corpo “resta”, immobile come le pietre sospese nei cieli densi di Magritte. Queste poesie di Giovanna Marmo sono terrificanti: Guardo verso l’alto. Un mostro/ trascina nuvole, / tutto il giorno. Sono poesie del terror-panico, onniavvolgente. Il terrore è la medusa – come nella poesia che chiude la raccolta &#8211; che paralizza e rende ciechi. Ed ecco il tema dell’occhio. La poesia della Marmo è una poesia della cecità, della visione che scappa, sfugge nella distorsione e nella rifrazione: Remo. nell’oceano ciò che giace immerso/appare sempre spezzato. Oppure &#8211; ma è la stessa cosa &#8211; di una visione che si nasconde, terrificata, sotto la cortina delle palpebre. Il mondo comincia oltre la cortina dello sguardo, che permane bloccato, ben chiuso nel corpo. Il mondo è vicinissimo eppure irraggiungibile: Al di là delle palpebre/ Vediamo. Ma ogni angolo/sfugge ai sensi.<br />
Scomparendo dallo schermo, la sezione intermedia, riprende questo tema dello sguardo bloccato dal terrore, dello sguardo intransitivo; e lo porta ad una intensità parossistica. Lo fa utilizzando una metafora potente, quella cinematografica. Meglio sarebbe dire: filmica, nel senso anche letterale – riguardante il film, la pellicola; il supporto trasparente, e quasi immateriale, su cui l’immagine lascia il segno. O almeno dovrebbe. Perché anche qui il verso costantemente rimanda ad una impotenza, ad una incapacità di lasciare/serbare traccia, che caratterizza ogni vissuto, individuale o collettivo. La pellicola e le lamine staccate sono le massime consistenze possibili  per la figura che cerca appiglio &#8211; nella memoria, nella visione. E pellicole e lamine sono taglienti. Come taglienti sono le effigi che tentano di passare oltre e raggiungere l’occhio che vorrebbe guardarle. Lo scenario della memoria muove, tra le quinte del ricordo originario e di quello ultimo, figure sospese ad una corda, funeree come impiccati (sullo schermo si proiettano solo memorie/ la prima e l’ultima immagine coincidono// una lamina impiccata su vuoto gira su di sé…) . La memoria è allora caratterizzata dalla perdita – dal fallimento – della sua tendenza al custodire. Il palcoscenico su cui volteggiano i fotogrammi del ricordo, le pellicole sospese, è pieno di botole e di tranelli. L’assito teatrale riceve lo sprofondo delle parole/corpo. E questa rappresentazione, caratterizzata dall’impossibilità di trattenere, dal precipitare, costituisce, appunto, La curva dell’oblio. Il film che si proietta è un film rotto; la pellicola di celluloide trasparente continua a sbattere, sciolta da ogni aggancio, ad ogni giro del proiettore. Viene da pensare alla pellicola usata in alcune opere dal grande maestro Carlo Alfano: in alcune tele – ma anche in pergamene acquarellate – gli inserti di pellicola costituiscono una soglia entro cui si avventano/escono figure umane, come a costituire un altrove momentaneo, sospeso, determinato solo dal passaggio – e quindi resistente, l’immagine, ad ogni suggestione metafisica, ad ogni tentazione ontologizzante di definire un altrove/sostanza. Il tema, in Alfano come in Giovanna Marmo, è quello della scomparsa/epifania, del transito in zone diverse dello spazio/tempo, nell’inusitato che si apre ad ogni passo. E l’ombra trans-corre i limiti, i confini, tra due territori egualmente ignoti e inesplorabili. Un entrare/uscire dal nero e del nero – la trasparenza della celluloide di cui la pellicola è costituita mima l’inconsistenza della vita che vi è impressa in singoli fotogrammi. Scompare dallo schermo l’esistenza incorporata sulla soglia, che distingue &#8211; senza distinguere &#8211; l’essere vivi dall’essere morti. Si accede con un segno di benvenuto a questa proiezione di un corpo denudato, composto unicamente di luce. Il corpo dell’immagine, che si incide nella pellicola e lì sa consistere molto meglio del corpo che si mostra stampato sul supporto di carne-muscoli-ossa. Benvenuti/arrivederci (Scomparendo dallo schermo): il campanello del giorno e quello della notte, le due parentesi entro il cui arco si svolge la giornata della protagonista di Giorni felici.<br />
Dicevamo, all’inizio, della paradossale, complessiva, narratività di questo testo poetico, attraverso lo snodo delle sue tre sezioni. Nella prima, dunque, la nascita terrificante nel mondo elementale; e il conseguente, subitaneo ritrarsi oltre la cortina della palpebra. Nella seconda un proiettarsi fuori, ma vivendo una vita puramente immaginale, come in una pellicola, come in un film. Il cinema, dicevamo, come metafora. In particolare: il cinema muto – vero paradigma dell’immagine insonora, della parola senza voce. Il sentimento, ma oscuro, di una vita che scorre senza appartenerci e senza che noi possiamo appartenerle. Un film che scorre da un passato immemorabile &#8211; ogni fotogramma con una bruciatura al centro che rende indecifrabile la successione, lo scorrimento del senso, del ricordo di ere primordiali – di quando la voce era sostituita da un fascio luminoso che si alzava dal basso, come dalla buca del suggeritore, per bisbigliare senza suono e senza accorgimenti di significato; di quando la parola, sovrascritta, era estranea all’immagine, certo più estranea della musica e della luce. Il film muto metafora di un’afonia molto più radicale  (Senza corde vocali). Il montaggio degli istanti di una vita che avviene fuori scena &#8211; Fuori, nel mondo, il montaggio…, e senza corde vocali. Ma cosa ci sarà “fuori campo” (…ciò che conta/ è già avvenuto fuori campo), nel luogo esterno del montaggio? il mondo oltre la superficie blindata delle palpebre, come sarà? si costituisce, in questi versi, un altrove metafisico che sembra uscito da un film, appunto &#8211; la mente corre alla “zona” di Stalker, con la sua muta e impenetrabile opacità, quintessenza di ogni rappresentazione aniconica. E poi ci sono gli incontri. L’incontro può avvenire solo in un punto virtuale, posto in un orizzonte sconfinato (Prigionieri in due riprese distinte…. erano le comparse di un film… girato in due piani sequenza paralleli) – è il punto in cui si incontrano i piani paralleli, il punto sfocato, la “zona” che si apre nel non-luogo-e nel non-tempo del film finito. Solo oltre la fine, oltre i titoli di coda, c’è contatto. Forse.<br />
