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	<title>Giuseppe Schifani &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Una casa editrice che non va a Torino (e che non fugge)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[case editrici]]></category>
		<category><![CDATA[due punti edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[il maggio dei libri]]></category>
		<category><![CDATA[Salone del Libro di Torino]]></category>
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					<description><![CDATA[(colpito dal comunicato stampa della duepunti Edizioni, dove si annuncia che la casa editrice non partecipa al Salone del libro di Torino, ho chiesto a Giuseppe Schifani se era disposto a spiegare più in dettaglio il perchè: ecco la sua risposta; più sotto incollo anche il comunicato stesso; GS) Su richiesta di Giacomo Sartori, proviamo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(colpito dal </em><em><a href="http://www.duepuntiedizioni.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/CS_NoSalone_080512.pdf">comunicato stampa</a> della duepunti Edizioni, dove si annuncia che la casa editrice non partecipa al Salone del libro di Torino, ho chiesto a Giuseppe Schifani se era disposto a spiegare più in dettaglio il perchè: ecco la sua risposta; più sotto incollo anche il comunicato stesso; GS)</em></p>
<p>Su richiesta di Giacomo Sartori, proviamo a contestualizzare quanto dichiarato nel nostro comunicato stampa.<br />
Per chi lavora nel settore dell’editoria maggio è il mese “di Torino”: tutti i migliori titoli del semestre devono essere stampati per tempo, e ciononostante si perderanno tra i corridoi del Lingotto, né tanto meno i librai potranno accoglierli tra i loro scaffali già saturati dalle imperdibili novità dei grandi marchi.</p>
<p>Il Salone di Torino è un grande evento per tradizione, prestigio e numeri, ma probabilmente non sposa più il nostro modo di fare editoria e di incontrare i nostri lettori. Le logiche massificanti che guidano eventi di simile portata non vogliono adeguarsi ai ritmi di lavoro e alle forme di comunicazione che più ci appartengono.</p>
<p>Il falso mito del “dover essere” a Torino, pena l’esclusione dai giri buoni, potrebbe apparire come un’ulteriore tentazione per la nostra vanità, ma sarebbe davvero ridicolo che un microeditore semiartigianale e di ricerca come :duepunti si ponesse seriamente domande come quella celeberrima di Moretti: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?».</p>
<p>Non rinunciamo quindi all’idea di incontrare i nostri lettori e di confrontare le idee con colleghi, autori, traduttori, librai e curiosi, ma continuiamo a farlo attraverso altri canali, altre occasioni, chiedendo un po’ più di sforzo ai nostri interlocutori.</p>
<p>Ci piace infine rimarcare – con un’epigrafe tratta dal libro di Davide Enia, pubblicato nella nostra collana ZOO|||scritture animali – come per noi italiani-palermitani l’arrivo del mese di maggio si mischi da venti anni a questa parte a un sentimento di rabbia e frustrazione. Siamo cresciuti e abbiamo deciso di lavorare in un ambiente spesso ostile e insensibile, ma sempre caparbiamente devoto all’onore, concetto che per fortuna travalica il luogo comune : sarà forse per questo che ci ritroviamo a fare libri sempre e comunque a modo nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ed ecco il <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/CS_NoSalone_080512.pdf">comunicato</a>:</em></p>
<p>SALONE? STAVOLTA CI ESPONIAMO ALTROVE<br />
IL MAGGIO DI :DUEPUNTI TRA POLITICA INCONTRI E LIBRI</p>
<p>Anche quest’anno è arrivato maggio, e sempre più forte si fa la pressione sugli editori e sui loro uffici stampa: ci siete al Salone? ci vediamo al solito stand? cosa presentate di nuovo? chi portate? Domande che di questi tempi suonano un po’ come: (r)esistete ancora? siete ancora vivi? Ebbene: quest’anno NON CI SAREMO. Ma (R)ESISTIAMO ANCORA e SIAMO ANCORA VIVI.</p>