Nelle ultime poesie della sezione lo scenario diventa, se possibile, più cupo. I versi sono agglomerati di orrore puro: fiale tappate con il cotone; qualcuno che viene assassinato; lo sparo; la macchia del sangue; il corpo che viene ritrovato; gli elicotteri che sinistramente ronzano sulla scena. Si pensa all’orrore maestoso dell’impresa di morte, alla cattura di Bin Laden, per esempio. La vittima/killer che si copre di peli (sono ricoperta di peli bagnati e alghe/ umide, odoro di animale imbalsamato) – si pensa a certe opere di Nitsch, alle sue garze sporche di sangue. Chi è il killer? chi la vittima? il teatro interiore, il palcoscenico dell’assassinio quotidiano, come  nel funereo teatro della Bachmann di Malina.  I testi finali della seconda parte assumono toni landolfiani &#8211; le pagine di Cancroregina sembrano evocate in una improvvisa fantasmagoria spaziale, apocalittica. Il finale, l’oltre i titoli di coda, assume la caratteristica di un occhio rapito nella contemplazione di un unico fotogramma, senza più attese vane di sviluppi, di storie. Finalmente non succede più nulla – oltre la fine, oltre i titoli di coda. Cosa è cambiato? c’è stato forse il varcare di una soglia, di un confine tra il prima e il poi, tra la memoria afasica dell’origine, immemore di significati; e questo nuovo orizzonte, in cui, da qualche parte, in uno spazio sconfinato e nero, un cuore batte? è l’approdo, questa contemplazione del buio spaziale, in cui il vuoto amplifica il silenzio che era prima del film senza voce? è l’approdo ad un luogo ulteriore; o è solo un’altra trasformazione dell’occhio che non vede? dello sguardo retroverso dietro la palpebra serrata? la domanda è atroce: è un ricordo o cicatrice visiva (Una cicatrice visiva). Gli invidiosi del Purgatorio dantesco: con le palpebre cucite da filo di ferro. Preclusa ogni possibilità di sguardo, di distinzione.<br />
E in finale, quasi inatteso, l’appello, che recupera la voce del grido infantile, quello delle origini: Vorrei che mi guardaste  (Lampada fatta di aria). La disperazione del bambino che chiede, da un nuovo luogo, questa volta la casa desolata dell’infanzia (sezione terza, Case riflesse ) – che con la mano afferra il volto della madre per rivolgerlo verso di sé. Vorrei che mi guardaste. Nei testi dell’ultima sezione la stessa ospitalità, la casa, si fa nemica (i titoli suonano ora: casa senza vita; casa in prestito; casa ombra….). La casa non è fatta per accogliere, ma per svuotarsi. E’ immersa nell’acqua, gelida e limacciosa, come in un incubo, è prigioniera del ghiaccio e le transizioni nelle sue stanze provocano la morte. Il movimento nella casa è anzi il procedere di un morto su un tapis-roulant: il movimento è solo fittizio, una illusione di spostamento, morte che però non provoca caduta, come giustamente, beneficamente accade negli uccelli colpiti in volo. Lo scenario del viaggio astrale, che chiudeva la seconda parte, si trasforma, nella fine della terza, in un nuovo habitat dell’orrore, in uno sprofondo marino, nell’oblò che esclude chi guarda dal “mondo” &#8211; ciò che adesso si configura oltre e fuori la muraglia delle palpebre serrate è un altro tipo di buio/silenzio. Il “mondo” adesso si situa in alto, a pelo d’acqua, e infinitamente distante. Il buio/silenzio acquatico comporta una diversa maniera di sparizione – un nuovo mood di esistenza, una nuova soglia tra l’essere e il niente (La cabina sommersa ).  Il grido infantile diventa, nelle ultime poesie, l’invocazione di una spettrale Regina delle Nevi (Bisogno di sopravvivere: devo sopravvivere / a questo eccesso di vicinanza, / al calore del mondo). L’ultimo testo, Una medusa, che chiude l’intera raccolta, rantola: baciatemi presto/ sto lottando contro il crepuscolo. / Posso resistere fino a quando la luce nella casa/ di fronte si accende. Non c’è tempo,/ baciatemi. L’infanzia si ripropone, nelle ultime scene, ritrovando quasi l’eco di una favola. E l’angoscia del bambino, della principessa agghiacciata, non perde neanche per un momento la sua funerea forza di trasfigurazione: “Voglio la notte senza suono, pressione, /ossigeno. Nello spazio privo di luce/ ogni cosa si muove senza incontrarsi. / Non sono io, è l’universo/ intero a essere abbandonato.// All’alba i serpenti escono dalla foresta/ per scaldarsi con il primo sole” (Emisfero muto).</p>
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		<title>Giovanna Marmo da &#8220;Oltre i titoli di coda&#8221;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/06/08/giovanna-marmo-da-oltre-i-titoli-di-coda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[biagio cepollaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 12:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[nino aragno editore]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre i titoli di coda]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/gio2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-54014" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/gio2-300x268.jpg" alt="gio2" width="300" height="268" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/gio2-300x268.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/05/gio2.jpg 648w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il palco destinato</strong></p>
<p>Sono qui e sono armata.</p>
<p>Gli elicotteri sbucano dall’oscurità, lampi di luce</p>
<p>squarciano la scena, ma voi non potete vedermi</p>
<p>bene, l’ombra mi copre il viso.</p>
<p>Sono ricoperta di peli bagnati</p>
<p>e alghe umide, odoro di animale imbalsamato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le crepe si allargano mentre il vapore filtra.</p>
<p>I cani urlano. limite della terra cede,</p>
<p>la superficie brilla. Le corsie sono lunghe,</p>
<p>fosforescenti e i numeri crescono</p>
<p>nel mio cervello. Non trovano più spazio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non conosco i vostri nomi e non voglio vedere</p>
<p>i vostri volti. Siete molecole pesanti</p>
<p>nell’universo vuoto. Inutile affaticarsi,</p>
<p>qui non c’è posto dove sedersi.</p>
<p>I resti dei corpi saranno ritrovati in un campo fumoso.</p>
<p>Le bolle umide non si staccano dal recinto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi è stato destinato il perimetro che delimita il palco.</p>
<p>Non so chi mi stia guardando,</p>
<p>mi prende una specie di vertigine.</p>
<p>La platea è buia. Sono accesi i fanali dell’orchestra.</p>
<p>Ha smesso di piovere, le sentinelle sono immobili.</p>
<p>Lo spettacolo sta per incominciare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È impossibile staccare lo sguardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rumore di unghie</strong></p>
<p>Il pubblico prende posto. Da questo momento</p>
<p>può iniziare a guardare, ma senza muoversi:</p>
<p>l’infezione potrebbe diffondersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rumore di unghie. Il sipario</p>
<p>scavato nella pelle si apre.</p>
<p>Ciò che si sta svolgendo è un ostacolo,</p>
<p>ha una voce distorta,</p>
<p>sta perdendo  il significato delle parole.</p>
<p>Ripete un suono remoto.</p>
<p>Suono di interferenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inchiodato nella parte più buia, un polmone</p>
<p>respira, si gonfia, ingoia l’aria. Un laccio</p>
<p>emostatico unisce le linee di fuga del linguaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In alto, sopra le poltrone della platea, le grate</p>
<p>di ferro si abbassano. Sotto, il terreno è soffice,</p>
<p>si lascia dissodare con agilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto si è consumato senza gocce di sangue.</p>
<p>Ma il sipario non si chiude.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Punto di origine</strong></p>
<p>In primo piano mi appaiono fiale</p>
<p>tappate con il cotone. Al di là del sipario</p>
<p>intravedo una presenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non so perché l’ho fatto. Un gesto</p>
<p>che non termina, ma neanche descrive</p>
<p>il divenire. Un gesto in sé contenitore</p>
<p>di tutte le possibilità, che raccoglie</p>
<p>la mia carne. Un assassinio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul muro uno schedario e ancora fiale tappate</p>
<p>con il cotone. Intorno a lei, sul palco, tutti erano calmi.</p>
<p>Dopo avere osservato gli attori,</p>
<p>girò la sedia a rotelle e tornò nel suo camerino.</p>
<p>Lo sguardo vuoto si perse</p>
<p>tra i riflessi dorati del tavolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là del sipario c’è sempre una presenza.</p>
<p>Sembra urlare,ma non si sente niente.</p>
<p>Forse è solo suggestione,</p>
<p>qualcosa continua senza il pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Primi versi</strong></p>
<p>Abitiamo da sempre il nero della scena.</p>
<p>Le zone dell’agire non si comprendono.</p>
<p>A che punto siamo dello spettacolo?</p>
<p>Cellule che si distruggono e si aggregano.</p>
<p>Le sedie accolgono con fatica i nostri corpi</p>
<p>invadenti, ma ognuno di noi è un posto vuoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La carne del linguaggio è l’abito più usuale,</p>
<p>denso e trasparente.</p>
<p>Sullo schermo si proiettano solo memorie,</p>
<p>la prima e l’ultima immagine coincidono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una lamina impiccata sul vuoto gira su di sé.</p>
<p>La luce nella camera di ferro si abbassa,</p>
<p>la porta è troppo piccola per essere umana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Note</em></strong></p>
<p>I testi fanno parte di “Oltre i titoli di coda”, in uscita presso l’editore Aragno.</p>
<p><strong>Giovanna Marmo</strong> ha pubblicato: <em>Poesie</em> (Studiozeta, 1998), <em>Fata morta </em>(Edizioni d’if, 2006), <em>Occhio da cui tutto ride </em>(No Reply, 2009), <em>La testa capovolta </em>(Edizioni d’if 2012) e il cd audio <em>Sex in Legoland</em> (Derive Approdi, 2002). È presente in antologie e riviste tra cui <em>Verso, l’immagine</em>. (Fondazione Baruchello, 2004), <em>Sette poeti italiani</em> (Oédipus, 2005), <em>Veus paralleles</em> (Rema 12, 2007), <em>Poesie dalla fine del mondo</em> (Derive Approdi 2007),<em> La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio</em> (Perrone 2011), “Sewanee Theological Review”, “Italies n.13. Parcours poétiques au féminin”, “Chicago Rewiew”, “il Verri”,“Semicerchio”, “Atti impuri”, “alfabeta2”. Tradotta in francese, inglese, catalano, russo, serbo. Nel 2005 ha vinto il premio Delfini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Perché tale è la mia natura”. Festival di Poesie</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/06/10/perche-tale-e-la-mia-natura-festival-di-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 04:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[anna lamberti-bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[fornaci]]></category>