<p>Non rinunciamo a incontrare i nostri lettori, a confrontarci e a scambiare idee con colleghi, autori, traduttori, librai e curiosi, ma continuiamo a farlo attraverso altri canali, altre occasioni, con interlocutori più attenti e che sappiano mettersi in discussione senza rimanere in balia delle sirene (né di Ulisse, né della contraerea). In attesa di scorgervi un mutamento di direzione, un’idea, una visione sull’editoria che cambia, salutiamo il Salone e le sue cene esclusive. Stavolta facciamo a casa da noi, veniteci a trovare in redazione o in rete. Parleremo di libri, di lavoro culturale, e anche di politica.</p>
<p>Non ci ha convinto neppure l’iniziativa “Il maggio dei libri”, promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, il Centro per il libro e la lettura e l’Associazione italiana editori, con il suo slogan «Fuggiamo insieme. Cresciamo insieme. Con i libri e la lettura». Non siamo fuggiaschi, come suggerisce il segnalibro annodato a richiamare il lenzuolo del carcerato. Ci pare che il problema della scarsa diffusione della lettura in Italia, in assenza di un chiaro disegno politico di sviluppo economico e culturale, non possa essere risolto con una campagna di sconti. Gli sconti fanno piacere, ma durano poco. Noi vogliamo cambiare le regole. Le giuste esigenze dei lettori devono essere affrontate con un’equa e trasparente determinazione dei prezzi. DUNQUE :duepunti non aderisce all’iniziativa prevista nelle librerie italiane dal 19 al 23 maggio e NON FUGGE.</p>
<p align="right"><strong>23.05.1992 &#8211; 23.05.2012 </strong></p>
<p align="right">«Dalla bocca di mio padre esce un guaito disperato.</p>
<p align="right">“La mafia s’asciucò a Giovanni Falcone”».</p>
<p align="right"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.duepuntiedizioni.it/catalogo/zoo-scritture-animali/mai-avuto-un-cane/">Davide Enia, <em>Mio padre non ha mai avuto un cane</em></a></span></p>
<p>:duepunti guarda con interesse e partecipazione al laboratorio del Quinto Stato, preziosa opportunità di confronto con persone e soggetti collettivi di cui condividiamo non solo problemi e preoccupazioni, ma anche valori e obiettivi.</p>
<p><a href="http://www.ilquintostato.it/tv-commons/appello-del-quinto-stato/">http://www.ilquintostato.it/tv-commons/appello-del-quinto-stato/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ed ecco anche <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/salone-anche-basta-stavolta-ci-esponiamo-altrove/">l&#8217;editoriale</a> del 10.05.12, sempre in tema, sul sito della casa editrice:<br />
</em></p>
<p><a title="Permalink to Salone? Anche basta. Stavolta ci esponiamo altrove" href="http://www.duepuntiedizioni.it/salone-anche-basta-stavolta-ci-esponiamo-altrove/" rel="bookmark">Salone? Anche basta. Stavolta ci esponiamo altrove</a></p>
<p dir="ltr">Intendiamoci, la nostra a rigor di termini non è una polemica contro il Salone. Il Salone non c’entra. Non ha fatto nulla. E questo è il punto. Potremmo richiamare l’orchestra del Titanic, ma si tratta di un’immagine oltre che esausta anche imprecisa per illustrare la questione, perché se c’è un mondo che sta naufragando, ce n’è un altro nuovo che si aggrega e cresce. Meglio sarebbe riandare per esempio al magistrale racconto di Dino Buzzati, <em>Eppure bussano alla porta</em>, dove una famiglia borghese continua a mettere in scena macchinalmente i suoi riti, affettando indifferenza mentre alla porta di casa incalza un tumulto che spazzerà via tutto. Questa è l’impressione che si ricava oggi come oggi dalla lettura delle dichiarazioni dei <em>big</em> dell’editoria, che esprimono smarrimento o preoccupazioni senza costrutto, e quando si incontrano, come hanno fatto alla scorsa edizione di <em>Libri come</em> a Roma, non sanno far altro che accapigliarsi perché uno di loro pratica una politica dei prezzi troppo aggressiva (lacrime di coccodrillo: a forza di trattare i libri come una merce qualsiasi, c’era da aspettarsi che prima o poi qualcuno si mettesse a fare il mercante sul serio…). Il Salone non è cambiato e anche quest’anno sarà invaso da un pubblico per lo più distratto dagli effetti speciali e dai caratteri cubitali degli annunci, che affollerà i mega-stand dei gruppi editoriali, dove per i 10 euro del biglietto avrà modo di gettare un’occhiata fugace agli stessi libri che potrebbe comodamente sfogliare, gratis, in una qualunque libreria (e in molte librerie qualunque), e si accalcherà alle presentazioni degli <em>instant-book</em> scritti dai <em>ghostwriter</em> per le <em>celebrity</em> che potrebbe ascoltare, sempre gratis, in un qualunque salotto televisivo. Del resto è una tendenza generalizzata, europea. Anche a Parigi ormai gli editori indipendenti medio-piccoli disertano il <em>Salon du livre</em>, contribuendo a dare al visitatore la curiosa impressione che in editoria non esistono le mezze misure, e che dopo un paio di esperienze come ospiti degli spazi degli enti locali con un catalogo di una manciata di titoli si possa schizzare direttamente agli stand di ottanta metri quadri con <em>hostess</em> e <em>touchscreen</em>. Insomma, il Salone è sempre lo stesso, siamo noi ad aver maturato un cambiamento di prospettiva. Vogliamo concentrarci sulle cose importanti di cui al Salone non ci sarà modo di parlare, se non marginalmente, nei corridoi e in incontri sporadici schiacciati negli interstizi del programma: di un mercato editoriale dominato dalle concentrazioni, strutturalmente basato sulla precarizzazione del lavoro, che fa da specchio a un paese incapace ormai da troppi anni di investire in formazione, ricerca e cultura. Di queste cose andiamo parlando da un po’ di tempo nei nostri interventi pubblici e nei nostri scritti, insieme alle persone che dimostrano maggiore sensibilità per questi temi, con le quali vogliamo praticare altre forme del lavoro culturale e progettare un modo diverso di fare editoria. Ci esponiamo altrove, insomma, e prendiamo posizione. Al Salone faremo giusto un giro per tenerci informati. Ci piacerebbe essere smentiti dai fatti, chissà…</p>
<p dir="ltr">ALC : GS : RS</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scaffali nascosti (8) &#8211; :duepunti edizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[:duepunti]]></category>
		<category><![CDATA[aldo manuzio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea L. Carbone]]></category>
		<category><![CDATA[bipuntinisti]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Schifani]]></category>
		<category><![CDATA[patrik ourednik]]></category>
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		<category><![CDATA[scaffali nascosti]]></category>
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					<description><![CDATA[«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it). di Andrea Gentile Nelle fiere del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Scaffali nascosti», senza pretese di completezza, vuole disegnare una mappa dell’editoria indipendente dei nostri tempi. Medio-piccoli, piccoli, piccolissimi editori, spesso periferici, con idee e progetti ben precisi, che timidamente emergono, o forse emergeranno, o si spera che emergano, fra gli scaffali delle librerie. A cura di Andrea Gentile (andreagentilenazione_at_libero.it).</em></p>
<p><strong>di Andrea Gentile</strong></p>
<p>Nelle fiere del libro li vedi da lontano anche se non hanno lo stand più grande. Partono da Palermo e portano con loro una grande botte di vino, una di quelle che si trovano facilmente nelle cantine dei nostri nonni o bisnonni. Ogni tanto scatta l’happy hour. Ti offrono un bicchiere e ti parlano di Platone o Ourednik, Aristotele o Le Clézio. Tu sei attento e ti lasci convincere.</p>
<p>Il progetto <a href="www. duepuntiedizioni.it" target="_blank">:duepunti </a>nasce nel 1997 da Andrea L. Carbone, Roberto Speziale e Giuseppe Schifani. Parte come rivista letteraria fotocopiata in proprio e distribuita nei ferventi corridoi dell’università palermitana ma parallelamente è un sito internet (<a href="http://www.duepunti.org/">www.duepunti.org</a> ancora attivo).<span id="more-31764"></span></p>
<p>Nel 2004 – col motto <em>intus legere</em>, «leggere dentro», e con un pesce radiografato, derivazione manuziana, come marchio – nasce la casa editrice :duepunti, con l’obiettivo ambizioso – ci dice Schifani – di tessere un «dialogo serrato con i lettori inteso alla costruzione di una “biblioteca ideale”, selettiva e non esaustiva, nutrita di rimandi e connessioni, che sfugga all’ottica del libro come “bene di consumo” <em>veloce </em>e punti invece sul <em>catalogo </em>come spazio inesauribile di vitalità e promozione della cultura».</p>