		<category><![CDATA[franca mancinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Genti]]></category>
		<category><![CDATA[francesca matteoni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[pistoia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-48260" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-300x108.jpg" alt="animaletti" width="300" height="108" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-300x108.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-1024x371.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti-900x326.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/animaletti.jpg 1146w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>13-15 giugno 2014</strong> presso il <strong>Circolo Arci Fornaci, Pistoia</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>“Perché tale è la mia natura”. Festival di Poesie</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con <strong>Anna Lamberti Bocconi </strong>(Milano), <strong>Francesca Genti </strong>(Torino), <strong>Franca Mancinelli (</strong>Fano), <strong>Giovanna Marmo </strong>(Napoli), <strong>Francesca Matteoni </strong>(Pistoia).</p>
<p>Cinque voci femminili del panorama nazionale, cinque diverse poetiche che interagiscono a dialogo con il luogo e il pubblico per tre giorni d’estate. Oltre alle poesie, ci saranno un dj set a chiusura e un’esposizione di oggetti artistici e artigianali allestita negli spazi del circolo.</p>
<p>Nelle giornate di <strong>sabato 14</strong> e <strong>domenica</strong> <strong>15</strong> saranno a disposizione degli intervenuti e dei passanti gessetti colorati, matite e fogli, per scrivere in strada o appendere le proprie parole e tracce.</p>
<p><strong>Venerdì 13 giugno</strong>, ore 21.15 <strong>Anna Lamberti Bocconi</strong> e <strong>Franca Mancinelli</strong></p>
<p><strong>Sabato 14 giugno</strong>, ore 18.30 <strong>Francesca Genti</strong> e <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p><strong>Domenica 15 giugno</strong>, ore 17.30 <strong>Francesca Matteoni</strong>.</p>
<p><strong>Proiezioni poetiche</strong> con <strong>sonorizzazione</strong> a seguire. A cura di <strong>Coxca</strong> e <strong>Filippo Basetti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Illustrazioni per cartoline di <strong>Ginevra Ballati</strong> (Pistoia) e <strong>Ilaria Guarducci</strong> (Prato)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con <strong>Patrocinio del Comune di Pistoia</strong>.</p>
<p>In collaborazione con <strong>Libreria Fahrenheit Pistoia, Casa in Piazzetta, Caffè la Corte</strong></p>
<p><span id="more-48209"></span></p>
<p><strong>LINK UTILI</strong><br />
<a href="https://www.facebook.com/events/658556920886564/?fref=ts">L&#8217;evento su Facebook</a></p>
<p><a href="http://orso-polare.blogspot.it/p/perche-tale-e-la-mia-natura-festival-di.html">La pagina sull’Orso Polare</a><br />
<a href="http://sartoriautopia.freshcreator.com/">Sartoria Utopia</a><br />
<a href="http://ossacave.blogspot.it/">Ginevra Ballati</a><br />
<a href="http://ilariaguarducci.blogspot.it/">Ilaria Guarducci</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* <em>La citazione del titolo è tratta da una frase della poetessa fiorentina Margherita Guidacci (1921-1992).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>INFORMAZIONI BIO-BIBLIOGRAFICHE </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Anna Lamberti-Bocconi </strong>nata a Milano nel 1961, è scrittrice, poetessa e paroliera. <em>La signorina </em><em>di Cro-Magnon </em>è la sua quarta raccolta di versi, dopo <em>Sale Rosso </em>(Stampa Alternativa, 1992), <em>Il vino di quella cosa </em>(Campanotto, 1995), <em>Devi chiamarmi sempre </em>(Campanotto, 2005); a questi libri vanno aggiunti il poemetto <em>Canto di una ragazza fascista dei miei tempi </em>(Transeuropa, 2010), e le prose a vario titolo <em>Sola sul cammino </em>(Xenia,1999), <em>La forza della preghiera </em>(Sperling e Kupfer, 2000), <em>Sono stato quel ragazzo </em>(SEB, 2005), <em>Rumeni </em>(Stampa Alternativa, 2009).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Francesca Genti </strong>è nata a Torino il 27 giugno 1975, vive a Milano. Ha pubblicato i libri di poesia <em>Bimba Urbana </em>(Mazzoli, 2001<em>), Il vero amore non ha le nocciole </em>(Meridiano Zero, 2004), <em>Poesie d’amore per ragazze kamikaze </em>(Purple Press, 2009), <em>L’arancione mi ha salvato dalla malinconia </em>(Sartoria Utopia, 2014). Come narratrice ha scritto i racconti <em>Il cuore delle stelle </em>(Coniglio Editore, 2007) e il romanzo <em>La Febbre </em>(Castelvecchi, 2011). Suoi testi sono apparsi su varie riviste tra cui «Nuovi Argomenti», «alfabeta2», «Lo Straniero». Con Manuela Dago ha fondato la casa editrice Sartoria Utopia<em>. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Franca Mancinelli </strong>(Fano, 1981), ha pubblicato due libri di poesie, <em>Mala kruna </em>(Manni, 2007; premio opera prima “L’Aquila” e “Giuseppe Giusti”) e <em>Pasta madre</em>, con una nota di Milo De Angelis (Nino Aragno editore, 2013; premio “Alpi Apuane”; finalista premio “Castello di Villalta” e “Metauro”). Un’anticipazione del suo secondo libro di versi è apparsa in <em>Nuovi poeti italiani 6</em>, a cura di Giovanna Rosadini (2012) e nel n. 273 di «Poesia» (luglio/agosto 2012). Suoi testi sono compresi in diverse antologie tra cui <em>Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana</em>, a cura di Giancarlo Pontiggia (Interlinea, 2009). Collabora come critica con «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovanna Marmo </strong>ha pubblicato: <em>Poesie </em>(Studiozeta, 1998), <em>Fata morta </em>(Edizioni d’if, 2006), <em>Occhio da cui tutto ride </em>(No Reply, 2009) <em>La testa capovolta </em>(Edizioni d’if 2012) e il cd audio <em>Sex in Legoland </em>(Derive Approdi, 2002). È presente in antologie e riviste tra cui <em>Verso, l’immagine</em>. (Fondazione Baruchello, 2004), <em>Sette poeti italiani </em>(Oédipus, 2005), <em>Veus paralleles </em>(Rema 12, 2007), <em>La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio </em>(Perrone 2011), “Sewanee Theological Review”, “Italies n.13. Parcours poétiques au féminin”, “Chicago Rewiew”, “il Verri”,“Semicerchio”, “alfabeta2”. Tradotta in francese, inglese, catalano, russo, serbo. Nel 2005 ha vinto il premio Delfini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Francesca Matteoni </strong>(1975) ha pubblicato questi libri di poesia: <em>Artico </em>(Crocetti, 2005), <em>Higgiugiuk la lappone </em>nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos, 2010), <em>Tam Lin e altre poesie </em>(Transeuropa, 2010), <em>Appunti dal parco </em>(Vydia, 2012, premio Tirinnanzi 2013); <em>Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare </em>(Zona, 2014); <em>Acquabuia </em>(Aragno, 2014 – prossima pubblicazione). Suoi racconti si leggono nelle antologie <em>Love out </em>(Transeuropa, 2012) e <em>Toscani maledetti </em>(Piano B, 2013). Gestisce il blog “Fiabe”, da cui è nato <em>Di là dal bosco </em>(Le voci della luna, 2012). Suoi scritti appaiono su “Nazione Indiana”; “Il primo amore”; “Nuovi Argomenti” e altre riviste online o cartacee. Ha all’attivo pubblicazioni accademiche in inglese e in italiano, tra cui il libro <em>Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna </em>(Aras, 2014). Il suo ripostiglio si trova qui: <a href="http://orso-polare.blogspot.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://orso-polare.blogspot.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Oltre i titoli di coda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 05:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alfabeta2]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanna Marmo . Scomparendo dallo schermo Benvenuti. Accendete la luce, ma non guardatemi, perché io non posso riconoscervi, così come voi non siete in grado di riconoscermi. Tornate pure al vostro lavoro, rientrate nella cabina di proiezione, niente si modifica: ho accettato di essere un duplicato in una stanza fatta di carne. Non indosso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p><strong>Scomparendo dallo schermo</strong></p>
<p>Benvenuti. Accendete la luce, ma non guardatemi,<br />
perché io non posso riconoscervi, così come voi<br />
non siete in grado di riconoscermi. <span id="more-45827"></span></p>
<p>Tornate pure al vostro lavoro,<br />
rientrate nella cabina di proiezione,<br />
niente si modifica: ho accettato<br />
di essere un duplicato in una stanza fatta di carne.</p>
<p>Non indosso nulla, solo una luce nella bocca.<br />
Nonostante il disagio mi stendo<br />
sul tavolo di vetro tra tubi al neon.</p>
<p>Respiro dopo respiro l’aria circonda la mia testa.<br />
È difficile capire chi davvero stia scrivendo.<br />
Sento la mia voce mentre vi parlo in terza persona<br />
e desidero strofinarmi contro una porta.</p>
<p>La luce si spegne nella cabina di proiezione.<br />
Gli attori entrano in scena uno ad uno<br />
mostrando il catalogo dei volti</p>
<p>ma lei è scomparsa dallo schermo.<br />
Si vede solo la parete alle sue spalle.<br />
Vi siete mai chiesti se questo è giusto?</p>
<p>Nella stanza di carne il tavolo di vetro<br />
è avvolto da un lenzuolo bianco.</p>
<p>Il giorno nasce e muore,<br />
è ora di andare a dormire.</p>
<p>Ancora una volta, arrivederci.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Cinema muto</strong></p>
<p>Conosco una sola distanza rispetto a cui le immagini<br />
appaiono nitide. Ho deciso di abbandonarla<br />
e fare a meno della profondità di campo,<br />
avvicinerò l’obiettivo.</p>
<p>Mi muovo in un alone sfocato. La macchina da presa<br />
accarezza le stanze, i corridoi oscuri, i segni sui muri,<br />
le macchie sulle poltrone. Sto attraversando le scene<br />
di un film che non può appartenere ad una vita sola:<br />
la confusione aumenta sulla pellicola.</p>
<p>E non sono più sicura che questa voce sia la mia,<br />
non vedo tracce sonore.</p>
<p>Ormai la casa è vuota e questi sono i resti di una sala<br />
cinematografica. Forse, però, qualcosa dura ancora<br />
nonostante il trasloco, nonostante l’arteria si sia rotta<br />
e il proiettore non funzioni da tempo. Ricordo che dal buco<br />
del pavimento filtrava il chiarore.</p>
<p>Come sarà la notte senza oggetti?<br />
Il silenzio ha raggiunto i soffitti alti.</p>
<p>*</p>
<p><strong>La curva dell’oblio</strong></p>
<p>Non distinguo nessuno, confondo le persone,<br />
anche io voglio essere confusa con gli altri.<br />
Ho perso tutte le informazioni acquisite.<br />