<p>Il richiamo ad Aldo Manuzio, l’idea di «biblioteca ideale», la guerra al libro come bene di consumo: caratteristiche, obiettivi volutamente lontani dalle consuetudini contemporanee, toni che quasi richiamano alcuni carteggi di intellettuali-editori degli anni ’50-’60 (da Vittorini a Sereni fino a Niccolò Gallo, che pure lavoravano in grandi aziende).</p>
<p>Del tutto in linea con il progetto allora la pubblicazione, per esempio, della <em>Settima lettera </em>di Platone (2005) e della <em>Vita, attività e carattere degli animali </em>di Aristotele (2008), nella collana «Terrain Vague». Nella stessa collana, la più attiva, compare <em>Il verbale </em>(2005) di Le Clézio, uscito in Italia solo nel 1965 nella «Ricerca letteraria» einaudiana, varata da Guido Davico Bonino.</p>
<p>«Questo caso – ci dice Schifani – è illuminante per comprendere uno dei filoni del nostro piano editoriale che attraversa i vecchi cataloghi e riscopre inediti assoluti in Italia, tra le grandi pagine della letteratura europea».</p>
<p>Nel 2005 esce anche <em>Europeana </em>di Patrik Ourednik, intervistato da Giorgio Vasta nel 2007 su <em>Notable </em>e su <em>Nazione Indiana</em>, mentre nel corso degli anni la collana si infittisce di gemme come <em>Alla deriva </em>di Karl Huysmans (2007), gli <em>Scritti pornografici </em>di Boris Vian (2007), gli <em>Scritti patafisici </em>di Alfred Jarry (2009), fino a <em>Rue de l’Odeon </em>di Adrienne Monnier (2009), la storia della grande libreria frequentata da Joyce, Beckett, Rilke e Proust: un libro che ha ricevuto anche l’attenzione di Stefano Salis sul <em>Domenicale </em>del <em>Sole 24 Ore</em>, Gabriella Bosco su <em>Tuttolibri </em>e Gian Paolo Serino sulla <em>Repubblica</em>. Sarà poi Ourednik a curare il <em>Trattato sul buon uso del vino </em>di Rabelais (2009), inedito sfuggito all’editoria italiana.</p>
<p>Il tutto in una veste grafica raffinata, con «oggetti-feticcio» che col passare del tempo» i bipuntinisti hanno raccolto e che «entrano in simpatia armonica con le suggestioni offerte dal libro.</p>
<p>Più specifiche e giovani anagraficamente le altre collane. Il 2006 è l’anno della «Dossier», dedicata alla saggistica letteraria, con titoli come <em>Il romanzo e la storia </em>a cura di Michela Sacco Messineo (2008) o <em>Letteratura, identità, nazione </em>a cura di Matteo Di Gesù (2009).</p>
<p>Nel 2008 nasce l’«Argo», diretta da Michele Cometa, che «si propone come uno strumento indispensabile per la ricerca in un ambito multidisciplinare in piena espansione (estetica, storia dell’arte, semiotica, letteratura)» e ha cinque titoli all’attivo.</p>
<p>Il 2009 è poi l’anno delle «Cronografie» su politica e sociologia, collana inaugurata da <em>Mondo bastardo </em>dell’europarlamentare Giusto Catania; sempre nel 2009, con la pubblicazione di <em>Miracoli contemporanei di Santa Rosalia </em>di Serena Giordano, sembra ripartire con intenti programmatici («immagine e immaginario») la collana «Punti di fuga» – di graphic novel, rivolta a un pubblico di lettori giovani  –  avviata nel 2005 con <em>Una giornata nera </em>di Claudio Morici e Marco Failla, e fermatasi nel 2006 con <em>Progetto isole 2005</em>.</p>
<p>Con sede in via Siracusa, a pochi passi da via Notarbartolo lì dove abitò Giovanni Falcone, con un catalogo <em>raffinato </em>e con una veste grafica riconoscibile, così cresce la casa editrice :duepunti, distribuzione Pde, sei anni di attività, e – ci dice ancora Schifani &#8211; «un’ottica eccentrica che ci permette di mettere a fuoco con il giusto distacco alcuni fenomeni in atto nel nostro paese o in Europa», abbattendo la «limitazione» del regionalismo siciliano.</p>
<p>Tra le prossime uscite il <em>Grande romanzo europeo </em>di Koen Peeters, la <em>Filosofia del cane </em>di Diogene e un misterioso e anonimo <em>Elogio del nulla / Elogio di qualcosa.</em></p>
<p><strong>Andrea Gentile (Isernia, 1985) ha lavorato con Enrico Deaglio a <em>Patria 1978-2008</em> (il Saggiatore, 2009), ha curato, con Aurelio Pino, <em>Mala storie </em>di Piero Colaprico (il Saggiatore, 2010). Collabora con «Alias», supplemento settimanale del «manifesto», e con il mensile «Il Bene Comune».</strong></p>
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