Inutile tracciare l’ombra sul muro<br />
ogni cellula di memoria bruciata<br />
non può essere ricostruita.</p>
<p>Dormo in un film dal montaggio sempre uguale,<br />
con paesaggi di taglio e scorci in cui non compaiono<br />
persone. Solo sagome, vaghi contorni in un parcheggio<br />
vuoto, nell’aeroporto dallo spazio trasparente.</p>
<p>Il viso incollato al vetro, lei guarda verso il basso<br />
la curva dell’oblio. Aspetta che ritorni l’automatismo<br />
dello scatto fotografico, l’istante che ha congelato gli altri.</p>
<p>Pioggia scura, densa come olio per motore.<br />
Solo nell’ultima scena, per una frazione di secondo,<br />
sulla pellicola il richiamo di un volto-latte.</p>
<p>*<br />
<strong><br />
Oltre i titoli di coda</strong></p>
<p>Prigionieri in due inquadrature distinte,<br />
ma speculari, non potevano incontrarsi.<br />
Tuttavia la loro direzione era la stessa.</p>
<p>Attraversavano chilometri e chilometri di pellicola.<br />
Si muovevano con sicurezza, perché conoscevano<br />
il ramo paludoso che collega tutti questi luoghi.</p>
<p>Raccoglievano gli oggetti morti nella contemplazione.<br />
Adoperavano la lente sfocata della malinconia<br />
per osservare il presente.</p>
<p>A tratti credevano di parlare ad alta voce,<br />
la vista diventava udito. I sensi si confondevano.</p>
<p>Consapevoli della presenza dell’altro,<br />
per comunicare tra di loro stendevano le braccia<br />
in avanti e guardavano verso la macchina da presa.<br />
In questi momenti mettevano in difficoltà gli spettatori,<br />
perché non erano loro i protagonisti.</p>
<p>Solo una volta, in uno stacco nero sullo schermo,<br />
si parlarono attraverso i sottotitoli:<br />
come sai il mio nome?<br />
Non posso proteggerti, cosa hai fatto?</p>
<p>Erano le comparse di un film senza traccia sonora,<br />
girato in due piani sequenza paralleli. Si incontrarono<br />
oltre i titoli di coda.</p>
<p>*</p>
<p><strong>I volti nelle teche</strong></p>
<p>Siate immobili, sopprimete ogni pensiero<br />
non voltatevi verso la macchina da presa,<br />
ci fareste sentire a disagio.</p>
<p>Attenti a non riempire lo schermo con i vostri volti.<br />
Poche inquadrature, niente più stacchi. Per favore,<br />
un’inquadratura sfumi nell’altra.</p>
<p>Che il proiettore possa agganciare sempre la pellicola,<br />
farla scorrere davanti al fascio di luce.</p>
<p>Tutto deve rimanere intatto nelle teche di vetro,<br />
come stabilito. Esposto allo sguardo<br />
dello spettatore, senza sapere cosa accade,<br />
affinché l’ombra non renda mai cavo lo spazio.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Il suo punto di fuga</strong></p>
<p>La macchina da presa la segue.<br />
Per proteggerla dalle altre comparse<br />
si adegua al suo percorso lento,<br />
non la trascina con sé.</p>
<p>Cieli di rame, strade invase dal fango,<br />
sfregi di pallottole esplose sui muri,<br />
facciate distrutte. La guerra è dichiarata.</p>
<p>Ma non accade niente.<br />
Per lei tutto ciò che conta<br />
è già avvenuto fuori campo.</p>
<p>Si muove quasi senza spostare l’aria,<br />
nonostante gli arti lunghi e arrugginiti.<br />
E non chiede mai: cosa avete fatto alle mie gambe?</p>
<p>Non ha bisogno di mantenersi in equilibrio,<br />
non capisce niente della sua esistenza.</p>
<p>Ha un nome di copertura, ha scelto di vedersi<br />
come se fosse un’altra. Quando si specchia<br />
nell’obiettivo il volto che appare sullo schermo<br />
è una città assente nel ricordo.</p>
<p>Nel film pronuncia due battute:<br />
&#8211; Dissolvenza al nero.<br />
&#8211; Fine.</p>
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		<title>Poesia13</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 22:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
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		<category><![CDATA[Florinda Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Varrone]]></category>
		<category><![CDATA[francesca fiorletta]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; dal 17 al 19 maggio a Rieti &#160; &#62; presso la ex chiesa di San Giorgio e la Sala San Giorgio della Biblioteca &#60; tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con poeti e critici. &#160; Incontro &#160; (https://www.facebook.com/events/191832644300119/) a cura di ESCargot (https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953) Intervengono: Gian Maria Annovi Vincenzo Bagnoli Cecilia Bello Minciacchi Maria [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><b><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-45601" alt="poesia13" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg" width="850" height="340" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13.jpg 850w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-300x120.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/poesia13-700x280.jpg 700w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><br />
</a><br />
</b></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>dal 17 al 19 maggio a Rieti</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">&gt; presso la ex chiesa di San Giorgio e la Sala San Giorgio della Biblioteca &lt;</p>
<p align="center">tre giorni di letture e discussioni aperte al pubblico, con <b>poeti e critici</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Incontro</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/events/191832644300119/" target="_blank">https://www.facebook.com/events/191832644300119/</a>)</p>
<p align="center">a cura di <b>ESCargot</b></p>
<p align="center">(<a href="https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953" target="_blank">https://www.facebook.com/pages/ESCargot-Scrivere-con-lentezza/379992238774953</a>)</p>
<p align="center">Intervengono:</p>
<p style="text-align: center" align="center">Gian Maria <strong>Annovi</strong><br />
Vincenzo <strong>Bagnoli</strong><br />
Cecilia Bello <strong>Minciacchi</strong><br />
Maria Grazia <strong>Calandrone</strong><br />
Alessandra <strong>Cava</strong><br />
Fiammetta <strong>Cirilli</strong><br />
Andrea <strong>Cortellessa</strong><br />
Elisa <strong>Davoglio</strong><br />
Paolo <strong>Febbraro</strong><br />
Giulio <strong>Ferroni</strong><br />
Michele <strong>Fianco</strong><br />
Francesca <strong>Fiorletta</strong><br />
Federico <strong>Francucci</strong><br />
Florinda <strong>Fusco</strong><br />
Roberto <strong>Galaverni</strong><br />
Paolo <strong>Giovannetti</strong><br />
Marco <strong>Giovenale</strong><br />
Mariangela <strong>Guatteri</strong><br />
Antonio <strong>Loreto</strong><br />
Massimiliano <strong>Manganelli</strong><br />
Giovanna <strong>Marmo</strong><br />
Giulio <strong>Marzaioli</strong><br />
Renata <strong>Morresi</strong><br />
Vincenzo <strong>Ostuni</strong><br />
Tommaso <strong>Ottonieri</strong><br />
Giorgio <strong>Patrizi</strong><br />
Maria Concetta <strong>Petrollo</strong><br />
Gilda <strong>Policastro</strong><br />
Laura <strong>Pugno</strong><br />
Marilena <strong>Renda</strong><br />
Lidia <strong>Riviello</strong><br />
Luigi <strong>Socci</strong><br />
Sara <strong>Ventroni</strong><br />
Michele <strong>Zaffarano</strong><br />
Fabio <strong>Zinelli</strong><br />
Paolo <strong>Zublena</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">Con il sostegno della <strong>Fondazione Varrone</strong><br />
In collaborazione con la <strong>Libreria Moderna</strong> di <strong>Rieti</strong><br />
Sarà presente il fotografo <strong>Dino Ignani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center" align="center">*</p>
<p>ESCargot è un gruppo di poeti e critici unito da un&#8217;esigenza di confronto sulle forme e i modi della scrittura contemporanea. A partire dal 2009, ESCargot ha dato vita a una lunga serie di incontri letterari soprattutto presso l&#8217;atelier occupato ESC di San Lorenzo a Roma.</p>
<p>Tra gli eventi più significativi organizzati negli anni si segnalano le serate dedicate a Edoardo Sanguineti, a cinema e poesia, al cinquantenario dei Novissimi, alla prosa contemporanea, a Elio Pagliarani, oltre a presentazioni collettive di libri di poesia. Critici e autori esterni al gruppo sono stati regolarmente coinvolti nelle attività di ESCargot.</p>
<p>Nel tempo, tra i suoi componenti, si è consolidata l&#8217;idea di sviluppare un vero e proprio laboratorio di confronto fra poetiche: &#8220;Poesia13&#8221; è la prima risposta a questa comune esigenza. L&#8217;appuntamento riunirà a Rieti diciannove poeti e quattordici critici, che saranno impegnati per tre giorni in letture e commenti ai testi ascoltati e, più in generale, in interventi relativi allo stato della poesia contemporanea.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Metà orso</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/05/17/meta-orso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 08:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[disegni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=34501</guid>

					<description><![CDATA[di Giovanna Marmo Quando tutto era vivo, non c’erano montagne né vicino né lontano e la neve caduta diventava fuoco. Quando tutto era vivo, il mondo cadde da uno spazio vuoto e si spezzò. * Teste mute Il mondo è spezzato: l’acqua a lampi riflette frammenti inalterati scorrono senza toccarsi sulla superficie. Dalla palude nera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" alt="" src="http://farm2.static.flickr.com/1330/4611062641_479d500235_m.jpg" /></p>
<p>di <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p><em>Quando tutto era vivo,<br />
non c’erano montagne<br />
né vicino né lontano</em></p>
<p>e la neve caduta<br />
diventava fuoco.</p>
<p>Quando tutto era vivo,<br />
il mondo cadde<br />
da uno spazio vuoto<br />
e si spezzò.</p>
<p>*<span id="more-34501"></span></p>
<p><strong>Teste mute</strong></p>
<p>Il mondo è spezzato:</p>
<p>l’acqua</p>
<p>a lampi<br />
riflette<br />
frammenti</p>
<p>inalterati scorrono<br />
senza toccarsi<br />
sulla superficie.</p>
<p>Dalla palude nera<br />
nascono teste<br />
mute,</p>
<p>senza corpo<br />
umani<br />
guardano il mondo.</p>
<p>Tutto è<br />
finalmente per sempre:</p>
<p>la bambola<br />
metà orso<br />
e metà bambina</p>
<p>avvolta<br />
da un leggero fuori<br />
fuoco parla:</p>
<p>*</p>
<p><strong>Metà orso</strong></p>
<p>La lingua</p>
<p>feroce afferra<br />
il cielo vuoto<br />
di esseri</p>
<p>acquatici<br />
entrano ed escono<br />
evaporando<br />
in trasparenza.</p>
<p>La canoa taglia l’aria<br />
e separa il tempo.</p>
<p>Deforma la superficie</p>
<p>come la lingua liquida<br />
della bambina</p>
<p>metà orso.</p>
<p>*</p>
<p><strong>La canoa</strong></p>
<p>Cadi.</p>
<p>È il cielo che è nero<br />
e pieno di uccelli</p>
<p>muti.</p>
<p>I sentieri dormono.<br />
La roccia taglia la luna.</p>
<p>E le grandi foglie sono bianche.</p>
<p>E il lago è profondo,<br />
sotto le foglie</p>
<p>immobili.</p>
<p>E i fiumi sono lunghi,<br />
toccano i sentieri</p>
<p>lenti scorrono<br />
tra la tundra e la taiga.</p>
<p>Il fondo del lago si solleva.<br />
La canoa affonda tra le alghe.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Lunghe piogge</strong></p>
<p>Che il mare intorno<br />
gonfi pure<br />
cieco<br />
le sue onde</p>
<p>e ingoi d’argento il lago<br />
e le collane di ghiaccio:</p>
<p>due dita<br />
incrociano l’aria,<br />
posseduta<br />
dal cerchio.</p>
<p>Nel tempo<br />
delle lunghe piogge<br />
ogni ramo è ragno,<br />
le voci<br />
sono estranee.</p>
<p>E il pesce gatto<br />
cerca rifugio<br />
nelle acque profonde.</p>
<p>Ogni ramo è ragno:</p>
<p>al mio fianco,<br />
cacciatore<br />
ancora vivo,<br />
l’orso</p>
<p>respira ferro</p>
<p>nascosto<br />
nell’odore<br />
del suo cane.</p>
<p>Nel tempo<br />
delle lunghe piogge<br />
viviamo in questo mondo<br />
in virtù di un altro mondo<br />
ed entriamo</p>
<p>nel silenzio.</p>
<p>*</p>
<p><strong>La maschera del corvo</strong></p>
<p>Il cielo è rigido,<br />
la terra è piatta.</p>
<p>La lama del faro<br />
taglia<br />
il grande arcipelago<br />
di ghiaccio.</p>
<p>I cani circondano le mura:</p>
<p>la notte<br />
divorano i lupi.</p>
<p>I nomadi in cerchio<br />
sorvegliano la torre<br />
con la macchina<br />
da presa.</p>
<p>Nella piega di un lungo<br />
piano sequenza,<br />
le foche si trascinano<br />
in agonia.<br />
La maschera del corvo<br />
indica il percorso.</p>
<p>Ma a est,<br />
al limite del mare<br />
artico,<br />
il palazzo imperiale<br />
galleggia<br />
sopra una balena,</p>
<p>coperta di cemento.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Il melograno</strong></p>
<p>Il melograno è<br />
albero non alto.</p>
<p>La corda:</p>
<p>i piedi toccano<br />
la terra.</p>
<p>Di sera,<br />
nuvole di corvi<br />
cadono.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Spada a due tagli</strong></p>
<p>Acqua e ghiaccio<br />
muschio e roccia,<br />
cancellano il cielo.</p>
<p>Lo schermo è buio,<br />
l’ombra carnivora<br />
prende vita.<br />
Un albero cammina,<br />
sulla superficie<br />
che si allarga liquida.</p>
<p>Il corvo chiude le ali<br />
tra i rami spogli:<br />
la spada a due tagli<br />
affiora<br />
dal fondo del lago.</p>
<p>Adesso<br />
voce di squame,<br />
scariche,<br />
rumore di vento<br />
elettrostatico.</p>
<p>La telecamera stringe<br />
sui resti dell’animale.</p>
<p>Riesci a sentirmi?</p>
<p>*</p>
<p><strong>Opaco </strong></p>
<p>Vento,<br />
e non so se nuda o vestita</p>
<p>qualcosa.</p>
<p>Nebbia:<br />
i capelli non si staccano.</p>
<p>Aspetto.</p>
<p>Il velluto che si gonfia.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Cane e orso</strong></p>
<p>Ghiaccio:</p>
<p>verso sera, decido<br />
di attraversare il lago.</p>
<p>Seguo le mani<br />
viste in sogno.</p>
<p>Vuoto.<br />
Cammino con il cane<br />
e con l’orso.</p>
<p>Sulla diga:</p>
<p>a volte cammino io<br />
davanti,<br />
a volte l’orso.</p>
<p>Ora.<br />
Il cane corre per raggiungere i lupi.</p>
<p><em>Immagine &#8211; Balene che salutano &#8211; e poesie da: <strong><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889155434/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889155434&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">Occhio da cui tutto ride</a> (No Reply, 2009)</strong></em></p>
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		<title>Bologna-Torino: tre incontri poetici</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/10/14/bologna-torino-tre-incontri-poetici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Marmo]]></category>
		<category><![CDATA[La distrazione]]></category>
		<category><![CDATA[luigi socci]]></category>
		<category><![CDATA[Occhio da cui tutto ride]]></category>
		<category><![CDATA[Sparajurij]]></category>
		<category><![CDATA[Torino poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Libro Rosa in tour Dialogo sui minimi sistemi intorno aOcchio da cui tutto ride Giovedì 15 ottobre ore 21 Bologna &#8211; Sala studio Gandusio via Gandusio 10 Sparajurij presenta Giovanna Marmo e Luigi Socci * * * * Venerdì 16 ottobre ore 18 Torino &#8211; Libreria Coop Piazza Castello Sparajurij presenta Andrea Inglese e Giovanna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Libro Rosa in tour<br />
Dialogo sui minimi sistemi intorno a<em>Occhio da cui tutto ride</em><br />
<strong>Giovedì 15 ottobre ore 21</strong><br />
<strong>Bologna</strong> &#8211; Sala studio Gandusio<br />
via Gandusio 10</p>
<p><strong>Sparajurij</strong> presenta <strong>Giovanna Marmo</strong> e <strong>Luigi Socci</strong></p>
<p>* * * *</p>
<p><strong>Venerdì 16 ottobre ore 18</strong><br />
<strong>Torino</strong> &#8211; Libreria Coop<br />
Piazza Castello</p>
<p><strong>Sparajurij</strong> presenta <strong>Andrea Inglese</strong> e <strong>Giovanna Marmo</strong></p>
<p>* * * * </p>
<p><strong><br />
16 ottobre 2009, ore 20</strong><br />
<strong>Torino</strong> &#8211; Caffè Basaglia<br />
Via Mantova 34<br />
<strong><br />
Sparajurij</strong> e <strong>Torino Poesia</strong> presentano <em>Occhio da cui tutto ride</em> di<br />
Giovanna Marmo (collana Maledizioni, No Reply, Milano 2009) e <strong>La<br />
distrazione</strong> di Andrea Inglese (collana Arte poetica, Luca Sossella<br />
editore, Roma 2008); a seguire letture dei poeti <strong>Milena Prisco</strong>, <strong>Eliana<br />
Deborah Langiu</strong>, <strong>Elisa Alicudi</strong>, <strong>Gianni Marchetti</strong>, <strong>Valentina Diana</strong>, <strong>Francesca Tini Brunozzi</strong>, <strong>Tiziano Fratus</strong>, <strong>Andrea Bonnin</strong>.</p>
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